Visualizzazione post con etichetta West Bromwich Albion. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta West Bromwich Albion. Mostra tutti i post

22 gennaio 2026

"WEST BROMWICH ALBION TILL I DIE" di Simone Galeotti

Le luci dell’espresso proveniente da Londra squarciano l’oscurità della sera.

Sei vagoni di prima e seconda classe marchiati dallo stemma della casa reale. È il treno della regina Vittoria diretto verso la Scozia. I finestrini rigidamente chiusi. Vittoria, discendente Hannover, pare non gradisse troppo gli odori di questa zona d’Inghilterra, a causa della fuliggine che ricopriva l’area. Il luogo? la Black Country
, divisa fra l'area di Birmingham e Wolverhampton. Orgoglio e vanto dell'industria britannica con le sue miniere di carbone e i centri siderurgici. Oggi dell'Inghilterra Vittoriana resta solo un concetto artistico-letterario ma con un particolare invariato da allora, ovvero il senso di comunità presente fra la popolazione e si nota nel carattere un pochino rude e affilato. Insomma il
West Bromwich Albion non poteva che nascere dove il verbo del calcio si fa duro come in pochi altri posti al mondo. Immaginiamola allora la West Bromwich di fine Ottocento, quella radunata nel dopolavoro, impegnata in scommesse poco raffinate dietro ai pub, in fangose arene improvvisate. Qualche pound in palio per la vittoria del proprio gallo da combattimento, fra pinte gocciolanti e urlacci sdentati. Inutile storcere il naso, le leggi che vietavano questo tipo di pratiche da queste parti non funzionavano. Tempacci direbbe qualcuno e bisognava trovare dei passatempi. 
Poi finalmente si incomincerà a parlare di “football” durante le pause mensa, all’uscita dal lavoro, in animati capannelli; berretti in testa e giacche sporche, sotto lampioni morenti, battuti da un vento insolente. 
I più giovani avevano visto un paio di partite e ciò bastava, pare mancasse solo la cosa principale: il pallone. A West Bromwich non esistevano negozi di articoli sportivi, ce n’era uno a Wednesbury, pugno di case annerite a qualche miglio di distanza. Fu così che un gruppo di lavoratori della George Saleter’s Spring Work, fabbrica specializzata nella costruzione di utensili da cucina, il 20 settembre 1878 non solo acquisteranno una sfera fatta con veschiche di maiale e rivestita in cuoio ma fondano l'embrione del West Bromwich Albion dove il suffisso richiamava al distretto in cui abitavano la maggior parte degli operai della George Salter’s
A quel punto occorreva trovare un posto adatto e soprattutto definitivo per continuare a giocare. Dartmouth Park, Coopers Hill, Bunn’s Feld, Stoney Lane (soprattutto) i primi luoghi scelti per ospitare le partite, ma anche parchi e piazzole contrassegnati da divise con tonalità diverse, almeno fino al 1885 quando si deciderà di indossare le strisce verticali biancoblù. Intanto il WBA si trasferirà sul campo di Stoney Lane, dove diventerà un club professionistico raggiungendo tre finali di FA Cup consecutive. Nel 1900 l’impianto di Stoney Lane però era uno dei peggiori della massima divisione, tanto che le presenze si erano drasticamente ridotte ponendo il club di fronte a una possibile crisi finanziaria. Occorreva trovare una soluzione alternativa a maggior ragione considerando che il contratto di locazione stava scadendo. La scelta migliore risultò essere un terreno di dieci acri leggermente fuori città in un’area ricoperta da cespugli di biancospino. Traduzione letterale, The Hawthorns. Il primo impianto inaugurato dall’inizio dell’secolo, diventando nel corso degli anni The Shrine (il Santuario), che aprì i battenti ufficialmente lunedì 3 settembre 1900, quando l’Albion pareggiò 1-1 con il Derby County di fronte a una folla di 20.104 presenti. Reti di Steve Bloomer per il Derby, e Chippy Simmons per i padroni di casa. 
Quello del biancospino è un aspetto peculiare anche per il crest societario. Si racconta che la squadra frequentasse un locale dove era tenuto in gabbia un tordo, un uccello canoro di piccole dimensioni. Fu scelto come stemma della squadra e ovviamente fu fatto poggiare su un ramo del suddetto arbusto. “Baggies” quindi (o Throstles) ma se vogliamo aggrapparci alle teorie mettiamole un paio sul tavolo. Una è legata al fatto che il termine prendesse spunto dai larghi pantaloni (baggy trouser) usati dai lavoratori delle fonderie per proteggersi dai lapilli di ferro incandescenti, oppure sussistono la possibilità che l’etimo sia legata ai custodi dei due ingressi originari di The Hawthorns, che al termine delle partite, scortati da due poliziotti, trasportavano agli uffici del club l’incasso del match dentro sacchetti di tela di grandi dimensioni. 
Divergenze: il dibattito resta aperto. È il periodo di Jessie Pennington detto Peerless, un ragazzone che giocava terzino sinistro e che è entrato di diritto nella storia dell’WBA per aver raccolto quasi 500 presenze fra il 1903 e il 1922. A dirla tutta sventò anche una truffa organizzata da un certo William Bioletti (toh, di origine italiana) di mestiere “scommettitore” che provò a corrompere Pennington per cercare di far vincere l’Everton nella partita del 29 settembre 1913. Sette anni dopo Jessie si sarebbe anche laureato campione d’Inghilterra con i Baggies, evento finora unico, contrassegnato dai 37 centri di Fred Morris.

