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16 luglio 2026

[BOOKS] "LONDRA. Una biografia" di Peter Aykroyd (Neri Pozza), 2013

Londra non è una città. I suoi vicoli sono vene, i suoi parchi polmoni. Nella nebbia, le strade di ciottoli brillano di sudore, mentre le bocche degli idranti gettano acqua come sangue da un’arteria. Le sue vecchie mura sembrano...

Londra non è una città. I suoi vicoli sono vene, i suoi parchi polmoni. Nella nebbia, le strade di ciottoli brillano di sudore, mentre le bocche degli idranti gettano acqua come sangue da un’arteria. Le sue vecchie mura sembrano spalle enormi. I ponti che traversano il Tamigi gambe tozze e arcuate, e le luci di Westminster o le insegne di Trafalgar Square occhi sempre aperti. Negli anni c’è chi l’ha raffigurata come un giovane che sgranchisce le braccia, quasi si fosse appena svegliato, e altri che l’hanno paragonata a un mostro dalla testa enorme e dalle membra sottili. Comunque la si guardi, una cosa è certa: Londra non è una città, è un animale in costante mutazione.
Partendo da questa irrefutabile verità, Peter Ackroyd, londinese di East Acton, ha concepito il più ambizioso e originale dei progetti: ricostruire il corpo di una terra che ha quasi cinquanta milioni di anni.
La sua Londra è un saggio storico, un romanzo, un racconto gotico e, insieme, un incredibile trattato erudito. Trascinati dalla sua impeccabile scrittura, ci affacciamo dal ponte di Waterloo e immaginiamo il «letto di mare dell’era giurassica» che ricopriva un tempo quelle terre; leggiamo del ritrovamento del dente di Mammoth a King’s Cross e camminiamo tra famiglie di animali estinti; riviviamo la campagna di conquista di Giulio Cesare, le guerre con i Sassoni e la nascita delle città medievali. Ci sediamo nei pub del centro, e riandiamo col pensiero ai bordelli ritratti da Charles Dickens. Saliamo sulla cupola della cattedrale di Saint Paul, e immaginiamo i tetti inghiottiti dalla nebbia di Jonathan Swift. Ci fermiamo all’incrocio tra Duke’s Place e Bevis Marks e rivediamo «l’anello di ferro» che un tempo proteggeva più di trecento acri di città, oppure scoperchiamo la «piccola botola d’acciaio» sotto Leicester Square e ci ritroviamo tre piani sottoterra, in una stazione elettrica.
Ma soprattutto passeggiamo come quotidianamente passeggia Peter Ackroyd per le strade della sua città: come un bambino in un parco giochi, con gli occhi sgranati e la bocca aperta, stupendoci continuamente, osservando strade, palazzi e alberi come se potessero raccontarci la loro storia, e, così, farci rivivere tutto daccapo.
Londra è un labirinto stupefacente in cui il lettore si perde con piacere, per ritrovarsi alla fine con uno sterminato «compendio di fatti oscuri e di aneddoti decisamente curiosi» (London Review of Books); una «perla di non-fiction» (The Independent) che, grazie alla prosa accattivante ed eclettica di Ackroyd, si candida a essere il ritratto millenario e definitivo della capitale britannica.

21 aprile 2026

"PENNY LANE. Guida ai luoghi leggendari dei Beatles a Londra e Liverpool" di Alfredo Marziano & Mark Worden (Giunti), 2010


Dopo il successo di Floydspotting, esce ora questa guida geografica ai luoghi della vita e della musica dei Beatles.120 schede raggruppate per aree geografiche e corredate da fotografie inedite e mappe stradali divise in due sezioni. Da Liverpool a Londra il tour parte dalle case di nascita e di residenza dei Quattro e di altri protagonisti chiave della vicenda e prosegue con i locali e i luoghi della memoria: Penny Lane e Strawberry Field, che hanno ispirato canzoni leggendarie. E poi i luoghi che furono teatro di famose sequenze cinematografiche o di scatti per le copertine dei dischi o che i Beatles frequentarono per impegni professionali.

14 aprile 2026

"LONDON CALLING. La controcultura a Londra dal '45 a oggi" di Barry Miles (Editore EDT), 2012


La Londra di Barry Miles è quella della cultura underground che nasce fra le macerie della Seconda guerra mondiale ed esplode nel corso degli anni Sessanta e Settanta, concentrandosi sul West End e su Soho, le zone in cui era confluita un'eterogenea popolazione di personaggi creativi e fuori dalle righe, intolleranti nei confronti delle costrizioni della cultura e del costume ufficiale: scrittori, poeti, registi, musicisti, artisti, pubblicitari, architetti, stilisti, e una miriade di più anonimi personaggi decisi a fare della propria vita un'arte. È la storia di una rivoluzione culturale determinata a ottenere una "totale confusione dei sensi", che si sviluppa fra le vie di una metropoli artisticamente onnivora, fatta di locali, librerie, club, pub, teatri, piazze, vicoli, scantinati, case occupate o case borghesi. Una storia di sconvolgente energia vitale e al tempo stesso autodistruttiva, raccontata sul filo di quell'ironia che solo un testimone diretto può comunicare. 
Mettere in fila i nomi che si incontrano fra queste pagine fa tremare l'idea stessa di 'controcultura', poiché vi si ritrova molta della creatività che animerà per ibridazione la cultura ufficiale del Novecento: Dylan Thomas, Francis Bacon, i Situazionisti, il cool jazz, il rock 'n' roll, Mary Quant, Kingsley Amis, J.G. Ballard, i Rolling Stones, i Beatles, William Burroughs, Jimi Hendrix, i Pink Floyd, Allen Ginsberg, Pete Townshend, Yoko Ono, Derek Jarman e moltissimi altri.

