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3 novembre 2025

MEMORABILIA. "ADVENTURE FOOTBALL STAMP ALBUM" di Vincenzo Felici


























L'album delle figurine è storicamente un "cult", un rito che coinvolge grandi e piccini con una passione difficile da descrivere. "Il ce l'ho, mi manca" è una filastrocca entrata ormai nella routine degli scambi frenetici, quelli animati da una abitudine consumata nei posti più strani. L'odore della colla usata per appiccicare i cartoncini, come oggi quello delle figurine stesse sono diventati inseparabili compagni di viaggio degli accaniti collezionisti. 
Il prezioso cimelio di cui parliamo oggi risponde al nome di "Adventure Football Stamp", per l'appunto un raccoglitore di figurine "made in Great Britain" dalla ditta "D.C. Thomson" di Londra, risalente ai primi anni '30. Precursore quindi dei moderni albums con i quali ci dilettiamo oggi. 
Questo gioiello è impaginato in un formato a piccolo pallone d'epoca che ne garantisce la deliziosa originalità ed é costituito da ben ventisei foglietti, uno più bello dell'altro. Praticamente si foglia nel palmo di una mano. Dopo l'introduzione dell'editore e la composizione dell'indice si parte con la presentazione della First Division inglese, attraverso tutte le squadre partecipanti. Per ogni formazione viene tracciata una brevissima storia, caratterizzata dalla citazione dello stadio in cui gioca e dal suo palmares aggiornato. Altrettante figurine mettono in evidenza i colori sociali delle rispettive compagini e vengono adornate da curatissime vignette riproducenti le fasi di gioco.

Le pagine sono sormontate da una data significativa, che fa riferimento alla nascita di una competizione, o di una federazione o di un team. A seguire vengono introdotti sei bomber che tra Inghilterra e Scozia, nelle varie categorie di appartenenza, hanno gonfiato le reti avversarie a suon di goal: W.G. Richardson del West Bromwich Albion, E. Dodds dello Sheffield Town, J. McGrory del Celtic Glasgow, W. Walsh degli Hearts of Midlothian, A.G. Dawes del Crystal Palace e J. Calder del Greenock Morton. Le pagine scorrono e viene stilata la lista dei tornei più rilevanti: dalla progenitrice FA Cup, passando attraverso la Irish Cup, la Scottish Cup, la Football League Cup fino ad arrivare alle medaglie e alle coppe per così dire "secondarie", come la Scottish Cup Medal, la Glasgow Cup, la London Cup, la Scottish League Flag o la Jubilee Cup. Si prosegue con una serie di aneddoti riferiti a giocatori, allenatori o clubs raffigurati attraverso delle strisce degne dei fumetti più celebrati. Come non parlare poi dei nicknames legati alle squadre ? Attraverso fumetti raffiguranti uccellini, cannoni, api, tigri, ecc..
Ecco snocciolate le origini del Norwich City, dell'Arsenal, del Brentford, dell' Hull City e così via.. Capitolo a parte viene riservato agli "international caps and badges", viaggiando nelle quattro leghe britanniche. Si prosegue fra stranezze, record e curiosità insospettabili per poi concludere con tutte le informazioni riguardanti il terreno di gioco e gli impianti sportivi che crescono intorno ad esso. Chiunque disponga di un pezzo da collezione simile o stia per entrarne in possesso non si pentirà di avere tra le mani un pezzo della storia del monumentale calcio anglosassone, raccontato attraverso le sue forme più tipiche.
di Vincenzo Felici

15 settembre 2025

"DA SPORTSPAGES A GROUNDTASTIC PASSANDO PER LE PROGRAMME FAIRS" di Gianluca Ottone

Quando nelle ormai rare occasioni in cui incontro mio figlio (Natale, una manciata di giorni durante l’estate, sporadici ritorni in Italia per motivi lavorativi, mie saltuarie visite) capita di rimembrare episodi del passato e questo la dice lunga su quanto io sia ormai “anziano”…

Tra questi ricordi sovente si cade sui viaggi, ai tempi molto numerosi, che si facevano in Inghilterra con l’immancabile visita ad un nuovo stadio per una partita, già allora non importava la categoria ma il contesto, l’ambiente, la scoperta di una nuova area, di un nuovo territorio. Un giorno il figliolo mi raccontava del declino di Charing Cross Road, una delle vie più affascinante del centro di Londra, con l’infinito susseguirsi delle storiche librerie specializzate in testi usati.
Meravigliose nei freddi mesi invernali quando oltre al solito piacere di sfogliare testi con pagine ingiallite fornivano tepore grazie ai caminetti dove la carbonella sviluppava la fiamma, sembravano quasi tutte scorci di racconti Dickensiani.

