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26 dicembre 2025

"MADE IN ENGLAND: Luci e ombre del football dei Maestri" di Luca Manes (BradipoLibri), 2008

Stadi comodi e sicuri come il salotto di casa. La violenza degli hooligans (quasi) del tutto sconfitta. Il campionato più ricco del pianeta, che tra diritti televisivi, sponsor e merchandising fattura la mirabolante cifra di 1,8 miliardi di sterline l’anno. 
Ma se la Premier League è una vera e propria macchina da soldi, come se la passano le realtà minori e soprattutto come si è arrivato a quello che in Italia per tanti versi viene definito in maniera un po’ stucchevole il “modello inglese”?
Dal nuovo Wembley al vecchio Highbury, dalle terraces agli all seater stadium, ma anche da come sono cambiati il tifo e le abitudini dei tifosi a come viene gestito l’ordine pubblico delle partite, passando per il ruolo delle televisioni e degli altri media, fino ad arrivare ai football trust e ai club gestiti dalle organizzazioni di supporter. Un excursus nella sempre affascinante realtà del football d’oltre Manica, con tanti richiami ad un passato carico di tradizione, passione ma anche tragedie e lati oscuri e la descrizione di un presente dove non è tutto oro quello che luccica.


27 marzo 2025

"IL MODELLO INGLESE. Il calcio come strumento sociale" di Stefano Faccendini (UltraSport), 2024

“Modello inglese” è un’espressione alla quale si ricorre spesso per definire fenomeni diversi, dal sistema repressivo generato dal pugno di ferro con cui Margaret Thatcher decise di affrontare il problema degli hooligans a quello avido e sfavillante della nuova Premier League, che ha trasformato the working man ballet in industria di intrattenimento a uso e consumo della middle class. Quasi mai, invece, viene adoperata per descrivere la propensione, molto diffusa oltremanica, a utilizzare il calcio per fare del bene. Eppure è il volto più bello che può mostrare questo sport. Che si tratti di iniziative di solidarietà o di sostegno a persone in difficoltà, il football raggiunge la sua essenza quando è veramente al servizio della propria comunità di riferimento. Non solo durante i novanta minuti della partita, non soltanto rispettando il legame tra gli spalti e il campo da gioco, ma come strumento sociale che va oltre il tifo e aiuta in modo materiale e spirituale la vita della gente. La squadra, il club, è una parte importante dell’esistenza di milioni di persone, come le storie di questo libro dimostrano, e può diventare un punto di riferimento fondamentale, un rifugio, un aiuto, una speranza. A volte la sola.

29 novembre 2024

"STADI o TEATRI" di Matthew Bazell (Eclettica), 2015

Il modello inglese e l'anima persa del calcio
Lo chiamavano 'the people's game', il gioco del popolo.
Lo è ancora? Matthew Bazell ci racconta la realtà inglese degli ultimi anni: tra prezzi esorbitanti, giocatori viziati, agenti superpagati, leggi assurde, partite ogni giorno ed orario, stadi ridotti a caserme senza personalità, lontani dalle comunità e con soli posti a sedere, steward prepotenti, ecc. Il business vince sul cuore, gli sponsor sui colori.
Tutto pare perdere identità e passione. I veri tifosi sono stati sostituiti da consumatori che aspettano solo di essere intrattenuti, in silenzio. Non tutto è perduto e l'autore spiega le iniziative di chi sta combattendo l'estrema commercializzazione del football, come le esperienze del F.C. United of Manchester o dell'Afc Wimbledon. In Italia da tempo si fa l'apologia del 'modello inglese' dal quale Bazell ci mette in guardia, affinché l'Italia si tuteli, salvando l'anima del calcio vero e popolare.

5 novembre 2024

Quell’imitabile “MODELLO INGLESE”



























Il “modello inglese” che dà il titolo all'ottimo libro di Stefano Faccendini, edito da Ultra Sport, non è quello strombazzato della Premier prodotto vincente ed esportata in ogni dove del globo terracqueo. Né quello “forgiato” da leggi draconiane e da tanta repressione promosso da Margaret Thatcher ai tempi del proliferare della piaga dell’hooliganismo. Niente di tutto ciò: è un paradigma nutrito dalla solidarietà dei tifosi, dal loro attaccamento alla squadra che trova davvero un senso compiuto perché strumento per fare del bene ai più bisognosi della comunità. È anche coinvolgimento attivo dei club, quelli che ancora non ragionano solo con i parametri del profitto, o di calciatori che non possono scordare il loro passato segnato dall’indigenza.

Nei lunghi anni di governo conservatore la disgregazione dello stato sociale ha raggiunto il suo infausto zenit, poi l’epidemia di covid-19 e i suoi strascichi hanno inferto un colpo terribile a milioni di persone in tutto il Paese, in particolare dalle Midlands in su. Ci sono infinite statistiche che certificano questo dramma.
Tra le tante, Faccendini si sofferma sulle oltre due milioni di persone che devono ricorrere alle food bank, le banche del cibo, perché altrimenti non mangerebbero nemmeno un pasto al giorno. Per fortuna ci sono i tifosi che si prodigano per fare raccolte che hanno fatto davvero la differenza, aiutando gli strati più deboli della società. A volte anche andando oltre la rivalità calcistica, come accaduto con i supporter di Liverpool ed Everton.

L’autore racconta anche come una delle principali economie del Pianeta debba dire grazie a un ragazzo dalle umili origini, nato e cresciuto a Manchester, senza il quale durante i mesi del covid-19 tanti bambini si sarebbero trovati senza cibo perché il servizio mensa delle scuole era stato cancellato. Così Marcus Rashford, che di beneficenza già ne faceva tanta, ha iniziato una campagna talmente efficace che il governo ha dovuto rivedere la sua posizione. Non a caso Rashford è diventato un simbolo per i più giovani e non solo per le sue doti su un campo di football.

Il disagio sociale che avvolge il Paese si sfoga in sanguinose guerre tra bande. Per uscire da questa spirale perversa c’è chi, dopo un passato burrascoso, ha pensato di creare club per togliere i ragazzi dalle strade, con tutte le difficoltà che un’esperienza del genere può comportare. Ma pure questa è una storia di successo, al pari della proprietà del Grimsby che decide di rispolverare il vecchio principio del secolo scorso che voleva che l’imprenditore alla guida di un club avesse una sorta di dovere morale di dare indietro qualcosa alla comunità, concetto ormai stravolto dagli alti papaveri della Premier, alla disperata ricerca di contratti miliardari e senza troppa considerazione per il tifoso-cliente.

Queste e altre storie sono narrate in undici capitoli che si leggono in un batter d’occhi e che in filigrana raffigurano un impietoso quanto fin troppo realistico ritratto a tinte fosche dell’Inghilterra post-brexit.
di Luca Manes, pubblicato su Alias, inserto del Manifesto del 2 novembre 2024

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