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29 gennaio 2026

"A SHEFFIELD il derby d'acciaio" di Damiano Francesconi



Nel mondo del calcio, da sempre, esiste un connubio che ha aggiunto a questo sport un qualcosa di unico e di magico. Quante volte si è sentito parlare di calcio e lo si è associato ad una questione sociale, nella fattispecie, proletaria?
“Football & Working Class” sono due elementi che riescono a dar vita ad una miscela, senza dubbio, caratteristica che crea un forte senso di appartenenza sia in senso sociale che in senso sociologico. Se ragioniamo con la mentalità del calcio moderno è lecito pensare che un senso di classe operaia non può essere assolutamente associato ai vari magnati e sceicchi che investono miliardi su di un club, perlopiù, per fini di marketing ed immagine; quindi, forse, oggi il calcio moderno, si può affermare, senza ombra di dubbio, che ha preso forti distanze dall'aspetto proletario dal quale questo nacque.
Ci sono posti e luoghi, però, dove l'essenza del proletariato ancora è il cuore pulsante di una città anche sportivamente parlando.
Ci troviamo in Inghilterra precisamente nella regione dello Yorkshire & Humber e, dirigendosi a sud della regione, South Yorkshire, ci si imbatte nella cosiddetta “Città di Acciaio” la protagonista del nostro articolo. Siamo a Sheffield.
Durante il XIX secolo Sheffield diventò famosa a livello internazionale per la produzione dell'acciaio appunto. Proprio lì si svilupparono molte innovazioni, inclusi il crogiolo e l'acciaio inossidabile, che portarono ad un'impennata della popolazione di quasi dieci volte durante la Rivoluzione industriale. Sheffield divenne ufficialmente una città nel 1893, ricevendo il suo statuto municipale. 
La città è cresciuta molto grazie alle sue forti radici industriali e ora si fonda su una base economica più ampia. Sorge su di un terreno di tipo collinare e, per questo motivo, è nota anche con il nome di "the city of seven hills" (la città delle sette colline). Il nome Sheffield lo si deve al fiume che attraversa la città: Sheaf.
Come detto la città ha sempre avuto un'impronta di tipo proletario e proprio questo senso di appartenenza od attitudine sociale è stata portata anche sui campi da calcio delle due squadre locali.
I due club sono lo Sheffield Wednesday, fondato nel 1867, e lo Sheffield United, fondato nel 1889. Il derby tra le due compagini ha il nome caratteristico di “Steel City Derby” proprio richiamando alla produzione d'acciai all'interno delle fabbriche presenti in città. Questo derby è considerato uno dei più affascinati, storici e sentiti di tutto il Regno Unito.
Lo Sheffield Wednesday è il club più antico tra le due compagini ed è caratteristico il suo nome perché quando venne fondato si chiamava “The Wednesday Cricket Club” la cui denominazione era dovuta al giorno in cui la squadra giocava i propri incontri: Mercoledì.
I colori sociali sono storicamente il bianco e blu ed il suo simbolo, il gufo, è dal 1956 lo stemma ufficiale del club da dove prende vita il soprannome: “Owls”.
Le partite casalinghe vengono disputate all'interno del famoso impianto Hillsborough Stadium. Questo divenne l'impianto ufficiale del club a partire dal 1899 quando, il Wednesday, abbandonò l'Olive Grove.

























