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27 novembre 2025

🇬🇧UK in ITALY. "CALCIOMONDO (Guerin Sportivo), una finestra sul football degli anni '80"

"Calciomondo" non era solo un inserto del Guerin Sportivo, ma una finestra essenziale sul calcio mondiale per gli appassionati italiani degli anni '80. 
In un'epoca priva di internet e con una copertura televisiva estera limitata, l'inserto rappresentava l'unica fonte affidabile e dettagliata per conoscere i campionati stranieri ed i loro protagonisti. Permetteva di scoprire le formazioni del Liverpool o del Flamengo e soprattutto i colori delle maglie, i volti e le storie dei campioni internazionali, e di sognare il calcio oltre la Serie A. Con le sue 40 o più pagine a colori, ricche di statistiche, pagelle, e gli ambitissimi poster, "Calciomondo" offriva un'immersione completa che dissetava la sete di conoscenza del tifoso, trasformando semplici lettori in esperti di calcio mondiale. Era un appuntamento fisso e imperdibile (insieme al Guerino) che colmava un vuoto informativo, diventando un vero e proprio oggetto di culto generazionale.

15 settembre 2025

"DA SPORTSPAGES A GROUNDTASTIC PASSANDO PER LE PROGRAMME FAIRS" di Gianluca Ottone

Quando nelle ormai rare occasioni in cui incontro mio figlio (Natale, una manciata di giorni durante l’estate, sporadici ritorni in Italia per motivi lavorativi, mie saltuarie visite) capita di rimembrare episodi del passato e questo la dice lunga su quanto io sia ormai “anziano”…

Tra questi ricordi sovente si cade sui viaggi, ai tempi molto numerosi, che si facevano in Inghilterra con l’immancabile visita ad un nuovo stadio per una partita, già allora non importava la categoria ma il contesto, l’ambiente, la scoperta di una nuova area, di un nuovo territorio. Un giorno il figliolo mi raccontava del declino di Charing Cross Road, una delle vie più affascinante del centro di Londra, con l’infinito susseguirsi delle storiche librerie specializzate in testi usati.
Meravigliose nei freddi mesi invernali quando oltre al solito piacere di sfogliare testi con pagine ingiallite fornivano tepore grazie ai caminetti dove la carbonella sviluppava la fiamma, sembravano quasi tutte scorci di racconti Dickensiani.

Purtroppo ne sono rimaste poche mi diceva, alcune mestamente chiuse ed in cerca di qualche coraggioso affittuario visti i canoni mensili richiesti altre sostituite dai soliti kebab o Poke perché in questi tempi bui pare sopravviva solo più chi sforni cibo strano a qualsiasi ora.
Almeno ci fossero dei “chippies”, dei “greasy spoons” o dei “caffs”…
Però, mi ricordava il figliolo, che si riteneva fortunato di avere ancora visto e frequentato “Sportspages” che si trovava in una rientranza di Charing Cross Road.
Aaaahhhh….Sportspages….fondata nel 1985 da un neozelandese che viveva a Londra, tale John Gaustad, disperato perché non riusciva a trovare in tutta la Capitale dell’Impero una solo libreria che avesse libri sui suoi adorati All Blacks!
Così decise che un bookshop esclusivamente dedicato allo sport l’avrebbe aperto lui e ci sarebbe stato di tutto, dal calcio al rugby (union e league), al cricket, al badminton, all’hockey, alle arti marziali!!! Nessuno a Londra avrebbe più dovuto penare per trovare un volume che trattasse qualsiasi sport. Il successo fu notevole e divenne una sorta di meta di un pellegrinaggio per chiunque adorava il calcio britannico e qui trovava poco o nulla, chiaramente nell’era pre internet.
La prima volta che decisi di visitarlo ci misi del tempo per trovarlo…Si trovava in questa rientranza di Charing Cross Road, o meglio “off Charing Cross Road” come si dovrebbe dire correttamente ed aveva una piccola insegna e una vetrofania. Fu una folgorazione…ore spese a sfogliare tomi sulle storie dei singoli clubs, dall’Arsenal al Wycombe Wanderers, qui stava il bello…poi annuari, autobiografie, fanzines.
Era talmente fornito che non si poteva non sbirciare testi su rugby o cricket, anche solo per le meravigliose immagini che contenevano. Il problema semmai era quando si doveva decidere cosa acquistare…soprattutto negli anni in cui per avere una Sterlina bisognava sborsare 2.500 Lire…

