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8 gennaio 2026

LA STORIA DELLA FA Cup (part 1) - Dalla prima edizione al 1900






















La FA Cup.
Un vero mito per qualsiasi bambino inglese, che sogna un giorno di poter alzare il trofeo tra il giubilo dei tifosi della sua squadra, forse il primo legame con il calcio d’oltre manica per gli appassionati stranieri, inebriati dalla storia e dalla tradizione di questa competizione. E sì, perché quello che colpisce è proprio l’elemento storico della FA Cup, il più antico torneo calcistico sulla faccia della terra, istituito dagli inventori del calcio moderno, gli inglesi. Le tante finali appassionanti, gli eroi per un giorno sul palcoscenico indimenticabile di Wembley, ma anche le squadre dilettantistiche che fanno soffrire, ed alcune volte battono, le grandi, gli infiniti turni preliminari, i replays, che una volta potevano essere pure quattro o cinque, i tutto esaurito negli stadi di ogni dimensione e categoria. E’ anche questo mischiarsi senza criterio tra squadroni come Arsenal o Manchester United e piccoli team di provincia come Yeovil Town o Altrincham che alimenta il fascino della Coppa: sorteggio secco, niente teste di serie ed altre alchimie da calcio moderno. E poi la soddisfazione non è solo vincerla, ma pure giocare le semifinali in campo neutro e soprattutto arrivare alla finale a Wembley (beh, una volta era così, ma tra poco tornerà ad esserlo, non più però all’ombra delle mitiche torri). L’Imperial Stadium gremito all’inverosimile, perfettamente diviso a metà tra le due tifoserie, che quasi ti arrabbi se non hanno colori in forte contrasto tra loro, così da poterti godere l’effetto cromatico della bandiere e delle sciarpe al vento, il delirio dei festeggiamenti e la delusione cocente degli sconfitti. 

Ma come e quando nasce tutto ciò? Dall’intuizione di Charles Alcock (nella foto a destra), uno dei fondatori nel 1863 della Football Association, che nel 1871 lanciò l’idea di creare un torneo ad eliminazione diretta sulla falsariga di un gioco che lo stesso Alcock aveva praticato per anni nella sua scuola di Harrow, nel nord di Londra. Alla prima Coppa d’Inghilterra, che si tenne nel 1872, parteciparono 15 squadre, tra cui gli scozzesi del Queens Park di Glasgow, poi protagonisti sfortunati negli anni a venire. Il pareggio dava il passaggio del turno ad entrambe le squadre, e dal momento che gli abbandoni non erano infrequenti, il tabellone riusciva sempre ad essere uniformato alle forze rimaste. Al Queens Park fu dato diretto accesso alle semifinali – i calciatori di allora erano tutti dilettanti ed il biglietto per Londra costava abbastanza – ma il pareggio con i Wanderers, la squadra di Alcock, prima sorpresa nella storia della FA Cup, costrinse gli 18 scozzesi, a corto di fondi, a ritirarsi dalla competizione. Fu così che Wanderers e Royal Engineers si disputarono la prima finale, davanti a 2.000 persone, al Kennington Oval di Londra, oggi come allora un campo di cricket. Era il 16 marzo 1872, ben 131 anni fa. Le pesanti maglie di cotone dei Wanderers contrapponevano i colori nero,viola e rosa ad un più sobrio rosso e blu dei Royal Engineers, sconfitti da un gol di Betts al quindicesimo minuto e costretti a giocare in dieci per un infortunio quasi tutto il match. Il trofeo fu consegnato solo tre settimane dopo in una serata di gala tenutasi a Pall Mall. L’anno successivo i Wanderers si ripetono contro l’Oxford University, al Lillie Bridge. Il 1873 è anche l’unico caso di edizione giocata con la qualificazione automatica alla finale della detentrice del trofeo, esperimento che non verrà più ripreso. Per un altro po’ di anni si contendono la vittoria finale squadre di universitari, oltre ai Wanderers, vincitori per ben cinque volte, due i successi degli Old Etonians, uno dell’Oxford University, dei Royal Engineers (nel 1875, per 3-0 nel replay, prima finale ripetuta della storia) e degli Old Carthusians. La finale è sempre al Kennington Oval, senza mai superare i 7-8.000 spettatori, mentre nei turni preliminari non sono rare le rinunce o i problemi logistici. Ma il numero delle squadre partecipanti inizia a salire, team del nord o di quartieri londinesi cominciano a dire la loro. Già nel 1880 i Clapham Rovers si impongono in finale, e devono passare solo tre anni per vedere la vittoria di una squadra del nord, il Blackburn Olympic. Le squadre del nord erano quasi professionistiche, a testimonianza che, come oggi, tanta era la passione nelle regioni più settentrionali dell’Inghilterra. Dopo la tripletta dal 1884 al 1886 dei Blackburn Rovers, le prime due vittorie in finale con il Queens Park, unica squadra scozzese a raggiungere la finale della FA Cup, si capisce che il football sta attirando sempre più l’attenzione delle masse. Nei primi anni ’80 si supera la soglia delle 100 squadre iscritte, nel 1886 i primi club dilettantistici affermatisi agli albori della competizione iniziano a sparire a causa dell’emergente professionismo, dichiarato legale. Le finali vedono la presenza di più di 10.000 tifosi sempre più appassionati. 
Nel 1887, anno della prima vittoria dell’Aston Villa, giocano l’FA Cup squadre di tutto il Regno Unito. La squadra sconfitta è il WBA, e per questo derby si muoveranno da Birmingham e da West Bromwich più di 8.000 persone. Il WBA si rifarà l’anno dopo, mentre nel 1889 si impone il Preston, siglando il primo double, dopo essersi aggiudicato l’edizione d’esordio del campionato inglese e finendo anche la stagione imbattuto in assoluto. E’ evidente che le squadre fondatrici della Football League quegli anni la fanno da padrone, sempre con una netta predominanza delle formazioni del nord, che vincono, oltre che con i Rovers anche nel 1890 e nel 1891, con il WBA nel 1892, ultima finale al Kennington Oval, con i Wolves l’anno successivo, prima finale giocata fuori Londra, a Manchester al Fellowfield per continuare con Notts County (finale a Liverpool, al Goodison Park), Aston Villa, Sheffield Wedsnesday, ancora Aston Villa, Nottingham Forest, Sheffield United e Bury, impostosi nella prima edizione del nuovo millennio, nel 1900. Dal 1895, fino al 1914, la finale si disputerà al Crystal Palace Stadium a Londra. Tra queste la finale più appassionante è quella del 1897, tra Aston Villa ed Everton, conclusasi con un 3-2 molto lottato, mentre nel 1890 il 6-1 inflitto dai Blackburn Rovers ai malcapitati Sheffield Wednesday è il risultati più netto avutosi in un atto conclusivo tra le edizioni fino al 1900. Intanto già negli ultimi anni del diciannovesimo secolo le squadre più forti vengono 19 esentate dai primissimi turni, le iscrizioni aumentano in modo vertiginoso mentre il calcio inizia a far concorrenza sul serio a cricket, corse dei cavalli e canottaggio. Se si pensa che la finale del 1873 fu giocata al Lillie Stadium, vicino al Tamigi, proprio per attirare il numeroso pubblico accorso ad assistere alla concomitante classica del remo tra le università di Cambridge ed Oxford, allora l’evento con la e maiuscola, e si esamina la situazione alcuni decenni dopo, si capisce come quello che diventerà il Beautiful Game appassioni sempre più il pubblico inglese.
di Luca Manes, da "UK Football please"

