FIRST Division🇬🇧
23 ottobre 2026
22 ottobre 2026
"THE BATTLE OF BUDA. La prima (e unica) volta del Millwall in Europa" di Stefano Conca
Chiunque sia stato almeno una volta al Den, casa del Millwall, a sud del Tamigi, non può non aver notato la sagoma dell’inconfondibile double-decker blu parcheggiato sotto la Cold Blow Lane Stand, accanto all’ingresso B18. Si tratta di un London Trasport Routemaster (RML2304) in servizio per il trasporto pubblico dal 1865 al 2005, oggi adibito a pub e punto di ritrovo per tifosi e famiglie prima dell’inizio di ogni partita casalinga. La struttura esterna è stata ridipinta e brandizzata con i colori del Millwall e lungo le fiancate laterali sono incise come i nomi delle principali fermate lungo il percorso, le tappe fondamentali della storia del club: Bermondsey, Wembley, Cardiff e Budapest.
Bermondsey ovviamente non è che il punto di partenza del viaggio mentre a Wembley il Millwall ci ha giocato in poche ma importanti occasioni: nel 1945 (Old Wembley), nella Finale della Football League War (South) persa per 2-0 contro il Chelsea; nel 1999 (Old Wembley) in occasione della Finale di Football League Trophy persa col punteggio di 1-0 contro il Wigan; nel 2009 (New Wembley) nella Finale Play-Off di League One (persa per 3-2 contro lo Scunthorpe); ancora l’anno successivo (New Wembley) nella Finale Play-Off di League One, questa volta vinta per 1-0 contro lo Swindon Town; infine nel 2013 (New Wembley) in occasione della Semifinale di FA Cup persa per 2-0, ancora contro il Wigan.
Se provate però a chiedere a un qualunque tifoso dei Lions quale sia stato il momento più alto nella storia recente del club (escludendo ovviamente la storica promozione in First Division del 1988 e le due successive stagioni trascorse nella massima serie della Football League) vi sentirete raccontare di quell’unica volta che il Millwall ha giocato in una competizione europea nel settembre del 2004, nel primo turno di Coppa UEFA contro gli ungheresi del Ferencvaros, passando per la Finale di FA Cup persa contro il Manchester United di Ferguson al Millennium Stadium di Cardiff.
Circostanze fortunate forse per una squadra che non può certo vantare il palmares delle altre squadre della capitale, abituata in quegli anni a fare su e giù tra la seconda e la terza divisione; sta di fatto che, per il Millwall, il sorteggio del terzo turno di FA Cup della stagione 2003/04 fu benevolo: al Den fece visita il Walsall e i Lions si imposero per 2-1. Nel turno successivo i Leoni del sud di Londra furono ancora fortunati, superarono infatti fuoricasa la formazione di non league del Telford per due reti a zero. Intanto, al White Hart Lane il Manchester City buttava fuori il Tottenham. Nel round successivo l’urna decretò lo scontro tra le big: a Manchester andò in scena il derby tra United e City (4-2) mentre l’Arsenal batté il Chelsea (2-1). Il Liverpool si fermò invece sull’1-1 in casa col Portsmouth e si fece battere per 1-0 nel replay a Fratton Park. Il Millwall andava avanti per la sua strada battendo il Burnley per 1-0. Ai quarti di finale il sorteggio fu ancora più fortunato (almeno sulla carta). Al Den, infatti, era la volta del Tranmere Rovers, formazione di League One (terza serie) ma fu tutt’altro che una passeggiata: Muscat si fece parare un rigore a quindici minuti dalla fine e la partita terminò 0-0 e si andò così al replay a Birkenhead. A Prenton Park la squadra allenata da Dennis Wise si portò subito in avanti per 2-0 grazie alle reti di Tim Cahill e Neil Harris. Il Tranmere, tuttavia si ricompattò e prima dell’intervallo accorciò le distanze. Nella ripresa entrambe le squadre se la giocarono con il coltello tra i denti ma per fortuna non ci furono altre reti. Per i Lions si spalancarono così le porte della semifinale sul campo neutro di Old Trafford contro il Sunderland. L’ultima volta era accaduto nel 1937 e gli avversari, manco a farlo apposta, in quell’occasione erano proprio i Mackems, che si aggiudicarono la sfida vincendo in seguito quell’edizione dell’FA Cup battendo in finale il Preston. Questa volta i Lions la spuntarono di misura (1-0) grazie alla rete messa a segno dal solito Tim Cahill. Intanto, nell’altra semifinale disputatasi al Villa Park di Birmingham, il Manchester United di Ferguson superava per 1-0 l’Arsenal.
