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9 marzo 2026

1946 . "IL DISASTRO DI BURNDEN PARK" di Max Troiani


Il 9 marzo 1946, il calcio inglese visse il suo primo grande incubo. A
Burnden Park, casa del Bolton Wanderers, era in programma una sfida di FA Cup contro lo Stoke City del leggendario Stanley Matthews. 
Era il primo dopoguerra e la voglia di normalità spinse una folla oceanica verso lo stadio: si stima che oltre 85.000 persone cercarono di entrare in un impianto che poteva ospitarne molte meno.
Poco dopo il fischio d'inizio, la pressione dei tifosi rimasti fuori spinse chi era già dentro verso il campo. Due barriere di sicurezza cedettero sotto il peso umano, scatenando una calca fatale. La tragedia fu assurda e silenziosa: la partita venne sospesa solo per pochi minuti. 
I corpi delle vittime furono adagiati lungo le linee laterali e coperti con i cappotti, mentre il gioco riprese tra la confusione generale, perché le autorità temevano che uno stop definitivo scatenasse rivolte tra chi non capiva la gravità dell'accaduto.

Il bilancio fu di 33 morti e centinaia di feriti. Nonostante l'orrore, il disastro rimase a lungo nell'ombra rispetto a tragedie successive come Hillsborough. Solo negli ultimi anni Bolton ha abbracciato pienamente questo ricordo, onorando quei tifosi che erano usciti di casa per una festa e non fecero più ritorno. Il disastro di Burnden Park non fu solo una tragedia sportiva, ma un fallimento sistemico figlio di un’epoca che sottovalutava la sicurezza delle masse. Il clima era elettrico: dopo gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, il calcio rappresentava la libertà ritrovata.

Quel giorno, i cancelli vennero chiusi ufficialmente alle 14:40, ma migliaia di tifosi rimasti fuori iniziarono a scavalcare le recinzioni o a forzare i tornelli arrugginiti. La folla si riversò nel settore Railway Embankment, già stipato all'inverosimile, creando un effetto "onda" inarrestabile.

Quando le due barriere di ferro cedettero, il collasso fu immediato. Chi si trovava davanti venne schiacciato contro le ringhiere o calpestato. La cosa più agghiacciante fu la gestione dell'ordine pubblico: l'arbitro sospese la gara al 12° minuto dopo che i tifosi avevano invaso il campo per sfuggire alla morte, ma dopo mezz'ora, su ordine del capo della polizia, si ricominciò a giocare. 
I calciatori rientrarono in campo passando a pochi metri dai cadaveri allineati sotto le tribune, coperti pietosamente dai cappotti dei sopravvissuti.  Molti spettatori dall'altra parte dello stadio rimasero ignari del numero delle vittime fino al mattino seguente.

L'inchiesta che seguì, affidata a Moelwyn Hughes, segnò una svolta storica. Il suo rapporto fu il primo a mettere nero su bianco la necessità di controllare rigorosamente il numero di ingressi tramite tornelli meccanici contatutto (turnstyle) e a suggerire la creazione di corridoi di emergenza tra gli spalti. Purtroppo, molte di quelle raccomandazioni rimasero sulla carta per decenni, fino a quando disastri simili (come Hillsborough) non obbligarono il governo a leggi più severe. Per anni, Bolton ha vissuto con un senso di colpa silenzioso; oggi, quella ferita è diventata un simbolo di rispetto, ricordando che la sicurezza non è un optional, ma un diritto di chiunque compri un biglietto per un sogno.

"1980 JUVENTUS-ARSENAL. Una sfida ad alta tensione.." di Max Troiani

"Ed ora per la Juventus è notte fonda"
. Così Nando Martellini, mercoledì 9 aprile 1980, sanciva il passaggio del turno dell'Arsenal nella partita di ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Juventus e gli inglesi.
Gli italiani giocarono con il freno a mano tirato, mentre l'Arsenal a tratti cercava di segnare quel gol che sarebbe valso la finale. A due minuti dalla fine, dopo un paio di rinvii di Bettega dalla propria area (e questo la dice lunga sulla tattica attuata quella sera dalla Vecchia Signora), ci fu un'incursione di Graham Rix sulla fascia sinistra. Il cross dal fondo trovò un sorprendente e solitario Paul Vaessen (nella foto il gol) che segnò indisturbato sul secondo palo, per la gioia dei numerosi tifosi inglesi presenti quella sera al Comunale di Torino.
Liam Brady, in procinto di passare proprio alla squadra torinese a fine stagione, commentò: "La nostra vittoria è meritata. La Juventus si è difesa troppo, ha giocato manifestamente per lo 0-0, le andava bene il pareggio ed è per questo che hanno addormentato il gioco. E dire che erano la squadra di casa".

E pensare che la partita d'andata si era conclusa con un pareggio (1-1) favorevole alla Juventus, ma non erano mancate le polemiche durante e soprattutto dopo il match. Un fallaccio di Bettega su David O’Leary al 23' del primo tempo costrinse quest'ultimo a lasciare il campo per Pat Rice. Un gol di Cabrini su rigore all'11' portò in vantaggio i torinesi, e un autogol dello stesso Bettega rilanciò l'Arsenal nel finale. I Gunners ebbero tante occasioni, in special modo grazie a un grande Liam Brady, autore di passaggi smarcanti per gli attaccanti inglesi Stapleton e Rix, che però non riuscirono a concretizzare.
Gli inglesi giocarono a Londra con questa formazione: Jennings, Devine, Walford (Vaessen), Talbot, O'Leary (Rice), Young, Brady, Sunderland, Stapleton, Price e Rix..

