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5 febbraio 2026

"VIAGGIO STUDIO nel CALCIO INGLESE" di Vincenzo Felici

Siamo nell'Agosto del 1953 e Luigi Bonizzoni, allenatore del Brescia, usufruisce della bonaria liberalità del suo Presidente Piercarlo Beretta, erede della più antica casa industriale di armi del mondo, per recarsi nel Regno Unito e studiare i metodi di allenamento dei calciatori inglesi. 
Legge la lingua anglosassone senza grandi difficoltà, ma non la parla affatto ed è aiutato, durante la trasferta di quindici giorni, dal noto giornalista sportivo Brian Glanville.

Quasi tutto il tempo (all'infuori di una visita a Peterborough, per incontrare il suo ex giocatore irlandese Paddy Sloan) lo trascorre presso
"Highbury", lo stadio londinese dell'Arsenal, per tenere d'occhio una singola Società durante i suoi allenamenti. 
Trova giovamento da Glanville come interprete nelle conversazioni con Tom Whittaker, manager dei "Gunners", che gli manifesta un naturale ed autentico amore per l'Italia. 
Poi con Walley Barnes, il terzino destro Capitano della Nazionale gallese e con Jimmy Logie, la mezzala tascabile della Nazionale scozzese e principale molla di propulsione della squadra. Incontra pure George Male, che quattordici anni prima aveva ricevuto a Milano un fragoroso pugno da Silvio Piola, Jack Crayston (raffinato mediano destro dei "Tre Leoni") e l'altro l'allenatore Alf Fields, che perlomeno parla un poco italiano..

La conversazione più fruttuosa è quella con l'ala destra Freddie Cox, che sta lasciando l'Arsenal per diventare giocatore-allenatore del West Bromwich Albion e custodisce molti dei segreti del calcio d'oltremanica. Lo vorrebbe con sè per allenare i giovani bresciani e riceve la conferma che l'unica preoccupazione dello staff tecnico dell'Arsenal è quella di dare ai calciatori abbastanza fiato affinchè durino per novanta minuti, visto che sono costretti a giocare per due terzi della stagione su terreni pesanti e la resistenza diventa la preoccupazione primaria. Bonizzoni nota subito che in Italia c'è più irreggimentazione nei metodi, mentre in Inghilterra si presta meno dedizione alla ginnastica, benchè i biancorossi svolgano esercizi ginnici sotto la guida di un istruttore qualificato, che comunque li fa correre all'infinito. Ogni mattina i giocatori si ritrovano sulla pista in scarpette da podisti e mostrano uno stile di corsa che differisce enormemente da quello che in Italia è prevalente.

I Gunners tendono a prendere spinta all'indietro, mentre la principale azione delle gambe dei nostri parte da davanti. Gli inglesi raggiungono la palla inclinati leggermente in avanti e in posizione ottimale per giocarla. Il gioco di testa, visti i molti salti ad ostacolo che praticano, permette loro di arrivare per primi sulle palle alte, senza imprimere eccessiva forza.

Per quanto riguarda il modo di correre, le istruzioni più precise vengono date loro dal noto velocista Guy Butler, vincitore di quattro medaglie ai Giochi Olimpici. Egli mostra il corretto uso delle gambe e delle braccia, che devono muoversi verticalmente indietro ed avanti come due stantuffi, mai attraverso il corpo. Nel gioco aereo invece vengono sviluppati preminentemente i muscoli del collo, che devono raggiungere l'adeguata robustezza. Questo viene ottenuto giocando a tennis con la testa stessa e cercando di colpire i palloni pendenti da una sbarra, appesi a varie altezze. Il mediano destro Alex Forbes e la mezzala sinistra Doug Lishman, principali cannonieri della squadra, svolgono questo training continuamente. 
In Italia molto probabilmente, pur seguendo esercizi simili, non si presta medesima attenzione al movimento del tronco e del collo. Ciò spiega la superiorità britannica in quel tipo di gioco. L'allenatore italiano viene incuriosito pure dal tavolato per i tiri: una struttura su cui sono disposti abilmente pezzi e schegge di legno, da cui il pallone rimbalza con angoli sempre molto differenti. Ma il punto debole del sistema di allenamento non gli sfugge: la mancanza di un adeguato addestramento sul pallone. Whittaker ritiene che il controllo sulla palla si acquisti quando il giocatore è un ragazzino di otto-nove anni e gioca con una pallina da tennis in un angolo di strada o su un prato. Ma non si tratta che di una affermazione parziale. Infatti il tecnico bresciano vede all'opera anche Jimmy Hogan con i giovani del Brentford, traendo convinzione che il controllo della sfera si può ottenere a qualsiasi età, solo grazie a costante addestramento.
L'italiano passa attraverso le stanze della Direzione, con le sue imponenti poltrone di cuoio verde, marcate dal glorioso simbolo dell'Arsenal e nota come tutto in quel luogo sia magistralmente pianificato a dovere; con grande scrupolosità, ma parimenti con estrema libertà per il manager. Insomma, nei tecnici inglesi viene riposta una pazienza e una fiducia che in Italia non trovano medesima corrispondenza. Nel Bel paese la sensazione di essere sotto controllo incute ansia, intacca la necessaria spensieratezza per raggiungere il meglio, alla ricerca frenetica di quel risultato che viene conseguito con ossessività davvero spropositata. Luigi Bonizzoni lascia così la patria del football arricchito, certo di aver ricavato una esperienza sufficiente a riprodurre un metodo a metà strada tra quello delle due scuole di pensiero.
di Vincenzo Felici