Il 22 maggio del 2004 un pezzo consistente del sud di Londra si trasferì così a Cardiff per la finale (quell’anno Wembley era in fase di ricostruzione) e anche se il divario tra le due squadre in campo era più che evidente, sugli spalti, gli oltre ventimila tifosi dei Lions si fecero sentire a gran voce per tutti i novanta minuti e anche oltre. Purtroppo, grazie a un gol di Cristiano Ronaldo nel primo tempo e a una doppietta di Ruud Van Nistelrooy nella ripresa, il Manchester United si impose abbastanza facilmente sul Millwall. Tuttavia, alla fine della stagione 2003/04 la squadra di Ferguson si classificò terza in Premier League, alle spalle di Arsenal e Chelsea, conquistando di diritto l’accesso alle fasi preliminari della Champions League della stagione successiva, lasciando così al Millwall il posto in quella che nei primi anni duemila si chiamava ancora Coppa UEFA.
E fu così che nel sorteggio del primo turno della competizione, il Millwall, che era giunto decimo nella First Division della stagione precedente (la seconda serie del campionato inglese prese la denominazione di Championship soltanto l’anno successivo) pescò i campioni ungheresi del Ferencvaros. La gara di andata si disputò a metà settembre al Den di fronte a 11.667 spettatori. L’atmosfera era tesa, e anche se vi fu il timore che le due tifoserie potessero entrare in contatto tra loro non si registrarono scontri. Barrie, un tifoso storico dei Lions, ricorda che “non vi furono momenti di particolare tensione a parte gli insulti razziali e qualche braccio teso da parte degli ultras ungheresi, sicuramente molto vicini all’ambiente dell’estrema destra nazista”. Non fu sicuramente una partita memorabile, lo testimoniano le sei ammonizioni (una per il Millwall e ben cinque per gli ungheresi). Il risultato venne sbloccato solo al sessantaseiesimo da Dennis Wise su calcio di punizione dal limite dell’area. Tuttavia, la gioia del vantaggio durò solo dodici minuti. Al minuto settantotto arrivò infatti la rete del pareggio di Lipcsei. Tutto era così rimandato alla gara di ritorno.
Da qualche settimana il Millwall aveva già istituito una vera e propria lotteria per l’assegnazione dei biglietti per l’attesissima gara di ritorno a Budapest, non si sa bene in base a quale criterio, sta di fatto che in molti ne fecero richiesta e la risposta sarebbe arrivata soltanto alcuni giorni più tardi per posta. Sempre Barrie Stradling, nel suo” The Wall = Passion NOT Patience” scriveva “aspettavo l’arrivo del postino come un bambino a Natale. Cominciavano ad arrivarmi i messaggi dagli amici che avevano già ricevuto il loro biglietto, e quando ho sentito il rumore della cassetta delle lettere e il tonfo leggero di una busta che cadeva sulla moquette, sono corso di sotto come un bambino di otto anni tutto eccitato. Potreste benissimo darmi del vecchio sciocco, ma sentivo che il Millwall in Europa sarebbe stata un’esperienza irripetibile e ne ero felice: non me la sarei persa per nulla al mondo”. In molti, tuttavia, non ricevettero il tagliando e presero d’assalto le agenzie di viaggio per prenotare voli e hotel, alcuni tentarono di acquistare i biglietti direttamente sul sito del Ferencvaros, sperando poi di riuscire ad accedere al settore riservato ai tifosi ospiti una volta giunti sul posto. Altri partirono comunque pur consapevoli che non avrebbero mai trovato un biglietto.
Quella che segue, e che ho deciso di riportare per intero, è la cronaca di quella spedizione attraverso il racconto di Paul James, inviato per la rivista FRONT (una rivista britannica rivolta a un pubblico maschile che veniva pubblicata in quegli anni e di cui ho ritrovato un ritaglio) al seguito della partita.
