Dublino, 1990. Dopo esser stato squalificato per aver truccato una partita, il calciatore Ted Sullivan viene reintegrato in squadra nel tentativo di recuperare una stagione fallimentare. Ma gli anni sono passati, per lui e per gli altri, e il calcio non è l'unica preoccupazione che affligge Bob McDermot, l?estroverso allenatore dei Ramblers, che coinvolge Sullivan in una serie di tragicomiche situazioni alla ricerca di una salvezza innanzitutto finanziaria, fra banche, creditori e commercialisti usurai. Una rappresentazione della società e della nefasta realtà economica attraverso le gesta calcistiche di un gruppo di eterogenei disgraziati che sanno rispondere alle difficoltà della vita, colpo su colpo, con umorismo e ironia.
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20 gennaio 2026
18 settembre 2025
"I MONDIALI DELLA SCOZIA" di Gianfranco Giordano
La Scozia non ha partecipato alle qualificazioni per le prime tre edizioni della Coppa del Mondo di calcio in quanto non era ancora membro della FIFA.
La Scozia partecipa per la prima volta alle qualificazioni per il Mondiale nel 1950, al tempo il Torneo Interbritannico valeva come girone di qualificazione. Gli Scozzesi si qualificarono arrivando secondi nel Torneo, dietro l’Inghilterra, ma poi rinunciarono al viaggio perché ritenuto troppo difficile da organizzare.
Nel 1954 il Torneo Interbritannico vale ancora come girone di qualificazione ai Mondiali, la Scozia si piazza nuovamente seconda dietro l’Inghilterra e si qualifica per la sua prima Coppa del Mondo. In Svizzera la Scozia gioca due partite, contro l’Austria ed i campioni uscenti dell’Uruguay, scusate se è poco, incassa otto reti senza segnarne alcuna e torna a casa senza lasciare traccia. Del girone faceva parte anche la Cecoslovacchia ma il regolamento del torneo contemplava solamente due partite per squadra nel girone.
Nel 1958 la Scozia si qualifica superando nel girone Spagna e Svizzera. L’allenatore doveva essere Matt Busby, ma aveva dovuto rinunciare all’incarico a causa delle ferite subite nella tragedia di Monaco, il suo posto venne preso da Dawson Walker. All’esordio contro la Yugoslavia arrivano il primo punto e la prima rete nel torneo, poi due sconfitte di misura contro Paraguay e Francia che finirà al terzo posto.
Nel 1974 la Scozia, guidata da Willie Ormond, si qualifica superando nel girone Cecoslovacchia e Danimarca. Gli Scozzesi sono l’unica compagine britannica a staccare il biglietto per la fase finale della Coppa del Mondo. In Germania gli Scozzesi sono attesi da un girone di ferro con Brasile e Yugoslavia oltre allo Zaire, al tempo gli africani non facevano paura a nessuno. Esordio morbido contro lo Zaire, la Scozia fa l’errore di accontentarsi di due sole reti, poi due pareggi contro Brasile, squadra tutto sommato modesta, e Yugoslavia. Scozia eliminata per la differenza reti, il Brasile aveva segnato una rete in più allo Zaire. Per gli Scozzesi, il poco invidiabile record di essere eliminati dalla fase finale senza essere mai sconfitti.
Nel 1978 la Scozia si qualifica superando nel girone Cecoslovacchia e Galles. La Scozia era davvero una bella squadra, quasi lo stesso organico di quattro anni prima ma con più esperienza, un mix di grinta e talento. Nel girone c’erano l’Olanda, grande favorita, il Perù, squadra di buone individualità, Cubillas su tutti e l’Iran. All’esordio la Scozia viene strapazzata dal Perù, dopo essere passata in vantaggio con Jordan ed aver fallito un rigore con Masson. Nella seconda partita l’Iran si rivela avversario ostico ma gli Scozzesi riescono a passare in vantaggio nei minuti finali del primo tempo grazie ad un’autorete, nel secondo tempo però subiscono il pari degli Iraniani. Nell’ultima partita la Scozia tira fuori tutto il cuore e tutta la grinta che possiede, batte l’Olanda ma ancora una volta viene eliminata per la differenza reti.