18 dicembre 2025

"SEAN CONNERY. Non solo James Bond" di Vincenzo Felici

Da sempre il nome di Sean Connery è associato al cinema hollywoodiano di primo livello. il 31/10/2020 all'età di novanta anni, consacrato dal personaggio di James Bond, ma legato ad altre pellicole di indiscusso spessore internazionale come "Il nome della rosa", "Gli intoccabili", "Caccia a Ottobre Rosso", ecc..

È stato, da buon britannico, un grande appassionato di calcio e come ogni scozzese che si rispetti, tremendamente orgoglioso delle sue origini. Il primo 007 non si è limitato a seguire un percorso da tifoso alquanto bizzarro ( inizialmente tifava per il Celtic Glasgow, per poi passare clamorosamente agli odiatissimi cugini dei Rangers, quando questi, a differenza dei biancoverdi, gli regalarono dei tagliandi per assistere a uno dei tanto ambiti "Old Firm" ) ma ha avuto addirittura la chance di intraprendere l'attività di calciatore.

Nel 1953 Connery aveva una parte nella commedia musicale "South Pacific" che lo portò in tournèe in varie località, fra cui Manchester. Lì catturò le attenzioni di Matt Busby, indimenticabile tecnico dei "Red Devils" durante quegli anni. Busby, impressionato dalle qualità fisiche di Sean, in posizione di ala destra, al termine di una partita di prova gli offrì un contratto da 25 Sterline a settimana. L'attore, seppur lusingato, rifiutò la proposta: "per uno scozzese come me, sarebbe stato il massimo in quanto, grazie ad esso, avrei potuto esportare il mio nazionalismo. Ero tentato fortemente di accettare la proposta del Manchester United, ma avevo già ventitrè anni e quando pensai che un calciatore finisce la propria carriera intorno ai trenta, decisi di continuare a fare l'attore."

Vista la sua carriera cinematografica, viene da pensare che la scelta si sia rivelata quanto mai azzeccata, difficilmente infatti una onesta carriera calcistica avrebbe potuto regalargli le medesime soddisfazioni donategli dalla macchina da presa. C'è comunque da dire che per essere notato da uno dei tecnici più importanti della storia del calcio, sicuramente Connery dovesse avere del talento sin dalla tenera età. Prima di diventare la star che tutti conosciamo, Sean giocava nel modesto Bonnyrigg Rose, squadra dilettantistica che prende il nome per l'appunto dalla città di Bonnyrigg, alle porte di Edimburgo. 

