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16 marzo 2026

"A PRANZO CON JOE JORDAN" di Gianfranco Giordano


Ė lunedì, mi arriva un messaggio sullo smartphone,
“Questa settimana sono a Milano, se ti fa piacere venerdì possiamo pranzare insieme.” Impossibile rifiutare un invito del genere.

L’appuntamento è davanti a un ristorante in zona centrale, arriviamo allo stesso momento, con cinque minuti di anticipo. Ci salutiamo e, una volta entrati nel locale, si avvicina un cameriere e lui dice “Ho prenotato per due, il nome è Jordan”

Il cameriere lo guarda ed esclama sorridendo “Joe Jordan, il giocatore del Milan”, a quel punto non resisto e replico “Lui è Jordan, io sono Giordano”.

Una volta a tavola un po’ di convenevoli, lui si informa su cosa faccio adesso che sono in pensione e io gli chiedo cosa ha portato sua figlia a vivere a Milano. Finalmente arrivano i piatti, un bel misto pesce per Joe mentre io accetto la proposta del cameriere, brasato con polenta. A questo punto, tra una forchettata e l’altra, comincia una lunga conversazione tra amici, non un’intervista. Ovviamente si parla principalmente di calcio in ordine sparso senza filo logico e senza ordine cronologico.

Per prima cosa mi chiede cosa penso della stagione del Milan e se abbiamo possibilità di vincere lo scudetto. Mettiamo subito in chiaro che l’esperto di calcio sono io. A seguire alcuni dei punti più interessanti con le riflessioni di Joe, i miei, pochi, pensieri sono tra parentesi nel testo.

Radice.
Quando ho firmato per il Milan l’allenatore era Giacomini, le cose sono cambiate quando sono arrivato a Milano per la preparazione precampionato, il nuovo allenatore era Radice. Con lui non c’è mai stato feeling, il problema non era mio, io mi sono messo a completa disposizione dell’allenatore, il mio approccio è stato dimmi cosa devo fare e io lo faccio. In realtà il problema era tra l’allenatore è quasi tutta la squadra, non siamo mai riusciti a creare un rapporto con lui. Successivamente la panchina è passata a Galbiati ma ormai era tardi.
(Parlando qualche tempo fa con un vecchio giocatore del Torino, mi aveva detto che, durante i ritiri precampionato e prepartita, Radice non dormiva nell’albergo della squadra ma stava per i fatti suoi.)

Clough.
Brian Clough è stato un grande allenatore, ha vinto tutto con il Nottingham Forest, purtroppo era l’uomo sbagliato per il Leeds United. Nella prima metà degli anni 70 le squadre più forti in First Division eravamo noi del Leeds United, il Liverpool e il Derby County. Ogni partita tra noi e il Derby era una dura battaglia, in campo e fuori, Clough non perdeva occasione per attaccarci. Quando la società ha scelto di ingaggiarlo e lui ha deciso di accettare eravamo tutti sorpresi, in definitiva hanno sbagliato tutti, Clough e la dirigenza del Leeds United.

Milan.
Il secondo anno che ero al Milan, campionato di Serie B, la società ha deciso di puntare sui giovani. Scelta dettata solo in parte da considerazioni economiche, si voleva creare un gruppo di giovani legati al club per creare un rapporto di identità tra giocatori e club. Secondo me è stata un’ottima scelta, i ragazzi che crescono nelle giovanili e poi arrivano in prima squadra si sentono tutt’uno con società e tifosi. In quella squadra c’erano degli ottimi giocatori. Baresi era un leader, tra l’altro quando vengo a Milano e voglio vedere il Milan mi rivolgo a lui per avere un biglietto, Romano era bravissimo e poi ha vinto lo scudetto a Napoli, Tassotti un bravo giocatore e un ragazzo fantastico, con Serena eravamo un’ottima coppia di attaccanti. Io abitavo in un paese fuori Milano, Buriani e Antonelli passavano a prendermi con la macchina e mi portavano a Milanello oppure in città. Un ricordo particolare anche del dottor Monti.

Verona.
Il Verona era una squadra molto forte, c’erano grandi giocatori e grandi uomini, gente come Tricella, Volpati, Garella, Galderisi, poi c’era un ottimo allenatore. Bagnoli era bravissimo, ascoltava e rispettava tutti i giocatori, però metteva subito in chiaro che era lui a comandare e a decidere. Ho scelto di andare via perché il titolare era Galderisi e io volevo giocare di più.

Esultanza.
Secondo me l’esultanza dopo una rete è una cosa istintiva, qualcosa che ti esplode dentro. Non capisco i giocatori di adesso che studiano le esultanze la sera prima, come se fossero coreografie oppure balletti. Non capisco neanche i giocatori che non esultano perché segnano contro una ex squadra.

Bristol.
Bristol è una grande città, ma al tempo stesso è un posto tranquillo dove si vive bene. In città come Liverpool, Manchester e Newcastle c’è molta pressione per un calciatore, i tifosi si fanno sentire troppo. A Bristol ci sono due squadre professionistiche e il calcio è molto seguito, ma allo stesso tempo i tifosi ti lasciano vivere in pace.

Scozia.
Nel 1974 avevamo una squadra forte, avremmo potuto passare il turno. Nella prima partita io ho giocato in attacco insieme a Denis Law, lui è stato un grande giocatore, fortissimo, ma in Germania era ormai a fine carriera. Contro lo Zaire all’esordio abbiamo sbagliato, dopo il 2-0 abbiamo pensato di aver raggiunto il nostro obiettivo e abbiamo smesso di giocare. Siamo stati sfortunati a giocare subito con lo Zaire, li avessimo incontrati nella seconda oppure nella terza partita le cose sarebbero andate diversamente.
Quattro anni dopo eravamo ancora una squadra forte, ma l’allenatore non aveva esperienza ad alto livello. Quando scendevi in campo era importante conoscere gli avversari, sapere chi erano quelli più veloci e quelli più lenti, i giocatori più aggressivi e i giocatori più timidi. Abbiamo giocato la prima partita senza sapere nulla del Perù e abbiamo perso, poi abbiamo pareggiato con l’Iran, ormai eravamo fuori. Dovevamo vincere l’ultima partita con tre reti di scarto, ma l’Olanda era una squadra fortissima, impensabile vincere contro di loro con quello scarto, ci abbiamo provato ma dopo la rete di Rep abbiamo capito che la partita era chiusa.

Da Leeds a Manchester.
Quando sono passato dal .Leeds United al Manchester United i tifosi non hanno gradito la mia decisione. Poco dopo anche il mio amico Gordon McQueen è passato al Manchester United e i tifosi hanno pensato che fosse colpa mia, ma non era vero, si trattava di due trattative separate. Con il tempo il rancore dei tifosi del Leeds nei miei confronti è svanito, adesso quando vado a Elland Road vengo accolto bene da tutti.

Nipote.
Ho sette nipoti, secondo me uno ha delle qualità per poter diventare un calciatore. So benissimo che ogni papà e ogni nonno è convinto di avere in famiglia un futuro campione, ma io vedo in lui la volontà e la determinazione di fare il calciatore professionista da grande. Adesso ha 15 anni e gioca nelle giovanili dell’Exeter, è un buon club per un giovane perché ti da lo spazio per crescere con calma.

Stranieri.
Quando vedo giocare squadre come il Liverpool, il Manchester United oppure gli Spurs, in squadra ci sono solo uno oppure due giocatori inglesi. Questo, secondo me, è un aspetto negativo perché vengono a mancare l’identità e l’anima del club.
(In pratica la stessa cosa che succede in Italia)

Coppa delle Fiere a Torino.
La prima volta che sono venuto in Italia è stato a Torino, nel 1971. Abbiamo giocato la finale di Coppa delle Fiere contro la Juve, partita di andata. Io non ho giocato. Abbiamo vinto la coppa per la differenza reti.

Tifoso Celtic.
In famiglia siamo tifosi del Celtic, i primi contatti con il calcio italiano li ho avuti da tifoso. Ero andato a vedere il Celtic contro Milan e Inter, due partite di Coppa Campioni.
(1968/69 vs Milan e 1971/72 vs Inter)

Arbitri.
Ai miei tempi, in Inghilterra, gli arbitri lasciavano i giocatori liberi di prendere confidenza con gli avversari e con la gara nei primi venti minuti. Ti lasciavano giocare liberamente, poi diventavano più fiscali, era una regola non scritta.

Pressione pubblico.
Il pubblico lo senti solo quando entri in campo, ti rendi conto del tifo e del calore dei tifosi, poi l’arbitro fischia l’inizio e conta solo la partita, niente altro.

Rivera Mazzola Riva.
Rivera era un giocatore fantastico, ho giocato contro di lui nella finale di Salonicco, di giocatori italiani di quel periodo mi ricordo anche Mazzola e Riva, fortissimi.

Sardegna.
Mia moglie e io andiamo in Sardegna per le vacanze, un posto che adoriamo, spesso si aggiungono figli e nipoti.
(Adesso capisco perché ha scelto un ristorante con cucina sarda e cimeli del Cagliari alle pareti.)

Stereotipi scozzesi.
Il pranzo finisce, Joe infrange due classici stereotipi sugli scozzesi. In primo luogo beve con moderazione, un bicchiere di vino rosso in tutto il pranzo, poi ha pagato il conto.

Alla fine, mi fa la dedica sui libri “Joe Jordan lo squalo del Milan” e “Blu di Scozia” e gli prometto che passerò da Bristol a trovarlo.

30 gennaio 2026

"FORZA FLEET. Un anno a Stonebridge road" di Gianfranco Giordano (PhotoCity), 2013

Il sogno cullato da tanti anni. Fare l’abbonamento per una squadra di calcio inglese. Prendere l’aereo due volte la settimana per andare a Londra a vedere una partita di calcio. In questo libro racconto la mia avventura, un misto di passione sportiva e follia. 
La stagione 2011/12 dell’Ebbsfleet United, squadra della Conference National. Nove mesi passati a viaggiare, vedere partite, visitare una grande città, conoscere persone e bere birra.

