24 aprile 2026

"PREMIER LEAGUE La magia del calcio inglese" di Nicola Roggero (Rizzoli), 2019

Chiunque ami il calcio e vada ad assistere a una partita di Premier League in Inghilterra resta senza fiato. Perché lì il gioco più bello del mondo è ancor più bello: è il campionato più ricco, gli stadi sono i più spettacolari, le squadre sono al massimo livello. Ma non solo: perché quei luoghi ormai mitici - da Stamford Bridge a Wembley, da Old Trafford a Highbury - preservano una tradizione unica di vittorie e campioni, ma anche il segreto di un rapporto diretto con il pubblico che non esiste altrove. 
Per tutti gli appassionati italiani che da anni seguono il football britannico in tv (in passato sulla televisione svizzera e Tele+, oggi su Sky), Nicola Roggero racconta per la prima volta tutta l'epopea di questo fenomeno, dal lontano 1888 quando il gentiluomo William McGregor diede origine al primo campionato inglese per arrivare alla finale della Champions League 2019 in cui, sbaragliate le altre rivali del resto d'Europa, si sono fronteggiate Liverpool e Tottenham. È una cavalcata entusiasmante che passa dalle prodezze di Dixie Dean che negli anni Venti segnò 349 gol solo con la maglia dell'Everton alla tragedia del Manchester United nel '58 (una Superga inglese), dal dominio pluridecennale in patria e in Europa del Liverpool alla parentesi oscura degli hooligans. Il tutto per approdare alla fase attuale con il passaggio dalla Football alla Premier League nel 1992, gli anni di fatica e gloria di Alex Ferguson, e la carrellata dei massimi interpreti (anche italiani) del football contemporaneo: Beckham, Shearer, Drogba e poi Vialli, Mourinho, Conte, Ancelotti, Pep Guardiola… 
A dimostrazione che lo stile inglese è inimitabile. Perciò scoprirne le storie e i segreti è un modo per godere più appieno della magia del calcio.

23 aprile 2026

"I RAGAZZI DI BROMLEY" di Stefano Conca


Se nasci a Londra, calcisticamente parlando, hai l’imbarazzo della scelta: Chelsea, Tottenham, Arsenal, West Ham… Se sei adolescente, intorno alla fine degli anni ’60, all’indomani della vittoria della nazionale inglese contro la Germania Ovest sul suolo sacro di Wembley, beh è impossibile che tu non abbia ancora scelto per quale squadra tifare. Blues, Spurs, Gunners, Hammers, sono soprannomi così accattivanti, con i quali pensi che sarebbe anche più facile farti accettare dai tuoi compagni. Ma tu sei nato a
Bromley, nell’estrema periferia a sud-est e tuo padre non ha la minima intenzione di portarti ogni sabato pomeriggio dall’altra parte della città per veder giocare Bobby Moore, Geoff Hurst e Martin Peters.

