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10 aprile 2026

"FOLLIE DA STADIO - Scioccante verità dietro la violenza degli stadi" di Dougie & Eddie Brimson (Libreria dello Sport), 2003

 
Follie da stadio. La scioccante verità dietro la violenza negli stadi: Il libro offre una visione molto incisiva e terrificante del comportamento del teppista del calcio. Scritto da due persone che conoscono il mondo degli hooligan dall'interno, il libro riporta molti racconti di prima mano, vissuti da attori e vittime della violenza, che lo rendono agghiacciante. Fornisce la visione della follia del giorno della partita in maniera dettagliata. 
Nato nel 1959 a Hemel Hempstead, Dougie Brimson, 18 anni nell'esercito, abbandona la carriera militare per diventare scrittore libero professionista e attore. Eddy Brimson è nato nel 1964, anch'egli a Hemel Hempstead. E' un grafico pubblicitario.

13 marzo 2026

"ENGLAND MY ENGLAND" di Dougie & Andy Brimson (Libreria dello Sport), 2004


La violenza nel calcio, conosciuta ovunque come “il male dell’Inghilterra”, è così diffusa come non lo è mai stata prima, sostengono gli autori del libro. Ci raccontano particolari riferiti a viaggi all’estero al seguito della nazionale Inglese ed esplora avvenimenti e miti che circondano la violenza del calcio e i più temuti gruppi di tifosi nel mondo – i tifosi inglesi.
“Semplicemente brillante” – Sky Sports Magazine -

3 marzo 2026

[UK CINEMA] THE FIRM. (1989)

Il film racconta la vita di Clive "Bex" Bissell, un insospettabile agente immobiliare che nasconde una natura violenta come capo della "Inter City Crew". Questo gruppo è il riflesso cinematografico della reale
Inter City Firm, la leggendaria banda di hooligan legata al West Ham United. Bex vive nei sobborghi eleganti, ma il suo cuore appartiene ai quartieri popolari dell'East End di Londra, dove il calcio è vissuto come una guerra per il territorio.
La trama si sviluppa tra le strade grigie e i pub dell'est di Londra, con diverse scene girate nei pressi dello storico stadio Upton Park, la casa degli "Hammers". I luoghi del film non sono monumenti famosi, ma parcheggi desolati, sottopassaggi e case popolari che trasmettono un senso di oppressione e realtà. Bex vuole unificare tutte le tifoserie inglesi sotto il suo comando per sfidare le altre nazioni durante gli Europei, ma trova resistenza nei leader rivali che non vogliono cedere il potere.
Il protagonista frequenta i luoghi simbolo della cultura casual dell'epoca: i negozi di abbigliamento sportivo e i pub dove si organizzano gli scontri. Molte sequenze esterne mostrano la zona di Newham e i dintorni dei moli londinesi, aree che all'epoca stavano cambiando volto ma che conservavano un'anima dura. Bex si muove in questi spazi con arroganza, convinto che la sua posizione nel West Ham lo renda intoccabile.

La squadra del West Ham, con i suoi simboli dei martelli incrociati, fa da sfondo costante alla sua identità. Per lui, il club non è solo sport, ma un marchio di appartenenza da difendere con i pugni. Nonostante i tentativi della moglie di riportarlo alla realtà familiare, Bex continua a dare appuntamenti alla sua banda nei parchi e nelle stazioni ferroviarie, pronti a partire per la prossima battaglia.
Il film si chiude mostrando come quei luoghi, apparentemente normali, diventino campi di battaglia urbani. La regia di Alan Clarke usa lunghi piani sequenza per farci camminare accanto a Gary Oldman tra i vicoli di Londra, facendoci sentire parte di quella sottocultura pericolosa. Alla fine, "The Firm" resta un viaggio brutale dentro l'ossessione di un uomo per la propria squadra e per il potere che essa gli conferisce in strada.


Il film è uscito ufficialmente il 26 febbraio 1989, trasmesso per la prima volta nel Regno Unito sul canale BBC Two all'interno della collana antologica Screen Two. Nonostante sia stato prodotto nel 1988, la sua messa in onda avvenne l'anno successivo proprio in quella data.

17 febbraio 2026

"HOOLIGAN" di Eddy Brimson (Libreria dello Sport), 2002

L'acclamatissimo autore di "Everywhere we go" fa il suo esordio nella fiction con questo racconto duro e sfacciato della violenza nel calcio. 

Hooligan abbatte i miti che stanno dietro le persone e racconta il percorso che devono affrontare per raggiungere il loro traguardo... Steven Morris e il suo gruppo di delinquenti sono i più temuti nel paese. Per loro i giorni delle battaglie sulle gradinate sono passati,un gioco da idioti per ragazzini e aspiranti hooligan, un posto dove anche gli innocenti possono essere colpiti, e questo non è quello che il gruppo di Mozzer è in realta. Loro vogliono prendere solo chi vuole strappargli il "titolo" e in qualche modo Mozzer sa sempre chi, dove e come colpire e colpire duramente. 
Fino ad ora la rete di "scout" e informatori ha sempre mantenuto lui e il suo gruppo un passo avanti ai suoi rivali, ma c'è qualcuno pronto a preparargli una fine sanguinosa o sarà la polizia alla fine a catturarli?