LEGGI la prossima puntata.
LA STORIA DELLA FA Cup (part 2) - Dal 1900 alla seconda guerra mondiale.

7 gennaio 2026

🏆"LE PRIME VOLTE DELLA FA Cup!" di Giacomo Mallano

Dai Sacri Libri della storia della FA Cup, ecco una una curiosa raccolta di ‘Prime Volte’:

- LA PRIMA FINALE.
La prima FA Cup Final fu disputata il 16 marzo del 1872 al Kennington Oval di Londra. Di fronte Wanderers e Royal Engineers, che si esibirono davanti a 2.000 spettatori, paganti dei circa 5 pence del biglietto.
- IL PRIMO GOL DELLA STORIA DELLA COPPA.
Della storica giornata dell’11 novembre 1871 abbiamo già detto tutto nel corso del racconto. Secondo i resoconti, il primo gol ufficiale della storia della Coppa (e del calcio mondiale) fu realizzato da Jarvis Kenrick del Clapham.
- IL PRIMO GOL IN UNA FINALE.
Anche di questo abbiamo parlato; la vittoria di misura dei Wanderers sui Royal Engineers fu firmata da Mortin Peto Betts, più noto forse con lo pseudonimo di A.H. Chequer.
- LA PRIMA DOPPIETTA IN UNA FINALE.
Thomas Hughes dei Wanderers andò in rete due volte nel replay della finale del 1876, finita 3-0 sugli Old Etonians.
- IL PRIMO AUTOGOL IN UNA FINALE.
Il poco invidiabile primato appartiene ad uno dei Padri del Calcio, Lord Kinnaird, anche se per quasi un secolo se ne persero le tracce. Nella finale del 1877, infatti, Kinnaird difendeva la porta dei Wanderers, e ad un certo punto indietreggiò oltre la linea di porta con la palla fra le mani. L’arbitro assegnò il gol all’Oxford, ma per qualche strano motivo i rapporti ufficiali non ne fecero menzione. Fu così che per molto tempo il risultato della finale fu per tutti 2-0, fino a quando qualcuno rimediò all’errore storico e Lord Kinnaird non tornò sui libri di storia anche in questa sezione…
- IL PRIMO A SEGNARE IN DUE FINALI SUCCESSIVE.
Alexander George Bonsor segnò con gli Old Etonians nel 1875 e 1876, gol inutili in entrambe le occasioni. Curiosamente, Bonsor vinse due FA Cup con i Wanderers nel 1872 e 1873, senza però riuscire a segnare.
- IL PRIMO A SEGNARE IN TRE FINALI SUCCESSIVE.
Questo record è invece di Jimmy Brown del Blackburn Rovers. In gol per la prima volta nel 1884 contro il Queen’s Park, Brown si ripetè nel 1885, ancora contro gli scozzesi. Completò la tripletta nel 1886 contro il WBA, battuto per 2-0.
- IL PRIMO A SEGNARE IN OGNI TURNO DI FA CUP.
Archie Hunter dell’Aston Villa riuscì nell’impresa nell’edizione 1886-87, anche se i Villans furono esonerati dal quarto turno. Sandy Brown del Tottenham giocò e segnò in tutte le partite del 1901.
- IL PRIMO GOL A WEMBLEY.
Lo realizzò David Jack nella Finale del Cavallo Bianco del 1923 fra Bolton e West Ham. L’ultimo fu invece quello di Di Matteo (Chelsea) nella finale del 2000 contro l’Aston Villa, l’ultima giocata al vecchio Wembley prima della demolizione.