Il giorno dopo, i tabloid britannici riversarono tutto il loro astio sulle prime pagine, attaccando gli italiani e in primis Roberto Bettega, definito prima del match "il più inglese degli italiani". Il Daily Mail riportava un "horror-tackle", e i giornali domenicali, tra cui il News of the World, prevedevano a ragione: "A Torino sarà l'inferno". Solo il più titolato Times pensò di analizzare il match in maniera meno pesante e scrisse: "Le speranze dell'Arsenal cominciano a vacillare".
Secondo il "Mail", la cronaca del "fattaccio" degli italiani attirò l'attenzione ancor più della decapitazione della Principessa Saudita Misha da parte del boia di Re Khaled, condannata per un semplice adulterio (in quei giorni questa notizia teneva banco su tutti i giornali del Regno Unito perché ITV, il canale privato inglese, mandò in onda la sera del match di coppa una ricostruzione, e dopo la furia degli Emirati Arabi l'allora Ministro degli Esteri Britannico Carrington dovette chiedere personalmente scusa).
Il tackle di Bettega era stato veramente vergognoso e incomprensibile, non ammetteva scuse. O'Leary, dopo essersi tolto i frammenti dei tacchetti dello scarpino dell'italiano, si dovette imbottire di antidolorifici e antibiotici per essere presente nel match del sabato dopo contro il Liverpool dove, tra l'altro, secondo la stampa giocò anche bene. La preoccupazione maggiore era per la partita di ritorno, ma non solo. 
di Max Troiani

8 febbraio 2026

ROBERT MAXWELL. "UNA SPIA AL DERBY COUNTY" di Max Troiani

Robert Maxwell è stato un magnate dell'editoria britannica che ha legato il suo nome al
Derby County tra il 1984 e il 1991. Intervenne in un momento critico, salvando il club dal fallimento imminente grazie a un'iniezione di capitali che estinse i debiti con il fisco. 
Sotto la sua proprietà, il club visse una rinascita sportiva fulminea, passando dalla Third Division alla massima serie (First Division) in soli tre anni, grazie anche all'acquisto di campioni come Peter Shilton, Dean Saunders e Mark Wright.
Tuttavia, la sua gestione fu estremamente controversa e segnata da un forte egocentrismo. Maxwell, che possedeva contemporaneamente anche l'Oxford United, impose il proprio nome come sponsor sulle maglie del Derby e minacciò ripetutamente di lasciare la società se i tifosi non avessero risposto con maggiore entusiasmo allo stadio. Il suo stile autoritario e i sospetti conflitti d'interesse crearono tensioni costanti con la Football League.
Il legame si interruppe nel maggio 1991, quando Maxwell vendette il club a un consorzio locale pochi mesi prima della sua misteriosa morte in mare. Solo dopo la sua scomparsa emerse il colossale scandalo finanziario legato al furto dei fondi pensione dei suoi dipendenti; fortunatamente, la cessione tempestiva del Derby County permise al club di non essere trascinato nel crack del suo impero mediatico, salvaguardando la sopravvivenza della storica squadra inglese.
Maxwell era anche il padre di Ghislaine Maxwell, condannata nel 2021 per traffico sessuale di minori nel caso legato a Jeffrey Epstein. Ghislaine era la sua figlia prediletta, tanto che battezzò il suo yacht di lusso Lady Ghislaine in suo onore.

A lungo sospettato di essere una risorsa del KGB sovietico, grazie a un accesso privilegiato ai leader del Cremlino e al monopolio sulla diffusione della scienza russa in Occidente tramite la sua Pergamon Press. Documenti del National Archives britannico confermano che i servizi segreti lo tenevano sotto stretta sorveglianza sin dagli anni '50 come potenziale agente d'influenza. Agiva come un intermediario oscuro, sfruttando i suoi canali mediatici per ammorbidire l'immagine dell'URSS in cambio di favori economici. La sua morte misteriosa nel 1991 e i legami con il software di spionaggio PROMIS hanno alimentato la tesi che fosse un agente "triplo", fedele solo al proprio potere. Recentemente, indagini sui contatti del clan Maxwell con figure legate all'intelligence russa hanno riacceso il dibattito sulla sua natura di spia.

4 gennaio 2026

[UK CINEMA] "THE LOVERS. Due cuori e una sciarpa dei Red Devils"

The Lovers è una sitcom britannica prodotta da Granada Television e trasmessa tra il 1970 e il 1971, diventata un cult della televisione inglese. La serie, scritta dal celebre sceneggiatore Jack Rosenthal, racconta le peripezie sentimentali di una giovane coppia di Manchester, Geoffrey Scrimshaw e Beryl Battersby. I due rappresentano il contrasto generazionale dell'epoca: Beryl è una ragazza romantica e vecchio stampo che sogna il matrimonio, mentre Geoffrey tenta goffamente di abbracciare la "rivoluzione sessuale" e le nuove libertà dei primi anni '70.