Quindi iniziava la tragica e triste selezione che di norma mi vedeva sempre metter in borsa un libro, massimo due e una pila di fanzines… Eh si, le fanzines costavano poco e nel contempo erano affascinanti, ricche di chicche e soprattutto riflettevano il pensiero del tifoso sempre condito con molto umorismo, sagacia, critica feroce. Tutto bene fino a quando l’avvento di internet permise a chiunque, anche ad un abitante di una sperduta isola del Pacifico, di acquistare qualsiasi cosa senza muoversi dal divano.
Di conseguenza, diminuiva costantemente il numero di visitatori ma soprattutto di acquirenti, in più le nuove generazioni se ne fregavano del piacere di avere tra le mani un tomo.
Così, dopo avere addirittura aperto una filiale a Manchester, nel 2006 John Gaustad dovette arrendersi e chiuse tutto.

Non vi dico lo shock, quando, ignaro di questa tragedia, arrivai un giorno davanti alle vetrine di Sportspages e trovai tutto chiuso, solo un foglio sulla porta d’ingresso informava con sommo dispiacere ciò che era accaduto e si ringraziava tutti coloro, quindi me compreso, che avevano reso possibile questa stupenda avventura durata ben 21 anni.
Tra le fanzines che acquistavo da Sportspages c’era sempre una sorta di rivista molto artigianale che si occupava degli stadi britannici sia esistenti che scomparsi.

Si chiamava e si chiama tuttora Groundtastic, fondata nel 1995, vari contributori inviavano immagini e dettagli, tutto veniva dattiloscritto e fotocopiato ma il risultato finale era per me superbo perché potevo scoprire e conoscere impianti minori mai sentiti, con aneddoti storici, record di spettatori, le modifiche avvenute negli anni.
Aveva cadenza di quarterly quindi un quadrimestrale con uscite a marzo, giugno, settembre e dicembre. Le prime annate prevedevano una singolare copertina fatta di semplice carta colorata sulla quale compariva la foto adesiva a colori dello stadio protagonista principale del numero. Con il passare degli anni Groundtastic migliorò continuamente l’aspetto grafico sino a prendere le sembianze di una rivista vera e propria dove le immagini a colori crescevano e oltre agli stadi britannici si dedicava spazio ad impianti europei e successivamente anche extraeuropei.
Degni di nota i tre volumi della serie The Cemetery End che raccolgono praticamente quasi tutti i servizi pubblicati da Groundtastic nel corso della sua lunga storia.
Ora Groundtastic esiste sottoforma di sito e di pagina Facebook attraverso i quali si possono ordinare i nuovi numeri, quelli ancora disponibili del passato, oltre ai sopracitati volumi riepilogativi.

Proseguendo sul filone cartaceo mi pare doveroso citare il programma, l’official programme, l’organo di comunicazione di ogni club dalla massima divisione alle leghe dilettantistiche più sconosciute. Una tradizione, una usanza, un rito collettivo per il tifoso britannico. Tanto più doveroso parlarne in questi periodi in cui sono già diversi i club che hanno annunciato che non li pubblicheranno più…
Troppo alti i costi di stampa rispetto al numero delle vendite, il programma esce già vecchio ci dicono, lo smartphone informa il tifoso in tempo reale su tutto, il programma non viene più acquistato dai giovani e giovanissimi ormai disabituati a leggere “su carta” (io direi disabituati a leggere in generale, ma non solo loro), rimaneva solo più un’abitudine per tifosi più anziani o collezionisti.

