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8 luglio 2025

"TARTAN E RED DEVILS: Busby e Ferguson, due scozzesi che hanno conquistato Manchester" di Richey James Adamson (Urbone), 2025


Due uomini, due epoche, una sola visione: vincere, ma con stile.Matt Busby e Alex Ferguson non hanno solo allenato il Manchester United: lo hanno trasformato.
Scozzesi fino al midollo, portatori di un carisma ruvido e di una determinazione granitica, hanno
lasciato un’impronta indelebile su una città, un club e milioni di tifosi.
Questo libro racconta la loro storia intrecciata: le origini umili, le sfide epiche, le tragedie superate e i trionfi indimenticabili. Un viaggio tra tartan e trofei, tra tradizione e rivoluzione, tra Old Trafford e l’anima della Scozia. Per chi crede che il calcio sia molto più di novanta minuti.

23 maggio 2025

ABERDEEN. La Decade



Con il termine “decade” si sottintende una serie di avvenimenti accaduti in un contesto cronologico di dieci anni. Questo sostantivo femminile, solitamente, racchiude fatti, eventi, accadimenti od azioni che hanno avuto luogo in un periodo che va dal – al ma che, come già espresso, sono racchiusi nell'arco temporale di dieci anni. A prescindere se questi siano stati belli oppure brutti, tristi o meno tristi.
Nella storia del calcio, molto spesso, vi sono state circostanze sportive che si sono racchiuse all'interno di un decennio. Possono aver portato gioie, dolori, felicità o malumori ma comunque sia sono state degne di nota e degne di essere raccontante alle generazioni future di appassionati.
Oggi prenderemo un aereo immaginario e voleremo verso la Scozia. Più precisamente andremo nel nord est della Scozia proprio in direzione del Mar del Nord. Siamo in quella che viene chiamata la “Città d'Argento” o “Città di Granito” ed è considerata la terza città più popolosa della Scozia. Siamo atterrati ad Aberdeen.
Negli anni '70 Aberdeen fu considerata la città perfetta dove vivere in quanto, nelle acque limitrofe alla città, vennero rinvenuti grossi giacimenti petroliferi i quali portarono la città a guadagnarsi la nomea di “Capitale europea del petrolio” e “Capitale europea dell'energia”. Tutta la popolazione visse un periodo di straordinario splendore tra gli anni 70 e gli anni 80. Quel periodo fu considerato la “belle époque” per la cittadinanza di Aberdeen.
Tutti i cittadini vivevano di lavoro durante la settimana ed il week end, come da prassi, era il calcio ad essere il centro dei pensieri di tutti gli abitanti. La squadra locale è l'Aberdeen Fc conosciuti anche come Dons. La squadra può vantare il fatto di essere, ad oggi, la terza forza storica del calcio scozzese dopo le due, più note, compagini di Glasgow. Rangers e Celtic.
Il massimo picco a livello di conquiste di trofei, i Dons, lo devono proprio a quegli anni 80 i quali videro il club divenire un vera e propria potenza, non solo in Scozia.
La decade sta proprio a racchiudere quei dieci anni vissuti ai massimi livelli, da parte del club, sia nel contesto nazionale che nel contesto europeo.
Negli anni 70, l'Aberdeen, aveva già intrapreso un percorso di crescita arrivando ad essere la temibile outsider nella perenne lotta tra Celtic e Rangers. Diversi furono gli allenatori che si alternarono sulla panchina dei Dons. Da Eddie Turnbull a Jimmy Bonthrone , da Ally MacLeod fino a Billy McNeil. Sotto la guida di Turnbull e di MacLeod vennero alzati gli unici due trofei degli anni 70 ossia la Coppa di Scozia nel 1969-70 ed una Coppa di Lega scozzese nel 1976-77.
Nonostante questi due trofei alzati al cielo, dalle parti del Pittodrie Stadium, casa dell'Aberdeen, si avvertiva la necessità di provare ad alzare quell'asticella cercando di provare a vincere un campionato che mancava dalla stagione 1954-55. La svolta storica avverrà nel 1978 con l'approdo del giovane allenatore scozzese di nome Alex Ferguson. Non ho voluto enfatizzare il suo nome in quanto, all'epoca, non era il “Sir” Alex Ferguson che noi tutti abbiamo ammirato sulla panchina del Manchester United per oltre vent'anni. All'epoca era un allenatore qualsiasi che venne esonerato dal modesto club St. Mirren per poi, appunto, essere ingaggiato dai Dons.
Nella stagione 1979-80 la società vantava nomi di lustro quali Gordon Strachan, Jim Leighton, Willie Miller e Alex McLeish. Questi nomi si amalgamarono alla perfezione con l'idea di calcio di Ferguson. L'Aberdeen divenne una perfetta macchina da goal ed una squadra ben oliata nei meccanismi di gioco arrivando, a fine stagione, a vincere il campionato di Scozia, dopo venticinque anni. Quel campionato sarà ricordato anche per la tensione con la quale venne vinto in quanto, quella stagione, l'Aberdeen vinse con un solo punto di distacco dalla seconda in classifica: il Celtic.




























