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22 dicembre 2025

"LONDRA, VIALLI e i miei 19 anni…" di Stefano Conca

Tra un mese saranno passati già tre anni dalla scomparsa di Gianluca Vialli, uno dei migliori centravanti italiani degli anni della mia infanzia e gioventù. Dotato di una classe straordinaria abbinata a una potenza e velocità di esecuzione unica, un Campione con la C maiuscola, capace, tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, di lasciare il segno sia in Serie B, con la Cremonese, che nella Serie A con i colori della Sampdoria prima e della Juventus dopo, nonché in Premier League con la maglia del Chelsea. Non voglio stilare qui un elenco dei suoi successi in ambito sportivo, da giocatore prima e da allenatore e dirigente sportivo negli anni seguenti. Esistono già tante pubblicazioni, libri, almanacchi e giornali d’epoca che ne parlano.

Mi piace ricordare Vialli con le stesse parole che trovai tre anni fa, a caldo, all’indomani della sua scomparsa. Si tratta di poche righe scritte di getto, appunti che sostanzialmente parlano più di me che di Vialli ma è giusto così. Ci sono momenti della nostra vita che ci rimangono impressi e che sembrano avere una loro colonna sonora, con attori e comparse e personaggi più o meno famosi che entrano ed escono di scena. Quante volte associamo un momento della nostra vita a un film visto al cinema, o a un concerto a cui siamo stati, o una partita di calcio a cui non abbiamo mai assistito?
Avevo voglia di scrivere due righe su Vialli, si tratta di un paio di esperienze personali che non hanno nulla a che vedere con il Vialli Uomo che ho sempre stimato e apprezzato. Sono profondamente dispiaciuto per la sua scomparsa anche se, inevitabilmente, quando sento parlare di Vialli non posso fare a meno di pensare a questi due momenti della mia vita.

Il primo è senza dubbio quando verso la fine degli anni ‘80 l’emittente televisiva TV Koper/Capodistria, appena entrata nell’orbita dalla Fininvest di Berlusconi, mandava in onda la trasmissione sportiva dedicata al calcio estero “Settimana Gol” condotta da un giovane Gianluca Vialli, allora attaccante della Sampdoria. Quelle prime immagini che arrivavano “gratis” in Italia da oltre manica con le reti di tutte le partite del massimo campionato inglese, della Bundesliga e della Liga spagnola erano un appuntamento fisso di ogni settimana. 
Era poesia allo stato puro. È da lì che ho iniziato ad apprezzare il football britannico in ogni sua forma: campi perfettamente verdi come Anfield Road o Highbury contro veri e propri pantani come Carrow Road, dove calciatori come Brian Mclair o Matthiew Le Tissier o David Platt sembravano comunque giocare sul velluto. Stadi sensazionali come Old Trafford e Villa Park e strutture vecchie e fatiscenti ma non prive di un certo fascino come il The Dell o Selhurst Park.

L’altro ricordo, forse quello che mi ha fatto persino odiare Vialli per un certo momento, è invece legato al periodo in cui ho vissuto a Londra nel 1996.
Mese di ottobre, intorno alle 11.00 del mattino o giù di lì, suonano al campanello, c’è qualcuno alla porta, “sarà il tipo che viene a riscuotere l’affitto della settimana” penso, e ancora mezzo addormentato mi giro dall’altra parte. “È sabato mattina, chi cazzo rompe i coglioni a quest’ora…?” domanda Antonio, uno dei miei tre co-inquilini, disoccupato.

“È per te Stefano!” mi dice Lorenzo, che nel frattempo è andato ad aprire. Così mi alzo e lentamente cerco di rimettere insieme i pezzi dopo una notte di bagordi. Si finiva di lavorare sempre tardi al ristorante in Piccadilly e finito il turno si andava sempre in cerca di qualche avventura che finiva sul bus notturno che ti riportava a King’s Cross.
Faccio per entrare in cucina e Lorenzo mi guarda con due occhi spalancati e uno sguardo che cerca di comunicarmi qualcosa. “C’è una ragazza!” mi dice pieno di eccitazione ma a bassa voce, al che Antonio si alza di scatto e cerca di arrivare prima di me alla porta ma prontamente lo fermo. “Sei tu Stefano? Mi chiamo Alessia, abito con la mia amica al terzo piano, mi hanno detto gli altri che sei appassionato di calcio inglese, io sono tifosissima di Gianluca Vialli, il Chelsea oggi gioca in casa, ti andrebbe di portarmi?”
Mi strofino bene gli occhi, è molto carina, la guardo come se non avessi mai visto una ragazza prima d’ora, soprattutto una che ti chiede di andare a vedere una partita (che in effetti…). Devo rispondere subito senza esitazione prima che cambi di idea. “Ma certo, faccio una doccia, mi preparo se vuoi mangiamo qualcosa prima”.

