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21 aprile 2026

"PENNY LANE. Guida ai luoghi leggendari dei Beatles a Londra e Liverpool" di Alfredo Marziano & Mark Worden (Giunti), 2010


Dopo il successo di Floydspotting, esce ora questa guida geografica ai luoghi della vita e della musica dei Beatles.120 schede raggruppate per aree geografiche e corredate da fotografie inedite e mappe stradali divise in due sezioni. Da Liverpool a Londra il tour parte dalle case di nascita e di residenza dei Quattro e di altri protagonisti chiave della vicenda e prosegue con i locali e i luoghi della memoria: Penny Lane e Strawberry Field, che hanno ispirato canzoni leggendarie. E poi i luoghi che furono teatro di famose sequenze cinematografiche o di scatti per le copertine dei dischi o che i Beatles frequentarono per impegni professionali.

12 marzo 2026

"MUSIC, SUBCULTURE & OF COURSE FOOTBALL" di Damiano Francesconi

Connubio è quella parola che, spesso, viene usata per star a significare un'unione di più cose tutte insieme. Cose che, unite tra di loro, possono dar vita ad un qualcosa di unico, raro, particolare, indimenticabile e per, alcuni, identificativo.





















L' Inghilterra, da sempre, è una nazione in continua evoluzione ed in continuo cambio di vesti. Storicamente parlando è stato, probabilmente, uno degli epicentri per lo sviluppo di determinate tendeze, culture sociali ed identitarie. Erroneamente, talvolta, pensando all'Inghilterra si pensa che sia stata sempre e solo Londra la portavoce di vari sviluppi in ambito socio-culturale. Eppure le cose non stanno proprio così.
Andiamo con ordine, di cosa si parlerà in questo mio scritto? Il Regno Unito non è sempre stato, solamente, un faro che ha illuminato la sola strada legata al calcio, con le sue tradizioni, le sue storie, i suoi aneddoti ricolmi di un fascino senza tempo. 
Nella terra d'Albione, tra gli anni 50 fino ai primi 2000, vi è stata una vera e propria rivoluzione (parola presa in prestito) di strada e giovanile che ha dato il là a nuove tendenze sia musicali che attitudinali.

La storia che verrà raccontata questa volta dista, circa, 150 km da Londra. Ci troviamo nelle West Midlands (nord-ovest rispetto la capitale inglese) più precisamente nella città di Coventry. Una città del nord dal tipico clima oceanico con estati fresche ed inverni, più o meno, tiepidi. Coventry è, rispetto alle vicine Birmingham e Leicester, una città di gran lunga più antica ed è stata, per tanto tempo, uno degli epicentri per la lavorazione di tessuti divenendo, nel periodo medievale, una delle più importanti città a livello economico. Durante la seconda guerra mondiale insieme a Londra ed Hull fu una delle città più duramente colpite dagli attacchi portati avanti dalla Germania nazista. Nel secondo dopoguerra molte furono le difficoltà ed altrettanti gli strascichi lasciati dal conflitto. La ripresa economica locale non fu per nulla semplice ma, con il tempo, la città riuscirà, pian piano, a risollevarsi grazie anche al boom delle aziende automobilistiche che aprirono, da quelle parti, negli anni 70.

Alla fine degli anni 50 vi fu un grande esodo, dalle ex colonie britanniche, in particolare dalla Giamaica, di diversi migranti di colore i quali cercavano miglior fortuna nella "terra promessa" chiamata Inghilterra. Insieme a Londra, la città di Coventry, fu una di quelle che più di tutte subì questa "invasione". Ma con il senno di poi, questa "invasione", porterà tanta ma tanta notorietà alla città delle Midlands ed una forte ventata di novità soprattutto tra la gioventù cresciuta tra gli anni 60, 70 ed 80.
Quelli erano anni di forte rabbia sociale e di forte contrasti tra quella generazione appena uscita dalla seconda guerra mondiale e quella nata subito dopo. I giovani dell'epoca erano rabbiosi, rancorosi e non vedevano di buon occhio l'avvenire. I ragazzi della cosiddetta working class britannica erano alla ricerca continua di nuove sfide, tendenze e stili. C'era quella voglia matta di cambiare tutto. Eppure quella novità arrivò proprio dall'immigrazione. Non a caso con i flussi migratori, dalla Giamaica, venne importato uno stile musicale che per i ragazzi bianchi della classe operaia inglese fu una vera e proprio ventata d'aria fresca. Reggae, Rocksteady e, soprattutto, lo Ska furono delle vibrazioni totalmente nuove a livello musicale che crearono una miscelazione tra i giovanotti bianchi e neri di quei tempi. Ma non fu solo la musica a fare da padrone. Infatti i giovani inglesi rimasero molto affascinati dal dress-code di molti coetanei dalla pelle scura. Fu grazie a loro che, in Inghilterra, fecero il loro esordio i cosiddetti "rudeboys". Questi erano dei ragazzi di colore con una stile molto "dandy" (per così dire) e molto curato. Giacca, cravatta, scarpa lucida, bretelle, pantalone stretto. Tutto ciò venne assimilato dai kids britannici i quali, soprattutto, la sera dopo le fatiche del lavoro giornaliero andavano al club a ballare a ritmi musicali sopracitati qualche rigo sopra. Un aspetto "smart" ma con un attitudine molto "riottosa". Si perchè sia il classico rudeboy giamaicano che il rudeeboy versione british avevano in comune anche il fatto di far bisboccia, casino e perchè no...menare un pò le mani. 
Dopotutto si trattava di due stili provenienti dalle difficoltà della strada. 
Una strada che congiungeva Kingston e Londra...anzi Coventry.

