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2 gennaio 2026

"APRILE '97. Intervista all'Autore del Romanzo Sergio Tagliabue" di Damiano Francesconi

Si dice che ogni cosa che si inizia deve esser portata a termine. Dopo "Una Nuova Alba" e "No Love Lost" necessitavamo di un terzo capitolo circa le scorribande di Damon e la sua "banda". Lo scrittore, Sergio (aka Conor Adam), è stato di parola ed ha chiuso un ciclo di romanzi nella maniera più magistrale che ci potesse essere. Il terzo capitolo, di questa trilogia, è la cigliegina sulla torta di un'avventura iniziata ed ambientata nella grigia Stockport alla fine degli anni 70. Siamo passati, nel secondo capitolo, per i difficilissimi anni 80 fino ad arrivare, con questo terzo lavoro, nei mutevoli anni 90. Sergio ci ha fatto affezionare a questi personaggi proprio perchè, per noi lettori, sono stati piacevolmente raccontati con una "sfacciata" autenticità. E' stata raccontata una realtà che ha fatto crescere, i protagonisti, in mezzo alle tante difficoltà quotidiane senza rinunciare mai ai propri ideali, ai propri sentimenti e, soprattutto, all'amicizia. Probabilmente anche lo scrittore, come ci racconta in questa nostra terza chiacchierata, è rimasto legato ai suoi personaggi e, presumiamo, saranno sempre parte del suo bagaglio personale, come scrittore, consapevole del fatto di aver raccontato una storia, attraverso una trilogia, talmente bella che sembra quasi esser VERA.