“È fatta!” dico tra me e me, ho un appuntamento, e che appuntamento, “adesso devo solo metterla dentro, come Vialli!” voi non ci crederete ma è veramente quello che ho pensato...

Mangiamo al Burger King, all’epoca ero abbastanza squattrinato (come ora del resto) quindi non è che potessi permettermi di portarla chissà dove per pranzo ma a questo lei non sembra farci caso e io inizio veramente a sentirmi come il protagonista della celebre canzone dei Pulp, Common People dall’album Different Class, uscita proprio l’anno prima e che le radio della capitale trasmettevano in continuazione.

Parliamo del più e del meno, del perché ci troviamo a Londra, di questa e altre storie. È una brava ragazza, proviene da Pisa ed è venuta fin quassù anche lei per cercare lavoro e cercare di imparare un po’ la lingua, come fanno quasi tutti negli anni ‘90. Prendiamo la metro e pensiamo che non sarà difficile trovare i biglietti per entrare, dopotutto è solo una sfida contro il Wimbledon (praticamente un derby!). Da come parla penso che non dev’essere male stare con lei, è carina e ha la passione del calcio. Inizio a farmi dei film in testa su me e lei che viviamo insieme da una vita, mettiamo su famiglia e cresciamo i figli a pane e football e al sabato andiamo a vedere la partita ma poi comincia a parlarmi di Vialli e allora ritorno coi piedi per terra così inizio a pensare che non dev’essere male neppure il Chelsea con Gullitt che gioca e allena, Vialli e Di Matteo appena arrivati dall’Italia e Mark Hughes in attacco, insomma una bella squadra.
Ci vogliono meno di trenta minuti per arrivare a Earl’s Court, Stamford Bridge è solo a pochi passi, il quartiere non è il massimo, sicuramente sarà stato meglio negli anni ‘70 quando nel pieno del suo splendore attirava artisti e musicisti di mezzo mondo. Nonostante l’Inghilterra abbia appena ospitato i campionati europei vinti dalla Germania, lo stadio è ancora tutto un cantiere, una tribuna centrale coperta e mastodontica se confrontata con tutto quello che la circonda. Una delle due End è stata appena abbattuta, l’altra è già stata ricostruita ed è ben riconoscibile ancora oggi. Ci sono macerie e ruspe ovunque, qualche gru e alcune impalcature. L‘altra tribuna laterale è vecchia e fatiscente e ha praticamente i servizi a cielo aperto e vi si accede da una scalinata malridotta. Inizio seriamente a pensare che non sarà facile trovare i biglietti per entrare vista la capienza limitata dello stadio a causa dei lavori. Ci precipitiamo subito alla biglietteria e in men che non si dica scopriamo che è tutto sold out. “Così non la conquisterò mai” penso e allora mi viene in mente che anche qui come in Italia deve esserci qualche bagarino che gira intorno allo stadio vendendo biglietti di contrabbando ma è anche pieno di poliziotti e servizio d’ordine che risulta impossibile anche solo pensare di entrare di “sgamo”. La situazione mi sta sfuggendo di mano, la vedo spazientita, cerco di tranquillizzarla ma sembra inutile. Lei inizia persino a sbraitare con quelli del servizio d’ordine dicendo che è venuta fin qui dall’Italia solo per vedere giocare Vialli e che non è giusto!

Ad un tratto si avvicina un gruppo di tifosi del Chelsea che intuiscono qualcosa e pare proprio che uno dei loro amici non sia potuto venire allo stadio e che quindi si ritrovano con un biglietto in più che stanno cercando di vendere. “Ma noi siamo in due” penso. Non faccio in tempo ad alzare lo sguardo che Alessia ha già cacciato fuori quaranta sterline e le caccia in mano all’inglese che le sgancia il biglietto. “Mi dispiace, ne avevano solo uno, mi aspetti qui? Ci vediamo dopo o te ne vuoi andare? Io entro che stanno per iniziare, ti ringrazio tantissimo per avermi portata, ti giuro mi dispiace!!!” mi abbraccia e mi molla un bacio sulla guancia che appena se ne va mi strofino via con la manica del giubbotto, non sputo per terra solo perché sono più educato di questi inglesi che nel frattempo pieni di birra come sono urinano dappertutto.