Per quanto riguarda lo Sheffield United, questo venne fondato, come detto, nel 1889 con il nome di Sheffield United Cricket Club in quanto riuniva anche i club di cricket presenti in città. I colori del club sono il bianco e rosso ed ha come simbolo due spade incrociate dal quale deriva il soprannome del club, The Blades (lame). Le partite casalinghe vengono giocate in un altro storico impianto britannico, Bramall Lane. Questo impianto vanta la notorietà di essere il più antico stadio al mondo ancora in grado di ospitare partite di calcio professionistico.
Per quanto riguardano i palmarès dei due club, ad oggi, lo Sheffield Wednesday può vantare nove trofei in bacheca mentre, i cugini dello United, sono fermi a cinque trofei.
Il primo derby tra le due squadre venne giocato il 15 dicembre del 1890 ad Olve Grove (vecchio impianto degli Owls). 
Fu una partita amichevole dove lo Wednesday si impose sul neonato Sheffield United per 2-1. Il primo vero e competitivo Steel City Derby, invece, venne giocato il 16 ottobre del 1893 durante la stagione di First Division 1893-1894 dove si ebbe, come risultato finale, un pareggio per 1-1. I due club, dalle loro rispettive fondazioni, si sono scontrati spesso tra la prima divisione e la seconda divisone eccetto nelle stagioni 1979–80 e 2011–12 dove le due compagini si scontrarono addirittura nella terza divisione inglese.
Tra le indimenticabili partite tra i due club, la più famosa resta quella giocata a Bramall Lane  l'8 settembre del 1951 dove, lo United, s'impose sullo Wed per 7-3. 
Il Wednesday passò in vantaggio dopo appena novanta secondi con Thomas, ma i gol di Derek Hawksworth e Harold Brook hanno dato, allo United, la possibilità di ribaltare la situazione portandosi in vantaggio di 2 reti a 1 che sarebbe stato maggiore se McIntosh, portiere del Wed, non avesse parato un rigore a Fred Furniss.
Nella ripresa Dennis Woodhead pareggiò per gli Owls dopo sessanta minuti ma, in rapida successione, Alf Ringstead , Hawksworth, Ringstead di nuovo e Fred Smith andarono a segno per lo United. Infine, Woodhead dello Sheffield Wednesday, andò in rete prima del conclusivo settimo goal di Brookha per gli Blades. Dunque, il match, si concluse con un risonante 7–3 e, a fine stagione, nessuna delle due squadre venne promossa in Prima Divisone o retrocesse in Terza Divisione. Comunque sia questa partita rimase indelebile in questa rivalità e viene ricordata, ovviamente, con più piacere dai tifosi biancorossi dello Sheffield United.
Altra battaglia che viene ricordata negli annali di questo derby storico è quella che venne rinominata “The Boxing Day Massacre”
Questa partita venne giocata il 26 dicembre del 1979 e viene ricordata come la più grande e risonante vittoria dello Sheffield Wednesday. Si giocava in quel di Hillsborough (casa del Wed) e i due club militavano, addirittura, in Terza Divisione. Il match fu praticamente a senso unico con i padroni di casa che impartirono, ai rivali cittadini, una lezione di calcio. Grazie alle reti di Ian Mellor , Terry Curran , Mark Smith e Jeff King, gli Owls ebbero ragione sugli avversari per quattro reti a zero. Lo United, all'epoca di quella partita, era in testa alla classifica mentre il Wednesday era al quarto piazzamento in classifica. La vittoria dei bianco blu spinse, gli stessi, alla promozione. E' opinione diffusa pensare che, quella vittoria e quella promozione in Seconda Divisione, abbia plasmato le fortune dei prossimi venti anni per lo Wed, mentre lo United languiva nella Terza Divisione prima di essere retrocesso, addirittura, in Quarta Divisione.
Altro scontro leggendario fu quello giocato precisamente il 24 settembre del 2017. 
In quella stagione lo Sheffield United approdò dalla League One in Championship dove, ad attenderli, c'erano proprio i rivali dello Sheffield Wednesday i quali mancarono la promozione in Premier League perdendo ai play-off nella stagione 2016-2017. Quel giorno si giocava ad Hillsborough e quella stessa partita porta un nome simile a quella giocata il 26 dicembre del 1979. Quella partita viene ricordata come “The Bouncing Day Massacre”