Coventry, come spiegato poc'anzi, fu un vero e proprio fulcro di questa miscelazione. Nulla aveva da invidiare a Londra in tal senso. Le prime sottoculture nacquero, infatti, nelle Midlands oltre che, ovviamente, nella capitale. I Rudeboys giamaicani in "salsa britannica" furono, forse, gli Skinheads della prima ondata nata a fine anni 60. I cosiddetti "originals". Anche i Mods, nati anni prima degli Skin, senza dubbio hanno subito una forte influenza, soprattutto, a carattere musicale.

La città di Coventry negli anni 70/80 divenne la città il simbolo con cui combattere la piaga del razzismo che, comunque sia, in quegli anni attanagliava tutto il Regno Unito. Spesso, ai concerti Ska o Reggae, personalità vicine a movimenti notoriamente ed estramamente destrorsi, i quali avevano avuto l'astuzia di "accalappiare" molti giovani sbandati vicini al mondo sottoculturale, tendevano a rovinare i concerti o a fare volantinaggi di dubbio gusto circa l'apertura mentale verso nuove realtà entiche. Ciò comportava, talvolta, violente risse tra giovani di vedute differenti. Non sempre ciò accadeva ai concerti Reggae o Ska, forse più nella scena, che sorse verso la fine degl anni 70, chiamata Oi!...una scena nata, a sua volta, da una costola del già noto, in quegli anni, Punk.
Questa dilagante piaga fu utile, molto spesso, alla stampa per dare vita ad articoli, il più delle volte, fantasiosi dove si tendeva ad etichettare i giovani legati ad una sottocultura, piuttosto che un'altra. "Violenti e razzisti senza cervello" questi i termini. Il "folk devil" per eccellenza, per gli "addetti stampa, erano un pò tutti: Skinheads, Mods, Rockers, Punk. Tutti colpevoli insomma, intercambiabili in base all'articolo da "sfornare".

Per combattere questi stereotipi, a Coventry, iniziò una vera e propria battaglia sociale e, molto spesso, le frecce da usare per questo arco erano date proprio dalla musica. Musica popolare, meticcia, urbana, sintomo di angoscia e sofferenza, ma anche di un desiderio collettivo di gioia, rivalsa e rabbia gridata a gran voce. Una musica che desse voce a tutti, agli ultimi reietti della società giovanile britannica post-coloniale e multiculturale.
Band arcinote come The Specials, Madness, The Selecters, Bad Manners, The Beat furono i portabandiera i questa svolta suonata al ritmo dello Ska "Black-British Version".

Questi gruppi sopracitati erano le "top band" del genere musicale nato a fine anni 70, a Coventry, famoso come 2Tone Ska. Ad onor di cronaca va detto che solo i The Specials, veri pionieri del movimento, erano proprio di Coventry. Questa musicalità prevedeva una miscelazione tra il classico Ska alimentato con un poco di New Wave, Pop e Punk. Da lì a poco nascerà anche la label chiamata 2Tone Records ideata da Jerry Dammers già membro dei The Specials.
L'obiettivo era semplice: abbattere tensioni sociali e divisioni razziali nell'Inghilterra neo-liberista dell'era Margharet Thatcher. Molti giovani erano attratti da questa scena che andava mano a mano crescendo. Una scena sottoculturale che accomunava tutti: mods, rudeboys, skinheads, bianchi, neri...tutti insieme appassionatamente!

Ma in tutto ciò...il calcio? Il club noto della città di Coventry è il Coventry City. Un club che non ha mai avuto i grandi riflettori puntati. Nel suo palmarés può vantare, solamente, una Coppa d'Inghilterra ma ha, da sempre, un grande seguito soprattutto nella regione delle West Midlands. Le sue storiche arcirivali sono, da sempre, Aston Villa e Leicester City. Rivalità dovute alla "supremazia territoriale" vista la stessa locazione geografica.
Il club ha sempre fatto grandi campagne contro ogni forma di razzismo soprattutto negli ultimi anni e, proprio recentemente, ha creato un CONUBBIO (ecco che torna la prima parola dell'articolo) che unisce calcio, sottocultura e musica per una nobile battaglia qual'è quella contro il razzismo. Nel 2019, a quarant'anni dalla nascita della 2Tone, il Coventry City creò una bellissima collaborazione con la label in onore di essa. La terza maglia, infatti, venne fatta completamente a scacchi bianconeri. La stessa armocromia che rappresenta da più di quarant'anni il genere Ska. Bianchi e neri insieme (le band più influenti della scena erano formate da membri inglesi e giamaicani). Ma non è tutto, su queste maglie da gara andate completamente a ruba, vi era rappresentato, ovviamente, anche il mitico Walt Jabsco, rudeboy in abito nero, camicia bianca, cravatta nera, cappello stile "pork pie", calzini bianchi e mocassini neri simbolo di questo movimento/label.