Facendo uno scomodo salto temporale sarà il decennio degli anni Sessanta il periodo più fertile del club, quello del Re:
Jeff Astle. Meglio conosciuto come Jeff “the King” Astle. Nato a Eastwood, nel Nottinghamshire, nel bel mezzo delle Midlands. Nella stessa strada nativa di un grande personaggio della cultura inglese, il poeta DH Lawrence, un romanziere vigoroso e originale che rispecchiò efficacemente la rivolta della sua generazione contro l'epoca vittoriana e non a torto considerato profeta e mistico del sesso con quasi mezzo secolo di anticipo sui figli dei fiori. In ogni caso Astle diventerà il primo giocatore a segnare un goal in ciascun turno di FA Cup. Dentatura da castoro e aplomb da personaggio da commedia, diventò un calciatore professionista nel 1959, all’età di 17 anni, quando firmerà un contratto con il Notts County. Un classico centravanti dei suoi tempi che apprenderà molto da quello che in molti reputavano la sua musa d’ispirazione ovvero Tommy Lawton. Nel 1964 Astle passerà per 25,000 sterline al West Bromwich Albion. Ed è certo che quella rete segnata all’Everton dopo tre minuti dal fischio d'inizio del primo supplementare nella finale di FA Cup del 1968 è stato senza dubbio il più importante della sua carriera. Un colpo da biliardo dopo una prima ribattuta, che indirizzò la palla color ocra nell’angolino alto della porta difesa dall’estremo difensore dei Toffes. 

Poche ore dopo il trionfo di Wembley sul ponte che attraversa un canale a Netherton, su Cradley Road, nel cuore della Black Country compare la scritta a caratteri cubitali ASTLE IS THE KING. Il ponte perde per volontà popolare il suo tradizionale nome, Primrose Bridge, per divenire per tutti Astle Bridge. Nemmeno le ferree autorità locali riuscirono a ristabilire l’ordine toponomastico del luogo perché, quando decisero di cancellare la scritta, questa torno a far bella mostra nel giro di poche ore. Probabilmente ad Astle è mancato solo il titolo della First Division, della quale comunque è stato capocannoniere nella stagione 1969-70 con 25 reti segnate. Nel programma Football Fantasy League, il 19 gennaio del 2002 Jeff Astle ebbe un malore mentre si trovava a casa della figlia. Il rapido trasporto al vicino ospedale di Burton on Trent fu vano e così a soli 59 anni “Il Re” lasciava questo mondo per salire le scale dell’Olimpo dei grandi. Il giorno dopo la sua scomparsa a The Hawthorns era il pomeriggio del derby contro il Walsall, deciso da una rete di Jason Roberts, (nipote di Cyrille Regis un’altra leggenda dei Baggies) che sollevandosi la maglia bianco-blu, mostrò al suo pubblico una t-shirt con l’immagine di Astle. Anche nella morte Jeff Astle ha segnato un record, purtroppo meno invidiabile degli altri. A lui fu riconosciuta la morte “per causa di servizio”, in inglese "death by industrial injury". In pratica il coroner disse che Astle aveva subito dei microtraumi al cervello, dovuti ai frequenti impatti della testa con la palla. Una disgrazia quasi paradossale. "Astle is the king, Astle is the king, the Brummie Roaders sing this song, Astle is the king"

E' l’11 luglio 2003, e a The Hawthorns dedicarono al loro grande eroe l’ingresso del nuovo East Stand, una lunga cancellata ricoperta di sciarpe e fiori denominata Astle Gate. I cancelli della memoria. Negli anni settanta durante il regno di Don Howe il WBA retrocesse mestamente in seconda divisione, tornando fra i grandi solo nel 1976 guidati in panchina dal player manager Johnny Giles. E se in questo periodo esiste un giocatore che ha incarnato benissimo lo spirito di questa terra, il perfetto assioma fra Black Country e calcio inglese, quello è senza dubbio Tony Brown. Antony all’anagrafe di Oldham, dove nasce nell’ottobre del 1942. Introverso e gran lavoratore, deve convivere con una particolare forma d’asma. Non il massimo per chi è costretto a respirare nella cintura urbana, grigia e umida di Manchester. Ma a quattordici anni, quando ancora non ha sviluppato i suoi baffi da pirata dei sette mari, i consulti medici lo incoraggiano e lo indirizzano verso l’attività sportiva. E il problema tende rapidamente a scomparire. Nelle formazioni giovanili scolastiche si guadagna l’attenzione dei maggiori club del circondario, prima di tutti quelle del Manchester City. Ma lui a differenza di Jimmy Grimble, tifa per l’altra squadra della città, lo United, e decide di prendere la strada verso Old Trafford. Il palcoscenico dell’immenso teatro che gli si para innanzi, è calcato da troppe stelle, Tony non riuscirà a inserirsi bene, e allora arriva il provino con il WBA. Un incontro fortunato e decisivo per entrambi. Nascerà un amore assolutamente ricambiato a livello umano, mentre dal lato prettamente tecnico nascerà una mezzala agile ed estremamente prolifica, che dal dischetto si dimostra un’autentica sentenza. Spettacolare il goal messo a segno in una partita persa contro lo Sheffield Wednesday in FA Cup, quando da 35 metri gira al volo alle spalle del portiere della nazionale inglese Ron Springett. Meno bello ma sicuramente più pesante quello infilato alla squadra della sua città, l’Oldham, che varrà la promozione dei Baggies in First Division nel 1976. 

