22 maggio 2026

"INGLESI. Ritratto di una non cosi perfida albione" di Beppe Severgnini (BUR), 1987


Inglesi non potevo toccarlo. E' il mio primo libro, e gli sono affezionato. Concordato durante l'estate 1987 in Rizzoli (col battagliero Edmondo Aroldi), scritto tra il 1988 e il 1989, uscì all'inizio del 1990. E' stato aggiornato una volta sola, nel 1992, dopo l'edizione Hodder & Stoughton dell'anno precedente. Il libro racconta, in sostanza la Gran Bretagna di Margaret Thatcher, intenta a scuotersi dal torpore post-imperiale. Dieci anni dopo, mi sento di dire che ne avevo intuito la solidità di fondo - a quei tempi tutti parlavano di "British disease", la malattia inglese - e ne avevo pronosticato il futuro brillante (non dovrei ricordare queste cose, ma quante volte uno scrittore può dire d'aver imbroccato una previsione?).In Gran Bretagna, dopo l'uscita del libro, sono tornato spesso.Continuo a bazzicare Notting Hill e il Reform Club, frequento la televisione e le radio britanniche, e sono in grado di movimentare una cena parlando della moneta unica europea. Nel 1993, mentre ero distaccato presso la redazione di "The Economist" (per il quale dal 1996 sono il corrispondente in Italia), ho ripreso possesso della casetta di Kensington Church Walk (Londra, W8). Insomma: gli inglesi mi affascinano, anche quando fatico a capirli. Non riesco, e non voglio, staccarmene.Ho anche scritto di loro, in questi dieci anni. Ho pensato perciò di raccogliere una selezione di pezzi, per spiegare le cose che sono cambiate (è arrivato Blair e se n'è andata Diana, le Spice Girls sposano i calciatori, il sistema di classi finalmente scricchiola, a Londra si trova lavoro e si mangia decisamente meglio). Ho diviso questo post-scriptum in due parti. Nella prima parte, ho raccolto alcune opinioni sui "nuovi inglesi", comprese quelle pubblicate/trasmesse dai media britannici, che mi hanno consentito di litigare allegramente con gli amici lassù. Nella seconda parte, ho riunito quattro descrizioni di Londra, che spero possano fornire spunti per una visita o un viaggio.Per tutto il resto - per l'Inghilterra eterna, quella che scoprirà il bidet intorno al 2220 (forse) - rimando al testo originale. Certi "inglesi", per fortuna, non cambiano mai.

21 maggio 2026

1980/81. CHE ASTON VILLA..

