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6 giugno 2025

QUEL PAZZO DI ROBIN FRIDAY..


























Robin Friday, nasce il 27 luglio 1952 ad Acton, un quartiere difficile della zona ovest di Londra. Figlio della working class, Robin si avvicina sin da piccolo al mondo del calcio, ed in un certo senso il suo è un percorso da predestinato essendo la madre figlia di un ex giocatore del Brentford. Dopo aver fallito vari provini per club famosi quali QPR, Chelsea e Crystal Palace abbandona a 16 anni gli studi, si mette a fare il muratore e comincia la sua pazza carriera di calciatore nel Walthamstow Avenue Football Club, club dilettante di Londra fondato nel 1900 ed estinto nel 1988 in seguito ad una fusione con altri club. Passa poi nei "missionari" dell'Hayes, ad ovest di Londra, e quindi più vicino ad Acton, come detto quartiere di nascita di Robin. Con l'Hayes ( club di non-league anch'esso estinto di recente ) Friday guadagna 30 sterline a partita. Durante un match con la maglia biancorossa dell'Hayes Friday entra nella storia dei pazzi del calcio lasciando i suoi compagni a giocare con un uomo in meno per ben 10 minuti, tornando poi in campo, ubriaco, per segnare l'unico e decisivo goal della partita. Nei 10 minuti di assenza Robin era infatti nel pub adiacente il Church Road di Hillingdon, lo stadio dell'Hayes. Il 9 e il 12 dicembre 1972 la sua carriera calcistica prende una svolta: nel secondo turno di fa cup il Reading viene sorteggiato con l'Hayes. Il primo match in casa dei royals termina 0 a 0, il replay, a Londra vede uscire la squadra di Friday sconfitta per 1 a 0. Charlie Hurley, manager del Reading ( all'epoca club di quarta divisione ), si innamora del genio calcistico di Friday e lo porta in biancoblu l'anno successivo versando nelle casse dell'Hayes 750 sterline. Nel febbraio del 1974 debutta contro il Barnsley. I Royals perdono 3 a 2 e lui sigla una delle due reti. Pochi giorni dopo il suo esordio casalingo contro l'Exeter City; nel 4 a 1 finale per il Reading Friday sigla una splendida doppietta. La sua prima stagione è in chiaro scuro, ma Hurley è l'unico a saper gestire i suoi eccessi dentro e soprattutto fuori dal campo, e Friday colleziona 19 presenze e 4 reti in campionato.

L'anno successivo esplode il suo enorme talento: 49 presenze totali distribuite fra campionato e coppa, a fine anno è il capocannoniere della squadra con ben 20 centri, di cui 18 in campionato ( dove il Reading si classifica settimo) con appena due penalty. Nell'annata 75/76 i royals centrano la promozione in terza divisione arrivando terzi dietro il Northampton e il Lincoln City. A trascinarli è Robin che, tra una sbronza e l'altra, segna la bellezza di 22 reti in 46 presenze, di cui 21 in campionato. I suoi goal e le sue giocate gli valgono il titolo di giocatore dell'anno per il Reading. Il celebre gol nel 5-0 al Tranmere del 31 marzo 1976 è ancora impresso nella mente e negli occhi di chi c'era quel giorno, quando Friday realizzò il suo goal più bello: stop di petto appena fuori area con le spalle alla porta e veloce girata al volo senza far toccare terra al pallone che va a morire sotto l’incrocio destro della porta, con la Tilehurst end e l’intero Elm Park a spellarsi le mani. La stagione successiva è avara per Friday, i royals vanno male e a fine stagione tornano in quarta divisione, lui colleziona 21 presenze e 7 reti e viene ceduto, dopo 135 presenze e 53 reti al Cardiff City per la somma di 30mila sterline. Alcuni tifosi storici del Reading raccontano che in quell'anno Friday era spesso irrascibile e che una volta, durante il secondo tempo di un match casalingo contro lo Swindon Town, sotto una pioggia incessante, Robin si avvicinò alla tribuna chiedendo ai propri tifosi quale fosse il risultato della partita in corso. Un'altra volta, in un match contro il Preston NE venne espulso per una manata al difensore Mark Lawrenson. Friday rientrò ma non nel suo spogliatoio bensì in quello del Preston dove defecò nella borsa di Lawrenson.

Al Cardiff, all'epoca in second division, le cose andarono peggio: appena arrivato in Galles venne arrestato alla stazione centrale e la notte prima del suo debutto contro il Fulham andò in un pub a scolarsi una dozzina di bottiglie di birra per poi tornare al suo hotel. Il giorno dopo segnò due goal, a marcarlo c'era un certo Bobby Moore, che seppur calcisticamente in declino, venne surclassato dalla potenza di Robin e poi omaggiato dallo stesso Friday con una irrispettosa strizzata ai testicoli...All'interno dello spogliatoio del Cardiff tutti sapevano dei suoi problemi con l'alcool e la sua attrazione per le belle donne e l'lsd. Di quell'anno in Galles si ricordano le sue impressionanti giocate in campo divise in appena 21 presenze e 6 reti, di cui una irriverente contro il Luton nel quale Friday, capello lungo e basetta folta, venne immortalato nel gesto ( diretto al portiere avversario ) del vaffa a v effettuato con l'indice ed il medio della mano destra, foto poi che divenne anche la copertina di un disco
Jimmy Andrews, all'epoca team manager dei bluebirds, ad un giornalista che gli chiedeva come pensasse di gestire l'esuberanza di Robin rispose: " Non so quale è il suo problema, era già cosi quando lo acquistai dal Reading. Temo che Robin sia un caso disperato e irrecuperabile". Il Cardiff gli revocò il contratto, Friday tornò a Londra e iniziò la sua discesa all'inferno in un turbine di alcool, droghe e problemi mentali...