Dave ha quattordici anni quando un pomeriggio d’estate del 1969 accade un evento che prima di allora poteva solo immaginare nella sua fantasia, giocando a Subbuteo magari: il West Ham, uno dei club più prestigiosi di prima divisione arriva ad Hayes Lane per disputare un incontro amichevole pre-campionato contro il Bromley, squadra dilettantistica che milita nella Isthmian League, campionato che corrisponde al settimo livello della piramide calcistica inglese, e che comprende alcune squadre della periferia di Londra più alcune delle contee del sud-est. Il ragazzo però ha ormai fatto la sua scelta, dopo aver visto, all’età di undici anni, i Lillywhites (soprannome non proprio accattivante) battere per 3-2 i Wycombe Wanderers. Ma oggi ci sono i campioni del West Ham, tra cui spiccano alcuni degli eroi di Wembley sopra citati. Poco dopo mezzogiorno Dave è già ad Hayes Lane perché anche se il calcio d’inizio è programmato alle 19.30 Dave non vuole certo perdere l’occasione di farsi firmare qualche autografo. Tuttavia, deve attendere fin dopo le 18.00 perché qualcuno si faccia vivo. Il primo è l’inserviente che lo guarda incuriosito. Dopodiché iniziano ad arrivare i beniamini di casa che lui saluta ad uno ad uno augurandogli buona fortuna per l’incontro. Li conosce tutti, li chiama per nome e per ognuno di loro ha già trovato un soprannome: c’è Pat “Postman” Brown che durante la settimana fa il portalettere, c’è il portiere Alan Soper (Sope), c’è Jeff “Tower” Bridge, c’è Phil Amato (Tomato Face) e infine c’è l’idolo di Hayes Lane, Alan Stonebridge (Stoney), il miglior marcatore della scorsa stagione e probabilmente il più grande calciatore che abbia ma indossato la casacca del Bromley. Dave ha con sé anche un paio di scarpini da calcio, per farsi trovare pronto nel caso in cui qualche giocatore del Bromley dovesse rimanere coinvolto in qualche incidente stradale, senza danni seri ovviamente, ma abbastanza da non poter arrivare in tempo per il calcio di inizio, qualora lo speaker dovesse annunciare la necessità di far giocare qualcuno dei presenti tra il pubblico.

Poi finalmente arriva il bus del West Ham ma a scendere non sono gli eroi di Wembley, bensì una squadra di riserve che Ron Greenwood, manager degli Hammers, ha deciso di testare in vista dell’imminente avvio di stagione.

Poco importa, l’attesa è finita, dopo un’estate senza football la stagione sta per ricominciare e con entusiasmo Dave si precipita ai tornelli. Vuole essere il primo ad andare a sedersi nella Main Stand (l’unica a dire la verità) per assistere all’incontro del secolo.

Al termine dei primi quarantacinque minuti il punteggio è ancora bloccato sullo 0-0. Ciò significa che se il Bromley riesce a tenere testa al West Ham per un tempo probabilmente ci sono buone probabilità di terminare il campionato nella parte alta della classifica. Poi dopo quasi un’ora di gioco succede l’incredibile: un lungo cross di Johnny Mears viene intercettato dal grande Alan Stonebridge che la mette dentro. È 1-0 per il Bromley!

L’illusione si interrompe quando il West Ham fa entrare in campo il nuovo astro nascente delle Bermuda Clyde Best che si prende letteralmente gioco dei difensori del Bromley e in pochi minuti ribalta il punteggio. Finisce 1-3 ma Dave è carico di ottimismo, soprattutto dopo aver visto i suoi beniamini tenere testa al West Ham per un’ora abbondante. Non sa che la stagione che sta per arrivare sarà una delle peggiori di sempre nella storia del Bromley che infatti finirà ultima in classifica con soli dieci punti, tre vittorie, quattro pareggi e ben trentuno sconfitte; ventotto gol realizzati contro centoundici subiti, sconfitti anche dai Corinthian Casuals.

Poco importa, dalla Isthmian League non si retrocede, come a dire che oltre al fondo non si può scavare, ci sarà un’altra stagione da guardare come sempre con ottimismo, nel frattempo Dave si è fatto nuovi amici, c’è Dave grande tifoso dell’Arsenal, con cui condivide la passione sfegatata per tutto ciò che riguarda il football (statistiche, ritagli di giornale, trasferimenti, figurine ecc…) e poi c’è la sorella di Dave, bellissima e per la quale Dave ha un debole ma a cui non si dichiarerà mai per paura di subire una delusione. Ci sono i compagni dell’Hayesford Park Reserve, squadra ultima in classifica della Orpington and Bromley Disctrict Sunday League, con zero vittorie e un pareggio su diciotto incontri. E poi ci sono gli amici di Hayes Lane, i Bromley Boys: Derek, Roy e Peter con cui Dave condivide speranze, illusioni, gioie (poche) e frustrazione (tanta), e tanti freddi pomeriggi sugli spalti sferzati da vento e pioggia, le trasferte in pullman e le partite di coppa giocate in notturna. E proprio al ritorno da un match di coppa la società, essendo il bus pieno, gli organizza il viaggio di ritorno sulla macchina di Alan Stonebridge. Si, proprio il formidabile attaccante. Dave è incredulo e quella serata rimarrà per sempre nella sua memoria come il momento più alto del suo amore per il Bromley. Dave non si accontenta di essere un tifoso qualunque, vuole entrare a fare parte della squadra ed è così che per premiare la sua fedeltà il board decide di farlo lavorare nel chiosco del the da cui può godersi la partita da una posizione privilegiata e coi soldi della prima paga si compra il singolo Space Oddity di David Bowie, anche lui di Bromley.

