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6 febbraio 2026

MONACO 1958 di David Peace (Il Saggiatore), 2024


David Peace torna a raccontare attraverso il calcio la Gran Bretagna del dopoguerra, i suoi incubi e i suoi fantasmi, i suoi traumi e le sue rinascite. Monaco 1958 è il romanzo della più grande tragedia dello sport inglese: l’inno a una generazione che riuscì a risorgere dal lutto collettivo e a trascinare con sé un intero paese verso una nuova epoca.

Il pomeriggio del 6 febbraio 1958, durante il decollo, il volo British European Airways 609 si schianta sulla pista di Monaco di Baviera. A bordo c’è la squadra in trasferta del Manchester United e i giornalisti che la accompagnano: venti passeggeri muoiono nell’incidente; i superstiti vengono ricoverati nell’ospedale più vicino, molti in condizioni critiche, compreso l’allenatore Matt Busby. La disgrazia sconvolge profondamente l’intero Regno Unito, anche perché il Manchester United, con la sua rosa di giovani e geniali giocatori, i «Busby Babes», è una delle squadre più amate e seguite.

Attorno a queste vite David Peace compone un canto di luce e ombra, che dai rottami fumanti sulla pista di Monaco riecheggia fino all’erba calpestata dei campi di gioco, passando per stanze di ospedale, spogliatoi, camere ardenti, strade in lutto e stadi gremiti di tifosi. Pagina dopo pagina, la catastrofe vissuta da un’intera nazione si frammenta e si moltiplica nel flusso delle voci individuali: i timori dei superstiti di non poter più giocare, il dolore delle famiglie nei molteplici, ininterrotti funerali, le preghiere e le speranze dei tifosi e, sopra a tutto, il rimorso e i dubbi dell’assistente di Busby, Jimmy Murphy, costretto a mettere insieme una squadra d’emergenza con le riserve e i giovani dello United. Perché il campionato non si ferma mai. Ma anche perché talvolta il pallone è una necessità; l’unica cosa cui aggrapparsi per andare avanti.

6 marzo 2025

"IL MALEDETTO UNITED" di David Peace (Il Saggiatore), 2009

Nel 1974 Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti trionfi , accetta di succedere al leggendario Don Revie e allenare una delle squadre più difficili del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l’incarico, spinto da un orgoglio infinito e nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare.
Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni di uno dei più carismatici e controversi allenatori di calcio. Brian Clough è un uomo ambizioso, incontenibile e, nonostante gli enormi difetti, sostenuto da un fortissimo senso morale. La sua è una lotta quotidiana contro una squadra che odia, peraltro ricambiato, e contro fantasmi che non smettono di perseguitarlo nelle notti insonni, fra alcol e sigarette.
Il maledetto United è un romanzo che rimbalza tra passato e presente, paranoia e lucidità, che scava nella realtà e la trasfigura fino a riportarla alla sua essenza più brutale, tra la paura del fallimento e la fame di successo.
David Peace, con il suo inconfondibile stile – palpitante, tagliente, dal ritmo inesorabile – e con grazia miracolosa, riporta in vita gli irruenti anni settanta del calcio inglese, consegnando ai lettori un libro che è già un culto.

13 gennaio 2025

RECCOMENDED READING. "Monaco 1958" di Luca Manes

David Peace, uno dei più grandi scrittori inglesi contemporanei, torna a raccontare di calcio nel suo ultimo libro, Monaco 1958, edito da Il Saggiatore. 
Lo fa scavando nel passato, come già accaduto con Red or Dead sull’allenatore socialista del Liverpool Bill Shankly e Il Maledetto United incentrato sul fumantino Nigel Clough. Questa volta lo spunto è una tragedia che segnò l’immaginario collettivo di un Regno Unito che stava a fatica riprendendosi dalle profonde ferite inferte dalla guerra. 
L’anno e il luogo sono quelli della “Superga inglese”, quando in un 6 febbraio da tregenda dal punto di vista atmosferico sulla pista dell’aeroporto della città bavarese l’aereo che riportava a casa il Manchester United fallì il terzo tentativo di decollo, schiantandosi al suolo. I Red Devils erano reduci da un match di quarti di finale di Coppa dei Campioni, come allora si chiamava la Champions League, contro la Stella Rossa di Belgrado. Quello di Monaco era uno scalo tecnico, trasformatosi in incubo. 
La narrazione di Peace comincia dai minuti successivi all’incidente, dai sopravvissuti che tra macerie e cumuli di neve trovano la strada della salvezza. Il suo stile fatto di ripetizioni insistenti, che avvolgono il lettore, questa volta è più sfumato, quasi che un tale dramma avesse bisogno di un tocco più delicato. Sì, perché fu davvero un dramma. I Busby Babes, i ragazzini terribili dell’allenatore scozzese antesignano del Re Mida Alex Ferguson, furono decimati in quel terribile pomeriggio tedesco. Otto persero la vita, tra loro il capitano Roger Byrne, il centravanti Tommy Taylor e il prodigio Duncan Edwards, un predestinato che secondo molti avrebbe riscritto la storia del calcio. Altri due furono costretti al ritiro, Jackie Blanchflower e Johnny Berry, a causa delle ferite subite, mentre nella conta dei morti (23) ci furono tecnici dello United e numerosi giornalisti.