Per chi come me ha iniziato ad appassionarsi al football britannico verso la seconda metà degli anni settanta, il titolo di League Champions conquistato dall' Aston Villa FC nella stagione 1980/81 rappresentò una splendida emozione, il cui ricordo e' tuttora piacevolmente vivo a distanza di molto tempo I ragazzi in "claret & blue" riportarono il bel trofeo della First Division al Villa Park dopo ben 71 anni dall'ultimo trionfo, anni nei quali il club era sceso fino alla Third Division soltanto nove anni prima .Ma ciò che ancor di più rese per me memorabile quella vittoria, arrivata al termine di un acceso testa a testa con l'Ipswich Town, fu il fatto inedito per allora di poter seguire quasi settimanalmente in tv le vicende di quell'appassionante stagione calcistica. Ciò fu possibile grazie ad una trasmissione ormai divenuta un "cult" leggendario tra gli appassionati: "Football Please" (ma guarda che combinazione...) trasmessa da Teleroma 56 ed ideata da Michele Plastino. Egli aveva acquisito dalla ITV, con grande lungimiranza, i diritti per l'Italia della First Division e commentava gli highlights lasciando in sottofondo l'inconfondibile voce di Brian Moore. Benché già tifosissimo dell'Arsenal, presi a cuore le vicende del Villa nella lotta al titolo, ed ancora oggi ricordo bene l'undici titolare(non erano infatti tempi di rose extra large e giocatori provenienti da ogni parte del globo...)autore di quella storica impresa. I goals del possente centravanti Peter Withe arrivato dopo la dolorosa dipartita dell' idolo Andy Gray, e del giovanissimo Gary Shaw, unico local-boy della squadra, furono decisivi (38 tra i due!) insieme al fatto che il manager Ron Saunders utilizzò soltanto 14 giocatori (di cui 7 sempre presenti !) nel corso delle 42 gare di campionato. Tra i pali stazionava l'esperto 'keeper Jimmy Rimmer, protetto dai rocciosi centrali ,entrambi scozzesi Alan Evans e Ken McNaught;ai lati difensivi Kenny Swain e Gary Williams; in mezzo al campo il capitano Dennis Mortimer ed il giovane talento ,con accanto due ali diversissime tra loro.Il guizzante e veloce Tony Morley, tipica wing inglese, ed il più arretrato Des Bremner, chiave di volta tattica dello schieramento di Saunders. Ne uscì una formazione votata, come nella migliore tradizione inglese ,al football più puramente offensivo,grazie alla fantasia di Cowans, alla incredibile velocità di Morley ed alla perfetta integrazione dei due stikers, così diversi per caratteristiche fisiche (Shaw era un brevilineo dalla tecnica sopraffina e dalla grande agilità nell'area piccola) ma splendidamente integrati a misura quali implacabili finalizzatori. Probabilmente l'Ipswich di quell'anno era forse più forte dei Villains di Saunders (non a caso Mariner e compagni vinsero la Coppa Uefa, oltre a disputare una semifinale di Fa Cup in quella stagione) come in effetti i tre scontri diretti dimostrarono in modo netto. Infatti, oltre ad uscire sconfitti dalle due gare di campionato, l'Aston Villa fu eliminato al primo ostacolo in Fa Cup dagli uomini del non ancora sir Bobby Robson. Ma furono proprio i tanti impegni a fiaccare l'Ipswich nel finale(con alla fine ben 66 gare ufficiali disputate nelle quattro competizioni!) ed infatti i tractor boys persero ben sette delle loro ultime dieci gare in campionato. 

A testimonianza della sorpresa che rappresentò quella squadra, che non era certo tra le favorite della vigilia, va notato che "Match of the Day" scelse di portare le sue telecamere alle gesta dell' Aston Villa soltanto ad ottobre inoltrato per la demolizione (4-0) del Sunderland al Villa Park. Nella corsa al titolo spiccano nella mia memoria anche un bellissimo 1-3 al Goodison Park siglato da Morley, Mortimer e Cowans ed un 3-0 al Middlesbrough verso fine aprile che rappresentò di fatto la vittoria che tagliò le gambe alle speranze nel Suffolk. L'ultima giornata del 2 maggio fu l'apoteosi: il Villa aveva quattro punti di vantaggio, ma l'Ipswich aveva una gara da recuperare dopo quel weekend. L'Arsenal era quanto di peggio potesse capitare al Villa per quell'ultima giornata e per giunta nella fossa di Highbury. Ma l'Ipswich non diede segnali di ripresa ed uscì sconfitto anche dal vecchio Ayresome Park di Middlesbrough:i ventimila che invasero l'intera clock end di Highbury esultarono anche se i loro beniamini cedettero 2-0 ai Gunners. L'Aston Villa era campione d'Inghilterra !!! La M1 sulla via del ritorno a Birmingham si colorò di celeste ed amaranto. La favola di quella squadra 27 tuttavia non si esaurì con quell'epilogo storico. Ve ne sarebbe stato un altro di li a dodici mesi , a Rotterdam....
di Fabrizio Miccio, da UK Football Please (marzo 2003)

16 maggio 2026

FIRST Division🇬🇧, il calcio inglese di una volta..

Il fascino dei vecchi piccoli stadi, le pinte al pub con gli amici, il match programme della partita, le ends che si muovevano ondeggiando ai goals della propria squadra, il pallone 18 panels rigorosamente bianco, il portiere con la maglia verde ed i pantaloncini come quelli dei compagni, il profumo forte degli hot dog con cipolla nei dintorni dello stadio oppure l'amarissimo Bovril, per i più "vecchi" i rumorosissimi turnstiles oppure.. i totalisator a lato dei campi di gioco? atmosfera unica, irripetibile..

Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..


7 maggio 2026

FIRST Division. Football & cultura britannica. Dove la storia del calcio inglese si scrive tra una pinta al pub, l'odore del Bovril e il brivido delle vecchie terraces.
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