A chi gli chiese conto dei suoi trascorsi calcistici, oltre a confermare l'approccio con lo United, l'attore precisò che non avrebbe mai avuto alcun abboccamento col Celtic Glasgow, ma fu piuttosto contattato per un provino dai professionisti dell'
East Fife, declinando anche in questo caso l'offerta. Si narra anche di un trafiletto del giornale locale "The Dalkeith Advertiser", che riportò come in occasione di un incontro della Scottish Junior Cup perso per 3-1 dai suoi contro il Broxburn Athletic, Connery siglò il goal della bandiera per i suoi con un gran tiro da 28 metri. Correva l'anno 1951, lo stesso in cui divenne aiutante nel backstage del King's Theatre iniziando la sua carriera da uomo di spettacolo. Il Connery calciatore, secondo altri, era invece tutt'altro che una promessa incompiuta. A far luce sui suoi trascorsi calcistici fu un certo Nat Fisher, addetto alla raccolta degli indumenti sportivi nel post partita, che nel 2005 venne chiamato in causa dal periodico "Mud & Glory". L'aiuto magazziniere non conserva sicuramente un gran ricordo dell'attore dal punto di visto tecnico: "era più attratto dalle eleganti giacche in velluto a coste che dalla casacca in stile Arsenal del Bonnyrigg" racconta Fisher. "Per ciò che ricordo Sean non giocava spesso, la squadra non era granchè e quando lui fu svincolato anche altre due ali destre andarono incontro alla stessa sorte. Trovo difficile credere che fosse bravo a sufficienza per meritare un provino con l'East Fife, ritengo sia corretto dire che non era il più tosto dei giocatori; quando andavamo a giocare in posti come Armadale e Whitburn, i difensori avversari lo scalciavano ripetutamente e lui non gradiva affatto." 

Il Bonnyrigg Rose è l'unica squadra in cui Connery abbia realmente giocato. Per i suoi due allenamenti settimanali gli venivano riconosciuti cinque scellini e il rimborso spese per raggiungere il campo. Terminata la sua esperienza con gli scarpini da gioco, non avrebbe più messo piede sul terreno verde. Però la passione di Sean, a dispetto dei tanti impegni professionali, non si è mai del tutto assopita: si hanno tracce della sua presenza in una rappresentativa di Celebrity All Stars che disputò varie gare a scopo benefico tra la seconda metá degli anni Cinquanta e la prima dei Sessanta. Concludendo, non è facile capire se il talento calcistico di "James Bond" fosse tale da garantirgli un futuro da professionista, ma tutto lascia pensare che difficilmente, correndo dietro ad un pallone, avrebbe raggiunto la fama mondiale consacrata dalle sue doti recitative. Le sue stesse parole, dense di ironia, descrivono alla perfezione il concetto: "magari non sono un buon attore, ma sarei comunque peggio se decidessi di fare qualsiasi altra cosa". Ci piace ricordarlo per il suo stile elegante, notato spesso divertito sulle tribune dell' "Ibrox Park" a sostenere i suoi Rangers.
di Vincenzo Felici

25 novembre 2025

"SEASON. La nuova stagione" di George Harrison (Blu Atlantide), 2025

“Le loro vite si intersecavano solo allo stadio, ed era in queste occasioni che si scambiavano commenti sul tempo e sul calcio. Non consideravano il loro un rapporto d’amicizia. Non si erano mai neanche presentati. Però, ogni tanto, la vita oltre lo stadio aveva preso a insinuarsi nelle loro conversazioni, e in quelle brevi finestre di tempo passato assieme ognuno dei due aveva iniziato a riconoscere aspetti dell’altro riflessi negli occhi, nei discorsi o nei modi… Entrambi anelavano a un senso di appartenenza e a uno scopo che finora soltanto il campo era stato in grado di regalargli”. Due uomini, uno, il Giovane, di poco più di vent’anni, l’altro, il Vecchio, molto più anziano: entrambi tifosi della squadra della loro città, che ogni anno naviga tra la media e la bassa classifica. Entrambi ogni stagione calcistica rinnovano il proprio abbonamento allo stadio, ma per puro caso con l’inizio della nuova stagione si ritrovano vicini di posto. Così man mano che il campionato procede, iniziano a condividere esultanze e delusioni, cominciano a conoscersi e a diventare amici. Nel frattempo la classifica si fa preoccupante e nuovi e vecchi giocatori non sembrano in grado di migliorare la situazione. Da parte loro, sia il Vecchio che il Giovane si trovano ad affrontare problemi personali ed eventi inaspettati, ma nonostante tutto il pensiero della prossima partita, e dello stadio, dà loro un motivo per andare avanti, e sperare. Nella salvezza della propria squadra e, chissà, in giorni migliori. E intanto entrambi non sono più soli.

