5 febbraio 2026

"VIAGGIO STUDIO nel CALCIO INGLESE" di Vincenzo Felici

Siamo nell'Agosto del 1953 e Luigi Bonizzoni, allenatore del Brescia, usufruisce della bonaria liberalità del suo Presidente Piercarlo Beretta, erede della più antica casa industriale di armi del mondo, per recarsi nel Regno Unito e studiare i metodi di allenamento dei calciatori inglesi. 
Legge la lingua anglosassone senza grandi difficoltà, ma non la parla affatto ed è aiutato, durante la trasferta di quindici giorni, dal noto giornalista sportivo Brian Glanville.

Quasi tutto il tempo (all'infuori di una visita a Peterborough, per incontrare il suo ex giocatore irlandese Paddy Sloan) lo trascorre presso
"Highbury", lo stadio londinese dell'Arsenal, per tenere d'occhio una singola Società durante i suoi allenamenti. 
Trova giovamento da Glanville come interprete nelle conversazioni con Tom Whittaker, manager dei "Gunners", che gli manifesta un naturale ed autentico amore per l'Italia. 
Poi con Walley Barnes, il terzino destro Capitano della Nazionale gallese e con Jimmy Logie, la mezzala tascabile della Nazionale scozzese e principale molla di propulsione della squadra. Incontra pure George Male, che quattordici anni prima aveva ricevuto a Milano un fragoroso pugno da Silvio Piola, Jack Crayston (raffinato mediano destro dei "Tre Leoni") e l'altro l'allenatore Alf Fields, che perlomeno parla un poco italiano..

La conversazione più fruttuosa è quella con l'ala destra Freddie Cox, che sta lasciando l'Arsenal per diventare giocatore-allenatore del West Bromwich Albion e custodisce molti dei segreti del calcio d'oltremanica. Lo vorrebbe con sè per allenare i giovani bresciani e riceve la conferma che l'unica preoccupazione dello staff tecnico dell'Arsenal è quella di dare ai calciatori abbastanza fiato affinchè durino per novanta minuti, visto che sono costretti a giocare per due terzi della stagione su terreni pesanti e la resistenza diventa la preoccupazione primaria. Bonizzoni nota subito che in Italia c'è più irreggimentazione nei metodi, mentre in Inghilterra si presta meno dedizione alla ginnastica, benchè i biancorossi svolgano esercizi ginnici sotto la guida di un istruttore qualificato, che comunque li fa correre all'infinito. Ogni mattina i giocatori si ritrovano sulla pista in scarpette da podisti e mostrano uno stile di corsa che differisce enormemente da quello che in Italia è prevalente.

I Gunners tendono a prendere spinta all'indietro, mentre la principale azione delle gambe dei nostri parte da davanti. Gli inglesi raggiungono la palla inclinati leggermente in avanti e in posizione ottimale per giocarla. Il gioco di testa, visti i molti salti ad ostacolo che praticano, permette loro di arrivare per primi sulle palle alte, senza imprimere eccessiva forza.

Per quanto riguarda il modo di correre, le istruzioni più precise vengono date loro dal noto velocista Guy Butler, vincitore di quattro medaglie ai Giochi Olimpici. Egli mostra il corretto uso delle gambe e delle braccia, che devono muoversi verticalmente indietro ed avanti come due stantuffi, mai attraverso il corpo. Nel gioco aereo invece vengono sviluppati preminentemente i muscoli del collo, che devono raggiungere l'adeguata robustezza. Questo viene ottenuto giocando a tennis con la testa stessa e cercando di colpire i palloni pendenti da una sbarra, appesi a varie altezze. Il mediano destro Alex Forbes e la mezzala sinistra Doug Lishman, principali cannonieri della squadra, svolgono questo training continuamente. 
In Italia molto probabilmente, pur seguendo esercizi simili, non si presta medesima attenzione al movimento del tronco e del collo. Ciò spiega la superiorità britannica in quel tipo di gioco. L'allenatore italiano viene incuriosito pure dal tavolato per i tiri: una struttura su cui sono disposti abilmente pezzi e schegge di legno, da cui il pallone rimbalza con angoli sempre molto differenti. Ma il punto debole del sistema di allenamento non gli sfugge: la mancanza di un adeguato addestramento sul pallone. Whittaker ritiene che il controllo sulla palla si acquisti quando il giocatore è un ragazzino di otto-nove anni e gioca con una pallina da tennis in un angolo di strada o su un prato. Ma non si tratta che di una affermazione parziale. Infatti il tecnico bresciano vede all'opera anche Jimmy Hogan con i giovani del Brentford, traendo convinzione che il controllo della sfera si può ottenere a qualsiasi età, solo grazie a costante addestramento.
L'italiano passa attraverso le stanze della Direzione, con le sue imponenti poltrone di cuoio verde, marcate dal glorioso simbolo dell'Arsenal e nota come tutto in quel luogo sia magistralmente pianificato a dovere; con grande scrupolosità, ma parimenti con estrema libertà per il manager. Insomma, nei tecnici inglesi viene riposta una pazienza e una fiducia che in Italia non trovano medesima corrispondenza. Nel Bel paese la sensazione di essere sotto controllo incute ansia, intacca la necessaria spensieratezza per raggiungere il meglio, alla ricerca frenetica di quel risultato che viene conseguito con ossessività davvero spropositata. Luigi Bonizzoni lascia così la patria del football arricchito, certo di aver ricavato una esperienza sufficiente a riprodurre un metodo a metà strada tra quello delle due scuole di pensiero.
di Vincenzo Felici