Impossibile non ricordare anche nel 1974 farà il suo esordio nel WBA Bryan Robson, “Captain Marvel”, con molta probabilità il miglior giocatore inglese degli anni '80. Leader carismatico, grande trascinatore, un giocatore di impareggiabile impegno e determinazione dotato di buona tecnica. Devastante quando portava il pressing, così come, quando sfruttando il suo piede dolce lanciava i compagni con passaggi sontuosi. "Robbo", un formidabile "ruba palloni". Nei suoi confronti si usava spesso questa frase: "C'mon Robbo, win it for us". Con i Baggies segnerà quaranta reti in sette anni. Lì lascerà nel 1981 per approdare in un mediocre Manchester United, per una cifra vicina ai 2,7 milioni di sterline. Sono gli anni degli ultimi squilli di gloria. Nel 1978 Big Ron Atkinson raggiunge le semifinali di FA Cup, ma dove il frizzante Ipswich Town di Bobby Robson estromette i baggies dalla finale. Per un club del livello del WBA una delle notti più belle arrivò nel dicembre del 1978, all'inizio di un inverno gelido che alla fine avrebbe privato il WBA del trofeo che quel lato celestiale di arguzia, verve e genio avrebbe meritato. Negli ottavi della Coppa UEFA a The Hawtorns arrivò il Valencia, ampiamente riconosciuto come una delle migliori squadre d'Europa e in quella stagione, schierava il regista della Germania Ovest Rainer Bonhof oltre, cosa più importante, l'attaccante Mario Kempes, il marcatore emblematico nella vittoria dell’Argentina in quella grandinata di telescriventi alla Coppa del Mondo di quell'estate. A Valencia Laurie Cunningham oscurò Kempes, e alla fine uscì un precario 1-1 A The Hawthorns, Tony Brown segnò un rigore nel primo tempo, vennero annullati altri due goal, poi Cyrille Regis colpirà un palo, e subito dopo Tony Godden salvò il risultato parando un calcio di punizione. Laurie Cunningham languido ma fulmineo metterà in mezzo per l'accorrente Tony Brown che fattosi il giusto spazio colse il cross perfetto del compagno e la palla finirà nell'angolo più lontano della rete. Per usare le parole del commentatore Hugh Johns: "Questo è quello che serviva!"
Poi, un lento inesorabile declino, con effimeri successi, e qualche presenza a Wembley per i play off di categoria, Premier sfiorate o subito perdute. Se per ipotesi Bryan Robson avesse sognato un degno erede nel cuore del centrocampo forse potrebbe rivedersi per qualche misura in Graham Dorrans, che Tony Mombray portò a West Bromwich nel 2008. Un ragazzo di Glasgow, composto, creativo, combattivo e coerente che guidato da Roberto di Matteo conquistò la Premier League ma durerà poco. The Lord's My Shepherd… we are Albion.

6 ottobre 2025

"CYRILLE REGIS. The Human face of football" di Alessandro Nobili

Siamo negli anni 70. In Inghilterra. Un periodo segnato da crisi economica, tensioni sociali, disillusione e la salita all'estrema destra del National Front Party. Questo quadro sociale fece verificare una recrudescenza del sentimento razzista anche grazie alla presenza massiccia di immigrati, che occuparono interi quartieri nelle città inglesi. 
L’aria era pesante e tutto questo malcontento veniva spesso riversato all’interno degli stadi. Bersaglio facile erano quei pochi “colored” che giocavano nella allora First Division. Tra questi ce n’era uno che a modo suo fece epoca: Cyrille Regis. Come ebbe a ricordare anche lo stesso calciatore - A quei tempi se eri un “colored” eri un facile bersaglio per i tanti idioti che frequentavano gli stadi inglesi alla fine degli anni ’70. Insulti di ogni tipo, dal verso ripetuto della scimmia fino al lancio di noccioline o banane. Allora era di moda urlare il proprio odio nei nostri confronti e quasi vantarsi della stupidità razzista –