- Ciao Sergio (Conor per tutti) alla fine ci ritroviamo per una terza intervista... come stai prima di tutto?
Ciao, sempre un piacere sentirti, tutto ok, grazie. Pronto a breve per un prossimo viaggio nei posti in cui più amo.
- Ah, quindi ti becchiamo in partenza. Dove andrai di bello stavolta?
Eh si, dopo le feste farò tre giorni in Inghilterra con un amico praticamente solo per il football. Breve ritorno a Stockport, un salto a visitare qualche stadio in zona e poi a Chester prima di partire per Wrexham per la partita in terra gallese del Preston NE. Il giorno dopo Stoke-on-Trent per vedere gli stadi di Stoke City e Port Vale per poi tornare a Chester ad assistere alla sfida dei padroni di casa contro il Macclesfield.
- I tuoi posti del cuore praticamente. Posti che sono le cornici dei tuoi romanzi. Rileggevo le nostre vecchie chiacchiarate e si parlava di questo terzo atto di questa trilogia che, alla fine, è arrivato. Dicci di più su questo terzo capitolo. Le ispirazioni e la motivazione che ti ha spinto, alla fine, a chiudere questo cerchio.
Beh, non è stato facile decidermi a scrivere il terzo ed ultimo capitolo. Principalmente non ero sicuro di scriverlo perché temevo di poter essere troppo ripetitivo e quindi stancante, per farlo avevo bisogno di trovare qualcosa che lo rendesse un pò diverso dagli altri due pur continuando sulla stessa strada, con la formula a me tanto cara fatta di Inghilterra, calcio, musica e sottoculture. Alla fine ho deciso di proseguire questa trilogia grazie al supporto dei lettori ed anche perché credo e spero di aver trovato quello che cercavo e cioè una trama un pò diversa, con molti riferimenti al passato per permettere di scoprire le storie dei personaggi principali. Ho poi puntato a rendere questo libro più breve rispetto agli altri concentrandomi su un lasso di tempo di una sola "stagione". Ovviamente intendo calcistica. Credo che il libro sia scorrevole e non scontato, penso di aver trovato un giusto compromesso ed allo stesso tempo di essere riuscito a chiudere tutti i cerchi lasciati in sospeso nelle storie precedenti.
Nonostante i dubbi avevo comunque voglia di scrivere e di tornare a parlare dei miei personaggi ed appunto cercare di chiudere ogni discorso lasciato in sospeso.
- Il TEMPO. Se nel secondo capitolo c'era più dinamicità, ossia i protagonisti viaggiavano molto spostandosi in vari luoghi, in questo romanzo ci sono tanti salti temporali indietro senza voler lasciare nulla in sospeso. Ho amato, personalmente, questa scelta stilistica. Pensi che questa tua scelta di scrittura ti abbia fatto avere ancor più consapevolezza delle tue capacità circa il tuo modo di scrivere?
Effettivamente è stata una scelta importante, quasi una scommessa per me e credo anche io che sia stata una mossa vincente. Da una parte mi serviva parlare del passato di alcuni personaggi per farli conoscere meglio ai lettori e per far capire come erano arrivati alle storie poi raccontate nei primi due capitoli, mi è piaciuto molto quindi parlare degli anni 60/70, scoprire aspetti che conoscevo meno della musica e delle sottoculture. Avevo paura di confondere però i lettori, ma alla fine credo di aver inserito questi riferimenti al passato nei punti giusti del libro facendo dei collegamenti con quello di cui si stava parlando in quelle pagine. Poi, da un punto di vista più pratico, questi salti temporali sono serviti ad allungare un po’ il libro, infatti parlando di una sola stagione, la storia, sarebbe stata molto più breve, volevo però assolutamente parlare di una sola stagione per dare importanza a quella particolare stagione dello Stockport County, la squadra, come ormai sapete, tifata dai protagonisti. Quindi è stato uno stile di scrittura nuovo per me, ma che mi è piaciuto, mi ha appassionato e sono felice di sapere che anche tu lo abbia apprezzato.
- Sai che il tuo parere mi interessa. Come hai trovato l'ultima mia recensione su questo terzo capitolo?
La aspettavo con ansia e curiosità, infatti, pur piacendomi molto il libro, ero abbastanza incerto sul riscontro che avrebbe avuto tra i lettori. Un pò per la scelta di cui abbiamo parlato prima, un pò per il timore di stancare parlando comunque di argomenti già trattati nei primi due libri e poi, soprattutto, per una scelta narrativa che mi è costata molto, una scelta sofferta sul destino di un personaggio a cui sono molto legato. Quindi leggendo la tua recensione ho capito che comunque avevo fatto delle scelte giuste, mi piace il tuo modo di scrivere ed ho apprezzato quello che hai scritto.
- Sempre troppo buono. Siamo negli anni 90. I tempi sono cambiati ed i nostri personaggi sono adulti con tutti i problemi e gli strascichi di una gioventù movimentata. Si nota, però, che ancora hanno quel fuoco dentro in certe occasioni. Una domanda, forse, strana...come li hai visti questi adulti, che all'inizio erano giovanotti, negli anni 90? Alla fine sono arrivati al terzo capitolo come te li immaginavi fin dalla prima stesura di Una Nuova Alba?