Questa è un’altra batosta che aumenta il mio distacco verso il calcio moderno, io, che da avido accumulatore di carta in generale, ho messo da parte qualche centinaio di programmi, di tutte le categorie, della Nazionale, finali di Coppa, principalmente degli anni ’60 e ’70, più ovviamente tutto il resto cioè coccarde, distintivi, gagliardetti, annuari, oggetti vari.
Allora è bene, se non lo avete mai fatto, di recarvi almeno una volta nella vita ad una Football Programme Fair, si, una fiera di programmi calcistici.
Se ne tengono ancora moltissime da Plymouth su fino al Teesside, da minuscoli villaggi a locali messi a disposizione negli stadi, anche di massima serie.
Nei tanti luoghi che ho visitato durante i miei viaggi oltre Manica mi sono imbattuto in Fiere casualmente oppure mi recavo in località apposta perché sapevo che lì si svolgeva un evento del genere.
La mia preferita rimane sempre quella che si svolge nei locali forniti dalla chiesa di St. Stephen su Cromwell Road a Londra, due passi dalla fermata della Metropolitana di Gloucester Road, quattro passi da Earl’s Court.
Si scendono alcuni gradini, si pensa di finire in una cantina, invece si sbuca in un salone che la chiesa adibisce ad eventi, feste, ricorrenze, si paga un fee di 1 pound come ingresso e si spalanca un mondo meraviglioso fatto di tavoli ricoperti di scatole, scatoloni, scatoline pieni zeppi di programmi di ogni tipo ed era.
C’è il collezionista specializzato nel “pre-war”, quello che tratta solo Non League, chi solo finali di F.A. Cup o League Cup o F.A. Amateur Cup, chi propone solo programmi di determinati club, chi li divide per decenni.
In più di solito si trova memorabilia varia, dai distintivi alle figurine o cigarette-cards, autografi, press-photos originali.
Nella St. Stephen Hall, appunto il locale della chiesa che ospita il tutto, volontari mettono a disposizione tea and coffee, torte, sandwich, biscotti a prezzi popolari.

E se per caso stufi delle monotone, uniformate, senza più anima arene moderne fate un salto a est, a Dagenham, un tempo qui la Ford inglese aveva gli enormi stabilimenti produttivi che arrivarono ad impiegare più di 40.000 lavoratori.
Qui il Dagenham & Redbridge F.C. erede, in seguito a fallimenti e fusioni, di vari club dell’east end gioca a Victoria Road dove anche solo assistere ad un match in piedi appoggiati ad una crush-barrier nella popular terrace con la vecchia copertura sopra la testa merita il costo del biglietto.
Nel retro il van che sforna burgers o pies insieme a Bovril o tea e tra questa gradinata e la home end c’è una casetta prefabbricata che vende programmi di qualsiasi club e di qualsiasi periodo. Ce ne sono a centinaia, il tutto serve a dare una mano al club e a creare un angolo di paradiso per collezionisti o appassionati generici.

Anni fa un incendio distrusse parzialmente questo luogo straordinario e parte del materiale contenuto, una tragedia pensai quando lo venni a sapere. Nel giro di poche settimane il club fu inondato da programmi provenienti da ogni angolo d’Inghilterra, gente comune, tifosi di chissà quale squadra, collezionisti li inviarono in modo che questa tradizione non scomparisse e che si potesse rimettere in piedi il tutto.

10 dicembre 2024

"BACKPASS. The Retro Football Magazine" di Vincenzo Felici

Non è facile trovarlo, soprattutto in città di modeste dimensioni come la mia, ma quando incappi in un giornalaio del corso principale e lo noti, non puoi lasciartelo sfuggire. La nostalgia che provavi da bambino, quando aspettavi con bramosia l'uscita delle riviste più ricercate è insopprimibile. 
Sto parlando del magazine calcistico inglese "Backpass", che non suonerà nuovo agli appassionati più attenti. Pubblicazione storica, bimestrale, reperibile nei grandi centri e ovviamente in terra d'albione, scandaglia il football, soprattutto l'old football, quello che più ci piace, in modo scrupoloso e sistematico. Circa sessanta pagine fitte di rubriche, redatte appassionatamente a Stratford Upon Avon, nel Warwickshire, grazie al supporto di una ventina di collaboratori, impiegati anche nella contemporanea stesura della versione on line. Chi lo ignora potrà intuire che non si tratta di una produzione banale, stracolorata, insediata dal virus del gossip, infarcita di poster, ecc.. 
È roba di nicchia, per intenditori. Basta sfogliarla e rendersene conto: interviste a calciatori ricercati, approfondimenti su icone del calcio britannico ( e non solo ), curiosità, aneddoti, rivisitazioni, match programmes d'eccezione, stadi storici, storie societarie, reports, spazio libri, cultura locale, musica, maglie d'annata, semiprofessionismo, angolo lettori e addirittura necrologio. 
Facciamo finta di trovarci nella leggendaria “Sportpages”, a Londra e sfogliare l'ultima copia uscita, immergendoci nella passione. Iniziamo con una bella intervista a Joe Royle, uno dei pochi calciatori che possono vantarsi di aver vinto con lo stesso Club, in questo caso l'Everton, un campionato da giocatore e una FA Cup da manager. Proseguiamo con la celebrazione della bandiera del Fulham, Jimmy Greaves: chi passando davanti al "Craven Cottage" non ha notato la celebre statua dedicata alla sua memoria?
Bene, Norman Giller ci ripropone una intervista rilasciatagli dal campione poco prima della tragica morte. Rimaniamo in casa bianconera e leggiamo la testimonianza che Bobby Brown ha concesso a Nick Burnell sulla sua carriera coi "cottagers" e sul categorico no rifilato al Milan. Continuiamo col giorno in cui il burbero Brian Clough incontrò la Principessa Diana nel 1991, per la finale di FA Cup fra Nottingham Forest e Tottenham Hotspur, e poi: la storia del controverso Carlton Palmer, che giocò con e fu allenato da grandi talenti; il portiere Phil Parkes, bandiera dei Wolverhampton Wonderers; il programma del giorno, dedicato all'amichevole precampionato fra Aston Villa e Dunfermline Athletic del 2/8/1969; la cavalcata trionfale del Derby County nella stagione 1971/72, fino alla conquista del titolo; "Fellows Park", lo storico stadio del Walsall, barbaramente trasformato nel "Morrisons" Supermarket; il mito del Plymouth Argyle; il colorito cronista Henry Blofeld, tifosissimo del Norwich City; l'undici ideale di Craig Brown; le prime cento presenze coi "Wolves" di Billy Wright; le performance del roccioso stopper Paul Bennett al Southampton; la finale di FA Cup 1962/63 fra Manchester United e Leicester City; una panoramica sulle più belle divise da gioco di Arsenal, Nottingham Forest, Wolverhampton Wanderers, Rotherham United, Heart of Midlothian, Brentford e Galles; un tuffo nelle leghe calcistiche più basse della piramide calcistica inglese; infine un ampio spazio dedicato alle curiosità dei lettori. 