Pagina dopo pagina il libro ti conquista nella sua semplicità, certo, c’è anche tanta nostalgia per quel tempo in cui le tribune perdevano i pezzi, i campi erano delle distese di fango e i calciatori erano degli eroi.

Oggi il Bromley ha già conquistato la matematica promozione alla League One per la prima volta nei suoi oltre 130 anni di storia e ha anche buone probabilità di conquistare il titolo di Campioni della League Two.

Ho cercato di contattare Dave attraverso i social per fargli qualche domanda ma senza successo. Purtroppo, ho appreso che Dave è venuto a mancare nel novembre 2021 per le complicazioni di una malattia che lo aveva colpito durante quello stesso anno, mentre il mondo stava uscendo dall’incubo della pandemia. Oggi sarebbe più che mai orgoglioso del suo Bromley. I suoi amici, Roy, Derek e Peter, I Bromley Boys, ancora gli scrivono messaggi sulla sua pagina Facebook come se lui fosse ancora tra noi, mentre il suo libro è nel frattempo diventato anche un film.

Il Bromley, nel frattempo, ha anche cambiato soprannome: The Ravens (i Corvi), soprannome decisamente più accattivante, e pare incredibile che la prossima stagione potrà giocare in League One contro squadre come Luton Town, Plymouth, Wimbledon, Barnsley, Blackpool e con molta probabilità anche Sheffield Wednesday e Leicester. Sono ben lontani i tempi in cui i Lillywhites lottavano per evitare l’ultima posizione in classifica della Isthmian League contro i rivali del Corinthian Casuals. Una cosa è sicura però, grazie al racconto di Dave i ragazzi di Bromley sapranno sempre da dove vengono.

21 aprile 2026

"PENNY LANE. Guida ai luoghi leggendari dei Beatles a Londra e Liverpool" di Alfredo Marziano & Mark Worden (Giunti), 2010


Dopo il successo di Floydspotting, esce ora questa guida geografica ai luoghi della vita e della musica dei Beatles.120 schede raggruppate per aree geografiche e corredate da fotografie inedite e mappe stradali divise in due sezioni. Da Liverpool a Londra il tour parte dalle case di nascita e di residenza dei Quattro e di altri protagonisti chiave della vicenda e prosegue con i locali e i luoghi della memoria: Penny Lane e Strawberry Field, che hanno ispirato canzoni leggendarie. E poi i luoghi che furono teatro di famose sequenze cinematografiche o di scatti per le copertine dei dischi o che i Beatles frequentarono per impegni professionali.

20 aprile 2026

"EVERTON EUROPEO" di Massimiliano Morganella

Rotterdam. Everton e Rapid Vienna approdano alla loro prima finale europea. I blues puntano al trionfo continentale a coronamento di una stagione che li ha visti protagonisti su tre fronti: campionato, coppa d’Inghilterra e Coppa delle Coppe. Il match di Rotterdam rappresenta così per l’Everton un’altra impegnativa tappa di una lunga stagione, intermezzo internazionale tra le partite della League e le ambizioni nella F.A. Cup. 