Si, penso che la mia idea in fondo sia sempre stata quella. Nonostante i dubbi sullo scrivere o no questo terzo capitolo, il mio desiderio da sempre era quello di parlare comunque degli anni 90, quelli in cui io stesso ho vissuto la mia adolescenza e che quindi conosco meglio. E poi, nonostante come ben sai, io ami il post punk soprattutto dei Joy Division, non potevo non parlare del brit pop, degli Oasis, ma anche di altre band che adoro. E, sui personaggi, ti dico di sì anche in questo caso, ho sempre voluto farli conoscere prima come dei ragazzini e poi come degli adulti forse anche per rivivere un po’ quello che anche io adesso sto vivendo, da quando sono entrato nei cosiddetti “anta” anche io mi sono trovato di fronte a nuove necessità, ad affrontare nuovi problemi di vita quotidiana e volevo anche mostrare l’approccio al calcio, e soprattutto al movimento nelle terraces, di questi adulti che si ostinano a sentirsi ancora dei ragazzi. Nonostante i loro problemi legati alla famiglia o al lavoro, non riescono a staccarsi del tutto da quello che erano stati, quella voglia e quell'adrenalina la sentono ancora, ma allo stesso tempo devono fare i conti con l’età e con le loro nuove responsabilità.
- Pensi che le terraces, con tutto ciò che per loro ne conseguiva e che ben conosciamo, siano state l'antitodo per fuggire dai loro problemi anche da adulti?Certamente, per loro la Cheadle End era e sarà sempre casa. Non è solo uno stadio, non è solo calcio. Per loro, come per molti di noi, la partita è quasi una scusa per potersi trovare al sabato con quei ragazzi con i quali hanno condiviso tutto per tanti anni. Credo che aver affrontato insieme per tanti anni certe cose, come anche la paura durante gli scontri con i tifosi avversari, li abbia inevitabilmente resi molto uniti da un legame indissolubile. L’amicizia tra di loro è l’aspetto principale di tutti i tre libri, si sostengono a vicenda nei momenti difficili e capiscono le scelte fatte da ognuno senza giudicarle. Quindi nelle terraces loro trovano un punto di riferimento, un punto dove sentirsi tra amici e almeno per il sabato, al football, possono lasciare a casa i loro problemi quotidiani. Però poi, con l’età adulta, sanno bene che la vita non è solo football e terraces, possono essere un rifugio solo temporaneo perché a certi problemi ed a certe scelte difficili non si può sfuggire, sanno che poi, dopo la partita, dovranno tornare alle loro vite affrontando le proprie responsabilità.
- Nei primi due romanzi c'era un personaggio chiave molto al centro della scena, soprattutto nel secondo capitolo. In questo romanzo, invece, sembra esserci e non esserci. E' nelle memorie di tutti gli altri ma, fisicamente, non è in questi anni 90. Il suo fato è un mistero il quale, però, per come è scritto il personaggio in questo testo, è lasciato a libera interpretazione del lettore. Possiamo dirlo che hai creato una sorta di interattività letteraria? C'è un motivo del perchè di questa e scelta ma, soprattutto, perchè proprio quel personaggio?
E’ il tema più delicato e la scelta più difficile che ho fatto e che ha ritardato la stesura del libro a causa della mia indecisione su come affrontare questo tema e se affrontarlo. Senza troppi giri di parole c’è un personaggio importante ed al quale sono molto legato che non appare “fisicamente “ in questo libro, anche se in qualche modo ne è ancora protagonista attraverso i ricordi degli altri personaggi ed attraverso i racconti legati al passato, perché, come tutto fa pensare, è purtroppo morto in un periodo di cui non si parla nei libri e cioè nel lasso di tempo che c’è tra No Love Lost e Aprile 97. Come hai ben notato però, per una mia precisa scelta, non si parla mai in modo diretto di questo tragico avvenimento lasciandolo un pò avvolto nel mistero anche se comunque è chiaro ciò che è successo. Ho deciso di lasciare libera interpretazione al lettore, tutto fa pensare alla morte di questo personaggio, ma non lo si dice mai esplicitamente. Perché ? Forse perché io stesso non voglio credere morto questo personaggio e quindi non sono mai riuscito a scrivere che è effettivamente morto. Perché ho preso la decisione di “far morire” (non mi piace proprio dirlo anche perché mi sto dando un potere che non potrei mai avere … ops.. sto ancora parlando dei miei personaggi come se fossero persone reali e sto veramente dispiacendomi della presunta morte di uno di loro …) qualcuno ed in particolare questo personaggio? La scelta di questa apparente morte è perché volevo un libro sempre più realistico e, purtroppo, la morte fa parte delle nostre vite, è qualcosa che mi è difficile accettare e parlarne mi fa sempre male, ma lo dovevo fare perché nella vita c’è anche tanta sofferenza. Ho scelto quel personaggio forse perché non me lo immaginavo in un ipotetico futuro negli anni 2000, forse perché è il tipico personaggio “dannato”, come certe rock star morte giovani, o