FIRST Division🇬🇧
5 aprile 2026
4 aprile 2026
FIRST Division🇬🇧, il calcio inglese di una volta..
Il fascino dei vecchi piccoli stadi, le pinte al pub con gli amici, il match programme della partita, le ends che si muovevano ondeggiando ai goals della propria squadra, il pallone 18 panels rigorosamente bianco, il portiere con la maglia verde ed i pantaloncini come quelli dei compagni, il profumo forte degli hot dog con cipolla nei dintorni dello stadio oppure l'amarissimo Bovril, per i più "vecchi" i rumorosissimi turnstiles oppure.. i totalisator a lato dei campi di gioco? atmosfera unica, irripetibile..
Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..
Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..
3 aprile 2026
"GIGGS. Il mago gallese" di Ivano La Montagna (Garrincha Edizioni), 2026
Arthur è un ragazzo londinese con due grandi passioni: il teatro e l’Arsenal. La domenica del 3 marzo 2002 ha la sensazione che la sua vita stia finalmente prendendo la piega giusta. Il giorno prima, durante una trasferta “romantica” a Newcastle upon Tyne insieme al suo nuovo amore, Vivian, assiste dal vivo a uno dei goal più leggendari della storia del calcio: la piroetta impossibile di Dennis Bergkamp. Quel gesto di pura genialità calcistica diventa per Arthur molto più di una semplice azione di gioco. Poi però, durante un altro viaggio, il suo destino cambia e gli crolla il mondo addosso. Ma quella magia a St. James’ Park, in qualche modo, lo aiuterà a rialzarsi. Una storia che parla di talento e di fragilità, di come la vita non segua mai il copione perfetto e di come la vera grandezza nasca dalla capacità di improvvisare quando tutto sembra perduto.
2 aprile 2026
"L'AVVENTURA DI ELTON JOHN AL WATFORD" di Luca Manes
Uno squadra mediocre, uno stadio decrepito, solo tre impiegati full time che si dovevano occupare dei compiti più disparati, dall'ufficio stampa alla cura del terreno di gioco, passando per le incombenze amministrative e il calcolo dei salari dei calciatori.
Questa era la realtà del Watford a metà degli anni Settanta, quando a tirar fuori gli Hornets dall'aurea mediocritas della Quarta Divisione si presentò mister Reg Dwight. Forse vi sarà più familiare il suo nome d'arte: Elton John.
Si narra che per trovare un manager di buon livello il buon Reg chiese consiglio a Don Revie. “Prendi Graham Taylor, ha fatto miracoli con il Lincoln”. La risposta del grande fautore dei successi del Leeds United di quell'epoca.
Anche Elton John si era accorto che con gli Imps Taylor aveva svolto un lavoro eccellente: nel 1975-76 avevano dato una bella ripassata al suo Watford: 1-3 in casa e 1-5 in trasferta.
“Entro 10 anni voglio che questo club giochi in Europa”, la richiesta di Elton John al suo manager. Per far ciò servivano considerevoli migliorie al vetusto Vicarage Road. Per prima cosa si eliminò la pista per le corse dei levrieri. Così facendo si permise ai tifosi di essere fisicamente più vicini alla squadra, che ne aveva bisogno. Ma il rapporto con l'intera comunità del gradevole sobborgo di Londra fu rafforzato “invitando” i giocatori a partecipare alle varie attività che il club promosse a Watford.
Taylor diede al team un'impronta molto offensiva e, anche grazie ai consistenti assegni staccati da Elton John, arrivarono due promozioni consecutive nel 1978 nel 1979. Uno splendido bis a cui si aggiunse una semifinale in Coppa di Lega persa contro il Nottingham Forest, poi laureatosi campione d'Europa.
Nel 1978-79 la coppia composta da Ross Jenkins e da un giovane Luther Blissett (sì, proprio lui...) mise a segno ben 65 goal tra coppe e campionato, roba da leccarsi i baffi. Dopo un paio di stagioni di consolidamento in Seconda Divisione, ecco l'ennesimo salto di qualità, con lo storico primo approdo in First Division. Gli investimenti nel settore giovanile stavano dando i loro frutti. Sulle ali c'erano due giocatori di grande qualità come Nigel Callaghan e John Barnes, arrivato dal Sudbury Court e promosso rapidamente dalla squadra riserve. Nel magico 1981-82 della promozione nella massima serie, il Watford esordì allo Stamford Bridge. Barnes, appena diciassettenne, si beccò gli odiosi “versi della scimmia” per 90 minuti. Non si scompose, trafiggendo la difesa dei Blues e contribuendo in maniera decisiva al 3-1 finale. Era l'inizio di nove mesi che entreranno per sempre nei cuori dei supporter giallo-rosso-neri. La notizia della conquista di un posto in First Division raggiunse Elton John in Norvegia, dove si trovava per un concerto. Successivamente chiamò tutti i giocatori, per complimentarsi con loro. Il sogno si stava avverando.
L'ascesa degli Hornets sembrava veramente inarrestabile.
Nel 1982-83 la matricola terribile si arrese solo al grande Liverpool. Secondi davanti al Manchester United e al Tottenham. Ma soprattutto, prima, fantastica qualificazione alle coppe europee, quattro anni in anticipo rispetto alla tabella di marcia fissata all'arrivo di Taylor. Ciliegina sulla torta, Luther Blissett capocannoniere con 27 reti. Un risultato che gli fruttò il passaggio al Milan, dove sappiamo tutti come andò a finire (male).
Nel 1983-84 le Hornets sfiorarono la FA Cup. Dopo una cavalcata trionfale, nell'atto conclusivo dovettero ammainare bandiera bianca al cospetto dell'Everton. Elton John era in tribuna a trepidare per i suoi giocatori e a fine partita pianse lacrime amare, quasi sapesse che la bella favola del Watford era terminata senza il tanto atteso lieto fine. Il 1987 fu l'anno degli addii: Taylor si trasferì al Villa Park, Barnes al Liverpool, Elton John vendette la società (poi ricomprata nel 1997, prima di un ulteriore passo indietro dal ruolo di presidente nel 2002).
Ora il celebre cantante si fa vedere di rado dalle parti del Vicarage Road, ma siamo abbastanza certi che, qualora Gianfranco Zola riuscirà a riportare le Hornets in Premier, sarà il primo a festeggiare, casomai ricordando con un sorriso quando si presentava agli allenamenti della squadra agghindato in maniera improbabile e Taylor lo cacciava via. “Questa è una squadra di calcio, qui ci sono degli standard da mantenere, un dress code da rispettare”, tuonava il futuro manager dei Tre Leoni.
E guai a contraddirlo!
di Luca Manes
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