Appena prese il via la partita, al terzo minuto, lo United si portò in vantaggio grazie alla rete su punizione di Fleck. Al 15' ecco un'altra rete per gli Blades siglata da Clarke che portò tutto Hillsborough in un silenzio assordante eccetto i tifosi biancorossi dello United atti a sbeffeggiare gli avversari. L'orgoglio Owls non si fece attendere ed ecco che, nei minuti di recupero della prima frazione di gara, arrivò il goal di Hooper che accorciò le distanze prima del fischio finale del primo tempo. Nella ripresa, ovviamente, lo Sheffiled Wednesday ha più fame anche perché, il risultato, li vede sotto di una rete. Al 65' arriva il tanto ambito goal del pareggio, siglato dal portoghese Lucas João, che fa letteralmente scoppiare di gioia tutto lo stadio a maggioranza Wed. Il calcio, però, lo sappiamo un attimo ti porta in paradiso per poi farti ripiombare nell'inferno. Mentre i tifosi padroni di casa dello Sheffield Wednesday sono presi dai festeggiamenti, sbeffeggiamenti verso gli avversari e saltelli in ogni settore dell'impianto...arriva la doccia gelata. Al minuto 67, esattamente due minuti dopo il pareggio, su di una verticalizzazione lo United passa nuovamente in vantaggio grazie alla rete di Duffy. Improvvisamente, sopra ad Hillsborough, cala il buio totale il quale, però, dà il via agli sfottò dei tifosi Blades verso i tifosi Owls. Siamo sul 2-3. Dieci minuti più tardi, al minuto 77, la vera esplosione di gioia dei tifosi “away”. Clarke si fa largo con la forza tra i due difensori del Wednsday, Lees e Van Aken, e a tu per tu con Westwood insacca per la rete del definitivo 2-4. I tifosi di casa dello Wednesday non possono far altro che osservare i tifosi rivali atti a sbeffeggiarli con cori di scherno quali: “your not bouncing anymore!” (non salti più!). 
Quella partita viene ricordata con gioia da parte dei tifosi United più che altro per la dinamica del match in sé. Le prese in giro da parte dei Blades arrivarono a tal punto di produrre magliette, felpe, tazze da tè, bottiglie e gadget vari con su scritto, appunto, “The Bouncing Day Massacre”.
L'altra partita che merita di essere ricordata fu quella giocata il 3 aprile del 1993 in occasione della semifinale di FA Cup. La Football Association decise che quel “Steel City Derby” dovesse giocarsi in campo neutro ad Elland Road (lo stadio del Leeds United) mentre, l'altra semifinale tra Arsenal e Tottenham, si dovesse disputare sempre in campo neutro ma a Wembley. 
I tifosi di Sheffield Wednesday e Sheffield United non furono d'accordo con questa decisione, in quanto, non capita tutti i giorni di andare a vedere i propri beniamini all'ombra delle due torri che vi erano nel vecchio Wembley. Grazie alla pressione dei tifosi, spalleggiati dalla rispettive società, alla fine la Football Assosation decise di far giocare la partita a Londra presso Wembley. Il match si concluse con la vittoria per 2-1 dello Sheffield Wednesday nei tempi supplementari. Quel giorno venne raggiunto un record di media spettatori con la cifra 75.364 tifosi presenti sugli spalti dell'impianto per eccellenza del Regno Unito.
Per quanto riguardano schermaglie tra le due tifoserie, va detto, che spesso è capitata qualche scazzottata ma il tutto non ha mai avuto un'ampia cassa di risonanza di episodi clamorosamente violenti. Si dice che le due tifoserie abbiano un tipo di rapporto feroce ma sano come gli stessi rispettivi club. Basti pensare che lo Sheffield Wednesday costituito, ricordiamo, nel 1867, giocava le sue partite a Bramall Lane fino al 1889 abbandonandolo, poi, a causa di una disputa sull'affitto. Per compensare la perdita di entrate, il Comitato Cricket prese la decisione di formare un'altra squadra di calcio, così fu fondato lo Sheffield United diventando, Bramall Lane, la casa di quest'ultimi.
I due club molto spesso hanno collaborato tra di loro in onore della città stessa. 
Nel 2011 presero parte alla conferenza congiunta chiamata “Supporting Sheffield” nella quale venne annunciata una comune sponsorizzazione, da parte dei due club, di aziende produttive locali della città di Sheffield. I due sponsor locali erano Westfield Health (un'organizzazione sanitaria no-profit) ed il Gilder Group (un concessionario di automobili).
Arrivati a questo punto penso sia doveroso fare delle riflessioni conclusive. Probabilmente con il calcio moderno che orbita, ormai, tutto attorno al denaro l'essenza di classe operaia associata al “mondo pallonaro” sta andando sempre più scemando. A Sheffield i tifosi dei due club ancora sono orgogliosi delle loro radici e del loro senso di appartenenza sociale. Questo lo si percepisce sia ad Hillsborough che a Bramall Lane dove, i rispettivi supporters, ogni settimana lavorano nelle fabbriche e nelle acciaierie della città e, quando arriva il weekend, ci sono soltanto gli Owls oppure i Blades. Tutto il resto non conta più. Anche se non sono tra i club più titolati d'Inghilterra, il loro senso di appartenenza, la loro passione, la loro sana rivalità vale, probabilmente, più di qualsiasi fuoriclasse che possa, un giorno magari, approdare ad una delle squadre.