magari perché volevo provare a capire come chi gli voleva bene ha dovuto affrontare una cosa così difficile come la morte di una persona cara. Odio dirlo ma per la “scenografia “ del libro questo avvenimento mi è “servito” per due motivi: il primo è che volevo che un certo personaggio stesse affrontando un periodo difficilissimo della sua vita e che quella particolare stagione della sua squadra gli desse la forza per reagire, questo per far capire quanto possa essere importante il tifo, ma anche il sostegno degli amici e della famiglia, il secondo è che quel personaggio aveva forse un po’ troppo monopolizzato il secondo libro assumendo quasi più importanza dei personaggi principali del primo capitolo ed ho pensato che a qualche lettore possa esser piaciuta meno questa cosa. Diciamo che avevo bisogno di distogliere un pò di attenzione da questo personaggio per far tornare alla ribalta i ragazzi degli Stylish Naughty Boys.
- C'è tanta profondità in questa risposta. Dico davvero.
Grazie, ma ho davvero passato momenti di grande indecisione perché non volevo che qualcuno morisse e mi sentivo male al solo pensiero che io potessi avere il potere di far morire qualcuno… senza rendermi quasi conto che comunque si trattava di persone immaginarie!
- Hai detto che sei entrato nel club degli ANTA, anagraficamente parlando, proprio come il personaggio principale, di tutta la trilogia, in questo romanzo. Ti feci già questa domanda nelle vecchie chiacchierate. Quanto Sergio, coetaneo, c'è in questo Damon versione 90's e quanto viceversa?
Sicuramente Damon è il personaggio che viene "studiato" maggiormente in tutti i libri e questo succede proprio perché io mi ritrovo spesso in lui e lui prende un pò spunto da me, più dal punto di vista caratteriale ed emotivo perché invece certi fatti che Damon deve affrontare io non li ho vissuti sia dal punto di vista dello stadio che da quello della vita privata. Io da adulto ho vissuto momenti un pò particolari e difficili a causa del mio carattere e li ho affrontati a modo mio come Damon affronta i suoi problemi pur diversi dai miei o in qualche caso simili. Dal punto di vista dello stadio anche io ho dovuto in certe occasioni mettere davanti la famiglia o il lavoro alle partite oppure ho dovuto rinunciare alla vita da terraces preferendo un approccio più tranquillo. Anche Damon è stato lontano da quella vita per dare più importanza e spazio ai sentimenti privati ed alla fine, nonostante il periodo difficile che lo ha fatto tornare a quel tipo di vita, ha capito chi è, quello che vuole essere, senza rinunciare al tifo per la sua squadra ma dandogli una giusta dimensione. Dal punto di vista sentimentale Damon è come me emotivo e sensibile, ci assomigliamo molto e forse proprio per questo sono riuscito a renderlo un personaggio realistico e che spero sia stato amato dai lettori.
- Sottoculture e musica. In questo romanzo hanno sempre quella spinta propulsiva, nel testo in sè, oppure sono leggermente più marginali? La stessa sottocultura Casuals, nel secondo capitolo, era presente ma meno "invadente", qui sembra essere giusto appena accennata. Come li classifichi questi due fattori (musica e sottocultura) in questo terzo romanzo?
Si, è vero. Beh, innanzitutto anche nella realtà, in quel periodo storico, i casuals erano ormai diventati più interessati ai rave e quella sottocultura aveva ormai meno senso dato che la sua principale prerogativa era quella di sorprendere, quindi quando si diffuse così ampiamente in tutto il Regno Unito, perse quella sua particolarità, non c’era più l’effetto sorpresa perché tutti conoscevano i casuals. Però, a parte questo, credo che questo libro voglia consapevolmente concentrarsi di più sui personaggi, sul loro modo di essere e di essere diventati adulti. Mi sembrava un pò superficiale parlare ancora dei casuals ritenendolo più un movimento giovanile, i personaggi sono ormai 40enni e pur mantenendo un certo stile nell’abbigliamento e nel comportamento non sono più così legati al fatto di voler apparire in un certo modo di fronte agli altri, diciamo che hanno pensieri più maturi adesso. Mi interessava di più analizzare i personaggi come persone piuttosto che come casuals o altro. La musica c’è sempre ma forse c’è meno sentimento nel parlarne semplicemente perché non ci sono più i Joy Division e nessuna band è per me e, per Damon, come loro. Ci sono tante grandi band, ma dal punto di vista emotivo nessuno può raggiungere quello che i JD ed in particolare Ian Curtis hanno dato a Damon. Non volevo mai che lui si staccasse dai JD, poteva ascoltare altre band, altra musica , ma nessuna lo avrebbe mai coinvolto emotivamente come avevano fatto i JD. Comunque penso che, anche in questo capitolo, la musica, più che le sottoculture, abbia un ruolo importante perché spesso le canzoni fanno da collegamento ai sentimenti dei personaggi, con certe canzoni ho creato dei sentimenti particolari. Penso in particolare alle scene finali con “Come Home” dei Placebo, ma soprattutto penso a “Don’t look back in anger” degli Oasis che diventa praticamente uno slogan del libro.