Cyrille Regis nacque a Maripasoula, nella Guyana Francese, il 9 febbraio 1958. Durante la sua carriera, si dimostrerà un professionista esemplare, persona umile, riflessiva e di grande spessore umano. Un calciatore dalle qualità straordinarie la cui storia tramandata non gli dà assolutamente giustizia. Ma andiamo con ordine. Regis inizia a dare i primi calci nella modesta squadra del Molesey per poi passare nella più prestigiosa FC Hayes (squadra scomparsa nel 2007) dove, inoltre, passò prima una leggenda come Robin Friday e successivamente un’altra icona come Les Ferdinand. Nello Hayes, Cyrille si fa subito notare per la sua prestanza fisica e le doti atletiche fino a che un osservatore del WBA non lo segnala e cercherà di portarlo via. Non fu facile. 
Così dopo un intervento economico personale del capo dello scouting del West Bromwich Albion, Regis approda finalmente in una squadra blasonata e professionista della First Division. È l’estate del 1977 e sulla panchina del WBA dopo l’esonero dell’allenatore scelto dalla dirigenza, a sorpresa, siede proprio il suo scopritore Ronnie Allen e da quel momento in poi Regis inizierà la sua scalata verso la gloria. Il suo esordio avviene con una doppietta in una partita di coppa contro il Rotherham e il suo debutto in campionato contro il Middlesbrough dove segnerà la sua prima rete. Da quel momento in poi, Regis prende in mano l’attacco del WBA e segnerà 10 gol, conclusa con un sesto posto e la qualificazione per la Coppa Uefa. D’altronde in quella squadra c’erano dei giovani talenti come Cunningham e quel Brian Robson che poi fu colonna portante del Manchester United. 
Negli anni successivi tenne fede alla fama che si stava creando come calciatore eccellente, attaccante prolifico e pesante tanto che, con Ron Atkinson in panchina, arriva un terzo posto e soprattutto il WBA diventa la squadra più spettacolare della First Division. Ma nelle Midlands non hanno i soldi che hanno dalle parti di Nottingham o Manchester così, loro malgrado, si vedono costretti a cedere i loro Big. Nel giro di pochi anni parte Cunningham al Real Madrid e Robson che andrà con Atkinson al Manchester United. Nelle Midlands rimane Regis che continua a fare gol e a mantenere il WBA nell’eccellenza del calcio inglese ma Arsenal e Tottenham faranno carte false per portarlo via. Solo che, queste squadre non hanno fatto i conti con la riconoscenza che Regis deve al WBA e al suo mentore che nel frattempo è tornato sulla panchina dei The Baggies. Seguirà una salvezza tribolata in gran parte raggiunta grazie ai 17 gol di Regis che in quella stagione stabilirà il suo record personale. Quello stesso anno Regis siglerà anche 8 reti fino alle due sfortunate semifinali di FA CUP e Coppa di coppa di Lega contro il QPR e il Tottenham Hotspur. Ormai la sua carriera sembra destinata ad essere solo di un colore il bianco e blu quello degli WBA e questo succederà fino al 1984 quando verrà ceduto al Coventry City. Sembrerebbe la fine di un bel sogno e invece proprio al Coventry vinse il suo unico titolo della carriera la FA CUP 1986/87, vinta in una delle più rocambolesche finali viste a Wembley e che vide trionfare il Coventry per 3 reti a 2 nei confronti del Tottenham Hotspurs. Regis fece la sua parte anche questa volta fino alla scadenza del contratto quando l’età anagrafica segnerà 33 primavere fino a che un’altra squadra del Midland lo chiama: l’Aston Villa dove ritroverà Ron Atkinson. Non è più il giocatore esplosivo di qualche tempo fa ma fa il suo e soprattutto è un punto di riferimento. Se gioca spalle alla porta e si piazza tra palla e difensore non c’è verso di spostarlo. 

Trentanove presenze e 11. Ma quella stagione sarà il suo canto del cigno. Finirà la carriera al Chester in quarta divisione. Dopo una collaborazione nella dirigenza del WBA si perdono un po' le sue tracce. La sua vita si fa anche difficile soprattutto quando perde il suo amico e collega Cunningham. Baratro, luce, baratro si riprende e poi nel gennaio del 2018 un infarto se l’è portato via. Durante gli anni i tributi ricevuti in parte spiegano l’importanza che ha avuto questo calciatore nella storia del calcio inglese. Per esempio, nel centro di West Bromwich c’è una statua in bronzo che ricorda il trio Regis-Cunningham-Batson, i tre colored della squadra definiti -The three Degrees – dal mitico Ron Atkinson. 

Ma ci sono anche le testimonianze degli addetti ai lavori dell’epoca che lo definiscono come un punto di riferimento contro la lotta al razzismo. Basti pensare alle parole spese dallo scrittore, opinionista Kenan Malik, indiano cresciuto in Inghilterra che ricorda come Regis fu un punto di riferimento. Il coro più frequente che sentiva ad Anfield, stadio che frequentava, era - There ain’t no black in the Union Jack, all the Pakis can fuck off back – Poi gli bastava vedere Regis giocare e sopportare e pensava che avrebbe potuto farcela anche lui in tribuna. Ma le lodi verso Regis arrivarono anche da campioni che non ti aspetti come Johann Cruyff che avrebbe voluto portarlo all’Ajax nel suo momento di maggior splendore. Oppure le dolci parole di Andy Cole - era il mio idolo da bambino ed è la principale ragione per cui volessi a tutti i costi diventare un calciatore. Era veramente una persona speciale. Tutti noi gli dobbiamo qualcosa –. O ancora il suo mister Ron Atkinson che non lo ha mai abbandonato che esprime in queste frasi rilasciate tutta la sua ammirazione verso Cyrille - Il più forte attaccante che io abbia mai allenato. In campo era una belva assatanata, che lottava come un indemoniato su ogni pallone. Fuori dal terreno di gioco era una delle persone più gentili, disponibili e riflessive che io abbia mai conosciuto. Ricordo come gli insulti e gli abusi che riceveva lo caricassero come una molla. Durante una partita a Leeds fu fischiato e insultato ad ogni tocco di palla. Cyrille segnò due reti fantastiche. A fine partita il pubblico di Elland Road era tutto in piedi ad applaudirlo -

Ma a renderlo leggenda, oltre ai ricordi di un cinquantenne che si crede ancora adolescente e i suoi 158 gol in 600 partite, c’è questa sua battaglia, silenziosa e sorridente, contro il razzismo. I ricordi dei muri del quartiere imbrattati con la scritta - Vota Labourista, se vuoi un nero nel quartiere -. Lui, nel frattempo, ha votato il silenzio e la volontà di far ricredere tutti. Lavoro e abnegazione. Corsa, fisico, determinazione. Più veniva insultato più diventava forte. Nella sua carriera ha reso il razzismo fuorilegge in un’epoca dove l’insulto non era notizia. L’ha fatto con i gol, con la forza fisica e mettendoci sempre la faccia, la faccia umana del calcio. Lui ha fatto da apripista. Ha combattuto per i giocatori della sua epoca e tutelato quelli futuri. Lui, Cunningham, Batson, Viv Anderson (il primo nero nella nazionale inglese).
Lui era Cyrille Regis The Human Face Of Football.
di Alessandro Nobili
https://www.youtube.com/watch?v=eaCVze6H9B4

23 aprile 2025

NASCE UN BAGGIE IN ITALIA

Non so bene di preciso come e quando è iniziato il tutto, d’altronde se ricordassi e scrivessi tutte le date si rischierebbe di scambiarlo per un trattato di storia. Invece vuol essere la storia, la mia storia d’amore più lunga quella con una squadra di calcio una squadra che si chiama West Bromwich Albion.


