Nel 1982 la Scozia si qualifica superando nel girone Irlanda del Nord, Svezia, Portogallo ed Israele, primo posto finale con una sola sconfitta. La grande Scozia è ormai in declino, i suoi eroi stanchi e segnati da mille battaglie. Questa volta la Scozia non stecca la partita d’esordio contro la Nuova Zelanda, cenerentola del girone. La partita con il Brasile comincia bene, rete di Narey dopo diciotto minuti, poi la Scozia deve inchinarsi ad un maestoso Brasile. Nell’ultima partita scontro diretto con l’Unione Sovietica che vanta una migliore differenza reti, la Scozia passa in vantaggio con Jordan, a segno nel terzo mondiale consecutivo, subisce la rimonta sovietica poi pareggia nei minuti finali. Ancora una volta la Scozia torna a casa per la peggior differenza reti.
Nel 1986 la Scozia si qualifica arrivando seconda dietro la Spagna, le altre squadre erano Galles ed Islanda. Nel corso della partita giocata a Cardiff il 10 settembre 1985, l’allenatore Jock Stein venne colpito da un infarto che ne causò la morte. Dopo il girone di qualificazione europeo, gli Scozzesi sconfissero l’Australia nello spareggio. Ormai è un’altra squadra, il ricambio generazionale è completo. Le speranze di passare il turno aumentano, in questa edizione passano anche le quattro migliori terze, ma per la Scozia non c’è niente da fare, nonostante sir Alex Ferguson in panchina. Dopo due sconfitte di misura con Danimarca e Germania Ovest, la Scozia era ancora in corsa per la qualificazione, ma un pareggio a reti bianche con l’Uruguay la condanna ad un mesto ritorno a casa.
Nel 1990 La Scozia si qualifica arrivando seconda dietro la Yugoslavia, le altre squadre erano Francia, Norvegia e Cipro. Quinta partecipazione consecutiva ottenuta sul campo, un record all’epoca, per gli Scozzesi. Il girone sembra abbordabile ma comincia subito male con una imbarazzante sconfitta all’esordio contro la Costa Rica, sempre brutte figure contro gli sconosciuti. Dopo un pronto riscatto contro la Svezia arriva la partita decisiva contro il Brasile, un pareggio potrebbe garantire il passaggio del turno, ma un gol di Muller ad otto minuti dalla fine spegne i sogni scozzesi. Ancora tutti a casa dopo il primo turno.
Nel 1998 la Scozia si qualifica arrivando seconda dietro l’Austria, le altre squadre erano Svezia, Lettonia, Estonia e Bielorussia. Ultima presenza scozzese alla fase finale della Coppa del Mondo. Tanto per cambiare nel girone c’è il Brasile, i Verdeoro battono la Scozia nella prima partita del girone grazie ad un’autorete nel secondo tempo. Il pareggio in rimonta contro la Norvegia riaccende le speranze, poi arriva il tracollo contro il Marocco nell’ultima partita.
In totale otto partecipazioni per la Scozia alla fase finale della Coppa del Mondo, in tutte le occasioni scozzesi eliminati al primo turno, spesso con merito ma in almeno due occasioni con grande sfortuna. Negli anni 70 la Scozia era davvero una squadra forte ed avrebbe meritato un posto di prestigio sul palcoscenico mondiale.
di Gianfranco Giordano
3 dicembre 2024
BACK TO THE “SIXTIES” - 1966
In questa puntata della rubrica dedicata agli anni ’60 vi porterò indietro nel tempo, esattamente a quella storica estate 1966 che vide l’Inghilterra ospitare l’ ottava edizione della Coppa Rimet ovvero i campionati mondiali di calcio.