“Un bellissimo romanzo sul bellissimo gioco” Jonathan Pearce

Per dieci mesi all'anno, due uomini sono attratti dai posti adiacenti in uno stadio, portando il peso della vita e riversando tutte le loro speranze nella loro amata ma malandata squadra. Orfano di padre e irrequieto, il Giovane sta cercando di coltivare una nuova relazione precaria e di trovare il suo posto nel mondo. Il Vecchio, sempre più isolato mentre si prende cura della moglie ormai in fin di vita, sa di avere ben poco da aspettarsi dalla vita. Nessuno dei due tifosi è un gran chiacchierone. Tuttavia, in un lento susseguirsi di cenni, silenzi e conversazioni caute, i due stringono una timida amicizia che supera il divario generazionale. Raccontato attraverso trentotto capitoli, uno per ogni partita della stagione della Premier League, Season è uno studio lirico, ipnotico e delicatamente edificante sulla solitudine e la mascolinità moderna. Molto più che un semplice racconto sul calcio, celebra il ruolo curativo, unificante e esasperante dello sport ritualizzato nella vita della gente comune.

13 novembre 2025

"LA PRIMA VOLTA" di Stefano Faccendini

In seguito alla pubblicazione del libro “Sogni e realtà” sul calcio inglese e la FA Cup, mi sono trovato a rispondere a qualche domanda relativa a questa mia passione. Quando è iniziata, perché, a quante partite sono stato, quali squadre seguo. 
Le risposte non sono sempre agevoli come sembrano, un po’ perché non ho contato, un po’ perché le ignoro. Una cosa ricordo bene, la mia prima partita dal vivo. Era il dicembre 1989. Stavo passando un mese su questi lidi per imparare la lingua, visto che le poche ore di scuola non mi permettevano di arrivare al livello necessario per leggere Match e Shoot senza vocabolario accanto. Non ricordo bene come ma mi ritrovai in un paesino sulla costa, Lancing, non troppo lontano da Brighton. Fu all’arrivo lì, di notte, con l’ultimo treno, che feci conoscenza con l’apertura esterna delle porte descritta anche nel libro pubblicato qualche mese fa. Tre weekend, tre partite. Chelsea, Spurs, Arsenal. Tre nomi da brivido. Biglietti comprati al botteghino, entusiasmo alle stelle, quello di quando pensi di sognare ad occhi aperti.

La prima partita è a Stamford Bridge. Arrivo la mattina presto. Da Victoria Station me la faccio a piedi, sono quasi cinque Km ma voglio vedere tutto, in metro non vedrei nulla. Camminando in un negozio di libri usati vedo un Rothmans dell’anno prima in vendita per un paio di sterline. La reazione è quella da primo premio nella lotteria di capodanno. Passerò mesi a studiare nomi, soprannomi e record di ogni club delle prime quattro serie del calcio inglese. Fa un freddo cane, sono bardato come si deve ma nei pressi dello stadio vedo gente con la maglia a maniche corte del club e basta. Rimango affascinato. Il programma lo accarezzo come fosse la Sacra Sindone. L’odore degli hot dog cucinati con cipolle talmente grandi che pensavo fossero patate fritte mi riempie le narici e tutt’oggi, ogni volta che lo sento appropinquandomi nei pressi di uno stadio, vengo ricatapultato 30 indietro a quel pomeriggio.

Del Wimbledon non era molto che si parlava ma avevano vinto la FA Cup ai danni del Liverpool un anno prima. Nonostante questo tutti, ogni anno, si aspettavano, e si auguravano, che sparissero dalla First Division
. Erano sempre guardati e giudicati con sufficienza. Io feci lo stesso sbaglio quel due dicembre 89, soprattutto quando Kerry Dixon portò in vantaggio i padroni di casa dopo neanche un minuto. Il Chelsea aveva in squadra, oltre ad uno dei centravanti più in forma del momento, gente come Tony Dorigo, Micky Hazard, Graham Roberts e Ken Monkou. In porta avevano Dave Beasant, il grande ex della partita. Un minuto dopo Terry Gibson aveva ristabilito la parità. A fine primo tempo il risultato era 2-3 ma nella seconda parte non furono i giocatori di casa a farsi onore quanto piuttosto quelli in trasferta a divertirsi. Il punteggio finale fu di 2-5 con una doppietta ciascuno per Gibson e Dennis Wise, anche lui di lì a poco eroe dei Blues, più ciliegina dell’eterno vecchio Alan Cork.