27 ottobre 2025

"YOUDAN CUP. La competizione calcistica più antica della storia" di Gianfranco Giordano

Sheffield può essere identificata come la città che ha dato i natali al calcio, nella città dell’acciaio venne fondato il più vecchio club ancora in vita, lo Sheffield FC, si disputò il primo derby, tra Sheffield FC e Hallam FC, e venne messa in palio la prima coppa di sempre.

All’inizio del 1857 Thomas Youdan, proprietario di un teatro in città, decise di organizzare un torneo di calcio mettendo in palio una bellissima coppa d’argento. Purtroppo la coppa non venne realizzata in tempo per la finale.
Oltre alla coppa, i vincitori avrebbero incassato anche un premio di ben due sterline. Avete letto bene, due sterline.
Al torneo presero parte dodici club della zona Broomhall, Fir Vale, Garrick, Hallam, Heeley, Mackenzie, Mechanics, Milton, Norfolk, Norton, Pitsmoor e Wellington . Spicca l’assenza dello Sheffield FC, ma The Club si rifiutava di giocare con altri club di Sheffield ed incrociava gli scarponi solo con avversari di altre città. Dei dodici club partecipanti solo l’Hallam è ancora in vita.
Si giocava secondo le Sheffield Rules, i giocatori potevano essere utilizzati da una sola squadra, c’era un arbitro neutrale, le partite cominciavano alle 15.00 (l’arbitro non avrebbe aspettato eventuali ritardatari), in caso di parità dopo i tempi regolamentari supplementari con golden goal.

Si cominciò il 16 febbraio con partite ad eliminazione diretta:
Norton-Mechanics 6-0 (2-0), campo Norton
Mackenzie-Garrick 1-0 (1-0), campo Cremome
Hallam-Heeley 2-1 (2-0), campo Sandygate
Norfolk-Fir Vale 4-0 (2-0), campo Norfolk Park
Broomhall-Pitsmoor 2-0 (0-0), campo Ecclesall Road
Milton-Wellington 5-0 (2-0), campo Cremome
Secondo turno, sempre partita secca ad eliminazione diretta, il 23 febbraio:
Norfolk batte Broomhall, campo Norfolk Park
Hallam-Norton 0-0 (0-0), campo Norton
Mackenzie batte Milton, campo Cremome


La partita tra Norfolk e Broomall finì in parità, i giocatori si accordarono per giocare ancora un’ora, diconsi 60 minuti di supplementari, ma dopo soli due minuti il Norfolk segnò il gol della vittoria e la partita finì. Il primo golden gol della storia del calcio.
Venne invece ripetuta la partita tra Hallam e Norton, finita in parità anche dopo i supplementari. Si giocò una seconda partita subito dopo la fine della prima, finì 1-0 per l’Hallam.
Rimasero in lizza tre squadre per una coppa, a questo punto non è chiaro cosa successe ma la versione più accreditata parla di un sorteggio che regalava la finale al Norton, mentre sarebbe stata necessaria la semifinale per decidere la seconda finalista. D’ora in poi le partite furono giocate a Bramall Lane.

La semifinale si giocò il 2 marzo:
Hallam-Mackenzie 4-0 (0-0)
Il 5 marzo si giocò la finale davanti a 3000 spettatori:
Hallam-Norfolk 2-0 (0-0)
L’ultima partita, la finale per il secondo posto, si giocò il 9 marzo:
Norfolk-Mackenzie 1-0 (0-0)


Evidentemente gli organizzatori avevano deciso la finale per i posti d’onore ta le due sconfitte in semifinale e finale.
Le squadre partecipanti e le vincenti delle partite sono sicure, i risultati delle singole partite non sono così sicuri, sono passati molti anni e non ci sono fonti sicure al 100%.
Successivamente la coppa andò persa, nel 1997 un antiquario scozzese la ritrovò e la vendette all’Hallam per 2000 sterline.
Io ho avuto l’onore ed il privilegio di poter tenere in mano la Youdan Cup, mi sono emozionato a toccare un pezzo di storia.
di Gianfranco Giordano

20 maggio 2025

"PIONIERI DEL FOOTBALL. Storie di calcio vittoriano 1863-1889" di Simone Cola (Urbone), 2016

Nato come passatempo per i nobili rampolli dell'alta società, il football è diventato il fenomeno di massa che tutti conosciamo alla fine del XIX° secolo, e il suo percorso è stato lungo e travagliato. Dalla fondazione della Football Association alla nascita della Football League, dalle prime pittoresche amichevoli internazionali al Torneo Interbritannico, dai maestri inglesi ai professori scozzesi, “Pionieri del Football” racconta l'evoluzione del calcio nella terra in cui è nato: un viaggio che di anno in anno racconta le idee, gli eroi, le squadre e le partite che hanno segnato la nascita di quello che è sempre stato molto più di un gioco.