6 marzo 2026

[BOOKS] "A LONDRA CON VIRGINIA WOOLF. Passeggiate nella città della vita" di Cristina Marconi (Perrone Editore), 2021


A Virginia Woolf i medici raccomandarono senza mezzi termini di stare lontana da Londra. Troppo sensibile la scrittrice, troppo animata la città: due elementi che, combinati, non potevano che gravare su un'anima già infragilita da lutti e dolori. Eppure è a Londra che la scrittrice vorrà sempre tornare e sempre rimanere: nella capitale trova l'entusiasmo elettrizzante di una passeggiata fatta per comprare una matita, i suoni perduti di Orlando che pattina con la principessa russa sul Tamigi gelato, la vecchia Kensington dell'infanzia vittoriana e la nuova Bloomsbury, il salotto che accoglie intellettuali e artisti. La vita di Virginia Woolf a Londra è scandita dai continui traslochi: otto in tutto. La casa che si affaccia su Gordon Square, chiara e vuota, la prima con la luce elettrica e il 3S di Brunswick Square, dove vive sola con altri uomini. Queste case sono il suo punto di vista sulla città, e cioè sul mondo intero, sulla realtà con le sue tragedie e i suoi cieli. Cristina Marconi accompagna il lettore tra le vie e i quartieri, protagonisti e sfondo della vita e delle opere di Virginia Woolf che, anche da "una stanza tutta per sé", celebra la città che somiglia alla sua anima: Londra e la scrittrice, ugualmente avide di vita, ugualmente tese verso il dramma. Entrambe tanto luminose, quanto popolate da ombre. Londra è una città di tombe, una città che fa amicizia con cimiteri e fantasmi; la stessa confidenza che Virginia ebbe con la vertigine della morte.

10 febbraio 2026

"ARRIVEDERCI LONDRA" di Enrico Franceschini (Baldini & Castoldi), 2026


Sono dodici giornalisti europei: un italiano, un francese e uno spagnolo, una tedesca, un’austriaca e una danese, e così via, ciascuno prigioniero degli stereotipi nazionali, come in certe barzellette politicamente scorrette, ma uniti dall’amore per Londra, dove abitano e lavorano da anni. Considerano la metropoli sul Tamigi, sfavillante, multiculturale, globalizzata, come una New York d’Europa e ci si sentono perfettamente a casa. Finché un giorno arriva il referendum sulla Brexit, l’equivalente di un tradimento coniugale: l’amara scoperta che gli inglesi, decidendo di uscire dall’Unione Europea, li hanno ripudiati. La delusione diventa rabbia e poi, quando uno di loro subisce un’aggressione xenofoba, si trasforma in desiderio di vendetta: da quel momento decidono di dare una lezione collettiva ai brexitiani, augurandosi che contribuisca a fare cambiare idea al Regno Unito sul divorzio dal continente. Dapprima organizzano una serie di scherzi atroci, quindi passano alle maniere forti: messo da parte il computer su cui scrivono gli articoli, iniziano una caccia indiavolata alle categorie più fieramente euroscettiche all’ombra del Big Ben. Con il passare dei mesi gli incidenti si moltiplicano, Scotland Yard assegna le indagini a un’ispettrice con l’acume di Miss Marple e a un sergente con la pigrizia di Poirot, mentre si avvicina il momento fatidico in cui la Brexit deve entrare in vigore. La sporca dozzina di corrispondenti esteri riuscirà a scongiurarla? Oppure verranno scoperti, arrestati, sbattuti in prigione? Una dark comedy sulla surreale pagina di storia che dieci anni fa ha diviso l’Europa. Un giallo semiserio sulla speranza che, parafrasando una vecchia battuta, la nebbia sulla Manica non isoli per sempre l’Inghilterra. Il romanzo della Brexit.