Il punto di forza dello show risiede nella chimica tra i protagonisti, Richard Beckinsale e Paula Wilcox, che grazie a questi ruoli divennero icone del piccolo schermo. Celebre è l'uso che Beryl fa di soprannomi stucchevoli come "Geoffrey Bubbles Bonbon", che contrastano con i tentativi di Geoffrey di modernizzare la loro relazione. Attraverso dialoghi brillanti e situazioni imbarazzanti, la serie esplora con ironia il divario tra le aspettative idealizzate dell'amore e la realtà quotidiana. Composta da due stagioni per un totale di 13 episodi, la sitcom riscosse un successo tale da generare un lungometraggio cinematografico nel 1973, confermandosi come un ritratto fedele e divertente dei costumi sociali della Gran Bretagna di quel periodo.

Il personaggio di Geoffrey è un accanito tifoso del Manchester United, un dettaglio che emerge in diversi episodi e nel film. Nel lungometraggio del 1973, in particolare, include riprese dello stadio di Old Trafford e del campo di cricket, oltre che della boutique di George Best. La sua passione per la squadra è spesso in competizione con il suo interesse per Beryl, portando a gag e situazioni imbarazzanti.

L'elemento che rende The Lovers un documento storico prezioso è l'ampio utilizzo di immagini reali e riprese esterne effettuate nella Manchester del primo decennio degli anni '70. A differenza di molte sitcom dell'epoca girate interamente in studio, questa produzione uscì in strada per catturare l'autentica atmosfera urbana della città

Per gli amanti del genere il telefilm è trasmesso interamente su Netflix e ne vale sicuramente la pena.
di Max Troiani

24 dicembre 2025

"KEN BAILEY. LA MASCOTTE D'INGHILTERRA" di Max Troiani


Ken Bailey (1911–1993) è stato il tifoso più iconico delle nazionali inglesi di calcio e rugby, noto per averle seguite con ineguagliabile dedizione per oltre trent'anni. Visse gran parte della sua vita nella città di Bournemouth, sulla costa meridionale dell'Inghilterra. Sebbene fosse nato a Burnham-on-Sea, nel Somerset, nel 1911, si stabilì a Bournemouth dove divenne il residente più celebre della città.

Si autoproclamò la mascotte "non ufficiale" dell'Inghilterra, diventando un volto fisso sugli spalti dagli anni '50 fino alla sua scomparsa. Ciò che lo rendeva unico era il suo inconfondibile abbigliamento: un completo "tops and tails" con gilet e cappello a cilindro decorati con la bandiera del Regno Unito, e guanti bianchi.
Oltre al suo personaggio pubblico, Bailey, originario di Bournemouth, conduceva una vita tanto ordinaria quanto eccentrica: lavorava come impiegato civile e scriveva una rubrica sociale con lo pseudonimo di "Genevieve". Era anche un appassionato nuotatore che sfidava il gelo del mare ogni Natale.
La sua dedizione lo portò a ricevere il prestigioso titolo di "Freeman of Bournemouth", la massima onorificenza cittadina riservata a chi compie servizi eccezionali per la comunità. Questo titolo, puramente onorifico oggi, lo ha celebrato come simbolo vivente della sua città. Bailey detiene un primato unico al mondo: è l'unico uomo a essere stato sia un insignito di tale onore che un personaggio della celebre serie di miniature Subbuteo.
La sua figura, sebbene talvolta controversa, è ricordata da molti come quella di una persona simpatica e un "grande personaggio". Con la sua morte nel 1993, l'Inghilterra ha perso un simbolo di folclore sportivo mai più eguagliato.

12 dicembre 2025

"BRIAN GLENVILLE. Il giornalista inglese che sfidò il sistema" di Max Troiani

Brian Glanville (1931-2025) è stato un giornalista sportivo, romanziere e storico inglese. 
È considerato uno dei più influenti scrittori di calcio del XX e XXI secolo, un vero pioniere che ha elevato il giornalismo calcistico con uno stile letterario unico.

Per quasi trent'anni, Glanville è stato il rispettato corrispondente di calcio del Sunday Times e ha contribuito per oltre mezzo secolo alla rivista World Soccer
La sua esperienza non si limitava al Regno Unito: ha vissuto in Italia, collaborando con testate come il Corriere dello Sport e il Guerin Sportivo, e parlava fluentemente l'italiano.
Autore prolifico di circa 50 libri, le sue opere includono The Story of the World Cup, considerata la storia definitiva del torneo, e il romanzo The Rise of Gerry Logan (L'ascesa di Gerry Logan), spesso definito il miglior romanzo sul calcio mai scritto.

Era noto per la sua schiettezza e per le critiche severe al calcio moderno, che definiva la "Lega dell'avidità" a causa del denaro. Glanville ha lasciato un segno indelebile nel mondo del giornalismo sportivo, fornendo analisi profonde e una prospettiva critica che hanno plasmato il modo in cui il bel gioco viene raccontato.