9 maggio 2025

CORREVA L'ANNO 1892, da una costola dell'Everton nacque il Liverpool



“Mi avete stufato, mi prendo la palla e il campo e vado a giocare per conto mio”.
Ormai John Houlding ne aveva le scatole piene dei suoi colleghi del board dell'Everton. L'ennesimo furibondo litigio gli fece prendere la decisione che avrebbe cambiato la storia del football, non solo sulla Merseyside. 
Era il 1892, Liverpool poteva contare su uno dei porti più importanti del Regno Unito e di riflesso del Pianeta; l'Inghilterra vittoriana era il cuore di un impero smisurato.
L'Everton, nato nel 1878, era uno dei 12 membri fondatori della Football League e già nel 1891 si era laureato campione nazionale. Insomma, era senza dubbio una delle realtà di spicco del gioco che in Inghilterra stava appassionando le masse e che per molti esponenti della working class era diventato una professione molto meno alienante di un'occupazione da operaio in una fumosa fabbrica o da scaricatore di porto nei docks.
Dal 1884 i Toffeemen si esibivano presso l'impianto sulla Anfield Road, di proprietà dell'amico di Houlding John Orrell, il quale affittò l'arena al club dell'omonimo quartiere a ridosso del centro di Liverpool.
Houlding era uno dei personaggi più in vista della città. Proprietario di una fabbrica di birra di grande successo, titolare di un seggio in Parlamento, in futuro sarebbe stato anche Lord Mayor, ovvero sindaco di Liverpool. Sembra che per mere questioni economiche – l'aumento degli interessi sul prestito concesso al club in primis – i dissidi tra il parlamentare conservatore e gli altri membri del consiglio dell'Everton raggiunsero un punto di non ritorno, con scontri durissimi con personaggi quali George Mahon, astemio molto “radicale” e per questo inviso al padrone di una delle brewery più importanti del Paese. I Toffeemen decisero di attraversare lo Stanley Park e farsi una nuova casa al Goodison Park, a Houlding rimase l'allora piccolo stadio di Anfield Road, al quale il facoltoso uomo d'affari diede subito un inquilino nuovo di zecca e dalla denominazione molto poco originale: Everton Athletic.
Per decisione delle massime autorità calcistiche, Houlding fu quasi subito costretto a cambiare nome al “secondo” Everton.
Nacque così il Liverpool F.C.
Un club che si rivelò fin dai primi vagiti molto ambizioso. Il braccio destro del presidente, tale John McKenna, fu sguinzagliato a nord del Vallo di Adriano alla ricerca di talenti, che all'epoca in Scozia abbondavano, soprattutto perché lì il calcio non era un fatto di contrasti assassini e anarchia totale, come in Inghilterra, ma di passaggi accurati e dribbling brucianti. Fu così che le grandi scozzesi di fine Diciannovesimo secolo – Dumbarton, Renton e Cambuslang – fornirono il loro tributo di ben 12 giocatori alla compagine non a caso definita “the team of all the Macs”, che era di bianco, blu e azzurro vestita. 
E sì, perché i futuri Reds il rosso cittadino come colore sociale lo adottarono solo nel 1896. Quando avevano già vinto una Lancashire League e due volte la Second Division del calco inglese. Robetta, in confronto alla messe di vittorie degli anni a venire, allorché un personaggio leggendario come Bill Shankly “made the people happy”. Ovvero fece impazzire di gioia la metà rossa di Liverpool.
di Luca Manes

29 dicembre 2024

"LE ORIGINI DEL CALCIO INGLESE" (part 2) di Giacomo Mallano
























In realtà l’approvazione dei 13 principi comuni, lungi dall’essere un punto d’arrivo, rappresenta solo il primo passo di un percorso ancora irto di ostacoli. Le prime ‘grane’ le piantano le Public Schools, a lungo i principali focolai di diffusione del nuovo gioco, ma quasi completamente escluse dal procedimento di formazione della FA e dalla codificazione delle prime regole comuni. 

Poi ci sono le ‘federazioni’ locali, ognuna della quali recepisce e modifica il codice della FA secondo le proprie inclinazioni. Fra le più dinamiche del periodo è la Sheffield Association, la quale adotta per esempio una diversa regola del fuorigioco. La vera minaccia all’affermazione del calcio è, tuttavia, l’attitudine di fondo di molti dei membri della neonata FA. Riunitisi con l’obiettivo precipuo di determinare un codice di regole comuni che consentisse di organizzare incontri senza doverne prima ‘contrattare’ le condizioni, i gentiluomini della Freemason’s Tavern (nella disegno sopra) sono adesso pronti a riprendere ognuno la propria strada. Solo la lungimiranza e la determinazione di ‘monumenti’ come C.W. Alcock (sotto) tengono accesa la fiamma nei primi, difficili anni della FA. 
Si arriva così, nel 1864, al primo match ufficialmente disputato con le nuove regole. Si gioca il 9 gennaio a Battersea Park, fra due selezioni facenti capo, rispettivamente, al segretario ed al presidente della FA.