3 febbraio 2026

"MATT LE TISSIER, Una scelta di vita" di Christian La Fauci (Urbone), 2019


7 novembre 1986, Sheffield Wednesday - Southampton = 3-1, Le Tissier segna la sua prima rete in campionato con la maglia dei Saints. Il 7 novembre 2019, esce il primo libro in lingua italiana sulla sua vita, scritto da Christian La Fauci.

Quando un calciatore ha un talento fuori dal comune , in genere finisce per far parte di qualche grande squadra e legare il suo nome alla conquista di campionati e trofei . Tuttavia , raramente ne viene fuori qualcuno che pone in essere una scelta di vita piuttosto che di carriera , uno che antepone la propria serenità , il piacere di giocare ed un ambiente a sé congeniale ad una bacheca o un palmares che diventa l'ultimo dei suoi pensieri . Casi più unici che rari , ma ogni tanto qualcuno ci sta : qualcuno come Matthew Le Tissier.....

2 febbraio 2026

"STAN BOWLES. UN DIAMANTE ALLO STATO GREZZO"

Se avete sempre pensato che George Best simboleggi più di altri il prototipo del calciatore britannico tutto genio (in campo) e sregolatezza (fuori) degli anni ’60, la figura opaca di Stanley Bowles, seppur traslata in epoca leggermente successiva, vi apparirà per molti versi sorprendente, permeata da qualche lato poco chiaro e, globalmente, molto meno appariscente dell’alone misto di sacro e profano che circonda tutt’ora l’eterno ragazzo irlandese. Le vicende meno note, ma di certo non meno clamorose e burrascose, che hanno caratterizzato la carriera e la vita di Bowles sono frutto di un’indole votata alla contrapposizione con il mondo intero, che sfociava in atteggiamenti costantemente sopra le righe e profondamente irriverenti. Indubbio fu il suo genio calcistico, che ne ha fatto uno degli idoli più famosi del calcio albionico nel cuore dei fantastici anni ’70. Un genio naturalmente a corrente alternata, come vuole la tradizione e come si conviene alle teste matte. Un inglese atipico in campo, dotato di grande tecnica sopraffina e di un talento straordinario, seppur mai completamente espresso appieno. Il suo gioco era fatto da dribbling ubriacanti e finte micidiali. Bowles amava irridere più volte i difensori malcapitati dalle sue parti di campo e questo elettrizzava il pubblico. Quando era in giornata, risultava decisivo e devastante.