27 ottobre 2025

"YOUDAN CUP. La competizione calcistica più antica della storia" di Gianfranco Giordano

Sheffield può essere identificata come la città che ha dato i natali al calcio, nella città dell’acciaio venne fondato il più vecchio club ancora in vita, lo Sheffield FC, si disputò il primo derby, tra Sheffield FC e Hallam FC, e venne messa in palio la prima coppa di sempre.

All’inizio del 1857 Thomas Youdan, proprietario di un teatro in città, decise di organizzare un torneo di calcio mettendo in palio una bellissima coppa d’argento. Purtroppo la coppa non venne realizzata in tempo per la finale.
Oltre alla coppa, i vincitori avrebbero incassato anche un premio di ben due sterline. Avete letto bene, due sterline.
Al torneo presero parte dodici club della zona Broomhall, Fir Vale, Garrick, Hallam, Heeley, Mackenzie, Mechanics, Milton, Norfolk, Norton, Pitsmoor e Wellington . Spicca l’assenza dello Sheffield FC, ma The Club si rifiutava di giocare con altri club di Sheffield ed incrociava gli scarponi solo con avversari di altre città. Dei dodici club partecipanti solo l’Hallam è ancora in vita.
Si giocava secondo le Sheffield Rules, i giocatori potevano essere utilizzati da una sola squadra, c’era un arbitro neutrale, le partite cominciavano alle 15.00 (l’arbitro non avrebbe aspettato eventuali ritardatari), in caso di parità dopo i tempi regolamentari supplementari con golden goal.

Si cominciò il 16 febbraio con partite ad eliminazione diretta:
Norton-Mechanics 6-0 (2-0), campo Norton
Mackenzie-Garrick 1-0 (1-0), campo Cremome
Hallam-Heeley 2-1 (2-0), campo Sandygate
Norfolk-Fir Vale 4-0 (2-0), campo Norfolk Park
Broomhall-Pitsmoor 2-0 (0-0), campo Ecclesall Road
Milton-Wellington 5-0 (2-0), campo Cremome
Secondo turno, sempre partita secca ad eliminazione diretta, il 23 febbraio:
Norfolk batte Broomhall, campo Norfolk Park
Hallam-Norton 0-0 (0-0), campo Norton
Mackenzie batte Milton, campo Cremome


La partita tra Norfolk e Broomall finì in parità, i giocatori si accordarono per giocare ancora un’ora, diconsi 60 minuti di supplementari, ma dopo soli due minuti il Norfolk segnò il gol della vittoria e la partita finì. Il primo golden gol della storia del calcio.
Venne invece ripetuta la partita tra Hallam e Norton, finita in parità anche dopo i supplementari. Si giocò una seconda partita subito dopo la fine della prima, finì 1-0 per l’Hallam.
Rimasero in lizza tre squadre per una coppa, a questo punto non è chiaro cosa successe ma la versione più accreditata parla di un sorteggio che regalava la finale al Norton, mentre sarebbe stata necessaria la semifinale per decidere la seconda finalista. D’ora in poi le partite furono giocate a Bramall Lane.

La semifinale si giocò il 2 marzo:
Hallam-Mackenzie 4-0 (0-0)
Il 5 marzo si giocò la finale davanti a 3000 spettatori:
Hallam-Norfolk 2-0 (0-0)
L’ultima partita, la finale per il secondo posto, si giocò il 9 marzo:
Norfolk-Mackenzie 1-0 (0-0)


Evidentemente gli organizzatori avevano deciso la finale per i posti d’onore ta le due sconfitte in semifinale e finale.
Le squadre partecipanti e le vincenti delle partite sono sicure, i risultati delle singole partite non sono così sicuri, sono passati molti anni e non ci sono fonti sicure al 100%.
Successivamente la coppa andò persa, nel 1997 un antiquario scozzese la ritrovò e la vendette all’Hallam per 2000 sterline.
Io ho avuto l’onore ed il privilegio di poter tenere in mano la Youdan Cup, mi sono emozionato a toccare un pezzo di storia.
di Gianfranco Giordano

30 settembre 2025

"BLU DI SCOZIA. La Nazionale scozzese e le sue maglie" di Antonello Cattani & Gianfranco Giordano (Urbone), 2025

In questo libro ripercorriamo la storia della Nazionale scozzese di calcio, attraverso i profili dei suoi giocatori più importanti e l’evoluzione delle sue divise.
Perché la Scozia? Perché questa squadra ha avuto negli anni tanti giocatori con indiscusso talento e grande temperamento, perché molti tifosi eccellenti hanno tifato per lei, perché la maglia blu notte con collo bianco è bellissima.
La Scozia è stata l’unica nazionale a rifiutare la partecipazione a un mondiale, secondo loro non la meritavano. La prima nazionale a conquistare sul campo la qualificazione ai mondiali per cinque volte di fila e l’unica nazionale, dopo essersi qualificata per cinque volte consecutive alla fase finale, a non aver passato la prima fase. Una Nazionale che nel corso degli anni ha visto indossare il blu notte da tantissimi campioni.
In poche parole la Scozia ha il fascino indiscusso del perdente di successo.

18 settembre 2025

"I MONDIALI DELLA SCOZIA" di Gianfranco Giordano

La Scozia non ha partecipato alle qualificazioni per le prime tre edizioni della Coppa del Mondo di calcio in quanto non era ancora membro della FIFA.
La Scozia partecipa per la prima volta alle qualificazioni per il Mondiale nel 1950, al tempo il Torneo Interbritannico valeva come girone di qualificazione. Gli Scozzesi si qualificarono arrivando secondi nel Torneo, dietro l’Inghilterra, ma poi rinunciarono al viaggio perché ritenuto troppo difficile da organizzare.


Nel 1954 il Torneo Interbritannico vale ancora come girone di qualificazione ai Mondiali, la Scozia si piazza nuovamente seconda dietro l’Inghilterra e si qualifica per la sua prima Coppa del Mondo. In Svizzera la Scozia gioca due partite, contro l’Austria ed i campioni uscenti dell’Uruguay, scusate se è poco, incassa otto reti senza segnarne alcuna e torna a casa senza lasciare traccia. Del girone faceva parte anche la Cecoslovacchia ma il regolamento del torneo contemplava solamente due partite per squadra nel girone.
Nel 1958 la Scozia si qualifica superando nel girone Spagna e Svizzera. L’allenatore doveva essere Matt Busby, ma aveva dovuto rinunciare all’incarico a causa delle ferite subite nella tragedia di Monaco, il suo posto venne preso da Dawson Walker. All’esordio contro la Yugoslavia arrivano il primo punto e la prima rete nel torneo, poi due sconfitte di misura contro Paraguay e Francia che finirà al terzo posto.
Nel 1974 la Scozia, guidata da Willie Ormond, si qualifica superando nel girone Cecoslovacchia e Danimarca. Gli Scozzesi sono l’unica compagine britannica a staccare il biglietto per la fase finale della Coppa del Mondo. In Germania gli Scozzesi sono attesi da un girone di ferro con Brasile e Yugoslavia oltre allo Zaire, al tempo gli africani non facevano paura a nessuno. Esordio morbido contro lo Zaire, la Scozia fa l’errore di accontentarsi di due sole reti, poi due pareggi contro Brasile, squadra tutto sommato modesta, e Yugoslavia. Scozia eliminata per la differenza reti, il Brasile aveva segnato una rete in più allo Zaire. Per gli Scozzesi, il poco invidiabile record di essere eliminati dalla fase finale senza essere mai sconfitti.

Nel 1978 la Scozia si qualifica superando nel girone Cecoslovacchia e Galles. La Scozia era davvero una bella squadra, quasi lo stesso organico di quattro anni prima ma con più esperienza, un mix di grinta e talento. Nel girone c’erano l’Olanda, grande favorita, il Perù, squadra di buone individualità, Cubillas su tutti e l’Iran. All’esordio la Scozia viene strapazzata dal Perù, dopo essere passata in vantaggio con Jordan ed aver fallito un rigore con Masson. Nella seconda partita l’Iran si rivela avversario ostico ma gli Scozzesi riescono a passare in vantaggio nei minuti finali del primo tempo grazie ad un’autorete, nel secondo tempo però subiscono il pari degli Iraniani. Nell’ultima partita la Scozia tira fuori tutto il cuore e tutta la grinta che possiede, batte l’Olanda ma ancora una volta viene eliminata per la differenza reti.
Nel 1982 la Scozia si qualifica superando nel girone Irlanda del Nord, Svezia, Portogallo ed Israele, primo posto finale con una sola sconfitta. La grande Scozia è ormai in declino, i suoi eroi stanchi e segnati da mille battaglie. Questa volta la Scozia non stecca la partita d’esordio contro la Nuova Zelanda, cenerentola del girone. La partita con il Brasile comincia bene, rete di Narey dopo diciotto minuti, poi la Scozia deve inchinarsi ad un maestoso Brasile. Nell’ultima partita scontro diretto con l’Unione Sovietica che vanta una migliore differenza reti, la Scozia passa in vantaggio con Jordan, a segno nel terzo mondiale consecutivo, subisce la rimonta sovietica poi pareggia nei minuti finali. Ancora una volta la Scozia torna a casa per la peggior differenza reti.