Il futuro pallone d’oro Bobby Charlton e lo stesso Busby si salvarono, rimanendo però segnati per sempre nell’animo. Soprattutto il grande allenatore, perché si sentiva in colpa per aver catapultato i ragazzi nell’avventura della Coppa dei Campioni, le competizioni europee non erano viste di buon occhio dalla iper-conservatrice federazione inglese, che pochi anni prima aveva dissuaso il Chelsea da prendere parte alla prima edizione del trofeo. Busby aveva invece capito che il palcoscenico continentale era la dimensione perfetta per i Red Devils, che infatti sarebbero divenuti uno dei club più famosi e prestigiosi dell’orbe terracqueo. Per raggiungere il successo, l’allenatore scozzese aveva puntato sui talenti delle giovanili, che in Inghilterra stavano dominando ed erano già pronti per rivaleggiare con il Real Madrid di Di Stefano in Europa.
Ragazzi semplici, eroi della porta accanto, come fa emergere con maestria Peace nelle pagine di Monaco 1958. Nulla di paragonabile con le superstar strapagate dei nostri giorni. E questo “stacco” così netto tra il mondo pallonaro di oggi e quello del passato è un po’ il filo rosso che lega i tre libri sul football dell’autore. Ma la descrizione a tratti straziante delle settimane, dei mesi del post-Monaco, intervallati tra momenti di lutto, con i funerali delle vittime, e di ricostruzione, con i match di quel che rimaneva dello United, ha un ulteriore elemento in comune soprattutto con Red or Dead: il senso di comunità. Una comunità che si stringe attorno ai suoi eroi, i quali sono figli del popolo, figli di minatori, operai, manovali, insomma della working class.

Oltre all’ovvia dimensione intima della tragedia, a emergere con forza è quella collettiva, che per Peace è funzionale per illustrare al meglio il tessuto sociale dell’epoca. Compito che, come già nei suoi altri libri, pensiamo solo a 1984, all’autore riesce in maniera impeccabile.
I “giorni neri” come il lutto, punteggiati dal rosso dalle maglie dello United e dal bianco della neve che in quell’inverno del 1958 sembrava non finire mai, si concludono con il primo tentativo di rinascita: l’insperata finale di coppa d’Inghilterra, allora il match più importante dell’anno, giocata con un’aquila rampante che però sembrava una fenice sul petto. Charlton e compagni persero quella partita, ma chiusero almeno in parte i conti con il destino dieci anni dopo. Quando a Wembley un ragazzo di Belfast, George Best, regalò al suo padre putativo Matt Busby la Coppa dei Campioni.
di Luca Manes

28 novembre 2024

"RED or DEAD" di David Peace (Il Saggiatore), 2014

Nel 1959 il Liverpool Football Club era da anni nella seconda divisione del campionato inglese. Il Liverpool Football Club non aveva mai vinto la Coppa d’Inghilterra. Quindici stagioni più tardi il Liverpool Football Club era tornato in prima divisione, aveva vinto tre campionati, due Coppe d’Inghilterra, la Coppa Uefa e si era imposto come una delle squadre più forti d’Europa. Artefice di questo successo, l’uomo destinato a diventare una figura leggendaria dello sport: Bill Shankly.
Per Shankly il calcio era sempre stato una missione, uno scopo di vita, il mezzo per trasformare i giocatori e i tifosi, per ricambiare la loro fiducia. La sua unica ambizione, portare la sua squadra alla vittoria: in Inghilterra, in Europa, ovunque. Nel 1974, il Liverpool Football Club e il suo allenatore sono pronti a raccogliere nuovi successi. Ma con una decisione sorprendente, Bill Shankly dà le dimissioni, una scelta che sconvolge giocatori e tifosi e che segnerà il resto della sua vita. Partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, David Peace canta l’ascesa del Liverpool Football Club e di Bill Shankly. Canta l’ossessione totalizzante di un uomo per il calcio, il suo desiderio di vittoria e il suo amore per la squadra e i suoi sostenitori. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, David Peace canta il ritiro di Bill Shankly, i dubbi e i rimpianti di un uomo che vorrebbe ricominciare tutto da capo. Canta Shankly che si aggira per Liverpool come un re decaduto, riverito dai tifosi, ma osteggiato dallo stesso club che ha portato al trionfo.
Dopo Il maledetto United, David Peace torna al mondo del calcio e sbalordisce ancora una volta il lettore con la sua scrittura incisiva, in grado di trasformare le vicende individuali in narrazioni epiche e universali. Red or Dead non è solo il romanzo di un uomo, di una squadra e della loro città: è il racconto duro e commosso dell’epoca d’oro del calcio inglese e del suo inevitabile declino. La conferma di uno dei massimi autori contemporanei.
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