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28 ottobre 2025

"AGGRESSION" di Nicola Magnani (Boogaloo), 2008

Uno studio approfondito sulla storia dell’universo hooligans, fatto di violenza, musica, stili, mode e attitudini in continua evoluzione. Aggression affronta numerose questioni: dalla violenza che affonda le proprie radici già in antichità, in quelle forme di gioco considerate gli antenati di quello che diventerà lo sport più seguito al mondo, alla costituzione dei primi clubs d’Oltremanica di fine ‘800. Dai delicati rapporti fra le varie sottoculture, specchio di una generazione inglese sempre in lotta allo stadio come in strada, alla nascita delle prime firms. I terribili anni ’70 e ’80, l’IRA, il National Front, le pesanti rivolte dei minatori, le operazioni antiterrorismo per sgominare le tifoserie più feroci fino alla famosa costituzione del Taylor Report. Dinamiche politico-sociali che fanno da cornice ad un fenomeno, definito dai massmedia come “malattia inglese”, che negli anni ha sconvolto, terrorizzato ma talune volte anche incuriosito l’opinione pubblica mondiale.

3 luglio 2025

[DRESSERS] "LA STORIA DI HENRY LLOYD" di Alberto Di Candia

Henri Lloyd – Tradizione, Innovazione e Cultura: dal Mare alla Strada

Nata dal genio visionario di Henri Strzelecki e dal supporto imprenditoriale di Angus Lloyd, Henri Lloyd è molto più di un marchio: è un’icona britannica che dal 1963 ridefinisce il concetto di abbigliamento tecnico e lifestyle. Fondata in una cappella sconsacrata a Manchester, l’azienda ha attraversato oceani, decenni di moda e rivoluzioni giovanili, conquistando prima i mari e poi le strade.

Henri Strzelecki, ex soldato, – affettuosamente chiamato Mr Henri – arrivò nel Regno Unito dalla Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale, portando con sé decorazioni al valore e una visione chiara: realizzare capi che potessero proteggere i marinai dalle peggiori condizioni atmosferiche. La sua insoddisfazione per l’abbigliamento tecnico dell’epoca lo spinse a innovare: nacquero così giacche in Bri-Nylon, zip anticorrosione, chiusure in Velcro, cuciture nastrate a mano e il successivo uso del Gore-Tex.
  
Nel 1965 lanciò la Consort Jacket, fu il frutto di due anni di lavoro, un capo pensato per affrontare tempeste oceaniche, ma anche per accompagnare l’uomo moderno nelle sue sfide quotidiane , prima di allora, tutti i prodotti erano pensati come gusci tecnici, mentre la Consort fu la prima giacca imbottita. Indossata da pionieri come Sir Francis Chichester e Sir Robin Knox-Johnston, divenne presto leggenda, simbolo di avventura e ingegneria tessile.
A partire dagli anni ’80, Henri Lloyd cominciò a varcare i confini del mondo nautico per entrare nelle sottoculture giovanili, trasformandosi in fenomeno di stile globale. In Italia, furono i Paninari a far esplodere il culto della Consort Jacket, adottandola come simbolo di appartenenza e status, conquistando seguaci con la stessa intensità con cui il parka aveva fatto breccia tra i Mods nella Londra degli anni ’60.

I Paninari, subcultura milanese iconica degli anni ’80, si distinguevano per il look curato, colorato e 100% brand-oriented: Timberland ai piedi, calzini Burlington, Levi’s 501, felpe Best Company… e poi lei, la giacca Henri Lloyd Consort. Il design tecnico diventava improvvisamente cool. Il marchio britannico veniva reinterpretato con audacia e colore, anche grazie alla collaborazione con Olmes Carretti, che ridisegnò la Consort introducendo il colletto in velluto, le maniche raglan, la patch della Round the World Race e – soprattutto – oltre 50 varianti cromatiche ispirate all’India. Il risultato? Un’esplosione di stile che ridefinì il concetto di outerwear urbano.