E’ anche una sfida indiretta stracittadina con i cugini del Liverpool di Fagan, da anni leader in Inghilterra e in Europa. Il Rapid, forse pago già di essere giunto alla finale, affronta l’impegno puntando sull’esperienza dei suoi “vecchi” (Krankl, Panenka, Garger) e cercando di resistere il più possibile al ciclone Everton. Nel primo tempo la profezia di Baric si avvera e i Blues di Kendall vedono infrangersi i loro arrembanti attacchi sulle scogliere difensive austriache. 
Ma, dopo l’intervallo, l’iceberg costruito dal Rapid si scioglie inesorabilmente ai lampi e ai fulmini dell’attacco inglese. Greame Sharp, giovane attaccante scozzese, mostra di meritare ampiamente il posto fra i primi cinque del “Bravo 85” e manda in gol prima il connazionale Andy Gray e poi Sheedy. Steven per i Blues e Krankl per il Rapid regalano altre due emozioni agli oltre 40.000 spettatori del Feyenoord Stadium, infiammato da un tifo caldo e spumeggiante. Poi tutti a casa: l’Everton con la Coppa, il Rapid con l’onore delle armi.

La finale di Rotterdam vede opposti il Rapid Vienna e l’Everton. Entrambe le squadre non hanno mai raggiunto una finale di Coppa Europea. Nella squadra inglese, neo campione della League, spiccano il centravanti scozzese Andy Gray, il suo connazionale Greame Sharp, l’ala destra Trevor Steven, l’esperto mediano Peter Reid e il portiere Neville Southall, titolare della nazionale del Galles. 
La finale di Coppa delle Coppe si svolge a Rotterdam, città dal clima ideale per entrambe le formazioni. Tra di esse c’è un divario tecnico abissale e i pronostici si sprecano a favore della squadra inglese. Ma, nel primo tempo, gli uomini di Baric riescono ad imbrigliare le convulse azioni offensive dei Blues e chiudono i primi 45 minuti sullo 0-0, creando anche pericolosi contropiede. Nella ripresa, l’Everton si scatena e dopo una pressione continua passa tre volte con Gray, Steven e Sheedy. Il Rapid ha un’impennata d’orgoglio e segna il gol della bandiera con il vecchio Krankl. I ventimila tifosi inglesi giunti a Rotterdam sono in delirio: l’Everton ha vinto il suo primo alloro continentale.

-RHYTHM AND BLUES-

Rotterdam ha incoronato gli inglesi di Liverpool, giustizieri di un Rapid Vienna inconsistente. Vittoria scaturita da novanta minuti di incessante attacco. Nell’anno in cui il Liverpool ha perso tutto, l’Everton, seconda squadra della Merseyside, ha vissuto la più bella stagione vincendo campionato, Coppa delle Coppe e Charity Shield (il trofeo che è in palio ad inizio di stagione tra la squadra campione d’Inghilterra e la detentrice della F.A. Cup) e finendo seconda nella successiva Coppa d’Inghilterra solo per il gol, “inventato” da Whiteside che ha dato la vittoria al Manchester United. Per i Blues, quindi, il 1985 potrebbe segnare l’inizio di un’epoca.
Nel collage dei numeri 21, 23 e 27 del Guerin Sportivo dei tempi.. mai condizionale si rivelò provvidenziale e, per certi versi, profetico. Infatti, dopo la tragedia dell’Heysel del 29 maggio 1985, la prima decisione dell’UEFA è stata l’esclusione a tempo indeterminato delle squadre inglesi dalle competizioni europee. 
Considerazioni? Diverse e variegate, senz’altro ad iniziare, naturalmente, dal comune dolore per la strage. Sul piano squisitamente calcistico un club, l’Everton, non ha potuto partecipare alla Coppa dei Campioni 1985/86 guadagnata meritatamente sul campo. E considerando che le formazioni inglesi nei dieci anni precedenti (dal 1975 al 1984) si erano aggiudicate la competizione in ben sette occasioni (4 Liverpool, 2 Nottingham, 1 Aston Villa) da quella stagione indiscutibilmente, ragionevolmente, fatalmente ed inevitabilmente la massima competizione europea è stata falsata nei valori e nei riferimenti sportivi. 
Irrimediabilmente. Per sempre.
di Massimiliano Morganella, da "UK Football Please"
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