L’esperimento ha successo, ma non basta ad imporre in tutta la nazione il codice approvato qualche mese prima. Esso attecchisce bene a Londra, dove il più importante dei club in attività, il Forest FC, l’adotta senza riserve. Ma è regolarmente disatteso altrove, soprattutto a Sheffield, dove peraltro il calcio si sta imponendo rapidamente grazie all’azione dello Sheffield, il club più antico del mondo, ufficialmente fondato nel 1857 ma già attivo dal 1855. 
All’inizio del 1865 il cosiddetto ‘Association Football’ (per distinguerlo, ad esempio, dallo ‘Sheffield Football’) è comunque giocato da un buon numero di club, fra i quali il Barnes, i Wanderers, il già menzionato Forest, il Civil Service, il No Names Kilburn, il Crystal Palace, il Forest School, che tutti troveremo più avanti fra i protagonisti delle prime competizioni ufficiali organizzate dalla FA. A parziale ‘discolpa’ dei ribelli va tuttavia ricordato che le 13 regole approvate dalla FA tacevano su aspetti fondamentali del gioco, quali il numero dei calciatori per squadra e la durata delle partite, lasciando ai rispettivi capitani l’incombenza di accordarsi prima del match. 

Ne vengono così fuori episodi come il 9 contro 14 di Barnes-Crystal Palace, o il 9 contro 9 di NN Kilburn-Wanderers, match durato solo un’ora. Stravaganze e disomogeneità di cui nessuno si preoccupa troppo; in fondo il calcio è ancora un gioco, e soprattutto si va in campo su base assolutamente amichevole, senza altra posta in palio che la supremazia sugli avversari di turno. Al gennaio 1865 risale un’altra ‘prima volta’ nella storia del calcio inglese. 
A Nottingham si affrontano Notts County, il club professionistico (lo sarebbe diventato dopo qualche anno) più antico del mondo (la fondazione ufficiale risale al 7 dicembre 1864) e lo Sheffield, di cui si è detto sopra. E’ il primo match ufficiale disputato da un club ancora oggi membro della Football League), e il Nottingham Review del 6 gennaio lo racconta come ‘un match che ha attratto un buon numero di spettatori. Di fronte il Notts County, formato 6 da pochi giorni, e lo Sheffield, club di lunga militanza’.

Pochi mesi dopo quest’incontro nasce il secondo club di Nottingham, il Forest, che nella stagione 1865-66 darà vita ad una serie di derby con il County, organizzati su andata e ritorno. Nella stessa stagione la FA organizza un incontro fra una rappresentativa londinese ed una di Sheffield, il primo dei match ‘inter-county’ destinati a prendere piede negli anni successivi. Il primo non è tuttavia un grande successo, a causa delle solite divergenze sulle regole del gioco, che impediranno ulteriori incontri Londra-Sheffield fino al 1871. Nel frattempo il calcio approda ufficialmente anche in Scozia, dove nel luglio del 1867 nasce il leggendario Queen’s Park, primo club scozzese e protagonista assoluto degli anni ’70 e ’80. 
Negli ultimi anni del decennio il calcio da un lato subisce la concorrenza del rugby, e dall’altro comincia a muoversi verso l’inevitabile approdo della ‘competitività’. Dal primo punto di vista, una serrata campagna di stampa favorevole al gioco ‘di mano’ codificato dalla Rugby School favorisce l’esodo di club e atleti dal gioco ‘di piedi’ della FA. A poco serve la considerazione che il rugby è di qualche anno indietro rispetto al calcio, non avendo ancora uno ‘statuto’ condiviso né un’organizzazione; in questi anni è più ‘di moda’ e tanto basta per attrarre giocatori e spettatori. 
Le cronache dell’epoca raccontano che ogni sabato, giorno tradizionalmente dedicato all’attività sportiva, a Londra si giocano match di rugby in numero da tre a quattro volte superiore rispetto a quelli di calcio. Forse anche per questo il calcio avverte l’esigenza di fare un passo avanti, tanto nel modo di giocare che nello scopo stesso del gioco. Non è insomma più sufficiente giocare solo per il gusto di giocare, si fa strada l’esigenza di giocare per un motivo, e dunque per vincere. Si inizia con la messa a punto dei primi rudimenti tattici del gioco, e la prima codificazione di posizioni e ruoli in campo.


