Chiara la tendenza a coltivare un filone sportivo originale, che riporti i lettori ad appassionarsi a contenuti di cui vale la pena discutere, non adombrati dalle frequenti banalità del calcio moderno. Una conoscenza approfondita delle squadre d’origine, delle radici d’appartenenza, per rinsaldare il legame ai propri valori. Già questo elemento merita considerazione, ci fa riflettere su quanto siano diversi i modi di interpretare il calcio, dando vita a confronti costruttivi tra appassionati esperti. Forse il fulcro della pubblicazione è proprio questo. Se col passare degli anni tante iniziative editoriali scompaiono e a dispetto dei fallimenti altrui quella di cui abbiamo argomentato è rimasta in piedi, un motivo c’è. 
Il consenso è generale, ora sta a voi testarlo. Per un pó di tempo accantoniamo il nazional-popolare “Guerin Sportivo” ( pur sempre valido, per carità ), e annusiamo un odore di carta stampata differente, con la consapevolezza che ormai ogni nazione europea vanta una rivista calcistica di riferimento. Nel caso del Regno Unito ne troviamo come minimo due-tre a disposizione, ma dai Maestri del calcio c’era da aspettarselo. La distribuzione di "Backpass" avviene in Italia da parte di "Intercontinental" ( www.intercontinental.it ) al prezzo di 7.95 € a copia. Paghiamo a duro prezzo il prodotto di esportazione, ma vale la pena rischiare. 
La sottoscrizione dell’abbonamento a sette copie sul sito www.backpassmagazine.co.uk costa 52.00 £, ma riservatevi un pó di tempo prima di aderire.

Come da tradizione britannica le cose quando vengono fatte, vengono fatte bene: sempre on line il giornale è comodamente collezionabile, archiviabile in contenitori appositi, da ordinare a piacere. Ultima nota: a garanzia della buona qualità del prodotto il marchio sulla copertina della “PFA” ( Professional Footballers Association; www.thepfa.com ) una delle organizzazioni calcistiche britanniche dai più nobili propositi educativi. Buona lettura a tutti !
di Vincenzo Felici

1 ottobre 2024

Una chiacchierata con Andy Lyons, direttore di "When Saturday Comes".

L’ingresso della sede di When Saturday Comes (WSC) ricorda un po’ quello di SportsPages (la vecchia libreria sportiva di Londra), prima della “ristrutturazione” e, ovviamente, della sciagurata chiusura. 
Ci sono scaffali con centinaia di libri sul calcio inglese ed internazionale stipati alla bella e meglio. Un bengodi, per gli appassionati di editoria sportiva. 
Andy Lyons, direttore di WSC, ci accoglie con i suoi modi garbati e molto amichevoli, ammonendoci di fare attenzione a una delle librerie alla nostra destra. “Sai, è troppo piena e rischia di franare!”. Dopo un bel the ristoratore iniziamo la nostra chiacchierata ad ampio raggio. Due ore di storie e (a volte amare) riflessioni sul calcio inglese. 
Andy ci racconta rapidamente come è nata l’idea di mettere in piedi When Saturday Comes.




