Nel Regno Unito, la giacca fece breccia tra i casuals, i tifosi di calcio dallo stile impeccabile, tra gli acid ravers di Manchester e nelle file fuori dall’Hacienda. Henri Lloyd diventava parte dell’identità dei giovani delle terrace culture, comparendo anche al cinema (come in Football Factory, con Danny Dyer e Green Street con Elijah Wood).

Mentre la scena "Madchester" esplodeva, Henri Lloyd veniva ancora prodotto a Salford, in una cappella convertita su Manchester Road. I ragazzi in fila per un rave sembravano marinai pronti a salpare, vestiti con giacche pensate per l'oceano ma perfette per la giungla urbana.

Negli anni ’90, anche l’America scoprì Henri Lloyd. Nell’epoca d’oro dell’hip-hop, dove stile e autenticità erano tutto, i Sailing Jackets britannici divennero l’ennesima conquista della moda urbana. Soprattutto a New York, dove la cultura street ha sempre saputo reinterpretare con gusto capi tecnici – basti pensare agli stivali Timberland, alle felpe Champion o ai beanie Carhartt. Henri Lloyd si inseriva perfettamente in questa estetica: un capo robusto, autentico, destinato a durare. Forse è lo spirito da pionieri. O forse è solo la capacità di riconoscere un buon giaccone quando lo si vede.

Negli ultimi vent’anni, Henri Lloyd ha portato la sua visione a un nuovo livello, con partnership e innovazioni che hanno mantenuto saldo il suo DNA tecnico:Formula 1 & Premi: Partner ufficiale del team Brawn GP nel 2009; premiata con DAME Awards, il brand ha consolidato la propria reputazione nell’abbigliamento tecnico di alto livello
Linea Blue Eco: Prima collezione eco-sostenibile nel segmento nautico, precursore nel riciclo di tessuti ad alte prestazioni.

Nel 2019, viene annunciata una collaborazione iconica: Henri Lloyd × Oi Polloi che rivisita la Consort Jacket in stile vintage, celebrando il legame con la cultura urbana britannica e la nostalgia Paninara. La capsule collection celebra le radici funzionali del marchio ma con lo spirito delle strade di Manchester e della cultura street britannica. Il rilancio della Consort Jacket in chiave vintage – con dettagli storici ma colori e tagli rivisitati – è un omaggio a chi negli anni ’80 e ’90 l’ha indossata con orgoglio, nei pub, nei club, sugli spalti o in Moto in Corso Buenos Aires.


Ma l’innovazione non si arresta qui: nel 2020, Henri Lloyd si unisce al designer heritage Nigel Cabourn, dando vita alla capsule "Cabournisation" – una collezione che riprende capi d’archivio anni ’60 e ’70, miscelandoli con dettagli tecnici moderni. La capsule comprende giacche da vento, polo, felpe e accessori, realizzati con cura: zip anticorrosione, cuciture nastrate, tessuti resistenti e un tocco estetico contemporaneo. Il risultato è una Spray Jacket verde smeraldo e una Deck Jacket dallo stile “mid-century sailing” .

Da Manchester a Milano, dalla vela all’hip-hop, dalle passerelle alla strada: Henri Lloyd continua a navigare con la bussola dell’innovazione, sostenibilità e identità culturale.
di Alberto Di Candia, da https://dressersroma.com/it/blog

27 giugno 2025

" SKINHEADS" di John King (Boogaloo Publishing), 2008


In "Skinheads", John King ci conduce nella cultura skinhead dei giorni nostri spiegando attraverso le storie dei personaggi del libro come non sia mai morta. "Skinheads" è la storia di uno stile di vita, raccontata attraverso tre generazioni di una famiglia: Terry English, skinhead original amante dello ska e titolare di una agenzia di mini-cab, Nutty Ray, street-punk skin e hooligan attivo, Lol, figlio di Terry e nipote di Ray, un ragazzo di quindici anni che si è appena affacciato alla vita. Terry è malato e teme di non arrivare al suo cinquantesimo compleanno, ma va avanti grazie alla sua musica, alla sua adorabile assistente Angie, e alla scoperta dell'Union Jack Club, un locale abbandonato che Terry decide di mettere a posto per poi riaprire. Ray, nel frattempo, è in giro sul mini-cab e stenta a trattenere la sua rabbia, il suo unico sfogo sono i giorni liberi passati in giro con la crema dei Chelsea. Quando però decide di farsi giustizia da solo in un'esplosione di violenza giustificata, il suo futuro comincia a rabbuiarsi.