16 dicembre 2025

"LA CITTA' DEL FOOTBALL. Viaggio nella Londra del calcio" di Gianni Galleri (Urbone), 2014

La città del football è un viaggio nella capitale mondiale del calcio. Un tour che parte da lontano nel tempo e arriva ai giorni nostri, che guida il lettore lungo tutti i teatri più importanti del football londinese: Highbury, Stamford Bridge, White Hart Lane, Craven Cottage, Upton Park e molti altri. Ma non solo. Londra non è soltanto il calcio dorato della Premier. Ci sono le divisioni inferiori e c’è la non league, con tutta la sua magia.
Si parte con l’Arsenal dei record, per poi addentrarsi subito nei fangosi campetti del Bromley, per parlare della strana ricorrenza di un numero. Si torna subito nei dorati palcoscenici del Chelsea, per raccontarlo prima che fosse così vincente. La squadra professionistica più orientale di Londra, il Dagenham & Redbridge è la protagonista del quarto capitolo: la sua è una storia a metà fra professionismo e dilettanti, con diversi colpi di scena. Le gesta del Tottenham Hotspur e la sua predilizione per un anno particolare, anticipano la storia del primo club ebraico di Londra, mentre l’eterna lotta fra Millwall e West Ham, precede il racconto sul Corinthian-Casuals, la squadra che umiliò il Manchester United. Del Queen Park Rangers si raccontano tutte le peripezie per trovare uno stadio dove giocare gli incontri casalinghi. Il Sutton United è la squadra di Londra che trionfò nel torneo anglo-italiano: nonostante la scarsità di materiale, si prova a narrarne le gesta. La storia scelta per il Charlton non parla solo di calcio, ma anche di come questo sport possa unire e motivare i cittadini, fino ad arrivare alla creazione di un partito. Il Thurrock e il Carshalton Athletic sono le due squadre che si disputarono la salvezza di un campionato dilettanti di qualche anno fa: l’epilogo fu incredibile. Del Fulham invece si canta il gioiello più prezioso, il Craven Cottage, lo stadio-capolavoro. Il capitolo “Il loro anno preferito”, è un omaggio al famoso e bellissimo “Il mio anno preferito”, a cura di Nick Hornby. Nel nostro si parla del Brentford, del Leyton Orient, del Crystal Palace e del Watford, raccontando per ciascun team un’annata indimenticabile. La Coppa delle Coppe dei dilettanti è la scusa per parlare di un calcio che non c’è più e di una serie di grandi squadre di non league come l’Hendon, l’Enfield, lo Walton & Hersham e lo Staines Town. Il penultimo capitolo racconta del ritorno nella Football League (il professionismo inglese) dell’Afc Wimbledon dopo che uomini interessati solo ai soldi avevano fatto fallire la storica Crazy Gang. Si parla infine di soprannomi nell’ultimo capitolo, andandone a scovare alcuni veramente particolari e inusuali.
La città del calcio è anche corredata di piccole guide, alla fine di ogni capitolo, per raggiungere lo stadio di ciascuna squadra. Al termine del libro, si trova una piccola bibliografia utile per gli appassionati che vogliono ampliare la propria “cultura di calcio inglese”.

La prefazione e la postfazione sono a cura rispettivamente di Simone Conte (giornalista, autore e speaker radiofonico) e di Marco Anselmi (giornalista e speaker radiofonico). L’autore è Gianni Galleri, blogger e fondatore di London Football.

21 novembre 2025

"A LONDRA CON SHERLOCK HOLMES. Sulle orme del grande detective" di Enrico Franceschini (Ed. Perrone), 2020

Sherlock Holmes, l'uomo che non ha mai vissuto e che mai morirà, e Londra, "quel grande pozzo nero dal quale tutti i perdigiorno e gli sfaccendati dell'Impero vengono irresistibilmente inghiottiti". Enrico Franceschini disegna un itinerario alla scoperta della metropoli seguendo le tracce del padre di tutti i detective, dal 221B di Baker Street per arrivare al Langham Hotel, dove Conan Doyle incontrò Oscar Wilde ed ebbe la prima idea per Uno Studio in rosso, al St. Bartholomew's Hospital, il più antico ospedale di Londra, nel cui laboratorio Holmes incontra il dottor Watson. Quella Londra, tentacolare e multiforme, più di un secolo dopo continua ad ammaliarci, a inghiottirci, nulla è cambiato. Attraversarla significa dilatarne la percezione, moltiplicarne le identità. Comprenderla rivela l'innesto delle storie nella Storia.

26 settembre 2025

"LONDRA" di Paul Morand (Settecolori), 1933


Dalla sua camera all'hotel Savoy, all'inizio degli anni Trenta, Paul Morand scrive al suo amico Valery Larbaud: «Sono a Londra, scrivo un "Londra". Come è difficile! Al confronto, New York era uno scherzo. Il cielo non mi invia nessun segno, me lo devo fare da solo con la mia stilografica». 
Londra è stata la mascotte della giovinezza di Morand, attaché dell'ambasciata francese prima e durante la Grande guerra: è stata la sua iniziatrice esistenziale e ogni suo quartiere fa parte del suo passato, pieno di mille ricordi che ora gli si affollano nella mente. «Ogni sera, quattro o cinque balli mi trattenevano fino all'alba e spesso ritornavo per Piccadilly quando il sole sorgeva sopra il Ritz». A differenza di Roma, Parigi, Venezia, che sfuggono agli scrittori che tentano di descriverle e a ogni libro su di loro si rivelano ancora più impenetrabili, Morand sa che fra lui e la capitale inglese c'è una corrispondenza d'amorosi sensi, sa che nessuno la potrà raccontare come lui. "Londra" non è un libro di viaggi, è un atto d'amore, «il ritratto di una città come si fa il ritratto di una donna», il più fedele perché il più disinteressato. Ancora oggi, per capire veramente Londra bisogna portarsi dietro questo libro meraviglioso, dove Morand si fa maestro di cerimonie, ci apre tutte le porte, ci svela tutti i segreti, gioca con i secoli, ne racconta la storia come un geografo, i costumi come uno storico. Una festa per gli occhi e per la mente. 