Tutta la Scozia innalzò l'Aberdeen come orgoglio del paese e Ferguson venne considerato uno straordinario allenatore del panorama calcistico britannico. Nelle strade della città vi furono innumerevoli festeggiamenti per il trofeo tanto ambito.
La stagione successiva l'Aberdeen si piazzò in seconda posizione dietro al Celtic ma, comunque sia, confermò il suo status di “outsider” e disturbatrice della questione legata all'Old Firm. La squadra e l'allenatore erano sempre più un'unica cosa e tutti se ne accorgevano. I tifosi, i giocatori, la dirigenza e tutto lo staff. C'era la voglia di andare sempre oltre.
Nella stagione 1981-82 l'Aberdeen conquistò un altro trofeo. Questa volta si trattò della Coppa di Scozia in cui la finale venne giocata, come da tipica tradizione, ad Hampden Park e dinnanzi ai Dons vi erano i Rangers. I Gers passarono in vantaggio al 15esimo minuto per poi essere ripresi da una rete di McLeish per l'Aberdeen al 32esimo. Nell'extra time, però, uscì fuori chi, tra i due schieramenti, aveva più voglia di vincere e questi erano proprio i Dons i quali si imposero, alla fine del match, per 4-1 ai danni dei Blu di Glasgow. Quel giorno andarono a segno anche McGhee, Strachan e Cooper.
Ovunque andasse, l'Aberdeen, era ormai considerato un “giant” che doveva essere battuto ma quelli, come detto, erano gli anni d'oro e la cosiddetta decade vincente per i Reds quindi, l'impresa di rendere la vita difficile alla squadra di Ferguson, era davvero ardua come cosa.
La vera consacrazione arrivò la stagione successiva. La stagione 1982-83 è considerata, probabilmente, la più bella ed indimenticabile per ogni tifoso dell'Aberdeen. Quell'edizione del campionato venne vinto dal Dundee United (altra straordinaria sorpresa degli anni 80 scozzesi) ma, i Dons, fecero parlare ancora di loro e, questa volta, non solo in Scozia. In territorio nazionale venne sollevata un'altra Coppa di Scozia sempre ai danni dei Rangers. La vera impresa, però fu quella avvenuta in Europa nella Coppa delle Coppe.
Dopo una straordinaria cavalcata che vide l'Aberdeen far fuori club quali Sion, Dinamo Tirana, Lech Poznan, Bayern Monaco ed i belgi del Waterschei Thor si arrivò alla finale di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid. L'incontro venne disputato all'Ullevi Stadion di Göteborg in Svezia. I Dons passarono subito in vantaggio al settimo minuto con il sigillo di Eric Black per poi essere ripresi dalla rete dal dischetto di Juanito per il Blancos, Si arrivò, quindi, ai tempi supplementari e la rete di Hewitt, al minuto 112, permise la prima grande impresa storica dell'Aberdeen. I Dons vinsero la Coppa delle Coppe del 1982-83.
Ora, anche in Europa, si parlava dei “rossi di Aberdeen” e Miller, Strachan, Weir, McGhee erano alcuni tra i calciatori più chiacchierati del panorama britannico. Non solo loro ma anche Ferguson stava arrivando alla ribalta ormai e, anche in Europa, di lui si era iniziato a parlare.
Se qualcuno pensava che i Dons fossero appagati non aveva che da ricredersi in quanto nel dicembre del 1983 venne giocata la partita di ritorno di Supercoppa europea tra Aberdeen ed Amburgo. All'andata, in Germania, il risultato rimase ancorato sullo 0-0 ma il ritorno, giocato al Pittodrie Stadium, vide la formazione di Ferguson vincere per 2-0 grazie alle reti di Simpson e di McGhee. Fu delirio. L'Aberdeen era sul tetto d'Europa.
Quella vittoria consolidò i Dons come immagine di Scozia in Europa e fu un vero e proprio vanto per la città essere considerati l'élite scozzese in giro per il vecchio continente.
Nelle coppe nazionali, l'Aberdeen, continuò a dire la sua in quanto, nell'edizione 1983-84 di Coppa di Scozia, venne aggiunto un altro trofeo in bacheca. Questa volta la vittoria, in finale, fu ai danni del Celtic con il risultato di 2-1. Nelle coppe nazionali l'Aberdeen dominava, in Europa il suo nome venne inciso nella storia ora, però, bisognava riportare la Premier Division nel nord est di Scozia. Proprio l'edizione del 1983-84 fu quella in cui i Dons tornarono a dire la loro anche in campionato alzando al cielo il loro terzo scudetto. Un'altra impresa venne compiuta: Supercoppa europea, campionato e Coppa di Scozia.