Nel 1986 la Scozia si qualifica arrivando seconda dietro la Spagna, le altre squadre erano Galles ed Islanda. Nel corso della partita giocata a Cardiff il 10 settembre 1985, l’allenatore Jock Stein venne colpito da un infarto che ne causò la morte. Dopo il girone di qualificazione europeo, gli Scozzesi sconfissero l’Australia nello spareggio. Ormai è un’altra squadra, il ricambio generazionale è completo. Le speranze di passare il turno aumentano, in questa edizione passano anche le quattro migliori terze, ma per la Scozia non c’è niente da fare, nonostante sir Alex Ferguson in panchina. Dopo due sconfitte di misura con Danimarca e Germania Ovest, la Scozia era ancora in corsa per la qualificazione, ma un pareggio a reti bianche con l’Uruguay la condanna ad un mesto ritorno a casa.
Nel 1990 La Scozia si qualifica arrivando seconda dietro la Yugoslavia, le altre squadre erano Francia, Norvegia e Cipro. Quinta partecipazione consecutiva ottenuta sul campo, un record all’epoca, per gli Scozzesi. Il girone sembra abbordabile ma comincia subito male con una imbarazzante sconfitta all’esordio contro la Costa Rica, sempre brutte figure contro gli sconosciuti. Dopo un pronto riscatto contro la Svezia arriva la partita decisiva contro il Brasile, un pareggio potrebbe garantire il passaggio del turno, ma un gol di Muller ad otto minuti dalla fine spegne i sogni scozzesi. Ancora tutti a casa dopo il primo turno.
Nel 1998 la Scozia si qualifica arrivando seconda dietro l’Austria, le altre squadre erano Svezia, Lettonia, Estonia e Bielorussia. Ultima presenza scozzese alla fase finale della Coppa del Mondo. Tanto per cambiare nel girone c’è il Brasile, i Verdeoro battono la Scozia nella prima partita del girone grazie ad un’autorete nel secondo tempo. Il pareggio in rimonta contro la Norvegia riaccende le speranze, poi arriva il tracollo contro il Marocco nell’ultima partita.

In totale otto partecipazioni per la Scozia alla fase finale della Coppa del Mondo, in tutte le occasioni scozzesi eliminati al primo turno, spesso con merito ma in almeno due occasioni con grande sfortuna. Negli anni 70 la Scozia era davvero una squadra forte ed avrebbe meritato un posto di prestigio sul palcoscenico mondiale.
di Gianfranco Giordano

21 luglio 2025

UP the colors. "CELTIC GLASGOW. COME ON THE HOOPS" di Gianfranco Giordano

Glasgow è la più grande città della Scozia e si può considerare la capitale calcistica del paese, pur con tutto il rispetto per le squadre delle altre città che hanno scritto pagine gloriose di storia del football. Qui si è disputata la prima partita tra due squadre nazionali, 30 novembre 1872 sul prato dell’Hamilton Crescent, reti bianche tra Scozia ed Inghilterra e la Nazionale scozzese continua a giocare le sue partite in questa città. 
Il 9 luglio 1867 venne fondata a Glasgow la prima squadra di calcio scozzese, il Queen’s Park, negli anni seguenti cominciarono l’attività Rangers e Third Lanark nel 1872, Partick Thistle nel 1876 e Clyde nel 1877. In quegli anni di fine XIX secolo, i successi dell’Hibernian FC di Edimburgo ispirarono la comunità irlandese di Glasgow, in città e dintorni vivevano all’epoca 250.000 persone di origine irlandese, a fondare un club. A convogliare le forze fu Fratel Walfrid, un padre marista originario della contea di Sligo. Il 6 novembre 1887 si tenne una riunione presso la chiesa di St Mary’s a Calton, con l’intento di fondare una squadra di calcio, il cui scopo sarebbe stato quello di raccogliere fondi per la comunità più povera dell’East End della città. Durante la riunione vennero decisi denominazione e colori sociali, Celtic in onore delle origini dei fondatori, così come il verde ed il bianco colori dell’Irlanda. All’inizio l’Hibernian giocò diverse partite amichevoli con il Celtic e prestò anche alcuni dei sui giocatori al neonato club di Glasgow. 

Alla fondazione del Celtic avevano contribuito anche John Glass, un costruttore del Donegal, e Pat Welsh, un sarto dal passato non molto limpido. I due guardavano alla crescita del professionismo nel calcio inglese e nel 1888, senza l’approvazione di Fratel Walfrid e degli altri membri del direttivo del club, ingaggiarono otto giocatori dell’Hibernian offrendo loro un compenso economico, peraltro illegale. Le conseguenze per l’Hibernian furono catastrofiche ed il club di Edimburgo, privo dei giocatori migliori, andò vicino al fallimento. Il 28 maggio 1888 il Celtic disputò la prima partita ufficiale, un incontro amichevole contro i Rangers vinto 5-2, la prima rete venne segnata da Neil McCallum. All’epoca le partite tra i due club erano davvero amichevoli, la rivalità sportiva ed extra sportiva nacque più avanti, in questa occasione venne coniato il termine Old Firm. I Bhoys, la “h” venne aggiunta per una rappresentazione fonetica della pronuncia irlandese, scesero in campo con una maglia bianca con collo a camicia verde chiuso da laccetti, sul petto un ovale rosso con al centro una croce celtica verde, pantaloni neri e calzettoni neroverdi a righe orizzontali. Nella stagione 1889 e seguente la maglia divenne bianco verde a strisce verticali con collo a girocollo chiuso da bottoni, pantaloni neri e calzettoni neri come da uso dell’epoca. Nella stagione 1891/92 maglia quasi uguale con collo a girocollo bianco chiuso da laccetti, i pantaloni diventano bianchi mentre i calzettoni rimangono neri. Intanto il 20 agosto 1892 viene inaugurato il Celtic Park, stadio che ancora oggi ospita le partite dei Bohys, la terra per il campo arrivava dal Donegal. Dal 1893, e fino al 1898, il colletto diventa a camicia bicolore chiuso da bottoni, i pantaloni sono neri. Nella stagione 1898/99 colletto bianco a girocollo chiuso da laccetti, i pantaloni sono di nuovo bianchi.

Nelle stagioni 1901/02 e seguente il collo, sempre di colore bianco, è a camicia chiuso da laccetti, i pantaloni sono bianchi ed i calzettoni verdi. Il 15 agosto 1903, vittoria 2-1 contro il Partick Thistle, arrivano finalmente le righe orizzontali, gli hoops, che caratterizzeranno il Celtic fino ai giorni nostri. Era una maglia molto semplice, bianca e verde a righe orizzontali con collo a girocollo chiuso da tre bottoni, pantaloncini bianchi e calzettoni neri. Ci sono anche versioni con il collo chiuso da laccetti, nel corso degli anni compaiono risvolti verdi o bianco verdi sui calzettoni. Nelle stagioni 1919/20 e seguente il collo è a camicia di colore bianco, poi si torna alla versione precedente che rimane in voga fino alla stagione 1935/36, a partire dalla stagione 1932/33 i calzettoni diventano biancoverdi a righe orizzontali. Dal 1936/37, e fino alla fine del 1962 la maglia presenta un collo a camicia bianco chiuso da bottoni, i calzettoni sono verdi con due sole righe bianche. Dall’inizio del 1963 fino alla fine della stagione 1971/72 collo a girocollo bianco, i calzettoni nel frattempo sono diventati bianchi, la vera divisa del Celtic, il kit con cui gli Hoops vinsero la Coppa dei Campioni a Lisbona il 25 maggio 1967. Un successo storico, la prima coppa con le grandi orecchie vinta da un club britannico, in quella finale scesero in campo undici giocatori nativi di Glasgow e dintorni, anche l’allenatore Jock Stein era nato nei dintorni della città. In quella stagione il Celtic vinse tutte e cinque le competizioni a cui partecipò. Il primo aprile 1970 il Celtic gioca ad Elland Road la semifinale di andata di Coppa Campioni contro il Leeds United, entrambe le squadre hanno pantaloncini e calzettoni bianchi. L’arbitro, il tedesco occidentale Gerald Schulenberg, non solleva problemi per la maglia biancoverde ma impone agli ospiti di cambiare i calzettoni, gli Scozzesi non hanno al seguito abbigliamento supplementare e tocca ai padroni di casa intervenire prestando agli ospiti dei calzettoni di colore rosso arancio che davano al Celtic l’idea di indossare i colori della bandiera irlandese. 