Purtroppo ne sono rimaste poche mi diceva, alcune mestamente chiuse ed in cerca di qualche coraggioso affittuario visti i canoni mensili richiesti altre sostituite dai soliti kebab o Poke perché in questi tempi bui pare sopravviva solo più chi sforni cibo strano a qualsiasi ora.
Almeno ci fossero dei “chippies”, dei “greasy spoons” o dei “caffs”…
Però, mi ricordava il figliolo, che si riteneva fortunato di avere ancora visto e frequentato “Sportspages” che si trovava in una rientranza di Charing Cross Road.
Aaaahhhh….Sportspages….fondata nel 1985 da un neozelandese che viveva a Londra, tale John Gaustad, disperato perché non riusciva a trovare in tutta la Capitale dell’Impero una solo libreria che avesse libri sui suoi adorati All Blacks!
Così decise che un bookshop esclusivamente dedicato allo sport l’avrebbe aperto lui e ci sarebbe stato di tutto, dal calcio al rugby (union e league), al cricket, al badminton, all’hockey, alle arti marziali!!! Nessuno a Londra avrebbe più dovuto penare per trovare un volume che trattasse qualsiasi sport. Il successo fu notevole e divenne una sorta di meta di un pellegrinaggio per chiunque adorava il calcio britannico e qui trovava poco o nulla, chiaramente nell’era pre internet.
La prima volta che decisi di visitarlo ci misi del tempo per trovarlo…Si trovava in questa rientranza di Charing Cross Road, o meglio “off Charing Cross Road” come si dovrebbe dire correttamente ed aveva una piccola insegna e una vetrofania. Fu una folgorazione…ore spese a sfogliare tomi sulle storie dei singoli clubs, dall’Arsenal al Wycombe Wanderers, qui stava il bello…poi annuari, autobiografie, fanzines.
Era talmente fornito che non si poteva non sbirciare testi su rugby o cricket, anche solo per le meravigliose immagini che contenevano. Il problema semmai era quando si doveva decidere cosa acquistare…soprattutto negli anni in cui per avere una Sterlina bisognava sborsare 2.500 Lire…

Quindi iniziava la tragica e triste selezione che di norma mi vedeva sempre metter in borsa un libro, massimo due e una pila di fanzines… Eh si, le fanzines costavano poco e nel contempo erano affascinanti, ricche di chicche e soprattutto riflettevano il pensiero del tifoso sempre condito con molto umorismo, sagacia, critica feroce. Tutto bene fino a quando l’avvento di internet permise a chiunque, anche ad un abitante di una sperduta isola del Pacifico, di acquistare qualsiasi cosa senza muoversi dal divano.
Di conseguenza, diminuiva costantemente il numero di visitatori ma soprattutto di acquirenti, in più le nuove generazioni se ne fregavano del piacere di avere tra le mani un tomo.
Così, dopo avere addirittura aperto una filiale a Manchester, nel 2006 John Gaustad dovette arrendersi e chiuse tutto.

Non vi dico lo shock, quando, ignaro di questa tragedia, arrivai un giorno davanti alle vetrine di Sportspages e trovai tutto chiuso, solo un foglio sulla porta d’ingresso informava con sommo dispiacere ciò che era accaduto e si ringraziava tutti coloro, quindi me compreso, che avevano reso possibile questa stupenda avventura durata ben 21 anni.
Tra le fanzines che acquistavo da Sportspages c’era sempre una sorta di rivista molto artigianale che si occupava degli stadi britannici sia esistenti che scomparsi.

Si chiamava e si chiama tuttora Groundtastic, fondata nel 1995, vari contributori inviavano immagini e dettagli, tutto veniva dattiloscritto e fotocopiato ma il risultato finale era per me superbo perché potevo scoprire e conoscere impianti minori mai sentiti, con aneddoti storici, record di spettatori, le modifiche avvenute negli anni.
Aveva cadenza di quarterly quindi un quadrimestrale con uscite a marzo, giugno, settembre e dicembre. Le prime annate prevedevano una singolare copertina fatta di semplice carta colorata sulla quale compariva la foto adesiva a colori dello stadio protagonista principale del numero. Con il passare degli anni Groundtastic migliorò continuamente l’aspetto grafico sino a prendere le sembianze di una rivista vera e propria dove le immagini a colori crescevano e oltre agli stadi britannici si dedicava spazio ad impianti europei e successivamente anche extraeuropei.
Degni di nota i tre volumi della serie The Cemetery End che raccolgono praticamente quasi tutti i servizi pubblicati da Groundtastic nel corso della sua lunga storia.
Ora Groundtastic esiste sottoforma di sito e di pagina Facebook attraverso i quali si possono ordinare i nuovi numeri, quelli ancora disponibili del passato, oltre ai sopracitati volumi riepilogativi.