E’ nata nel 1978, avevo 10 anni, in mezzo ci sono pure passate alcune storie d’amore…amore, con ragazze per intendersi, quattro per essere precisi compresa l’ultima, quella che sto vivendo adesso e che mi porterà ad essere padre per la prima volta, io spero, anzi sento che sarà per sempre, ma anche in questo modo non riuscirà a superare in durata quella per il West Bromwich Albion perché anche questa durerà per sempre. Come dicevo correva l’anno 1978 ed un pomeriggio alla televisione parlavano di calcio Inglese facendo pure vedere le immagini, erano le prime immagini di calcio Inglese che vedevo, fino ad allora le mie conoscenze di “football” erano limitate alle grandi squadre che in quegli anni conquistavano l’Europa con una facilità spesso imbarazzante e già questo bastava perché in me crescesse forte l’ammirazione per quel calcio. 
Per il resto non sapevo un bel niente, tolti Liverpool, Manchester United, ed Arsenal (e sempre mi chiedevo come doveva essere una città che si chiamava Arsenal) il resto per me era tutto sconosciuto. Sconosciuto fino al quel giorno in cui scoprii che c’erano anche gli altri ovvero il Nottingham Forest, il Derby County, il Leeds e tanti altri ancora, ma soprattutto c’era il West Bromwich Albion. A 10 anni questo nome proprio mi affascinò, non ci feci molto caso, non ricordo neanche che highlights vidi quel giorno, so solo che ripetevo continuamente quel nome, ovvio quindi preparare velocemente il tavolo da Subbuteo e giocare una partita, ero da solo ma non mi importava molto, l’importante era far scendere in campo questa squadra per me ancora misteriosa ma così tanto affascinante. Il primo problema fu trovagli un avversario, pensai che il Liverpool poteva andare benino per due motivi: primo avevo una squadra con la maglia rossa, secondo se questo West Bromwich Albion riusciva a battere il Liverpool voleva proprio dire che era forte; il secondo problema consisteva nel trovare una squadra che poteva impersonare il West Bromwich Albion fra quelle che avevo, le immagini della mia tv in bianco e nero mi avevano mostrato la squadra con la maglia a strisce verticali bianche e molto scure quasi nere, per cui presi la Juventus e per quella partita fu il West Bromwich Albion. Inutile dire come finì la partita , quando si è bambini e si gioca vince sempre quello che vogliamo noi, così accadde e dopo la soddisfazione del momento iniziai ad essere razionale. 
Prima cosa dovevo scoprire i veri colori ed allora ricordai che 26 in casa avevo un catalogo del Subbuteo, con l’elenco delle squadre, dopo una paziente ricerca venni così a conoscenza dei colori sociali: non avevo sbagliato poi di molto il catalogo, alla voce West Bromwich Albion mostrava una pedina con la maglia bianca a strisce verticali Blue Navy (così recitava, rigorosamente in Inglese), la seconda maglia maglia era poi tutta un programma di nuovo strisce verticali ma giallo e verdi. Nei giorni seguenti a scuola o agli gli amici del calcio provai a spiegare che oltre le maglie nerazzurre del Pisa, che quell’anno faceva finalmente faville in serie C1, o dell’Inter, quello rossonere del Milan, e quelle bianconere della Juventus, c’erano anche tante altre maglie con colori a volte strani per noi Italiani e fra queste ce n’era una particolarmente bella e con un nome simpaticissimo: West Bromwich Albion. Ma nessuno comprendeva bene il perché uno di loro ogni volta che giocava insisteva tanto perché la sua squadra si chiamasse in quel modo e soprattutto nessuno accettava di chiamare la squadra così quando alla domanda “ma chi ci gioca, chi sarei io?” rispondevo: “ma non so, non conosco i nomi dei giocatori”. Decisi così che il secondo passo avrebbe dovuto essere la conoscenza di almeno qualche giocatore del West Bromwich Albion. Si dice che tutte le storie d’amore a lieto fine abbiano avuto il propellente necessario da una spinta del destino, in questo caso il destino fece si di farmi imbattere in una copia del Guerin Sportivo, non mi ricordo bene dove mi trovavo, ma sfogliando quella rivista feci una scoperta sensazionale: esisteva qualcuno che riportava i risultati del campionato Inglese corredati dalla classifica e da un commento anche dettagliato sulle partite giocate. Prima di tutto diedi uno sguardo alla classifica: cavoli! Il West Bromwich Albion era terzo ad una manciata di punti dal grande Liverpool, cavoli io abituato a tifare Genoa per la prima volta in vita mia stavo lottando per vincere il campionato. Fra le curiosità della classifica notai come il numero della partite giocate fosse diverso per ciascuna squadra, li per li non capii bene il perché, compresi solo in seguito che l’Inghilterra è uno dei paesi più piovosi d’Europa. Distolto lo sguardo dalla classifica, concentrai la mia attenzione sul commento al campionato e finalmente feci conoscenza con coloro che la mia fantasia aveva per giorni e giorni cercato di immaginare. Uno su tutti, era il centravanti il suo nome Cyril Regis, gia il nome Cyril mi restava simpatico somigliava tanto a quello di Cirillo uno dei tanti personaggi pittoreschi che si poteva trovare al Circolo Arci di quartiere; inoltre questo Regis segnava un sacco di reti tanto da essere nel giro della nazionale un altro nome figurava quel giorno nel commento ed era un certo Cunningham.