23 gennaio 2026

"I QUATTRO MESI DI BURNLEY. Romanzo hooligan tra amore e guerra" di Davide Lombardo (BePress), 2025


"I quattro mesi di Burnley. Romanzo hooligan tra amore e guerra" è un libro di Davide Lombardo, pubblicato da Bepress nel novembre 2025. Il libro, di narrativa moderna e contemporanea, ha 142 pagine.
È descritto come un "romanzo hooligan tra amore e guerra", suggerendo che la trama ruoti attorno a tematiche di tifo calcistico estremo, relazioni personali e conflitti, sebbene i dettagli specifici della storia non siano disponibili nei risultati della ricerca.

19 dicembre 2025

"CONGRATULAZIONI hai appena incontrato la I.C.F." di Cass Pennant (Baldini & Castoldi), 2003


Molto calcio, siamo inglesi, molti calci, siamo l'I.C.F. (InterCity Firm) l'incontrollabile gruppo di hooligans al seguito del West Ham United (una delle più blasonate squadre di Londra). Il West Ham è la squadra più proletaria della capitale, la squadra del popoloso e violento East End. Bill Gardner, Big Ted, Andy Swallow, «Ani-mal» Ikoli e molti altri sono stati per anni i suoi più fedeli e decisi sostenitori: migliaia di ragazzini inglesi si sono ispirati alle gesta di questi guerrieri degli spalti. Cass Pennant, nero londinese, tra i membri originari e più rispettati, ha deciso di raccontare la sua storia e quella di un gruppo ristretto di amici, i fondatori e le guide spirituali di questa organizzata e solidissima armata. Si leva un coro sincero che canta la leggenda nata alla fine degli anni Settanta, la leggenda di un gruppo di autoconvocati, di fuoriusciti stufi di lotte intestine e di gelosie tra «mob», tra bande di tifosi dello stesso club. E così che nasce «The InterCity Firm», forte di una scala gerarchica definita, una sezione giovanile (la temuta Under Fives Posse) e regolari biglietti da visita: quelli che lasciavano ai doloranti e feriti tifosi avversari dopo gli scontri.
Semplici biglietti rettangolari con una scritta a caratteri cubitali:
«Congratulazioni -Hai appena incontrato la I.C.F.».

12 dicembre 2025

"VIOLENZA NEGLI STADI E PREVENZIONE. Dal modello inglese a quello italiano" di Paolo Junior Mancini (Brè), 2025

Violenza negli stadi e prevenzione è un saggio dedicato in apertura a una analisi introduttiva di tipo sociologico del fenomeno Ultras e successivamente a un esame più dettagliato di quelle leggi ordinarie e non, che l’hanno colpito ma mai definitivamente annientato. Paolo Junior Mancini mostra una rara conoscenza di leggi, regolamenti, motivazioni e conduce per mano il lettore nell’analisi di un fenomeno socio-culturale vasto ed eterogeneo. Vengono trattati non solo la funzione aggregativo-sociale delle curve ma anche il divieto di assistere a manifestazioni sportive e gli obblighi che ne conseguono, il tutto messo a confronto con l’analoga esperienza degli Hooligans inglesi, anch’essi afflitti dal medesimo problema negli anni Ottanta e Novanta. Dopo aver tracciato un quadro storico delle misure introdotte in Italia nel corso del tempo, per esempio la tessera del tifoso e la normativa sugli striscioni, l’autore cerca di rispondere alle seguenti domande: come far sì che il calcio torni a essere uno sport popolare? Qual è oggi il modello più idoneo? È possibile in Italia porre definitivamente fine alla violenza negli stadi? Siamo sicuri che anni di continue riforme siano riusciti davvero a risolvere il problema?

4 novembre 2025

"F**K YOU, I'M MILLWALL" di Federico Farcomeni (Fan's Shop), 2019

No One Likes Us, We Don't Care...
È il motto degli hooligans del Millwall...già, ma quali hooligans? F-Troop? Bushwackers? Treatment? No, molto di più, anche perché tutto si confonde nell'anonimato di quel blocco unico e compatto che se ne frega delle gerarchie piramidali, chiamato Millwall Football Club. "F**k you, I'm Millwal!l" è il grido di guerra di chi è cresciuto in curva ma è anche un libro che si prefissa l'ambizione di guidarvi nel percorso della "piccola più grande del mondo", che ha abbracciato i difficili quartieri di Londra Sud-Est sin dalle origini, e tenta di spiegare l'ascendente che questo club ha avuto nel corso degli anni sulla tifoseria, la squadra e la società, componenti legate, per quanto provino a districarsi, in modo inscindibile. Storia, scontri, tradizione e fascino di un club mitico, punto di riferimento per le generazioni ultras di tutto il mondo. Per la prima volta in italiano, un libro originale edito da Fan's Editions che approfondisce gli aspetti più oscuri del Millwall, andando al di là dei pregiudizi e provando ad arrivare alle radici di un fenomeno inafferrabile. Seguiteci nella fossa...

