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27 dicembre 2025

"STILE INGLESE, QUELLO DI TRUEFITT&HILL" di Giuseppe Lavalle

Due parole che racchiudono un mondo intero. Un mondo fatto di gesti, di storie, di abitudini e comportamenti. Modi di fare che hanno reso uno stile di vita, quello inglese appunto, un esempio di comportamento per molti. L'Inghilterra, con la sua grande avventura imperialistica, ha imposto i suoi princìpi, i suoi costumi ed un suo modello di eleganza, anche attraverso figure esemplari che hanno gettato le basi dello stile classico maschile, da Lord Byron a Lord Bèau Brummèll, da Oscar Wilde al duca di Windsor. 
A Londra questo stile lo si ritrova nelle vie dell’eleganza a St James, dove il buon gusto è declinato nelle sue varie forme. Una delle quali, il gentleman’s grooming, è custodita da Treufitt&Hill al 71 di St James's Street, nell’aristocratico quartiere di Mayfair. Treufitt&Hill è il barber shop più famoso al mondo. La prima poltrona venne messa nel 1805 da William Francis a Long Acre (Londra), nello stesso anno in cui l'Ammiraglio Horatio Nelson vinse la battaglia a Cape Trafalgar in nome del Re d'Inghilterra Giorgio III e del suo Primo Ministro William Pritt il Giovane. Il negozio venne aperto in qualità di “Court Wigmaker, Court Hair Cutter and Court Head Dresser”. I notabili dell’epoca infatti, dovevano tenere i capelli regolati per poter indossare le classiche parrucche bianche che necessitavano anch’esse di frequenti interventi per essere sempre presentabili e Truefitt, con la sua professionalità, offriva alla sua clientela un livello di qualità e di servizio unico al mondo. 
Di questo se ne accorsero anche i Reali d’Inghilterra, che da oltre nove regni si recano presso il negozio di St James; mentre Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo attende i barbieri della Truefitt a Buckingham Palace o al Castello di Windsor per abbandonarsi ad una seduta di grooming eccezionale ed alle fragranze uniche ed evocative delle atmosfere della nobiltà di una volta. Questo real servigio vale alla Truefitt&Hill il Royal Warrant, la garanzia reale che viene rilascata ai fornitori della monarchia britannica. Il Royal Warrant ha più di cinquecento anni, già nel dodicesimo secolo veniva usato da Enrico II, nella forma di Royal Charter, un documento cartaceo in cui la casa Reale annotava il nome dei suoi fornitori. I Royal Warrant sono conferiti a persone o compagnie che abbiano regolarmente, ed almeno per cinque anni consecutivi, fornito, con prodotti o servizi, un membro della Casa Reale. 
Oggi i Royal Warrant possono essere concessi solo da tre membri della famiglia reale e sono soggetti a regolare revisione. Ciò che rende esclusivo ed importante il RW, è che ogni membro della famiglia Reale può conferire un solo Royal Warrant per ogni singola tipologia di prodotto o servizio. Esistono rigide norme che regolamentano e notificano i Warrants e sono tutelate da un’apposita Commissione, il Royal Household Tradesmen’s Warrants Commitee

Solo le aziende che hanno ottenuto questo riconoscimento possono utilizzare la dicitura
"By appointment..." e mostrare le Royal Arms, ossia lo stemma reale, nella loro carta intestata e sui propri prodotti. E questo stemma apparve sui prodotti Truefitt soltanto nel 1875 quando la compagnia iniziò anche l’attività di produzione per la commercializzazione di profumi, essenze e prodotti per la rasatura e per la cura dei capelli. Prodotti che resero il marchio ancora più esclusivo ed unico, capace di appagare le aspettative più difficili e perfino strava­ganti dei suoi clienti. Come quella da cui è nata la famosissima C.A.R. lotion, una lozione per capelli ribelli creata ai primi del ‘900 su espressa domanda degli intraprendenti membri del Royal Automobile Club (RAC) i quali, abituati a viaggiare in decappottabile per rag­giungere le loro residenze di campa­gna o spostarsi nelle diverse località della Costa Azzurra in cui erano soliti trascorrere i mesi più freddi, neces­sitavano di un prodotto che tenesse in ordine i loro capelli, evitando che venissero scompigliati dal vento. 
La fama di cui godeva è testimoniata anche dal ritrovamento tra i resti del relitto del Titanic, affondato nel 1912, di molti prodotti Truefitt ora in mostra al Museo Marittimo di Greenwich ed alla esposizione permanente di New York. Nel 1935 la Truefitt acquistò il vicino concorrente Edwin Hill fondendo le due attività nella Truefitt&Hill. Questo evento segnò l'inizio di un nuovo successo. Dando uno sguardo ai quaderni degli appuntamenti di Truefitt&Hill, accuratamente custoditi negli anni, si scopre che sono stati registrati come clienti i personaggi più importanti e più noti di ogni epoca, come lo Zar Nicola di Russia, Sir Wiston Churchill, John Wayne, Lord Lawrence Olivier, Frank Sinatra, Gary Grant, Alfred Hitchock oltre ai vari membri della famiglia reale. 
Nel 1955 al 150° Anniversary Dinner il padrino d’eccezione fu un fedele cliente: il Visconte Montgomery di Alamein. In questa occasione disse, con tipico british sense of humor: “Io non so se potrò scoprire la prossima targa commemorativa tra 150 anni, ma spero di assistere a questa cerimonia da un luogo non troppo caldo!”. Fu sempre Montgomery, che subito dopo la vittoriosa campagna in Nord Africa, inviò a Truefitt un pezzo di un elica di un aeroplano tedesco abbattuto dando istruzioni per la realizzazione di due spazzole una per lui ed una da regalare al Generale Eisenhower. Il giorno prima dell’Invasione dell’Europa trovò il tempo di scrivere a Truefitt per confermare di averle appena ricevute, di gradirne molto la fattura e garantendo che le “avrebbe portate con se fino a Berlino”. Oggi da Truefitt&Hill sono ancora attivi barbieri che vantano oltre 60 anni di servizio. Alcuni dipendenti sono ancora ricordati per l’impronta che diedero al prestigio della casa e tra loro il fedelissimo collaboratore John B. Donnel di cui resta conservato il manoscritto originale del 1860 che lo legava a Truefitt, forse il primo esempio di un contratto di collaborazione in esclusiva.

