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18 febbraio 2026

[MISTER FOOTBALL] "GARY ROWELL ed il suo Sunderland" di Roberto Gotta

Una delle prime immagini che ricordo dal settimanale Shoot, quella di Rowell. Con la maestosa, semplice divisa del Sunderland fine anni Settanta, soprattutto con il bellissimo stemma con la petroliera, grande omaggio alla locale tradizione di cantieri e armatori. Rowell, nato a Sunderland e cresciuto a
Seaham, pochi chilometri più a sud, è morto di leucemia, a 68 anni, sabato 13 dicembre, esattamente 50 anni dopo il suo debutto con i Rokermen, con cui giocò tra campionato e coppe 293 partite segnando 103 gol, da attaccante puro ma anche da centrocampista offensivo. 


Solo il grande Len Shackleton - tra l’altro ex Newcastle, il personaggio che nella sua autobiografia dedicò una pagina a ‘quello che i dirigenti di club sanno di calcio’, lasciandola… vuota - e Kevin Phillips hanno segnato più di Rowell, con la maglia del Sunderland, l’unica da lui indossata con continuità. Frenato presto dai postumi di un infortunio al ginocchio, dopo cinque stagioni, nel 1984, fu lasciato partire nell’ambito di un rivoluzionamento della rosa che fallì miseramente, tanto che il club retrocesse prima in seconda poi in terza serie, poi solo una sessantina di partite in sei stagioni, tra Norwich City, Middlesbrough, Brighton, Dundee e Burnley. Ma è ovviamente a Sunderland che il suo ricordo è vivissimo, anche nel canto «We all live in a Gary Rowell world», ripetuto - su guida dell’altoparlante - prima del derby di domenica. Proprio in un derby, ma al St.James’ Park, Rowell aveva avuto la sua giornata più bella, il 24 febbraio 1979: tripletta e assist in un 4-1 che a lungo dominò i racconti locali. E del resto del Sunderland era anche tifoso: da ragazzo delle giovanili, nel 1973, un giorno si diede malato a scuola per poter partire presto e seguire la squadra, in treno, in una delle trasferte di FA Cup di quell’anno straordinario in cui i Rokermen vinsero il trofeo da squadra di seconda divisione.
di Roberto Gotta, da https://misterfootball.substack.com

Qui sotto Rowell, dal web, in azione nel 4-1 a Newcastle. Sullo sfondo, il celebre complesso edilizio della Leazes Terrace, ora coperto dalla grande tribuna che comprende il settore ospiti di St.James’ Park.

27 novembre 2024

NEWCASTLE UNITED-SUNDERLAND, Tyne-Wear derby.

A due passi dalla contea di Northumberland, nel nord d'Inghilterra, l'ebrezza del Mar del Nord non fa altro che rendere un luogo come la contea del Tyne-Wear l'archivio ideale per storie, aneddoti, leggende e dicerie.


























Il territorio è perlopiù pianeggiante e viene letteralmente diviso in due dallo scorrere del fiume Tyne dove, dalle sue parti, sorgono i suoi cinque “borough”: Gateshead, Newcastle, North Tyneside, South Tyneside e City of Sunderland.

Patria del mondo “pallonaro”, la terra d'Albione, in ogni sua anche minuscola realtà geografica conserva al suo interno realtà indelebili calcistiche che, da oltre un secolo, hanno plasmato il senso di appartenenza ad un club e al territorio dove questo ha sede.
Nella contea del Tyne-Wear sono due i club calcistici più rinomati e conosciuti. Il Sunderland ed il Newcastle United. Queste due compagini danno vita ad una delle rivalità più note del calcio britannico. Mettetevi pure comodi, oggi si parlerà del “Tyne-Wear Derby”.
Noto anche come il “Derby Nord-Orientale”, la rivalità tra i “Black Cats” (Sunderland) ed i “Magpies” (Newcastle) è considerato una delle faide più accese in tutto il Regno Unito e non solo in Inghilterra. Le due città sono divise da soli 19 Km e, come già detto in precedenza, dal solo fiume Tyne.
La rivalità ha origine anche per questione extra calcistiche. Nello specifico bisogna tornare ai tempi della guerra civile inglese quando vi erano forti proteste contro i vantaggi di cui godevano i realisti di Newcastle. Questo causò il passaggio di Sunderland al fronte parlamentarista. Le due città si trovarono di nuovo contrapposte durante l'insurrezione giacobina, con Newcastle a sostegno degli Hannover con il re tedesco George e Sunderland dalla parte degli Stuart scozzesi.