Paul Morand nel 1933. Questo libro in lingua francese offre uno sguardo unico e penetrante sulla capitale britannica degli anni '30. Attraverso la sua prosa elegante e raffinata, Morand dipinge un ritratto vivido della città, catturando l'essenza di Londra in un periodo storico cruciale tra le due guerre mondiali. L'autore, noto per il suo stile sofisticato e le sue acute osservazioni, ci guida attraverso le strade, i quartieri e la società londinese, offrendo ai lettori un'esperienza letteraria che combina reportage, memoir e narrativa. 

22 settembre 2025

[BRIT MUSIC] "CAMDEN TOWN IS DEAD" di Giuseppe Lavalle

"Devi assolutamente andare a Camden Town, un posto carinissimo". Così mi ha detto la mia amica quando ha saputo del mio giro a Londra. 
Mercatini, gente, caldo, tutto ciò che per me è respingente, ma non perché sono snob, semplicemente non mi piace. No a Camden non ci vado. 
Però lì è conservato un set di Joe Strummer, nel negozio Dr. Martens, va bene, ci vado. 
Ci arrivo una mattina non troppo calda, una passeggiata per Camden High st. tra i palazzi colorati ed i numerosi negozi. Si respira un’aria da festa finita, la festa degli anni del punk, brevi ma intensi, nati sotto la genialità di Vivienne Westwood e Malcom McLaren che nel 1971 aprirono un negozio, e da lì un continuo crescere con le performance di gruppi come i Sex Pistols, i Madness, i Rolling Stones, i Joy Division, David Bowie, i Clash, gli Smiths e si potrebbe andare avanti. Quell’aria non si respira più, il fermento della subcultura di quegli anni è morto e sepolto, e camminare sulle sue ceneri fa effetto. 

Come fa effetto entrare nei negozi di dischi e strumenti musicali che erano il centro di quella vita musicale in quegli anni. Provo una Stratocaster, poi una Les Paul, illudendomi di sentire addosso il fremito degli artisti che son passati da lì, che sciocco! 
Poi vado allo store di Dr. Martens, tra anfibi e arredi stilosi vedo il set di Joe Strummer, è in una teca, come gli oggetti del passato che si mostrano nei musei. Un ricordo di quello che è stato e che non tornerà più. Esco dallo store, sono troppo deluso da tutto quello che ho visto, attraverso il mercatino “carinissimo” di Camden pieno di bancarelle vintage e ristoranti, è pieno di turisti come me, ha cambiato pelle e la musica che prima invadeva l’aria di Camden adesso è stata sostituita dal brusìo di quelli come me che camminano e guardano i vestiti usati sulle bancarelle.

Camden è come una di quelle giacche esposte nei negozi vintage, indossate da qualcun altro, la guardi, ti piace, ti evoca un periodo storico che hai letto sui libri e sentito nei dischi o nei racconti di qualcuno e che ti affascina, la indossi provando a respirare la vita del suo originario proprietario, e poi la riponi dove l’hai presa, avendo la consapevolezza che non è la tua giacca.

26 agosto 2025

"LA CITTA' DEL CALCIO. LONDON" di Carlo Cruccu (Incontropiede), 2025


C’è una Londra che non trovi nelle guide. È quella che profuma di erba tagliata e birra al pub, di cori allo stadio e mani fredde che stringono una sciarpa. È la Londra del football, quella vera, fatta di emozioni, di riti, di stadi che sono templi. È lì che ti portiamo. Questa guida è il compagno perfetto per ogni tifoso che sogna di perdersi tra gli stadi della capitale inglese, dalla Premier League alla Championship, fino giù alla League Two. Da Wembley all’Emirates, passando per Craven Cottage e lo stadio del Leyton Orient, questo libro racconta le emozioni di chi ha vissuto la magia del football britannico dal vivo, dentro e fuori dagli spalti. All’interno troverai consigli, percorsi, aneddoti, ma soprattutto passione. Non mancano dritte anche per gli amanti del rugby e del tennis. Tra storie di quartiere, personaggi leggendari e aneddoti da veri appassionati, questa guida mescola turismo e calcio con ironia e competenza. 
Un viaggio dove ogni stadio è un racconto, ogni fermata della metro un rituale, e ogni partita una scusa perfetta per vivere Londra in modo unico. All’interno anche un reporter speciale: mister Paolo Vanoli.  Qui racconta le sue giornate nel “paradiso” di Cobham, il centro sportivo del Chelsea.