Oppure Miss Amelia West giunta a Londra nel 1880 dagli Stati Uniti e che prestò servizio per 60 anni come manicure o Miss Christine Drew che le succedette e che si ritirò dopo 62 anni di attività nel 1973. O ancora C. Rutland che preparò le essenze, le lozioni ed i profumi dal 1895 al 1961 per passare poi l’incarico a Miss Joyce. Truefitt&Hill non chiuse l’attività un solo giorno neanche durante i pesanti bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’unica eccezione venne fatta per onorare il giorno della morte di uno dei suoi clienti più affezionati: Sir Wiston Churchill. Nel 1994 Truefitt&Hill ha spostato l’attività all’indirizzo attuale, 71 St.James’s Street, a pochi passi dal palazzo residenziale della Famiglia Reale. Negozi Truefitt&Hill sono presenti anche negli USA e in Canada dove l'antica arte dei barbieri inglesi è riproposta con particolare cura e molto apprezzata. Ancora oggi le sue fragranze inglesi tradizionali della migliore qualità, gli accessori da barba e da toelette dai nomi che evocano l'indimenticabile eleganza e grandezza dei tempi andati, sono studiate, preparate e prodotte con tecniche moderne e con la cura e la selezione che una tale reputazione pretende, proponendo una linea di prodotti marchiati Truefitt&Hill che incontrano e soddisfano i gusti sofisticati e rigorosi dei consumatori odierni. Degli attuali clienti non viene divulgata per discrezione la lista. Una seduta da Truefitt&Hill, sulle poltrone da barbiere solennemente allineate con precisione militare, per un taglio di capelli, una rasatura con pezzuoline calde applicate sul viso ed una perfetta manicure, regala certamente la piacevolezza di aver ricevuto un accurato servizio degno di un dignitario di Corte, e magari perché no, anche la possibilità di poter parlare amabilmente col cliente a fianco, per poi scoprire che quella gradevolissima persona altri non era che...
di Giuseppe Lavalle, da Fever Pitch

9 dicembre 2025

"SOGNO BRITISH" di Giuseppe Lavalle

Era l’ultimo giorno dell’anno, in casa c’era molta confusione, tra il soggiorno e la cucina un andirivieni continuo. Gli amici di lì a poco avrebbero invaso il mio parquet e riempito la stanza di parole e profumi. Le donne con le loro borse ed i loro completi luccicanti di strass, gli uomini con i soliti abiti blu e cravatta rossa da festa. Altro che british style. Eppure qualcosa per far capire cos’è questo modo di vivere doveva esserci. Un libro, un film, un racconto che aprisse il mio mondo a loro. Sul tavolino la mia agenda
smythson, presa pochi giorni prima alla stationery di Bond Street, mi guardava sconsolata. Hai riempito casa di libri, suppellettili, sciarpe, abiti, e tutto ciò che ha una connessione con la bandiera inglese e non riesci a far capire cosa intendi nel “tuo” mondo Questo sembrava dirmi. Oddio sto diventando pazzo! Din don. Il campanello della porta mi ha distolto dai pensieri molto confusi. Ma la confusione è diventata caos quando davanti alla porta di casa ho trovato Lei, l’eleganza inglese in persona. Santo cielo. E da lì ha iniziato a raccontare…

