Visualizzazione post con etichetta Luca Ferrato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luca Ferrato. Mostra tutti i post

27 gennaio 2025

PAUL VAESSEN. Eroe per una notte



Mi chiamo Paul, Paul Vaessen. Sono nato a Gillingham nel 1961 in una famiglia proletaria, dove mio padre Leon gioco’ a calcio, sia per il Millwall che per il Gillingham.
Dopo che ci siamo trasferiti a Londra , anch’io ho coronato il mio sogno di entrare a far parte di una squadra professionistica , e nel 1977 sono stato acquisito dall’Arsenal.
Ho debuttato nelle fila dei gunners il 27 settembre 1978, era un match di coppa UEFA, una notturna contro la Lokomotive Lipsia, compagine non male ai tempi.
Il debutto in Prima Divisione (se non sbaglio ora la chiamate Premier League o Premiership) e’ avvenuto solo sul finire di quella stagione, il 14 maggio 1979 per la precisione , in un derby contro il Chelsea. Proprio nell’estate del 1979 firmai il mio primo contratto da professionista. Ora ero diventato veramente un calciatore dell’Arsenal!

Nella stagione 1978/79 segnai 5 gol collezionando 13 presenze ma ,cio’ che mi ha reso famoso nella storia dei gunners, e’ avvenuto in una tiepida serata italiana. Era il 23 Aprile 1980 e allo Stadio Comunale di Torino, il mio Arsenal si giocava l’accesso alla finale di Coppa delle Coppe contro la Juventus. All’andata ad Highbury, pur pressando gli italiani per quasi tutta la partita, eravamo usciti dal campo con un poco rassicurante 1 a 1. Io non ero sceso in campo neanche per un minuto e la stessa sorte, almeno inizialmente, mi tocco anche a Torino. La partita fu’ molto combattuta anche al ritorno ma il risultato non si sbloccava e noi cominciavamo ad innervosirci. 
Che sfiga, avremmo perso la possibilità di disputare la finale solo per la regola dei gol segnati in trasferta! Al 75° minuto però, il nostro coach Don Howe, mi disse di prepararmi velocemente perche’ sarei entrato molto presto. Cosi’ fu e nel successivo quarto d’ora successe ciò che mi avrebbe cambiato la vita, o almeno era quello che credevo all’epoca. Giusto il tempo di posizionarmi in campo, dare un occhio ai ragazzi e dalla fascia arriva un cross di Graham Rix. Io guardo il tiro partire e mi dico: ”Dai Paul , buttala dentro”.
Non era certo la mia specialità il colpo di testa, ma al 77° minuto di “quella“ semifinale di coppa, colpisco la palla come non avrei più fatto e la spedisco alle spalle del grande Dino Zoff. 1 a 0 per noi e palla al centro!
Di quel momento in cui la palla e’ in rete ricordo soprattutto il silenzio dello stadio, i cori degli italiani che si interruppero e lo spicchio di curva biancorossa che  impazzì di gioia. Eravamo in finale e a Bruxelles l’Arsenal l’avevo portato proprio io. 
Piu’ tardi venni a sapere che quella era la prima volta che la Juventus era stata sconfitta fra le proprie mura da una squadra inglese. E il tabellino sul giornale era li’ che parlava chiaro: ”Gol decisivo di Paul Vaessen”Non importa che poi quella finale la perdemmo malamente ai rigori con il Valencia, anche perchè io assistetti ai 120 minuti piu’ rigori dalla panchina.
Ora questa storia mi piacerebbe finirla qui, ma da quel momento iniziò il declino della mia breve carriera e, conseguentemente, della mia vita. 