Purtroppo, per il ribelle Robin, Andrews non sbagliò: Friday, il più grande calciatore mai visto ( titolo del libro inglese a lui dedicato ), venne trovato morto nel suo appartamento londinese il 22 dicembre del 1990. Arresto cardiaco da overdose disse il medico legale. Robin aveva appena 38 anni...
di Giacomo Mallano

29 ottobre 2024

ROBIN FRIDAY, il George Best dei poveri.



Non ha mai giocato nella massima divisione inglese, non ha indossato neanche una volta la maglia della nazionale, non ha vinto nemmeno un trofeo. C'è di più, a 25 anni si era già ritirato dal calcio professionistico.
Eppure Robin Friday è un personaggio mitico, un cult hero del calcio d'oltre Manica.
Pare che fosse un fenomeno fin da bimbetto, tanto che attirò l'attenzione dei grandi club della sua città, Londra. Peccato che di bricconate ne facesse già da adolescente. In campo non passava la palla nemmeno sotto tortura, fuori aveva manifestato una certa passione per droghe e alcool, nonché aveva la pessima abitudine di rubacchiare qua e là. A 16 anni la prima esperienza in riformatorio, a 17 il matrimonio “riparatore” con una ragazza di colore. A quei tempi, parliamo di quattro decenni fa, le unioni interrazziali non erano usuali e in tanti, purtroppo, non le vedevano di buon occhio.
Con tutte le difficoltà del caso, Friday continuava a giocare a pallone, sebbene a livello amatoriale. Per tre stagioni mostrò i suoi colpi di genio nelle divisioni non league, divenendo famoso anche per qualche intemperanza di troppo (ben sette le espulsioni comminategli) e numerose bravate (una volta arrivò allo stadio in ritardo di una decina di minuti e, nonostante fosse palesemente ubriaco, realizzò la rete della vittoria).
Il suo talento non poteva passare inosservato e a gennaio del 1974 il Reading (all'epoca compagine di Quarta Divisione) lo mise sotto contratto. Il nostro eroe mise subito a segno grappoli di goal, per la gioia dei tifosi adoranti. Nell'arco di due anni e mezzo i Royals raggiunsero la promozione alla terza serie del football inglese.
Un giorno contro il Tranmere controllò il pallone con la stessa eleganza di Maradona o Pelé e da oltre venti metri scoccò un tiro fantastico che si insaccò sotto al sette. L'arbitro, il futuro internazionale Clive Thomas, si complimentò con lui dicendo che era il più bel gol che avesse mai visto. “Davvero? Dovresti venire qui più spesso, lo faccio ogni settimana” la replica di Friday.





















Le marachelle non cessarono, anzi. Durante una partita scorse uno spettatore assaporasse del whisky da una fiaschetta e pensò bene di fare una capatina sugli spalti per chiedergli un sorso. L'arbitro prima gli mostrò il cartellino giallo, poi sentita la sua risposta (“era solo un assaggio prima della pinta al pub”) lo espulse.
Con il Reading – e la sua giovane consorte – le cose finirono male. Il doppio divorzio lo portò a Cardiff, in Seconda Divisione. Lui avrebbe preferito rimanere a Londra, dove Millwall e Crystal Palace avevano manifestato un certo interesse nei suoi confronti. Quando arrivò in Galles non si prese nemmeno la briga di pagare il biglietto del treno, che si dovette accollare il manager dei Bluebirds Jimmy Andrews.
Tuttavia Friday si fece perdonare segnando una doppietta all'esordio con il Fulham. In quel match ebbe l'ardire di strizzare i testicoli a un'icona come Bobby Moore, “precedendo” così Vinny Jones (che qualche anno dopo compì lo stesso gesto nei confronti di Gazza Gascoigne).
La passione, la voglia di dare il meglio di sé in campo – una volta contro il Charlton giocò oltre un'ora con uno zigomo fratturato – era offuscata di continuo dai soliti eccessi. Dopo la sconfitta contro lo Shrewsbury nella Coppa del Galles del 1977, devastò la sala da biliardo dell'hotel tirando le palle a destra a manca, praticamente in costume adamitico.
Quando non si presentò al ritiro pre-stagionale, Andrews decise che la misura era colma. Nonostante ciò diede a Friday un'ultima opportunità. Il fantasista se la spese malissimo. La sua prestazione nello 0-4 a Brighton fu disastrosa, condita da un gesto di estrema follia. Al quarto d'ora del secondo tempo si fece espellere per un calcio in pieno volto a Mark Lawrenson (al quale, vuole la leggenda, sembra abbia pure lasciato un “ricordino” puzzolente nella borsa).
Il buon Robin ne aveva ormai abbastanza del calcio. Si ritirò giovanissimo, si sposò e divorziò altre due volte, passando ogni tanto qualche mese in prigione. Nel dicembre del 1990, a soli 38 anni, gli fu fatale un attacco di cuore. La notizia della sua morte passò inosservata sui media nazionali, ma di Friday negli ultimi anni si sono riscoperte le “imprese” e sono rispuntati un po' ovunque gli aneddoti più curiosi. Una band di Cardiff, i Super Furry Animals, ha usato addirittura una foto che lo ritrae nell'atto di mandare a quel paese il portiere del Luton Milija Aleksic per il suo singolo The Man Don't Give a F**k
Un titolo che sicuramente sarebbe piaciuto a uno della pasta di Robin Friday.
di Luca Manes
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