Tornando al campo di gioco non vi è mai stata un vera e propria supremazia a livello di vittorie nei confronti tra le due e tendenzialmente, a livello numerico, vi è una situazione piuttosto equilibrata nella sommatoria delle vittorie di una e dell'altra.
La prima storica partita risale al 1883, mentre il primo confronto competitivo venne disputato nel 1887 in un incontro valevole per un turno di FA Cup il quale si concluse con una vittoria, per 2-0, in favore del Sunderland.
Intorno al XX secolo, la rivalità cominciò ad emergere. Il Venerdì Santo del 1901, si disputò al St James Park (stadio del Newcastle) un derby il quale venne sospeso poiché vi fu l'afflusso di 120.000 fans nonostante l'impianto ne potesse ospitare solo 30.000. La notizia della sospensione fu accolta con rabbia e ne seguirono rivolte le quali portarono ad un ampio numero di tifosi feriti. Tuttavia, in generale, sebbene il derby abbia attirato grandi folle, con i tifosi che spesso scalavano alberi ed edifici per vedere la partita, ci sono poche prove che suggeriscano animosità o violenza tra i due gruppi di sostenitori nel periodo prebellico e immediato postbellico.
La più grande vittoria in un Tyne-Wear Derby risale al 5 dicembre del 1908 quando, sempre al St. James Park, il Sunderland battè i padroni di casa con un risonante 1-9. Nonostante quella sconfitta, i Magpies, in quella stagione vinceranno il campionato con nove punti di distacco dai rivali i quali si piazzarono al terzo posto in classifica nella massima serie inglese dell'epoca.





















Venendo più vicini ai nostri tempi, nel 1979, venne giocato un derby che, i tifosi del Sunderland, ricordano con molto piacere. I Black Cats vinsero per 4-1 con una tripletta di Gary Rowell originario proprio del nord est inglese, precisamente della contea di Durham. Gary è rimasto un beniamino per i tifosi biancorossi per via della sua militanza di dieci anni nel Sunderland. Rowell racconta spesso un aneddoto di quella partita: “Quando abbiamo fatto il quarto goal parlai con Kevin Arnott riguardo il fatto di provare a fare un quinto goal oppure lasciar perdere. Decidemmo di non infierire ulteriormente”
Sulla sponda bianconera, invece, viene ricordato con piacere il derby disputato il 1° gennaio del 1985 quando Peter Beardsley, nativo di Newcastle, segnò una tripletta nella partita vinta per 3-1 dal Newcastle contro il Sunderland. In quella stagione i Black Cats retrocessero a fine stagione.
Il derby per eccellenza, però, venne giocato nel 1990 quando entrambe le compagini militavano in seconda divisione inglese. Quel derby viene ricordato come il più sentito in quanto si trattò della semifinale play-off che avrebbe permesso di accedere alla finale e poi, conseguentemente, avrebbe dato modo di approdare nella massima serie inglese. L'andata venne giocata al Roker Park, casa del Sunderland fino al 1997, e, lo scontro, si concluse a reti inviolate. Nel ritorno, giocato al St. James Park, vi fu la vittoria del Sunderland ai danni del Newcastle. Invano fu, quel giorno, il tentativo, da parte dei tifosi bianconeri, di invadere il campo al fine di far sospendere la gara.
Un famoso derby che, invece, vide vittoriosi i Magpies fu quello giocato il 17 aprile del 2006. Si giocava allo Stadium of Light, nuovo impianto dei Black Cats. Al minuto 32 il Sunderland passò in vantaggio grazie alla rete di Hoyte. Il Newcastle non riusciva proprio a reagire nei primi 45 minuti. Nella rispresa, però, sembrava sceso in campo un altro Newcastle. I Magpies, rinvigoriti, agguantarono il pareggio al minuto 60 con la rete di Chopra e, soltanto un minuto più tardi, Alan Shearer realizzò il goal del vantaggio dal dischetto battendo Davis. Più tardi N'Zgobia e Luque firmeranno per il poker dei bianconeri in quel di Sunderland.
Tre stagioni più tardi arrivò, invece, un'altra vittoria per i Black Cats. Erano diversi anni che il Sunderland non vinceva un derby in casa e, così, il 28 ottobre del 2009 i biancorossi riuscirono nell'impresa. I padroni di casa passarono in vantaggio grazie alla rete, al 20esimo minuto, del francese Cissè. Il Newcastle pareggiò il conto con la rete, al minuto 30, di Ameobi. Al 75esimo Kieran Richardson porterà di nuovo avanti il Sunderland con una punizione, dal limite dell'area, veramente potente da trovare impreparato un certo Shay Given (portiere del Newcastle).