Con l'iniziare della stagione 1984-85 tutte le avversarie si domandavano se esistesse un modo per fermare l'inarrestabile avanzata dei Dons i quali, dovunque andavano, raramente perdevano. Arrivarono, con due giornate d'anticipo, a vincere anche quel campionato con un distacco di quattro punti nei confronti del Celtic.
Nella stagione 1985-86 l'allenatore Alex Ferguson si prese carico di un'ulteriore responsabilità. La Scottish Football Assosation diede l'incarico di guidare anche la nazionale scozzese dal 16 ottobre 1985 al 13 giugno 1986. Partecipò quindi ai Mondiali 1986 ereditando il ruolo di CT scozzese da Jock Stein. La Scozia venne eliminata al primo turno. Tornando, però, all'Aberdeen in quella stagione verrà centrato un altro double. Nella stagione 1985-86 i Dons vinsero la Coppa di Scozia e la Coppa di Lega. La prima venne vinta per 3-0 contro gli Hearts, mentre la seconda fu vinta sempre con lo stesso risultato e sempre contro una squadra di Edimburgo: Hibernian Edinburgh.
L'Aberdeen, ormai, era divenuta una realtà più che nota del calcio scozzese, britannico ed europeo. Diversi club avevano adocchiato molti calciatori di spessore ma la cessione più dolorosa fu quella che avvenne il 6 novembre 1986. Quel giorno l'allenatore e beniamino del popolo di Aberdeen salutò, per sempre, i Dons. Dopo otto anni sulla panchina di Pittodrie, alla guida dei Reds, Alex Ferguson andò nella vicina Inghilterra ad allenare il Manchester United e lì diverrà la leggenda mondiale del calcio per quanto concernono trofei, traguardi e successi.
Nel frattempo al suo posto arrivò Ian Porterfield il quale però deluse le aspettative e l'Aberdeen iniziò ad avere un evidente calo a livello di successi. Per ben tre stagioni rimase a secco di trofei dalle parti del Pittodrie.
L'Aberdeen, però, era sempre un club degno di nota in Scozia ed anche se per tre stagioni non venne alzato alcun trofeo, i suoi piazzamenti in campionato erano sempre tra la seconda e la quarta posizione. Con l'addio di Ferguson qualcosa si era inclinato ma, come detto, rimaneva sempre un club di rilievo nel paese delle Highlands.
Nel 1989-90 i Dons erano guidati da Alex Smith e chiusero questa decade nella maniera in cui iniziò, ossia con il sollevamento di due trofei. Quell'anno vinceranno la Coppa di Scozia, battendo in finale, ai rigori, il Celtic e la Coppa di Lega ai danni dei Rangers.
Bene, ora possiamo riprendere quell'ipotetico aereo citato all'inizio dell'articolo e tornarcene a casa. Si torna casa con la consapevolezza di aver fatto, più che altro, un viaggio nel tempo in quello che fu un periodo d'oro per un club che, troppo spesso, viene messo in disparte in quanto destinato a vivere nell'ombra delle due grandi di Glasgow. Una cosa, però, è certa. L'Aberdeen ha avuto l'onore di essere stata ed essere ancora a tutt'oggi un club che ha scritto pagine memorabili del calcio d'oltremanica e sopratutto di Scozia. Gli anni ottanta sono stati una vetrina sensazionale, per la città, grazie del boom economico dovuto ai giacimenti petroliferi. Stessa cosa si può dire della squadra locale la quale ha, per dieci anni, toccato il cielo con un dito in quegli stessi 80's. Anche una leggenda vivente come Sir Alex Ferguson deve, secondo il mio modesto parere, molto del suo appellativo onorifico “Sir” a quelle imprese compiute ai tempi dei Dons. D'altronde, secondo un articolo della BBC del 2013, il più grande trionfo di Sir Alex Ferguson ebbe luogo in una notte piovosa, in quel di Göteborg, nel 1983. Un trionfo proveniente da una “generazione d'oro” arrivata alla gloria contro ogni pronostico ed ogni probabilità.
di Damiano Francesconi