Osservavo tutto, il settore ospiti composto da semplici gradoni scoperti, la famosa Shed, piena, dalla parte opposta. Il resto scarsamente popolato, non si arrivava a 20mila persone, ma mi sembrava il posto più bello del mondo, nonostante le macchine parcheggiate dentro lo stadio, dietro una delle due porte. Cercavo di afferrare i canti, di parlare con chi mi stava a portata di orecchio disperato di non fare la figura di un semplice curioso, magari non ero tifoso del Chelsea ma di sicuro già mi sentivo quasi un esperto di calcio inglese. Dopo 90 minuti.

Difficile descrivere il sentimento di silenziosa euforia, di appagamento, di soddisfazione in quel viaggio di ritorno verso Lancing, consapevole che in una settimana sarei tornato a vedere un’altra partita e che il mistero della maniglia esterna non mi avrebbe fatto più paura.

7 novembre 2025

"VINTAGE FOOTBALL L’epica del calcio inglese: un racconto in trenta partite" di Alessio Torluccio (Ultrà). 2025


Avete presente lo spettacolo ammaliante della Premier League? Ecco, in Vintage Football non lo troverete. Invece di stadi patinati, telecamere ovunque e giocatori atletici e luccicanti di gel potrete godere del racconto di trenta partite del “vecchio” campionato inglese, quello che si chiamava ancora First Division. Non pensate di sedervi comodi in poltrona, qui si sta in piedi, nelle standing areas, con una birra in mano ad alzare cori per la propria squadra. Qui ogni domenica c’è gente del posto che sostiene i colori locali, non ci sono social media, si tifa allo stadio, non online. Conoscerete storie epiche di piccole compagini che sfidano le grandi e ogni tanto le battono. Non entrerete nei teatri perfetti dell’Old Trafford o di Anfield, ma negli stadi un po’ decadenti di orgogliose società di provincia come il Plymouth, l’Oldham, il Sutton United, il Reading, lo Swansea o il Tranmere, oppure in quelli delle squadre di Londra meno vincenti, come il Millwall, il Wimbledon o il Crystal Palace. Ascolterete aneddoti gustosi e racconti al limite dell’incredibile, incontrerete personaggi genuini di cui troppo presto si è persa memoria. Un libro fuori moda? Certo, o meglio: un libro vintage, uno di quelli buoni per tutte le stagioni. Soprattutto questa.

10 settembre 2025

"FOOTBALL STORIES" di Walter Marcelli (Book Sprint), 2025

Un viaggio che parte dalle origini del calcio, dov’è nato ed è stato codificato; dove questa passione ha preso vita e si è alimentata e da lì si è diffusa in ogni angolo del mondo. Quarantacinque storie, le tappe di questo viaggio che inizia sulle polverose strade della Gran Bretagna del XIX secolo, nei primi stadi, quando il pallone era un macigno e si giocava su campi impraticabili, dove non si risparmiavano colpi al limite del regolamento e la tecnica era un optional. Un viaggio per conoscere calciatori, squadre e momenti passati spesso in secondo piano, ma che raccontano l’essenza di ciò che è il calcio. Storie di vittorie e di sconfitte. Imprese che hanno segnato una sorta di momentaneo riscatto per comunità che non avevano altro per cui gioire e in cui credere. Un viaggio che arriva sino all’avvento delle grandi piattaforme televisive, prima che ricchi oligarchi e fondi d’investimento prendessero il posto delle persone, stravolgendo troppo spesso l’essenza stessa del calcio.

19 agosto 2025

"HEARTLAND" di Anthony Cartwright (66thand2nd), 2013


Siamo nel pieno dei mondiali di calcio nippo-coreani del 2002 e l'onda lunga dell'11 settembre non ha risparmiato nemmeno Dudley, distretto siderurgico delle West Midlands
A pochi giorni dalla sfida tra la nazionale inglese e l'odiata Argentina, la squadra locale del Cinderheath Fc sfida la compagine musulmana della città in "una partita capace di scatenare una guerra razziale nel Black Country". L'atmosfera già satura di rancore è resa ancora più ostile dall'avanzata dello xenofobo British National Party e dal progetto di una megamoschea nell'area dove un tempo sorgevano le acciaierie. Rob - ex giocatore e insegnante di sostegno - non ha nessuna voglia di giocarla quella partita; preferirebbe trascorrere la giornata con Jasmine, una vecchia compagna delle elementari tornata da Londra, o a casa del piccolo Andre, sfregiato per difendere la sua bicicletta, o insieme al fantasma di Adnan, l'amico pakistano.