Quindici giorni dopo toccò al Leeds United giocare con i calzettoni rosso arancio, per la cronaca il Celtic vinse entrambe le partite. Nella stagione 1972/73 compare il tipico collo a camicia chiuso davanti da un triangolo, il tutto di colore bianco, molto in voga nei paesi britannici in quegli anni. Nella stagione 1976/77 la maglia è invariata ma compare per la prima volta il logo del fornitore, la britannica Umbro, mentre nella stagione successiva compare lo stemma sociale che rimarrà per sempre sulle divise dei Bohys. Nell’autunno del 1979 compare un collo a V, completamente bianco, sulle divise bianco verdi, dalla stagione 1982/83 il bordo a V avrà una striscia verde in mezzo. Nella stagione 1984/85 arriva per la prima volta il logo di uno sponsor commerciale, la fabbrica di infissi e verande CR Smith che sarà sponsor del Celtic per molti anni. Nella seconda metà degli anni 80 le maglie cambiano ogni biennio e dagli anni 90, sempre per motivi commerciali, ci sarà una nuova maglia ogni stagione. Nonostante le maglie in continua evoluzione il Celtic è riuscito a mantenere uno stile sobrio e tradizionale, molto belle le maglie Umbro della metà anni 90, all’intermo delle righe verdi erano riportati il logo del fornitore prima ed il nome del club poi. Nel biennio 2001/2003 compare per la prima volta un inserto nero nel collo, riproposto in altre due occasioni nelle stagioni successive, questa è la maglia della finale di Coppa UEFA 2003 persa a Siviglia contro il Porto. Nel 2005, dopo trentanni, cambia il fornitore delle divise, si passa dalla Umbro alla Nike. L’azienda statunitense nei primi anni si mantiene in linea con la tradizione poi lancia due maglie un po’ diverse, nella stagione 2012/13 disegno classico e pulito ma con righe più sottili rispetto al solito, questa è la stagione del 125° anniversario del club, ricorrenza ricordata da un logo particolare, lo sponsor commerciale è molto più piccolo del solito, mentre nel biennio successivo le righe sono nuovamente spesse ma, viste da vicino, ogni riga è composta da sette righe verdi molto sottili. A questo punto è necessario aprire una parentesi sulla numerazione dei giocatori del Celtic. La prima squadra ad indossare maglie numerate è stata l’Arsenal nel 1928, su indicazione del manager Chapman, in Scozia i numeri divennero obbligatori per tutte le squadre nel 1950, per tutti ma non per il Celtic. Il segretario del club Robert Kelly si oppose alla numerazione, asserendo che i numeri sulla schiena avrebbero rovinato l’estetica della maglia, come dargli torto? Solo il 14 maggio 1960, in una partita contro lo Sparta Rotterdam, comparvero i numeri ma sui pantaloncini e non sulle maglie. Il 6 agosto 1960, partita a Sedan per un torneo amichevole, vennero proposti dei numeri gialli sulla maglia a cerchi, ma il risultato fu deludente così si continuò a giocare con i numeri sui pantaloncini, davanti e dietro di colore verde. Il 5 novembre 1975, per obbligo della UEFA, i numeri comparvero per la prima volta sulle maglie in una partita ufficiale, match di ritorno di Coppa delle Coppe contro il Boavista. All’inizio della stagione 1994/95 la Scottish Football League impose al Celtic di mettere i numeri sulle maglie, il club rispose all’obbligo inserendo i numeri sulle maniche ma dopo poche settimane, in seguito ad un’ulteriore specifica della SFL, i numeri vennero messi sulla schiena dei giocatori. Fino agli anni 70 il Celtic ha giocato molto raramente con una divisa alternativa, probabilmente veniva usata solo nel caso di partite con altre squadre che indossavano maglie a righe orizzontali. Dal 1910 fino al 1936 vennero usate maglie verdi, in alcuni casi con collo bianco e non mancarono righe orizzontali o V sempre di colore bianco. Eccezioni al verde nelle stagioni 1925/26, maglia completamente bianca, 1926/27, maglia a scacchi biancoverdi, e 1929/30, nuovamente maglia bianca. Dopo la seconda guerra mondiale, stagione 1948/49, venne usata una maglia bianca con collo verde a camicia e trifoglio sul petto, dalla stagione seguente e fino al 1964 vennero aggiunte le maniche verdi. Dal 1964/65 si tornò alla maglia verde con pantaloncini dello stesso colore, molto elegante la divisa all green. Negli anni 70 ed 80 vennero indossate perlopiù maglie di colore giallo o verde, eccezioni la maglia ner verde a strisce verticali dal 1973 al 1976 e la maglia bianca della stagione 1982/83. Molto apprezzate le maglie verde acqua con bordi verdi abbinate a pantaloncini e calzettoni verdi usate nel triennio 1983/86. Nei tempi moderni anche le divise alternative hanno avuto un continuo cambiamento ma i colori usati sono quasi sempre stati nero, giallo, verde e bianco. Per la stagione 2016/17 è stata proposta un’inusuale maglia fucsia come terza divisa, riprende il colore dei biglietti per la finale di Lisbona per ricordare i cinquantanni del trionfo europeo. La maglia dei portieri del Celtic fino ai primi anni 90 è sempre stata verde o gialla, venne usato anche il rosso con una certa frequenza negli anni 60 e 70. Negli anni 90, erano gli anni dei portieri vestiti come tubetti di Smarties, si perse la tradizione, recuperata negli ultimi anni in cui è stato inserito il grigio con una certa frequenza.

Sulla maglia degli esordi, 1888/89, era presente una croce celtica. Nella stagione 1925/26 sulla divisa da trasferta venne ricamato un trifoglio verde, sempre le origini irlandesi. Il trifoglio ritornò, solo sulle divise da trasferta, tra il 1948 ed il 1964. Lo stemma sociale venne introdotto in maniera definitiva nel 1977/78, un quadrifoglio verde in campo bianco circondato da un bordo verde importante con all’interno denominazione ed anno di fondazione del club. Nel 2007, per ricordare il quarantennale della vittoria di Coppa dei Campioni, piccolo restyling del logo con la denominazione rimpicciolita e l’aggiunta di una stella a sopra lo stemma. Nella stagione del centenario venne creato uno stemma apposito, una croce celtica a sormontare il quadrifoglio all’interno di un cerchio con le date a ricordare i cento anni di vita del club. Il quadrifoglio venne usato per la prima volta nel 1908 quando il presidente del club fece coniare una medaglia con un quadrifoglio, per premiare i giocatori che in quella stagione avevano vinto quattro trofei, Scottish League Championship, Scottish Cup, Glasgow Cup e Glasgow Charity Cup. Il logo con il quadrifoglio venne usato nuovamente nella stagione 1935/36, stampato sul porta abbonamento, negli anni successivi divenne lo stemma ufficiale che accompagnava le pubblicazioni del club.

Nel catalogo HW del Subbuteo il Celtic è il numero 25, classica divisa a cerchi bianchi e verdi con calzoncini e calzettoni bianchi. E’ presente anche la versione da trasferta di metà anni 70, numero di catalogo 78, la maglia a strisce verticali nere e verdi con calzoncini e calzettoni neri. di Gianfranco Giordano, (thank you to https://www.kitclassics.co.uk)

26 giugno 2025

UP the colors. "NOTTINGHAM FOREST. GARIBALDI FOOTBALL CLUB" di Gianfranco Giordano

Il 15 maggio 1865, secondo le cronache dell’epoca pioveva a dirotto, un gruppo di persone si riunì al Clinton Arms in Shakespeare Street a Nottingham. Per capire il motivo di questa riunione dobbiamo tornare indietro di pochi anni e guardare due avvenimenti che condizioneranno questa riunione. 
Nel novembre del 1862 venne fondato a Nottingham il Notts County, prima squadra di calcio della città, anche se la costituzione ufficiale avvenne il 7 dicembre 1864. Il secondo avvenimento riguarda un famoso italiano che si trattenne a Londra dal 3 al 27 aprile 1864, si trattava di Giuseppe Garibaldi. Il condottiero era già stato in precedenza a Londra ed era molto popolare in Inghilterra per le sue imprese belliche, tanto da attirare al suo arrivo nella capitale ben 500.000 persone. Torniamo al Clinton Arms dove si ritrovano quindici amici, giocatori di shinty, un gioco simile all’hockey su prato al tempo piuttosto popolare. J. S. Scrimshaw propose ai suoi amici di fondare una squadra di football Association e cambiare l’attività agonistica, la proposta venne approvata e venne fondato il Nottingham Forest Football Club, nella stessa riunione venne deciso di acquistare dodici cappellini di colore “Rosso Garibaldi” da abbinare alle divise bianche, le maglie colorate sarebbero arrivate successivamente, in onore del famoso condottiero italiano, i cui soldati indossavano camicie rosse. Il club appena costituito fu il primo sodalizio ad adottare ufficialmente, certificato da uno statuto scritto, il rosso come colore sociale. Il 22 marzo 1866 il Nottingham Forest giocò la sua prima partita contro i concittadini del Notts County, per la cronaca la partita finì 0-0. Teatro dell’incontro il Forest Recreation Ground, un parco pubblico a nord della città, che ha ispirato il nome del club. Il 19 aprile altra partita tra le due squadre della città, risultato sempre a reti bianche. Nei primi anni il club giocò solo partite amichevoli e dal 1868 compare finalmente la “Garibaldi”, ovvero una maglia completamente rossa con collo a camicia chiuso da bottoni, i pantaloni sono bianchi e le calze rosse. Nella stagione 1878/79 il Forest partecipa per la prima volta alla FA Cup, esordisce il 16 novembre 1878 vincendo per 3-1 contro il Notts County e viene poi eliminato in semifinale dall’Old Etonians. Nel frattempo nel 1874 un giocatore del Forest ha l’idea di procurarsi dei parastinchi da cricket e sagomarli tagliando la parte superiore, nonostante le polemiche iniziali questi nuovi attrezzi divennero presto di uso comune, anche perché le scarpe da calcio dell’epoca erano delle vere armi pericolose. Si tratta di Sam Weller Widdowson che come tanti sportivi dell’epoca si divideva tra football e cricket, inoltre fu lui ad adottare un rivoluzionario schema di gioco, 1-2-3-5 che sarebbe rimasto in voga fino agli anni 20. 
Nel 1878, nel corso di una partita tra Nottingham Forest e Norfolk, venne usato per la prima volta un fischietto da parte dell’arbitro, solitamente il direttore di gara segnalava i falli agitando una bandiera bianca, a fine partita venne chiesto a Widdowson cosa pensasse dell’esperimento, ovviamente la risposta fu positiva. Per la stagione 1879/80, i Garibaldini si esibiscono al Castle Ground, un campo per le partite di cricket e calcio, le due successive stagioni viene invece usato il Trent Bridge Cricket Ground, il più importante campo da cricket della città. A partire dalla stagione 1881/82 la divisa subisce piccoli cambiamenti stilistici, la camicia ha un abbottonatura più profonda mentre i pantaloni arrivano poco sotto il ginocchio. 