12 novembre 2024

"ALEX FERGUSON La mia vita" di Alex Ferguson (Bompiani), 2015


Il più grande allenatore nella storia del calcio inglese si racconta per la prima volta. La storia di Sir Alex Ferguson comincia a Govan, il quartiere dei cantieri navali di Glasgow, continua con il successo senza precedenti dell'Aberdeen in Europa e diventa leggendaria grazie ai ventisette anni di vittorie con il Manchester United, la più grande potenza sportiva mondiale dell'ultimo quarto di secolo. Grazie alla sua capacità manageriale, alla sua energia e abilità, unite a una visione strategica fuori dal comune, Sir Alex è stato capace di costruire la squadra in ogni minimo particolare, dentro e fuori dal campo. Ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Ruud van Nistelrooy, Cristiano Ronaldo e David Beckham. Ha rivaleggiato con il Liverpool, l'Arsenal, il Chelsea e il Manchester City. Ha sbaragliato il campo, rivoltato come un guanto le logiche, le tattiche, gli aspetti psicologici dell'allenamento di una squadra. Leggere le sue parole, i suoi aneddoti, i suoi giudizi, significa essere proiettati sul terreno di gioco, attori e non più solo spettatori dello sport da sempre radicato nel cuore di tutti. Titolo originale: ''My Autobiography'' (2013).

Alex Ferguson è nato nel 1941 a Govan, in Scozia. Attaccante molto prolifico, giunse a giocare nei Rangers di Glasgow, squadra per cui tifava sin da bambino, per la cifra record di 65.000 sterline. Diventato allenatore nel 1974, lavorò per l’East Stirlingshire e per il St Mirren, prima di sedere sulla panchina dell’Aberdeen portando il club alla vittoria della Coppa delle Coppe nella stagione 1982-83. Giunto al Manchester United nel 1986, ha vinto trentotto titoli, inclusi un mondiale per club, due Champions League, tredici campionati e cinque fa Cup.
Un bottino complessivo di quarantanove trofei fa di lui l’allenatore di maggior successo che il calcio britannico abbia mai avuto. Nominato cavaliere nel 1999, Sir Alex si è ritirato nel 2013, dopo che il Manchester United ha vinto il campionato. All’età di 71 anni, continua a lavorare per lo United come dirigente.