All’avanguardia in questo campo è la scuola di Eton, probabilmente la prima ad elaborare una disposizione razionale della squadra sul terreno di gioco, con tanto di definizione dei diversi ruoli. I primi ‘moduli’ di cui si abbia notizia prevedono un difensore centrale, un mediano e ben otto giocatori d’attacco, disposti ‘ad arco’ sul fronte offensivo. All’unico difensore è chiesto di lanciare il pallone nella metà campo avversaria appena ne viene in possesso, senza indulgere in un pericoloso possesso. Al mediano è lasciata più libertà di azione e la possibilità di optare fra i calcio lungo e l’azione palla al piede. L’azione degli attaccanti è invece una sorta di ‘mischia’ di ispirazione rugbistica, con tutto il reparto a proteggere il portatore di palla.

Con l’affinamento del modo di stare in campo e il lento ma costante aumento degli incontri disputati, comincia a definirsi anche una sorta di gerarchia informale fra i diversi club. L’ultima stagione del decennio è così dominata dai Wanderers e dai Royal Engineers, da poco affacciatisi sulla scena. Il loro quartiere generale è a Chatham, dove è anche il campo da gioco. E’ tuttavia una zona molto ventilata, e il gioco ne risente non poco, costringendo la squadra ‘di casa’ addirittura a dotarsi di palloni di riserva per non interrompere troppo spesso il gioco. In questa stagione i Sappers – così sono soprannominati gli Engineers – disputano diciassette partite perdendone solo una, ‘in trasferta’ sul campo della Charterhouse School. E anche questa va correttamente inquadrata nella prospettiva dell’epoca. In perfetta armonia con lo spirito cavalleresco degli albori, infatti, i Sappers scendono in campo con un atteggiamento diverso a seconda dell’avversario di turno. Contro squadre alla loro altezza mettono in campo quel gioco duro e ruvido che è il loro marchio di fabbrica; famose sono in quegli anni le ‘combined rush’ della linea offensiva degli Engineers, una specie di carica di cavalleria difficile di arrestare per qualunque difesa. Contro avversari più deboli (e le Scuole all’epoca lo sono), invece, i Sappers si astengono dai ‘pezzi’ più duri del loro repertorio, esponendosi quindi al gioco ‘gentile’ degli avversari. 
Anche questi eccessi di ‘cavalleria’, è chiaro, sono figli della connotazione assolutamente amichevole del calcio delle origini, in cui il risultato è solo un accessorio di una giornata di sport. I tempi sono però maturi per il definitivo salto di qualità, il passaggio alla competitività degli incontri; un salto che passerà per il primo incontro fra Inghilterra e Scozia (1871), ma soprattutto per il varo della FA Cup, al via nell’autunno del 1872.
di Giacomo Mallano, da "UK Football please"

28 dicembre 2024

"LE ORIGINI DEL CALCIO INGLESE" (part 1) di Giacomo Mallano






















Lo sport più amato e diffuso al mondo nasce come un gioco spontaneo, di strada, spesso violento ma arcanamente affascinante, tanto da attecchire in più luoghi e con varianti diverse, accomunate spesso solo dagli elementi di base: una ‘palla’, due squadre, una contesa. 
Le prime testimonianze di un gioco in qualche modo assimilabile al football ci arrivano dalla Cina, dalla Grecia e da Roma, e risalgono addirittura a duemila anni fa. Senza alcuna regolamentazione, quasi come una forma di vita ‘autonoma’, il ‘calcio’ attraversa i secoli, e torna alla ribalta nel rinascimento con le violente tenzoni di ‘calcio fiorentino’. Poi ancora oblio, fino al ‘colpo di fulmine’ fra il gioco e l’Inghilterra del XIX secolo, che ne diventa il terreno elettivo e la culla, il contesto dove nasce finalmente il calcio moderno. 

La prima metà del secolo è caratterizzata dalla prima diffusione del nuovo gioco fra i giovani dei ceti popolari. Si gioca in strada, senza particolari regole e con una veemenza che spesso sfocia in violenza. Si assiste a vere e proprie ‘battaglie di strada’, combattute fra squadre che possono essere composte anche di cinquecento persone e della durata di interi giorni. Alla fine restano sul campo danni agli edifici circostanti, feriti e in alcuni casi anche vittime. È comprensibile, dunque, che le autorità non vedano di buon occhio la diffusione del nuovo ‘passatempo’ popolare, e sostenuti dal clero e da gran parte della stampa tentino di soffocarne la crescita. Tentativo vano, anche perché la combinazione di fisicità e agonismo rende il calcio sempre più attraente agli occhi dei giovani, che anche nelle scuole iniziano a praticarlo. E proprio i college e le università diventano il vero motore della diffusione del nuovo gioco. Si inizia a definire delle regole, che tuttavia ogni istituzione fissa a modo proprio, non risolvendo pertanto l’anarchia che caratterizza questa fase. Il radicamento del calcio nelle istituzioni scolastiche, che con esso cominciano ad identificarsi, costringe tuttavia a compiere il passo definitivo verso la fissazione di standard comuni. Le prime partite amichevoli, infatti, evidenziano la difficoltà di misurarsi e divertirsi se ognuno fa riferimento alle proprie regole, spesso in totale contrasto con quelle dell’avversario.