8 agosto 2025

"QUANDO ARRIVA IL SABATO. Storie di calcio britannico" di Luca Manes (Urbone), 2024

Il calcio britannico è una miniera inesauribile di storie. Tante ci avvolgono con la loro epicità dal passato, ma non mancano quelle legate ai giorni nostri, in un panorama che sta mutando, purtroppo non sempre in meglio. “Quando arriva il sabato” vi immergerà nella lotta infinita tra i vecchi nemici di Scozia e Inghilterra, vi farà entrare nella casa di George Best e nel minuscolo stadio del Clapton, vi narrerà le storie travagliate di Bury e Bolton, del feroce e poco conosciuto Cotton Mills Derby e quella infinitamente romantica del glorioso Ayresome Park inviso agli italiani, concedendovi escursioni nel mondo del rugby gallese e nella musica di Madchester, con una sana spruzzata di 2 Tone Ska dalle strade di Coventry. Perché parlare di calcio è una buona scusa per raccontare un Paese che val la pena girare in lungo e in largo, come ha fatto l'autore.

5 agosto 2025

"Per Sempre Con Noi. Tributo a Christian Lafauci" di AA.GG (Urbone), 2022

Un vuoto inspiegabile e incolmabile che ha colpito e lasciato sgomenti tanti amici e conoscenti. Lo vogliamo ricordare così, come sarebbe piaciuto a lui, con delle storie di calcio e di vita, scritte o concesse da chi gli ha voluto bene, da chi lo stimato come uomo, amico e scrittore. Trentaquattro storie ognuna diversa dall’altra ma con tanto Christian dentro.
Tutto il ricavato verrà donato per l’istituzione di una lapide e di un loculo per Christian e la madre, al cimitero di Genova. Un ringraziamento di cuore a chi ha voluto partecipare a questo progetto, in ricordo di una persona speciale.

Per sempre con noi.
Ciao Christian
.

Annotazione: L'intero ricavato della vendita di questo libro sarà utilizzato per l'acquisto delle lapidi per Christian e la mamma. Eventuali rimanenze saranno devolute in beneficenza. Grazie

27 marzo 2025

"IL MODELLO INGLESE. Il calcio come strumento sociale" di Stefano Faccendini (UltraSport), 2024

“Modello inglese” è un’espressione alla quale si ricorre spesso per definire fenomeni diversi, dal sistema repressivo generato dal pugno di ferro con cui Margaret Thatcher decise di affrontare il problema degli hooligans a quello avido e sfavillante della nuova Premier League, che ha trasformato the working man ballet in industria di intrattenimento a uso e consumo della middle class. Quasi mai, invece, viene adoperata per descrivere la propensione, molto diffusa oltremanica, a utilizzare il calcio per fare del bene. Eppure è il volto più bello che può mostrare questo sport. Che si tratti di iniziative di solidarietà o di sostegno a persone in difficoltà, il football raggiunge la sua essenza quando è veramente al servizio della propria comunità di riferimento. Non solo durante i novanta minuti della partita, non soltanto rispettando il legame tra gli spalti e il campo da gioco, ma come strumento sociale che va oltre il tifo e aiuta in modo materiale e spirituale la vita della gente. La squadra, il club, è una parte importante dell’esistenza di milioni di persone, come le storie di questo libro dimostrano, e può diventare un punto di riferimento fondamentale, un rifugio, un aiuto, una speranza. A volte la sola.

8 ottobre 2024

"LA MIA PASSIONE, IL MIO CALCIO. Per sempre con noi Vol. 2" - di AA.GG (Urbone), 2024