Il 18 dicembre 2022 è venuto a mancare la voce ed il leader dei The Specials, Terry Hall. Un vero e proprio figlio di Coventry, nato e cresciuto in quelle strade. Un'icona musicale ed un perno fondamentale, anche, nell'ambito sottoculturale. Il Coventry City, già prima della sua dipartita, era solito mettere in filodiffusione, prima d'ogni match casalingo al City of Coventry Stadium, musica Ska della 2tone ma dalla morte di Terry Hall è diventata un consuetudine imprescindibile.

In un'intervista del 2019 Terry disse testualmente: "Quando siamo nati con gli Specials abbiamo compreso e giudicato la nostra condizione sociale. Eravamo giovani ragazzi, senza lavoro, senza futuro, zero, un bel niente! Decidemmo di fare qualcosa e di condividere con gli altri le nostre difficoltà. I problemi della società non se ne sono andati. 
Hanno solo cambiato forma e colore". Questa è stata, probabilmente, la missione della 2Tone e della sua "prima linea musicale". Una luce nel buio in una situazione sociale, quella dell'Inghilterra thatcheriana, molto difficile soprattutto per i giovani troppo spesso usati come caprio espiatorio di turbolenti situazioni nelle strade, sugli spalti e/o nelle fabbriche. Tensioni sociali e razziali che tendevano, perlopiù, a creare spaccature non da poco.

Questo raccontato non è stato l'unico esempio di una miscela che è stata in grado amalgamare calcio, musica e sottocultura. Doveroso fare altri esempi quali il connubio tra Manchester City e lo storico club musicale mancuniano noto con il nome di The Hacienda, anche le continue sponsorizzazioni tra il Manchester United e la famosa band, sempre di Manchester, degli Stone Roses. Anche nelle realtà meno note vi è l'esempio della giovanile squadra del Seven Sisters FC di Neath sponsorizzata dalla band degli Sleaford Mods.

Diciamo che di esempi ve ne sono ma, quello di Coventry, è forse quello con un chiaro richiamo, oserei dire, politico-sociale non da poco. Una chiara presa di coscienza della propria unicità in ambito territoriale e del tessuto sociale della città stessa. Città da sempre aperta al multiculturalismo che ha dato modo di salire alla ribalta soprattutto in ambito musicale e CULTURALE. Voglio scriverla in grande questa parola perchè a Coventry, ormai, si tratta proprio di cultura e non più di una mera subcultura di strada. Chissà se anche il suo ultracentenario club calcistico locale riuscirà mai a raggiungere risultati importanti e ad arricchire un giorno (chissà) il suo palmarés, ad oggi, alimentato solo da quell'unica FA Cup vinta negli 80's. Anni, come spiegato, di grande rivolta nelle strade, una rivolta cantata e ballata a più riprese sotto i palchi ai concerti Ska della 2Tone.

Vediamo quale destino per gli Sky Blues del Coventry City... nel frattempo mettiamo su un bel disco dei The Specials, chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di essere nel moderno City of Coventry Stadium. Vicino a noi qualche amico, due passetti a ritmo Ska per smorzare la tensione prima del match e poi in alto le pinte se sul maxischermo dello stadio dovesse apparire il volto di Terry Hall. Un brindisi gli è più che dovuto.
"Too much...too young!"
di Damiano Francesconi

16 gennaio 2026

"IN INGHILTERRA CON GLI OASIS" di Giulio Carlo Pantalei (Perrone Editore), 2025


Nell'anno che consacra la reunion degli Oasis, l'evento musicale più atteso del decennio, Giulio Carlo Pantalei, inglese d'adozione, ci accompagna come a bordo di una supernova nel Regno Unito attraverso la storia e i brani iconici dei fratelli Gallagher, ricostruendo tra note e parole la geografia sentimentale della generazione che ha vissuto l'affermazione del Britpop e del nuovo Indie d'Oltremanica nei seminali anni Novanta. Londra, Manchester, Knebworth, Cambridge, Liverpool, la provincia e la campagna britannica: con una solida esperienza di vita e di musica in terra d'Albione, l'autore intreccia alcune delle proprie irripetibili esperienze – dalle registrazioni nei leggendari studi di Abbey Road sino all'incontro con Noel Gallagher – con l'ascesa degli Oasis nell'olimpo del rock.