1 luglio 2025

"THE BRIT CODE. La guida definitiva alla cultura British e lo stile di vita londinese" di Ellie Alessandri, 2024

Immagina di passeggiare tra le strade acciottolate di Londra, di immergerti nei colori vivaci di un pub storico o di attraversare la confusione ordinata della metropolitana durante l’ora di punta. Il Regno Unito e la sua capitale, Londra, sono fatti di paradossi e dettagli che, per chi arriva dall’estero, possono sembrare a volte sfuggenti e altre irresistibilmente affascinanti. The Brit Code: La Guida Definitiva alla Cultura Britannica e allo Stile di Vita Londinese è pensato proprio per chi, come te, ha voglia di esplorare oltre le apparenze, di addentrarsi nei gesti, nei modi di fare e nelle particolarità che rendono i britannici unici al mondo.

Questo libro è una guida per imparare a comprendere, vivere e forse persino amare quel che può sembrare un insieme di abitudini contraddittorie: dall’umorismo pungente al rigore delle file, dall’arte della conversazione breve e indiretta alla sottile riservatezza che aleggia nelle interazioni quotidiane. Londra, infatti, è un concentrato di stili e valori in continua evoluzione, ma che mantengono sempre salde alcune tradizioni e peculiarità – in cui ogni dettaglio, persino un semplice Sorry, mate, ha un suo perché.
Nel corso di queste pagine, ti accompagnerò alla scoperta del complesso “codice” sociale dei britannici. Imparerai a evitare gaffe al pub, dove ogni pinta e ogni gesto sono regolati da un galateo non scritto, e a decifrare l’ironia con cui i londinesi affrontano la pioggia, il traffico e le lunghe attese. Scoprirai che dietro un’affermazione velata o un keep calm di circostanza si cela spesso un mondo di rispetto per la privacy, autocontrollo e consapevolezza del proprio spazio.

Questa guida è una lente d’ingrandimento sulle sfumature culturali che rendono Londra così inconfondibile. Che tu sia un viaggiatore curioso, un expat appena arrivato o un appassionato di tutto ciò che è brit, The Brit Code ti fornirà gli strumenti per capire e apprezzare una cultura affascinante, riservata ma, in fondo, generosa di piccoli piaceri e di preziosi insegnamenti.
Ti invito quindi a lasciarti trasportare in questo viaggio, a rallentare con una tazza di tè perfetto tra le mani e a scoprire cosa rende il britannico, britannico. Dopotutto, chi ha detto che comprendere un popolo non possa essere anche una splendida avventura?

3 giugno 2025

"LONDRA E I SUOI STADI. La capitale del football tra pallone, pub e musica" di Carlo Cartacci (Urbone), 2025


La capitale del football tra pallone, pub e musica
Prefazione di Maurizio Compagnoni
Un viaggio fotografico e sentimentale nel cuore pulsante del calcio mondiale: Londra, città dove ogni quartiere ha il suo stadio, il suo pub, la sua squadra.
Frutto di quindici anni di viaggi e scatti, questo libro raccoglie immagini uniche e racconti che intrecciano storia, architettura, passione sportiva e cultura popolare. Dai grandi templi come Wembley, Stamford Bridge ed Emirates Stadium, fino agli impianti di periferia che custodiscono l’anima più autentica del football inglese. Con uno sguardo nostalgico agli stadi che non esistono più e un’attenzione speciale per quelli nuovi, moderni e tecnologici, pronti a scrivere il futuro del gioco più amato al mondo Ma “Londra e i suoi stadi” è anche un omaggio alla vita fuori dal campo: ai pub dove si canta prima del fischio d’inizio e si brinda dopo il novantesimo; ai legami profondi tra musica e calcio, tra tifoserie e rock band, tra cori da stadio e colonne sonore indimenticabili.
Un’opera imperdibile per chi ama il calcio inglese, la fotografia, e i racconti che nascono dove la passione incontra la memoria.