28 ottobre 2025

"AGGRESSION" di Nicola Magnani (Boogaloo), 2008

Uno studio approfondito sulla storia dell’universo hooligans, fatto di violenza, musica, stili, mode e attitudini in continua evoluzione. Aggression affronta numerose questioni: dalla violenza che affonda le proprie radici già in antichità, in quelle forme di gioco considerate gli antenati di quello che diventerà lo sport più seguito al mondo, alla costituzione dei primi clubs d’Oltremanica di fine ‘800. Dai delicati rapporti fra le varie sottoculture, specchio di una generazione inglese sempre in lotta allo stadio come in strada, alla nascita delle prime firms. I terribili anni ’70 e ’80, l’IRA, il National Front, le pesanti rivolte dei minatori, le operazioni antiterrorismo per sgominare le tifoserie più feroci fino alla famosa costituzione del Taylor Report. Dinamiche politico-sociali che fanno da cornice ad un fenomeno, definito dai massmedia come “malattia inglese”, che negli anni ha sconvolto, terrorizzato ma talune volte anche incuriosito l’opinione pubblica mondiale.

7 ottobre 2025

"FOOTBALL HOOLIGANS (Steamin in)" di Colin Ward (Boogaloo Publishing), 2003


Dopo tanto esercizio letterario da parte di sociologi, giornalisti e romanzieri vari, questo è stato il primo libro ad esplorare il mondo degli hooligans Inglesi dall'interno. Prima di allora la "Terrace Culture" era sempre stata un argomento nebuloso trattato di volta in volta con supponenza o ignoranza. Questa è la storia di un tifoso del football che ha avuto la fortuna di assaporare l'adrenalina delle gradinate negli anni giusti. Ward (con black humour commovente) racconta il proprio viaggio iniziatico partendo dai ricordi giovanili di Leatherhead. Un club con un minuscolo stadio malridotto capace però di trasportare l'immaginario di un'intera comunità con il miraggio di arrivare a Wembley (via Millwall!). 
Anni di formazione prima di poter seguire la propria squadra del cuore, l'Arsenal FC. Londra Nord. Giovani ragazzi che crescono insieme difendendo i colori feudali del proprio club. Le atmosfere di un football terribilmente vintage, così pieno di fascino romantico ancorché ruvido e non avvezzo a qualsivoglia forma di compromesso. Il North Bank di Highbury, i derbies Londinesi e i confronti con le tifoserie del Nord. L'andare in trasferta in tempi in cui la cosa poteva tramutarsi in supplizio e paura. I primi viaggi in Europa al seguito dell'Arsenal. Turbolenze. I rapporti con polizia (Inglese e non), stampa e con la Football Association. Le campagne storiche con la Nazionale, quelle che hanno proiettato i tifosi Inglesi del football negli incubi di mezza Europa, vengono qui ricostruite in prima persona; Torino, Bilbao, Bucarest, Copenhagen, Lussemburgo, Istanbul, Parigi solo per menzionarne alcune. I violenti equilibri fra le varie tifoserie di club riunite sotto la bandiera di San Giorgio. E' la cara vecchia Inghilterra anni settanta e primi ottanta, con i sabati consacrati al rito sociale del football e spesso segnati dai comportamenti devianti e a volte violenti di una parte del pubblico. Dentro e fuori gli stadi, un'interminabile galleria di personaggi incredibili che sembrano usciti dalla penna di un romanziere fantasioso ed imbizzarrito.

27 giugno 2025

" SKINHEADS" di John King (Boogaloo Publishing), 2008


In "Skinheads", John King ci conduce nella cultura skinhead dei giorni nostri spiegando attraverso le storie dei personaggi del libro come non sia mai morta. "Skinheads" è la storia di uno stile di vita, raccontata attraverso tre generazioni di una famiglia: Terry English, skinhead original amante dello ska e titolare di una agenzia di mini-cab, Nutty Ray, street-punk skin e hooligan attivo, Lol, figlio di Terry e nipote di Ray, un ragazzo di quindici anni che si è appena affacciato alla vita. Terry è malato e teme di non arrivare al suo cinquantesimo compleanno, ma va avanti grazie alla sua musica, alla sua adorabile assistente Angie, e alla scoperta dell'Union Jack Club, un locale abbandonato che Terry decide di mettere a posto per poi riaprire. Ray, nel frattempo, è in giro sul mini-cab e stenta a trattenere la sua rabbia, il suo unico sfogo sono i giorni liberi passati in giro con la crema dei Chelsea. Quando però decide di farsi giustizia da solo in un'esplosione di violenza giustificata, il suo futuro comincia a rabbuiarsi.