A proposito del nostro Guerino, ci fu una lite tra il giornalista italiano Gianni Brera e l'inglese Brian Glanville negli anni '70, perché Glanville accusò Brera di non voler denunciare gli scandali nel calcio italiano. Glanville aveva scoperto e pubblicato prove di corruzione che coinvolgevano la Juventus e un arbitro straniero in una partita europea (Juventus-Derby County del 1973). 
Lo stesso si aspettava che Brera facesse lo stesso. Invece, secondo Glanville, Brera e il Guerin Sportivo scelsero la strada del silenzio. 
Lo scontro verbale che ne seguì fu aspro anche attraverso le pagine dei giornali e i due non fecero mai pace, nonostante questo Brian Glanville scrisse per il Guerin Sportivo in diverse occasioni, anche in anni successivi allo scontro.
di Max Troiani

5 dicembre 2025

"ROTHMANS FOOTBALL YEARBOOK". La Bibbia Statistica del Calcio Britannico (1970-2003) di Max Troiani


Il
"Rothmans Football Yearbook" è stato per decenni il libro di riferimento fondamentale per chiunque amasse il calcio nel Regno Unito. 
Lanciato nel 1970, era un'enciclopedia annuale che raccoglieva meticolosamente ogni singola statistica della stagione precedente.
Immaginatelo come un "mattone" di libro, pieno zeppo di numeri, date e nomi. Era famoso per essere incredibilmente accurato e completo, tanto da essere usato come fonte ufficiale da giornalisti e commentatori, guadagnandosi il soprannome di "Wisden del calcio" (come l'autorevole annuario di cricket).
"Rothmans" era il nome dallo sponsor originale, la famosa marca di sigarette. Questa sponsorizzazione è durata fino al 2003. Con il cambio delle leggi sulla pubblicità, il libro ha dovuto cambiare sponsor e nome nel corso degli anni: è stato "Sky Sports Football Yearbook" e ora si chiama "The Utilita Football Yearbook".

Nonostante il nome sia cambiato, il contenuto è rimasto lo stesso: un archivio dettagliato. Dentro ci trovavi (e ci trovi ancora oggi, nelle edizioni moderne) tutte le classifiche finali, i risultati di ogni partita, chi ha segnato i gol, chi è stato espulso e tutti i trasferimenti dei giocatori, dalla Premier League fino alle categorie minori.
Per i veri appassionati, le vecchie copie con il marchio "Rothmans" sono diventate veri e propri oggetti da collezione. La versione moderna continua la tradizione, rimanendo un punto fermo per chi vuole conoscere a fondo i dettagli del calcio britannico.

Gli appassionati lo chiamavano affettuosamente "The Doorstop" (il fermaporta) o "The Brick" (il mattone) per il suo peso e le sue dimensioni. Un collezionista ha scherzato dicendo che, per fare spazio alla sua collezione completa, avrebbe dovuto "costruire un'estensione di casa o buttare via dei mobili". Il peso era un problema reale anche per le spedizioni postali, rendendo i costi proibitivi per i collezionisti internazionali.

Molti lettori che oggi hanno superato i 40 o 50 anni (eccomi) ricordano di aver ricevuto l'annuario per il compleanno o a Natale e di averlo letto dalla prima all'ultima pagina, più volte. Non si limitavano a consultarlo per la loro squadra del cuore, ma memorizzavano l'intera lista dei marcatori della Quarta Divisione, i nomi dei giocatori di riserva di squadre sconosciute e i risultati completi di ogni partita.

Molti collezionisti hanno accumulato decine di volumi nel corso degli anni. Un lettore ha descritto la sua collezione come un "elefante nella stanza", un insieme di 54 libri che pesavano complessivamente quanto il bagaglio consentito per due valigie in aereo! Alla fine, con l'avvento di internet, la consultazione digitale è diventata più pratica, portando alcuni a separarsi con dolore dai loro "mattoni" blu, anche se non li avevano aperti per vent'anni.
di Max Troiani

2 settembre 2025

"CELTIC FOREVER. You’ll never walk alone" di Max Troiani & Luca Manes (BradipoLibri), 2009

Celtic Forever è una cavalcata tra la miriade di successi e i tanti personaggi che hanno fatto grande il club cattolico di Glasgow. Nato nel 1887 su intuizione di un prete, Fratello Walfrid, per finanziare la mensa dove i poveri di origine irlandese trovavano aiuto e cibo caldo. Dai primi Old Firm con i Rangers, ai Lisbon Lions che nel 1967 conquistarono una storica Coppa dei Campioni contro l’Inter di Herrera, fino ad arrivare ai giorni nostri, la splendida maglia a strisce bianco-verde del Celtic è divenuta un’icona, il simbolo di un’intera comunità, quella irlandese, sparsa per tutto il mondo. Una comunità che si riconosce in tutto e per tutto in un club ormai tra i più famosi del pianeta. Non a caso anche i supporter del Celtic al Parkhead hanno adottato come loro inno il celebre “You’ll never walk alone” di liverpuldiana memoria. Perché i Bhoys non cammineranno mai soli e non scorderanno mai le loro origini e la loro storia, che vale certamente la pena di essere raccontata.