Nel 1883 il Notts County si trasferi al Trent Bridge, di fatto sfrattando il Forest che dovette emigrare nella zona ovest della città al Parkside Ground a partire da settembre. Il campo aveva una pendenza irregolare e una capienza limitata. Nel settembre 1885 nuovo trasloco a Gregory Ground, il club si portò dietro anche una tribuna e gli spogliatoi entrambi in legno. Il nuovo campo sorgeva vicino alla stazione ferroviaria di Lenton, la Midland Railways accettò di fermare tutti i treni in stazione nei giorni delle partite per favorire l’afflusso del pubblico. Nel 1888 il Forest cercò di aderire alla nascente Football League, ma la sua domanda venne respinta. L’anno successivo i Reds entrarono nella Football Alliance, nel luglio 1890 il club comprò un terreno a nord del fiume Trent, il nuovo campò che venne denominato Town Ground venne inaugurato durante la stagione 1890/91, in questo campo vennero usate per la prima volta le traverse e le reti delle porte. La stagione successiva il Forest vinse campionato della Football Alliance, da questa stagione vengono introdotti dei pantaloni blu, la stagione successiva il club venne accettato nella First Division della Football League. 
Il primo grande successo dei Garibaldini arriva il 16 aprile 1898 quando vincono la FA Cup battendo in finale il Derby County, 3-1 il risultato finale. Il 3 settembre 1898 i Garibaldini approdano a quella che sarà la loro casa definitiva, il nuovo campo denominato City Ground che sorgeva sulla riva meridionale del Trent, a pochi metri dal Trent Bridge. Nella stagione 1899/1900 ricompaiono i pantaloni bianchi, maglia e calzettoni rimangono invariati. Al giro di boa del nuovo secolo il Forest riesce ad ottenere dei buoni piazzamenti in campionato, dalla stagione 1902/03 la maglia rossa presenta un collo a camicia chiuso da laccetti mentre i pantaloni cominciano ad accorciarsi, poi piano piano scivola verso la bassa classifica. Nella stagione 1904/05 compare per la prima volta un collo bianco a girocollo chiuso da bottoni, la stagione seguente il collo, sempre bianco, è a camicia, in questa stagione i Garibaldini vengono retrocessi per la prima volta in Second Division. 
Nel 1906/07 vittoria in campionato è immediata promozione, i calzettoni presentano un elegante doppio bordino bianco, immutato il resto della divisa. Nel 1907/08 la maglia è ancora una volta completamente rossa con collo a camicia chiuso da bottoni, la stagione seguente ritorna il collo bianco, sempre modello a camicia. Il Forest chiude il campionato 1910/11 all’ultimo posto e viene nuovamente retrocesso, dalla stagione seguente sottile collo bianco a girocollo chiuso da bottoni. Gli anni a ridosso della prima guerra mondiale sono difficili per il Forest che langue in posizioni di bassa classifica, inaspettatamente i Reds vincono il campionato nella stagione 1921/22 e al ritorno in First Division si presentano con una maglia completamente rossa con collo a girocollo chiuso da laccetti. 
Dal 1924/25 nuovamente collo bianco a girocollo con chiusura a bottoni, in questa stagione il Forest finisce all’ultimo posto in classifica e retrocede in Second Division, nelle stagioni 1929/30 e seguente i calzettoni sono neri con ampio risvolto rosso, nella stagione 1932/33 calzettoni completamente rossi e la stagione seguente maglia con collo a camicia chiuso da abbottonatura profonda e calzettoni nuovamente neri con risvolto rosso. Dalla stagione 1935/36 maglia con collo a camicia chiuso da laccetti e calzettoni completamente rossi, l’ultima stagione prima della seconda guerra mondiale, 1938/39, vede il Forest giocare con una maglia rossa con collo a girocollo chiuso da laccetti. Alla ripresa dell’attività agonistica nella stagione 1945/46, il Forest indossa una maglia completamente rossa con collo a camicia con svolo a V, pantaloncini bianchi e calzettoni a righe orizzontali rosse e bianche, si va avanti così fino alla stagione 1956/57, saltuariamente compare uno stemma piuttosto bizzarro sulla maglia. Nel biennio 1949/50 e 1950/51 la squadra gioca in Third Division, il gradino più basso della sua storia. Nel 1957/58, al ritorno in First Division, i Garibaldini sfoggiano una maglia più moderna con un collo a V e la stagione seguente un restyling con maglia rossa con collo bianco a V e stemma cittadino sul petto, pantaloncini bianchi con striscia laterale rossa e calzettoni rossi con ampio risvolto bianco. Con questa divisa nel 1959 il Forest vince la sua seconda FA Cup battendo in finale il Luton Town, a sessant’anni di distanza dalla prima vittoria. Nella stagione 1963/64 collo a girocollo bianco mentre i calzettoni sono rossi con un bordino bianco, nella stagione 1966/67 il collo è sempre a girocollo ma a righine bianche e rosse, in questa stagione i Reds arrivano secondi in campionato e raggiungono le semifinali di FA Cup. Dopo 15 anni in massima serie, il Forest retrocede al termine della stagione 1971/72, in questa stagione la maglia è completamente rossa con collo a camicia chiuso da un triangolo sul davanti. La stagione successiva la maglia è invariata ma compare il logo del fornitore per la prima volta, la britannica Umbro, i calzettoni sono neri con risvolto rosso. Il 6 gennaio 1975 cambia la storia del club, arriva un nuovo manager, il controverso Brian Clough, in cerca di un rilancio dopo le ultime due esperienze negative. Dopo un sedicesimo e un ottavo posto, nella stagione 1976/77 il Forest arriva terzo e viene promosso in First Division. Nel frattempo nella stagione 1975/76 e fino alla fine del 1976, propone una maglia rossa con collo a camicia bianco chiuso da un triangolo bianco anteriore, i calzettoni sono completamente rossi. La parte finale della stagione 1976/77 la squadra indossa divise composte da maglia rossa con collo a camicia bianco con righine rosse con chiusura a V, righe bianche sulle maniche, pantaloncini bianchi con due righe rosse e calzettoni rossi con doppio bordino bianco. Il fornitore era la Uwin, ditta inglese con sede prima a Londra e poi a Nottingham. Nella stagione 1977/78 il Forest gioca in First Division con una divisa firmata Adidas, maglia rossa con collo a V bianco abbinata a pantaloncini bianchi e calzettoni rossi, il tutto ovviamente guarnito dalle famose tre strisce. In questa stagione i Garibaldini vincono il campionato per la prima ed unica volta nella loro storia, lasciando il Liverpool secondo a sette punti di distanza, vincono anche la Coppa di Lega battendo in finale il Liverpool al replay.

In precedenza solo quattro squadre erano riuscite vincere il titolo da neopromosse, Il Forest è l’unica squadra ad essere riuscito nell’impresa senza aver vinto la Second Division la stagione precedente ed è l’ultima a riuscire nell’impresa. La stagione successiva comincia con la vittoria nel Charity Shield, prosegue con la vittoria in Coppa di Lega ma l’apoteosi arriva il 30 maggio 1979 a Monaco di Baviera quando i Reds diventano campioni d’Europa sconfiggendo gli svedesi del Malmö per 1-0. Nel corso del torneo il Forest ha eliminato i campioni in carica del Liverpool al primo turno e ha concluso imbattuto il torneo, la rete decisiva è stata segnata da Trevor Francis arrivato al club a febbraio dal Birmingham City, è il primo giocatore acquistato per un milione di Sterline. Il miracolo prosegue e nella stagione 1979/80 i Reds vincono prima la Supercoppa europea contro il Barcellona e poi ancora la Coppa dei Campioni il 28 maggio a Madrid. Ancora una vittoria per 1-0, battuti i tedeschi dell’Amburgo. Il Nottingham Forest è l’unica squadra ad avere in bacheca più Coppe dei Campioni che campionati nazionali.

Nella stagione 1980/81 compare sulle maglie il logo del primo sponsor commerciale, si tratta del colosso giapponese Panasonic. Dalla stagione successiva la Adidas propone una maglia rossa gessata lasciando invariato il resto della divisa, la fornitura tedesca finisce con il biennio 1984/85 e 1985/86 quando propone una maglia completamente rossa con le tre strisce solo sulle spalle. Dalla stagione 1986/87 la fornitura passa alla Umbro, che per il primo biennio propone una maglia completamente rossa con bordini sottili neri e bianchi, nella seconda metà degli anni 90 il nero troverà più spazio sulla maglia e sui calzettoni. Arrivano ancora due vittorie in Coppa di Lega, 1988/89 e 1989/90 contro Luton Town e Oldham, poi finisce la favola. Nella stagione 1992/93, la prima marchiata Premier League, i Garibaldini finiscono malinconicamente in fondo alla classifica e retrocedono, a fine stagione Brian Clough si dimetterà. In quella squadra giocavano due figli d’arte: Nigel Clough e Scott Gemmill.
Dal 1998/99 si torna ad una divisa classica, maglia rossa con collo bianco, niente più inserti neri. 
Nell’estate del 2013 ritorna la Adidas che, per i 150 anni del club, propone una maglia di tonalità più scura per richiamare le origini della maglia. I rapporti dei giornali degli albori descrivono costantemente le camicie del Forest come "rosso vivo", sebbene le fotografie suggeriscano che fossero molto scure. Ora si crede che ciò sia dovuto al fatto che le emulsioni fotografiche utilizzate all'epoca erano altamente sensibili alla luce rossa che causava la sovraesposizione. Attualmente la fornitura è a carico dell’italiana Macron. La seconda maglia del Nottingham Forest è per tradizione bianca, solitamente con inserti rossi. Negli anni 60 si sono vista anche maglie blu e negli anni 70 e 80 maglie gialle con bordi blu abbinate a pantaloncini blu, abbinamento molto usato in Inghilterra in quel periodo. Bianco, giallo e blu sono ancora i colori usati negli anni più recenti per le divise alternative. 
Come da tradizione britannica, i portieri del Forest hanno sfoggiato tipiche maglie di colore verde, per poi passare a divise prevalentemente di colore azzurro, blu o giallo in tempi più recenti. Brian Clough indossò spesso una maglia verde in panchina, sembra che la prima volta abbia preso una maglia di riserva del portiere Shilton trovata in un magazzino per proteggersi dal freddo poi è nata la leggenda del verde porta fortuna. Il primo stemma a comparire sulle maglie del Forest, nel 1892, è un semplice scudo bianco con le iniziali intrecciate FCF. Nel secondo dopo guerra, per circa dieci anni a intermittenza, è comparso sulla maglia uno strano stemma composto da una caricatura di Robin Hood con un buffo cappello di colore verde su fondo bianco e l’acronimo del club. Nel 1958 compare lo stemma cittadino con le iniziali del club che sostituirono il castello. Il fulcro è una croce di legno verde (che rappresenta la foresta di Sherwood) con tre corone d'oro (che rappresentano la fedeltà alla Corona) mentre i sostenitori sono cervi reali. Intorno a marzo 1974 il vecchio stemma del club fu sostituito da un design moderno che rappresentava un albero stilizzato e il fiume Trent sopra la parola "Forest". Questo design iconico è stato associato alla trasformazione del club sotto Brian Clough. Nel catalogo HW del Subbuteo il Forest compare con tre diverse numerazioni: numero 1, 138 e 225 che rappresentano l’evoluzione della divisa nel corso degli anni.
di Gianfranco Giordano, (thank you to https://www.kitclassics.co.uk)