10 giugno 2025

"FUORI AREA: racconti UK di rabbia e passione" di AAVV (Mondadori), 2000

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Cosa hanno in comune Tony Yeboah, leggendaria punta del Leeds, ed un boa constrictor?
Cosa si prova ad assistere ad un incontro di Scottish Premiership fatti di anfetamine e con in cuffia il reggae dub di Desmond Dekker che ti pulsa nelle orecchie?
Quanti ancora hanno negli occhi il gol di Ricardo Villa nella famosa finale di F.A. Cup tra ManCity e Spurs? Millantare un passato glorioso da calciatore di buon livello, può salvare un povero vecchio da un’aggressione notturna?
Gli interrogativi sopra elencati trovano risposta in un libro edito da Mondatori, dal titolo “Fuori area: racconti UK di rabbia e passioni”. Il libro in questione altro non è che una compilation di racconti di vari autori inglesi, più o meno noti, riguardanti il calcio che fa da sottofondo a storie di varia e colorita umanità.
Il curatore della raccolta è Nicholas Royle, scrittore e collaboratore della rivista Time Out oltre che avvelenato sostenitore del ManCity. Si misurano nell’impresa, citando in ordine sparso, Mark Morris, John Hegley, Geoff Dyer, ed anche il celebre Irvine Welsh, autore del famoso romanzo poi divenuto film di culto Trainspotting.
Proprio di quest’ultimo è uno dei due racconti che mi ha più divertito: Martin, Faz ed Hendo sulle terraces dello stadio degli Hibs fatti di anfetamine, guardano (si fa per dire) la gara dei verdi contro il Motherwell, tifando “fuori sincrono” rispetto al resto degli altri tifosi. Colpa delle droghe e del reggae dub!
Notevole, a mio parere, è anche il racconto di Mark Timlin: il detective Nick Sherman viene ingaggiato da un presidente della Premiership per controllare che il gioiello della sua squadra non faccia danno con alcol e donne prima della sfida fondamentale per il campionato. Il nome del giocatore è Stan “the man” Mac Ness, provate ad indovinare qual è il calciatore che ha ispirato il personaggio in questione? Ah, magico Collymore, solo avesse avuto un po’ di cervello…
Da segnalare anche la splendida foto di copertina: un gruppo di bimbi saltano cercando di colpire di testa un pallone, in un campo di periferia di un sobborgo industriale inglese degli anni sessanta.
Ritengo che questo sia un libro che possa essere apprezzato dagli tutti; voglio usare le parole di Nicholas Royle per dirvi il perché.
"…questo libro è per quei ragazzi troppo cresciuti che giocano la domenica mattina, che urlano – sali sali! – sperando che qualcuno fischi un fuorigioco anche se non c’è nemmeno l’ombra di un guardalinee; è per i difensori insicuri che si accalcano nelle aree di rigore avversarie sui calci d’angolo, solo perché è piacevole essere oggetto di attenzione almeno una volta ogni tanto; ed è per tutti gli arbitri del mondo. E’ per tutti quei ragazzini che, almeno una volta nella loro vita, hanno dovuto bussare alla porta di un vicino per implorare: “possiamo avere indietro il nostro pallone per favore?”. Ed è anche per quello studente troppo cresciuto, c’è ne uno in ogni squadra, che durante le fasi di riscaldamento, invece di passare ad un altro giocatore, tirerà una bordata scaraventando la palla fuori, a km di distanza dal portiere, e dopo non andrà a riprenderla. Sono poche le persone per le quali questo libro non va bene. Non è per i disonesti, per i palloni gonfiati, o per tutte le minoranze che ancora gridano offese razziste. Non è per coloro che hanno combattuto e vinto la battaglia per farci pagare un extra per guardare il calcio in diretta tv. Non è neanche per quei “presunti tifosi” che lasciano gli spalti 5 minuti prima della partita, per non trovare traffico mentre tornano a casa; qualcuno dovrebbe fare un video con tutti quei gol segnati all’ultimo minuto e mai visti da quei poveracci. In breve, questo è un libro di eccellenti nuove storie scritte da alcuni dei migliori scrittori del Regno Unito, ed è per chiunque ne apprezzi la bellezza." 
Buona lettura! E alla prossima.
Recensione di Charlie Del Buono

29 maggio 2025

"HEYSEL. Le verità di una strage annunciata"

Dalla prefazione di Walter Veltroni del libro "Heysel. Le verità di una strage annunciata" di Francesco Caremani.

È una mano pietosa e indignata, quella di Francesco Caremani che ci guida in quel 29 maggio 1985, il giorno in cui lo sport dismise i panni dell’amicizia e della gioia per vestire quelli del dolore e della violenza.

Avvenne, a Bruxelles, ciò che in molti avrebbero potuto facilmente prevedere ed evitare, e non vollero o non seppero farlo. Quel giorno lo stadio del gioco diventò lo stadio della morte, una morte trasmessa in diretta e in mondovisione. Una morte che si mescolò col gioco del pallone (e per questo fu più crudele e più odiosa) che portò via il soffio della vita a chi avrebbe voluto semplicemente applaudire, vincere o perdere con la propria squadra, coi propri beniamini. E invece persero tutti, nonostante la coppa alzata, il giro del campo, nonostante i sorrisi, i ‘non sapevamo’, nonostante il gol. Nonostante la vittoria, persero tutti, in quella sera luttuosa all’Heysel, quando il battito del cuore improvvisamente cessò per trentanove persone. Erano italiani in gran parte, ma il necrologio riporta anche quattro nomi belgi, due francesi e un nordirlandese. Il più giovane aveva undici anni e si chiamava Andrea. Seicento furono i feriti.