Entrambi vennero citati come autori di una doppietta a testa in una partita vinta per 7-1 contro il Coventry City, un nome quest’ultimo che non mi era completamente nuovo perché un mio amico aveva una strana squadra di Subbuteo con maglia celeste e bretelle Blu della quale era gelosissimo, giocava sempre con quella, ma io ignoravo che fosse Inglese e forse lo ignorava pure lui. Inutile adesso dire che da quel fugace incontro con il Guerin Sportivo segui una settimana di lotte familiari per convincere i miei genitori a comprarlo. 
La spuntai ma in cambio dovetti rinunciare all’album dei calciatori della Flash che usciva sempre verso metà Ottobre e che io compravo sempre in attesa di quello della Panini che sarebbe uscito 27 verso i primi di Gennaio, e che mi regalava sempre la grande gioia di sfogliarlo, mista alla delusione dovuta al fatto che le vacanze di natale stavano per terminare Erano passati solo pochi giorni da quando alla tv avevo visto per la prima volta il West Bromwich Albion, ma ormai non potevo più fare a meno di seguirla e così attendevo il mercoledì con una tremenda impazienza. Ora dovete sapere che prima di andare a scuola su commissione dei miei genitori mi venivano date 300 Lire (mi pare) e venivo mandato all’edicola a comprare i due quotidiani che si leggevano a casa mia, ovvero Il Tirreno e L’Unità, arrivo il mercoledì e mi vennero dati i soldini anche per il Guerino, corro all’edicola, mi vengono dati i due quotidiani ed io esclamo: “oggi prendo anche il Guerin Sportivo”, “non è ancora uscito, le riviste arrivano circa a metà mattinata” rispose sorridente come sempre il mio edicolante di fiducia. E li mi crollò il mondo addosso, ma come per una volta che mi alzavo dal letto volentieri anche se si trattava di andare a scuola, mi veniva in sostanza detto che per avere il Guerino dovevo aspettare l’uscita e così me ne andai come sempre a scuola con la solita speranza di sempre, ovvero che quelle cinque ore passassero più in fretta possibile; anzi il mercoledì ormai diventava un incubo perché più in fretta volevo che passasse il tempo e questo per dispetto non passava mai. Fatto sta che alle 12:50 in punto si usciva da scuola e io correndo come un pazzo e salutando gli amici a stento correvo a prendere il Guerino e finalmente potevo conoscere il risultato della partita della domenica precedente. Già ho proprio scritto della domenica precedente, mi occorse infatti un po’ di tempo per capire che oltremanica si giocava il sabato, la scoperta fu sensazionale, gli Inglesi sono dei grandi pensai, loro giocano il sabato e vanno allo stadio felicissimi perché davanti a loro hanno poi la domenica per stare a casa, qui in Italia finita la partita si inizia a pensare che la domenica volge ormai al termine e che ci aspetta una terribile settimana davanti a noi. 
Non so voi ma io da ragazzino, specie dopo un risultato deludente, appena messo piede fuori dallo stadio venivo assalito dall’angoscia del ritorno a scuola l’indomani. Comunque grazie ai miei mercoledì con il Guerin Sportivo riuscii a conoscere sempre più i protagonisti del West Bromwich Albion, accanto a Regis e Cunningham, entrarono nella mia vita un certo Tony Brown, che scoprirò ben un ventennio dopo essere il top scorer con la maglia del West Bromwich Albion, Batson, Willie Johnston, e Cantello. Alla lettura del nome Cantello quasi svenni e inizia ad urlare per tutta la casa perché convinto che un Italiano giocasse nella squadra dei miei sogni. Alcuni di loro venni a sapere che erano giocatori di colore e per me che di calciatori di colore avevo visto solo Nenè del Cagliari (grazie ancora all’album della Panini), fu un’ulteriore scoperta attraente e nello stesso tempo simpatica. In quell’anno ci fu una partita che ho scoperto poi essere passata alla storia ed è una grandiosa vittoria per 5-3 all’Old Trafford contro il Manchester United in un dicembre magico in cui vincemmo tutte e quattro le partite giocate, e subito dopo con il primo numero di gennaio del Guerino ancora una grande sorpresa: gli Inglesi giocano a calcio pure nei giorni delle feste comandate come ad esempio il 26 dicembre e il primo di gennaio, con il Guerino successivo imbattei nella competizione sportiva più bella del mondo: l’FA Cup, capirne il meccanismo non fu semplice, si parlava di partite secche ad eliminazione diretta di replay che potevano andare avanti ad oltranza, soltanto con il 28 provvidenziale aiuto di mio cugino Marco di due anni più grande di me, ma soprattutto già con la mente da Ingegnere qual è adesso, compresi che si giocavano dei turni in casa di una delle due squadre e chi vinceva passava il turno in caso di parità si rigiocava il così detto replay in caso di parità si rigiocava ancora e così via. 
Fatto sta che il mio “debutto” in coppa fu un pareggio in trasferta 2-2 a Coventry ovvero con la squadra con la quale avevo praticamente debuttato in campionato un paio di mesi prima. L’avventura in coppa si conclude al quinto round per opera del Southampton dopo un pareggio casalingo per 1-1 perdemmo il replay 2-1. In campionato le cose invece continuavano ad andare benone, almeno fino ad aprile eravamo in corsa per vincere il campionato e mentre i miei compagni di scuola impazzivano per il Gianni Rivera ed il suo Milan che stava per raggiungere il sogno della stella, io continuavo a tenere comizi sul nostro duello con il Liverpool ed il Nottingham Forest, qualcuno alla fine si arrese ed inizò a chiedermi, tutti comunque tifavano Liverpool ovvero la squadra più famosa per aver vinto un bel po’ di Coppe dei Campioni. Il mio sogno svanì nel mese di Aprile, nel quale giocammo ben otto partite (addirittura due in due giorni il 13 e 14 aprile) raccogliendo solo 9 punti, troppo pochi per tenere il passo del Liverpool , sufficienti per inseguire il secondo posto.