...Il Celtic è stata la prima squadra britannica a conquistare la Coppa dei Campioni. Poi vennero gli inglesi, ma in principio furono i biancoverdi di Glasgow. Loro. Gli autori si lasciano guidare dalla passione senza precipitare nel pozzo dell’enfasi. Raccontano, spiegano, «spogliano». Dalla fondazione all’incoronazione. Gli anni bui, l’epoca d’oro, le ordalie dell’Old Firm, il romanzo di una squadra che, partendo dalla fiera ma angusta Scozia, ha fatto strage di cuori nel resto d’Europa…
Dalla prefazione di Roberto Beccantini
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Di squadre che rappresentano qualcosa di più di una semplice società calcistica ne è pieno il mondo. Identitarismi politici, religiosi, etnici, patriottici si mescolano di frequente con l’arte pedatoria. Una di queste squadre, forse l’esempio più radicale e radicato, è il Celtic Football Club. La squadra dei cattolici, irlandesi in prevalenza, di Glasgow. Una squadra che rappresenta tutto di quella comunità: la storia, le battaglie, la religione, l’identità più pura, la passione politica, l’espressione patriottica per l’Irlanda finalmente unita e libera. Ma anche la rivalità acerrima con i protestanti, che si riconoscono nell’arcirivale del Celtic, i Rangers. Il tutto è racchiuso in una citazione, riportata nel libro “Celtic forever”, in calce al capitolo 6: “I giocatori del Celtic devono capire che quando indossano questa maglietta non giocano per una squadra di calcio, giocano per una causa, per un’intera comunità”. Musica e parole di Tommy Burns, 352 partite in 14 anni con la maglia biancoverde.
A raccontarci la storia di questa mitica compagine, dalla fondazione voluta da un prete, Fratello Walfrid, alla Coppa dei Campioni contro l’Inter del 1967, dai primi Old Firm contro i Rangers ai successi del nuovo millenio, sono Luca Manes, habitué della letteratura calcistica d’oltremanica, e Max Troiani.
Il libro spiega perché il Celtic è una squadra unica. Unica anche nel suo più grande trionfo: la Coppa dei Campioni del 1967, quando 11 giocatori tutti provenienti dal vivaio biancoverde misero fine al ciclo della Grande Inter di Herrera. Si, avete capito bene: tutti provenienti dal vivaio biancoverde. Tutti nati e cresciuti a non più di 30 chilometri dal Parkhead, l’area dove è situato il Celtic Park. Caso unico, mai successo in tutta la storia della principale competizione europea. da www.opinione-pubblica.com

11 marzo 2025

"LONDON CALLING - La storia dell'Arsenal e di un secolo e mezzo di football all'ombra del Big Ben" di Luca Manes & Max Troiani (BradipoLibri), 2011

London Calling, è il libro di Luca Manes & Max Troiani, (prefazione di Massimo Marianella) edito da Bradipolibri e parla della storia dell'ARSENAL e di un secolo e mezzo di football all'ombra del Big Ben.

Monarchia, ma anche mode e sottoculture giovanili. Democrazia parlamentare e pure gruppi musicali. E ancora finanza e musical. Londra è sinonimo di queste e di un'infinità di altre cose. Non poteva allora non essere sinonimo di football. Nella capitale inglese sono state codificate le regole poi adottate in giro per il globo, sono nate la prima federazione nazionale, la prima lega e la prima competizione a squadre. Nessuna città al mondo può vantare così tante squadre professionistiche, così tanti derby, così tanti stadi. L’Arsenal, la squadra più amata a Londra, vanta in Italia un nutrito numero di fan club. Inoltre, sono decine di migliaia gli italiani appassionati del calcio inglese.

31 gennaio 2025

"SIR HENRY NORRIS. Un tipo losco, ma innovatore" di Max Troiani

Nel 1910 una grave crisi finanziaria colpì le società di calcio inglese.
Il Woolwich Arsenal era tra quelle più colpite, anche perché il club, nato nella zona di Plumstead, periferia meridionale di Londra, non aveva a disposizione un bacino d’utenza abbastanza ricco per attirare nuovi tifosi e riempire lo stadio. Gli incassi al botteghino continuavano a diminuire, tanto che la media al Manor Ground si aggirava intorno alle 11mila unità. Il Woolwich Arsenal fu allora messo in liquidazione volontaria. Le cessioni dei giocatori più forti rappresentò l’unica soluzione per rimanere a galla. Bert Freeman, Tim Coleman e Ashcroft furono venduti per fare cassa. Poi ci fu l’avvento del magnate Sir Henry Norris, un ricco commerciante già presidente del Fulham, che insieme a una cordata di uomini d’affari salvò il club e ne divenne presidente.
Sir Norris, che successe a George Leavey alla presidenza del Woolwich Arsenal, cercò subito di migliorare gli introiti del club, tuttavia la collocazione geografica rimase uno dei problemi più rilevanti. Ci si mise allora in cerca di siti dove poter costruire la nuova casa, il nuovo stadio.
Per poco Norris non riuscì a fondere il Woolwich Arsenal con il Fulham. Fortuna volle che non riuscì nell’intento, poiché l’operazione fu fermata dalla Football League. Ma l’idea di un trasferimento in un’altra zona di Londra oramai era più di un progetto. Norris riuscì ad acquistare un sito nella zona di Highbury, nel nord della città, su un terreno del college di teologia di St.John. Nonostante le ostruzioni dei tifosi di Woolwich e le contestazioni dei residenti di Highbury, nonché di alcune squadre “vicine” come il Tottenham FC, il presidente riuscì con tenacia nel suo intento. Per la costruzione del nuovo stadio alcuni documenti riportano una spesa finale di 125mila sterline. L’arena fu disegnata dall’architetto Archibald Leitch e venne costruito con un design simile a molti altri stadi dell’epoca: una sola tribuna coperta (la East End) e grandi terraces tutto intorno. Un accordo curioso fu raggiunto con il Borough della zona: l’Arsenal non avrebbe mai dovuto giocare in casa il giorno di Natale e il venerdì di Pasqua. Questa clausola fu tolta solo dodici anni dopo, nel 1925.