A questo punto non faccio che girare a vuoto intorno alle rovine di Stamford Bridge, cercando consolazione nel tentativo di captare quello che sta avvenendo all’interno grazie alle grida della folla eccitata. Mi domando se abbia un senso stare lì fuori ad aspettare al freddo per novanta minuti o se sia più dignitoso infilarmi in qualche pub e sbronzarmi. Fanculo al mio primo appuntamento a Londra e fanculo al Chelsea e fanculo pure a Gianluca Vialli.
Aspetto, i minuti passano e sento la folla gridare più volte in diverse occasioni però sento anche le urla provenire dalla parte della tribuna più piccola dove sono assiepati i tifosi dei Dons, mi dico che forse è la volta buona che il Chelsea le prende.

Quando mancano circa dieci minuti allo scadere alcuni steward si avvicinano ai cancelli e iniziano ad aprire per permettere alla folla di defluire. So già come si fa, anche a San Siro fanno così, faccio finta di niente ed entro, salgo i gradini facendo lo slalom tra le pozzanghere di piscio e per la prima volta metto il piede in un vero stadio inglese. L’atmosfera è incredibile, urlano tutti, insulti più che altro, di tanto in tanto si alza qualche coro ma non come negli stadi italiani, dalle curve, qui cantano tutti. Alzo lo sguardo al tabellone, con mia sorpresa il Chelsea sta perdendo 4-1 e il nome di Vialli non compare tra i marcatori. Sorrido, cerco di godermi gli ultimi minuti di partita tra uno spintone e un’altro quando all’improvviso all’ottantatreesimo minuto Vialli si procura un rigore che proprio lui va a calciare. Vialli calcia dal dischetto e il portiere del Wimbledon para ma la palla gli sfugge di mano e anche se in un secondo tempo riesce a bloccarla con entrambe le mani la palla ha già attraversato la linea di porta come pure tutte e due le braccia, il gol viene convalidato e leggo nel volto di Vialli un’espressione di sollievo. La partita finisce 2-4 e all’uscita dallo stadio mi faccio trovare nel punto in cui io e Alessia ci eravamo lasciati circa novanta minuti prima ma lei non c’è. Aspetto qualche minuto dopodiché mi infilo nella metropolitana immaginando lei che se ne va sulla macchina di Vialli… Per la cronaca il capitano del Wimbledon era un certo Winnie Jones, lo stesso che qualche anno prima aveva sollevato l’FA Cup a Wembley nella finale vinta contro il Liverpool. Ma quella della Crazy Gang è un’altra storia che merita di essere raccontata a parte.

Di quel pomeriggio non ricordo altro se non che quella fu la prima volta che misi piede in uno stadio inglese. Incontrai Alessia qualche tempo dopo, su un bus diretto a Kings Cross. Lei era con un’amica e in quella circostanza fui davvero fortunato perché quella sera un tizio grande e grosso aveva iniziato a seguirmi fuori da un locale e stavo iniziando a sentirmi parecchio a disagio. Appena messo piede su quel bus fui davvero sollevato nello scoprire che non ero più solo. Qualche giorno dopo lei tornò in Italia mentre io e i miei amici trovammo un affitto meno caro a South Bermondsey. Si, proprio dalle parti del Vecchio Den… 💙
di Stefano Conca

4 ottobre 2024

BANANAS. "Quando Frankenstein incontrò Godzilla al The Hawthorns"

Alla fine degli anni ottanta nacque un modo originale e stravagante di andare allo stadio.
Frank Newton, tifoso del Manchester City, durante l’estate del 1987 andò a trovare un suo amico collezionista di giocattoli di Leeds. Durante la visita Frank rimase incuriosito dalla presenza, nella collezione di giocattoli dell'amico, di una banana gonfiabile dell’altezza di circa un metro e mezzo. Se la fece dare e decise di portarla all’interno della Kippax al Maine Road, il glorioso stadio del City demolito nel 2003. Fu così che il 15 Agosto 1987 durante un Manchester City-Plymouth Argyle di seconda divisione una banana gonfiabile apparve per la prima volta in uno stadio inglese.






