13 ottobre 2025

[BRIT MUSIC] "CLAPTON IS GOD" di Giuseppe Lavalle

Non lo dico io, ci mancherebbe, ma la scritta apparsa nella stazione della metro di Islington, a Londra, nel 1967. Ed io ne ho le prove! 
Qualche anno fa ero ad Hyde Park per ascoltare la sua chitarra. Una giornata memorabile, da chitarrista pivello quale sono, ero di fronte al Dio del blues. La sua musica racconta la sua anima, il suo percorso di vita, con alti e bassi come tutti noi. La scoperta di essere quasi orfano e di essere stato cresciuto dai nonni e non dai genitori, con una sorella che in realtà era la madre, la droga e l’alcolismo, le donne e gli amori impossibili, la tragedia della morte assurda del figlio di 4 anni precipitato dalla finestra di un grattacielo e la malattia degenerativa. Tutto questo passa tra le note delle sue canzoni e la frasi suonate con la stratocaster. Non sono assoli stupefacenti o virtuosismi eccessivi, non a caso lui e soprannominato slowhand, ma racconti di quello che sente, di quello che è. C’è un bellissimo libro dal titolo "La filosofia di Eric Clapton. Il blues come sapere dell’anima", Memesis Edizioni scritto da Alberto Rezzi, che racconta la vita del 80enne di Ripley come “un percorso filosofico nella musica e nelle traiettorie esistenziali di Eric Clapton, per ricercare quel sapere dell’anima che per il chitarrista inglese significa blues”. Clapton ha avuto un enorme successo suonando in tanti gruppi, ma lasciandoli quando sentiva che non era quello che voleva, lui voleva fare blues. E’ diventato l’uomo del blues, e ad Hyde Park era di fronte a me.

22 settembre 2025

[BRIT MUSIC] "CAMDEN TOWN IS DEAD" di Giuseppe Lavalle

"Devi assolutamente andare a Camden Town, un posto carinissimo". Così mi ha detto la mia amica quando ha saputo del mio giro a Londra. 
Mercatini, gente, caldo, tutto ciò che per me è respingente, ma non perché sono snob, semplicemente non mi piace. No a Camden non ci vado. 
Però lì è conservato un set di Joe Strummer, nel negozio Dr. Martens, va bene, ci vado. 
Ci arrivo una mattina non troppo calda, una passeggiata per Camden High st. tra i palazzi colorati ed i numerosi negozi. Si respira un’aria da festa finita, la festa degli anni del punk, brevi ma intensi, nati sotto la genialità di Vivienne Westwood e Malcom McLaren che nel 1971 aprirono un negozio, e da lì un continuo crescere con le performance di gruppi come i Sex Pistols, i Madness, i Rolling Stones, i Joy Division, David Bowie, i Clash, gli Smiths e si potrebbe andare avanti. Quell’aria non si respira più, il fermento della subcultura di quegli anni è morto e sepolto, e camminare sulle sue ceneri fa effetto. 

Come fa effetto entrare nei negozi di dischi e strumenti musicali che erano il centro di quella vita musicale in quegli anni. Provo una Stratocaster, poi una Les Paul, illudendomi di sentire addosso il fremito degli artisti che son passati da lì, che sciocco! 
Poi vado allo store di Dr. Martens, tra anfibi e arredi stilosi vedo il set di Joe Strummer, è in una teca, come gli oggetti del passato che si mostrano nei musei. Un ricordo di quello che è stato e che non tornerà più. Esco dallo store, sono troppo deluso da tutto quello che ho visto, attraverso il mercatino “carinissimo” di Camden pieno di bancarelle vintage e ristoranti, è pieno di turisti come me, ha cambiato pelle e la musica che prima invadeva l’aria di Camden adesso è stata sostituita dal brusìo di quelli come me che camminano e guardano i vestiti usati sulle bancarelle.

Camden è come una di quelle giacche esposte nei negozi vintage, indossate da qualcun altro, la guardi, ti piace, ti evoca un periodo storico che hai letto sui libri e sentito nei dischi o nei racconti di qualcuno e che ti affascina, la indossi provando a respirare la vita del suo originario proprietario, e poi la riponi dove l’hai presa, avendo la consapevolezza che non è la tua giacca.

12 agosto 2025

"A LIVERPOOL CON I BEATLES. In the town where they werw born" di Giovanni Battista Menzani (Perrone Editore), 2024


Per molti secoli il porto di Liverpool è stato il principale scalo inglese. Qui transitavano non solo merci; dall'America arrivavano anche i dischi di Chuck Berry, Buddy Holly ed Elvis Presley, ovvero la scintilla che accese il cosiddetto "Merseybeat". Questo libro ripercorre l'epopea di quattro ragazzi della working class cresciuti tra le strade di una città povera e tetra, che con grande fatica si stava riprendendo dalle ferite della guerra. Le tappe del viaggio comprendono le case dell'infanzia di John e di Paul, il luogo dove avvenne il loro primo incontro, la tomba di una certa Eleanor Rigby, i quartieri di George e Ringo, il Cavern e gli altri club dei loro esordi, i templi del football e infine, ovviamente, Penny Lane e Strawberry Field.