Il Woolwich Arsenal nel 1912/13 ebbe la peggiore stagione di sempre secondo gli storici dell’Arsenal. Retrocesse in Seconda Divisione, classificandosi ultima e vincendo solo tre partite delle 38 disputate. Non proprio il migliore dei modi per rendere omaggio al nuovo impianto. Nel 1913/14 l’inaugurazione di Highbury avvenne il 6 settembre del 1913, l’occasione fu la prima partita del campionato di seconda divisione contro il Leicester Fosse, vinta dall’Arsenal per 2-1. Circa 20.000 spettatori assisterono alla partita, la maggior parte provenienti da sud-est di Londra, gli stessi che rimasero senza parole dopo che l’attaccante inglese del Leicester Fosse, Tommy Banfield mise la palla alle spalle del portiere dei londinesi Lievesley. Banfield cosi fu il primo giocatore a segnare nel leggendario Highbury. Purtroppo il futuro per lui non fu roseo, visto che morì nel settembre del 1918 in guerra colpito da un cecchino su un campo di battaglia francese. A fine primo tempo l’attaccante George Jobey (un “geordie” acquistato l’anno precedente dal Newcastle) pareggiò e segnò il primo gol dell’Arsenal nel nuovo stadio, rimanendo per sempre nella storia del club, sul punteggio di 1-1 nella ripresa s’infortunò subito Jobey che, costretto ad uscire in barella, lasciò la sua squadra in 10 per quasi tutto il secondo tempo (allora non erano ancora ammesse sostituzioni). Nonostante questo Archibald Devine riuscì a segnare il 2-1 e a regalare la prima vittoria dell’Arsenal nella nuova casa. Highbury quel giorno iniziò la sua leggenda. Il trasferimento nel nuovo impianto fece salire parecchio le presenze alle partite, tanto che la media spettatori si attestò a 23mila.
Nell’aprile del 1914, Sir Norris e la dirigenza presero un’altra decisione fondamentale nella storia del club, cancellarono il nome “Woolwich” lasciando ufficialmente solo Arsenal.
La stagione 1914/15 prima dell’inizio della Grande Guerra si chiuse con un sesto posto che diventò per un errore di calcolo un quinto posto, errore a cui la Football League pose rimedio solo nel 1975.
Terminata la guerra, in tutto il paese si cercò di tornare al più presto alla normalità. Nel 1919 la rivalità con i “vicini” del Tottenham diventò l’odio che si manifesta ancora ai giorni nostri. La Football League decise che la partecipazione al primo campionato post bellico doveva aumentare da 20 a 22 squadre, quindi si dovevano decidere le due compagini “extra” che sarebbero rimaste nel massimo campionato, il Chelsea era una di queste, perché classificatosi al 19° posto (e quindi retrocesso). La seconda a sorpresa fu l’Arsenal, a discapito degli Spurs che nell’ultimo campionato prima della guerra si erano piazzati al 20° posto. In alternativa dovevano salire in First Division il Barnsley o il Wolverhampton, terzi e quarti in classifica nella serie cadetta, ma di certo non i Gunners che in Second Division si erano piazzati quinti. La Lega prese la controversa decisione durante il meeting annuale della Football League e promosse l’Arsenal in prima divisione per il lungo servizio reso al calcio inglese, poiché era stata la prima squadra del Sud d’Inghilterra ad iscriversi al campionato. L’esecutivo della lega si espresse con 18 voti a favore e 8 contrari. I buoni uffici e le conoscenze del Presidente Norris (che nel frattempo era diventato anche Sindaco del Borough di Fulham), permisero l’impossibile, molti insinuarono che questa decisione fu presa grazie ad accordi sotterranei, alcuni ipotizzarono anche un tentativo di corruzione da parte di Norris aiutato dall’amico John Kenna, presidente del Liverpool. Niente fu mai provato, anche se parecchie operazioni finanziarie di Sir Norris furono sempre sospettate di non essere proprio regolari.

In First Division la vita non fu subito semplice, anzi. Mai sopra il nono posto, nel 1924/25 l’Arsenal si piazzò 20° (l’anno prima era arrivato 19°) sfiorando la retrocessione.
Per il Presidente Sir Norris fu abbastanza. I miglioramenti e le vittorie richieste non solo non ci furono ma addirittura si rischiò per due volte la retrocessione. A pagare, come al solito, fu il tecnico Leslie Knighton. Al suo posto fu ingaggiato il manager Herbert Chapman dall’Hudderfield Town. Un vincente, reduce da due trionfi in campionato nelle due stagioni di passione dell’Arsenal. Ma soprattutto un uomo innovativo, che portò le vittorie che ancora oggi hanno reso famoso l’Arsenal nel mondo grazie ad alchimie tattiche che meriterebbero un articolo a parte.