Che sia Sheffield Wednesday o Sheffield United, che sia Owls oppure Blades, che sia bianco blu o bianco rosso...QUESTA E' SHEFFIELD!
di Damiano Francesconi

10 ottobre 2025

"UNITED vs WEDNESDAY. Il derby duro come l’acciaio di Sheffield" di Andrea Maggiolo (Bradipolibri), 2021

Al di qua del Canale della Manica in pochi sanno di che cosa si tratti. Invece a Sheffield lo Steel City Derby e lo Steel City Divide (la divisione della città tra opposte tifoserie) sono parte integrante del comune sentire dal 1890, quando le due squadre, in un freddo giorno di dicembre, si sono incontrate per la prima volta su un campo di calcio. La divisione delle tifoserie è oggi tutt'altro che "classista", non c’è politica o religione che tenga (a differenza, ad esempio, dell'Old Firm di Glasgow). Il derby è vita quotidiana. Ci sono tifosi del Wednesday che non mangiano lo streaky bacon, quello a strisce, perché gli ricorda la maglia dello United. Ci sono quelli che non menzionano né fanno riferimento ai loro rivali per nome, ma sempre e solo come "loro" o "l'altra parte". Le nuove generazioni si nutrono dei ricordi dei più anziani in attesa del prossimo incontro. Wednesday (Owls, i gufi biancoblu) contro United (Blades, le lame biancorosse). E' raro che a Sheffield un bambino appassionato di football tifi per Manchester United, Liverpool, Chelsea o Arsenal. Si va allo stadio, in tanti, si nasce e si cresce "red or blue", Wednesday o United. Una rivalità fiera, tosta, che pervade tutto nelle settimane che precedono e seguono i derby, e al cui interno sono state scritte emozionanti pagine di storia del football.Sheffield città industriale, la città "più brutta del mondo antico" secondo George Orwell. Più prosaicamente Steel City, la città dell'acciaio, mezzo milione abbondante di abitanti nel South Yorkshire. Per decenni le acciaierie di Sheffield sono state il simbolo e il cuore dell'Inghilterra operaia, quella del nord, da cui Londra a volte è lontanissima, sentimentalmente ancor più che geograficamente. L'acciaio di Sheffield è ancora oggi esportato in tutto il mondo, ma è il mondo a essere cambiato, ben più della sfida tra le due anime della città. United - Wednesday da più di un secolo non è una semplice partita di pallone. La città trasuda football: qui nel 1857 è stata fondata la prima squadra di calcio della storia, lo Sheffield Football Club, da sempre e orgogliosamente per sempre nelle divisioni inferiori. Qualche anno dopo sono arrivate Wednesday e United, che da 130 anni danno vita a uno dei derby più caldi, competitivi e sentiti del pianeta calcio.

11 agosto 2025

"WORKING CLASS HERO" di Simone Galeotti

Quando la siderurgia inglese restò paralizzata, e scioperi e agitazioni si allargarono a macchia d'olio, i negoziati fra le Unions e la British Steel Corporation assunsero toni scoraggianti lasciando troppo ampio il divario fra offerte e rivendicazioni. Il governo non intese intervenire nella disputa. A indebolire la posizione della
British Steel Corporation contribuì una decisione del supremo tribunale di appello, quello dei Law Lords, costituito dai nove giudici che siedono alla camera dei Pari. Fu una vicenda complessa. La British Steel Corporation produceva due terzi dell'acciaio inglese: i sindacati concordavano di coinvolgere nella battaglia anche le aziende siderurgiche private, quelle della Independent Steel Producers Association. Robusti picchetti assediavano gli stabilimenti e gli operai venivano convinti ad astenersi dal lavoro. Subito le Unions contrattaccavano: si rivolgevano ai tribunali dichiarando illegittima la strategia della Iron and Steel Trades Coniederation, l'organo che raggruppava i vari sindacati. Le Unions sapevano che la Corporation era in bancarotta, e che avrebbe dovuto chiudere numerosi stabilimenti licenziando migliaia di operai. Solo allora il governo Thatcher varò un disegno di legge per portare un po' di disciplina in materia di scioperi dopo le disastrose esperienze degli anni settanta. Frattanto, una azienda siderurgica privata, l’antica Heidfeld, di Sheffield, perse la pazienza con la signora inseditasi al numero 5 di Downing Street. Il consiglio di amministrazione condannò la troppa inerzia del governo dichiarando:

“Anche noi organizzeremo picchetti, ma attorno agli uffici di contabilità, non pagheremo allo Stato né tasse né Iva, né contributi sociali.”