26 marzo 2025

LONDRA. UNO DEI DUE POLI DEL MONDO

Londra. Uno dei due poli del mondo con New York. Per quelli della generazione prima della mia, negli anni 60/70, Londra è stata la musica, i concerti, la ricerca di quel vinile che da noi in edizione speciale non era mai arrivata.
Poi la meta preferita delle gite scolastiche delle medie o del ginnasio. Quindi l’inizio delle nuove tendenze. La moda, le pettinature, le gonne. Fino alle rappresentazioni teatrali e dei musical che ovviamente arrivano prima lì come i film e i concerti delle superstar di tutto il mondo. Non importa se ad Hyde Park o nelle Arene più esclusive. Tante cose sono cambiate al ritmo battuto dal Big Ben. Una sola costante in tutti questi anni. Il calcio. Quello, con la sua passione, non è mai cambiato. Semmai ha arricchito la sua storia. Da quelle parti lo hanno inventato, ma soprattutto ne hanno avuto cura. Londra e i suoi stadi. Tanti stadi. Tante storie diverse. Dalle due torri di Wembley, al treno che passa dietro Stamford Bridge. Da White Hart Lane che puoi raggiungere solo col bus a tutti gli altri dai quali rimbalzi tra una metro e l’altra. Quello è stato il mio vero richiamo londinese. Li volevo vedere tutti. Provare a respirare quell’odore di cipolla e ascoltare l’urlo dei venditori di programmi anche se non si giocava nessuna partita. Li immaginavo. Li sentivo ugualmente. Dopo aver cercato di trovare per tanti anni, essendo internet più giovane di me, i risultati prima e poi almeno le foto di quel calcio che tanto amavo, il passo successivo era andare li e “toccarli con mano”
Oggi, anche grazie al mio lavoro, ho visto almeno una partita in ognuno degli stadi londinesi compresi quelli, come il Plough Lane, che non esistono più. Allora, verso la metà degli anni 80, disegnavano la mia Londra. I colori delle linee del Tube si fondevano con quelli delle maglie delle squadre. Quello del Chelsea, Loftus Road e Upton Park nella stessa giornata intervallati da un pub e prima di una immancabile pizza. Gli altri con più comodo. 
Uno alla volta. Ce ne era uno che però avevo sognato più degli altri. Highbury. C’era uscendo dalla metropolitana a sinistra un pretenzioso cartello. "Welcome to Highbury. the Home of Football"
Pretenzioso certo, ma per me era molto vero. Era tutto quello che avevo sempre sognato. Londra, il calcio inglese, l’Arsenal. Quello per me era il calcio. E non stavo neanche guardando nessuna partita. Il profumo della storia. Il fascino di un mondo allora lontano che oggi la televisione satellitare ha avvicinato. Già la storia. Quella vera non tutti, anche nell’era delle parabole, la conosco bene e allora l’occasione di farci dentro “quattro passi” gustandosi le pagine di questo libro è da non perdere. Gli inizi della Football Association, i club che hanno alzato l’FA Cup per i primi anni e che adesso si trovano solo sull’albo d’oro. Poi l’Arsenal. Dall’attraversamento di Londra, ai trionfi e le delusioni compresse nelle due gestioni più significative. Da Chapman a Wenger. Tra la rivalità aspra col Tottenham e I ritratti di chi ha saputo farsi amare con la maglia dei Gunners. Alex James, Ian Wright, Titì Henry e soprattutto quel Charlie Nicholas che se avesse anche vinto qualcosa in più della Coppa di Lega gli avrebbero fatto un busto anche a lui ad Highbury. Scozzese, capello fluente e una classe da non aver nulla da invidiare a nessuno. Uno dalla tecnica e la visione di gioco di stampo latino. Accarezzava la palla purtroppo per lui come la vita notturna londinese, ma il trionfo nella Littlelwoods Cup dell’87 a Wembley resta il flash della sua grandezza. Con una doppietta ha messo in ginocchio il Liverpool e regalato dopo tanti anni un trofeo all’Arsenal. Il primo dell’era George Graham. Di fatto il primo della rinascita. Oggi a Wembley l’arco ha sostituito le mitiche torri, ma il fascino è sempre li. E’ nell’aria. Come nel passaggio da Highbury all’Emirates. Quello che resta sono le passioni che vanno alimentate anche rileggendo la storia.
di Massimo Marianella, dalla prefazione del libro London Calling (Bradipo Editore)

13 marzo 2025

"Il CALCIO TRA LE CASE. A spasso per Londra, la città del calcio" di Antonio Marchese (Efesto), 2020

L’ombrello non serve perché le folate di vento lo ribaltano all’insù. La pioggerellina fitta non dà scampo e il cappuccio dell’impermeabile si presta a tutte le stagioni. 
A Londra è raro vedere qualcuno con l’ombrello. Quasi nove milioni di anime sotto lo stesso cielo, ognuna con una storia diversa ma tutte con qualcosa in comune. Quello che da altre parti non sembra possibile a Londra è la normalità: abitare accanto a uno stadio di calcio per esempio, condividerne le mura o addirittura la porta d’ingresso. Un nonno che tiene per mano il nipotino esce da una delle abitazioni, apre il cancelletto che si richiude con il vento e dopo pochi metri è già arrivato. Per entrare allo stadio basta attraversare la strada, a Londra è così. L’ingresso del campo da gioco è incastonato tra le mura delle case vittoriane, la parete del salotto è un tutt’uno con quella della tribuna. Il bagliore dei riflettori si insinua tra le tende bianche, pessima scelta, ma quelle scure a Londra non le usa quasi nessuno. “Il calcio tra le case” è un viaggio alla scoperta di tredici squadre londinesi, della loro storia e dei quartieri che ne custodiscono gioie e dolori. Tra una pinta in un pub, due chiacchiere con i tifosi della vecchia guardia e utili consigli su come muoversi in città nasce questo libro, che svela tutti i segreti della città del calcio.

17 gennaio 2025

"LE RETI di WEMBLEY. Viaggio nostalgico nella Londra del calcio" di Roberto Gotta (Libri di Sport), 2003

UN MUST!! Una passeggiata per gli stadi di Londra, alla ricerca di aneddoti, ricordi, piccole storie, sensazioni, il tutto in rigorosa disordine, come se si fosse a tavola con amici appassionati di calcio inglese e sorgessero in continuazione curiosità e domande senza regola e senza criterio. Da Wembley e le sue reti accoglienti ad Underhill, dalle maglie del West Ham al Subbuteo, da Willie Young ad un passata che nel ricordo viene visto sempre migliore e più romantico di quanta non fosse, ma che ha il merita di essere, perlomeno, lontano dall'apparente caos e dalla mercitìcaziane di oggi. Un capitolo per ogni squadra ed ogni stadio di Londra, tra quelli della Premiership e della Football League, nomi dimenticati e prospettive inedite.