17 giugno 2025

CASUALS di Phil Thornton (Boogaloo Publishing), 2004


Dopo Teds, Mods, Rockers, Hippies, Skinheads, Suedeheads, Punks verso la fine degli anni settanta in Inghilterra apparve un nuovo trend. Gli adepti di questa sottocultura facevano parte delle gangs violente affiliate al football. Si vestivano con abbigliamento sportivo griffato (spesso rubato) facendo apparire come dei dinosauri i bootboys di qualche anno prima. Venivano chiamati Scallies, Perry Boys, Trendies o Dressers ma il nome che rimase fu Casuals. Questo libro non è uno studio semplicistico di firme della moda e teppisti del football ma un'esplorazione di quello che fu un movimento giovanile che per la maggior parte attingeva affiliazioni nella working-class bianca durante un'era caratterizzata da feroci attacchi da parte di un governo di destra determinato a smantellare e cancellare qualsiasi segno di resistenza urbana e da parte dei media, con la lobby Sohocentrica incapace o maldisposta a cogliere quanto stava accadendo intorno al football. Casuals esamina l'evoluzione della scena analizzando tutti i dettagli: i vestiti, naturalmente, ma anche la musica, la politica, le droghe, il crimine. Insomma , tutto quanto avesse a che fare con il quotidiano di uno scally o di un casual. Questa è la storia di un movimento di rivolta culturale, musicale e sartoriale capace di mutare frequentemente e in maniera impercettibile a seconda del dove e del quando.

17 marzo 2025

[DRESSERS] La Storia di Weekend Offender



Weekend Offender è un brand che nasce nel 2004 a Merthyr Tydfil, Galles (circa 23 miglia a nord di Cardiff). Fondata come hobby da due giovani “gentiluomini” del Galles, Sam Jones e Rhydian Powell. Il concetto principale dell'azienda è stato quello di ripensare l'immagine tradizionale dei ribelli degli anni '70 e '80 con un'interpretazione moderna e vivace. Il nome del marchio ricorda il periodo in cui i social media e l'onnipresente Internet non erano così diffusi, i giovani trascorrevano i fine settimana nei pub, alle partite di calcio, chiacchierando e occasionalmente finendo il qualche rissa. Tutti vivevano al massimo, vivevano il momento presente, erano faccia a faccia con la realtà. Inoltre si ispira fortemente allo stile adottato dai tifosi di calcio inglese, ma nei primi anni soffre un po' la diffidenza dagli stessi, complice il suo ingresso in una nicchia piuttosto chiusa e legata visceralmente ad alcuni brand storici.
I primi capi di abbigliamento prodotti da Weekend Offender sono stati i capispalla, i fondatori volevano qualcosa che facesse notare il marchio, quindi i capispalla erano la soluzione ideale. Cappotti e giacche che potevano essere indossati sopra qualsiasi cosa si rivelarono un enorme successo, e presto iniziarono a essere sviluppati capi da indossare sotto i giacchetti. Ogni stagione, il marchio trae ispirazione da una vasta gamma di influenze - tra cui la scena acid house, la musica e i film - che culminano in abiti vibranti, stravaganti e divertenti. 

Il nome deriva da un vecchio articolo di giornale degli anni '60 intitolato "Bank Holiday Offenders" e parlava degli scontri tra mod e rocker a Brighton Beach, l'ispirazione per il "Logo della prigione" nasce quando il padre di Sam è stato rilasciato dalla prigione e tornò a casa con la sua borsa dove adesivi con il logo “Her Majesty's Prison Service” (HM) erano esposti sia su questa che su i suoi effetti personali.