"The Full Monty" è stata una fotografia esatta dello stato delle cose. Solo una piccola parte di operai solo ritrovò un altro impiego. Il resto viveva di sussidio e di lavori improvvisati, più o meno strampalati, proprio come quello dello “striptease” ideato dal suddetto film. Gaz, uno dei protagonisti, se ne andava in giro con la maglia dello Sheffield United. Una scelta non casuale. Il vero disoccupato di Sheffield tifa per le Blades. Perché bisogna essere sfortunati nella sfortuna. Lo United, fondato nel 1889, ha una sala dei trofei piuttosto datata. Certo, dalle parti di Bramall Lane possono vantarsi di essere stati i primi nel mondo ad aver coniugato il suffisso “United” con il nome della città e di giocare dentro l’impianto più antico ancora in uso nel calcio. Fino a poco tempo fa il sillogismo sulle blades (ndr: le due sciabole incrociate sul logo vennero introdotte nel 1977 dal manager Jimmy Sirrel e disegnate dall’ex giocatore Jimmy Hagan) si riduceva a queste considerazioni piombando poi nel romanticismo più stretto facendo riferimento al fatto che forse non esiste niente di più affascinante dell’essere incompiuti, del perdere sempre e del non arrivare mai smarrendosi in sogni impossibili. Insomma in teoria, in mera teoria, appare un sentimento puro, onesto. Per la colonna sonora andrà sempre benissimo quella di Joe Cocker: You Can Leave Your Hat On. E allora dai Gaz, convinci pel di carota Lomper ad aspettare un po’ prima di suicidarsi sulla collina di Bardwell Road.


Ah, lo Shiregreen esiste veramente, il grande pub del famoso spogliarello cinematografico, è il sipario è ancora lo stesso. Le donne ci sono, pronte a infiammarsi, urlare e applaudire. In realtà il locale sarebbe un “Working men club”, un dopolavoro per chi il lavoro ce l’ha. Ma già di prima mattina si riempie di disoccupati o sfaccendati. Nella sala biliardi, covo di personaggi usciti dall'iconografia dell'ufficio di collocamento, si gioca a "snooker", o in alternativa, a freccette. Ma la sera lo Shiregreen vive di spogliarello. Terry Green, 55 anni, è stato per un decennio il segretario del club, e in una vecchia intervista al "Guardian" spiegava così la filosofia:

"Quando lo strip è femminile, in scena c’è una donna, sola. Quando è maschile gli “stripper” si presentano in gruppo: una sera c'era tanta frenesia che, prima del numero, una spettatrice è salita sul palco e, invasata dalla musica, ha fatto la luna".

“...Cioe'?”

"Si è calata le mutande e ha mostrato il sedere. Abbiamo dovuto cacciarla di forza. Insomma abbiamo capito che le donne si divertono. E vengono allo Shiregreen".

Parliamo d'altro. Si lo so "Working Class Hero" la canta John Lennon e l'hanno pure rifatta i Green Day leggermente più lisergica ma nemmeno troppo. Tuttavia a Sheffield cantano volentieri anche “London burning they all shout/ But I wouldn’t even piss on it to put the fire out” (“'Londra brucia, gridano tutti/ Ma io non ci piscerei sopra neanche per spegnere l’incendio”) l’icastico anthem con cui la band di Sheffield dal nome bizzarro 2.3, sbeffeggiava i Clash in “(I Don’t Care About) London”.

E nel 1993 la Steel City visse la sua sublimazione proprio nella capitale, in palio c’era l’accesso alla finale di FA Cup, un trofeo mummificato nella vetrina del Lane dal 1925. Naturalmente fu un esodo: auto, bus, mezzi di fortuna.

Alla fine i tornelli di Wembley dissero 75.364.

Dave Bassett sulla panchina delle “lame” avrebbe dovuto essere colui che poteva riportare a qualche fasto lo Sheffield United ma (ovvio) non andò bene. Dopo un minuto una magistrale punizione da trenta metri di Chris Waddle si infilò alle spalle di Alan Kelly e per tutta la partita il nazionale inglese restò un’autentica spina nel fianco nella difesa avversaria: curvo. Franz Carr e Brian Deane, i due colored delle blades, tentarono di trovare spazi fra le maglie strette di Carlton Palmer e Viv Anderson. Quando Paul Warhurst centrò in pieno l’incrocio dei pali, lo United colse il pari. Franz Carr servì il centravanti Alan Cork che fu bravo a mettere in rete sull’uscita di Woods. Cork era un bel personaggio, se non avesse avuto la maglia biancorossa poteva tranquillamente essere scambiato per un iracondo profeta da antico testamento: calvo, barba grigiastra e occhi spiritati. Quando giocava nel Wimbledon, e la sua inclemente calvizie era ormai ben visibile, i tifosi gli dedicarono un coretto espressivo:

“Alan Cork, Alan Cork, he's got no hair but we don't care”.
Ai supplementari le ”owls” ebbero la meglio. John Harkes dalla lunetta del corner telecomandò un pallone sulla testa di Mark Bright che anticipò tutti spedendo in finale i suoi.