Non sarà però un viaggio tra statistiche o ricordi di partite che tutti, chi più chi meno, conosciamo ma un percorso attraverso tutto ciò che accadde di contorno alla manifestazione. Innanzitutto il contesto sociale in cui si svilupperà il mondiale: siamo nel 1966, in piena “swinging London” ovvero all’apice della fama internazionale della capitale Inglese come fulcro di avvenimenti legati alla moda, alla musica, allo stile. In questo frizzante e vivace ambiente dove dominano gli stilisti Inglesi, le mode di Carnaby Street, il Beat sound di Beatles, Stones, Yardbirds, Who, gli spy-movies con Bond in testa non poteva mancare la ciliegina sulla torta, ovvero l’organizzazione dei mondiali.
La F.A. accoglie di buon grado l’onore e (e onere) della gestione della più importante manifestazione calcistica del mondo. Sicuramente gioca un ruolo importante Sir Stanley Rous allora presidente della FIFA, ma al di la di eventuali pesi “politici”, pare giusto ai più fare svolgere tale manifestazione nella nazione maggiormente di tendenza di quegli anni oltre che un premio al paese che ha codificato e reso noto in tutto il mondo il “beautiful game”. Gli organizzatori sapranno dare una svolta senza precedenti alla manifestazione: innanzitutto per la prima volta nasce una mascotte che troverà spazio sui manifesti ufficiali, su riviste, guide, sui sottobicchieri oltre ad essere realizzato sotto forma di pupazzo per la gioia dei bambini e… dei grandi. Si tratta del famoso “Willie” un simpatico leoncino che veste una maglietta con i colori dell’ Union Jack, calzoncini, 14 calzettoni e scarpette bullonate. L’immagine più diffusa è quella che si vedrà sui posters della manifestazione, con “Willie” intento a calciare un classico pallone “18 panels”. All’avanguardia sarà anche il film del mondiale che per la prima volta non sarà solo una carrellata di immagini di gioco ma un vero e proprio lungometraggio, con tanto di colonna sonora degna di uno spy-movie del periodo, che vedrà tante riprese fuori dal campo di gioco.
Ad esempio si inizia con l’arrivo delle squadre partecipanti all’aeroporto di Heathrow, il loro trasferimento sui buses verso i ritiri, quindi scene riprese tra la folla sia dentro che fuori gli stadi. Splendido il pezzo sui preparativi della finale con le telecamere che seguono i custodi e gli stewards nelle ore che precedono la gara intenti, chi a sistemare le reti chi a posare le coperte sulle poltrone del Royal Box; veramente imperdibile! Inoltre, anche qui una novità, si cerca di avere una serie di partners che provvedano a fornire gli “strumenti” di gioco. La Umbro supplirà a quasi tutte le nazionali l’abbigliamento, mentre l’ Adidas (al tempo rappresentata in UK proprio dalla Umbro) metterà a disposizione le scarpe. Anche i palloni verranno uniformati il più possibile individuando un fornitore e due colori “ufficiali” che saranno poi il bianco e l’arancione; proprio con una sfera arancione si disputerà la leggendaria finale. Lo stesso Sir Stanley Rous prenderà parte alla scelta dei palloni insieme ad un gruppo di produttori, di ex giocatori e di dirigenti della FIFA. Tutto il contorno della manifestazione viene organizzato in modo esemplare, tanto che qualcuno sostiene che tutti i mondiali successivi prenderanno esempio e spunti da quello Inglese, vedasi l’uso di una mascotte e la collaborazione con partners commerciali e fornitori ufficiali. Vengono prodotte guide per ogni città che ospiterà gare con infos su locali, divertimenti, ristoranti, bar e indicazioni su come raggiungere gli stadi. Ci fu anche lo spazio per un giallo mai completamente risolto: il 20 marzo 1966 sparisce la coppa Rimet mentre si trovava esposta a Londra per una esibizione pubblicitaria del mondiale nel contesto di una mostra filatelica. La tensione e la preoccupazione svaniscono il 27 marzo, quando il cagnolino Pickles durante la quotidiana passeggiata con il suo padrone annusa e scova uno strano oggetto nei giardini di Norwood nel Middlesex.