Proseguendo sul filone cartaceo mi pare doveroso citare il programma, l’official programme, l’organo di comunicazione di ogni club dalla massima divisione alle leghe dilettantistiche più sconosciute. Una tradizione, una usanza, un rito collettivo per il tifoso britannico. Tanto più doveroso parlarne in questi periodi in cui sono già diversi i club che hanno annunciato che non li pubblicheranno più…
Troppo alti i costi di stampa rispetto al numero delle vendite, il programma esce già vecchio ci dicono, lo smartphone informa il tifoso in tempo reale su tutto, il programma non viene più acquistato dai giovani e giovanissimi ormai disabituati a leggere “su carta” (io direi disabituati a leggere in generale, ma non solo loro), rimaneva solo più un’abitudine per tifosi più anziani o collezionisti.

Questa è un’altra batosta che aumenta il mio distacco verso il calcio moderno, io, che da avido accumulatore di carta in generale, ho messo da parte qualche centinaio di programmi, di tutte le categorie, della Nazionale, finali di Coppa, principalmente degli anni ’60 e ’70, più ovviamente tutto il resto cioè coccarde, distintivi, gagliardetti, annuari, oggetti vari.
Allora è bene, se non lo avete mai fatto, di recarvi almeno una volta nella vita ad una Football Programme Fair, si, una fiera di programmi calcistici.
Se ne tengono ancora moltissime da Plymouth su fino al Teesside, da minuscoli villaggi a locali messi a disposizione negli stadi, anche di massima serie.
Nei tanti luoghi che ho visitato durante i miei viaggi oltre Manica mi sono imbattuto in Fiere casualmente oppure mi recavo in località apposta perché sapevo che lì si svolgeva un evento del genere.
La mia preferita rimane sempre quella che si svolge nei locali forniti dalla chiesa di St. Stephen su Cromwell Road a Londra, due passi dalla fermata della Metropolitana di Gloucester Road, quattro passi da Earl’s Court.
Si scendono alcuni gradini, si pensa di finire in una cantina, invece si sbuca in un salone che la chiesa adibisce ad eventi, feste, ricorrenze, si paga un fee di 1 pound come ingresso e si spalanca un mondo meraviglioso fatto di tavoli ricoperti di scatole, scatoloni, scatoline pieni zeppi di programmi di ogni tipo ed era.
C’è il collezionista specializzato nel “pre-war”, quello che tratta solo Non League, chi solo finali di F.A. Cup o League Cup o F.A. Amateur Cup, chi propone solo programmi di determinati club, chi li divide per decenni.
In più di solito si trova memorabilia varia, dai distintivi alle figurine o cigarette-cards, autografi, press-photos originali.
Nella St. Stephen Hall, appunto il locale della chiesa che ospita il tutto, volontari mettono a disposizione tea and coffee, torte, sandwich, biscotti a prezzi popolari.

E se per caso stufi delle monotone, uniformate, senza più anima arene moderne fate un salto a est, a Dagenham, un tempo qui la Ford inglese aveva gli enormi stabilimenti produttivi che arrivarono ad impiegare più di 40.000 lavoratori.
Qui il Dagenham & Redbridge F.C. erede, in seguito a fallimenti e fusioni, di vari club dell’east end gioca a Victoria Road dove anche solo assistere ad un match in piedi appoggiati ad una crush-barrier nella popular terrace con la vecchia copertura sopra la testa merita il costo del biglietto.
Nel retro il van che sforna burgers o pies insieme a Bovril o tea e tra questa gradinata e la home end c’è una casetta prefabbricata che vende programmi di qualsiasi club e di qualsiasi periodo. Ce ne sono a centinaia, il tutto serve a dare una mano al club e a creare un angolo di paradiso per collezionisti o appassionati generici.

Anni fa un incendio distrusse parzialmente questo luogo straordinario e parte del materiale contenuto, una tragedia pensai quando lo venni a sapere. Nel giro di poche settimane il club fu inondato da programmi provenienti da ogni angolo d’Inghilterra, gente comune, tifosi di chissà quale squadra, collezionisti li inviarono in modo che questa tradizione non scomparisse e che si potesse rimettere in piedi il tutto.