Oh, è passata una vita eppure non sembrerebbe. Lo Sheffield United resta il solito club confuso fra antico e moderno, va evocato e lui si adatta al presente solo ti dice subito di non pretendere troppo, di accontentarti, mentre un vago sapore di anarchia ti riempie le narici, basta solo a constatare bene l'insieme di quei tre colori, che qualcuno dalle parti di Bramall Lane ritiene mutuati da William Godwin, politico e filosofo britannico, che, con le sue riflessioni sulla caduta della Rivoluzione francese nella dittatura giacobina, precorrerà e ispirerà proprio il pensiero anarchico dominante del XIX secolo.

30 aprile 2025

STADIA - Gli stadi di Sheffield

Dopo alcuni articoli di vario genere torno ad occuparmi di stadi, rubrica che aveva destato interesse con i precedenti servizi sugli impianti progettati dall’Arch. Leitch e su quelli scomparsi in Londra.




















Per questo viaggio ci spostiamo più a nord e precisamente in Yorkshire, a Sheffield che un tempo era universalmente riconosciuta come la capitale dell’acciaio, della lavorazione di lame, delle posaterie oltre che dell’argento. Il calcio era un tipico svago dei lavoratori delle tante fabbriche locali visto che questa grande città non offriva, e se ci è consentito, non offre tutt’ora grossi diversivi e svaghi alternativi. Per fortuna che il football non venne a mancare, almeno quello, durante gli anni 70 e 80 quando il declino delle industrie locali lasciò senza lavoro o in condizioni precarie migliaia di operai e impiegati. 
Come ben saprete qui troviamo due clubs storici della football league, il Sheffield Wednesday fondato nel 1867 e il Sheffield United nato nel 1889 con le rispettive case ovvero Hillsborough e Bramall Lane. Hillsborough è un luogo caro a tutti noi appassionati poiché è stato usato innumerevoli volte come sede della semifinale di FA Cup, tra cui anche quella tragica del 1989 quando 96 sostenitori del Liverpool perirono soffocati, calpestati o schiacciati contro le recinzioni allora purtroppo in voga, estrema difesa negli anni bui dell’hooliganismo. Aperto nel 1899, fu conosciuto fino al 1912 come Owlerton. Il primo consistente intervento fu la costruzione del South Stand che aveva sul tetto il sontuoso padiglione con orologio ed il nome del club. Fortunatamente nei più recenti ammodernamenti il gable in questione ha mantenuto il suo posto sia pure in forma più attuale. Successivamente anche le West e North Bank furono coperte, mentre l’ East End meglio conosciuta come Kop dovette attendere ancora molto prima di permettere agli occupanti una protezione dagli elementi.
Successivi importanti interventi furono realizzati in occasione della scelta di inserire Hillsborough come una delle sedi del mondiale 1966. Furono realizzati in successione un nuovo North Stand, un nuovo West Stand e furono aumentati i posti a sedere nel South Stand. Il successivo drastico cambiamento giunse in seguito al noto Taylor Report che ridusse la capienza e fece si che nel giro di due anni tutto l’impianto diventasse completamente con posti a sedere. Si passò così dai 60.000 posti dei primi anni 70 all’attuale capienza di poco superiore ai 36.000 seats. Il record di presenze, quasi 73.000, si registrò nel 1934 per un quinto round di FA Cup contro il Manchester City. 
Da segnalare un paio di curiosità: in Leppings Lane, la via che passa dietro il West Stand, c’è un piccolo ma fornitissimo negozio di memorabilia calcistica; se un giorno doveste fare una visita alla casa degli Owls andateci e magari vi troverete quel vecchio programma o annuario che mancavano alla vostra collezione. Il Wednesday prima di giungere a Hillsborough usò per alcune partite di cartello lo stadio dei “cugini” dell’United ovvero Bramall Lane.

