“Era il 1986 e insieme ad alcuni amici decidemmo di creare una fanzine che rispecchiasse le posizioni e i pensieri della maggioranza dei tifosi di calcio. Per intenderci, quelli che andavano e vanno tuttora allo stadio solo per divertirsi e sostenere la loro squadra. All’epoca sentivamo questo bisogno perché la piaga degli hooligans era dilagante e tutti i media, chi più e chi meno, dipingevano i tifosi come dei potenziali delinquenti. E poi serviva uno strumento nuovo, che contenesse elementi di critica e analisi seria, non come il sensazionalismo dei tabloid o l’appiattimento sulle posizioni della società presente nei programmi delle partite. Gli anni ottanta videro l’affermarsi del fenomeno delle fanzine, sia musicali che calcistiche, quindi possiamo dire che la congiuntura ci fu molto favorevole. Nell’arco di un paio d’anni, grazie al successo tributatoci dai lettori, siamo riusciti a mettere su una vera e propria rivista, che poi ha assunto il formato di un mensile. Al picco delle vendite siamo arrivati anche oltre le 30.000 copie per numero, mentre ora ci siamo assestati sulle 20.000.” 
Ma allora quale è la ricetta vincente che ha permesso a WSC di fare così tanta strada? Andy ci fornisce un paragone molto illuminante. “Pensa a un gruppo di tifosi che si stanno recando a una partita e alle loro chiacchiere. Ci sarà l’ottimista, il pessimista, l’esperto di calcio internazionale, quello che non si perde un match da anni e così via. Nella nostra rivista abbiamo cercato di ricreare questa atmosfera, con articoli che a volte hanno un taglio diverso tra loro, ma che seguono sempre questa linea precisa.”

Passiamo alle “dolenti note”, a quello che anche in Inghilterra inizia ad essere etichettato come calcio moderno, oltre che corporate football. Trattando l’argomento Andy ci appare molto disilluso, ma non perdutamente nostalgico dei tempi andati, di cui riesce a discernere i lati positivi così come quelli negativi. “Il big bang si è avuto con l’entrata in ballo dei soldi di Sky e con la nascita della Premierleague. Quest’ultima deve la sua esistenza al decennale conflitto tra la FA e la Football League. Per fare uno sgarbo alla Lega e soprattutto per cercare di metterle i bastoni tra le ruote, la Football Association diede il suo beneplacito alla creazione della Premier, voluta fortemente dai grandi club. La FA fu particolarmente miope, non foss’altro perché sin da subito la ridistribuzione dei diritti televisivi andò a totale svantaggio delle realtà più piccole, ed economicamente disagiate, della piramide del calcio inglese (prima c’era una divisione molto più equa). Poi sappiamo tutti come è andata. L’arrivo di tanti campioni stranieri – e anche di qualche brocco – il fenomeno calcio che, anche grazie al traino di Euro ’96 – diventa parte integrante dell’industria dell’intrattenimento, il costo dei biglietti delle partite che lievita, l’affermazione del merchandising e via discorrendo”. Però negli anni novanta si risolve il problema degli hooligans e si ricostruiscono stadi spesso inadeguati, faccio notare ad Andy, calandomi un po’ nel ruolo di avvocato del diavolo. “E’ certamente come dici tu – riprende – la violenza nel football sparisce, o meglio si sposta lontano dagli stadi, e l’alto livello di sicurezza nei nuovi impianti o in quelli rimodernati dopo il Taylor Report è innegabile. Però troppe arene di ultima generazione mancano di atmosfera, di personalità. Di recente sono stato all’Emirates Stadium. Bello, per carità. Però quasi quasi mi sarei divertito di più a vedere la partita a casa mia, insieme a un gruppo di amici, tale è stata la sensazione che ho provato seguendo il match dagli spalti del nuovo impianto dell’Arsenal. C’è poco da fare, si sente la mancanza delle gradinate con i posti in piedi, dove albergava la vera essenza del tifo e della passione dei supporter di questo Paese.” 
Tanti tifosi veri sono rimasti tagliati fuori, a causa dell’insensato aumento del prezzo dei biglietti. “Verissimo, al posto di queste persone, spesso esponenti della working class, sono subentrati altri soggetti, che hanno una visione del calcio come di uno spettacolo, oppure che vanno alla partita per altri motivi, per parlare di affari in uno dei migliaia di corporate box che sono spuntati come funghi in tutti gli stadi del regno. E pensare che il Taylor Report tra le varie indicazioni suggeriva anche di abbassare il costo dei biglietti per vedere una partita. Quel rapporto, redatto all’indomani dell’immane tragedia di Hillsborough, è stato utilizzato dai maggiorenti del nostro calcio in base alle proprie necessità e ignorato lì dove diventava scomodo.” Concludo con un’ultima domanda, d’obbligo, sulle prospettive future. “Secondo me nell’arco di qualche anno, specialmente se il Paese dovesse rallentare la sua crescita economica, l’industria calcio è destinata a subire un ridimensionamento. Il tempo ci dirà di che portata”. 
di Luca Manes, da UKFP (dicembre 2006)