Nel 1982 mi infortunai seriamente ad un ginocchio durante un derby con il Tottenham, cosi’ che saltai interamente tutta la stagione 1982-83 e l’estate seguente, quando avevo appena 21 anni, fui costretto al ritiro dall’attivita agonistica. In tutto avevo segnato 9 gol in 39 partite con i Gunners. L’Arsenal non fece molto per aiutarmi, ma d’altre parte non saprei neanche dire cosa avrebbero potuto fare. In fondo avevo 21 anni e ancora tutta una vita davanti. 
Provai a fare il postino ma in quel periodo incontrai anche cio’ che mi avrebbe affossato definitivamente, la droga. Penso che vada benissimo fare lavori come il postino, l’idraulico o l’operaio quando da giovane inizi a farlo, ma vi assicuro che non e’ facile quando hai fatto il calciatore nell’adolescenza ed ora, quando imbuchi le lettere, le persone del quartiere si danno di gomito e sussurrano ”ma si è proprio lui, è quello che ha giocato nell’Arsenal.. guarda come si e’ ridotto”.
Cosi’, essendo ormai diventato, un consumatore di droga, dovevo fare anche piccoli furti per assicurarmi la dose quotidiana, visto che con il lavoro non guadagnavo abbastanza (il vizietto mi costava circa £125 al giorno). Cio’ mi portò a conoscere anche il carcere per ben sei volte.
Mi lascio’ anche mia moglie e si portò via con se’ mio figlio Jamie. Stavo veramente toccando il fondo, avevo bisogno di uno scossone, dovevo reagire.
Nel maggio 1993, dopo aver preso coscienza definitivamente di essere un tossicodipendente, mi feci ricoverare per due mesi in una clinica a Bexleyheath. Uscito da li’ mi trasferii ad Andover, dove conobbi’ Sally Tinkler. Anche lei aveva già una figlia, la piccola Abigail di due anni. Vivemmo li’ per un anno prima di trasferirci a Farnborough per stare piu’ vicini alla sua famiglia. Stavo riscoprendo la felicita’ e con Sally avemmo anche un figlio tutto nostro, Jack.
Fu in quel periodo, a meta’ degli anni 90’, che scoprii Dio e cercai di ricollocarmi nel mondo del lavoro, seguendo un corso per fisioterapisti sportivi.
I terribili dolori al ginocchio e i fantasmi del passato pero’, mi fecero tornare alla droga con conseguente deterioramento dei rapporti con Sally.
Cosi’ feci di tutto per rovinarmi la vita un’altra volta. Lasciai Sally e i bambini e mi trasferii a Bristol da mio fratello. Proprio li’ un fredda mattina di agosto nel 2001, il mio amico Jason Murphy mi trovo’ senza vita nel bagno che condividevo con mio fratello. Era l’8 di agosto. 
Il coroner nei giorni successivi dirà che si e’ trattato di una morte dovuta ad overdose di eroina. Era l’8 di agosto, avevo appena quarant'anni. Ora spero solo che, i tanti ragazzi che gremiscono il nuovo stadio costruito ad Ashburton Grove, e che si vantano dei successi ottenuti dalla loro squadra, si ricordino che un viaggio a Bruxelles ai loro padri e amici più grandi, e’ stato offerto tanti anni fa da un ragazzo come loro, con uno strano cognome olandese, un certo Paul, Paul Vaessen.
di Luca Ferrato, da "UK Football please" (dicembre 2006)

20 novembre 2024

THE DEBENHAMS CUP, Don’t look back in anger.


Ci fu’ un tempo in Gran Bretagna, nel quale si pensava che piu’ tornei si sarebbero creati e piu’ la gente sarebbe corsa negli stadi, riversando enormi quantita’ di sterline nelle casse dei clubs.
Con questo intento fu creata la stessa League Cup che dal 1967, per cercare di darle ancora piu’ importanza, fu deciso di assegnarla con finale unica a Wembley, invece della doppia finale di andata e ritorno che sa tanto di Coppetta Italia.
Ci furono pero’ trofei ben piu’ sconosciuti che vennero creati , si giocarono per qualche stagione e scomparvero poi nel dimenticatoio, con poco rammarico da parte dei tifosi d’oltremanica.