E ‘ la coppa Rimet in perfetto stato avvolta in un quotidiano. Respiro di sollievo per tutti e grande notorietà per alcuni giorni per cane e proprietario che verranno fotografati ed invitati in trasmissioni radiofoniche e televisive. Nessuno saprà mai se si trattò di uno scherzo oppure, più probabilmente di un vero e proprio furto con tentativo (fallito) di estorsione. Il mondiale 1966 stabilisce il record di spettatori (1.458.043) per questo tipo di competizione e l’incasso della finale (Lst. 200,000) diventa il più alto incasso mai registrato per una partita di world cup. I giocatori Inglesi ricevettero Lst. 60 per partita (ovvero il normale gettone per gare internazionali) mentre le riserve intascarono Lst. 30; inoltre un bonus di Lst. 22,000 per la vittoria (offerto dalla F.A.) fu diviso equamente tra i 22 selezionati su precisa richiesta dei giocatori stessi. Per concludere uno sguardo alle competizioni Inglesi che precedettero il mondiale: il titolo della first division va al Liverpool (che perderà per 2-1 la finale di Coppa delle coppe contro il Borussia Dortmund), mentre la F.A. Cup finisce 15 sulla sponda Blue del Mersey ovvero all’ Everton.
La League Cup viene sollevata dal WBA che nella doppia finale avrà la meglio sul West Ham con un “aggregate” di 5-3. nel frattempo John Lennon dirà che i Beatles sono più popolari di gesù Cristo e la Barclay’s bank introduce la “Barclaycard” ovvero la prima carta di credito in Gran Bretagna.
di Gianluca Ottone, da UK Football please
26 settembre 2024
LA FARSA DI ALLY e L'EPICA DI ARCHIE. Una rievocazione della Scozia al Mondiale del ‘78.
Tutto iniziò da una frase pronunciata all’Hampden Park di Glasgow il 25 maggio del 1978: “Mi chiamo Ally MacLeod, e sono un vincente”.
Poi, tanto per aggiungere la classica ciliegina su una torta che tutti non vedevano l’ora di gustare, ecco una Promessa di quelle con la P maiuscola. “La Scozia vincerà la coppa del mondo”.
E il tripudio fu totale. Quella sera si celebrava la partenza della Tartan Army verso l’Argentina, e nulla era stato lasciato al caso; almeno 20mila erano le persone accorse per applaudire i giocatori in parata a bordo di un bus a due piani dal tetto scoperto, pronti a salire a bordo del DC10 che li avrebbe condotti verso la Grande Impresa. Orgoglio era la parola chiave; orgoglio di rappresentare non solo la propria nazione ma anche l’intero Regno Unito, dal momento che Galles, Irlanda del Nord e Inghilterra si erano perse per strada lungo le qualificazioni. Gli inglesi avevano dovuto arrendersi alla differenza reti lasciando primo posto del girone, e il conseguente biglietto per l’Argentina, all’Italia, mentre gli irlandesi non avevano avuto scampo contro l’Olanda di Cruijff. A lasciare a casa il Galles ci avevano invece pensato direttamente gli uomini di MacLeod in un tiratissimo incontro disputato ad Anfield il 17 ottobre 1977.
La Federcalcio gallese aveva scelto Liverpool a scapito di Wrexham per fini puramente economici (Anfield poteva contenere 51mila spettatori, l’impianto della capitale gallese solo poco più di 15mila), azzerando così il fattore campo per quello che era una sorta di spareggio per il definitivo primato del girone (che come terza e ultima squadra comprendeva i campioni d’Europa in carica della Cecoslovacchia). Gli scozzesi ringraziarono e passarono all’incasso, anche se con più difficoltà del previsto, dal momento che ci volle un rigore molto dubbio (mani in area di Joey Jones, ostacolato però irregolarmente da Joe “Squalo” Jordan) fischiato a undici minuti dalla fine per spezzare l’equilibrio. Don Masson, centrocampista del Derby County, centrò il bersaglio, imitato una manciata di minuti dopo da Kenny Daglish con un bel colpo di testa in tuffo. Il sogno poteva avere inizio.