25 settembre 2024

BACK TO THE "SIXTIES" - Football League Review.

Dopo alcuni pezzi dedicati agli stadi torno a proporre uno scritto dedicato alla Golden Age del football andando a scoprire la “Football League Review”
Durante la stagione 65/66 il Management Committee della Football League diede il via ad un esperimento commerciale. Rilevarono la pubblicazione “Soccer Review” allora usata da 34 clubs di Football League come un extra per il club programme, la trasformarono in “Football League Review” e decisero di investirvi sia graficamente sia a livello di contenuti in modo di fare si che nel giro di 2/3 anni tutte le squadre di F.L. l’avrebbero accolta nel proprio programme. La Football League infatti voleva dare vita ad un mezzo che arrivasse a più tifosi possibili, dove si spiegavano i programmi, le idee, le attività dell’organo calcistico oltre a coinvolgere gli appassionati con varie rubriche.
La rivista, che tanti collezionisti avranno trovato all’interno di molti programmi tra il 1966 ed il 1975, migliorò anno dopo anno aumentando le rubriche, la grafica, i servizi ed il colore. Punti fissi erano gli articoli dedicati ad arbitri, managers, giocatori ma anche al “tifoso della settimana” o alla visita ad un club (la rubrica si chiamava “Club call”) con presentazione del board, dello stadio, storia dello stemma. La posta dei lettori (rubrica “Post bag”) arrivò a ricevere migliaia di lettere settimanalmente mentre rubriche fisse come “League view” o “Editor’s view” alternavano prestigiose firme con articoli e commenti dei Directors della federazione. Dalla fine della stagione 66/67 il giornalista Bryon Butler (autore di molti libri sul football) iniziò a scrivervi regolarmente, la copertina divenne a colori ed all’interno aumentarono le foto di squadre o giocatori.
Proprio il materiale fotografico fu un cavallo di battaglia della “F.L.R.” che assegnò il compito di fotoreporter a colui che ritengo un genio della fotografia calcistica ovvero Peter Robinson (autore del meraviglioso volume “Football days” che raccoglie immagini di 30 anni della sua carriera). Robinson girava in lungo ed in largo l’Inghilterra catturando immagini dentro e fuori gli stadi con una originalità ed una innovazione unica per quei tempi; le squadre venivano immortalate sedute in tribuna o negli spogliatoi invece che sulla tradizionale panca, i managers mentre palleggiavano o mentre giocavano a golf invece che rigidi con le braccia conserte. Non mancavano gli scatti dedicati a fasi di gioco o ai singoli giocatori ma anche i tifosi con Robinson diventavano protagonisti meritando curiose immagini così come i “Bobbies” in servizio o i raccattapalle. Il pubblico era affascinato dalla veste grafica e le foto delle squadre, sia che fossero in 3a o 4a copertina che nella pagina centrale, venivano collezionate come mini posters. La F.L. vendeva la rivista ai clubs a prezzo di costo e copriva le altre uscite grazie alle aziende che vi facevano pubblicità come Park Drive, Player’s, Woodbine, Wills per sigari e sigarette, Ford UK e Vauxhall automobili, Bell’s whisky, Watney e Double Diamond birre, Texaco ed Esso, Gillette e Wilkinson. 
Durante il periodo di massimo splendore la “F.L.R.” riuscì a collaborare con una ottantina di clubs e si stima che i lettori regolari superassero i 300.000.
All’inizio della stagione 1971/72 cambiò il nome in “League Football” pur mantenendo impostazione contenuti della precedente testata ma già dalla stagione successiva si iniziarono a sentire i sintomi di una certa “stanchezza” che porterà la rivista a chiudere nel 1975 la collaborazione con i clubs che ancora la ospitavano. Le cause principali furono un sostanziale calo degli sponsors, l’inizio della diffusione di programmi di varie dimensioni tipico della prima metà dei 70’s (ricordate l’effimera, per fortuna, moda dei progs tipo tabloids lanciata dal Derby County?) e quindi non più capaci di ospitare all’interno la “F.L.R.”, la diffusione di varie riviste sul football. Resta comunque un bel pezzo di memorabilia (ne posseggo un centinaio), discretamente reperibile, il costo è quello dei programmes del periodo o anche meno se ci si imbatte in blocchi e personalmente la ritengo validissima soprattutto per le foto a colori di squadre, giocatori, stadi, protagonisti vari eseguite da quel genio di Robinson.
di Gianluca Ottone, da UKFP (dicembre 2005)