- Siamo alle ultime domande. Come si può riassumere questa trilogia e questa esperienza per te personalmente? Come ti ha cambiato, se ti ha cambiato. Cosa hai voluto trasmettere ai lettori? E, domanda forse fastidiosa, pensi mai che una storia simile possa esser divulgata anche sul piccolo o grande schermo?
Scrivere questa trilogia mi ha regalato tante emozioni proprio scrivendola, ho instaurato una sorta di rapporti con i miei personaggi che non credevo possibili, mi sono sentito molto coinvolto scrivendo le loro storie forse perché spesso mi ci rispecchiavo ed anche per il fatto che parlavo di argomenti che comunque mi appassionano indipendentemente da questi libri. Quindi scriverli mi ha cambiato un pò emotivamente, sono stato molto coinvolto ed inoltre ha cambiato il mio modo di scrivere e di sentirmi scrittore. Ho provato la sensazione di sentirmi uno scrittore vero e non solo per passione. Ho capito quanto mi piace scrivere romanzi e non più storie vere o calcistiche, mi sento molto più completo e pronto a nuove sfide, ho più consapevolezza delle mie capacità ed ho più fiducia in me stesso, forse non solo nella scrittura, trovare riscontri positivi in qualcosa di mio, che ho fatto da solo, mi ha probabilmente dato più forza interiore anche in altre cose nella mia vita. Dal punto di vista pratico invece non è cambiato molto … di certo non sono diventato famoso (ahahah ma non è mai stato il mio obiettivo) ma comunque mi fa piacere il fatto che questi libri mi hanno permesso di fare nuove amicizie e di confrontarmi sui temi affrontati nei libri con tante persone. Di sicuro la parte migliore è questa, avere instaurato rapporti, amicizie, aver dato qualcosa ai miei lettori. Forse non sono così tanti, ma è una bellissima sensazione sapere che magari sono pochi ma sono tutti coinvolti ed interessati ai miei libri. Sono contento che c’è chi mi apprezza come scrittore perché è quello che amo fare ma sicuramente mi fa ancora più piacere sentire il rispetto di alcune persone nei miei confronti, l’amicizia o semplicemente la simpatia. Posso davvero dire di avere molti amici ora in giro per l’Italia, quando vado a vedere il mio local team, il Lecco, non riesco mai ad “odiare” i miei avversari perché in ogni tifoseria o quasi so che c’è qualcuno che mi apprezza o che ha apprezzato i miei libri. Mi ha fatto molto piacere essere stato invitato tempo fa a presentare i miei libri in un pub frequentato da tifosi veneziani che, in teoria, sono rivali di quelli lecchesi… scrivendo questi libri non ero intenzionato a dare dei veri e propri messaggi ai lettori, non volevo darmi questa importanza sinceramente, non mi sentivo nessuno per dare consigli o trasmettere qualcosa, però alla fine, forse senza volerlo e semplicemente parlando di quello che mi appassiona e in cui credo, penso che da questa trilogia il messaggio principale che ne esce è quello legato alle amicizie. In tutti i libri i rapporti tra i ragazzi protagonisti sono importanti, vengono trattati in modo “forte”, spesso si scontrano ma poi trovano sempre il modo di restare uniti e di condividere tutto, combattendo insieme per difendere i propri amici ed i propri ideali. Per quanto riguarda la trasposizione dei libri in film o serie tv ammetto che è un sogno che ho da sempre ma sul quale sono molto poco fiducioso perché prima di sperare in una cosa del genere dovrei innanzitutto fare in modo che questi libri diventino più conosciuti, non mi piace dirlo, ma inevitabilmente dovrebbero vendere di più per poter essere presi in considerazione per la televisione. Penso comunque che le storie raccontate, con tutti i legami anche sentimentali nati tra i personaggi e le trame soprattutto dei primi due libri, si presterebbero bene, forse, per una serie televisiva piuttosto che per un film vista la lunghezza.
- Grazie Sergio è stato, ancora una volta, un vero piacere ed un onore aver fatto questa chiacchierata. Questo romanzo è stato davvero un bel viaggio dalla prima riga di Una Nuova Alba fino all'ultimo periodo letto su Aprile '97. Ti auguro il meglio per il futuro e per dei tuoi eventuali futuri progetti di scrittura.
Grazie mille! E’ stato un lungo viaggio in effetti, una trilogia che ci ha permesso di attraversare quei posti che amiamo dalla fine dei 70s alla fine dei 90s, scoprendo quei ragazzini fino a vederli diventare adulti. Per me è stato bellissimo, spero sia stato lo stesso per i lettori. Tante grazie per avermi dato l’opportunità di parlarne, è sempre importante, ma ti ringrazio soprattutto per la piacevole chiacchierata e per la tua amicizia che apprezzo sempre tanto. E di certo non mi fermo qui, aspettatevi novità dalla mia penna, non voglio smettere perché scrivere mi fa stare bene e sono contento se, quello che faccio, possa piacere anche ad altre persone. Grazie ancora e buona serata.