28 settembre 2024

"IL CALCIO A LONDRA" di Antonio Marchese (Edizione Efesto), 2022

"Avventure Illustrate" è un libro che racchiude vite, sogni e illusioni di persone che in un modo o nell'altro si legano alla squadra di calcio del loro quartiere. Se le quarantacinque di cui narrerò vi sembrano tante, pensate a quante ne ho lasciate indietro. Magari ci sarà una prossima volta. Il mio viaggio illustrato è pregno di emozioni contrastanti che, come nelle belle avventure, attraversa attimi di felicità pura mischiati a momenti di tristezza, un sentimento da tenere sempre in considerazione. Gioie e dolori si alternano perché il viaggio è reale.

14 settembre 2024

"STADIA. Gli stadi scomparsi di Londra" di Gianluca Ottone

Il continuo rialzo dei prezzi dei terreni e il calo degli spettatori hanno dato il colpo di grazia a molti stadi di Non League nell’area londinese.
Il paesaggio calcistico a questi livelli è mutato profondamente negli ultimi 40 anni e molti impianti sono scomparsi tra l’indifferenza dei media e molti rimpianti tra i tifosi delle squadre interessate. 
Dal 1991 ad oggi segnaliamo la scomparsa dei seguenti stadi: Champion Hill (Dulwich Hamlet), Lower Mead (Wealdstone) nella foto, Denbigh Road (Hounslow), Vicarage Field (Barking), Richmond Road (Kingstonian), Lynn Road (Ilford), Granleigh Road (Leytonstone), Brookland Stadium (Romford), Leas Stadium (Hillingborough), Green Pond Road (Walthamstowe Avenue), senza considerare che altri restano a rischio come quelli dell’Hendon o del Clapton. 
Il calcio a livello amateur fu molto popolare fino alla fine degli anni 50 quando iniziò il calo degli spettatori dovuto soprattutto al diffondersi delle partite di alto livello trasmesse in TV. 
Uno dei primi clubs ad avere problemi con il campo di gioco fu l’Ilford, fondato nel 1881, vincitore di 2 FA Amateur Cups oltre ad essere un protagonista della londinese Isthmian League. 

Alla fine degli anni 70 subentrò una dura crisi economica che portò la dirigenza a vendere il terreno su cui sorgeva lo stadio. 
Per sopravvivere si unì al Leytonstone, altro famoso club con tre FAA Cups e numerosi campionati vinti, giocando a Granleigh Road (nella foto sotto) sino alla fine degli anni 80, quando anche questo impianto fu venduto ad una impresa edile. Un altro nome noto era quello del Walthamstow Avenue che ebbe il suo periodo d’oro negli anni 50, quando arrivò addirittura, nella stagione 1952/53, al quarto round della FA Cup costringendo il Manchester United al replay; nello stesso anno vinse anche la FAA Cup. Green Pond Road poteva ospitare circa 15.000 spettatori, cosa che accadeva negli anni 30 e 40, ma alla fine degli anni 80 non più di 200 tifosi frequentavano questo stadio e nel 1988 la società si sciolse sommersa dai costi e con essa scomparve l’affascinante impianto.

Un altro team che perse il proprio stadio fu il Romford che aveva casa presso il Brooklands Stadium, noto per avere sotto la tribuna una sala da ballo, bar e ristorante per i directors e soci, il tutto con una capacità di oltre 10.000 posti. Durante gli anni 60 si ebbero ancora medie spettatori intorno alle 3.000 presenze, poi il calo degli anni 70 e la vendita dello stadio ormai divenuto enorme per le esigenze della squadra.
Nello stesso periodo si vide la demolizione di Vicarage Field del Barking, squadra dell’ East End che si trasferì di poche yards in un nuovo ma minuscolo campo nel 1979. Parlando invece di Champion Hill home del Dulwich Hamlet, si parla probabilmente del migliore stadio amateur in Inghilterra prima del progressivo deterioramento degli ultimi 20 anni. In questo stadio si arrivò ad ospitare oltre 20.000 tifosi in occasione di gare di campionato, semi finali o finali di FAA Cup o gare internazionali a livello dilettantistico. 
Col tempo, però, gli introiti del club furono sempre meno e le spese di manutenzione crebbero in modo esagerato. Nel 1991 una catena di supermercati acquistò il terreno ma almeno si impegnò ad edificare un nuovo stadio più adatto alle attuali esigenze del club sullo stesso sito del vecchio impianto. 
Ricordiamo come il vecchio Champion Hill (sotto in una foto anni '80) aveva due tribune coperte lungo le linee laterali e due capienti gradinate dietro le porte.

