In un numero precedente avevo gia’ parlato della Texaco Cup, organizzata ad inizio anni 70’, con l’obiettivo di coinvolgere tutte le squadre britanniche che nel campionato precedente non avessero raggiunto la qualificazione alle coppe europee. Quando , ad inizio anni 80’ , la finale venne disputata fra il Chesterfield e il Notts County, si penso’ bene di lasciar perdere.
Dello stesso periodo fu anche l’ideazione della Watney Cup , una trofeo assegnato ad inizio stagione in cui i contendenti erano le due squadre che l’anno prima avevano segnato piu’ goal nelle prime due divisioni inglesi. In questa competizione si introdusse, con qualche anno di anticipo rispetto alla Nasl americana, l’utilizzo degli shoot outs in caso di parita’ al 90’ e l’applicazione del fuorigioco solo all’interno dell’area di rigore. 
Nella prima finale il Derby County distrusse il Manchester United con un perentorio 4 a 1. Il trofeo si gioco’ per sole quattro stagioni con l’ultima coppa che venne assegnata allo Stoke City.
All’inizio degli anni ottanta l’interesse della F.A. era sempre piu’ quello di coinvolgere i clubs di serie minori in competizioni ad eliminazione diretta. In questo scenario va vista la creazione della Football League Group Cup (1981-82) e della seguente Football League Trophy (1982-83). 
Il trofeo fu’ poi rilanciato con il nome di The Associate Members Cup che a sua volta nel corso degli anni cambio’ continuamente nome: da Freight Rover Trophy a The Sherpa Van Trophy, da Leyland DAF Cup ad Autoglass Trophy e per finire con Auto Windscreens Shield e ora LDV Vans Trophy!

















La coppa che pero’ ebbe forse il minor successo fu’ forse la Debenhams Cup che venne giocata fra le squadre delle divisioni minori che nella stagione precedente si erano spinte piu’ avanti nella FA Cup. 
Nel 1985 poi, in seguito all’esclusione dei club inglesi dalle coppe europee per le note vicende dell’Heysel, fu’ ideata la Screen Sport Supercup, un torneo che comprendesse i sei club inglesi che non si era potuto iscrivere alle coppe europee. Nella prima finale il Liverpool batte’ l’Everton, con un 3 a 1 casalingo , ribadito da un ancor piu netto 4 a 1 a Goodison Park.
Nel 1988 la FA celebro’ il suo centenario e a Wembley si disputo’ una due giorni calcistica che coinvolse tutti i club delle divisioni professionistiche. La competizione,denominata Centenari Festival, era ad eliminazione diretta e le squadre si affrontavano in minipartite di 10 minuti ciascuna.
A conclusione dei festeggiamenti per il Centenario fu’ disputato il Centenary Trophy, in cui l’Arsenal batte’ il Manchester Utd in un Villa Park praticamente deserto.
di Luca Ferrato, da UKFP (settembre 2006)

17 ottobre 2024

The story of the Texaco Cup.



Quasi nessuno ne sa niente. Quasi nessuno l’ha mai sentita nominare. 
Eppure per i tifosi del Newcastle questa coppa ha ancora un significato particolare. Basti pensare che, avendola vinta nell ultima edizione del 1975, la Texaco Cup rimane l’ultimo trofeo vinto dai Magpies negli ultimi trent’ anni.
Questa competizione nasce nella stagione 1969-70 riunendo squadre inglesi, scozzesi e irlandesi sia del sud che del nord che non si erano qualificate per le coppe europee (le squadre gallesi non hanno mai partecipato perchè in quel momento non esisteva un campionato in Galles).
Le compagini irlandesi restarono molto poco all’interno della manifestazione, appena due anni, poi adducendo motivi essenzialmente “politici” se ne uscirono dando vita a una Texaco Irish Cup che ovviamente ebbe ancora meno successo della coppa originale.
Durante i cinque anni di vita della competizione le scozzesi solo in due occasioni riuscirono a raggiungera la finale. 
Nel 1970 gli Heart of Midlothian persero all’ultimo round contro il Wolverhampton mentre l’ anno successivo la stessa sorte tocco all’Ardrie sconfitto in finale dal Derby County, una potenza in quegli anni.
L’anno successivo, il 1973, vide all’atto conclusivo un sentitissimo derby dell’East Anglia con l’ Ipswich Town che, dopo due match combattutissimi, riusci a prevalere sugli acerrimi nemici del Norwich (nella foto la presentazione della finale).