29 agosto 2025

"APRILE ‘97" di Sergio Francesco Tagliabue "Conor Adam" (Urbone), 2025


Recensione di Damiano Francesconi.
Ancora una volta, di nuovo, un ultimo "valzer" in salsa britannica.
Eravamo rimasti, con lo scrittore di questa trilogia che, i fatti narrati nei primi due romanzi, "Una Nuova Alba" e "No Love Lost", sarebbero rimasti in stand-by in attesa di un terzo capitolo.
Un terzo capitolo che, in verità, è passato, leggermente, sottotraccia rispetto ai primi due. Invece, per i fedelissimi di Damonstone (protagonista dei romanzi), il terzo capitolo andava letto, gustato e goduto perchè in "No Love Lost", lo scrittore aveva lasciato tutti, ancora una volta, con dei punti di domanda. Della serie: "Ed ora cosa succederà? Finisce davvero così?".
"Aprile 97", titolo di questo terzo scritto, è stato, senza ombra di dubbio, il sipario perfetto per tutta questa storia. Siamo, ormai, negli anni 90, anni di cambiamento in ogni dove, soprattutto in terra d'Albione e nella difficile periferia di Manchester.
I protagonisti dei primi due romanzi sono, ormai, quarantenni con tutte le responsabilità che ne consegue avere quarant'anni. Chi ha messo su famiglia, chi ci ha provato, chi ancora deve capire cosa fare della propria vita e chi, il protagonista, si ritrova a dover reagire dopo una situazione personale davvero difficile che gli si palesa davanti. Damon ha la scocca dura, è un quarantenne che ne ha vissute di tutte i colori, come viene raccontato nei primi due romanzi, ma, di nuovo, la vita lo mette dinnanzi ad un fatto davvero difficile e tendenzialmente insuperabile. I fattori chiave che lo aiuteranno, salvo qualche ricaduta, a rialzarsi, saranno sempre quelli che hanno reso magica tutta questa storia. Parlo dell'amicizia, della lealtà e della fratellanza con i suoi storici amici nonché ex membri della loro amata firm dello Stockport County, la SNB. Il fattore stadio qui sarà, nuovamente, importante in quanto fungerà da rifugio in momenti personali difficili ma i tempi sono cambiati, tutto è cambiato, anche la violenza sulle terraces la quale inizierà ad essere vista dai nostri protagonisti con occhi diversi e che li porterà a prendere decisioni in merito.
La musica, pure, è cambiata e sta al passo con i tempi che corrono, siamo nei 90's e c'è una vera e propria elettricità nell'aria. Il post punk, il rock alternativo ormai sembrano appartenere ad un'altra era. Un'era al quale, il buon Damon, rimarrà per sempre legato.
Se in "No Love Lost" abbiamo assistito ad un romanzo dinamico, della serie che i protagonisti viaggiavano e si spostavano spesso per varie situazioni, in "Aprile 97" i viaggi saranno, perlopiù, temporali. SI...lo scrittore, mi prendo licenza di dire, è stato fenomenale nell'usare la tecnica narrativa del, cosiddetto, flashback. Questi salti, a situazioni passate, saranno fondamentali per chiudere un cerchio apertosi nella prima opera, "Una Nuova Alba". Senza questi viaggi (temporali) narrativi si rischia di perdere il filo logico delle varie vicissitudini di tutti i personaggi ma, come già detto, il nostro amico scrittore ha dato vita ad un eccellente lavoro.
La sottocultura continua ad esserci. Il casual continua a fare da padrone visto che tutti e tre i romanzi hanno orbitato attorno ad esso. Però, come già visto nel secondo romanzo, pian piano si è usciti dalla "comfort zone" della sottocultura casual e tutta la storia si è incentrata sulle questioni personali, sentimentali e di quotidiano vivere dei personaggi. Il casual anni 90 è diverso da quello "originale", come spesso diranno i membri della SNB, e questa è l'ennesima prova di come tutto ormai sia mutato anche in ambito terraces.
Un elemento chiave di tutta la storia sarà l'alone di "mistero" che girerà attorno ad un altro personaggio chiave di cui, realmente, non si capisce qual sia stato il suo destino visto che viene spesso menzionato ed appare, di rado, in quei flashback citati qualche rigo sopra. Anche qui grande giocata, a parer mio, da parte dello scrittore. Ha reso infatti, e giuro che è stato così durante tutta la lettura, quasi interattiva la storia attorno a questo personaggio ponendo, al lettore stesso, il fato di questa figura chiave di tutta la storia sin dal primo romanzo.
In "Aprile 97", come detto all'inizio di questa recensione, abbiamo assistito al giusto sipario di un percorso iniziato, con lo scrittore, negli anni 70 con "Una Nuova Alba", passando per gli ancor più difficoltosi 80's raccontati in "No Love Lost" fino ad arrivare a questo terzo ed ultimo (?) capitolo ambientato nei movimentati e mutevoli anni 90.
Vita da stadio, pub, sottoculture, difficoltà giovanili, musica, amicizia, sentimenti ed amori non sempre corrisposti, cambiamenti, passioni, rabbia, violenza, cadute e risalite. Possiamo dire che tutti questi ingredienti hanno fatto si che, finalmente, tutti gli appassionati di una narrativa che esce un pò da determinati "schemi" abbiano potuto avere la loro trilogia perfetta. Su questo non possiamo fare altro che ringraziare lo scrittore Sergio per averci dato tutto ciò di cui avevamo bisogno.

10 aprile 2025

"IL PRESTON NORTH END PER ME" di Sergio Tagliabue (Urbone), 2014


La nascita di una passione, la crescita di un tifo, il tifo per una squadra di calcio, anzi, per una squadra di football britannico, il Preston North End FC, attraverso il racconto delle emozioni vissute nel personale “When Saturday Comes” dell’autore, dai pomeriggi solitari passati davanti al PC ad ascoltare le radiocronache delle partite della squadra del cuore, alle splendide esperienze vissute dal vivo nel leggendario Deepdale e durante il Gentry Day a Londra in compagnia dei tifosi, quelli veri, quelli che ci sono sempre, tra le note di “Can’t Help Falling in Love” e la follia per un gol all’87° minuto nella partita più importante, il derby contro il Blackpool FC.
Ma anche la storia dettagliata del Club, dalle sue origini, fino ai giorni nostri, attraverso il racconto, anche un po’ sognato ed immaginato, di quella splendida stagione, quella del 1888/89, quella degli Invincibili del Preston North End, passando dalla FA Cup del 1938 alla Leggenda di Sir Tom Finney.
E poi l’incontro con Will Hayhurst, giovane emergente della squadra attuale, un rapporto che va oltre il football, la sua storia, le sue speranze, e per finire un saluto a tutti i Northenders ed ai G.B.S., i Gigli Bianchi Supporters, il Fans Club Italiano Ufficiale del Preston North End.
Un libro per tutti gli appassionati di football, un libro per i tifosi, quelli che ancora sanno emozionarsi.

