9 ottobre 2026

FIRST Division🇬🇧, il calcio inglese di una volta..

Il fascino dei vecchi piccoli stadi, le pinte al pub con gli amici, il match programme della partita, le ends che si muovevano ondeggiando ai goals della propria squadra, il pallone 18 panels rigorosamente bianco, il portiere con la maglia verde ed i pantaloncini come quelli dei compagni, il profumo forte degli hot dog con cipolla nei dintorni dello stadio oppure l'amarissimo Bovril, per i più "vecchi" i rumorosissimi turnstiles oppure.. i totalisator a lato dei campi di gioco? atmosfera unica, irripetibile..

Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..


FIRST Division. Football & cultura britannica. Dove la storia del calcio inglese si scrive tra una pinta al pub, l'odore del Bovril e il brivido delle vecchie terraces.

8 ottobre 2026

"THIERRY HENRY. Titi' e il genio del goal" di Armando Napoletano (Garrincha Edizioni) 2026


Dalla strada al titolo Mondiale del 1998, da Les Ulis, dalla banlieue parigina al tetto del mondo. Thierry Henry: solo orizzonti, nessun limite e confine. La sua storia passa dalla povertà e da un padre pressante all’occhio di Arnold Catalano, l’osservatore che lo nota in una partita dove segna tutti i sei gol di un 6-0, a 13 anni. Poi i vari passaggi: al Monaco, quello sbagliato in tempi e modi alla Juventus, la sinfonia britannica all’Arsenal, la cui maglia diventa pelle. Poi al Barcellona fino alla ricerca di una melodia quasi dimenticata, quando va negli States. Vince sempre il calcio, la passione, quel ricominciare ogni volta che un bambino calcia qualcosa per strada, diceva Borges. Nell’eterna arte dell’imprevisto che fa di un ragazzino, un campione per sempre.

5 ottobre 2026

"LEAGUE CUP 1972. Il ballo degli underdog" di Stefano Salerno


La portata di quell’accoglienza offri probabilmente la misura esatta dell’impresa e del suo significato nella storia del club e della città di Stoke on Trent. Si trattò di un percorso di otto miglia e mezzo effettuato a bordo di un vecchio autobus della Lymer che prese il via da Barlaston, dove 5.000 tifosi attesero il treno della squadra, per poi toccare Rough Close, dove erano presenti 20.000, sommati agli altri durante il tragitto, si pensa che siano stati oltre 300.000 i tifosi che omaggiarono un impresa. Accadde nel marzo 1972 e rappresentò l’ennesima pagina epica del decennio d’oro della First Division. 
Il segreto dello Stoke City risiedeva nel loro allenatore, Tony Waddington,che creò il famoso “Working man’s ballet” (il balletto della classe operaia). Nonostante Stoke-on-Trent fosse una dura città industriale famosa per le sue fabbriche di ceramica, lui pretendeva che la sua squadra giocasse un calcio elegante e spettacolare,per dare gioia e bellezza ai lavoratori che riempivano il Victoria Ground. Waddington amava scommettere su giocatori di talento che sembravano smarriti o etichettati come “problematici”. Jimmy Greenhoff, George Eastham e Peter Dobinge e puntare su un mostro sacro Gordon Banks – ormai prossimo alla conclusione della sua gloriosa carriera in nazionale.

In realtà,lo Stoke era una buona squadra come dimostrò nel cammino per la finale: 11 turni e una semifinale epica contro il West Ham decisa al 4 replay con Bobby Moore in porta che paro’ anche un rigore per gli Hammers. La finale della League Cup si disputò nel marzo 1972 a Wembley gremito dai consueti 100.000 spettatori di cui oltre 35.000 venuti da Stoke di fronte il Chelsea. Il Chelsea era il grande favorito, avendo vinto la FA Cup e la Coppa delle Coppe nelle due stagioni precedenti, mentre lo Stoke l’underdog che puntava a conquistare il suo primo trofeo importante.
Conroy portò in vantaggio lo Stoke nelle fasi iniziali, ma il Chelsea pareggiò i conti con Peter Osgood poco prima dell’intervallo. Lo Stoke trovò il gol decisivo grazie a Eastham nella ripresa, ponendo fine a un’attesa di 109 anni per un trofeo di prestigio, facendo sognare la città dei “Potters”. da https://www.instagram.com/shark_1963_
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