6 luglio 2025

[BRIT MUSIC] “THIS IS IT, THIS IS HAPPENING” di Andrea Scarpellini

Da oggi il 4 luglio non ha piu' nulla a che vedere con la festa d'indipendenza americana
Da oggi il Big Bang non ha piu' nulla a che vedere con la relatività generale.
Da oggi il 4 luglio del 2025 è la data ufficiale del Big Bang di Cardiff

La frase comparsa sui maxischermi durante l'intro piu' noto degli ultimi 25 anni, (la potente Fuckin’ in the Bushes)  è semplice, diretta: “THIS IS IT, THIS IS HAPPENING ”.

Se seguite First Division masticate sicuramente l'inglese e  sapete benissimo cosa significa, ve lo scrivo anche in italiano, “Questo è, questo sta accadendo”

I Fratelli di Burnage sono tornati ma che tornassero con un'esplosione effetto Big Bang cosi' forte, cosi impattante, tanti probabilmente non se lo aspettavano...gli altri, io non avevo dubbi e non avevano dubbi tutti quelli che ieri hanno invaso Cardiff e che invaderanno Edimburgo, Manchester, Londra e Dublino. 

Sono queste le altre location che Liam&Noel toccheranno (oltre al red devil Bonehead che è rimasto per questi lunghi 16 anni amico di tutti e due, EROE), le città in cui si fa rock, dove si respira rock e dove si vive di quello. Le città in cui tutti i Lads delle squadre britanniche amano i Gallagher la loro Attitude, il loro storico rapporto con le Terraces, con la vita da pub, le Three stripes di Adi Dassler, tanto ci siete dentro anche voi che seguite First Division chi piu chi meno non vi nascondete. I Lads del football. Sono loro la fan base nel Regno Unito ed in Irlanda degli Oasis. Non c'è ne vogliano tutti quelli che si sono lamentati della mancanza delle date in Italia, a noi

“Mad Fer It” a noi con quella mentalità piace così.

Dalla mattina del 27 agosto del 2024 ne abbiamo sentite tante sulla leva emotiva e/o commerciale che ha riportato i Brothers a vivere nuovamente il palco insieme. In questa stagione radiofonica, al Monday Night On Air, ho assaporato le opinioni di addetti ai lavori, di artisti ispirati dalla Band di Manchester o di ascoltatori. I loro pensieri alla fine, nonostante qualche critica, le loro considerazioni erano sempre di grande affetto. Poi ci sono i detrattori...

    Noel ha sperperato tutto per colpa dell'ex moglie (l'insopportabile Sarah Mc Donald) dell'alcol (un po' in carne “The Chief” però) neanche fosse George da Belfast.

       Liam senza la percentuale alta delle royalties degli Oasis, gli servirà un gruzzoletto con qualche bel pienone dopo i fallimenti da solista. I FALLIMENTI DA SOLISTA??? Perdonateli perchè non sanno quello che dicono.

Tutto cosi fastidiosamente plausibile, per voi poveri detrattori ovvio. Poi a far da contro altare c'è la vita reale, ci sono loro. Noel fino alle 08.15 p.m del 4 luglio di Cardiff non ha mai avuto la mia simpatia perchè?

Semplice in questi 15/16 anni di separazione ho sempre avuto l'impressione che trattasse Liam (tramite social o tramite qualche legale avvoltoio di troppo, perchè di incontri pubblici in tutti questi anni ZERO), come l'ultimo degli scappati di casa, come se non fosse neanche cosi maestro nel suo lavoro. Liam si è difeso alla grande anche da solista ed ha sempre mostrato quel lato che da giovane spocchioso inglese non aveva mai mostrato: La dolcezza, l'empatia ancor di piu' con la sua gente.

Ci ha sempre creduto nella Reunion (non solo lui).

Vivo dal lontano 1994 le sue scorribande, mi sono nutrito di tutte le notizie, i gossip, le scazzottate, gli hotel distrutti (sennò che Rocker sei), il suo essere fottutamente inglese (nonostante le origini Irish), Liam è quello che ha sofferto di piu'. E' cosi!
E poi Noel, l'antipatia, la mia, non ha mai condizionato la personale considerazione nei suoi confronti. Lo amo da cantante e lo amo soprattutto da Songwriter (podio personale Lennon, Noel, Martin Gore). Rimane un Genio e l'ho ringraziato il 29 maggio, giorno del suo compleanno, scrivendogli:

“ C'e sempre stato un problema, che non stai sulle palle solo a me. E' decisamente comune la cosa. Ma le parole che hai messo in bocca al Bro'...beh io di questo te ne saro' grato per sempre ”.

Chissà se avra' mai letto il messaggio, chissà se avrà usato Google traduttore, chissà.
E poi si arriva alla sera del 4 luglio (come scrivevo qualche riga fa) ad un altro di Big Bang un po' piu piccolo questo nel mio cuore pero', uno switch vero, reale.
Noel è tornato umano. “Capito si? Non mi stai piu' sulle palle se la cosa puo' spostarti mate ”.

La sua commozione, il suo volto tirato, la sua mascella serrata di chi sta trattenendo lacrime di commozione.

