"Devi assolutamente andare a Camden Town, un posto carinissimo". Così mi ha detto la mia amica quando ha saputo del mio giro a Londra.
Mercatini, gente, caldo, tutto ciò che per me è respingente, ma non perché sono snob, semplicemente non mi piace. No a Camden non ci vado.
Però lì è conservato un set di Joe Strummer, nel negozio Dr. Martens, va bene, ci vado.
Ci arrivo una mattina non troppo calda, una passeggiata per Camden High st. tra i palazzi colorati ed i numerosi negozi. Si respira un’aria da festa finita, la festa degli anni del punk, brevi ma intensi, nati sotto la genialità di Vivienne Westwood e Malcom McLaren che nel 1971 aprirono un negozio, e da lì un continuo crescere con le performance di gruppi come i Sex Pistols, i Madness, i Rolling Stones, i Joy Division, David Bowie, i Clash, gli Smiths e si potrebbe andare avanti. Quell’aria non si respira più, il fermento della subcultura di quegli anni è morto e sepolto, e camminare sulle sue ceneri fa effetto.
Come fa effetto entrare nei negozi di dischi e strumenti musicali che erano il centro di quella vita musicale in quegli anni. Provo una Stratocaster, poi una Les Paul, illudendomi di sentire addosso il fremito degli artisti che son passati da lì, che sciocco!
Poi vado allo store di Dr. Martens, tra anfibi e arredi stilosi vedo il set di Joe Strummer, è in una teca, come gli oggetti del passato che si mostrano nei musei. Un ricordo di quello che è stato e che non tornerà più. Esco dallo store, sono troppo deluso da tutto quello che ho visto, attraverso il mercatino “carinissimo” di Camden pieno di bancarelle vintage e ristoranti, è pieno di turisti come me, ha cambiato pelle e la musica che prima invadeva l’aria di Camden adesso è stata sostituita dal brusìo di quelli come me che camminano e guardano i vestiti usati sulle bancarelle.
Camden è come una di quelle giacche esposte nei negozi vintage, indossate da qualcun altro, la guardi, ti piace, ti evoca un periodo storico che hai letto sui libri e sentito nei dischi o nei racconti di qualcuno e che ti affascina, la indossi provando a respirare la vita del suo originario proprietario, e poi la riponi dove l’hai presa, avendo la consapevolezza che non è la tua giacca.


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