“Ci fu un silenzio carico di tensione nel sud di Londra la sera del 27 agosto, in occasione del sorteggio del primo turno di Coppa UEFA della stagione 2004/05. Il Millwall, una delle squadre con la reputazione più vivace d’Inghilterra, avrebbe fatto il suo debutto nel calcio agonistico in terra straniera, sorteggiato contro i campioni ungheresi del Ferencvaros, un club con uno dei peggiori elementi hooligan d’Europa, l’incontro prometteva di essere “interessante”. Tramite amici di amici, la rivista Front, aveva già incontrato alcuni ragazzi del Millwall, ma ricevere un invito a unirsi a loro fu tutt’altra cosa. Nessuno era in cerca di guai, ma “se succede, succede” dicevano. Dopo qualche birra in un pub di fiducia a Lewisham, il montatore di ponteggi di venticinque anni, l’impiegato della City di ventotto anni e il trentunenne “in cerca di lavoro” che si presentò come un gigolò per le Girls Aloud, dissero che FRONT era più che benvenuto tra loro, a condizione che nomi e volti non sarebbero mai stati pubblicati.
Mercoledì 29 settembre alle 8.00 del mattino FRONT incontra i nostri contatti all’aeroporto di Luton; alcuni di loro sono cordiali, altri mi ignorano completamente. C’è una bella varietà di abiti firmati: dai cappotti e cappelli Stone Island, ai bermuda e gli occhiali da sole griffati. La trasferta per vedere il Millwall all’estero prometteva di essere una rara, ma elegante, escursione. I rigidi controlli di polizia ridussero al minimo il tempo trascorso al pub dell’aeroporto, ma il locale, mi dicono, era pieno di tifosi navigati, tra cui alcuni con recenti reati legati al calcio che erano riusciti a sfuggire alla rete della polizia. Il volo filò via abbastanza bene; qualche battuta con la hostess in calzettoni, finché non finì la birra Heineken per la quale si dovette adottare un cambio tattico con lo spumante.
Alle 11.00 il carrello di atterraggio si abbassò e fu accolto da un fortissimo e spontaneo “MMMMIILLLL”. Ad attenderci non c’erano cartelli con scritto “Benvenuti all’inferno” e passeggiare per il centro città non fu l’esperienza intimidatoria che mi aspettavo. Trovare un pub si rivelò invece abbastanza difficile. I nostri primi drink li acquistammo presso un fruttivendolo, poi in una pizzeria, ma al terzo tentativo incontrammo finalmente un folto gruppo di nuovi arrivati al Becketts Irish bar. Intanto i cellulari iniziarono a squillare come slot machine mentre i ragazzi informavano gli altri tifosi del Millwall in quale pub incontrarsi. Nessuno era in cerca di guai in quel momento, molti cercavano semplicemente i biglietti fu chiaro che molti erano arrivati senza.
Dopo qualche ora di bevute sfrenate, un tizio del posto, all’apparenza innocuo, si avvicinò ai miei compagni di viaggio. Cercò di fare amicizia con loro, mentre cercava di vendere biglietti distribuendo la rivista Fradi Hooligan, che ritraeva immagini di "ragazzi" olandesi, inglesi e tedeschi. L'hooliganismo da queste parti evidentemente era un hobby, ma un'occupazione a tempo pieno. Sempre in allerta, un tifoso dall'aspetto più maturo lo affrontò: "Chi sei, amico? Cosa vuoi?" "Dov'è Wally?", come era stato soprannominato. Rispose: "Tifo per l’Ujpest, i loro rivali. Odio quelle teste di scimmia del Ferencvaros". Aveva un sacco di biglietti per il settore di casa e molti tifosi senza biglietto furono contenti, anche se alcuni diffidarono di quel "viscido bastardo". Non ci volle molto perché l'atmosfera cambiasse. Voci alzate e urla furono presto seguite da pugni sui crani e poi da bicchieri sulle teste. Cercai di scansarmi per non prenderle, ma non sembravano esserci ungheresi in vista. Ben presto divenne chiaro che una vecchia faida tra due fazioni di tifosi del Millwall aveva trasformato il pub in una scena da Far West. Con fiumi di sangue, le foto apparvero sui tabloid insieme a notizie false. Wally continuava a fare i suoi affari sotto un tavolo, mentre i miei accompagnatori si dirigevano verso vari strip club e locali più movimentati. A notte fonda andammo tutti a dormire. Un po' di riposo, prima del grande evento.