Dal 2013 fino al 25 ottobre del 2015 vi sarà una supremazia a tinte, perlopiù, biancorosse.
In un contesto sempre caldo come il calcio d'oltremanica ogni singola faida, spesso, ha sfociato in problemi di ordine pubblico. Anche lo stesso Tyne-Wear Derby è stato vetrina di spiacevoli turbolenze legate allo scontro fisico tra le due tifoserie. Come già detto in precedenza, nel 1990, vi fu un'invasione di campo, da parte dei tifosi del Newcastle, con l'obiettivo di far sospendere la partita, che li vedeva sconfitti, valevole per l'approdo alla finale play-off della Second Division. Il 16 gennaio 2011 le due squadre si affrontarono in Premier League allo Stadium of Light: un 17enne tifoso del Sunderland invase il campo e spinse il portiere del Newcastle, Steve Harper, e fu tra gli arrestati per i disordini causati da un gruppo di “facinorosi” allo stadio e fuori lo stesso. 
Quella stessa stagione però i tifosi del Sunderland vinsero il premio di tifoseria più corretta nella stagione 2010-2011. Tutto questo malgrado gli arresti nel giorno del derby. Nell'aprile del 2013 dopo una sconfitta interna, in un derby, per 0-3 un nutrito numero di tifosi del Newcastle United causarono disordini per le strade di Newcastle upon Tyne. Il caos regnò sovrano quel giorno. Quattro agenti di polizia rimasero feriti ed un poliziotto a cavallo venne attaccato da un tifoso. Oltre a questo vi fu un contatto piuttosto violento tra i tifosi Magpies e Black Cats alla “Newcastle railway station”. Quel giorno furono 29 gli arresti.
Il Tyne-Wear Derby rientra tra le rivalità più antiche del calcio d'oltremanica; Newcastle e Sunderland sono due città che, come la storia ci ha raccontato, diedero vita alla loro rivalità per questioni sociali e politiche, ma forse neanche tanto se si pensa che, già dalla rivoluzione industriale, vecchi rancori vennero messi da parte. Però, all'improvviso, irruppe come un ciclone, nella quotidianità della cittadinanza della contea di Tyne-Wear, il calcio. Ed ecco che vecchi dissapori sono tornati e si sono presto spostati sul campo di gioco e sugli spalti portando il senso di appartenenza, d'una o dell'altra realtà, a livelli piuttosto alti. Se ti trovi a Newcastle ed hai un accento diverso da quello “Geordie”, verrai visto con sospetto. Altrettanto se ti trovi a Sunderland ed hai un accento diverso dal “Mackem”, verrai visto con sospetto anche da quelle parti.
Comunque vada l'importante è che entrambe le città, ed i loro rispettivi club, continuino a dar vita sempre a delle belle battaglie dove, forse, non avremo mai un vero e proprio favorito. Dopo tutto, statistiche alla mano, è uno dei derby più equilibrati d'Inghilterra.
di Damiano Francesconi

15 novembre 2024

the LADS. Enrico Milani. Un Mackem in riva al lago d'Iseo (Sunderland)

Sono Enrico Milani, bresciano tifoso dal 1990 del Sunderland. Nato nel 1973 proprio qualche giorno prima della nostra ultima vittoria di un trofeo, la FA Cup. Seguo da sempre le vicende dei Black Cats e in Italia non tifo nessuna squadra, a dire il vero seguo unicamente il campionato in cui milita il Sunderland e per il resto non ho interessi (mondiali, europei o varie coppe continentali).