Nato la vigilia di Natale del 1948 a Collyhurst, sobborgo della grande Manchester, il giovane Stan cresce nei ranghi giovanili del Manchester City di Joe Mercer, nelle cui fila debutta giovanissimo nel Settembre ’67 rifilando due reti al Leicester City in Coppa di Lega. In quella stagione il City vincerà il titolo inglese, ma non ci fu posto per la pur brillante promessa , chiuso da campioni del calibro di Summerbee e Bell. La cessione fu inevitabile, ma ne’ al Bury ne’ al Crewe il giovane Bowles ritrova lo smalto mostrato in precedenza. Sarà il passaggio al Carlisle per £12.000 e l’incontro con Ian Mc Farlane, manager del club rossoblu, a rappresentare il definitivo lancio di Bowles nella Lega inglese. Mc Farlane ne forgia la tecnica e lavora a livello psicologico sul ragazzo, intuendo che va lasciato libero di esprimersi se lo si vuole mettere a proprio 29 agio. Il periodo al Carlisle lo impone come un grande campione in prospettiva, e di conseguenza molti clubs di First Division ne fanno un loro obiettivo. Jim Gregory, presidente del QPR, più di altri crede nel talento cristallino di Bowles ed arriva a sborsare ben £112,000 (una gran bella cifra per i tempi) nel settembre ‘72 per la sua firma. L’approdo a Loftus Road e’ la svolta della carriera: Stan veste la famosa casacca a cerchi blu in campo bianco, e trova la sua dimensione ideale come giocatore.Un “friendly” club, un presidente che stravede per lui, tifosi in visibilio per le sue gesta. Il QPR passera’ da modesta squadra di seconda divisione ad uno dei team piu’ forti d’Inghilterra,che pratica un calcio particolarmente spettacolare. Bowles vi sarebbe rimasto per cinque anni, collezionando 255 presenze in Lega e 70 reti. Ma Londra propone a Bowles orizzonti nuovi anche fuori dal campo:il vizio per le scommesse assume in questo periodo proporzioni preoccupanti ancorché grotteschi. Non era insolita infatti ai tifosi del QPR in fila per entrare a Loftus Road la scena di Bowles, in tenuta da gioco,che sgaiattolava di nascosto fuori dagli spogliatoi a pochi minuti dal fischio d’inizio per andare a piazzare al più vicino allibratore la puntata dell’ultimo momento! Bowles era di conseguenza assiduo frequentatore anche dell’ufficio del presidente Gregory, a cui sempre più spesso si rivolgeva per avere congrui anticipi su premi e stipendi, atti a far fronte ai debiti che aveva con mezza Londra per il suo vizio del gioco. Nell’aprile del ’74 arriva per Bowles anche la maglia dei tre leoni. Il debutto avviene a Lisbona,con Sir Ramsey ,ma il rapporto con la nazionale sarà breve, a causa del solito carattere ribelle. La sua miglior stagione coincise con il leggendario 2° posto del QPR al termine della stagione 75-76, dove gli uomini di Dave Sexton contesero al grande Liverpool di Paisley e Keegan il titolo fino all’ultima partita e forse avrebbero meritato quel riconoscimento per il gioco altamente spettacolare espresso in campo.Con DaveThomas e Gerry Francis , Bowles componeva un trio assolutamente fantastico,incastonato all’interno di una squadra perfetta, geniale e quindi poco costante. Tanti gli episodi della carriera di Bowles che ne hanno fatto un personaggio del calcio inglese. Su tutti, l’episodio di Sunderland, rimasto tra leggenda e realta’ nel folklore dei tifosi britannici.

Un Sunderland-QPR, ultima di campionato stagione 72/73.I londinesi sono già promossi in First Division da più di un mese, i padroni di casa sono freschissimi 30 vincitori della FA Cup, impresa storica per il club dei black cats, che mostrano orgogliosi il trofeo, conquistato battendo il fortissimo Leeds di quel periodo. Ben 43.265 persone stipano il vecchio Roker Park all’inverosimile: l’occasione di vedere la FA Cup a casa propria e’ irrinunciabile. Bowles, annoiato ed evidentemente seccato da tanto giubilo, colpisce(deliberatamente? chissà..) con un violento tiro proprio il sacro trofeo, facendolo cadere dal piedistallo ove era stato posto in prossimità della linea laterale. Fu il finimondo. Invasione di campo e caccia all’uomo; partita sospesa per circa 20 minuti prima che la polizia riuscisse a sedare i furiosi tifosi del Sunderland. Nel gesto dissacrante e provocatorio di Bowles c’e’ un po’ tutto lui stesso.Come anche nell’episodio che ha chiuso di fatto la sua carriera da professionista di un certo livello.
Il Forest gli aveva dato la possibilita’ di ritornare il giocatore che era stato al QPR, quando nel 1980 Stan ne combina un'altra delle sue. Alla vigilia della finale della Coppa dei Campioni, dove i reds di Clough affronteranno l’Amburgo, Bowles litiga ferocemente con il tecnico e capisce che non sarà schierato tra i titolari, ma si accomoderà in panchina. Senza avvertire nessuno Bowles non si presenterà alla partenza per Madrid ed il Nottingham ebbe solo quattro riserve invece di cinque, per la prima volta (ad oggi anche unica..) nella storia della Coppa dei Campioni. Il nostro eroe avrebbe potuto coronare il sogno di una carriera con una medaglia da campione d’Europa, magari con qualche minuto giocato nella serata del Bernabeu, ma a lui non interessavano questo tipo di riconoscimenti. Voleva giocare, far divertire i suoi fans, far ammattire i difensori…poi magari passare da Ladbrokes per una puntatina! Si e’ ritirato nel 1984 a 36 anni …non ha mai vinto nulla, ma è entrato nella storia dei “mavericks” del calcio inglese.
di Fabrizio Miccio, da UK Football Please (dicembre 2003)

30 gennaio 2026

"FORZA FLEET. Un anno a Stonebridge road" di Gianfranco Giordano (PhotoCity), 2013

Il sogno cullato da tanti anni. Fare l’abbonamento per una squadra di calcio inglese. Prendere l’aereo due volte la settimana per andare a Londra a vedere una partita di calcio. In questo libro racconto la mia avventura, un misto di passione sportiva e follia. 
La stagione 2011/12 dell’Ebbsfleet United, squadra della Conference National. Nove mesi passati a viaggiare, vedere partite, visitare una grande città, conoscere persone e bere birra.
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