28 aprile 2025

FILATELIA CALCISTICA BRITANNICA (Postage Stamp)
























La filatelia, o per meglio dire il collezionismo dei francobolli, è materia vasta e tanto per cambiare trova le sue radici in Gran Bretagna, quando nel 1840 venne emesso il primo francobollo: il celebre Penny Black, con l'effigie della Regina Vittoria. 
Le prime riunioni di filatelisti avvennero nel 1856, dedicandosi alle raccolte generali o mondiali di bolli, dalle tematiche più svariate. Inizialmente furono recuperati dalla comune corrispondenza e utilizzati a scopo decorativo, poi incollati ai fogli degli album e solo successivamente si riservò maggiore attenzione alla loro conservazione. Nel 1861 ecco la pubblicazione del primo catalogo, ad opera del francese Alfred Potiquet, i collezionisti cercarono così i valori a loro mancanti, denunciando una certa difficoltà nel reperire quelli più ricercati. Grazie al concetto di rarità si concretizzò un mercato finanziario con l'attribuzione di precise quotazioni e nel 1862 venne stampato il primo catalogo inglese: "Hand Catalogue of Postage Stamps" di J.E. Gray, edito a Londra da R. Hardwicke. 
Il 30/10/1919 Percy C. Bishop, membro del London Stamp Club, propose l'istituzione del "Filatelic Order of Merit" per onorare gli scrittori filatelici. Tra i più grandi collezionisti del mondo Thomas Keay Tapling, nato nel 1855 in Inghilterra. Fra i più rinomati cataloghi anglosassoni identifichiamo il "Stanley Gibbons", dedicato a Gran Bretagna e Resto del mondo. Esistono numerosi rami collezionistici specializzati, molto diversi fra loro, uno di essi, molto preminente è quello dedicato alla tematica calcio. Esso ha preso grosso sopravvento negli anni '70, sull'onda dei Campionati Mondiali, aprendo una strada di produzione che ad oggi è inesauribile. In questo ambito esiste un tipo di raccolta comune, estremamente raffinata e fantasiosa che è quella delle buste prime giorno o "First Day Cover". Si tratta di buste speciali prodotte da varie case editrici che presentano il francobollo applicato ed annullato con un timbro speciale celebrativo nel primo giorno di emissione. Da sempre riscuotono enorme successo nel Regno Unito, dando vita ad un filone molto pregiato. I francobolli possono essere collezionati col documento cartaceo su cui sono stati applicati, dando vita ad una "storia postale", in quanto lo scopo è lo studio degli annulli impressi e del percorso effettuato sulla busta. 

Non rientrano in tale caso gli annulli "di favore", perchè non effettuati con lo scopo di spedire il documento postale, ma solo a fine meramente collezionistico. Ulteriore modalità è la conservazione di francobolli "su frammento", ottenuto dal ritaglio di una piccola porzione del documento sul quale i valori sono stati applicati. Chi li tratta conserva anche l'annullo presente senza alterarlo. Recentemente ha preso piede il collezionismo di "folder", ossia di speciali confezioni contenenti vari oggetti filatelici preparati dalla struttura emittente. Attorno a tutto ciò si organizza una "storia filatelica" che ricostruisce gli eventi storici, politici e sociali di una nazione attraverso documenti storico-postali e di cui anche l'argomento calcio ne fa parte. Tutti i francobolli possono essere collezionati, in quanto ognuno di essi è vero e proprio frammento di storia unica ed irripetibile, indipendentemente dallo stato di conservazione. Ma in filatelia i pezzi difettosi o in pessimo stato non hanno praticamente valore, ad eccezione di quelli frazionati per uso postale e delle grandi rarità. Nel calcio solamente una piccola parte riveste valore degno di essere considerato ragguardevole. Per francobolli nuovi si intendono quelli che non hanno assolto il loro compito di pagamento verso un servizio postale, mentre gli usati presentano un annullamento. In linea di principio il fattore chiave che ne determina la quotazione ed il relativo prezzo è la rarità, dipendente da vari fattori: durata della validità postale, tiratura, distruzione parziale, data di annullo. Quanto più tali fattori contribuiscono ad aumentare la rarità di un francobollo, tanto più alta sarà la sua quotazione e dunque il prezzo commerciale. Accertata la rarità, il parametro fondamentale per determinarne il valore è la qualità, condizionata dai dentelli, la centratura, la carta, il colore, la gomma e l'annullo. Gli strumenti idonei alla conservazione sono la lente di ingrandimento, le pinzette, l'odontometro, il filigranoscopio, la lampada, gli album e il catalogo. 
Proprio questo ultimo articolo riveste un ruolo fondamentale e quando si parla di football il testo di riferimento è il "Michel", prodotto in Germania e completamente esauriente su tutte le produzioni relative al calcio britannico. Starà poi a un perito filatelico valutare i vostri pezzi attraverso una attività di verifica e controllo scrupolosissima, supportato da pubblicazioni ad hoc di indubbia affidabilità. Il tema pallonaro viene abbracciato sovente da stati minuscoli, poco noti, ma dotati di originalità fuori dal comune. I soggetti più frequentemente riprodotti sono quelli relativi alla vittoria mondiale del 1966 e a figure chiave del panorama anglosassone, come i giocatori più rappresentativi, gli allenatori vincenti, le squadre più titolate, gli stadi più noti e le commemorazioni.
di Vincenzo Felici

11 aprile 2025

BACK TO THE "SIXTIES" - La memorabilia.."petrolifera".