The Chief, il Capo... si è sciolto portandosi appresso tutta una generazione allargata che va dai 20 ai 60 anni. Ed è stato bello bellissimo, anche per chi ieri sera (4 july 2025) non era in quel catino spettacolare del Principality Stadium (credetemi impianto straordinario, non amo troppi gli stadi grandi moderni ma questo cazzo, nel centro della Città cosi come piace a noi, una bolgia che sia Rugby, che sia football, che sia Rock. Ottima scelta)

E si è cambiata la Storia della musica rock per chi la studia o semplicemente per chi ne è appassionato. Il 4 luglio del 2025 non sarà piu' una data come le altre mettetevelo in testa.
“Questo è, questo sta accadendo”.

27 agosto 2024 08.00 a.m. UK time
“The Guns have fallen silent. The stars have aligned. The great wait is over” Le pistole tacciono, le stelle si sono allineate, la grande attesa è finita.

Dopo 11 mesi è successo veramente. Siete stati di parola. Ora liberi di fare nuovamente la storia. Grazie

P.S. Se il Monday Night On Air esiste è soprattutto grazie a voi due non ve lo dimenticate fottuti Citizens, ma è questa è tutta un'altra storia per una volta lascio passare.
di Andrea Scarpellini, Speaker radiofonico del Monday Night On Air – Radio Kaos Italy.

13 giugno 2025

A MANCHESTER CON GLI SMITHS di Giuseppina Borghese (Perrone Editore), 2023


Sono passati quarant’anni da quella sera del 4 ottobre 1983 in cui, all’Hacienda, iconico club di Manchester, sulle note di Hand In Glove la band esordiva, mentre un giovanissimo Morrissey sbatteva senza pietà un mazzo di narcisi contro il palco nero opaco. Un’immagine che riassume in sé tutte le contraddizioni di questo scorcio del nord ovest dell’Inghilterra, selvaggio e metropolitano, focolaio di storie di abusi e resistenza che ha cambiato la politica del mondo, dalle lotte sindacali al femminismo fino al vegetarianesimo. A Manchester dissenso e musica si sono intrecciati intimamente dando origine a una delle scene musicali più prolifiche del mondo, dagli Hollies ai Joy Division, dai Buzzcocks agli Stone Roses fino agli Oasis. Una passeggiata sentimentale nella città dove rimangono ancora oggi vivide le tracce di una band che ha fatto del proprio personalissimo stile una voce che ha raccontato le complessità della classe operaia degli anni Ottanta, ma è rimasta nell’immaginario mondiale come un luminoso oggetto fuori dal tempo.

12 febbraio 2025

[BRIT MUSIC] "SANDIE SHAW. Puppet on a String" di Vincenzo Felici



Divenne famosa negli anni ’60 come la leggendaria “cantante scalza”.. Per lei gli anni ’70 si rivelarono piuttosto bui, ma fu capace di reinventarsi una carriera. Oggi è una psicologa e canta solo a tempo perso.. La cantante inglese Sandie Shaw era una star internazionale ed ora, a 77 anni si sta godendo una nuove fase della sua vita. Figlia unica, nacque a Dagenham, in Essex, il 6/2/1947. Questa città fu il quartier generale della famosa compagnia automobilistica “Ford” e praticamente tutti lavoravano per essa. Pure Sandie iniziò a a prendere occupazione lì, in veste di computerista, ma ben presto decise di provare a diventare una cantante affermata. Adam Faith, una star inglese, la notò quando era appena diciassettenne. La presentò al suo manager Eve Taylor e due settimane più tardi la Nostra sottoscrisse il suo primo contratto discografico. Ma prima cambiò il suo cognome, che originariamente era Goodrich, in Shaw, perché, dice lei, suona come “spiaggia sabbiosa”
Il secondo singolo di Sandy “There’s always something there to remind me“ raggiunse la vetta delle classifiche discografiche nell’autunno del 1964. Sandie registrò pezzi in Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e Italia, esibendosi in concerto persino in Iran. Ma dopo pochi anni la sua carriera si avviò prematuramente sul “viale del tramonto”.. 
Il suo manager la costrinse a partecipare al “Festival Internazionale Della Canzone” del 1968 ed ella cantò il brano “Puppet on a string”. Pur odiando la sua propria canzone Sandie vinse..! 
 Fu la prima cantante britannica a trionfare in questa importanissima competizione canora ed il suo pezzo riscosse successo in ogni angolo del mondo. Nel 1970 toccò il punto più basso della sua carriera, ma si sposò, ebbe un figlio, successivamente divorziò e si mise a fare la cameriera tra i tavoli dei pub.. Nonostante tutto, la sua particolare carriera subì un’ennesima impennata negli anni ’80, quando si si sposò per la seconda volta con Nik Powell, importante manager della notissima casa discografica “Virgin”
Ricominciò a registrare canzoni con emergenti gruppi musicali, come i “The Smiths and Pretenders”. Diventò anche psicoterapeuta e infine, oggi, è proprietaria unica di tutti i suoi cataloghi discografichi, continuando a raccimolare soldi..
di Vincenzo Felici

11 gennaio 2025

the LADS. Daniele Ramonte (Arsenal & The Cure)