Le cronache ci raccontarono che la violenza degli hooligans inglesi non rispettò nemmeno i poveri corpi senza vita, oltraggiati col furto, con la denigrazione. La pietà muore più volte, e ciò che chiamiamo bestiale è, purtroppo, proprio dell’Uomo, non della ferinità, poiché solo l’Uomo può adoperare con consapevole raziocinio la crudeltà, l’offesa, il gesto delittuoso fine a sé stesso. Scriveva Salvatore Quasimodo in “Uomo del mio tempo”, nel 1946, cogli orrori della guerra davanti agli occhi: “(...) Hai ucciso ancora,/ come sempre, come uccisero i padri, come uccisero/ gli animali che ti videro per la prima volta./ E questo sangue odora come nel giorno/ Quando il fratello disse all’altro fratello:/ «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,/ è giunta fino a te, dentro la tua giornata (...)”.

Anche all’Heysel si udì quell’eco, nelle urla degli hooligans, nel silenzio della polizia belga, nei piani di sicurezza mal attuati. È facile alzare la mano sugli innocenti, sui più deboli, sugli inermi. Questo ci insegna la strage dell’Heysel: il Male ha una sua feroce semplicità, lo si incontra anche nel luogo che per sua fattura dovrebbe invitare all’amichevole aggregazione, come uno stadio. E invece no: il gioco è il pretesto, la violenza è il fine. Quegli hooligans cercavano lo scontro, questo ci racconta il libro, e cercavano d’uccidere, dopo aver fatto crescere l’eccitazione con fiumi di alcol.

Nelle pagine successive i lettori troveranno ricostruzioni esatte e agghiaccianti. Un testimone così racconta: “Queste cose dovete scriverle. Quelli del Liverpool avevano pistole, forbici, coltelli, spranghe. Hanno ammazzato un ragazzo con un lanciarazzi, ho visto tutto con i miei occhi... È cominciato tutto col lancio di razzi. Dalla zona degli inglesi ne è arrivato uno, poi un altro e un altro ancora. Il quarto razzo ha colpito in pieno un tifoso. Era a venti metri da me. L’ho visto cadere, era una maschera di sangue. Nessun poliziotto è intervenuto”.

I lettori troveranno spiegazioni, opinioni, denunce. Troveranno le cronache dei processi, i pareri degli avvocati. Troveranno le parole di Otello Lorentini, l’anziano padre di Roberto, uno dei morti dell’Heysel cui è dedicato il libro. Roberto è morto mentre tentava di salvare un bambino ferito con la respirazione bocca a bocca.

Quando Caremani chiede il motivo per cui ha deciso di costituire l’Associazione tra le famiglie delle vittime di Bruxelles, Lorentini risponde che non poteva sopportare che si pensasse anche solo per un attimo che “39 persone erano morte da sole, per pura fatalità”. Arrivando alla fine del libro, quelle parole saranno una delle chiavi di lettura dell’intera vicenda, perché quel giorno della fine di maggio del 1985 furono gli uomini e non il Fato a decidere come in un’antica arena romana se avesse dovuto esserci il pollice verso, e fu così che morirono gli innocenti dell’Heysel: qualcuno li uccise, qualcuno lasciò fare.

Caremani è un ottimo giornalista. Ci emoziona, ci commuove anche, eppure ci avverte a ogni passo di non lasciarci distogliere dal dolore, perché oltre il dolore deve esserci giustizia. Non è un lieto fine, quello che l’autore ci racconta, né potrebbe esserlo, poiché non c’è letizia per chi ha perso i propri amici e familiari, ma c’è un risultato importante che l’impegno di Otello Lorentini e di altri riescono a raggiungere: la condanna della Uefa non è solo un atto giudiziario, ma indica un dovere di assunzione di responsabilità. Caremani sa bene che la giustizia degli uomini non è infallibile, ma è conscio di come quella sentenza rappresenti davvero un fatto storico per la giurisprudenza.

Questo libro è prezioso e bellissimo. Lo è perché ci ammonisce a non dimenticare e perché narra puntualmente e con notizie verificate tutto ciò che è accaduto; ma lo è anche perché è un libro d’inchiesta che ha dentro la passione del diario, della pagina biografica. Caremani dichiara che questo è il libro che non avrebbe voluto mai scrivere, eppure ciò che è avvenuto ha trasformato queste pagine nel “suo libro”.