La casa dello Sheffield United nasce come impianto per il cricket nel 1854. Proprio dal locale cricket club sorge l’United e di conseguenza l’impianto ebbe sino agli anni 70 una situazione particolare, ovvero i terreni di gioco delle due discipline erano confinanti e la parte dedicata al football aveva solo tre blocchi di gradinate, mentre il quarto lato era aperto sul campo da cricket. Durante l’ultimo conflitto mondiale, ben 10 bombe colpirono e danneggiarono seriamente le strutture esistenti. Una volta terminati i lavori post-bellici di recupero e restauro, che durarono diversi anni, l’United iniziò a fare pressioni al fine di poter ottenere il campo da cricket per edificarvi un nuovo Stand. Ciò avvenne nel 1975 quando fu inaugurata la nuova tribuna, dopo che l’ultima partita dedicata a bats e wickets avvenne nell’agosto del 1973. 
La parte più vecchia era il John Street Stand, ovvero la tribuna principale, mentre dietro le rispettive porte si trovavano due ampie terraces di cui quella ad est era chiamata, anche qui, Spion Kop. Drastica la diminuzione di capienza per effetto del solito Taylor Report che ridusse ad un comunque più che confortevole 30.000 posti quello che sino ai primi anni 70 ne ospitava 55.000. Il record di presenze si ebbe nel 1936 per un quinto turno di FA Cup contro il Leeds United con oltre 68.000 spettatori. 
La tipologia dello stadio di Bramall Lane non fu unica visto che anche il County Ground di Northampton si divideva tra football e cricket ed anche in questo caso solo tre lati di tribune vennero erette. Ma il Northampton Town a differenza dei Blades non costruì mai il quarto Stand, ma si trasferì nel nuovo impianto di Sixfields nel 1994.
Al Sheffield United invece, con l’acquisizione del terreno destinato al cricket, oltre alla quarta tribuna ed al completo enclosing dell’impianto, restò abbastanza spazio per costruire uno dei parcheggi più ampi della FL. Considerando che gli stadi di Sheffield sono affascinatamente incastrati tra file di terraced houses, quello di un ampio parcheggio adiacente le tribune è sicuramente un enorme plus.
di Gianluca Ottone, da "UK Football please"

24 febbraio 2025

"TONY CURRIE. Un pesce grande in una vasca piccola" di Fabrizio Miccio


























Personalmente ritengo che gli anni ’70 siano stati il periodo ove, piu’ di altri,e certamente molto piu’ di adesso, il calcio inglese abbia mostrato la quintessenza di se stesso. 
Infatti credo che gli elementi piu’ tradizionali e caratteristici, che fanno del calcio albionico un universo speciale, ebbero in quel tempo la loro massima purezza, prima della “contaminazione esterna” in atto ormai da molti anni. Probabilmente il mio giudizio e’ fortemente influenzato dal fatto che ho conosciuto e mi sono appassionato a questo mondo proprio in quegli anni. Tuttavia penso che molti altri fattori concorrano all’obiettivita’ della mia opinione.
Tra tutti questi elementi, le spiccate e consistenti personalita’ degli attori principali, leggasi “footballers”, che hanno calcato i campi della Football League, ne sono forse uno dei motivi principali. Tra le tante e variegate stelle pedatorie del periodo, ho sempre avuto una speciale predilezione per Tony Currie. Forse perche’ uno dei pochi che ha preferito tenere un basso profilo (a dispetto dei media) mostrandosi solo attraverso le sue gesta in campo, un atteggiamento nettamente in controtendenza con l’andazzo del tempo, da Best a Bowles, da Keegan a Charlie George, solo per citarne alcuni. 
Il fatto che Tony non abbia mai indossato le varie casacche di Manchester United, Arsenal o Liverpool, ma si sia messo in luce con squadre non di primissimo piano (il Leeds di fine anni 70’ non puo’ definirsi tale) contribuisce alla splendida e per certi versi affascinante figura del centrocampista dinamico ma tecnico di Edgware.
Nato infatti in quel sobborgo londinese il giorno di capodanno del 1950, il piccolo Tony vive un infanzia non semplice: il padre lascera’ la famiglia dopo pochi anni dalla nascita, e sara’ lo zio ad occuparsi di lui. Lo Shed di Stamford Bridge ospita spesso i due, entrambi ammirati dalle prodezze di Jimmy Greaves e Bobby Tambling, icone dei blues di quel periodo. Tony gioca bene al calcio, ma i club professionistici della sua area non se ne accorgono. Sara’ il Watford del suo futuro mentore Ken Furphy a proporgli un contratto nell’estate 1967, prima da apprendista e poi da professionista. Furphy, player manager degli Hornets, club di 3° divisione, ne intravede le enormi potenzialita’: lo plasma e lo educa tatticamente, trovandogli la piu’ idonea collocazione in campo per le sue caratteristiche. Currie e’ un grande faticatore in mezzo al campo, ma, collocato appena a ridosso dei due attaccanti, riesce a dare il meglio di se’, grazie ad un “ultimo passaggio” di classe cristallina ed un tiro dalla distanza mortifero. 
Nel suo primo campionato da professionista, a soli 17 anni, con la maglia gialla del Watford sigla 9 reti e colleziona 17 presenze. Arriva immediata e logica conseguenza la proposta di un club di maggiore rilievo, seppur di Second Division: lo Sheffield United. Per £27.500 il diciottenne Tony si trasferisce al Bramall Lane: e’ la conferma del suo ingresso nel grande calcio, una proposta irrinunciabile. Currie impersonifichera’ la resurrezione del club biancorosso dello Yorkshire, che nel 70-71 centra la promozione in First Division grazie soprattutto alle brillanti e continue prestazioni del biondo centrocampista londinese. 
Le stagioni a Sheffield (alla fine saranno 8) maturano il ragazzo e ne risaltano l’acume tattico. Conseguentemente i grandi clubs dell’epoca iniziano a bussare alla porta dello Sheffield United e sara’ cosi’ per tanti anni. 