Anche il Wealdstone vendette il suo terreno ad una catena di supermercati per coprire i propri debiti e da allora ha iniziato una vita nomade girando da uno stadio all’altro in attesa che il locale consiglio comunale approvi la costruzione di una nuova struttura. L’Hounslow cedette l’area di Denbigh Road nel 1991 per la costruzione di una scuola e nonostante il denaro ricevuto dopo pochi anni cessò di esistere; questo impianto vantava gradinate sui quattro lati con il main stand coperto con posti a sedere. Passando nel West End ci imbattiamo nell’Hillingdon che disputava i propri incontri al Leas Stadium dove ancora nel 1969 una folla di oltre 9.000 tifosi riempì le antiche gradinate per una gara di FA Cup contro il Luton Town, ma nel 1988 lo stadio fu demolito per ospitare un complesso residenziale. Particolare la vicenda del Wingate che fu costretto ad abbandonare il Maccabi Stadium perché fu deciso che qui doveva passare l’estensione dell’autostrada M1 e così anche questa struttura venne eliminata. 
Per finire è la volta di Richmond Road del Kingstonian che venne abbandonato nel 1988, ma qui almeno la società costruì un nuovo e moderno stadio con i requisiti di sicurezza omologati addirittura dalla Football League. Richmon Road era un magnifico impianto con una tribuna in legno e terraces su due lati del campo, mentre dietro una porta si trovava una bellissima club house con uffici, spogliatoi, bar e sede del supporters club. Durante gli anni 30 la media spettatori era di oltre 10.000 tifosi ridottasi attualmente a circa 1.200, poi durante la metà degli anni 80 la tribuna in legno venne ritenuta a rischio incendio e così il Kingstonian decise di costruire un nuovo stadio; per una volta non si tratta quindi di espropri, vendite, demolizioni ma bensì una scelta dettata dalla voglia di crescere ed ambire ad un più roseo futuro. Resta comunque triste avere visto scomparire così tanti luoghi storici, che ospitarono memorabili sfide con migliaia di appassionati stipati sulle gradinate, ma la cosa ancora peggiore e che i problemi che sembravano toccare solo gli stadi di Non League da qualche tempo sembrano intaccare anche quelli delle società professionistiche.
di Gianluca Ottone, da UKFP (marzo 2003)

10 settembre 2024

"ALTERNATIVE LONDON" DI LUCA DI LULLO & ANDREA ALFONSI (URBONE), 2024


Alternative London è un viaggio in una Londra calcistica poco conosciuta ma non per questa meno ricca di fascino e tradizione.
Essere alternativi vuol dire non conformarsi agli stereotipi che vorrebbero la capitale inglese in mano, calcisticamente, ai soliti noti: Chelsea, Tottenham e Arsenal hanno fatto la storia della Londra calcistica a suon di titoli vinti contro le rivali del nord della terra d’Albione ma sono tante altre le squadre protagoniste sin dagli albori del football made in England con i propri natali sparsi nei diversi distretti di una delle capitali più attrattive della vecchia cara Europa.
Il filo conduttore della nostra storia è Balthazar McCoy, un simpatico e curioso giornalista, che decide di andare a zonzo lungo le linee del “Tube” di Londra alla ricerca di notizie su quei club calcistici spesso dimenticati dai grandi tabloid ma ben impressi nei cuori dei tifosi più caldi e degli appassionati di calcio più in generale.
Ed ecco che, attraverso cinque grandi capitoli, si dipanano le gesta del Leyton Orient e del Barnet, del Millwall e del Crystal Palace ma anche del Wimbledon e del Queens Park Rangers per poi chiudere in bellezza con Charlton Athletic e Watford e, quindi, con Sutton Utd e Brentford.
Squadre, stadi, tifosi, aneddoti, gioie e dolori faranno compagnia al lettore nelle 200 pagine delle quali si compone il libro con quel giusto mix di mito e realtà che solo il calcio di Sua Maestà sa regalare.

23 luglio 2024

"LONDON STADIUMS TOUR" di Gianfranco Drogant (Bradipolibri), 2019

Fantastico pensare che solo nella Premier League, un quarto delle squadre partecipanti siano della capitale inglese e che nelle categorie inferiori ci siano così tanti altri club (e stadi!). In questo libro l’autore ne ha individuati 79. 
Tanti sono gli stadi, tanto le modifiche e migliorie prodotte negli anni: lo “Stamford Bridge” negli anni Ottanta aveva le tribune recintate con il filo spinato a causa degli hooligan del Chelsea mentre oggi non ha barriere tra tifosi e terreno di gioco; il “The Valley”, abbandonato con l’erba incolta e i tifosi che per amore del Charlton hanno ripulito la loro seconda casa facendo rinascere il Club; “Highbury”, demolito per costruirne uno moderno con i tifosi dell’Arsenal in lacrime per la perdita di un affetto profondo. Tanto per citarne alcuni.
Per queste emozioni, per questi valori, per la mentalità… oltremanica, la passione per gli stadi del gioco più bello del mondo, sarà sempre condivisa da migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo. Fine amore mai.
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