Mi chiamo Daniele Ramonte e tifo Arsenal... till I die!
-Di quale squadra britannica sei tifoso e come mai?
Mi sono appassionato all’Arsenal quando nel 1992 andai a vivere a Londra.
-Come è iniziata la tua passione per il calcio britannico e quali sono le caratteristiche del calcio britannico che più ti piacciono?
Finita la scuola, con la scusa di imparare l’inglese comunicai ai miei genitori la mia intenzione, ma in realtà volevo seguire da vicino il mio gruppo musicale preferito dell’epoca… e di oggi, The Cure. 
Sapevo dell’uscita del nuovo album previsto per i primi mesi dell’anno cosi a gennaio comprai il mio one-way ticket, and off I was! Appena ventenne mi trovavo a scoprire, esplorare i vari quartieri di Londra e fu quando mi trasferii a Liberia Road, a pochi passi da Highbury park che si accese in me la passione per i Gunners. Accanto alla uscita della fermata Highbury & Islington (Victoria Line) c’era un locale chiamato Town & Country 2 dove alcuni mesi prima i Cure suonarono una gig semisegreta proponendo in anteprima le canzoni del loro futuro album Wish. Avevo capito mi trovavo nel posto giusto.Il quartiere mi piacque molto fin da subito, autentico, multiculturale, rockettaro, confinava con Camden Town dove avevo vissuto mesi prima e dove trascorrevo le serate con gli amici nei pub e vedere concerti. Proprio in club come il Camden Palace o Electric Ballroom conobbi i primi Gooners che il sabato pomeriggio sfoggiavano la loro sciarpa biancorossa a contrasto con i loro look total black.A quel punto la mia curiosità di entrare ad Highbury si trasformava in voglia ma non era così semplice. Quell’anno, infatti, la North Bank era in ristrutturazione ed era davvero difficile trovare i biglietti per andare alla partita, così mi godevo l’atmosfera fuori lo stadio per le vie del quartiere con gli odori, le voci ed i volti i dei suoi abitanti. All’angolo di Avnel Rd trovavi il tipo con i match programme, non lontano c’era il banchetto con le pins storiche della squadra e poi quegli hamburger con quella cipolla spuzzolosa ma squisita appena fuori la tube station ’Arsenal.

A fine stagione, i Gunners vincono la Coppa di Lega e ricordo la mattina dopo davanti casa trovammo una latta di vernice rossa…le strade di Highbury andavano colorate a festa con i colori del club locale!
La stagione successiva, grazie anche ai miei amici rockettari riuscii finalmente a varcare la soglia dell’Home Of Football. Emozione incredibile! Ricordo la spinta che diedi per far girare il tornello, la corsetta su per la rampa di scale e poi quel rettangolo verde acceso che assieme alle maglie bianco rosse dei giocatori, provocava un effetto visivo davvero fascinoso!
La stagione del 1992/93 segnava anche l’avvento della Premier League e seguivo le partite quando possibile e mi tenevo aggiornato con i mezzi di comunicazione dell’epoca. Fu solo anni dopo, quando tornai in Italia, che lessi il libro di Nick Hornby Fever Pitch e vidi il film… Come un flash, fu come ritrovarmi in qualche cosa che avevo già vissuto senza saperlo, avvertivo quel senso di appartenenza, le gioie e le sofferenze ma anche la voglia di essere là a sostenere il Club no matter what!

Ricordo, con un grigno, mi sono detto “hai ragione Paul, non supereremo mai questa fase”!

piacciono?

8 ottobre 2024

[BRIT MUSIC] "CENERI di COVENTRY, musica, taxi e speranza" di Luca Manes

Pochi luoghi rappresentano in maniera plastica l'orrore della guerra come la cattedrale di Coventry, in Inghilterra. Costruita a cavallo fra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo e sventrata da un bombardamento della Luftwaffe nei primi mesi del secondo conflitto mondiale, ora della chiesa di St Michael rimangono solo le mura esterne. Accanto a queste, su progetto di Basil Spence, negli anni sessanta del 1900 è sorta la nuova cattedrale. Spiazzante, tanto è imponente ed essenziale nelle sue forme architettoniche, è un luogo di culto anch'esso a suo modo ideato per fungere da monito sulla follia auto-distruttrice dell'uomo. L'arazzo del Cristo in gloria che domina la parete absidale, del maestro inglese Graham Sutherland, è l'opera più di rilievo e che subito colpisce l'attenzione una volta entrati nell'immenso spazio della cattedrale. Ora nel perimetro scoperchiato dell'antica chiesa, invece, si tengono eventi musicali e si rinnova ogni anno una sorta di gemellaggio di riconciliazione con un altro edificio religioso distrutto nella seconda guerra mondiale: la Gedächtniskirche del quartiere berlinese di Charlottenburg. Il “dente cavo”, come è stata ribattezzata dagli abitanti della capitale tedesca, perché tra i resti c'è quello della torre campanaria spezzata da un ordigno scagliato dalla RAF.


