12 maggio 2025

UP the colors. "RANGERS GLASGOW. BLUE HEAVEN" di Gianfranco Giordano

Mentre il XIX secolo volgeva al termine Glasgow era la seconda città dell’Impero Britannico, grande polo industriale famoso per i cantieri navali e le industrie ferroviarie, oltre che per il suo porto dove transitavano merci in quantità. L’aumento di ricchezza e popolazione contribuì anche all’aumento degli studenti universitari, la University of Glasgow è una delle università più antiche della Gran Bretagna, proprio gli studenti universitari hanno cominciato a giocare a calcio nella seconda metà del secolo in città. 
Nel marzo 1872 un gruppo di appassionati di canottaggio assistette casualmente ad una partita di calcio a Glasgow Green, un parco cittadino, e decise di fondare una squadra. I ragazzi in questione erano i fratelli Moses e Peter McNeil, Peter Campbell e William McBeath, nel maggio dello stesso anno la nuova squadra, denominata Glasgow Argyle, pareggiò 0-0 contro il Callander FC, squadra appena fondata e dalla vita breve. Poco dopo Moses McNeil lesse The English Football Annual scritto da Charles Alcock, uno dei pionieri del calcio britannico e fondatore della FA, la sua attenzione venne attratta dalla squadra di rugby dei lavoratori della Great Western Railway.

Si trattava dello Swindon Rangers, che involontariamente fornì la denominazione al club di Glasgow. Una seconda partita venne giocata nel 1872, roboante vittoria per 11-0 contro una squadra chiamata Clyde, nulla a che vedere con l’attuale Clyde FC, indossando per la prima volta delle maglie blu reale, abbinate a pantaloni bianchi e calzettoni biancoazzurri a righe. Nella stagione 1874/75 i Rangers partecipano alla Scottish Cup, manifestazione nata la stagione precedente, il 10 ottobre 1874 giocano la loro prima partita ufficiale sconfiggendo per 2-0 l’Oxford, squadra di Glasgow, al turno successivo incontrano il Dumbarton e dopo uno 0-0 casalingo vengono battuti ed eliminati perdendo 1-0 nel replay. La stagione successiva la squadra lascia il campo di Glasgow Green e si trasferisce a Burbank Park, campo dei Glasgow Academicals, una delle più vecchie squadre di rugby scozzesi. Nel 1876 i Rangers rilevarono il terreno di Kinning Park dal Clydesdale Cricket Clubs, al tempo il Clydesdale giocava sia a cricket che a calcio, il nuovo campo fu aperto ufficialmente il 2 settembre con un’amichevole contro il Vale of Leven vincendo clamorosamente per 2-1 davanti a 1.500 spettatori. Nel 1877 i Rangers raggiunsero la finale di coppa perdendo con il Vale of Leven, 1-1 e successivo 2-3 nella ripetizione, in questa finale la squadra dei Rangers era composta ragazzini opposti ad una squadra di uomini adulti. In virtù della loro giovane età i ragazzi vennero definiti dai cronisti “Light and speedy” (ovvero leggeri e veloci) per la loro esile figura e per la velocità nei movimenti. Da questa denominazione deriva il soprannome “Light Blues” ancora in uso. Molti pensano erroneamente che “Light Blues” derivi dalla maglia indossata in quella partita ma i Rangers non hanno mai indossato maglie di quel colore. Nel 1879 le due squadre si ritrovarono nuovamente di fronte in finale, ancora un pareggio 1-1 ma i Rangers si rifiutarono di giocare il replay per protesta riguardo una rete a loro annullata nella prima finale. A partire da questa stagione i Gers adottano una maglia a righe orizzontali bianche e azzurre con collo a girocollo chiuso da bottoni mentre il resto della divisa rimane invariato, la scelta si deve al segretario onorario Angus Campbell, un Highlander superstizioso che credeva di aver maggior fortuna con le nuove divise. Le maglie a cerchi non ottennero molto favore tra i soci e a partire dalla stagione 1883/84 si ritornò alla maglia blu reale a tinta unita con collo a girocollo chiuso da bottoni, i pantaloni rimanevano bianchi mentre i calzettoni erano neri. Nel frattempo Kinning Park era diventato troppo piccolo, così il club si trasferì in Paisley Road nel primo Ibrox Park, questo impianto aveva una tribuna centrale lunga 300 piedi e un padiglione d’angolo per una capienza totale di 15.000 spettatori. Il campo venne inaugurato il 20 agosto 1887, ospiti di giornata gli Invincibili del Preston NE che dilagarono vincendo 8-1. Il 28 maggio 1888 si gioca la prima partita tra Rangers e Celtic, un’amichevole che i Biancoverdi vincono 5-2 sul proprio campo, al tempo i rapporti tra i due club erano buoni e la feroce rivalità inizierà più tardi. Nella stagione 1888/89 piccolo cambio stilistico nella maglia, il collo è a camicia sempre chiuso da bottoni. Nell’aprile del 1890 venne fondata la Scottish Football League e il 16 agosto partì il primo campionato scozzese. Il torneo terminò il 12 maggio 1891 con due squadre a pari merito in testa, Rangers e Dumbarton, il 21 maggio venne disputato lo spareggio che terminò in parità con il risultato di 2-2. A quel punto la federazione decise di assegnare il titolo di campione nazionale ex-aequo alle due squadre. Nel 1893 si tornò ad una maglia con collo a girocollo chiuso da bottoni, sempre invariato il resto della divisa. Ben presto Ibrox Park divenne troppo piccolo per le ambizioni del club, i Rangers avevano vinto il campionato del 1899, il primo successo assoluto vincendo tutte le 18 partite del campionato, e il 30 dicembre 1899 venne disputata la prima partita nel Nuovo Ibrox. A partire dalla stagione 1904/05 i calzettoni diventano neri con risvolto rosso, sono i colori del Burgh of Govan, la municipalità che ospita lo stadio del club. Nella stagione 1909/10 compare per la prima volta il collo bianco, a girocollo fino al 1915 e poi a camicia fino alla stagione 1919/20. Da questa stagione comincia un periodo d’oro compreso tra i due conflitti mondiali, in vent’anni i Gers vinceranno 17 trofei tra campionato e coppa nazionale. Nella stagione 1920/21 collo di nuovo blu a camicia chiuso da bottoni e la stagione seguente collo a girocollo, sempre blu. A partire dalla stagione 1922/23 maglia blu reale con collo a camicia bianco chiuso da bottoni nascosti, sempre abbinata a pantaloncini bianchi e calzettoni neri con risvolto rosso, questa divisa rimarrà in auge fino alla stagione 1959/60. Nel 1920 Bill Struth divenne manager, fino a quel momento era l’assistente di William Wilton che morì in un incidente in barca. Sotto la guida di Struth, che rimase al comando del club per ben 34 anni, i Rangers divennero una squadra molto forte arrivando a raggiungere e superare il Celtic nel ruolo di club guida del calcio scozzese. Alla ripresa dell’attività agonistica dopo la guerra, 1946/47, venne istituita la Coppa di Lega e i Rangers si aggiudicarono la prima edizione battendo in finale l’Aberdeen per 4-0. La stagione successiva i Gers si aggiudicarono il treble, trionfando in tutte e tre le competizioni nazionali. In questi anni ricchi di successi la forza della squadra era la difesa, conosciuta come “la cortina di ferro”. 
Nel 1954 Bill Struth lascia la panchina che viene affidata a Scot Symon, ex giocatore del club e uno dei pochi ad aver giocato con la nazionale scozzese di calcio, una sola presenza, e di cricket. I Gers si affacciano al grande palcoscenico europeo nella stagione 1959/60 quando approdano alle semifinali di Coppa dei Campioni, vengono eliminati dall’Eintracht Francoforte con un imbarazzante 12-4 complessivo. Nel 1960/61 i Rangers abbandonano la maglia in stile rugby e indossano una casacca più moderna blu reale con collo a V bianco, invariato il resto della divisa, i questa stagione i Gers arrivano all’ultimo atto della Coppa delle Coppe ma vengono sconfitti dalla Fiorentina, perdendo entrambe le partite della finale. Ancora una finale di Coppa delle Coppe nel 1967 e ancora una sconfitta, questa volta 1-0 contro il Bayern Monaco. In questo periodo giocò nei Rangers Alex Ferguson, due stagioni (1967/68 e seguente) senza particolari acuti. Alla partenza della stagione 1968/69 i Rangers si presentano con una maglia blu reale con collo a girocollo, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi con bordi bianchi, per la prima volta compare sul petto il famoso monogramma RFC, il fornitore è la britannica Umbro. Il 2 gennaio 1971 si verificò il disastro di Ibrox (in realtà era il secondo evento del genere, il primo si verificò il 5 aprile 1902 durante una partita tra Scozia e Inghilterra e causò 25 morti e oltre 300 feriti per il crollo di una tribuna di legno) mentre si svolgeva la partita contro il Celtic. Durante il deflusso dallo stadio la folla si accalcò nella scala 13, un bambino cadde a terra causando una reazione a catena. Alla fine si registrarono 66 morti e oltre 200 feriti, molte delle vittime erano bambini. I Rangers raggiungono la gloria europea il 24 maggio 1972 a Barcellona, battendo la Dynamo Mosca in una partita epica. I Rangers passano in vantaggio con Stein al 26’ e molti tifosi scozzesi si precipitano in campo per festeggiare con i loro beniamini. La partita riprende e i Gers raddoppiano con Johnston che segnerà ancora in apertura di ripresa, a quel punto gli scozzesi sentono di avere la vittoria in tasca e si rilassano ma la Dynamo ci crede ancora e segna alla mezzora e a tre minuti dalla fine. Quando manca un minuto al triplice fischio i tifosi scozzesi invadono il campo di gioco in maniera definitiva, dalla Scozia sono arrivati 16.000 tifosi che, storditi da birra, caldo ed emozione, sono ormai fuori controllo e si scontrano con la temibile polizia franchista dentro e fuori lo stadio. La partita non riprenderà più, i Rangers riceveranno la coppa negli spogliatoi e la Dynamo presenterà reclamo chiedendo la ripetizione della partita, il reclamo verrà respinto ma i Rangers verranno squalificati per due anni da tutte le competizioni europee, poi la squalifica verrà dimezzata. Negli anni '70 il soprannome di Teddy Bears iniziò a diffondersi per i Rangers. Detto con un forte accento di Glasgow, "Bears" è pronunciato "Berrs" somigliando molto al soprannome "Gers". Nel 1973 ritornano i calzettoni neri con risvolto rosso e nel 1976 compare per la prima volta il logo del fornitore dei materiali, la Umbro. Nella stagione 1978/79 maglia con collo a camicia bianco con inserti rossoazzurri e chiusura azzurra a V, pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri. Nella stagione 1982/83 e seguente la Umbro propone una maglia blu reale con sottili strisce bianche verticali, il collo a V è bianco con inserti rossoazzurri, i calzettoni sono rossi con ampio risvolto bianco con inserti rossoazzurri. Nella stagione 1984/85 maglia blu reale a tinta unita con collo bianco a girocollo con inserti azzurri, per la prima volta compare il logo di uno sponsor commerciale, si tratta della vetreria CR Smith, i calzettoni sono di nuovo neri con risvolto rosso, dopo due stagioni i calzettoni tornano completamente rossi. 
La Umbro firma le ultime tre stagioni degli anni 80 con una maglia blu reale con sfondo a quadretti e collo alla coreana con inserto tricolore. Dalla stagione 1988/89 i Gers infileranno una serie di nove successi consecutivi in campionato (nine in a row), serie interrotta ovviamente dal Celtic nella stagione 1997/98. In questo periodo nei Gers ci sono giocatori del calibro di Wilkins, Souness, Hateley, Woods, Mykhaylychenko, Laudrup e Gascoigne. Per due stagioni e mezza, a partire dal giugno 1998, il capitano della squadra fu Lorenzo Amoruso, primo cattolico ad indossare la fascia. Dagli anni 90 si succederanno diversi fornitori che proporranno nuove maglie ogni biennio prima e poi ogni anno, in ogni caso sempre maglie con inserti biancorossi. In questa varietà si evidenziano due maglie particolari. La divisa della stagione 2002/03 è stata prodotta internamente dal Club e il produttore italiano Diadora ha pagato per apporre il proprio marchio sul kit. Ogni maglia (caratterizzata dal disegno di un leone rampante con un motivo di sfondo punteggiato) era unica in quanto il tessuto veniva tagliato diversamente per ogni esemplare. Nella stagione 2012/13 venne creata una maglia per celebrare i quarant’anni dalla vittoria in Coppa delle Coppe, quindi maglia blu reale a tinta unita con collo a girocollo e logo dello sponsor di piccola misura sotto il monogramma, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi con risvolto bianco. Al termine della stagione 2011/12 i Rangers, già da qualche mese in amministrazione controllata, falliscono e ripartono dalla quarta serie del calcio scozzese, un bagno di umiltà per club e tifosi costretti a girare per i piccoli campi della periferia calcistica scozzese, il ritorno in Premiership avvenne al termine della stagione 2015/16.