- Come è iniziata la tua passione per il calcio britannico e quali sono le caratteristiche del calcio britannico che piu' ti piacciono?
È iniziata nel 1990 guardando tv koper capodistria e conoscendo in campeggio sul lago di Garda delle ragazze..di Sunderland.
Adoro la velocità e i tackles duri e soprattutto la passione dei tifosi. Ormai il football vero è solo un ricordo perché adesso anche la è quasi solo business. Per questo le mie trasferte son quasi principalmente per vedere vecchi amici. Il risultato è divenuto secondario.

- Raccontaci cosa avete organizzato in passato con il club che hai creato Black Cats of Italy..
Abbiamo organizzato triangolari e quadrangolari di calcio amichevoli con altri branch. Siamo stati a molte partite sia a Sunderland che in trasferte in tutta l'Inghilterra. Abbiamo partecipato al ritiro pre-campionato sul lago di Garda del Sunderland una decina di anni fa. Siamo stati organizzatori di un mini-torneo a Sunderland tra noi e tifosi locali, con ricavato da devolvere in beneficenza.
E proprio della beneficenza siamo grandi sostenitori, avendo organizzato tantissimi eventi e raccolto negli anni più di 20 mila euro (12 mila solo nell'evento ROAD TO STADIUM OF LIGHT, viaggio in bici da me affrontato nel 2015).
Bellissime le raccolte fondi fatte insieme ai nostri rivali italiani del Newcastle. Tutte gli anni a giugno facciamo un super raduno dei tifosi europei del Sunderland qui sul lago di Iseo dove abbiamo la nostra sede nel "NO STRESS PUB" di Sarnico...

23 settembre 2024

FA Cup Final 1973. The scratch of the cat.

Quando il signor Ken Burns da Stourbridge fischia la fine dell'incontro, lo spicchio di Wembley colorato di biancorosso esplode in un boato di gioia. 
E Bob Stokoe, si alza dalla panchina e corre. Il Sunderland ha appena conquistato la sua seconda FA Cup battendo in una finale palpitante di emozioni, il Leeds United di Don Revie.

























Lo ha fatto non solo da sfavorito ma anche da compagine di seconda divisione. Era la prima volta dal dopoguerra che un team “cadetto” saliva i gradini del royal box per ricevere il trofeo. Accadde anche nel 1931 con il WBA. Accadrà di nuovo nel 1980 quando un frizzante e irrispettoso West Ham befferà l'Arsenal detentore. Anche quel 5 maggio 1973 i bianchi di Elland Road si inchineranno al Sunderland da campioni uscenti. Corsi e ricorsi storici. Poesia e bellezza della coppa più antica del mondo. E intanto, Bob Stokoe continua a correre. Bob Stokoe è il manager dei black cats da cinque mesi. Ha raccolto una squadra che navigava nelle torbide acque dei bassifondi di classifica dell'ostica second division. Con lui al timone il Sunderland virerà decisamente verso posizioni di classifica di tutto rispetto e sopratutto raggiungerà l'atto finale della coppa. Corre impazzito di felicità. Corre verso Jim Montgomery. Verso quel portiere che con due parate strepitose ha consentito al club del nord est d'Inghilterra di mantenere la rete di vantaggio e aggiudicarsi la coppa. La sua corsa a braccia aperte, cappello marrone a nascondere una calvizie incipiente, impermeabile trench beige sopra la tuta d'ordinanza rossa, resterà nella memoria come uno dei momenti più carichi di entusiasmo e commozione di sempre. Ad immortalarlo in quell'attimo, saranno non solo le riprese televisive e i flash dei fotografi, ma anche una statua che oggi campeggia all'esterno dello Stadium of Light. Omaggio e tributo all'uomo. Ricordo e testimonianza per chi quel giorno l'ha vissuto. Ma anche per chi non c'era. Per chi ci sarà, e vorrà capire la magia di certe emozioni. Per lui la vittoria sarà doppia. Racconterà che un giorno quando era alla guida del Bury, Don Revie cercò di corromperlo per favorire il successo dei suoi. L'incrocio di destini è straordinario se si pensa che Brian Clough forse il maggior nemico giurato di Revie si infortunò giocando per il Sunderland proprio contro il Bury di Stokoe, per poi prendere il posto di Donald George Revie al Leeds quando quest'ultimo assunse la guida della nazionale. Come detto in precedenza c'era già una coppa d'Inghilterra nella vetrina dell'argenteria del Roker Park, il vecchio e glorioso stadio del Sunderland. Costruito per rivaleggiare in grandezza con gli odiati vicini di Newcastle ed inaugurato nel 1898. Fu abbandonato nel 1997 a favore di un complesso di case residenziali e far posto al nuovo Stadium of Light. Un gioiello. Moderno e confortevole. Ma il cuore di tanti tifosi pulsa ancora sotto inclementi colate di cemento. 