Dentro e dietro il cumulo di dimenticanze, di superficialità, di pressappochismo, di mancanze, di colpe, l’autore indaga con la passione di chi ha ricevuto il testimone più scomodo: quello della memoria. Egli raccoglie indizi, ascolta e riferisce, forse affinché quel suo dolore si asciughi almeno un poco, e davvero quel dolore, quel nodo scuro, quel groppo alla gola che Caremani si portava dentro, si trasformano in coraggio e tenacia. La rabbiosa voglia di sapere diventa forte denuncia civile, diventa un pezzo di storia da leggere e conservare, diventa testimonianza lucida e critica di un massacro evitabile.

Voglio bene a questo libro: è un grande atto d’amore verso trentanove innocenti, e un monito a non perdere la strada dell’umanità e della pietas.
di Walter Veltroni

"HEYSEL. LE VERITA' DI UNA STRAGE ANNUNCIATA" di Francesco Caremani (Bradipolibri), 2025


Edizione aggiornata.
Il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles, prima della finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, muoiono 39 tifosi bianconeri. Muoiono nel settore Z, schiacciati e soffocati dalla calca, sotto i colpi degli hooligans inglesi instupiditi dall’alcool, con la connivenza decisiva delle autorità e della polizia belghe, incapaci di prevedere e d’intervenire. Una tragedia annunciata che si abbatte con disperante drammaticità sul calcio come sport e sulle coscienze di tutti noi come uomini prim’ancora che come sportivi. Una ferita aperta e mai rimarginata, perché non si può e non si deve morire di calcio. Tutti hanno raccontato quello che è successo prima di Juventus-Liverpool, molti hanno raccontato il durante e il dopo, anche il proprio, ma nessuno s’è mai veramente addentrato nelle scomode verità. Gli effetti personali rubati, l’arroganza delle autorità, la lunga, faticosa e snobbata battaglia legale portata avanti dall’Associazione delle vittime, da Otello Lorentini che in Belgio ha perso il figlio Roberto. L’umanità calpestata di 39 famiglie tra meschinità d’ogni genere. Questo libro è un atto dovuto alla memoria e alla dignità di 39 persone che hanno perso la vita per assistere a una partita.

L’unico libro ufficialmente riconosciuto dall’Associazione familiari vittime Heysel

6 maggio 2025

"FUORI CASA" di John King (Guanda), 2001

Per Tommy, in trasferta a Berlino con migliaia di altri hooligans, l'amichevole di calcio Germania-Inghilterra è il pretesto per rimettere in scena la seconda guerra mondiale. Bill invece la guerra l'ha combattuta davvero sul litorale della Normandia. Anche Harry ha una ferita aperta da quando il suo migliore amico è stato assassinato e per questo segue i compagni tifosi sbarcati sul Continente con l'intenzione di sfogare tutta la sua rabbia e invece si perde dietro le ragazze.

8 aprile 2025

"FOOTBALL HOOLIGANISM, Calcio e violenza operaia" di John Clarke (DeriveApprodi), 2019

John Clarke – coniugando a una ricostruzione storica un’acuta osservazione dello stile di vita della classe operaia – in questo libro racconta il gioco del calcio e il problema della violenza negli stadi. Attraversando periodi differenti, Clarke descrive i princìpi di questo sport e i suoi interpreti sociali, suggerendo la tesi della violenza come pretesto per un crescente numero di gruppi di giovani (soprattutto Skinhead, ammiratori delle passioni della classe operaia bianca) intorno a una particolare concezione della mascolinità. Essi riaffermano in questa direzione i valori di una classe e il senso di territorialità in una logica tutta operaia di «presa» simbolica di uno spazio (come lo street corner, o la piazza del quartiere). Nel secondo dopoguerra il gioco del calcio rappresenta per i figli della working class britannica il pretesto per l’esplosione di un sentimento di frustrazione e di un generale malcontento nei confronti della società. Il football hooliganism si afferma così in nome di una volontà di esprimere un rifiuto all’imposizione di un modello-calcio che si sposta coattivamente verso la professionalizzazione, l’imborghesimento e la spettacolarizzazione.

Il volume è arricchito dalla prefazione di Andrea Ferreri e da una sezione sulle culture giovanili, il calcio e l’hooliganismo.

John Clarke è tra i primi a occuparsi delle radici dell’hooliganismo in Gran Bretagna negli anni Settanta. Attualmente è visiting professor al Dipartimento di Sociologia e Antropologia sociale alla Central European University e professore emerito alla Facoltà di Arte e Scienze sociali alla Open University. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Doing the Dirty Work: The Challenges of Conjunctural Analysis, in Henriques, Julian, Morley, David and Goblot, Vana (eds.) Stuart Hall: Conversations, Projects and Legacies (Goldsmiths Press 2018); (with Newman) The instabilities of expertise: remaking knowledge, power and politics in unsettled times (Innovation: The European Journal of Social Science Research, 2017).