Nel 1974 e nel 1975 furono i Magpies a monopolizzare la scena. Il primo anno aggiudicandosi l’unica finale unica della Texaco Cup 2 a 1 contro il Burnley e l‘anno successivo infliggendo una dura lezione al Southampton.
Proprio in quell’ anno, la compagnia petrolifera Texano, chi non ricorda il nome stampato sui cartoncini della pubblicità attorno allo stadio del Subbuteo decise di sospendere la sponsorizzazione del torneo, visto anche lo scarso seguito di pubblico. 
La competizione pero’ non sparì e si rigenero come Anglo-Scottish Cup riuscendo così a sopravvivere per ulteriori sei anni.
Le compagini inglesi che vi parteciparono pero’, diminuirono sempre di livello e la finale del 1981 fra Chesterfield e Notts County, con i primi vincitori dopo avere eliminato in semifinale nientepopodimeno che i Rangers di Glasgow, mise il classico punto esclamativo sulla Texaco Cup.
Moriva cosi una competizione interbritannica che lo scarso interesse di pubblico, l‘inizio della congestione del calendario internazionale e l’ aumento di importanza delle coppe europee, avevano ormai reso arcaica e obsoleta.
di Luca Ferrato, da UKFP (marzo 2006)

5 settembre 2024

MANCHESTER CITY, WE LOVE YOU CITY! WE DO..

Pensate a un milanista che si sente chiedere: ”Dove ti trovavi durante la notte di Barcellona dell’89?” O ad un interista: ”Dov’eri quando Mattheus scoccava il tiro che trafiggeva il napoletano Giuliani regalando l’ultimo scudetto ai nerazzurri?”

























Ebbene
un tifoso del Manchester City ricordera’ con la stessa intensita’ il maggio del 1999! Si si avete capito bene, proprio quel mese di quell’anno che ha permesso allo United di portare a compimento il fantastico Treble (Premiership, FA Cup, Champions League).
Eh si, perche’ pochi giorni dopo che il popolo dei Red Devils aveva invaso Barcellona, quello dei “Citizens” ha fatto altrettanto presentandosi in 39.000 davanti ai cancelli di Wembley per lo spareggio dei playoff per accedere alla First Division 1999/2000.
Il Manchester City si trovava di fronte il Gillingham, dopo aver affrontato un anno turbolento con Wycombe Wanderers e Oldham Athletic due squadroni capaci di violare Maine Road.