Torno a scrivere di memorabilia (da buon collezionista quale sono è la mia grande passione) ed in questo caso di chicche che venivano distribuite soprattutto nei primi anni 70 da varie stazioni di servizio quali Esso, Texaco e Cleveland.
La Esso fu la più prolifica nel marchiare e distribuire prodotti legati al mondo del football probabilmente anche in funzione del fatto che nella prima metà degli anni 70 la compagnia petrolifera fu uno degli sponsors ufficiali della Football League; come non ricordare i cartelloni pubblicitari a bordo campo in tutti gli stadi con lo slogan “buy Esso, drive Esso, go Esso”.
Il primo grande successo fu la collezione di monete prodotte in occasione dei mondiali messicani del 1970. Ogni “coin” argentata riproduceva il ritratto di uno dei 22 nazionali inglesi selezionati per difendere il titolo di campioni del mondo e venivano omaggiati ogni 4 galloni di benzina acquistati. Una volta collezionate tutte le monete si poteva richiedere al benzinaio di fiducia l’espositore/contenitore che ospitava la collezione. Esso produse anche, per alcuni anni, dei dettagliati annuari che coprivano le prime tre divisioni della FL e la prima della Scottish FL ottenibili sempre tramite le stazioni di servizio. Visto il grande successo delle monete “messicane”, nel 1971 venne lanciata una raccolta degli stemmi delle principali squadre inglesi di ogni divisione, realizzate in metallo a colori. Anche qui al termine della collezione si otteneva il raccoglitore e resta probabilmente la più bella a livello estetico delle iniziative della Esso. 
Poi nel 1972 in occasione del centenario della FA Cup tornano le monete argentate, una per ogni squadra che avesse vinto almeno una volta la coppa più la medaglia dei vincitori dell’edizione del centenario ovvero il Leeds United. Su un lato era inciso lo stemma del club e sul retro i risultati delle finali vittoriose. Nuovamente ottenibile il contenitore/espositore e la distribuzione delle monete era sempre il solito ovvero 1 “coin” per 4 galloni di carburante o il corrispettivo in olio motore e potete immaginare come frotte di ragazzini indirizzassero il papà verso le stazioni Esso! 
Da ricordare anche gli “Squelchers”, bellissima serie di 16 libretti con foto a colori su vari argomenti che coprivano le 4 Home Countries, i vari ruoli (i grandi portieri, i grandi attaccanti etc.) e altri aspetti come i nicknames delle squadre. Il raccoglitore si apriva a fisarmonica e una volta chiuso risultava una splendida e pratica mini enciclopedia tascabile del beautiful game.
Non mancarono altre iniziative come i posters dei clubs ma concediamo spazio anche alla concorrenza. Anche la Texaco, sempre nello stesso periodo, entrò nel mondo del calcio sponsorizzando la “Texaco Cup” una sorta di torneo interbritannico che si svolgeva prima dell’inizio dei vari campionati che serviva sia come rodaggio per la nuova stagione sia come confronto “internazionale”. Il prodotto che riscosse maggiore successo della Texaco fu la guida alle 4 divisioni inglesi ed alla maggiore divisione scozzese; si trattava della collezione intitolata “Grandstand”
, magnifici volumi che per ogni club coprivano storia, stemma, piantina per raggiungere lo stadio, dati vari come l’albo d’oro e foto a colori del team. Anche la Texaco poi si distinse per la realizzazione di posters a colori ovviamente sempre ottenibili presso le stazioni di servizio. Concludiamo citando la Cleveland, compagnia petrolifera minore dell’epoca ora non più esistente, perché realizzò un superbo volume intitolato “Golden goals” con copertina rigida e pagine interne tutte a colori. Venivano esaminati i vari aspetti della stagione come la finale di FA Cup o il British Championship (oh, good old days…), ritratti dei protagonisti, il tutto corredato da illustrazioni, foto e figurine adesive; il risultato finale era eccezionale in quanto si otteneva un completissimo volume con splendide immagini a colori. I clienti venivano fidelizzati con la richiesta delle bustine con le figurine adesive che servivano per completare il volume. 
Sempre dalla Cleveland, nel 1971, giunse un pezzo assolutamente originale come la collezione dei mini busti dei migliori giocatori britannici, la selezione dei fuoriclasse che ebbero l’onore di esservi ritratti toccò a Joe Mercer l’indimenticato manager degli anni gloriosi del Manchester City e successivamente, nel 1974, “caretaker” manager della nazionale.
Personalmente posseggo diversi dei prodotti sopracitati come gli Squelchers, la serie di monete della FA Cup del 72, l’annuario Esso, un paio di volumi Grandstand e quello Golden Goals; tutti sono assolutamente splendidi dal punto di vista estetico, per le informazioni e per le immagini. Ora grazie a e-bay si possono trovare saltuariamente in vendita (mentre il sottoscritto penò non poco a reperirli qualche anno fa…) a prezzi accessibili tranne le collezioni di monete e stemmi che a volte raggiungono all’incirca i 30 pounds, mentre gli Squelchers (completi e con raccoglitore) restano piuttosto rari.
di Gianluca Ottone, da "UK Football please" (marzo 2006)