Quella coppa, la prima, era datata 1937. Per gli annali, il Sunderland si impose 3-1 sul Preston di fronte a 121.919 spettatori. Per la statistica andarono a segno Gurney, Carter, e Burbanks. Per i romantici, un ragazzino di dodici anni, Billy Morris, entra a Wembley con un gattino nero in tasca. Un portafortuna. Sarà uno dei motivi (ma non l'unico) per cui nel 2000 quando il club decise di indire un referendum per eleggere definitivamente il nick name della squadra l'appellativo “Black Cats” vincerà con largo margine. La FA Cup 1973 inizia nel tradizionale “terzo turno” di gennaio dove entra in scena la nobiltà vecchia e nuova di prima e seconda divisione. Inizia a Nottingham, sponda Notts County. Al Meadow Lane finirà 1-1, ma nel replay giocato in casa tre giorni dopo il Sunderland si imporrà per 2-0. Al quarto turno servirà ancora una ripetizione per decidere chi potrà accedere al turno successivo. Dopo che il Reading ha imposto il pareggio per 1-1 al Roker Park i biancorossi vanno a vincere in trasferta 3-1. Negli ottavi o se preferite al quinto turno l'abbonamento al replay del Sunderland prosegue. E questa volta il club di Stokoe fa una vittima illustre. Il Manchester City che aveva eliminato il Liverpool. Al Maine Road è un autentica battaglia che terminerà sul 2-2. Ma in casa il Sunderland non fa sconti e i Citizens si arrendono. 3-1!. La coppa entra nel vivo e sabato 17 marzo nei quarti di finale, l'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. I Black cats pescano il Luton Town e lo affrontano fra le mure amiche. Finirà 2-0 e per il club di Roker park si aprono le porte di Hillsborough. Si aprono le porte della semifinale, preludio agli sfarzi di Wembley. Ma l'impresa è ardua. C'e da battere l'Arsenal e l'emozione di certe serate. In quelle semifinali ad eccezione del Sunderland che come detto militava in seconda divisione, gli altri tre team erano tutte squadre di massima serie e tra le altre cose anche le migliori visto e considerato che al termine del campionato l'Arsenal giunse secondo alle spalle del Liverpool campione, il Leeds United si classificò terzo e il Wolverhampton Wanderers finì la stagione al quinto posto. Sunderland- Arsenal, dunque. 
E' il 7 aprile 1973. La muraglia umana dei tifosi è impressionante su tutti i lati dello stadio. Ci saranno in totale oltre 55.000 spettatori. Per la città di Sunderland è già un evento. Si muoveranno in 23.000, fra treni, autobus, e mezzi privati. I gunners scendono in campo con la maglia da trasferta gialla su pantaloncini blu, come al solito un effetto cromatico straordinario sul rettangolo verde. Il Sunderland opta per un impeccabile tenuta completamente bianca. Come una damigella debuttante al gran ballo dell'aristocrazia. Su Hillsborough tira un vento insidioso. I centrali dell'Arsenal commettono un errore sulla ribattuta dei centrocampisti avversari e Vic Halom ne approffitta per battere Wilson con un mezzo pallonetto. Alla fine del primo tempo i ragazzi di Stokoe sono avanti 1-0. Nella ripresa la convinzione di potercela fare cresce con il passare dei minuti e diventa quasi una certezza quando Hughes di testa raddoppia per i suoi su una rimessa in gioco di Bobby Kerr spizzicata leggermente da Dennis Tueart. L'Arsenal