Giorno 2 Mentre ingoiavo a fatica un hot dog e mi riprendevo dai postumi di una sbornia, ero nervoso perché non avevo la minima idea di cosa mi riservasse la giornata. Incontrai i miei contatti, che si erano messi in contatto con il resto della loro banda, e sembrava che fossero arrivati tutti, Ci spostammo tra un bar e l'altro nel centro di Budapest. Lungo il tragitto ci furono molte strette di mano e pacche sulle spalle, infine si sistemarono tutti al John Bull Pub, con gli agenti di polizia intenti a filmare. Al nostro gruppo la cosa non piacque, così ci dirigemmo verso il canale della città vecchia, dove uno di noi ricevette una telefonata. A quanto pare, erano stati presi accordi affinché le due bande rivali si incontrassero lì più tardi, e tra i ragazzi si iniziò a percepire una certa tensione. Ero terrorizzato. In breve, si era sparsa la voce che un centinaio di skinhead avevano attraversato diverse zone della città brandendo armi e attaccando qualsiasi piccolo gruppo di tifosi del Millwall incontrassero. «Quegli orribili bastardi hanno attaccato un sacco di “scarfers”» (termine slang per definire il tifoso comune, non affiliato a gruppi organizzati) urlò un tizio alle mie spalle, e si diceva in giro che i Fradi avessero attaccato chiunque avesse un aspetto inglese. Persino le famiglie nei ristoranti non erano state risparmiate: si diceva che ungheresi assetati di sangue irrompessero nei locali, li picchiassero e scappassero. Sentimmo parlare di altri attacchi mano a mano che i bar lungo il canale andavano riempiendosi. Alcuni tifosi del Lions, a quanto pare, erano stati accoltellati e versavano in condizioni critiche in ospedale. Con l'aumentare del numero di persone intorno a me, si moltiplicarono le segnalazioni dei suddetti skinhead che si aggiravano furtivamente per i vicoli di Budapest per attaccare. Intorno alle 18:00, sembrò che diversi vecchi "Bushwhackers" del Millwall si fossero radunati sul posto, mentre noi ci ubriacavamo lungo il canale, l'atmosfera tesa, ma gioviale, si era fece tesa e carica di vendetta.
ORE 19.00 Mi trovo ora in mezzo ad alcuni dei gruppi di tifosi più terrificanti: 500 ragazzi del Millwall, dai 20 ai 50 anni, senza una maglia in vista e tutti concentratissimi, guidati da un uomo, tutti pendono dalle sue labbra. "Keep it tight, Millwall, all stick together!", grida, e sotto la sua guida organizzata mi sento come un soldato condotto in battaglia. O peggio. "No One Likes US!" risuona per tutta Budapest. Il Millwall era decisamente arrivato in città. Dopo cinque minuti di marcia e a soli due minuti dalla stazione, BANG, è scoppiato tutto in un istante. I Fradi ci avevano seguito per tutto il tragitto e ci attaccarono da dietro e dalle strade laterali. Molti di loro erano skinhead, armati fino ai denti. Erano più di 200 e alcuni avevano indosso cappellini del Millwall per rendere l'agguato ancora più sinistro. Ne è seguito uno scontro che è sembrato durare un'ora, ma probabilmente erano solo tre minuti, questa volta non era una scazzottata da pub. La faccenda si stava facendo seria, veri e propri disordini. Alcuni ungheresi si stavano facendo male e alla fine furono meno propensi a farsi avanti. La polizia che inizialmente aveva osservato la situazione si decise a intervenire e alla fine le sirene posero una tregua agli scontri. Qualche pugno è volato da entrambe le parti, ma sembrò che, a causa della rabbia per quanto accaduto nel pomeriggio, gli ungheresi fossero messi molto peggio. Alcuni corpi giacevano stesi a terra, segno della vendetta del Millwall.