Nel 2009 grazie a Aaron Thalmann la Eighty8 Ltd entra nella società e immette nuovi fondi per aumentare le collezioni, vengono creati anche i loro account social e il sito web weekendoffender.com. Nel 2012 la chiave di volta, W.O entra nel cuore duro dei lads grazie a Liam Gallagher che sfoggia il loro "Naz Jacket" ad un concerto, lo stesso cantante venne immortalato col casco della polizia modificato dal brand. Il marchio sembra dare un messaggio chiaro:

“Siamo operai, siamo contabili, siamo infermieri, lavoriamo a Burger King, costruiamo le vostre case, insegniamo ai vostri figli, siamo professionisti. Aspettiamo nello stesso punto di prendere lo stesso treno alla stessa ora per sederci nello stesso posto. Nel fine settimana ci togliamo queste catene. Diventiamo chi siamo, chi vogliamo essere. Chi vorremmo essere. Siamo festaioli per 48 ore. Beviamo, fumiamo, litighiamo, scopiamo, torniamo a casa in autobus la mattina.... siamo delinquenti del fine settimana” 
(We are Weekend Offenders)

Nell’inverno del 2011 con birra gratuita offerta, deliziose costolette e ali di Bodeans, ritmi elettronici per deliziare le orecchie con nientemeno che il “Ministry of sound” a comandare i piatti, WO apre il proprio negozio a Soho, nel cuore di Londra ... Come se la festa in negozio non fosse abbastanza, alle 21 gli ospiti (tra cui Mikill Pane, la bellissima Sunday Girl e la modella Lucien Clarke), sono stati rapidamente spostati al Soho's St. Moritz Club. 
Una delle particolarità del negozio era la possibilità di farsi tagliare i capelli! Nel 2012 viene inaugurata la linea di t-shirt “Rogue” ispirata alle copertine della rivista Vogue. Citiamo quest' annata perchè è anche la prima volta che una loro giacca viene venduta in Italia, ovviamente era possibile trovarla da Dressers e da Coolness.

Nel 2014 per l’anniversario del negozio viene prodotta la t-shirt “Soho” che darà vita alla fortunata linea “City Serie”, questa è stata poi anche elaborata sulla base della loro “Prison tee”, probabilmente la loro maglietta più venduta di sempre, questa linea ha superato le 100 città! Roma è stata la prima nei colori giallonero. 

Uno altro dei loro storici loghi è la colomba ("dove") ispirata ad uno dei simboli impressi sulle pasticche di extasy negli anni '90. Altra particolarità del brand solo le etichette interne, a volte è possibile trovare “too much too young” (canzone dei “The Specials"), altre volte “I wanna be adored” (canzone dei "The Stone Roses"), mentre ai lati interni bassi delle loro giacche viene sempre applicata un patch simpatica… 
A oggi resta uno dei marchi più apprezzati tra quelli nati dopo il 2000, inoltre lo abbiamo visto anche a molte girls, il che non è poco, a testimonianza del successo possiamo anche citare anche le “pezze” ispirate al brand negli stadi di tutto il mondo. Questo è un marchio per uomini che apprezzano la moda facile da indossare, l'alta qualità e i tagli classici e per quelli a cui piace un po 'di stravaganza nel loro stile personale e che amano usare la moda come estensione della loro personalità. Admit nothing (non lo ammettere)!
di Alberto Di Candia, da https://dressersroma.com

20 febbraio 2025

[DRESSERS]. La storia di FRED PERRY



























FRED PERRY …perché è bene conoscere la storia! 
Frederick John Perry (18 maggio 1909 - 2 febbraio 1995),è nato a Stockport nello Cheshire, è stato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi e tra nel suo lungo palmares sottolineiamo le tre vittorie a Wimbledon; tra le altre cose è stato anche campione del mondo di ping pong. Nonostante fosse un’icona del tennis mondiale e fosse adorato dal pubblico inglese, Perry viene descritto come opportunista ed egoista, tant’è che avrebbe potuto fare molto per migliorare questo sport, ma questo evidentemente non era nelle sue corde… 