Ben presto l’andare allo stadio con un gonfiabile divenne un fenomeno nazionale che durante la stagione 1988/89 ebbe il suo apice.
Alle banane si affiancarono ben presto gonfiabili di tutti i tipi, raffiguranti perlopiù alligatori, elefanti, dinosauri e pesci, molti dei quali venivano vestiti con la maglia della loro squadra. Alcuni commercianti, in particolare nell’area di Manchester, intuirono il business e iniziarono a venderli nei loro negozi.
Lungo le autostrade, in occasione delle giornate di campionato e coppa, non si contavano più le auto che al loro interno trasportavano banane già gonfiate che per la loro grandezza spesso fuoriuscivano dai finestrini.
Mercoledì 26 ottobre 1988 si disputò un incontro infrasettimanale fra West Bromwich Albion e Manchester City valevole per il campionato di seconda divisione. Non fu certo una partita memorabile e l'unica azione degna di nota, oltre al goal vittoria dei Baggies, fu un clamoroso goal sbagliato da Bryan Gayle che nell’ilarità generale si giustificò sostenendo che fu accecato dai riflettori. Quella sera lo spettacolo vero e proprio si tenne però nella stand dei tifosi ospiti del Manchester City dove ad un certo punto spuntarono i gonfiabili raffiguranti Frankestein e Godzilla che inizialmente lontani all'interno della stand, pian piano si avvicinarono l'un l'altro con aria minacciosa. Gli spettatori presenti al The Hawthorns intuirono immediatamente il “dramma” che si stava consumando e accompagnarono con un boato e cori di incitamento la lotta tra i due che inevitabilmente ne conseguì.

Il giorno di Santo Stefano del 1988 al Victoria Ground di Stoke on Trent i tifosi del City come ormai di consuetudine, si presentarono allo stadio vestiti di tutto punto accompagnati dall'inseparabile gonfiabile e fu con grande sorpresa che anche i loro beniamini, prima di rimediare quattro scoppole dagli avversari, fecero il loro ingresso in campo con una banana gonfiabile. La partita di ritorno fu giocata a Pasqua e i tifosi dello Stoke City in riposta ai rivali si presentarono al Main Road con numerose Pantere Rosa.
Sempre i tifosi del City, forti della paternità del fenomeno, diedero vita ad una canzoncina nella quale Imre Varadi venne ribattezzato Imre banana motivata dalla sonanza molto simile tra il nome del giocatore e quello del frutto.
Il 18 Febbraio 1989 il Plough Lane di Wimbledon fu letteralmente invaso da oltre settemila fans del Grimsby Town che, giunti nel sud di Londra per il match valevole per il quinto turno della coppa d’Inghilterra, esibirono una quantità impressionante di gonfiabili raffiguranti la mascotte dell’epoca, Harry Haddock, una trota iridea. Lo stesso presidente Peter Furneaux si fece immortalare prima dell’inizio dell’incontro davanti al settore away occupato dai Mariners con il gonfiabile in bella mostra. Alla sera, durante Match of the Day (il novantesimo minuto inglese), il flemmatico Des Lyman presentò la sintesi dell’incontro non prima di aver mostrato il gonfiabile che aveva colorato il pomeriggio di Plough Lane.
Ci fu chi cercò anche di fronteggiare il fenomeno. L'Arsenal, che in quell’anno vietò le riprese televisive ad Highbury a seguito della squalifica di un suo giocatore per nove giornate utilizzando la prova televisiva, vietò anche l'ingresso dei gonfiabili motivandolo con il fatto che ostruivano la vista agli spettatori.
Il fenomeno si interruppe spontaneamente a fine stagione. L'ultima rilevante apparizione di gonfiabili si verificò a Bradford dove l’enorme quantità di banane esibite dai tifosi dei Citizens regalò un colpo d’occhio straordinario. Fu una partita emozionante. Il pareggio raggiunto allo scadere della partita permise al Manchester City di conquistare la promozione in Prima Divisione. Fu forse questo un premio del destino per i loro tifosi che portarono momenti di allegria e folklore nel calcio inglese in un periodo funestato dalla violenza degli Hooligans.
di Michele Vello
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