Deve sapere che ogni persona ha una sua preferenze nelle scelte di gusto. Prediligere un colore ad un altro, una forma ad un’altra, un segno, un taglio di capelli, un profumo o un tipo di camicia, contribuiscono a creare e riconoscere uno stile. Uno stile fatto di modi di comportamento e regole di vita, di inclinazioni ed usi che spesso identificano un intero periodo storico. Se guardiamo alla moda, ci vengono subito in mente lo stile anni ’60, quello degli anni ’80 e via dicendo. Per arrivare al mio stile, che è lì da sempre e rimane faro, dobbiamo fare un lungo giro. L’evoluzione storica ha portato l’impero britannico, e Londra in particolare, ad essere l’ultima capitale dell’umanità, dove il nuovo modo di intendere l’imperialismo ha ribaltato il concetto di forza. Che è divenuta mera servitrice del paese e dei suoi abitanti, i quali hanno posto al centro del loro status di cittadini l’orgoglio civile. Questo modo di intendere le cose funziona da entrambe le parti, ed il patrimonio paese è protetto da questo rapporto stretto tra chi ha il potere e chi, avendo un forte rispetto per se stessi e per i valori sociali, concede il potere. Una tradizione che è stata portata avanti per secoli, facendo degli inglesi un popolo con un fortissimo senso di appartenenza. Senso di appartenenza che ha permeato il british style rendendolo modello universale. 
A due personaggi è attribuita la paternità dell’eleganza inglese. Lord Brummell (nella foto sotto) la creò, definendo canoni di eleganza per nobiltà e borghesia, ed offrendo alla classe dirigente dell’epoca modelli consoni ai tempi. Il Duca di Windsor introdusse la vitalità di uno stile di vita moderno e dinamico negli stanchi paradigmi edoardiani. Seduto per pochi mesi sul trono del Regno Unito, resterà eternamente su quello dell'Eleganza. Nessuno mai potrà più giungere alle altezze dove egli si muoveva con trascendente naturalezza. Essi stabilirono norme non scritte che invasero ogni aspetto della vita inglese. Dall’auto allo sport, fino alla letteratura ed alla musica una fase di crescita del british world che va dall’incoronazione della Regina Vittoria fino al sessantotto. In quel periodo Londra fu la capitale del gusto, un gusto che si formò con le continue contaminazioni provenienti dalle differenze, all’epoca molto nette, tra universo maschile e femminile, tra città e campagna, tra lavoro e tempo libero. Alcune contaminazioni, con molta parsimonia, mettevano di tanto in tanto in contatto i poli opposti, generando corto circuiti ad alta energia. Terminato questo sistema, che col dandismo aveva anche raggiunto le vette del sublime, inutilmente si prova ora a stupire con trentacinque orecchini, mentre negli anni trenta un duca faceva parlare i giornali e i salotti solo per aver calzato scarpe di camoscio nella city.

Il low profile, il non urlato, il non mostrato, la banalità delle considerazioni sul tempo, sono i tratti che celano gli archetipi dello stile inglese, che segretamente si uniscono e quando appaiono hanno infiniti aspetti. Girare per un mercatino ci da la misura di quanto gli inglesi hanno dedicato ad ogni attività, influenzandola intimamente. Dagli stiracravatte alle scatole per tabacco, dal set per il pic-nic all’ombrello con fiaschetta, hanno creato di tutto. Molti di questi oggetti sono scomparsi, altri sono entrati nell’uso comune. In essi manca spesso qualcosa che oggi è sopravvalutato: la praticità.

La concezione che gli inglesi hanno dell’eleganza è strettamente legata alla comodità intesa come la capacità che ogni oggetto ha di raggiungere al meglio il suo scopo. E questo contrasta con la praticità, la diva del nostro tempo. La vanità è cosa che sta dentro un gentleman, ma essa non è il motore bensì la capote ribaltabile. Arriva dopo. Una valigia inglese è bella, ma pesante. Chi ama il grosso cuoio bridle, i punti da selleria, i coperchi sovrapposti e le finiture in ottone pieno, non vedrà alcun problema e prima dirà che è pesante, ma bella, poi solo che è bella e a quel punto ne apprezzerà sino in fondo la semplicità e l’infinita durata. Il tramonto dello stile di vita inglese è coincide con l’alba di un uomo che non ha servitori e non aspira ad averli. Nell’indossare una cosa ricerchiamo il piacere di possederla e l’approvazione in quanti la vedono. L’esatto opposto di quanto è british style, in cui un oggetto non viene valutato per se stesso, ma per la rispondenza ad un criterio di opportunità. Per cui ordinare un abito non risponde ad un esigenza di bellezza, ma è connesso all’insistenza di avere un abito consono. Anni fa un gentleman-rider milanese, persona che ha passato più ore a cavallo che in casa, si recava a Londra per ordinare una giacca da equitazione. Nella sartoria troneggiava un cavallo in legno, dove al cliente si prendono le misure che permettono di far aprire nel modo giusto lo spacco posteriore mentre si monta. Il nostro connazionale, trattandosi di un simulacro, salì inforcando la staffa destra invece della sinistra, come vuole una tradizione inglese universalmente accettata. Immediatamente il commesso ebbe un moto di sorpresa e disappunto, dicendo qualcosa del tipo: “il solito continentale”. E’ dominando ogni appetito immediato e segnatamente quello di una vanità riconoscibile come tale, che l’uomo diviene gentiluomo. Secondo questo criterio, nessuno potrà essere elegante se non è “proper”, cioè coerente.

Il mio mondo mi aveva parlato. Quando è andato via ho trovato un biglietto dentro la mia Smythson, "Non confondere la bellezza con l’eleganza".
di Giuseppe Lavalle, da Fever Pitch
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