Alla fine degli anni 1940 , Perry è stato avvicinato da Tibby Wegner , un calciatore Austriaco che aveva inventato un polsino anti-traspirante, Perry fece alcune modifiche e lo adattò a fascia per la testa. L’idea successiva di Wegner era di produrre una camicia sportiva, che doveva essere realizzato in cotone piquet bianco a maglia con maniche corte e bottoni sul davanti. Così fu lanciato a Wimbledon nel 1952, la polo Fred Perry, e fu un successo immediato, tant’è che come per Lacoste (di cui Perry era amico), il capo simbolo del marchio rimane appunto la polo. Il marchio è ora proprietà di una società giapponese, il logo è una foglia di alloro (in base al vecchio simbolo di Wimbledon), che presenta come segno distintivo una corona d'alloro sulla sinistra del petto; si distingue da Lacoste per il fatto che il logo è ricamato nel tessuto piuttosto che essere cucito come invece avviene per il piccolo coccodrillo francese. Fred Perry vide il successo della sua linea consolidarsi soprattutto negli anni Sessanta, allorché il marchio divenne molto popolare tra i giovani inglesi. 
Buona parte del movimento giovanile degli anni Sessanta era conosciuto col nome di Mod, abbreviazione di «modernist»; appartenendovi si seguiva tra l'altro un certo stile nel vestire, successivamente la F.P. fu usata anche dagli skinheads e dai primi casuals a Manchester, detti appunto Perry Boys. 

Ai nostri giorni è indossata da chiunque, anche se resta tra i brand favoriti di alcune sottoculture. (A.Dresser)
Interessante seppur con alcune precisazioni la storia sul sito ufficiale, parte dagli anni cinquanta e arriva ai giorni nostri, parla delle sottoculture di strada e del loro rapporto con la Fred Perry, ho tradotto solo la parte riguardante la fine degli anni settanta ed parte degli ottanta: i casuals! 

1. “…Al di fuori della musica, tuttavia, un modo intrigante di vestire stava prendendo forma sulle terraces, che sfidò lo status della F.P.. Per anni, i media avevano posato al loro attenzione sui fenomeni dei mods, punk e skinheads, mai avevano esaminato lo stile dei tifosi del football, se lo avessero fatto, avrebbero incontrato i casuals. La nascita del movimento casual è ancora la causa di molte discussioni tra londra e Liverpool. I primi dicono di averne inventato il look, mentre i secondi sostengono che è tutto nato sulle terraces di Anfield, la casa del Liverpool FC. Qualunque sia la verità, i casuals erano tifosi di calcio che nel tardo 1970 iniziarono ad indossare i jeans della Lois, scarpe Adidas (in particolare Stan Smith) o Puma e un nuovo taglio di capelli, ossia alla “Wedge”. La parte più importante del loro look era il busto, vestito da marche europee come Lacoste, Armani o Fila, comunque niente di britannico, come F.P. o altro. La passione per le marche europee si sviluppò grazie ai fan del Liverpol, la cui squadra era in quel periodo sempre qualificata per le coppe continentali. Questo permise ai fans di seguire la squadra all’estero e riportare in patria i brand conosciuti. Il desiderio di acquisire nuovi brand ci viene testimoniato nel 1981, durante la finale di coppa dei Campioni tra Real Madrid e Liverpool… La polizia francese consapevole della violenta fama degli inglesi all’estero venne messa in allarme rosso per eventuali incidenti tra opposte tifoserie, ma con loro enorme sorpresa, tutti gli inglesi andarono a fare shopping! Che i loro metodi di pagamento fossero un po’ dubbi venne confermato il giorno dopo, quando tutti i negozi interessati assunsero buttafuori e guardiani. Chi non aveva la fortuna di tifare per una squadra forte, seguiva la nazionale inglese, fu cosi che l’Inghilterra si riempì di marche europee e trainers tra le più disparate. I media nazionali rimasero all’oscuro di tutto, dato che non c’erano band o portavoci del movimento ad articolare azioni o obiettivi. Il casual è il vero culto nato dai giovani e quello che durò di più senza la rappresentazione dei media. Questa tendenza portò la F.P leggermente alla deriva, anche l’avvento dell’acid house a Londra nel 1987 non portò i benefici sperati, tant’è che alcuni si iniziarono a chiedere se la carriera di strada della F.P. fosse finita e che fosse il tempo ti tornare a Wimbledon…”