La parata dell’Hampden Park (con tanto di canzone scritta appositamente da un Rod Stewart per nulla timoroso di sprofondare nel ridicolo cantando versi quali “Ole ola, ole ola / we’re gonna bring that World Cup back from over tha”) fu fonte di lazzi e scherni da parte della stampa inglese, che accusarono i colleghi di essere semplici tifosi dotati di macchina da scrivere. Critiche senza dubbio dettate dalla gelosia di gente con la bile grossa come un melone in quanto costretti a guardarsi la competizione dal divano di casa propria; critiche che però nascondevano un fondo di verità ben evidenziato da quel tifoso che, in mezzo al tripudio di Croci di Sant’Andrea, si chiese se non era meglio imbastire celebrazioni dopo aver vinto il trofeo, e non prima.
Il gruppo in cui era stata sorteggiata incitava però all’ottimismo; c’era l’Olanda del Calcio Totale ormai sul viale del tramonto, per di più senza Cruijff e Van Hanegem, c’era un Perù “accozzaglia di veterani e vecchie glorie” (così disse un membro dello staff tecnico di Ally MacLeod), e infine c’era un Iran già inopinatamente ribattezzato squadra materasso. Alla fase successiva si qualificano le prime due, ragion per cui l’agenzia di scommesse Ladbrokes azzardò una quota 8-1 per la Scozia campione del mondo.
Il Sierras Hotel, piccolo complesso nella cittadina di Alta Gracia, fu l’alloggio scelto per gli scozzesi. Non era certo un Movenpick a cinque stelle, quanto piuttosto un tugurio con le camere da letto più simili a dormitori per homeless e una piscina in cui sguazzavano beatamente decina di blatte, il tutto condito dall’onnipresente presenza, al di fuori del perimetro dell’hotel, dei militari della giunta di Videla, grilletto facile e simpatia direttamente proporzionale al tasso di democrazia che regnava nel paese, e da una scossa tellurica che aveva interessato le colline circostanti, “la più forte registrata negli ultimi cinquant’anni”, almeno così scrisse la stampa locale. Circostanze malaugurati a parte, Macleod era già proiettato alla partita d’esordio contro il Perù, ma si rifiutò di andare a visionare un loro allenamento dal vivo in quanto, a suo dire, li conosceva già bene grazie a una mezza dozzina di videocassette recentemente visionate. E poi cosa c’era da temere da una squadra che molti giornali europei definivano alla stregua di un’armata brancaleone un po’ in avanti con gli anni? La risposta arrivò sabato 3 luglio 1978 allo stadio Chateau Carreras di Cordoba davanti a 37792 spettatori. La Scozia doveva rinunciare a buona parte della difesa titolare, con i due terzini Willie Donachie e Danny McGrain più il centrale Gordon McQueen fuori causa per infortunio. La scelta di Macleod cadde rispettivamente su Stuart Kennedy, Martin Buchan e Kenny Burns, con i primi due posizionati in un ruolo di fascia che non era il loro. In più lasciò in panchina il talento di Graeme Souness a favore dei polmoni dell’ormai stagionato Masson, l’eroe di Liverpool, escludendo anche il bomber dei Rangers Glasgow Derek Johnstone, che aveva appena chiuso la stagione con un bottino di 41 reti, per lasciar posto a Jordan. Una mossa quest’ultima che lasciò perplessi parecchi osservatori ma che, almeno inizialmente, diede i suoi frutti quando al minuto 19 proprio lo Squalo raccolse una respinta