Siamo nell'Agosto del 1953 e Luigi Bonizzoni, allenatore del Brescia, usufruisce della bonaria liberalità del suo Presidente Piercarlo Beretta, erede della più antica casa industriale di armi del mondo, per recarsi nel Regno Unito e studiare i metodi di allenamento dei calciatori inglesi.
Legge la lingua anglosassone senza grandi difficoltà, ma non la parla affatto ed è aiutato, durante la trasferta di quindici giorni, dal noto giornalista sportivo Brian Glanville.
Trova giovamento da Glanville come interprete nelle conversazioni con Tom Whittaker, manager dei "Gunners", che gli manifesta un naturale ed autentico amore per l'Italia.
Poi con Walley Barnes, il terzino destro Capitano della Nazionale gallese e con Jimmy Logie, la mezzala tascabile della Nazionale scozzese e principale molla di propulsione della squadra. Incontra pure George Male, che quattordici anni prima aveva ricevuto a Milano un fragoroso pugno da Silvio Piola, Jack Crayston (raffinato mediano destro dei "Tre Leoni") e l'altro l'allenatore Alf Fields, che perlomeno parla un poco italiano..
La conversazione più fruttuosa è quella con l'ala destra Freddie Cox, che sta lasciando l'Arsenal per diventare giocatore-allenatore del West Bromwich Albion e custodisce molti dei segreti del calcio d'oltremanica. Lo vorrebbe con sè per allenare i giovani bresciani e riceve la conferma che l'unica preoccupazione dello staff tecnico dell'Arsenal è quella di dare ai calciatori abbastanza fiato affinchè durino per novanta minuti, visto che sono costretti a giocare per due terzi della stagione su terreni pesanti e la resistenza diventa la preoccupazione primaria. Bonizzoni nota subito che in Italia c'è più irreggimentazione nei metodi, mentre in Inghilterra si presta meno dedizione alla ginnastica, benchè i biancorossi svolgano esercizi ginnici sotto la guida di un istruttore qualificato, che comunque li fa correre all'infinito. Ogni mattina i giocatori si ritrovano sulla pista in scarpette da podisti e mostrano uno stile di corsa che differisce enormemente da quello che in Italia è prevalente.
I Gunners tendono a prendere spinta all'indietro, mentre la principale azione delle gambe dei nostri parte da davanti. Gli inglesi raggiungono la palla inclinati leggermente in avanti e in posizione ottimale per giocarla. Il gioco di testa, visti i molti salti ad ostacolo che praticano, permette loro di arrivare per primi sulle palle alte, senza imprimere eccessiva forza.
Per quanto riguarda il modo di correre, le istruzioni più precise vengono date loro dal noto velocista Guy Butler, vincitore di quattro medaglie ai Giochi Olimpici. Egli mostra il corretto uso delle gambe e delle braccia, che devono muoversi verticalmente indietro ed avanti come due stantuffi, mai attraverso il corpo. Nel gioco aereo invece vengono sviluppati preminentemente i muscoli del collo, che devono raggiungere l'adeguata robustezza. Questo viene ottenuto giocando a tennis con la testa stessa e cercando di colpire i palloni pendenti da una sbarra, appesi a varie altezze. Il mediano destro Alex Forbes e la mezzala sinistra Doug Lishman, principali cannonieri della squadra, svolgono questo training continuamente.
In Italia molto probabilmente, pur seguendo esercizi simili, non si presta medesima attenzione al movimento del tronco e del collo. Ciò spiega la superiorità britannica in quel tipo di gioco. L'allenatore italiano viene incuriosito pure dal tavolato per i tiri: una struttura su cui sono disposti abilmente pezzi e schegge di legno, da cui il pallone rimbalza con angoli sempre molto differenti. Ma il punto debole del sistema di allenamento non gli sfugge: la mancanza di un adeguato addestramento sul pallone. Whittaker ritiene che il controllo sulla palla si acquisti quando il giocatore è un ragazzino di otto-nove anni e gioca con una pallina da tennis in un angolo di strada o su un prato. Ma non si tratta che di una affermazione parziale. Infatti il tecnico bresciano vede all'opera anche Jimmy Hogan con i giovani del Brentford, traendo convinzione che il controllo della sfera si può ottenere a qualsiasi età, solo grazie a costante addestramento.
L'italiano passa attraverso le stanze della Direzione, con le sue imponenti poltrone di cuoio verde, marcate dal glorioso simbolo dell'Arsenal e nota come tutto in quel luogo sia magistralmente pianificato a dovere; con grande scrupolosità, ma parimenti con estrema libertà per il manager. Insomma, nei tecnici inglesi viene riposta una pazienza e una fiducia che in Italia non trovano medesima corrispondenza. Nel Bel paese la sensazione di essere sotto controllo incute ansia, intacca la necessaria spensieratezza per raggiungere il meglio, alla ricerca frenetica di quel risultato che viene conseguito con ossessività davvero spropositata. Luigi Bonizzoni lascia così la patria del football arricchito, certo di aver ricavato una esperienza sufficiente a riprodurre un metodo a metà strada tra quello delle due scuole di pensiero.
di Vincenzo Felici