“La Fred Perry è stata una gran parte della mia giovinezza” Paul Weller
di Alberto Di Candia, https://dressersroma.com

5 febbraio 2025

[DRESSERS] La storia di Lyle & Scott

Lyle & Scott è stata fondata nel 1874 nella città scozzese di Hawick da William Lyle e Walter Scott con un prestito di 800 sterline. Il motto del fondatore era: "good work makes more work" ("un buon lavoro, fa più lavoro") e questo ne è stato certamente il caso. Nel 1926 l'azienda faceva le sue prime incursioni nel mondo della moda e cresceva rapidamente! Nel 1954 il marchio ha collaborato con Christian Dior per produrre una gamma di modelli in cashmere: questa collaborazione di alta moda è stata la prima di molte altre, con futuri partner del calibro di Micheal Kors, Liberty, YSL e Chanel. Nel corso degli anni '50 i design minimal e le silhouette pulite di Lyle & Scott divennero estremamente popolari tra i "mod", una delle prime sottoculture del Regno Unito.
Il più delle volte, le sottoculture nascono da una fiorente scena musicale. I modernisti sono stati ispirati dal jazz. Erano estremamente eleganti, cool e davvero sofisticati. Ispirati dagli artisti vestiti in modo elegante dell'epoca, come Miles Davis e Dizzy Gillespie, i modernisti hanno preso questo stile cosmopolita e lo hanno fatto proprio combinandolo a marche britanniche; I designer di maglieria L&S nel frattempo iniziavano a sperimentare il colore, creando una gamma di maglieria luminosa e vibrante che ha attirò la folla modernista. Non erano interessati alla maglieria scialba e larga che era popolare nella scena del jazz tradizionale e del folk. I modernisti volevano qualcosa che li distinguesse e dimostrasse la loro individualità. I colori quindi, la qualità superiore e la silhouette semplice di L&S furono la chiave di svolta che la inserirono tra le marche preferite dai mods . Un gruppo di giovani ribelli, anche se ben vestiti, che aveva trovato un modo per sfuggire alla monotonia della vita quotidiana attraverso la musica e la moda…

Forse uno degli sviluppi più importanti per il marchio è stato il lancio dell'iconico logo "Golden Eagle" nel 1960, appena due anni dopo l'azienda riceve la visita della regina nello stabilimento di Hawick . L'azienda era così conosciuta per la sua qualità e lavorazione che ricevette il "Royal Warrant of Appointment" da Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo nel 1975, da questo momento la fama del brand raggiunge tutto il mondo. Questo distintivo è diventato sinonimo di lusso e moda, ma all'epoca era destinato solo al golf. Naturalmente questo sport diventa sinonimo del marchio grazie al successo di star di questo sport come Arnold Palmer. La linea golf è apparsa nel 1967 ed è stata rapidamente indossata dai migliori golfisti come Tony Jacklin, Gary Player e Greg Norman così come dagli appassionati di golf come Bob Hope, Gareth Ford e Ronnie Corbett, che di solito sfoggiava un Lyle & Scott durante i suoi monologhi su "The Two Ronnies".