L'atmosfera ora era allegra, molti si scambiarono aneddoti sulla battaglia. Tremavo e mi sentivo completamente spaesato, ma spinto dall'adrenalina, fui riportato bruscamente alla realtà da un brutto calcio alla rotula sferrato da un poliziotto che sembrava uscito da un film di Magnum Pi. Era chiaro che non era finita lì e che non mi trovavo dove avrei voluto essere. Fummo condotti in metropolitana fino allo stadio. Quando il treno partì dalla stazione, l'atmosfera si fece cupa. Arrivati alla prima fermata, erano di nuovo lì, ad aspettarci. Avrei volentieri finto di essere morto pur di uscirne. Bussavano con violenza alle porte della metropolitana, brandendo coltelli, picconi e mazze da baseball. All’improvviso fui letteralmente scaraventato da una parte della metropolitana mentre uomini sulla quarantina si avvicinarono minacciosi alle porte ancora chiuse per sfidare i Fradi. Erano i famigerati Bushwhackers, temprati da numerose risse con il West Ham nel corso degli anni, ed erano sinceramente eccitati all'idea di una nuova battaglia. Un uomo robusto sulla quarantina urlò: "Non è il momento per gli attori, Millwall!". Alcuni passeggeri a bordo, urlarono terrorizzati, ma furono subito rassicurati che sarebbero stati al sicuro, anche se sembravano più spaventati dai loro stessi ungheresi.
Poi accadde di tutto: non so come, ma quando le porte del treno si aprirono, si aprirono letteralmente le gabbie dell’inferno! La battaglia scoppiò sulla banchina quando i tifosi del Millwall irruppero fuori, attaccando gli ungheresi armati di attrezzi. Un tifoso del Ferencvaros, con indosso un giubbotto bomber della Lonsdale e un coltello a serramanico in mano, cercò di allontanare gli aggressori. In un inglese stentato urlò: "Non voglio usare questo, inglesi, non voglio", e all'improvviso fu caricato da due ragazzi del Millwall dall'aspetto più giovane e scaraventato a terra. Io rimasi al sicuro vicino al treno mentre la battaglia si spostava all'interno della stazione. Sembrava che la superiorità numerica stesse avendo la meglio, dato che i tifosi locali correvano a perdifiato sulle scale mobili. La situazione si fece sempre più tesa, con i corridori meno veloci che venivano raggiunti e spinti giù per la scala mobile, dove venivano trattati di conseguenza.
La polizia irruppe bruscamente, ponendo nuovamente fine alla situazione, questa volta con l'aiuto di gas lacrimogeni, prima che salissimo tutti sul treno diretto allo stadio del Ferencvaros. Iniziai a preoccuparmi. Non c’era nessuna scorta ad attenderci e sembrava che fossimo ormai sulla lista nera di tutti, persino della polizia locale. Un uomo con una giacca di pelle si avvicinò sul treno; mi disse che era arrivato la mattina con moglie e figlia fare visita al centro storico della città, prima della partita, ma nel pomeriggio erano stati aggrediti e picchiati dai Fradi. Aveva un occhio nero, mi disse: “questa è una fottuta vendetta!".
ORE 20.30 Alcune fermate più tardi arrivammo vicino allo stadio dove altri tifosi ci aspettavano. Si era sparsa la voce degli scontri precedenti, ma dopo alcune cariche dalla prima linea, la maggior parte degli ungheresi era fuggita e i pochi rimasti non erano riusciti a tenere testa agli aggressivi e impazienti londinesi. Mentre venivo trascinato a forza verso lo stadio, ringraziai Dio per la sicurezza che si respirava al suo interno. Gli steward fermavano e perquisivano tutti; sembravano la mafia ungherese, guidati da un grosso culturista dall'aspetto minaccioso con un giubbotto bomber. Era evidente il loro odio per i tifosi in trasferta e spingevano la gente, arrivando persino a sputare addosso ai tifosi. Tra le proteste contro i loro metodi brutali, c'erano alcune donne che affermavano di essere state molestate, ma a questi ex militari non importava nulla. Qui non c'erano regole. All'interno dello stadio l'atmosfera era molto ostile. Sembrava che tutti odiassero il Millwall: gli insulti venivano urlati da ogni lato dello stadio. Questo è il genere di cose che si leggono solo su internet. Non era il calcio né il comfort da stadio a cui eravamo abituati nella Football League.