Ma Tony non approdera’ mai ad un grande club, anche se non sempre per propria scelta. Per sua postuma ammissione preferi’ sempre sentirsi importante nel proprio club piuttosto che uno dei tanti, cioe’ “un pesce grande in una vasca piccola”. Personalmente ho sempre ammirato questa scelta, sinonimo di personalità e attaccamento alla maglia che si indossa. Currie arriverà anche in nazionale (17 caps) indipendentemente dalla maglia di club indossata e sara’ per sempre uno degli idoli piu’ amati dei fans biancorossi di Sheffield. 
Fu ribattezzato il Gunter Netzer inglese per la netta somiglianza di gioco con il grande centrocampista teutonico e per la piu’ lieve somiglianza fisica. La sua innata timidezza fuori dai campi di gioco fu tuttavia un piccolo limite per la sua carriera. Molto introverso e taciturno, Tony, al limite del triste, (Bowles, suo compagno in nazionale ricorda che non rideva quasi mai) probabilmente non si rese mai conto pienamente del talento innato che possedeva. Ma in campo si trasformava: ed aveva atteggiamenti nettamente contrastanti con il suo carattere, quasi istrionici. Una sorta di dottor Jekyll e Mr.Hyde. Esempio classico di come il nostro eroe si trovasse molto piu’ a suo agio con la palla tra i piedi che in mezzo alla gente.  Un altro grande limite di Currie furono i tanti, troppi infortuni che ne limitarono in parte le potenzialità; ma il suo modo di giocare era troppo generoso per essere immune da incidenti. Il 6° posto del 1974/75 fu il picco piu’ alto, sia dello Sheffield Utd, che di Currie, a livello di First Division. La storica partecipazione alla Coppa UEFA svani’ all’ultima giornata con uno 0-0 a Birmingham contro il City. 
Nell’Agosto del 76 Tony approda al vicinissimo Leeds United., ormai squadra lontanissima dai fasti degli anni precedenti, con l’ enorme responsabilità di non far rimpiangere i vari Bremner o Giles. Ma in maglia bianca Currie non lascera’ segni tangibili: tre stagioni costellate da infortuni e delusioni, accentuate dal declino lento ma inesorabile del club di Elland Road. Problemi di famiglia e la conseguente necessità di tornare a Londra, lo indussero ad accettare le proposte del Queens Park Rangers di Tommy Docherty, ma anche a Loftus Road, Tony, perseguitato da un malanno ad un ginocchio e da una caviglia in disordine, non riuscirà ad offrire il meglio di sè. Tuttavia, pur con una sola gamba, porto’ i Rangers alla finale di FA Cup del 1982 contro gli Spurs, ove fu capitano e protagonista sfortunatissimo. 
Nella finale, una punizione di Hoddle lo colpi’ in barriera e devio’ imparabilmente la traiettoria della palla che fini’ in rete. Nel replay (1-1 dopo la prima gara…bei tempi..) commise il fallo da rigore che sanci’ la vittoria del Tottenham. Non sempre, come sappiamo, le carriere degli eroi pedatori, soprattutto in Gran Bretagna, sono giudicate sulla base di vittorie e sconfitte. 
Currie e’ stato un idolo dei suoi tifosi, indipendentemente dalle vittorie.
di Fabrizio Miccio, da "UK Football please"
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