Il 1933/34 sarebbe stata storicamente importante per l’Arsenal nel bene e nel male. Il 3 gennaio 1934 il manager Herbert Chapman morì improvvisamente di polmonite, che aveva preso nella ventosa Guildford dove si era recato alcuni giorni prima per assistere ad un match delle giovanili, nonostante il divieto del medico del club il Dott, Guy Pepper per il forte raffreddore che aveva. Lui imperterrito aveva cos’ commentato: “devo andare è una settimana che non vedo i ragazzi”. La sua ultima partita sulla panchina dell’Arsenal era stata ad Highbury contro il Birmingham City, gara finita 0-0.
Il 30 luglio del 1934, a soli sette mesi di distanza, un’altra brutta notizia accoglie la società e tutti i tifosi dell’Arsenal: la morte di Sir Henry Norris a 69 anni per un infarto nella sua casa di Barnet, un grande presidente, forse anche "traffichino", che fece grande l’Arsenal, e che lasciò una grande eredità alla storia.
di Max Troiani

10 agosto 2024

HISTORY - Il reale valore del calcio inglese visto attraverso l'incontro Arsenal-Chelsea 4-1 del 1932 (da La Stampa).

L'articolo de "La Stampa" proposto oggi è un chiaro esempio di quanto poteva esser ammirato "il calcio inglese" anche allora, nel lontano 1932 (82 anni fa), prima che la seconda guerra mondiale ponesse fine ai sogni di milioni di persone. L'inviato di allora era Vittorio Pozzo, allenatore della Nazionale Italiana e da li a qualche anno due volte Campione del Mondo. (Max Troiani)





























LA STAMPA - 11 Dicembre 1932 - Il gioco inglese di campionato è cosa differente dal gioco inglese degli incontri internazionali. L'incontro disputatosi oggi sul campo di Highbury fra l'Arsenal e il Chelsea ne è una riprova. L'impianto del gioco è il medesimo. Esso segue cioè la tendenza moderna del lavoro tutto in profondità e tutto mirante a raggiungere lo scopo pratico per la via più breve e del minor tempo possibile. Ma il tono dell'attività è ben differente. Questo tono è il vigore personificato. E' l'uso più schietto e più pieno che si possa immaginare delle energie fisiche che il giocatore ha accumulato in una settimana dì lavoro e di cure. Rispetto alla battaglia odierna fra le due grandi rivali londinesi, l'incontro di mercoledì scorso fra le squadre nazionali di Inghilterra e di Austria fu quasi uno spettacolo all'acqua di rose.

Settantamila spettatori Si inaugurava il nuovo stand al 'campo di Highbury; la grandiosa costruzione a due piani capace di più di 25 mila persone, è costata qualche cosa come 45 mila sterline. Era questa un'opera che giungeva a completamento del programma di riorganizzazione della società calcistica, sull'orlo del fallimento alcuni anni dopo la fine della guerra, e che sì trova ora al primo posto della classìfica del campionato e in testa al movimento calcistico britannico. Ora il campo dell''Arsenal può ospitare 80 mila persone. Assisteva il Principe di Galles ed erano presenti, malgrado la gelida giornata, circa 70 mila persone, dieci o quindici mila di più, cioè di quelle che accorsero all'incontro internazionale con l'Austria.

Viva rivalità locale divide i « rossi » dell'Arsenal, ì « cannonieri », come vengono qui definiti, dagli « azzurri » del Chelsea, i « pensionati », secondo la definizione popolare derivante dall'ospedale militare degli invalidi confinante con il campo della società del West End. Ambiente movimentato quindi. Fu una battaglia delle più aspre e interessanti che possa produrre il gioco del calcio. Al 5' minuto dall'inizio, Arsenal già si trovava in vantaggio. Un tiro dell'ala sinistra, Bastin, aveva battuto a fil di palo e a mezza altezza il portiere del Chelsea. Nel secondo tempo l'ala destra dell'Arsenal aumentava il vantaggio con un tiro da lontano; poi era la volta del Chelsea di segnare a mezzo dell'ala sinistra Brout e, verso la fine} - mentre l'oscurità veniva rapidamente calando, i « cannonieri » mettevano definitivamente al sicuro il risultato, segnando due altri punti per merito del centro Coleman e dell'ala sinistra Bastin. Risultato finale quindi: 4 a 1 a favore dell'Arsenal.