28 settembre 2024

the LADS. Sergio "Conor Adam" Tagliabue (Preston North End)

Ciao, mi chiamo Sergio (Conor Adam e’ Il nickname che uso ormai da anni), ho 48 anni e vivo a Lecco, sono un grande appassionato di calcio britannico ed in generale di tutto quello che riguarda quelle Terre, dalla storia alla cultura, dalla musica alla letteratura, amo leggere e scrivere, andare ai concerti ed allo stadio, seguo infatti il mio local team italiano, la Calcio Lecco 1912. Mi piace vestire in stile “british” e “casual”, ho piccole collezioni di Adidas e vinili, ovviamente principalmente di band britanniche ed irlandesi, e cerco di viaggiare il più possibile in Uk/Irlanda per il football, ma anche per visitare le città.
-Per quale squadra tifi? Cosa ti piace di più del calcio inglese?
La mia squadra è il Preston North End a tutti gli effetti, non solo per quello che riguarda il british football. La mia passione per il calcio inglese è iniziata, oltre che per l’amore che ho sempre avuto per la Gran Bretagna in generale, guardando le partite della Premier in TV, ho così seguito per diversi anni l’Arsenal andando a vedere parecchie volte i Gunners, ho però poi nel corso degli anni iniziato a conoscere tramite libri e dvd le categorie inferiori e ad apprezzare soprattutto quelle, dalla non league fino alla Football League, il primo Club che ha attirato la mia attenzione è stato il QPR, in particolare per la sua maglia e per il leggendario Stan Bowles, ma poi è nato il vero tifo proprio per il PNE, soprattutto grazie alla sua storia ed agli Invincibili, la squadra che conquistò nella stagione 1888-89 il primo campionato calcistico senza mai perdere una partita. Ho approfondito la storia dei Lilywhites ammirando in particolare la figura di Sir Tom Finney, il suo giocatore più rappresentativo e dal 2010 ho iniziato ad andare a Preston a vedere più partite possibili instaurando tanti bellissimi rapporti di amicizia con i tifosi inglesi del North End che ad oggi posso definire a tutti gli effetti la mia squadra anche grazie a loro ed alle emozioni vissute seguendola dal vivo. Sempre in quell’anno ho fondato il PNE GBS, l’Italian Branch del Preston NE ufficialmente riconosciuto dal Club. Apprezzando e seguendo, anche attraverso il forum Rule Britannia che gestisco con altri ragazzi dal 2011, praticamente tutti i campionati britannici ho anche delle simpatie per altre squadre, su tutte quelle per il Chester FC, lo Stockport County ed il Lancaster City, in Scozia ho un debole per l’Aberdeen.

Gli aspetti che più mi piacciono del calcio inglese sono il senso di appartenenza che i tifosi dimostrano tifando spesso la squadra della loro città, gli stadi, perché sono spesso delle strutture storiche fantastiche esternamente ed internamente, con gli spalti attaccati al campo da gioco, ma anche dal punto di vista sentimentale perché sono a tutti gli effetti la casa del loro rispettivo Club. Ricordo che le prime volte che guardavo le partite in TV rimanevo sempre affascinato quando vedevo i giocatori esultare dopo un gol andando praticamente in mezzo ai tifosi abbracciandoli. Mi piace molto l’atmosfera che si respira nel matchday, il classico pre-match al pub, ma anche il modo di vivere la partita, molto più rilassato rispetto ad altri Paesi, Italia compresa, ed il modo di tifare, forse più sobrio, ma più spontaneo, a volte autoironico, spesso noto che si tende a criticare di meno e ad esaltarsi per poco, magari semplicemente per una bella giocata e non necessariamente per un gol o una vittoria, mi piace lo spirito di sportività ed anche l’attaccamento che gli Inglesi hanno per la loro Nazionale sempre e non soltanto in occasioni di manifestazioni importanti. E poi c’è la FA CUP, a mio parere la competizione sportiva più bella al mondo che nella sua lunga storia ha sempre regalato storie fantastiche e continua a farlo ancora oggi incurante di quello che è ormai diventato il calcio moderno.
-Hai scritto 3 libri, di cui 2 romanzi.. come nascono?
Si, ho scritto 3 libri, innanzitutto questo nasce dalla passione per la scrittura e la lettura che ho sin da bambino, ho sempre letto molto, prima i fumetti, poi i romanzi di narrativa o storici, ma anche dalla passione proprio per la storia e la cultura britannica ed irlandese oltre che per il football. Il primo libro “Il Preston North End per me” parla effettivamente solo di calcio ed in particolare della storia del Club, ma anche delle mie esperienze personali al seguito del PNE e le mie emozioni da tifoso. Nel corso degli anni, dopo aver scritto molto sul calcio inglese in generale su blog, fanzine e forum, ho cominciato a sentire l’esigenza di scrivere qualcosa che venisse direttamente da me, dalla mia fantasia e dalle mie passioni, pian piano e’ nata la voglia di cimentarmi con la scrittura di un romanzo vero e proprio. Per farlo ho voluto seguire le mie grandi passioni e da queste e’ nato “Una Nuova Alba”, una storia ambientata tra fine anni 70 ed inizio 80 nella periferia di Manchester. In questo romanzo parlo delle storie di un gruppo di lads che seguono lo Stockport County e che contribuiscono alla nascita della sottocultura dei Casuals, altro tema a me molto caro. Attraverso le loro storie personali racconto quello che è successo in Uk in quegli anni dando soprattutto risalto al calcio, attraverso le partite dello Stockport, ed alla musica, in particolare al movimento post punk originatisi proprio a Manchester in quel periodo grazie ai Joy Division, una band che amo e che diventa importantissima anche per Damon, il protagonista di questa storia. Il terzo libro, “No Love Lost”, e’ Il seguito del precedente ed è quindi anch’esso un romanzo che segue la stessa linea, ambientato negli 80s tratta temi un po’ più delicati come quelli della droga e dell’aborto, si continua a parlare di calcio, oltre allo Stockport entra in scena anche il forte Aberdeen di quegli anni, e di musica con tutte le sue evoluzioni dopo lo scioglimento dei Joy Division, in particolare e’ l’Hacienda di Tony Wilson a diventare protagonista, ma anche band come i The Cure, i The Smiths ed i New Order. In entrambi i romanzi parlo molto della sottocultura dei Casuals, nata negli stadi e nelle periferie del Nord Inghilterra, ed inevitabilmente della violenza legata al football, ma i veri protagonisti sono i sentimenti e le emozioni che vivono i miei personaggi attraverso gli anni, si parte da quando erano dei ragazzini a quando sono ormai diventati degli adulti alla prese con le problematiche della vita che cambiano con il passare del tempo.