Fino all’inizio degli anni 90 le maglie di riserva dei Rangers erano bianche, biancoblù oppure rosse. Con l’avvento del merchandising si sono viste maglia dai colori e accostamenti più vari, a volte anche bizzarri. Nel 2002/03 venne proposta una maglia arancione con inserti blu reale, questa divisa suscitò molte critiche perché i colori venivano visti come un riferimento all’Orange Order protestante, il club ha però sempre affermato che si trattava di una semplice scelta commerciale.

La maglia dei portieri dei Rangers fino alla metà degli anni 90 è sempre stata rossa o gialla, successivamente ci sono stati altri colori pur continuando a usare rosso e giallo con una certa frequenza.

Sulla maglia dei Rangers non è mai comparso lo stemma sociale ma un semplice ed elegante monogramma, RFC. Sulla maglia di casa il monogramma compare per la prima volta nella stagione 1968/69, non andrà più via anche se nel corso degli anni è cambiata la grandezza e la posizione. Negli anni dal 1990 al 1994 il monogramma è stata inserito al centro della denominazione societaria, infine a partire dalla stagione 2003/04 sono state inserite 5 stelle a sormontare il monogramma a ricordare le 50 vittorie in campionato. Il monogramma è comparso sporadicamente sulle maglie da trasferta negli anni tra le due guerre mondiali.

Nel catalogo HW del Subbuteo i Rangers compaiono in due versioni, il numero 2, classica divisa anni 70 composta da maglia blu con pantaloncini bianchi e calzettoni blu, e il numero 53, la divisa di fine anni 70 con la maglia blu con collo biancorosso.
di Gianfranco Giordano, (thank you to https://www.kitclassics.co.uk)

18 aprile 2025

UP the colors. "ASTON VILLA. UP THE VILLA!" di Gianfranco Giordano

L’Aston Villa venne fondato da membri della Aston Villa Wesleyan Chapel di Handsworth nel 1874, non ci sono certezze sulla data esatta, si parla di marzo o di ottobre ma alcune fonti citano un giorno preciso, il 21 novembre, nove giorni prima della nascita di Winston Churchill.