In campo, il Millwall era sotto di 3-1 all'intervallo, ma ai tifosi non importava. Il forte mormorio di "MMMMIILLLLL..." continuava, insieme a "No One Likes Us!", che ora era quanto mai appropriato, perché a parte un piccolo angolo dello stadio tutti ci odiavano.
La partita finì e, sebbene il Millwall fosse stato eliminato al primo tentativo, tutti erano di buon umore. Ci fu una scorta di cinque chilometri fino al centro città e la polizia ora aveva chiaramente la situazione sotto controllo. Si mormorava che alcuni tifosi senza biglietto fuori dallo stadio fossero stati aggrediti durante la partita, ma la sensazione nel gruppo, era che la battaglia fosse stata vinta. Una sconfitta in campo, ma senza dubbio una vittoria fuori dal campo. Mentre la scorta giungeva al termine e il contingente del Millwall, provato dalla battaglia, raggiungeva la sua destinazione, uno dei membri più giovani individuò il nostro vecchio amico, “Dov'è Wally?”. Si scoprì che non era poi così stupido e i nostri sospetti erano fondati. Era, infatti, uno di loro. Era un Fradi anche lui e ci tenne a precisarlo. Mentre ci avviammo verso il centro città per un'ultima baldoria lo perdemmo di vista. Per sua fortuna.
Molti continuarono a bere in vari strip club nel centro di Budapest ma per me, e per fortuna per i miei contatti, era ora di andare a letto, pronti per il volo del mattino seguente per l'Inghilterra. Esausto, ma più che sollevato, mi cambiai i boxer e mi resi conto che avrei potuto essere io quello che appariva al telegiornale mentre veniva medicato in ospedale.
Riflettendoci, non si trattò di violenza organizzata, come alcuni potrebbero pensare, ma di un gruppo di persone che si sentivano in dovere di difendersi da un'aggressione violenta. Purtroppo, probabilmente verrà ricordato solo come un altro club inglese che crea problemi all'estero e un'altra macchia nera per il Millwall. Ringrazio il ragazzo che mi ha coperto le spalle.”
15 ottobre 2026
29 MAGGIO 1974. "LA BATTAGLIA DI ROTTERDAM: FEYENOORD-TOTTENHAM 2-0" di Stefano Salerno
John Pratt era in campo in quella finale di Coppa UEFA con la maglia del Tottenham Hotspur, era il 1974, io invece avevo 10 anni ed ero davanti alla tv, emozionato Il mio amore sviscerato per le squadre inglesi era già molto forte, il Tottenham una squadra mitica, aveva eliminato il Milan due anni prima in semifinale andando poi a vincere il trofeo contro il Wolverhampton, il grande Steve Perryman recordman di presenze del club ci giustizio’ con due reti al ritorno a Londra. Quella finale del 1974 vide gli Spurs contro il Feyenoord, squadra fortissima con Rijsbergen, Van Haneghem, De Jong e Israel tra le sue fila, piu altri ottimi giocatori, il calcio olandese di li a pochi mesi avrebbe tracciato una evidente linea di demarcazione tra il calcio dell’epoca e quello del futuro .
L’andata si giocò al White Hart Lane di Londra gli Spurs andarono 2 volte in vantaggio con un colpo di testa del grande Mick England roccioso difensore centrale ed una autorete di un difensore olandese , gli inglesi vennero raggiunti prima da una punizione fantastica di Van Hanegem all’incrocio dei pali, Pratt mi dice che Jennings fu impossibilitato ad arrivare sul pallone tanto fosse angolato, e nei minuti finali trovarono il pareggio di De Jong con un secco diagonale.
Il ritorno all stadio De Kuip di Rotterdam lo ricordo perfettamente..fu una battaglia in campo e fuori che mi impressiono’ moltissimo…il Tottenham era condannato a vincere, agli olandesi bastava anche un pari 0-0 oppure 1-1, l’episodio che fece scattare una vera guerra fu il goal del Tottenham annullato ingiustamente a Mc Garth per un fuorigioco inesistente, sugli spalti gli scontri iniziarono durissimi tra le due tifoserie con la polizia olandese impossibilitata a sedarli in qualsiasi maniera, dopo poco ci fu il vantaggio del Feyenoord all scadere del primo tempo.