25 marzo 2025

"DERBY DAYS - Il gioco che amiamo odiare" di D. & E. Brimson (Libreria dello Sport), 2005

I tifosi di calcio riservano il loro più grande odio per i tifosi locali rivali.
Il Derby non riguarda solo il calcio, è una questione di orgoglio, il poter tenere alta la testa il Lunedì mattina quando vai al lavoro sapendo che i tuoi ragazzi sono meglio di quegli altri. I fratelli Brimson ci consegnano una panoramica di tutti i derby di calcio, tracciando la storia delle ostilità e rivelando le storie viste da entrambe le fazioni – Manchester United e Manchester City.
L’attenzione non è posta solo sui derby più famosi, come ad esempio quello del Liverpool contro l’Everton, ma anche sugli incontri meno pubblicizzati come L’Exeter contro il Plymouth, per realizzare così un’agghiacciante ritratto delle ostilità nel calcio.

12 dicembre 2024

"YOU'LL NEVER WALK ALONE" di Rocco De Biasi (Shake), 1998

“You’ll never walk alone”, l’inno della Kop, la curva dei tifosi del Liverpool, è un emblema della cultura dei supporter d’oltremanica. Il mito del tifo calcistico inglese, se da un lato si concretizza nell’immagine violenta dell’hooligan, dall’altro trae forza dal culto dello stadio, dai rituali e dalle modalità di incitamento collettive, corali e spettacolari che, negli anni Sessanta, influenzarono gli spettatori degli stadi in gran parte dell’Europa. Che cos’è cambiato in Inghilterra dopo le tragedie dell’Heysel e di Hillsborough? È davvero ancora attuale la vecchia immagine stereotipata dell’hooligan? Perché le centinaia di fanzine calcistiche autoprodotte rappresentano un’autentica innovazione?

A questi e ad altri interrogativi rispondono alcuni tra i più interessanti sociologi britannici e francesi, offrendo al lettore italiano il nuovo scenario di una cultura calcistica in trasformazione.


11 novembre 2024

“Una sbronza, una scazzottata, una partita: THIS IS MILLWALL”.






















Il titolo è una famosa citazione di un noto hooligans del panorama delle “firm” inglesi. 
Il suo nome è Harry the Dog ed è stato uno dei leader della F-troop: la firm del Millwall che in seguito darà vita alla più nota “Millwall Bushwackers”
In quella semplice frase c'è davvero racchiusa la quinta essenza del Millwall, ossia il suo essere stata sempre catalogata come la squadra degli ultimi, di coloro che durante la settimana lavorano nei cantieri del Tamigi o in qualche altra area portuale.
Il Millwall è la loro squadra e guai a chi gliela tocca. Se si riflette per un istante il Millwall è davvero il modello per eccellenza del motto “support your local team” perchè è raro trovare una squadra che sia così legata al quartiere d'appartenenza.
Tanta gente penserà che i suoi tifosi sono, ormai, “standardizzati” come il resto dei tifosi del Regno Unito, le cose non stanno realmente così se solo si pensa alla parola d'ordine dei supporters del Millwall: “intimidating”. Certamente lo stadio “The Den” non è un posto molto visitato dai turisti per ovvie ragioni. 
“No likes us, we don't care” (non piacciamo a nessuno e non ci interessa) questo è uno dei cori più cantanti dai tifosi del Millwall ed il concetto è quello di fregarsene degli altri che li considerano razzisti, omofobi, violenti e chissà cos'altro. Ormai dai tabloid inglesi e non solo vengono considerati solamente come “cattivi”.
La squadra venne fondata dai lavoratori della J.T. Morgan nel 1885, giocando le prime partite contro squadre dell’est di Londra, cosa che l’anno successivo,1886, divenne ufficiale con la creazione dell’East End Football Association, a cui venne associata una Senior Cup, competizione che il Millwall vinse per tre volte consecutive divenendo così proprietaria del trofeo. Trionfò anche nelle prime due edizioni della neonata Southern League e successivamente vinsero anche, sempre per due volte, la Western League. Southern League e Western League esistono tutt’ora, sono il settimo/ottavo e nono/decimo livello del calcio inglese e per sua fortuna il Millwall non ha più avuto niente a che fare con queste leghe. Fu un inizio piuttosto vincente per la squadra dei lavoratori della J.T. Morton, periodo di successi che rimarrà un caso isolato nella loro storia.
Dal 1885 al 1910 il Millwall usufruì di quattro terreni di gioco, tutti posizionati nella Isle of Dogs. Il primo impianto, usato dal 1885 al 1886, era situato in Glengall Road; il secondo in East Ferry Road, dove accorrevano migliaia di persone a vedere la squadra e che venne usato dal 1886 al 1890; il terzo campo da gioco, l’Athletic Ground, ospitò la squadra dal 1891 al 1901, quando questa si trasferì a North Greenwich, dove rimase fino al 1910. Successivamente venne trovato dello spazio dove costruire, sulla sponda ad est del Tamigi e, dopo lavori costati 10.000 sterline, il 22 Ottobre 1910 il Millwall aveva la sua nuova casa, The Den, che inaugurò contro il Brighton (perdendo 1-0).
Niente applausi agli avversari, al The Den poteva esistere solo il Millwall “roar”, il ruggito dei leoni, l’assordante tifo verso la squadra di casa, le proteste verso l’arbitro, i vocaboli non proprio da gentiluomini di Westminster, e che l’avversario si fotta; il segno distintivo di questa squadra e questa gente è racchiuso nel motto “we fear no foe” che comparve nelle prime due edizioni del “club handbook” (il libro della squadra che ogni stagione viene pubblicato e che racchiude un po’ tutto quello che riguarda il club), una frase che divenne ben presto un ideale di vita e che ispirerà una delle più temibili firm del tifo inglese. Il leone, il cui primo, d’ottone, venne presentato dal club proprio nella cerimonia d’apertura (con tanto di iscrizione “non volgeremo mai la schiena al nemico”), era dunque il simbolo perfetto per il Millwall. Al The Den iniziarono a venire malvolentieri tifosi e giocatori avversari, tanto che il Millwall detiene il primato di intimidazione in quattro divisioni differenti.

