E all’ultima giornata arrivammo con un punto di vantaggio sul Nottingham Forest che dovevamo affrontare in casa propria. Da sabato pomeriggio per quattro giorni non pensai ad altro, fui capace anche di sognare la domenica sportiva che leggeva i risultati di calcio Inglese, giocai decine di volte quella partita a subbuteo sempre con un unico risultato: vittoria. Il goal decisivo lo segnava sempre
Willie Johnstone, perché il suono di quel nome mi piaceva da matti. Il Guerino come se fosse uno spillone fece scoppiare il mio sogno: Nottingham Forest-West Bromwich Albion 1-0; classifica finale Liverpool 68, Nottingham Forest 60, West Bromwich Albion 59. Pochi giorni dopo il Nottingham Forest sarebbe diventato campione d’Europa ed io nonostante ci avessero battuto tifai con tutto me stesso per gli Inglesi, perché da allora le squadre Inglesi avrebbero sempre avuto la precedenza su tutte le altre. La vittoria Europea del Forest comunque mi servì per capire che il West Bromwich era proprio una grande squadra di cui andare fiero ed orgoglioso, come lo erano tutti i miei compagni di scuola Milanisti che avevano appena vinto lo scudetto della stella. 
Nel frattempo sempre nel corso di questa stagione era accaduta una cosa per me meravigliosa, il Pisa Sporting Club, ovvero la squadra della mia città militante in serie C, partecipò per la prima volta nella sua storia al torneo Anglo-Italiano, denominato Alitalia Cup, riservato a squadre di C Italiana e di Non-League Inglese, che racchiude tutto il mondo dei non professionisti. Scesero così sul prato dell’Arena Garibaldi il Barnet, che ritroverò con piacere venti anni dopo in Division three, scoprendolo fra l’altro vincitore di una FA Amateur Cup nel 1946, ed il Matlock Town. In entrambe le partite il Pisa si impose: per 1-0 nella prima e per 2-1 nella seconda ed io che gioivo sempre tantissimo per le vittorie del Pisa che in quell’anno erano molte, in quelle due occasioni andai a casa un po’ meno contento. Il cammino del Pisa si interruppe nella prima fase del torneo a causa delle due sconfitte rimediate oltre manica e più precisamente a Sutton 1-0 il risultato e a Nuneanton, località molto vicina a West Bromwich ma allora proprio non ne avevo idea, dove i nerazzurro crollarono per 3-0. 29 Con la conclusione della stagione persi ogni contatto con la mia squadra, infatti anche quel prezioso informatore che era il Guerin Sportivo, d’estate non riportava grandi notizie dall’Inghilterra e le poche che pubblicava riguardavano per lo più il Liverpool, il Nottingham Forest ed il Manchester United, fin quando ne lessi una davvero interessante e riguardava l’inizio del campionato. 
Con mio stupore, ma anche con grande gioia appresi che la nella terra dei sogni si iniziava a fare sul serio dalla metà di agosto. Voleva dire tornare a scuola quando la mia squadra aveva già giocato cinque, sei partite, mentre quelle dei miei amici dovevano ancora cominciare. Ad allietare poi quell’estate ci fu il sorteggio di Coppa Uefa, finalmente anche io avevo una squadra per cui trepidare in Europa e la fortuna non bussò alla nostra porta; la sorte infatti ci mise di fronte ai forti Tedeschi Orientali del Carl Zeiss Jena che in Italia diverranno noti a tutti l’anno successivo per una clamorosa qualificazione ai danni della Roma in Coppa delle Coppe. Infine la noia di quella prima estate da tifoso del West Bromwich Albion, mi portò a cercare di soddisfare l’ennesima curiosità: “Dove si troverà West Bromwich’” mi domandai un bel giorno; ed avendo una sorella di dieci anni più grande, che aveva appena finito i suoi studi, in casa mia non poteva certo mancare un bell’atlante geografico aggiornatissimo che rispose alla grande alla mia domanda. West Bromwich era un puntino piccolo piccolo, poco sopra la città di Birmingham, considerata seconda solo a Londra. Fra i nomi a me conosciuti vidi li tanto vicino da sembrare attaccato Wolverhampton, ma non feci congetture e solo in seguito appresi che quelli erano i rivali per eccellenza del mio West Bromwich Albion. Arrivati a ferragosto l’estate era finita, o meglio la mia estate era finita, stava infatti per cominciare il campionato, il primo campionato che potevo seguire dall’inizio e dopo il bel piazzamento della stagione precedente in cuor mio sognavo una possibile vittoria, ma ben presto tornai a volare ben più in basso; l’inizio del West Bromwich fu infatti disastroso nel prime cinque partite collezionammo due pareggi e tre sconfitte, due delle quali contro il Liverpool in trasferta e contro il Nottingham Forest in casa per 1-5! A fine settembre arrivò anche la doccia fredda dell’eliminazione dalla coppa Uefa il tedeschi dell’est ci batterono per 2-0 in casa loro e per 2-1 a West Bromwich. Non fu molto simpatico nei giorni seguenti andare a scuola perché nessuno dei miei compagni, me la fece passare liscia; a distanza di anni non posso certo dar loro torto visto che nei giorni precedenti, con una boria tutta undicenne, gli avevo martellati con la superiorità del calcio Inglese e del mio West Bromwich che essendo una “grande” d’Inghilterra avrebbe certamente calpestato tutti gli avversari fino alla vittoria finale. Archiviata con molta fatica la prima grande delusione che il mio West Bromwich Albion mi aveva riservato da quando lo conoscevo, tornai a sperare in una inversione di tendenza in campionato; ma le vittorie erano sporadiche e non c’era continuità nei risultati: cavolo! Eppure i giocatori erano gli stessi leggendo i commenti del Guerino i nomi di Regis, Batson Tony Brown c’erano ancora, mancava solo Willie Johnstone, passato al Birmingham, e una volta scoperto (un bel paio di mesi dopo l’inizio della stagione) fu un altro duro colpo vista la simpatia che mi ispirava. Arrivò il nuovo anno il 1980 un nuovo decennio che, calcisticamente parlando, si apriva con il campionato d’Europa che si disputava a giugno in Italia. Ma il nuovo anno significava soprattutto FA Cup ovvero 30 l’occasione di riscattare il campionato, ed ancora una volta occasione per noi del West Bromwich fa rima con illusione, uscimmo infatti al primo turno. Dopo un pareggio casalingo 1-1 con il West Ham, perdiamo per 2-1 il replay a campo invertito abbandonando così ogni ambizione di vittoria per questa stagione. Il campionato finisce senza infamia e senza lode al 10 posto lontani ben 19 punti dal Liverpool campione, molto più vicini, appena 9 punti, al Bristol City retrocesso. Per fortuna ad allietare quei mesi caldi d’estate senza calcio ci sarebbe stato il campionato d’Europa. Allora l’Italia suscitava in me sempre un a certa emozione, ma quella per l’Inghilterra cominciava a farsi sentire, tanto da indurmi a comprare una edizione speciale della squadra Inglese del Subbuteo con la scatola tutta colorata. Italia ed Inghilterra furono inseriti nello stesso girone e dopo un pareggio per entrambe le due squadre si affrontarono, vinse l’Italia per 2-1 e se me lo avessero detto due ore prima della partita ne sarei stato felicissimo. Al fischio finale invece ero affranto, durante la partita man mano che passavano i minuti la mia parte Inglese prese sempre più il sopravvento su quella Italiana e la delusione fu davvero tanta. La vittoria nell’ultima partita contro la Spagna non servi proprio a niente, così come non servi a niente il pareggio dell’Italia con il Belgio. Le mie due squadre erano così fuori dalla finale e per fortuna si concludeva una stagione iniziata con tante aspettative e sogni di trionfi e conclusa invece con un bel niente.
di Massimo Corsini, da "UK Football please" (marzo 2003)