Sono passati tre anni da quando Christian e la madre ci hanno lasciati in modo tragico.Lo abbiamo voluto ricordare così, con un secondo volume di storie calcistiche in sua memoria.
Ventiquattro‭ ‬ racconti‭ ‬ ‭ ‬scritti‭ ‬ ‭ ‬dai‭ ‬ ‭ ‬suoi‭ ‬ ‭ ‬amici‭ ‬ ‭ ‬di‭ ‬ ‭ ‬penna, ventiquattro racconti pieni di emozione e sentimento. Il‭ ‬ ‭ ‬venticinquesimo‭ ‬ ‭ ‬è‭ ‬ ‭ ‬di‭ ‬ ‭ ‬Christian,‭ ‬ ‭ ‬un‭ ‬ ‭ ‬racconto che di fatto lo mette ancora in mezzo a noi a parlare della sua passione più grande: il calcio.
Il ricavato di questo libro andrà in beneficenza alla Band degli‭ ‬ ‭ ‬Orsi‭ ‬ ‭ ‬di‭ ‬ ‭ ‬Genova,‭ ‬ ‭ ‬associazione‭ ‬ ‭ ‬che‭ ‬ ‭ ‬si‭ ‬ ‭ ‬presta‭ ‬ ‭ ‬di‭ ‬ ‭ ‬dare sostegno‭ ‬ ‭ ‬alle ‭ ‬famiglie‭ ‬ ‭ ‬dei‭ ‬ ‭ ‬bambini ricoverati all’ospedale Gaslini di Genova. Un segno tangibile del legame fra Christian e la sua Genova.

Qui il precedente libro: 
"Per Sempre Con Noi. Tributo a Christian Lafauci" di AA.GG (Urbone), 2022

28 settembre 2024

"IL CALCIO A LONDRA" di Antonio Marchese (Edizione Efesto), 2022

"Avventure Illustrate" è un libro che racchiude vite, sogni e illusioni di persone che in un modo o nell'altro si legano alla squadra di calcio del loro quartiere. Se le quarantacinque di cui narrerò vi sembrano tante, pensate a quante ne ho lasciate indietro. Magari ci sarà una prossima volta. Il mio viaggio illustrato è pregno di emozioni contrastanti che, come nelle belle avventure, attraversa attimi di felicità pura mischiati a momenti di tristezza, un sentimento da tenere sempre in considerazione. Gioie e dolori si alternano perché il viaggio è reale.

26 settembre 2024

"GOD SAVE THE STADIUMS. Racconti, leggende e personaggi da 45 stadi del Regno Unito" di Cristiano Cinacchio (Urbone), 2023


Se si può facilmente sostenere che oggi la Premier League sia il campionato più bello, affascinante e seguito al mondo, ciò non è dovuto solo ai miliardi di pounds che finanziano ogni stagione il mondo del football d’Oltremanica. Molto è dovuto ai giocatori, ai personaggi ed alle leggende che ammantano la memoria storica delle squadre di questo paese. 
E gli stadi sono il luogo di collezione ideale di tutte queste figure.

Cristiano Cinacchio, dopo Il Diario delle Canchas Argentine e Bucarest – tra Football e Politica ci porta questa volta nel Regno Unito, a conoscere le storie narrate da 45 teatri calcistici, tra Inghilterra e Scozia. Un’opera che come sempre per l’autore vuole essere una via di mezzo tra un libro di storiografia calcistica e una guida sul groundhopping, tra storie di dirigenti, calciatori, leggende … ed una appassionata lettera d’amore calcistico ad un suo idolo d’infanzia che ci ha prematuramente lasciato ad inizio 2023.
Con la preghiera al Dio del Football che salvi i nostri catini dei sogni: God Save the Stadiums!

4 settembre 2024

"INGHILTERRA ALL'ULTIMO STADIO, Viaggio nel calcio inglese" di Stefano Boldrini (Sport.doc), 2024


Londra, Manchester, Liverpool, Newcastle, Belfast, ma anche Crewe, Yeovil, Burnley, Swansea, Kilmarnock: un viaggio on the road in Gran Bretagna attraverso cinquanta stadi di calcio. L’Inghilterra in lungo e largo, ma anche Galles, Scozia e l’Irlanda del Nord, direttamente a casa di George Best. Un lungo pellegrinaggio, iniziato nell’aprile 2011 e concluso a fine maggio 2022. 
Undici anni vissuti intensamente dall’autore, durante la sua missione da corrispondente a Londra della Gazzetta dello Sport. Un’esplorazione in treno, autobus, taxi e a piedi, camminando lungo le strade insieme a tifosi, incrociando personaggi del mondo del pallone e non solo. Prima tappa, Stoke-on-Trent, al seguito del Chelsea di Carlo Ancelotti. Capolinea, una favola: il Leicester di Claudio Ranieri. Campioni di oggi e di ieri, gol, imprese memorabili, attori, star del rock, avventurieri, giornalisti, incontri e, soprattutto, l’anima profonda dell’Inghilterra, dove c’è sempre un pallone che rotola e una musica di sottofondo.
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