Torniamo pero’ a quel pomeriggio di Londra e ad una partita che stenta a decollare e rimane piuttosto noiosa fino ai minuti finali. Infatti all’80° minuto con un colpo di scena passa in vantaggio il Gillingham che cinque minuti piu’ tardi addirittura raddoppia ponendo una pietra tombale sulle speranze del City di tornare almeno in purgatorio. 
Cosi’ ,una parte del pubblico Citizens (non molti per la verita’ ma nell’ordine delle 3.000 unita’) lascia gli spalti dell’Empire Stadium mentre la maggior parte della curva azzurra intona un commovente: ”We love you City,We do”
A 20 secondi dal termine dei 90 minuti regolamentari pero’, Kevin Orlock insacca quello che in nove casi su dieci e’ il classico gol della bandiera. Appena il pallone torna a centrocampo il quarto uomo espone il cartello con il recupero, 5 minuti. Insolitamente lungo per le abitudini britanniche. Cosi’,con i tifosi del Gillingham che invitano veemente l’arbitro a fischiare la fine e quelli del City che cercano di spingere avanti i loro guerrieri, al 94°minuto lo scozzese Paul Dickov con un tiro da posizione angolata che passa in mezzo alle gambe di un paio di difensori, infila la porta di Vince Bartram (quest’ultimo gia’ votato dai giornalisti come “Man of the Match”). Piccola curiosita’: Bartram, vecchio amico di Dickov, era stato suo testimone al matrimonio..
A questo punto si assiste a scene di autentica follia anche da parte dei tifosi del City che ormai avevano abbandonato lo stadio; infatti alcuni lasciano l’auto in mezzo alla strada per rientrare all’interno dell’impianto, uno addirittura raggiunto dalla notizia del pareggio tira il freno di emergenza di un treno del metro’, altri invece preferiscono assistere ai supplementari dai pubs circostanti lo stadio, lasciando che altri presenti negli stessi pubs e che non avevano assistito alla partita, potessero entrare per godersi il resto dello spettacolo. 
Durante i supplementari non succede null’altro e cosi’ si arriva inevitabilmente ai calci di rigore. Qui i tifosi del City temono che il miracolo quasi compiuto si possa interrompere sul piu’ bello visto che durante l’anno i Blues avevano collezionato una lunga serie di errori dal dischetto e che il giovane portiere Micky Weaver non era mai riuscito a pararne uno. 
Si e’ capito subito pero’ che questa e’ una giornata destinata ad entrare nella storia del City e cosi’ Weaver si erge ad eroe e para quattro rigori, dando la vittoria e la gloria alla sua squadra. Il tripudio a questo punto e’ totale, forse smisurato per chi giudica il calcio da latitudini nostrane visto che si tratta solo del passaggio dalla Second alla First Division (ai tempi la nostra serie B) di una nobile decaduta. 


Chi pero’ ha una seppur minima conoscenza della realta’ calcistica britannica sa che la passione dei tifosi e’ autentica piu’ che mai, che gli stessi tifosi che ora impazziscono di gioia sono gli stessi che avrebbero applaudito la squadra anche in caso di sconfitta; sono i medesimi che si sarebbero ripresentati in massa all’inizio della nuova stagione anche in Second Division; sono ancora gli stessi Roberto Gotta docet che battono i nostri “ultras” dieci a zero in sostanza e perderebbero con lo stesso punteggio in apparenza; sono insomma, quelli che sostengono sempre e comunque la squadra e questo vale ovviamente per tutte le tifoserie d’oltremanica. 
Chi scrive ha assistito nel 2003 a un QPR-Sheffield Wednesday di Secon Division a Loftus Road (vittoria dei londinesi per 3-0 n.d.a.) con 18.000 spettatori di cui piu’ di tremila del Wednesday che alla fine si sono uniti in un lungo applauso ai contendenti. 
O come non ricordare i tifosi dello Stoke City che durante la sconfitta per 6 a 0 a Nottingham con il Forest nella stagione 2002-2003 sullo 0 a 4 hanno iniziato a cantare: ”We’re gonna win 5-4”, poi :”We’re gonna win 6-5”e “We’re gonna win 7-6”,per concludere con un “It’s just like watching Brazil” sempre sulle note della celeberrima Blue Moon. 
Oppure ancora i tifosi del Leeds che invadono il campo all’ultima giornata ,che sancisce la loro retrocessione e portano in trionfo un Alan Smith in lacrime.
Ebbene, tutto questo e’ passione per il calcio inglese e tutti noi siamo convinti che nessun Murdoch, nessun Abramovich, nessuna partita alle 12.00pm., nessuna sosta natalizia, nessun stadio “all seated” ce la possano togliere.
di Luca Ferrato, da UKFP (settembre 2004)
Altri tempi.. gli sceicchi ancora dovevano arrivare a Manchester!
Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e non può quindi essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/03/2001. L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti che siano lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima. Le foto di questo blog sono pubblicate su Internet e sono state quindi ritenute di pubblico dominio. Se gli autori desiderano chiederne la rimozione, è sufficiente scrivere un'e-mail o un commento al responsabile del sito.