I fondatori, che si ritrovarono sotto un lampione a gas in Heathfield Road, erano giocatori di una squadra di cricket desiderosi di tenersi in allenamento durante i mesi invernali, dopo aver visto una partita di rugby decisero che lo sport praticato sotto le Association Rules era più consono ai loro gusti. Il nome è molto particolare, assolutamente unico nel panorama calcistico britannico, e fa riferimento alla zona di Aston, un’area nella parte settentrionale della città di Birmingham, mentre Villa deriva da un incrocio stradale denominato Villa Cross posto sulla Villa Road. L’Aston Villa giocò la prima partita nel marzo del 1875, avversario Aston Brook St.Mary's, una squadra di rugby della zona. Le due squadre decisero di giocare il primo tempo, terminato a reti bianche, secondo le Rugby Rules ed il secondo tempo secondo le Association Rules, la rete decisiva per i Villans venne segnata da Jack Hughes. 
La prima divisa era composta da una maglia con sottili righe orizzontali blu reale e rosso scarlatto, pantaloni bianchi e calzettoni blu reale. Nella stagione 1877/78 il Villa scende in campo con una divisa composta da maglia bianconera a sottili righe orizzontali, pantaloni bianchi e calzettoni neri. Il club nei primi anni ebbe l’influenza della numerosa comunità scozzese presente in città, in particolare William McGregor, arrivato al club nel 1877, grande organizzatore e uomo d’affari. Nella stagione 1878/79 il club comprò delle maglie nere a girocollo impreziosite da un grande leone rampante rosso, con i ripetuti lavaggi i leoni sbiadirono diventando di un colore rosa stinto quindi, per la stagione seguente, si decise di andare in Scozia e comprare tredici stemmi reali gialli con il leone rampante rosso, in modo di attaccare lo stemma sulle maglie per le partite e poi staccarlo prima di mandare le maglie in lavanderia. Le stagioni giocate con il leone sul petto non furono particolarmente fortunate per la squadra, così si decise di togliere lo stemma dalla maglia ed utilizzare il leone solo sulla carta intestata e su tutti gli oggetti del club. 
Negli anni tra 1880 ed il 1884 si alternarono diverse divise, amaranto con il leone rosso, biancoblù a righe orizzontali, nera ed anche una maglia divisa a metà in due tonalità di verde. Nella stagione 1884/85 e nella prima parte della stagione seguente, i Villans indossarono una curiosa maglia biancorossa “pezzata”, con pantaloni bianchi e calzettoni neri (purtroppo non ci sono fotografie della squadra con questa divisa), seguita poi da una classica maglia a strisce verticali bianconere con collo a camicia, il resto della divisa rimane invariato. L’8 novembre 1886, in vista della nuova stagione, il direttivo del club decise di ordinare delle nuove divise composte da maglia a sottili strisce verticali cioccolato e azzurro (al tempo il color cioccolato era abbastanza di moda nel calcio britannico) con collo a camicia, pantaloni bianchi e calzettoni cioccolato. L’incarico di cercare le nuove divise ad un prezzo ragionevole venne affidato a McGregor, con questa divisa il club vinse il suo primo trofeo, l’FA Cup. La stagione successiva arrivarono i definitivi colori amaranto e celeste, da quel momento non ci furono altri cambiamenti cromatici ma solo qualche aggiustamento stilistico, riguardo alla scelta dei colori amaranto e celeste ci sono due versioni. La nuova accoppiata cromatica sarebbe semplicemente un’evoluzione della divisa precedente, l’amaranto andava a sostituire il cioccolato in onore della Regina Vittoria che nel 1887 festeggiava i cinquantanni di regno, l’amaranto è il colore che rappresenta la monarchia britannica, il balcone di Buckingham Palace nelle occasioni ufficiali è sempre adornato con un drappo di questo colore. Un’altra versione parla di un omaggio alla Scozia, patria di molti giocatori del club. Si narra di una riunione tenutasi in un pub (e dove altrimenti?) in cui i giocatori decisero di adottare i colori di Hearts e Rangers che, insieme al leone rampante, avrebbero dovuto rappresentare il legame tra l’Aston Villa e la Scozia. La prima divisa con i nuovi colori, stagione 1887/88, era composta da una maglia a scacchi amaranto e celeste con collo a camicia in tinta, pantaloni bianchi e calzettoni amaranto. Con questa divisa l’Aston Villa partecipa alla prima edizione della Football League, il più antico campionato nazionale del mondo, nato grazie a William McGregor, il primo ad avere l’idea di mettere ordine nel caos dei campionati disputati a livello locale. Nelle stagioni 1890/91 e seguente la maglia è divisa a metà con collo a girocollo amaranto chiuso da bottoni, mentre nelle stagioni 1892/93 e seguente il collo è bicolore a camicia. In queste stagioni venne usata, sporadicamente, la maglia amaranto con le maniche celesti che divenne definitiva con l’inizio della stagione 1894/95. Era la famosa maglia di lana amaranto con collo a girocollo chiuso da laccetti con un vistoso bordo celeste, maniche celesti e polsi amaranto, i pantaloni sono bianchi ed i calzettoni amaranto con bordini celesti, sono anni d’oro per il Villa che comincia a diventare una leggenda ammirata in tutto il regno e questa maglia, disegnata da Ollie Whateley (giocatore del Villa e della Nazionale inglese), diventa una vera icona del calcio britannico e rimane praticamente invariata fino alla stagione 1922/23. Nel frattempo il club si spostò nell’Aston Lower Grounds, al tempo il miglior impianto sportivo della zona, nel 1897 e subito i tifosi ribattezzarono l’impianto Villa Park. Nei primi anni del secolo, indicativamente tra il 1900 ed il 1908, i Villans hanno indossato delle semplici maglie rosse di tessuto più leggero in giornate particolarmente calde. 
Nella stagione 1923/24 il collo, sempre a girocollo, riporta un doppio bordo celeste, anche i polsi che riportano un doppio bordo amaranto, i calzettoni diventano neri con bordini celeste ed amaranto, il collo è sempre chiuso dai laccetti che spesso vengono persi durante le partite o in lavanderia. Questa divisa viene usata, praticamente invariata, fino al 1944 anche se in alcune occasioni la squadra scende in campo con una versione precedente della maglia. Alla ripresa dei campionati nel 1946, l’Aston Villa si presenta nuovamente con il collo a girocollo con una sola striscia azzurra, questa maglia verrà usata per nove stagione e nel 1955/56 per l’ultima volta si torna alla maglia con collo con due righe azzurre. Nella stagione 1956/57 la maglia presenta un collo a V celeste con righine amaranto, sul petto lo stemma societario, che non lascerà più la divisa, mentre il materiale usato non è più la lana bensì il cotone. Dalla stagione successiva i calzettoni non saranno più neri e cambieranno spesso di colore alternando amaranto, celeste e bianco nel corso degli anni. Nella stagione 1963/64 il collo diventa a girocollo, pur mantenendo lo stesso stile, questa maglia rimane in voga fino al 1969 quando venne adottata una maglia completamente amaranto con un collo, di colore celeste come i polsini, assolutamente nuovo a camicia con un inserto a V nella parte anteriore, per la prima volta vengono indossati pantaloncini celesti. Questa divisa venne suggerita dal manager Tommy Docherty, la stagione successiva, con il cambio di manager, lo stile della maglia rimane invariato ma ritornano le maniche celesti ed i pantaloncini bianchi, questa maglia verrà usata fino al 1975. Nella stagione 1975/76 compare per la prima volta sulle maglia il logo dello sponsor tecnico, la britannica Umbro che mantenendo invariato il disegno della maglia propone un collo a camicia a righine celeste ed amaranto con polsi nello stesso stile. Questa è la maglia dell’ultimo successo in campionato, 1981/82, quando si chiude il rapporto di fornitura con la Umbro, ed è anche una delle ultime maglie “classiche” dei Villans. Nel 1981/82, la stagione del trionfo europeo a Rotterdam contro il Bayern, la francese Coq Sportif propone una maglia dal disegno diverso dal solito, collo a V celeste con righine amaranto, maniche celesti con righine amaranto sui polsi e fianchi della maglia di colore celeste. La stagione successiva compare sulle maglie il primo sponsor commerciale, la Davenports, fabbrica di birra di Birmingham che sponsorizzerà il club per una sola stagione. Notevole il servizio fotografico dell’epoca, con la venticinquenne maggiorata Erica Roe, divenuta famosa nel Regno Unito dopo uno spogliarello sul campo di Twickenham nel corso del test match di rugby Inghilterra-Australia del 2 gennaio 1982, in posa con la maglia del Villa insieme ai giocatori. Nelle stagioni 1983/84 e seguente la ditta francese propone una maglia completamente amaranto con collo a girocollo celeste con righine amaranto ed un importante inserto triangolare pure celeste, la maglia è completamente amaranto eccetto i fianchi celesti. Ormai sembra una gara tra i fornitori a snaturare una delle maglie più belle ed ammirate del calcio inglese, nelle stagioni 1985/86 e seguente maglia completamente amaranto con collo a V bianco e due strisce orizzontali celesti nella parte alta del petto, nella stagione seguente modello quasi uguale con le due strisce che proseguono sulle maniche. Arriva la danese Hummel che per due stagioni, 1987/88 e seguente, propone una maglia metà amaranto e metà a sottili strisce verticali celeste ed amaranto con collo a V bicolore, dopo questo scempio per la terza stagione viene adottata una maglia tradizionale. Dal 1990/91 al 1998/98 vengono adottate divise tutto sommato tradizionali ma con le maniche che diventano azzurre, eccezione per la stagioni 1993/94 e seguente quando la Asics presenta una maglia amaranto con sottili strisce verticali azzurre. Interessante la maglia 1992/93 che, per omaggiare il primo campionato della neonata Premier League, ripropone il collo a girocollo chiuso da laccetti in voga agli inizi del 900, lo sponsor tecnico, nuovamente la Umbro, vestiva anche il Napoli che usò la maglia del Villa come terza divisa, una sola volta, nella stagione successiva. Si arriva al nuovo millennio e le divise cambiano ormai ad ogni stagione, si ritorna ai colori classici amaranto e celeste ed al disegno storico, a parte un paio di stagioni tra cui la maglia a larghe strisce verticali del 1999/2000. Nel corso degli anni il Villa ha fatto tendenza e diversi club inglesi hanno deciso di vestirsi con questa maglia, i motivi sono diversi ma tra le altre indossano il claret and light blue Burnley, Crystal Palace, Scunthorpe United e West Ham United. Per gli Hammers si trattò di una scommessa vinta e non di emulazione.
La seconda maglia dell’Aston Villa è per tradizione bianca o celeste, solitamente con inserti amaranto e celeste o solamente amaranto. Nella stagione 1955/56 la seconda divisa era a strisce verticali amaranto e celesti, in questi anni è capitato che Aston Villa e Birmingham City si prestassero i rispettivi kit per usarli come divise alternative in FA Cup, secondo le regole dell’epoca quando due squadre avevano divise simili dovevano cambiare entrambe. Il Villa indossò la divisa blu del City nel febbraio del 1953 contro il Rotherham e nel 1957 contro il Burnley, in questo caso era la divisa rossa alternativa. Molto apprezzata la maglia celeste con strisce verticali sottili usata nella finale di FA Cup del 1957, vinta contro il Manchester United. Nella prima metà degli anni 70 venne sfoggiata una bella divisa composta da maglia gialla con bordi blu, pantaloncini blu e calzettoni gialli, in quel periodo questo completo era usato come divisa alternativa da molti club. Anche negli ultimi anni si è rimasti fedeli a questi colori con l’aggiunta del nero, nelle stagioni 1993/94 e seguente si è anche vista una maglia nera e verde a strisce verticali.

Nel secondo dopoguerra e fino agli anni 80, i portieri del Villa hanno sfoggiato delle bellissime maglie di colore verde brillante, molto british, per poi passare a divise di ogni colore come moda dei tempi moderni.
Il primo stemma a comparire sulle maglie dell’Aston Villa, 1878, è il leone rampante rosso della Scozia che scomparirà dopo quattro stagioni. Nella stagione 1886/87, viene cucito sulle camice lo stemma cittadino. Nella stagione 1956/57 compare, questa volta in maniera definitiva, un vero stemma sociale, si tratta del leone rampante rosso all’interno di uno scudo sotto il quale c’è il motto sociale, Prepared. Nella stagione 1969/70 il leone diventa celeste, ricamato sul petto della maglia a sovrastare le lettere AV. Nel 1973 arriva il logo forse più bello, che rimarrà in auge per ventanni, un cerchio celeste con un leone rampante amaranto racchiuso in un cerchio amaranto con la denominazione del club in lettere dorate. Nel 1992 viene proposto una scudo a strisce verticali amaranto e celesti con un leone rampante dorato e la scritta Prepared, nel 2007 lo scudo è celeste con bordo amaranto ed al centro un leone rampante dorato sulla scritta Prepared sormontato dall’acronimo AVFC ed una stella a ricorda la vittoria in Coppa Campioni, ultimo restiling all’inizio di questa stagione quando viene tolto il motto per ingrandire il leone.

Nel catalogo HW del Subbuteo l’Aston Villa compare con tre diverse numerazioni: numero 7, la divisa classica con maglia amaranto a maniche celesti con pantaloncini bianchi e calzettoni amaranto con bordo celeste; la numero 74 con il collo celeste triangolare in due versioni con maniche celesti, pantaloncini e calzettoni bianchi oppure con maglia amaranto con collo triangolare pantaloncini e calzettoni celesti; ultima la numero 333 con il vistoso collo a girocollo bicolore. Prima di chiudere giusto ricordare che l’Aston Villa è la squadra per cui tifa il Duca di Cambridge Principe William.
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