difettosa del portiere peruviano Ramon Quiroga su tiro di Bruce Rioch e portò in vantaggio la Tartan Army. Ma il Perù non era quella banda di sprovveduti che molti credevano; a centrocampo dettava legge Teofilo Cubillas, uno dei reduci del Mexico 70 ma tutt’altro che un talento in pensione (del resto aveva poi 29 anni), mentre sulle fasce Kennedy e Buchan arrancavano dietro i tacchetti di Oblitas e Munante, ali piccole e leggere tutte dribbling e scatti. Prima dell’intervallo Cueto aveva pareggiato la rete di Jordan, ma ciò che preoccupava di più i tifosi scozzesi sugli spalti era l’incapacità dei propri beniamini di prendere le misure agli scatenati peruviani. Un bandolo delle matassa che Macleod non aveva la minima idea di come sbrogliare, e infatti una volta rientrato negli spogliatoi le uniche parole che disse ai suoi esterrefatti giocatori fu di “calciare la palla più lontano e più forte possibile”. Al rientro in campo la Tartan Army tentò con una reazione d’orgoglio di invertire l’inerzia della partita, ma quel giorno la dea bendata aveva deciso di non accettare la corte degli uomini di Macleod, per cui il colpo di testa di Jordan finì sul palo e Masson si vide respingere un calcio di rigore da “El Loco” Quiroga. Poi iniziò il Cubillas show e per gli scozzesi fu notte fonda; doppietta del mago peruviano per il 3-1 finale e giocatori in maglia blu fuori dal campo a testa bassa, morale sotto i tacchi e il ricordo dei festeggiamenti dell’Hampden Park evaporato come se fosse lontano intere decadi piuttosto che poche settimane.
L’indomani Macleod ordinò alle proprie truppe di serrare le fila e di pensare esclusivamente alla prossima partita, avversario l’Iran. Pura illusione; subito dopo il fischio finale l’ala del West Bromwich Albion Willie Johnstone, uno dei pochi elementi positivi nella disfatta peruviana, venne sottoposto a un controllo antidoping a sorpresa risultando positivo a uno stimolante. Il giocatore ammise di aver preso il Reactivian, farmaco permesso dalla Federcalcio inglese ma vietato dalla Fifa. Scoppiò un polverone, che andò a sommarsi alle già copiose critiche provenienti da una stampa inglese che se la rideva sotto i baffi e a non meglio precisate accuse di sbronze e sesso a go-go nelle notti antecedenti la partita. Johnstone, ingenuo più che imbroglione, venne dato in pasto all’opinione pubblica dal segretario della Federcalcio scozzese Ernie Walker, che lo rispedì a casa su due piedi. Poi fu di nuovo calcio, e nuovamente di pessima fattura. Anche contro l’Iran gli scozzesi palesarono gravi carenze tattico-organizzative, trovando la rete del vantaggio solo grazie a una comica autorete del difensore Eskandarian. Nel secondo tempo arrivò però la rete del pareggio degli asiatici, triste anticipazione del coro di fischi e urla (“ridateci i nostri soldi” il refrain più gettonato) che piombarono dalle gradinate occupate dai tifosi della Tartan Army. Si era decisamente lontani dal concetto di cavalcata verso la coppa espresso alla vigilia. Il giorno seguente alla conferenza stampa ad Alta Gracia l'atmosfera era plumbea, anche se Macleod tentò di rasserenarla avvicinandosi a un cane e cominciando ad accarezzarlo. "Almeno è rimasto questo cane a volermi bene", disse. La bestia si girò di scatto e gli morse il dito.