17 febbraio 2025

TUTTO UN.. PROGRAMME

Il gesto è gentile, delicato, e al tempo stesso inequivocabile. Dice, senza dire. «Sei dei nostri», ecco cosa dice. 
Un che di cameratesco, una porta spalancata ben più ampia del pertugio che rappresenta ancora, nella maggior parte dei casi, l'ingresso nella zona riservata, negli stadi inglesi. Il gesto è quello di consegnare il programma ufficiale, gratis, al giornalista. Lo compie in genere un addetto stampa di mezza età se non in pensione, uno di quelli che non si occupano della gestione della comunicazione a largo raggio, ma svolgono ancora il compito come se fosse trent'anni fa.
La consegna del programme è una cerimonia banale piena di solennità, ed ogni volta ci colpisce come se fosse la prima. C'è un piacere quasi orgasmico, per i vari addetti, nel pescare con la mano nella scatola ed estrarne il fascicolo, una volta verificata la legittimità delle credenziali di chi sta di fronte, che diventa dunque uno di casa, uno di famiglia, non importa quanto sia vigliacco, e Dio solo sa quanti ce ne siano nella categoria. Sei dei nostri, vai. Poi verranno la consegna del foglio delle formazioni, team sheets in lingua madre, che non ha la medesima solennità perché è l'oggetto in sé, in fondo solo un pezzo di carta, a valere meno, anche se non tutti la pensano così: all'uscita dal cancello principale del White Hart Lane c'è un tizio, che non deve avere per il resto una vita particolarmente vivace, cappellino da baseball su capelli lunghetti, barba alla mefisto e giacca e cravatta, che i fogli delle formazioni li colleziona, e dunque chiede a chiunque dia l'impressione di averne con sé uno, specialmente se l'ha visto uscire dalla sala stampa, se può cederglielo. 
Sapendolo, il segreto per accontentare questo brav'uomo (almeno speriamo che sia così) è semplicemente farsi dare preventivamente un foglio in più, il che è molto facile, mentre tanto per ribadire il concetto precedente non è invece mai il caso di chiedere un programma in più, e chi deve rifornire amici o parenti è meglio che se lo compri, possibilmente appena arriva allo stadio, per evitare di restare senza.

Il gesto semplice e insieme grandioso di consegnare il programma all'avente diritto è solo uno dei particolari che uno incontra negli stadi britannici e che si sono mantenuti intatti nel corso degli anni. Questa non vuole esserne una rassegna completa, per il semplice fatto che per farla bisognerebbe avere realizzato il sogno (emotivo) e l'incubo (economico) del giro di tutti gli stadi del Regno Unito, ma, se gradita, una semplice narrazione di alcuni momenti e circostanze legate a piccolissimi dietro le quinte, aggiungendo che molti di questi sono purtroppo, ma per ovvi motivi, legati all'ambiente a disposizione della stampa, entità non troppo gradita al lettore in generale (e ci sarà un motivo). Le visite guidate agli stadi, che l'autore di questo articolo ha fatto una volta sola (Wembley, 1980), mostrano infatti tutto quel che c'è da vedere e sono ormai diventate qualcosa di molto evoluto ed interessante rispetto ad una volta, ma hanno l'unico difetto, ovvio, di svolgersi in giorni in cui gli impianti sono vuoti e dunque manca quell'aria frizzantina delle partite, in cui una scalinata altrimenti insignificante diventa luogo vissuto e vociante.