I rappresentanti di alcuni club fissano dunque un incontro alla Freemason’s Tavern (nel disegno sopra l'evento alla Freemason's), con lo scopo proprio di fissare regole comuni e costituire un’associazione che ne verifichi l’applicazione. Il primo meeting si tiene il 26 Ottobre 1863, e segna la storica data di nascita della Football Association, la prima istituzione calcistica al mondo. 
Intervengono i rappresentanti di dodici club: Forest (che diventerà i Wanderers, primi vincitori della FA Cup), NN Kilburn, Barnes, War Office, Crusaders, Perceval House, Crystal Palace, Blackheath, Kensington School, Surbiton, Blackheath School, Chartehouse School

Tutti concordano sulla petizione associativa, e deliberano che ‘i club rappresentati a questo meeting si riuniscono in un’associazione denominata The Football Association’. 
Più difficile l’accordo sulle regole, tanto che le diverse e spesso contrastanti proposte in discussione costringono a rinviare la decisione definitiva. La contesa si polarizza su due posizioni: quella sostenuta soprattutto dal Blackheath, che intende adottare la variante di calcio codificata dalla Rugby School, e quella che invece predilige il codice della Cambridge University. Il dissidio è di non poco conto e si rivelerà di importanza capitale nel definire il calcio moderno. La ‘variante Rugby’, infatti, consente di prendere la palla con le mani, placcare gli avversari per riconquistarne il possesso e perfino ‘caricare’, ovvero scalciare e sgambettare. Dall’altra parte, invece, la ‘variante Cambridge’ predilige il ‘dribbling game’ sul quale il calcio moderno si basa.
Dopo numerose e sempre più accese riunioni, il 1° Dicembre si giunge ad una votazione, e la posizione del Blackheath è sconfitta per 13 voti a 4.
Il club si dimette immediatamente dalla Football Association per proseguire sulla via intrapresa; nel 1871 ne nascerà la Rugby Union, a sua volta ‘madre’ del moderno rugby. La maggioranza della FA può finalmente sancire il primo codice di regole comuni. La votazione finale avviene l’8 Dicembre, e ne escono 13 principi:

1. La lunghezza massima del terreno di gioco è 200 yards, la larghezza massima di 100 yards e il terreno sarà delimitato da bandiere; la porta sarà delimitata da due pali verticali distanziati di 8 yards, senza alcun nastro o traversa a collegarli.

2. il lancio di una moneta determinerà quale delle due squadre inizierà il gioco dal centro del campo; l’altra squadra resterà ad almeno 10 yards dalla palla fino a quando non sia dato i calcio di avvio.

3. dopo un gol, la squadra che lo ha subito ha diritto a rimettere in gioco la palla, e le due squadre invertiranno la porta dopo ogni gol.

4. un gol sarà assegnato quando la palla attraversa i pali o lo spazio da questi delimitato (a qualunque altezza), senza esservi lanciata o comunque portata con le mani.

5. quando la palla esce dal campo, il giocatore che la rimette deve farlo dal punto in cui è uscita ed in direzione perpendicolare alla linea di delimitazione; la palla non si considera di nuovo in gioco finchè non ha toccato il terreno.

6. quando un giocatore calcia la palla, ognuno appartenente alla medesima squadra che si trovi più vicino alla porta avversaria è considerato fuori gioco e non può toccare la palla né ostacolare gli avversari fino a quando non torna in gioco. Nessun giocatore è tuttavia considerato fuori gioco quando la palla è calciata da dietro la linea di porta.

7. Se la palla finisce oltre la linea di porta, se è toccata da un giocatore cui appartiene la porta, egli avrà diritto ad un calcio da fermo dalla linea della porta. Se la palla è invece toccata da un giocatore avversario, questi avrà diritto ad un calcio da fermo verso la porta da una distanza minima di 15 yards dalla linea, e la squadra avversaria resterà all’interno della propria linea di porta fin quando non avrà calciato.

8. se un giocatore effettua un’intercettazione corretta, avrà diritto ad un calcio da fermo, a condizione che lo richieda tracciando un segno sul terreno; per calciare, 6 potrà andare indietro a suo piacimento e nessun giocatore avversario avanzerà oltre il suo segno fino a quando non avrà calciato.

9. nessun giocatore può correre con la palla.

10. non è ammessa la trattenuta né lo sgambetto, e nessun giocatore può usare le mani per bloccare o spingere l’avversario.

11. è vietato lanciare o passare la palla ad un calciatore della stessa squadra con le mani. 

12. nessun giocatore è autorizzato a prendere la palla con le mani mentre questa è in gioco, quale che sia la ragione o la necessità.

13. nessun giocatore è autorizzato a vestire protezioni metalliche o a cospargere di guttaperca le suole o i tacchi delle proprie calzature.

Con regole comuni finalmente fissate e condivise (anche se alcune suonano abbastanza enigmatiche…), nasce finalmente il calcio moderno. Ora si inizia a giocare davvero…
di Giacomo Mallano, da "UK Football Please"

10 ottobre 2024

SHEFFIELD FC. The Beginning.


