16 settembre 2024

BACK TO THE "SIXTIES". dal Charles Buchan’s football Monthly a Shoot di Gianluca Ottone

La rubrica dedicata agli anni 60 tenterà di districarsi tra la carta stampata che in quel periodo era in forma smagliante sottoforma di riviste, annuari e guide.































In quegli anni al tifoso non toccava che l’imbarazzo della scelta quando si avvicinava ad un newsagent; tra pubblicazioni a fumetti (per i più piccoli) e riviste (per i più grandicelli) erano diversi i mezzi di informazione stampata a disposizione degli appassionati ed all’avvicinarsi del Natale ecco le varie guide o annuari che facevano la felicità del tifoso amante dei dati, tabellini e statistiche ma anche di coloro che apprezzavano le meravigliose fotografie in bianco e nero e a colori dei grandi campioni o delle gare più entusiasmanti della stagione.

Partendo dalle testate come The Victor, The Tiger, The Wizard, The Hornet, The Hotspur sino al leggendario Roy Race poi meglio conosciuto come Roy of the Rovers, erano veramente molti i fumetti per il pubblico dei bambini che trattavano storie disegnate con il calcio a farla da padrona.
Avventure che vedevano impegnati giovanissimi campioni in erba che in seguito a tanto impegno e con molta volontà raggiungevano gli obiettivi che si erano preposti.
Tra tanti eroi spiccava Bernard Briggs un giovanotto che si cimentava con successo anche nel cricket, nel rugby, nel nuoto e nella boxe. La diffusione di questi giornalini ebbe poi dei picchi verso l’alto quando soprattutto nella seconda metà del decennio in oggetto, iniziarono ad inserire come omaggio, figurine dei calciatori che si potevano raccogliere in un album dando così vita a raccolte complete; ma del fenomeno figurine e raccolte varie parleremo in un prossimo articolo.
A livello di riviste la più famosa e diffusa fu sicuramente il “Charles Buchan’s football Monthly” che venne pubblicato dal 1951 al 1974. Charles Buchan fu dapprima un apprezzato giocatore a cavallo della prima Guerra Mondiale. Giocò nel Sunderland e nell’Arsenal oltre a vantare diverse apparizioni in Nazionale. Smessa l’attività di giocatore divenne un valido cronista per la BBC e giornalista sportivo per poi darsi alla pubblicazione del suddetto mensile che seguì sino al 1960, anno della sua morte. 
Il CBFM partì con una tiratura di 60.000 copie e toccò il top nel 1961 con ben 130.000 uscite.
Da sempre apprezzato per le tante iniziative che ne arricchivano i contenuti uscì sempre con copertine a colori e nel 1960 fu il primo a proporre la novità dei posters a colori partendo con quello della Nazionale. Nell’ottobre del 1966 altra strenna, ovvero le prime foto a colori. Diffusissimo tra i giovani il CBFM Boys Club che nel 1968 arrivò ad avere ben 100.000 membri.
Ci si iscriveva ricevendo una tessera ed una spilla distintivo e si poteva partecipare a quiz, gare di parole crociate sul calcio ed il vincitore del mese otteneva ambitissimi premi come palloni o scarpe da gioco. Nel CBFM si trovavano rubriche fisse come la posta dei lettori o come il classico sguardo ai tornei delle quattro britanniche e dell’Eire, molte foto, inchieste su determinate squadre e numeri speciali in occasione dell’annuale FA Cup Final o dei mondiali. Anche il CBFM nella seconda metà degli anni sessanta e sino alla sua chiusura diede vita a varie raccolte di cards molto apprezzate da raccogliere negli appositi contenitori.
Altre importanti e piacevoli riviste mensili erano il “ Football Supporter” che uscì dal 1967 al 1970 per poi essere ribattezzato dal 1970 al 1974 “Football Pictorial” che lo sostituì nelle edicole.
Il FS (Football supporter) era l’organo ufficiale della National Football Federation of Supporters Clubs e a differenza del CBFM puntava più sull’aspetto grafico che su quello dei contenuti; infatti dominavano grandi foto a colori di azioni di gioco o di singoli giocatori e il retro della seconda copertina era costituita da foto a colori di vari giocatori che il tifoso poteva ritagliare e collezionare. Solitamente ogni mese veniva anche inserito un mini poster a colori di una squadra e spesso le parti scritte si limitavano all’editoriale ed ai commenti delle varie immagini. Stesso discorso si può fare per l’ancora vivo e vegeto “Shoot” nato nel 1968 e indirizzatosi da subito verso un pubblico di giovani e giovanissimi, quindi molta importanza alle foto, al colore, ai posters ed alle copertine vivaci.
Shoot come il FS limitava i testi all’editoriale e ai tabellini delle gare giocate nel mese. Ottima la produzione di libretti ed album destinati ad accogliere figurine e cards ma soprattutto negli anni 70.