L’attaccamento viscerale dei tifosi alla squadra è inversamente proporzionale ai successi della stessa, visto che, dalle parti di New Cross (il quartiere che ospitava The Den), non si è mai vinto nulla. Un piccolo e felice intermezzo in tutto ciò è stato il 2004, quando il Millwall ha raggiunto la finale di FA Cup persa per 3-0 contro il Manchester United, ma che è valsa l’accesso in Europa nella stagione successiva, una breve esperienza (fuori al primo turno contro il Ferencváros) ma che ha rappresentato un’assoluta novità per gli uomini allora guidati da Dennis Wise.
Doveroso introdurre l’argomento tifosi, il vero segno distintivo del Millwall. Se si passa dalle parti di New Cross si nota fin da subito quale ambiente gira intorno lo stadio dei Lions. Infatti si individuano chiaramente i classici hooligans inglesi: facce brutte, teste ovviamente rasate. Sembrerà strano, ma se ne contano a decine (se non di più), e la stazza fisica è quella tipica del massiccio bulldog inglese. Sarà la razza britannica, sarà la roba che mangiano però sta di fatto che sono grossi al di fuori della norma. Quello che non stupisce invece è il classico stile di abbigliamento "casual", tipico del tifoso inglese dagli anni '80 a questa parte: tutti o quasi, portano berretti da baseball (stile Acquascutum o Burberry), giacche Stone Island per lo più, jeans e scarpe da tennis bianche. Vi sono, anche, parecchi skinheads in tenuta classica: anfibi doc Martens, jeans con risvolto, camicia a quadri Ben Sherman, giubbetto e testa rasata.
L’ambiente intorno al The Den favoriva il fenomeno hooligans: una serie di stradine e ponti che sembravano disegnati apposta per agguati e risse, Cold Blow Lane, una via che provocava un brivido freddo a chiunque non fosse di South Bermondsey e dintorni e anche solo sentisse questo nome. Ai primi del novecento risale anche la rivalità con il West Ham, altra squadra di lavoratori e portuali che darà vita con il Millwall al derby più sentito e pericoloso d’Inghilterra.

I fatti di Luton del 1985 rimangono impressi nella storia del fenomeno hooligans, ma come detto, mentre altrove la violenza è stata estirpata quasi completamente, New Den rimane un caso piuttosto a se stante. I disordini che seguirono una gara di playoff persa contro il Birmingham City nel 2002 vennero descritti come uno dei peggiori episodi di violenza recente dalla BBC, e una gara di FA Cup del Gennaio del 2009 in casa dell’Hull City degenerò nel lancio di oggetti e seggiolini in campo.
Dall'articolo si capisce, con certezza, che il Millwall è più di una semplice squadra di calcio. Forse una sorta di stile di vita sopra le righe dove, come contorno, vi è un ambiente ostile e molto rude che fa si che, una partita di calcio, si trasformi in una perfetta intimidazione nei confronti dei malcapitati avversari. Una cosa è certa, nella parte meridionale di Londra, più precisamente a Bermondsey non scherzano.
di Damiano Francesconi

31 ottobre 2024

"HOOLIGAN. L'ultima parola" di Carlton Leach (Altaforte Edizioni), 2023

"Hooligan. L'ultima parola" è la storia di Carlton Leach, uno dei volti della gradinata del West Ham, i muscoli della Inter City Firm, ma soprattutto la vicenda umana di un uomo che ha diviso la sua vita dove finanza, politica, spettacolo, calcio e criminalità si toccano senza incontrarsi mai pur incontrandosi sempre. Dalla sua infanzia passata nell'East-End di Londra, fatta di voglia di riscatto, velata di granata e blu, al giro della sicurezza nei locali, alle avventure nei meandri più torbidi delle esperienze umane, fino al suo rapporto con il mondo ultras italiano. Uno guardo nella vita privata, più intima e nascosta di Carlton Leach, un racconto autobiografico dove trovano spazio anche le voci di chi gli è stato accanto, giorno dopo giorno: parenti, amici, colleghi, fratelli. "Hooligan. L'ultima parola" il libro di Carlton Leach è pronto a portarvi nelle viscere di chi ha rischiato in ogni frangente della sua esistenza, un romanzo dove non esistono sconti di pena.
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