“The Beginning” vuol dire “inizio”, ebbene su questo articolo si parlerà di una storia che ha dato il via allo sport più seguito al mondo: il Calcio.
La protagonista di questa storia sarà una squadra del South Yorkshire più precisamente della città di Sheffield, città dell'acciaio.
E' il 24 Ottobre 1857 a Sheffield è una giornata come tutte ma nessuno sa che in realtà quel giorno passerà alla storia perché in quel giorno di fine ottobre nasce il club calcistico più antico del mondo. Il club in questione è lo Sheffield F.C. o più semplicemente Sheffield. 
Molti possono fare confusione con i più noti Sheffield United o Sheffield Wednesday, ma in realtà questo club non ha nulla a che vedere con le due squadre citate in precedenza (tranne per la città) perchè la protagonista di questa storia milita nella Northern East, Non League Division One, l'ottava categoria inglese.
Lo Sheffield nell'arco della sua lunga storia ha giocato le sue partite casalinghe in diversi stadi come Bramall Lane, di proprietà dello Sheffield United, per poi accedere al Bright Finance Stadium o meglio Coach and Horses Ground.
Nel 1904 arrivò il primo ed unico trofeo per il club la F.A. Amateur Cup e successivamente, nel 1976-77, arrivò in finale F.A. Vase la quale, questa coppa, raggruppa le squadre appartenenti alla National League System.
Questa squadra, come già detto, è molto antica infatti nel 1855 i membri dello Sheffield Cricket Club decisero di dar vita ad un torneo sportivo innovativo chiamato, appunto, calcio. Questo torneo non seguiva le regole calcistiche ufficiali , infatti fu un torneo molto ambiguo per l'epoca soprattutto per il fatto che veniva presa a calci un palla.
Nathaniel Creswick e William Prest sono i fondatori dello Sheffield F.c. datato 24 Ottobre 1857. Inizialmente scelsero come sede principale per il club un serra e come stadio il campo adiacente ad essa. Le partite venivano giocate tra i membri stessi del club che si dividevano in due squadre, ad esempio, professionisti contro artigiani, scapoli contro ammogliati e così via. Creswick e Prest capirono però che questo gioco necessitava di un regolamento così crearono le “Sheffield Rules” che dovevano essere seguite se si apparteneva allo Sheffield F.C.
Successivamente lo sport calcistico venne praticato in tutta Inghilterra ancora prima della nascita della Football Association e, in molte scuole pubbliche inglesi, divenne lo sport principale con regole variabili in ogni istituto.
Le “Sheffield Rules” divennero, in seguito, le regole più seguite in Inghilterra. In queste regole vi era l'introduzione dell'off-side, del corner, del calcio di punizione, la rimessa laterale e l'adattamento di un'asta di legno per la traversa anziché la corda tra i due pali.
Nel 1875 lo Sheffield andò in trasferta a Londra e lì venne stabilita una durata di novanta minuti divisa in due tempi da quarantacinque. Quel giorno molti tifosi locali londinesi rimasero stupiti dal fatto che i giocatori dello Sheffield colpissero la palla anche di testa.
Il 30 Novembre 1863 lo Sheffield decise di far parte della F.A, nonostante seguiranno le loro regole fino al 1878.
Successivamente prese vita il Thursday Wanderers che fu un club fondato da alcuni calciatori dello Sheffield FC che desideravano giocare nella Sheffield Challenge Cup. La società disputò tutti i campionati dalla stagione 1876-77 fino alla stagione 1878-79, anno in cui vinse il campionato locale.
Nel Luglio 1885 però ebbe inizio il periodo di declino per il club poiché decise di entrare a far parte del professionismo dove però vi erano squadre più blasonate come l' Aston Villa, il Nottingham Forest e Notts County che ebbero la meglio sullo Sheffield. Il declino, però, portò alla svolta, ossia quella di creare un campionato dilettantistico per le sole società dilettanti. Questo campionato prese il nome di F.A. Amateur Cup nel 1893 dove vide vincitore lo Sheffield nel 1904.
Dal 1949 lo Sheffield FC fece parte della Yorkshire Football League, rimanendovi fino a quando essa non si fuse con la Midland League per formare la Northern Counties East League nel 1982. Durante i trentatré anni di militanza nella Yorkshire League l'unico titolo che ottennero fu quello di seconda divisione della stagione 1975-76. Dopo il trasferimento nella nuova lega ottennero il titolo di campione della prima divisione nelle stagioni 1988-89 e 1990-91. Nel 2006-07 terminarono in seconda posizione la Premier Division, risultato migliore mai raggiunto dal club. A causa della ristrutturazione dei campionati vennero promossi per la stagione 2007-08 nella Northern Premier League Division One South.
In 150 anni di storia nessuno all'interno del club ha mai pensato alle risorse finanziarie, tanto che nella stagione 2000-01 Sam Sodje venne acquistato dal Brentford in cambio di una fornitura di divise da gioco e quattro palloni arrivati, però, inutilizzabili.













Infine lo Sheffield F.c. viene ricordato come uno dei club che ha contribuito al gioco del calcio e, non a caso, venne inserito nella FIFA Order of Merit e nella English Football Hall of Fame. Questa rimane, senz'altro, una delle storie più antiche e romantiche del calcio anglosassone che affascina migliaia di fan calcistici di tutto il mondo.
di Damiano Francesconi
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