A proposito di scalinata (e di pensionati in servizio fedele e orgoglioso): al Crystal Palace l'intervallo, voleva dire scendere nel pertugio buio alla destra della tribuna principale (quella delle panchine, di fronte alle telecamere, purtroppo assenti da anni, se si parla di Premier League, da uno degli stadi più belli che ci siano), in pratica una scalinata in legno incastrata tra il box sopraelevato della tribuna stampa e la parete destra, e una volta inghiottiti dal vano di uscita infilarsi in uno spazio aperto, sotto le tribune, in cui su un tavolino di legno con tovaglietta da trattoria un gentilissimo pensionato serviva the e biscottini, oltre all'immancabile - in ogni senso - vassoio di tramezzini, esibendo la sua spilletta CPFC con un orgoglio talmente sereno e dignitoso che veniva da abbracciarlo, anche se magari in quel momento stava mugugnando contro l'arbitro. Il the, dicevamo (o tea, o té a seconda di come uno ami scriverlo): bevanda di scelta per decenni anche sulle gradinate, assieme al brodoso Bovril, ora perlomeno nelle sale stampa (l'avevamo pur detto che dovevamo insistere su certi aspetti...) subisce la concorrenza del caffé, peraltro consistente in caraffone di 40cm contenenti, come ovvio, in realtà quello che viene comunemente definito caffé americano. 

Al Chelsea, dove gli spazi angusti della sala stampa/interviste contrastano con il tentativo del club di mostrarsi generoso con gli ospiti, è tradizione che John Terry, quando non giocava, arrivi una mezz'oretta prima della partita, si metta in fila (600.000 sterline al mese fortunatamente non paiono avergli fatto dimenticare le buone maniere, almeno lì, e non è che sia sotto osservazione perché non se lo fila nessuno) e si prenda i biscottini con the o caffè.
Altra tradizione inglese, che al Chelsea e anche altrove è rimasta, è quella di comunicare il numero di spettatori presenti non facendo girare un foglietto con le diciture "paganti... abbonati... quota abbonati", come in Italia, ma semplicemente scrivendo la cifra a mano su un foglio, in orizzontale, mostrandola poi a tutti, per cui chi di voi dovesse vedere un signore che appoggiando un foglio su una cartelletta lo sventola schiena al campo sappia che sta solo facendo vedere alle file di cronisti le cinque cifre dei presenti.

La logistica è a volte precaria: ora il Southampton gioca al St.Mary's, ma finché era al The Dell c'è da meravigliarsi che qualcuno si preoccupasse di descrivere le partite. Così come tutto il resto di quello splendido stadio asimmetrico, infatti, anche la parte alta della tribuna principale era, come dire, un pochino decrepita, ed il colmo si toccava nel gabbiotto stampa (ricorderete dalle immagini Tv che si era quasi a strapiombo sul campo): un unico mensolone stretto su cui appoggiare gli strumenti di lavoro, e non sedie ma trespoli tipo bar, altrimenti si sarebbe rimasti con la testa al di sotto del bordo inferiore della finestra; il tutto così stretto che si doveva entrare uno alla volta, partendo da quello più in fondo, perché altrimenti sarebbe stato molto difficile, certamente con certi fisici non snellissimi che si vedono in certi ambiti, far passare. 
La ristrettezza degli spazi, lo avrà notato chi ha effettuato i tour guidati, è una delle caratteristiche che maggiormente distinguono gli stadi di una volta da quelli modernissimi: persino Old Trafford, per quanto cresciuto a 77.000 spettatori, non lascia molto respirare, in netto contrasto ad esempio con l'Emirates Stadium, per non parlare del nuovo Wembley, dove i corridoi dietro alle tribune, perlomeno nella parte bassa, saranno larghi 25-30 metri. Chi è poi andato dietro le quinte avrà a volte capito, cercando però di non spargere troppo la voce, come mai alcune squadre siano intenzionate a cambiare stadio, o perlomeno ci abbiano pensato, per quanto ciò possa spezzare il cuore a noi amanti dell'usato garantito: salire dalla tribuna alta del vecchio White Hart Lane (ma anche al Bramall Lane di Sheffield) all'ultimo piano, non accessibile agli spettatori, vuol dire inerpicarsi su una scala a chiocciola a serio rischio di caduta. 
In generale, ma qui non diciamo nulla che chi ha partecipato a visite guidate non conosca già, negli stadi rimasti molto simili a com'erano all'origine la distinzione tra zone riservate al pubblico generico, alla stampa e ai vip è netta: nel primo caso struttura rudimentale a volte (specialmente in impianti non di Premier League, ovvero in quei bellissimi stadi di League One o Two che fanno allargare il cuore), nel secondo una situazione molto simile, ma con semplice riduzione del numero di persone che ne usufruisce, nel terzo un netto salto di qualità, nelle porte a vetri, tappeti, parquet, luci soffuse e curate. Chi vive solamente in quest'ultimo mondo non sente particolare necessità di innovazione, perché ha il suo salotto pre- e post-partita, il parcheggio anche nei luoghi meno respirabili e lo sguardo alle fotografie storiche appese alle pareti, gli appartenenti agli altri due universi magari un po' meno. 
Ma non dovrebbe essere il contrario?
di Roberto Gotta, da "UK Football please"

