Una ragazza italiana nella Londra degli anni ’80. Una città elettrica, dark, indimenticabile.
Nel 1980 Lea ha ventidue anni e la certezza che, se resterà a Genova, finirà per vivere una vita che non le appartiene. Parte per Londra con pochi soldi, un inglese incerto e il desiderio di essere altrove, diversa, libera.
La città che la accoglie non è quella delle cartoline. È una Londra cosmopolita ma dura, inquieta, segnata dalla disoccupazione, dagli scioperi, dall’Inghilterra della Thatcher e da una violenza che ogni tanto affiora dove meno te l’aspetti: nelle strade, negli stadi, nelle crepe di una società che cambia e resiste al cambiamento.
Ma è anche una Londra giovane, notturna, elettrica, fatta di case condivise, locali underground, cineclub, incontri improvvisi, party che sembrano non finire mai e desideri capaci di spostare il confine di una vita. In quell’universo nuovo, l’incontro con Victoria apre per Lea uno spazio inatteso: quello in cui anche l’amore tra donne può uscire dal cono d’ombra e diventare parte della vita, con tutta la sua forza, la sua libertà e le sue conseguenze. Tra amicizie, incontri, amore e disincanto, Lea attraversa una Londra che sembra offrire tutto, ma a un prezzo altissimo. Intorno a lei passano gli eventi, le atmosfere e le contraddizioni degli anni Ottanta: la politica, la cultura giovanile, il femminismo, la scena LGBT, le paure collettive, l’AIDS e quella fame di libertà che apparteneva a un’intera generazione.
La colonna sonora che accompagna la sua storia attraversa un’intera stagione: dal punk rock al post-punk, dalla new wave alle suggestioni new romantic, in una città dove la musica non è solo sottofondo, ma appartenenza, linguaggio, promessa di trasformazione.
Holloway Road è un romanzo di formazione, amore e memoria: il racconto vivido di una giovane donna nella Londra sorprendente degli anni Ottanta, un salto nel passato per ritrovare lo spirito di un’epoca, la sua energia, le sue illusioni e le sue ferite.
Per chi quegli anni li ha vissuti, è un ritorno.
Per chi non c’era, è un modo per attraversarli come se fossero ancora vivi.

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