Passando agli annuals o yearbooks eccoci di fronte ad altre meraviglie per il collezionista e cultore del football degli anni d’oro. Anche in questo caso vi era una vasta scelta e andrò a selezionare quelli che personalmente ritengo più interessanti. Il sopraccitato mensile CBFM pubblicava il famoso “CBFM Soccer Gift Book” annuario in formato A4 con copertina rigida a colori e con all’interno splendide fotografie in bianco e nero e a colori. Vi si trovavano articoli firmati dai grandi giocatori o managers dell’epoca oltre a pezzi sulle competizioni domestiche dalle coppe ai vari campionati.
Stesso formato e stessa casa editrice (la IPC) per il “Football Star Parade” che oltre ad una valida carrellata di immagini in b/n e a colori vantava un completissimo who’s who di tutti i giocatori della FL dell’annata in questione. In formato pocket size, ovvero tascabile e con copertina non rigida era invece l’altrettanto valido “Park Drive Book of Football” sponsorizzato dalla Gallaher, nota azienda che lavorava il tabacco con sede a Londra e Belfast; infatti Park Drive era la più nota marca di sigarette dell’azienda stessa. Anche qui molti articoli di commento agli avvenimenti dell’annata calcistica erano firmati da Banks piuttosto che da Best o Charlton, un’ottima serie di immagini più un preciso directory di tutti i clubs della FL con dati che andavano dai colori sociali alla rosa della squadra con relative presenze e goals, capacità dello stadio e così via.
La stessa FA pubblicava l’official yearbook che pur pieno di tabellini, dati, indirizzi, commenti alla stagione passata ed a quella in corso mi piace di meno in quanto troppo “tecnico” e con pochissime fotografie; solitamente la parte più bella era la copertina a colori. 
Stesso discorso per il “Playfair Football Annual” secondo me troppo pieno di tabellini, statistiche, rose complete, calendari di tutte le divisioni ma con la totale assenza di immagini eccetto la copertina a colori; sicuramente un ottimo vademecum per chi voleva tenersi informato su tutto ciò che era accaduto e che doveva accadere ma lungi dal catturare la fantasia del tifoso e del collezionista. 
Ovviamente molti altri furono gli annuari pubblicati, considerando che quotidiani nazionali o locali ne producevano una gran quantità ma non giunsero mai ai livelli di quelli sopraccitati. Da segnalare che questi volumi venivano solitamente messi a disposizione del pubblico nel periodo natalizio e quindi rientravano quasi d’obbligo tra i regali che ogni ragazzo sognava ed erano ambiti anno dopo anno.
Sia le riviste che gli annuari sono tuttora discretamente reperibili dai vari collezionisti d’oltre Manica o su internet a prezzi piuttosto abbordabili salvo numeri o annate particolari tipo quelli che coprono la World Cup del 66 più rari e più cari, per cui consiglio vivamente a tutti gli appassionati di provarne almeno qualcuno per potere valutare di persona la bellezza delle immagini fotografiche e tuffarsi nel migliore periodo del beautiful game.
di Gianluca Ottone, da "UK Football please" (settembre 2004)
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