6 settembre 2024

"NO LOVE LOST" di Sergio Tagliabue "Conor Adam" (Urbone) 2022

“Continuano le storie dei protagonisti del Libro “Una Nuova Alba”, attraverso le quali potremo scoprire se Damon ha deciso di seguire Keira a Colonia, oppure se è rimasto con Gemma ed i suoi amici a Stockport, se Lennox si è trasferito in modo definitivo e Belfast, se Jodi si è ripreso dalla brutta ferita ed anche sapere come vanno a finire tante altre questioni lasciate in sospeso nel primo capitolo. 
Storie che raccontano della vita di tutti i giorni di ragazzi semplici nella periferia di Manchester, storie di amori, passioni e sogni, ma anche di paure, problemi e di scelte importanti che li accompagnano nella loro crescita fino a farli diventare adulti. 
Le loro vicende avvengono sullo sfondo di fatti storici realmente accaduti nella prima metà degli anni ’80, come la Guerra delle Falkland, i Troubles nell’Irlanda del Nord, gli scioperi dei minatori e la strage dell’Heysel, e li porteranno stavolta anche fuori dall’Inghilterra per seguire le loro passioni e leloro emozioni. Il calcio e la musica restano un contorno fondamentale, si continua anche in questo libro ad analizzare lo sviluppo della sottocultura dei Casuals nel corso degli anni, i protagonisti seguono le loro squadre del cuore, lo Stockport County ed, in Scozia, l’Aberdeen, oltre alle Nazionali dei loro Paesi, ma anche a partecipare ai concerti di band come i The Cure, i The Smiths ed i New Order, nati dallo scioglimento dei Joy Division, ed alle serate all’Hacienda, un locale che diventerà poi leggenda. 
Ma i veri protagonisti del romanzo sono i sentimenti, la voglia di vivere, di reagire di fronte alle difficoltà e di lottare per i propri ideali credendo in sé stessi cercando di emergere con la propria personalità in un mondo pieno di insidie ed illusioni, affidandosi anche a valori importanti come la famiglia, l’amicizia e l’amore.”

29 luglio 2024

"UNA NUOVA ALBA" di Sergio Francesco Tagliabue (Urbone), 2020

La nascita e lo sviluppo della cultura Casual nelle terraces degli stadi del Nord Inghilterra e del fenomeno musicale denominato post-punk nella città di Manchester alla fine degli anni ’70, raccontata attraverso le storie di Damon e dei suoi amici, tifosi dello Stockport County, squadra di Quarta Divisione del calcio inglese, e fans dei Joy Division, band che ha segnato un’epoca con la sua musica e con la carismatica, ma, allo stesso tempo, misteriosa e malinconica figura del suo cantante, Ian Curtis. 
La vita quotidiana di questi giovani ragazzi, il loro rapporto con la violenza e con l’amore, i loro dubbi e le loro difficoltà in tempi duri segnati dalla crisi economica, durante i quali gli amici fidati, lo stadio e le canzoni diventano delle ancore di salvataggio, seppur non sempre sicure, a cui aggrapparsi.
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