21 settembre 2024

"MEMORABILIA. Squelchers!" di Vincenzo Felici



















In una delle mie solite incursioni nei mercatini di antiquariato e chincaglierie che tanto adoro frequentare, mai e poi mai mi sarei immaginato di imbattermi in un oggetto appoggiato su un impolverato comò inglese dell' '800, all'interno di una anonima bancarella.. 
Si tratta di un astuccio molto simile a quello che i gioiellieri utilizzano per custodire i monili di valore da mostrare ai propri clienti. In questo caso non si tratta di un panno ripiegabile in velluto, ma in plastica, suddiviso in ben sedici spazi e prodotto da uno dei più grandi colossi della industria petrolifera mondiale, la "ExxonMobil", più facilmente conosciuta da tutti noi come "ESSO". In ognuno delle apposite sezioni custodisce dei meravigliosi, libricini, ( conservati in condizioni perfette ) dedicati ai vari ambiti del "UK Football", con precisazioni, aneddoti da interpretare come "squelchers", cioè degli ammutolimenti inferti ai male informati in materia.. 
C'è poco da stupirsi.. D'altra parte la "ESSO" non era nuova a sfornare chicche di questo tipo, avendo ideato a cavallo degli anni '70 e '80 del materiale calcistico di assoluto rilievo, costituito soprattutto da una raccolta di monete dedicate ai protagonisti del Campionato Mondiale di calcio del 1970, disputatosi in Messico. Di seguito la lista delle agendine descritte:

1) I più significativi portieri britannici: da Peter Bonetti ( Chelsea ) a Gary Sprake ( Leeds Utd )
2) I più efficienti arbitri britannici: Peter Walters, David Smith, Maurice Fussey, Pat Partridge
3) La storia dei Campionati Mondiali di calcio fino all'edizione del 1970, attraverso i protagonisti
4) Le squadre più vincenti del Regno Unito
5) I pazzi geni del calcio anglosassone: da Peter Marinello ( Arsenal ) a Denis Law ( M. United )
6) I leaders del calcio inglese: da Alan Evans ( Liverpool ) a Tony Hateley ( Birmingham City )
7) I colori delle squadre di calcio inglesi e i loro ricercati soprannomi
8) Il linguaggio del "British Football"
9) Gli attaccanti più forti: da Martin Peters ( Tottenham Hotspur ) a Bobby Lennox ( Celtic )
10) La nazionale inglese: da Bobby Moore ( West Ham United ) a Jackie Charlton ( Leeds United )
11) La nazionale Nord irlandese: da Liam O'Kane ( Nottingham Forest ) a George Best ( United )
12) La nazionale scozzese: da John Greig ( Glasgow R. ) al celebre manager Jock Stein
13) La nazionale gallese: da Wyn Davies ( Newcastle United ) a Ron Davies ( Southampton )
14) Le squadre più vincenti d' Europa
15) I maestri della difesa: da Brian Labone ( Everton ) a Terry Hennessey ( Derby County )
16) Le stelle più brillanti delle nazionali del Regno Unito

Insomma una mini enciclopedia o per meglio dire un "Bignami" del calcio dalle caratteristiche uniche, farcito di notizie utili e pertinenti. 
Questo pezzo ricopre un discreto valore collezionistico e ribadisce per l'ennesima volta l'amore che i britannici ripongono nel football.
Attraverso delle idee originali che spaziano dalle già citate monete alle figurine, alle cards, agli stemmi, fino ai set di carte il tifoso anglosassone mantiene la leadership nel campo calcistico, dimostrando una preparazione che passa attraverso cimeli storici di tutto rispetto. 
Le "Esso Squelchers " Football cards venivano distribuite ai fortunati passanti delle stazioni "ESSO" dal 1970 al 1978..
di Vincenzo Felici

5 agosto 2024

MEMORABILIA. Football League Tables

In agosto la settimana prima dell'inizio della stagione i famosi settimanali di football in Gran Bretagna Match & Shoot, pubblicavano un poster da completare con tutte le squadre delle 4 divisioni inglesi e delle 2 scozzesi... Che ricordi.
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