Il terzo e ultimo atto del girone eliminatorio prevedeva l'Olanda, che aveva vinto contro l'Iran e pareggiato con il Perù portandosi il testa al gruppo. Per qualificarsi alla fase successiva gli scozzesi dovevano battere i tulipani con almeno tre reti di scarto. Il teatro non era più il Chateau Carreras di Cordoba bensì il San Martin di Mendoza, città ai piedi delle Ande. Macleod, ai minimi storici in termini di popolarità, scese un ulteriore scalino verso il fondo accettando un'offerta di 25mila sterline da parte dello Scottish Daily Express (giornale che al termine del pareggio con l'Iran, tanto per dare le giuste proporzioni al disastro, era uscito con il titolo “The end of the world”) per un'intervista esclusiva, quando fino al giorno prima la linea adottata era quella di parlare con tutti i giornalisti senza favoritismi di sorta. Il tecnico decise però di cambiare le proprie abitudini anche riguardo l’undici titolare, schierando in campo Greame Souness fin dal primo minuto. Con un stadio per due terzi dalla propria parte (i neutrali erano tutti per gli scozzesi) Souness e compagni cominciarono ad attaccare a testa bassa; se fallimento doveva essere, almeno sarebbe arrivato senza perdere la dignità. Ma la prima rete a gonfiarsi fu proprio quella difesa da Alan Rough, battuto al minuto 34 da un calcio di rigore di Rob Rensenbrink per quello che era il gol numero 1000 nella storia della Coppa del Mondo. Sotto il cumulo di cenere dove si trovavano sepolti i sogni di gloria della Scozia ardevano però ancora diversi tizzoni, i cui nomi rispondevano a quelli di Greame Souness, Kenny Daglish (fino a quel momento deludente) e Archie Gemmill. L'1-1 partì proprio dai piedi del primo, il cui cross venne girato di testa da Jordan verso Daglish, che con una terrificante botta al volo ristabilì la parità. A inizio ripresa Willy van der Kerkhoff stese l'incontenibile Souness in area, e Gemmil trasformò il penalty del vantaggio. Gli olandesi, perso per infortunio il proprio motore di centrocampo, Johan Neeskens, tentennavano e arretravano di fronte alla ritrovata carica scozzese, con un Macleod risorto a vita nuova in panchina che si sbracciava incitando costantemente i suoi uomini. Al minuto 68, con la Scozia di nuovo in attacco, tre difensori olandesi accerchiarono Daglish sottraendogli la palla, che però finì sui piedi di Gemmill al limite dell'area. Fu l’inizio dell’Archie show; un primo dribbling su Wim Jansen, un secondo su Ruud Krol e un terzo su Jan Poortvliet prima di scagliare un rasoterra all’angolino imprendibile per il numero uno degli oranje Jan Jongbloed. Un gol fantastico, eletto poco tempo dopo il più bello di tutto il Mondiale, sicuramente uno dei migliori nella storia della Tartan Army. La Scozia cominciò a intravedere la luce alla fina del tunnel, dopotutto alla grande impresa mancava solo una rete. Che arrivò 4 minuti più tardi, ma nella porta sbagliata. Fu ancora una volta un gran gol, ma lo segnò Johnny Rep con una bordata dalla trequarti che non lasciò scampo a Rough. Fine del sogno, per la vittoria della coppa del mondo si prega di ripassare prossimamente.
Sull’avventura scozzese al Mondiale del 1978 sono stati versati fiumi di inchiostro, ma non solo; a distanza di vent’anni il Fringe Festival di Edimburgo è stato aperto con due film dedicati all’evento, il primo, The Game, incentrato sui tifosi che avevano sofferto da casa per i propri beniamini impegnati oltreoceano, il secondo, Argentina 78 – The Director’s Cut, maggiormente focalizzato sugli eventi calcistici, senza dimenticare una buona dose di ironia (non poté quindi mancare la più gettonata barzelletta scozzese post-Mondiale su Micky Mouse che girava per le strade di Glasgow con al polso un orologio raffigurante Macleod). Il momento mai dimenticato è però quello della rete di Gemmill, citata dal film Trainspotting (nella scena della camera da letto) ma soprattutto al centro di una ballata scritta dal poeta Alastair Mackie dal titolo The Nutmeg Suite. Versi che meritano di essere riproposti:
di Alec Cordolcini, da UKFP (dicembre 2007)
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