Dopo aver vestito la "Ryder Cup Team" nel 1980, il famoso marchio dell'aquila è stato poi sfoggiato da una serie di vincitori dell'Open, tra cui Greg Norman e Ian Baker-Finch. L'associazione del marchio con i giocatori più importanti del mondo del golf è stata ulteriormente rafforzata attraverso la sponsorizzazione del miglior giocatore, Lee Westwood, e da star come Sean Connery che la sfoggia pubblicamente . Ma gli anni 80 sono anche altro: se c'è un marchio britannico che si trova a suo agio tra i classici brand "casual" di questo periodo è Lyle e Scott, con la sua inconfondibile "Golden Eagle". Quando i football casual stavano iniziando a "creare" il loro look, il collo a "V" iniziava a comparire sulle "Terraces", nei club e sulle strade con colori e design vivaci. Indipendentemente dal fatto che si avessero soldi o meno, molti brand sono diventati fondamentali e la maglieria di qualità di marchi come Lyle & Scott, Lacoste, Gabicci e Pringle fornivano tutti un forte aspetto distintivo per mostrare un look di classe in un'era di "casual snobbery"(snobismo casual). Se chiedete ai lads del tempo tutti vi risponderanno come L&S fosse un marchio d'oro di questa epoca ... Arrivò con un senso di moda, mentre in precedenza solo i pochi ricchi o i membri del golf country club indossavano questo brand. I ragazzi non si limitavano a prendere il marchio Lyle senza motivo, si trattava di maglieria di qualità britannica, dei colori audaci e del collo in stile "V". Dal rosa brillante, ai gialli mescolati con i blu, i grigi, i rossi, più il colore è audace, meglio era. L'abbinamento ai marchi come Farah (Slacks) e i pantaloni cord" Lois Jumbo", fornivano un aspetto colorato che è stato spesso definito "Dressers".

Il ringiovanimento del marchio si può far risalire al 2003 con il lancio della collezione "Vintage" con il logo "Golden Eagle". Nel 2005, dopo il successo della gamma Vintage, il primo negozio indipendente di Lyle & Scott è stato aperto a Covent Garden, a Londra, in King Street. Nel 2007 è stata lanciata la collezione Lyle & Scott Heritage, con un logo più discreto. Nel 2008 esce il film "Cass" che rispetto agli altri film a tema gli da importanza facendola indossare a Leo Gregory che intepreta "Freeman", rilanciandola di fatto tra i "football casual"
Da allora il brand è stato sfoggiato da star del palco e della tv, vince anche il marchio "Drapers Young Fashion" nel 2009. Prende piede soprattutto nella scena musicale indie, la famosa aquila viene indossata da band come Vampire Weekend, Bloc Party e Arctic Monkeys. All'inizio del 2009 Lyle & Scott ha lanciato la collezione "Club", una linea di golf destinata ai giovani golfisti. Il 2009 ha visto anche il lancio del sito di e-commerce . Nel gennaio 2011, l'azienda ha partecipato alla sfilata di moda Brandery a Barcellona. Lyle and Scott , nel 2014 per i suoi 140 mescola il meglio dell'alta moda di tendenza e della qualità classica, con tessuti tecnici, morbido cashmere e perfetta sartoria facendo anche uscire capi che riportano questo anniversario in etichetta e il logo originale sulla manica. L'enfasi sulla qualità, l'artigianato e l'esperienza rimane ancora oggi al centro d'azienda, che continua sempre di più a rafforzandosi, facendo appello a un vasto mercato di golfisti, appassionati di moda e amanti dello stile allo stesso tempo.

Recentemente Cristiano Ronaldo è stato visto indossare l'iconica Aquila, come anche altre stelle del calibro di Harry Styles, Holly Willoughby e David Beckham, per l'Italia Gazzelle ne è sicuramente un grande estimatore. Possiamo affermare che oggi giorno è tornata il punto di riferimento di storiche sottoculture ed il faro dei giovani di mezza europa!
di Alberto Di Candia, da https://dressersroma.com

29 luglio 2024

"UNA NUOVA ALBA" di Sergio Francesco Tagliabue (Urbone), 2020

La nascita e lo sviluppo della cultura Casual nelle terraces degli stadi del Nord Inghilterra e del fenomeno musicale denominato post-punk nella città di Manchester alla fine degli anni ’70, raccontata attraverso le storie di Damon e dei suoi amici, tifosi dello Stockport County, squadra di Quarta Divisione del calcio inglese, e fans dei Joy Division, band che ha segnato un’epoca con la sua musica e con la carismatica, ma, allo stesso tempo, misteriosa e malinconica figura del suo cantante, Ian Curtis. 
La vita quotidiana di questi giovani ragazzi, il loro rapporto con la violenza e con l’amore, i loro dubbi e le loro difficoltà in tempi duri segnati dalla crisi economica, durante i quali gli amici fidati, lo stadio e le canzoni diventano delle ancore di salvataggio, seppur non sempre sicure, a cui aggrapparsi.
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