3 settembre 2024

"WELL DONE, DONS" di Simone Galeotti






















Eccomi finalmente arrivato ad Aberdeen. Erano anni che volevo essere a Pittodrie, in quello stadio tutto rosso della città tutta grigia. Il primo stadio del Regno Unito che per primo ha avuto tutti i posti a sedere è una copertura completa.
Aberdeen è la terza città della Scozia dopo Edimburgo e Glasgow; viene soprannominata la città d'argento perchè la lucentezza del suo granito brilla nella timida luce delle “lowlands”.
Arrivo in pieno giugno ma qui l'estate evidentemente è solo un espressione geografica per indicare un periodo dell'anno, le sue giornate infinite, ma nient'altro. Pittodrie è uno stadio abbastanza piccolo (capienza di circa 22.000 posti ) ma confortevole, situato a due passi dalla spiaggia che quotidianamente accoglie il rifrangersi delle gelide onde del mare del nord. Il centro e le sue tre torri simbolo si possono contemplare salendo una breve scalinata che sormonta un adiacente e gibboso parco cittadino.
Ad accoglierti per prima arrivando da Golf Road è la Richard Donalds stand. 
E' la gradinata più imponente di tutta la struttura, quella dove si trova il negozio ufficiale del club. 
Foto di rito, e poi però il pensiero corre veloce al perchè sono qui, a cosa ci faccio appiccicato a questi mattoncini marroni sotto una pioggia sottile con la gente che mi guarda un po' stupita e perplessa, ignorando ovviamente la mia passione per il british football.
La fondazione è datata 1903, dall' unione di tre team cittadini, l' Aberdeen (ma che combinazione direte voi.. ), il Victoria United e l'Orion. Ma le origini del club i suoi primi passi, magari anche il suo primo titolo del 1955 lo lascio fare ad altri più preparati di me.
Io sono qui perchè nei primi anni ottanta, quando è nata e pian piano maturata la mia esaltazione per il calcio di queste latitudini, l' Aberdeen F.C. Ha fatto la storia.
Ha deviato dal dogma senza essere solo la meteora di un anno, rompendo la solida egemonia dell' Old Firm, prendendosi la briga di sedersi nell'olimpo dei grandi d' Europa, battendo i più grandi. Il Real Madrid allenato dal suo mito Alfredo Di Stefano dovrà inchinarsi agli in undici in rosso. Ma a proposito di panchine su quella dei Dons c'è un “ragazzo” che si chiama Alex Ferguson che proprio grazie ai trionfi “scozzesi” prenderà la strada del Old Trafford accasandosi poi definitivamente al Manchester United.
L'Aberdeen arrivò all'epilogo della manifestazione europea senza incontrare mai troppi problemi, se si esclude il clamoroso quarto di finale contro il Bayern Monaco dove, nella gara di ritorno in casa sotto 1-2, ribalta la partita sconfiggendo i tedeschi per 3-2.
Ferguson manda in campo nella finale di Goteborg questa formazione con qualche nome che eccellente. 
Leighton, Rougvie, Mc Master, Cooper, Mc Leish, Miller, Strachan, Simpson, Mc Ghee, Black, Weir. 
Sarà proprio Eric Black ad aprire le marcature dopo appena sei minuti, ma il Real si butta in avanti e trova il pareggio quasi subito grazie al rigore concesso dal italiano Menegali, trasformato da Juanito. Siamo al 15' del primo tempo, e nonostante i tentativi delle due squadre la partita prende la strada angosciante dei supplementari. E qui il subentrato John Hewitt a poco meno di sette minuti dal termine insacca di testa un pallone che sembrava non arrivare mai, per la gioia di una città che si riverserà nelle strade a festeggiare i suoi eroi. 
Era l' 11 maggio del 1983. Well done, Dons.
di Simone Galeotti, https://lettereinchiaroscuro.blogspot.com
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