John mi ha raccontato che nell’intervallo mentre il manager Bill Nicholson stava facendo il suo discorso alla squadra alcune persone entrarono trafelate nello spogliatoio chiedendogli di uscire immediatamente per fare un appello ai tifosi inglesi scatenati sulle tribune.
Nicholson rientro’ sconvolto dai suoi ragazzi getto’ a terra il cappotto si mise seduto e disse con un filo di voce…”stanno distruggendo tutto”, John Pratt mi racconta che quella sera aveva i genitori e la moglie in tribuna, possibile immaginare lo stato d’animo con il quale John e la squadra rientrarono in campo ormai diventato uno scenario apocalittico. Gli scontri tra le fazioni continuarono durissimi fino alla fine dell’incontro con i tifosi delle due squdre che cadevano rotolando dagli spalti con mischie selvagge e pestaggi di gruppo contro un singolo sia da una parte che dall’altra…al termine del match si contarono circa 200 feriti ed oltre 70 arresti. In campo la partita si concluse con la vittoria 2-0 per il Feyenoord segnando di fatto la fine dell’epoca d’oro del Tottenham Hotspur.
Senza giustificare assolutamente quello che successe sugli spalti, anzi condannandolo fermamente, mi sento di dover dire che le squadre inglesi nelle finali di coppe del periodo… specialmente nel 1975 con il Leeds e nel 1974 appunto con il Tottenham non ebbero arbitraggi equi, contemporaneamente purtroppo nel mondo del calcio si apri’ anche il tristissimo capitolo della violenza efferata negli stadi europei un sinistro fenomeno che accompagno’ per molti anni le squadre inglesi e non solo … violenza che sfocio’ qualche mese dopo quella finale con il primo assassinio in uno stadio in Inghilterra, il diciassettenne Kevin Olson giovane tifoso del Blackpool venne accoltellato a morte dietro la Spion Kop di Bloomfield Road in una partita contro il Bolton.
Tornando a quella drammatica serata ho avuto anche una dichiarazione di un tifoso inglese, che ringrazio, Dave Thomas presente alle due partite di quella finale che cosi’ mi ha raccontato “Gia’ a Londra c’erano stati incidenti tra le tifoserie gli olandesi tornarono a casa con i vetri dei pullman completamente frantumati, il ritorno a Rotterdam fu allucinante le due fazioni probabilmente si erano accordate per gli scontri, dopo un viaggio allucinante attivati allo stadio c’erano gia’ violente colluttazioni una volta dentro il nostro settore gli olandesi più esagitati ci tirarono i sedili delle tribune e i nostri tifosi cercarono lo scontro fisico, la polizia olandese ci chiuse i cancelli dietro e non potemmo scappare, i tifosi olandesi piu tranquilli ci dissero di scavalcare o aggirare l’ostacolo…..ma era una carneficina …i bambini venivano passati tra i settori con sotto un vuoto di oltre 10 metri prima che il padre potesse scavalcare e raggiungerli..appena finita la partita scappammo, fuori era pieno di ambulanze…e’ stato terribile non lo dimenticherò mai”.
Sono passati cinquant’anni da quella terribile finale, il destino ha voluto che dieci anni dopo gli Spurs conquistassero quella tanto sospirata Coppa UEFA, con l’amico Paul Miller protagonista di un prezioso goal di testa nella partita di andata contro l’Anderlecht ed io, oggi nel 2024, incredibile, ho avuto la fortuna e il privilegio di poter avere da John Pratt, uno dei protagonisti in campo di quella drammatica “Battaglia”, una importantissima testimonianza.
dal blog "𝑳𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒂𝒍𝒄𝒊𝒐" di Filippo Galli
9 ottobre 2026
FIRST Division🇬🇧, il calcio inglese di una volta..
Il fascino dei vecchi piccoli stadi, le pinte al pub con gli amici, il match programme della partita, le ends che si muovevano ondeggiando ai goals della propria squadra, il pallone 18 panels rigorosamente bianco, il portiere con la maglia verde ed i pantaloncini come quelli dei compagni, il profumo forte degli hot dog con cipolla nei dintorni dello stadio oppure l'amarissimo Bovril, per i più "vecchi" i rumorosissimi turnstiles oppure.. i totalisator a lato dei campi di gioco? atmosfera unica, irripetibile..
Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..
Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..
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