22 novembre 2024

the LADS. Massimo Corsini, l'unico Baggie in Italia (West Bromwich Albion)

Sono Massimo Corsini, nella vita precedente facevo il fotografo, poi sono diventato giornalista radiofonico. Lo spartiacque fra le due vite è stato il trasferimento in UK nel 2012, avrebbe dovuto essere definitivo, poi le figlie mi hanno costretto (fra virgolette) a tornare in Italia. Il tratto comune fra le due vite è la passione per tutto ciò che è Made in UK, con ovviamente anche il calcio in evidenza.

- Di quale squadra britannica sei tifoso e come mai?
Sono tifoso del West Bromwich Albion dal 1978, ovvero da quando rimasi letteralmente “folgorato” dalle immagini di Man Utd - West Brom 3-5. Fu subito colpo di fulmine per quella squadra dalla maglia a strisce, la tv era in bianco e nero e per scoprire i colori sociali feci ricorso al catalogo del Subbuteo.

- Come è iniziata la tua passione per il calcio britannico e quali sono le caratteristiche del calcio britannico che piu' ti piacciono?
Non c’è un inizio particolare, tutto è venuto in modo molto naturale. So dire come e quando ho iniziato a seguire il West Brom, ma non ho la stessa risposta per il calcio Inglese. Il primo Subbuteo, il Guerin Sportivo, tutte cose che hanno influito sulla mia formazione. Cosa mi piace del calcio Inglese: sul rettangolo verde, il ritmo, la corsa, il non arrendersi mai fino al fischio finale, i lanci lunghi, il centrale che va a fare il centravanti, il battere un corner a pochi centimetri dal pubblico. Fuori dal campo c’è il vivere l partita come una bella parentesi all’interno di una giornata che prevede lo stare insieme, il fare comunità, ed ovviamente bere tanta birra con un bel pie caldo nel piatto!
Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e non può quindi essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/03/2001. L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti che siano lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima. Le foto di questo blog sono pubblicate su Internet e sono state quindi ritenute di pubblico dominio. Se gli autori desiderano chiederne la rimozione, è sufficiente scrivere un'e-mail o un commento al responsabile del sito.