Fiorente centro industriale, Coventry divenne subito uno dei fulcri dello sforzo bellico britannico. Qui venivano realizzati decine di migliaia di veicoli militari, compresi aerei, e per questo fu presa di mira dalle bombe tedesche. Tale fu la virulenza degli attacchi che è stato coniato il termine coventrizzare, ovvero radere al suolo senza pietà. Un triste destino che in Europa si sperava rimanesse solo una lugubre eco del Novecento, ma che nelle ultime settimane sembra sia toccato anche alla città ucraina di Mariupol.

Oggigiorno della cittadina medievale che nel suo intrico di viuzze ed edifici doveva ricordare altri splendori inglesi come York o Norwich rimangono pochissimi segni. Oltre ai resti del priorato, c'è Spon Street, la via dei sellai e degli orologiai, dove l'Old Windmill pub – che si ritiene sia nato addirittura nel 1451 – è un tuffo in un passato sempre più lontano, non foss'altro perché predilige le real ale artigianali e rifugge dalle birre più commerciali.

Il resto è tutto una forte iniezione di modernità che ha avvolto la maggior parte del centro cittadino. Ai nostri occhi appare già irrimediabilmente sbiadita e triste, ormai un remoto ricordo del boom post-guerra. Un'epoca di speranza e relativo benessere, con industrie fiorenti e salari del 20-25 per cento superiori alla media nazionale. Poi è arrivata la crisi e il neo-liberismo sfrenato di Margaret Thatcher che ha colpito duro anche da queste parti. Il nadir si è toccato fra il crepuscolo degli anni settanta e l'alba degli ottanta, quando la forza lavoro cittadina fu di fatto brutalmente dimezzata.

Proprio in quegli anni così travagliati, a Coventry ci fu la clamorosa esplosione della 2 tone, musica ska con una spruzzata di punk, il cui simbolo fu l'omonima etichetta discografica 2 Tone Records, fondata dal leader e tastierista degli Specials Jerry Dammers. Figlio del decano di un'altra cattedrale, quella di Bristol, Dammers portò la 2 Tone agli onori della cronaca con il primo singolo pubblicato in sole 1.500 copie, “The Specials AKA, Gangsters vs The Selecter”, capace di raggiungere la sesta posizione delle classifiche nazionali. Dammers e i suoi collaboratori provarono a creare la Tamla-Motown del Regno Unito, con un “label sound” molto identificabile. Ci riuscirono fino al 1986, anno in cui la 2 Tone fu costretta a chiudere i battenti. Colpa di una politica fin troppo generosa nei confronti delle band, che potevano abbandonare la casa discografica dopo un solo disco, di investimenti un po' avventurosi e della crisi in cui sprofondarono gli stessi Specials dopo un quanto mai ambizioso tour americano. Ma la 2 Tone ci ha regalato un mucchio di perle, arrivando a produrre il primo Elvis Costello e singoli leggendari come “The Prince” del gruppo ska londinese dei Madness, “On my Radio” dei Selecter e “Ghost Town” degli Specials, una hit giunta al vertice assoluto dei singoli inglesi ma soprattutto una canzone che raccontava alla perfezione la decadenza urbana dell'Inghilterra. Dove le città erano assediate dal processo di de-industrializzazione, dalla disoccupazione e dalla violenza. Coventry non faceva eccezione, anzi.
I luoghi d'elezione del 2 tone ska sono rapidamenti spariti. La Locarno Ballroom, dove gli skinhead e i mod si ritrovavano a ballare i successi degli Specials e delle altre band è stato trasformato in una biblioteca, ma almeno di recente è stato aperto il Music Museum. Si trova a una ventina di minuti dal centro ed è un vero e proprio ricettacolo di tesori e memorabilia dell'epoca. Come la Vauxhall Cresta del 1961 usata per il video di Ghost Town.

Nel museo è onnipresente la classica scacchiera bianca e nera, simbolo iconografico della 2 Tone e anche della mescolanza di musicisti di diverse razze che nell'Inghilterra di fine settanta era tutt'altro che banale. La scacchiera è ormai talmente tanto un segno distintivo della città che anche il Coventry City l'ha immortalata in una seconda maglia speciale. Al City se ne intendono di divise iconiche, tanto che c'è gente disposta a pagare una fortuna per quella originale di un inusuale color marrone vestita negli anni settanta (nella foto sopra). La squadra di calcio è un po' la metafora delle fortune alterne della città. Dopo 34 anni consecutivi nella massima divisione del football inglese, grazie alle intuizioni del visionario presidente ed ex calciatore Jimmy Hill, è precipitata in maniera rovinosa nelle serie minori trovandosi anche per due stagioni senza stadio perché la Ricoh Arena (dal 2021 Coventry Building Society Arena) era oggetto di contenziosi con i proprietari dell'impianto, il club di rugby dei Wasps. Da una decina di mesi, però, lo stadio ospita di nuovo il City, anche grazie ai buoni uffici dell'amministrazione comunale. Un piccolo segno di speranza in una città dove si producono ancora i caratteristici taxi londinesi e stanno spuntando come funghi start up sulla mobilità e il trasporto sostenibile. Ma non c'è nessun segno di una nuova 2 Tone Records.
di Luca Manes
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