proverà a rientrare in partita ma il goal di Charlie George nel finale di gara non sarà sufficiente. Il Sunderland andrà a Wembley a giocarsi la finale con il Leeds United che intanto nell'altra semifinale, ha battuto i Wolves 1-0 a Maine Road con una rete di Billy Bremner. Immediatamente si scatenò un autentica corsa al biglietto. Tutta Sunderland avrebbe voluto scendere a Londra. Una Sunderland quella dei primi anni settanta che ancora vantava uno dei cantieri navali più importanti del mondo, gli shipyards, dove generazioni di operai piegavano l’acciaio sotto cieli perennemente grigi, ma almeno con una busta paga a fine mese. Dove ancora le miniere non risentivano della crisi e degli scioperi degli anni ottanta.
Dove il Wearmouth Bridge accoglieva il sempre maggiore volume di traffico cittadino. Il 5 maggio 1973, mentre il presidente della Federcalcio Inglese e il Duca di Kent salutavano le due squadre sotto le torri dell' Empire Stadium, Sunderland era deserta. Coloro che erano rimasti a casa si incollarono a radio e tv per seguire la partita. Per le agenzie di scommesse non ci sarebbe stata partita. Troppo più forte il Leeds United. Troppo più smaliziata ed esperta la squadra di Don Revie che per ogni ruolo poteva permettersi di schierare un nazionale. Uno squadrone stellare temuto ovunque e che se nel campionato appena concluso era arrivato solo terzo, aveva raggiunto non solo questa finale di FA Cup ma anche l'atto finale della Coppe delle Coppe. Avrebbe sfidato il Milan di Rocco e Rivera a Salonicco, in una partita i cui echi risuonarono per molto tempo. Al 30° della prima frazione di gioco David Harvey il portiere del Leeds, alza sopra la traversa un pallonetto da quasi metà campo di Kerr. Dalla bandierina Billy Hughes scodella un pallone che carambola maldestramente sulle gambe di Halom, ma quel controllo approssimativo permetterà allo scozzese Ian Porterfield di battere violentemente a rete il goal dell' 1-0. Sarà la rete che deciderà l'incontro, ma il momento decisivo è senza dubbio quello avvenuto a venti minuti dalla fine. Reaney mette in mezzo un pallone che Cherry gira verso la porta, ma Montgomery con un tuffo prodigioso dice di no deviando il pallone però nei piedi dell'accorrente Peter Lorimer. Sembra fatta per il Leeds, sembra che quel meraviglioso pallone color ocra debba placidamente terminare la sua corsa nelle capienti reti di Wembley. Ma il destino di quella partita è già stato scritto a favore del Sunderland e Montgomery riesce miracolosamente a intercettare la sfera che come impazzita carambola solo sulla traversa. E l'episodio che permetterà a capitan Kerr di alzare orgogliosamente la coppa d'Inghilterra mentre nel cielo di Londra esplode l'urlo dei supporters biancorossi, e a Sunderland è festa grande.
Al ritorno in città un autobus scoperto portò in parata gli eroi di Wembley da Carville a Roker Park, fra scene di genuino entusiasmo popolare. Ci riproveranno diciannove anni dopo. Ancora da squadra di seconda divisione.
Ma il 9 maggio 1992 il Liverpool di Greame Souness si imporrà per 2-0 spegnendo i nuovi sogni di gloria dei black cats.
di Simone Galeotti, https://lettereinchiaroscuro.blogspot.com
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