I cinque punti segnati da giocatori di ala, ma più che il risultato è il gioco svolto che interessa, il gioco di una velocità e di una robustezza spettacolose. In Inghilterra sono finiti decisamente i tempi del gioco stretto e delle azioni lente e compassate. Sulla scuola del NewCastle United, scuola che dilettò i nostri giorni di studente nell'immediato anteguerra, non lavora ormai più nessuno. Ora tutto è stile aperto, azioni in avanti, movimento a lungo respiro; è cambiata anche la disposizione degli uomini in campo. L'Arsenal passa, a ragione, per il più elastico e il più veloce esponente della nuova teoria di gioco, e gli atteggiamenti tattici che la squadra dei "cannonieri" assume nel corso di una partita meritano in realtà di essere studiati. Passa, la compagine dell'Arsenal, per la squadra dalla disposizione dell'attacco a tipo W, e in realtà le due mezze ali non si vedono quasi mai nello schieramento avanzato. In avanti stanno le due ali e il centro e sono le sole che possono segnare. Ma non è questo solo particolare tattico che abbia carattere di importanza e di interesse. Quello che colpisce l'attenzione in modo maggiore è la formazione della difesa. Il settore estremo déll'undici, e ne tornò ammirato, è formato da tre uomini oltre che dal portiere.

Dai due terzini e dal centro mediano e ciò non in modo vago e approssimativo, ma per disposizione fissa, ferma e costante. Il contro mediano sta per tutto '"incontro alla stessa altezza dei terzini, anzi viene a trovarsi più indietro di essi quando uno dei due avanza. In tutti i 90 minuti di gioco a cui assistetti oggi, il centro della seconda linea dell'Arsenal, Roberts, non abbandonò un istante la sua posizione prettamente difensiva. Restò di guardia al famoso centro avanti Gallacher, conosciuto anche in Italia; egli di lavoro di attacco non ne fece mai e il suo rivale del Chelsea, O'Dowd, si comportò precisamente come lui. Si noti che Roberts e 0' Dowd passano per i due fra i migliori centri mediani che possegga il calcio inglese in questo momento. Due autentici terzini nel senso più esatto della parola. Il gioco dì collegamento e di costruzione lo fanno, sìa l'Arsenal come al Chelsea, le due mezze ali con la loro posizione rientrata e i due mediani laterali i quali di laterali non hanno ormai più che la posizione die assumono quando entrano in campo. Le due mezze ali e i due mediani in questione formano come un quadrato al centro del campo, un quadrato che si sposta e si piega con grande duttilità c mobilità a seconda delle circostanze, ma un quadrato che forma come un blocco in opera difensiva e come Una molla di prepulsione in lavoro costruttivo. Tutte le avanzate partono di qui, tutta la strategìa del gioco pare emanare da, lui. Chiara dimostrazione di bel gioco

E' una delle cose più interessanti, vedere operare in questa disposizione centrale quattro uomini dell'Arsenal di cui abbiamo parlato. Anche perchè di questi quattro uomini due si chiamano Jack e James, due intelligenze del gioco, due uomini di cui non si sa se ammirare maggiormente la finezza tecnica o la facoltà di percepire le situazioni e ritrarne vantaggi tattici. L'incontro disputatosi sul campo dell'Arsenal fu, ripetiamo, una cosa che meritava di essere vista, una dimostrazione pratica di una teoria moderna del gioco. Molti fra i tecnici venuti dal continente per assistere alla partita di mercoledì scorso si erano fermati a Londra per l'occasione e tutti, concordemente, furono dell'opinione che, dal punto di trista di strategìa del gioco e di studio dell'orientamento

In parecchi di quelli che erano a Highbury oggi, noi continentali siamo giunti a conclusioni sul valore e sull'efficienza del calcio inglese attuale che coincidono con quelle del commissario tecnico austriaco. Il calcio inglese va visto in quell'ambiente di campionato in cui è nato e per cui vive. Allora dice qualche cosa di veramente bello e convincente.
di Vittorio Pozzo (Storico Selezionatore della Nazionale Italiana, 2 volte Campione del Mondo)

30 luglio 2024

"MyARSENAL. Numeri e dati, tabellini e nomi dell'Arsenal Football Club" di Max Troiani (BradipoLibri), 2018

Un libro su una delle squadre inglesi più seguite dal pubblico italiano, l’ARSENAL. 
Un libro diverso e complementare al noto “LONDON CALLING, La storia dell'ARSENAL e di un secolo e mezzo di football all'ombra del Big Ben”.
Infatti, questo volume racconta i GUNNERS attraverso la loro storia statistica: numeri e dati, tabellini e nomi. Le prefazioni di Roberto Gotta e Luca Manes, i due più autorevoli scrittori italiani del calcio inglese ed il prologo di un SuperGooner come Matteo Scarpellini testimoniano la straordinarietà (spero) di questo libro.

La storia dell'Arsenal raccontata attraverso le statistiche, uno dei must assoluti per tutti gli appassionati di calcio inglese. Dai lontanissimi esordi nella periferia sud di Londra, quando il club si chiamava Dial Square e i giocatori erano operai dell'Arsenale Reale, passando per le mirabili impresi nell'indimenticabile Highbury, fino ai nostri giorni, all'era Wenger e al trasloco all'Emirates Stadium. Match famosi e celebrati come il 2-0 ad Anfield del 1989 o la finale di Fa Cup del 1971, ma anche momenti meno fulgidi dell'epopea dei Gunners o vittorie un po' logorate dal passare del tempo, in MyArsenal c'è tutto, ma proprio tutto quello che un Gooner deve sapere sul suo inimitabile club.
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