Uno dei giocatori più caratteristici di un’epoca, una colonna della difesa dell’Arsenal tra anni Settanta e anni Ottanta, dopo gli inizi all’Aberdeen e il passaggio al Tottenham, due stagioni per poi raggiungere ai Gunners il suo ex allenatore Terry Neil.
‘Jennings-Rice-Nelson-Talbot-O’Leary-Young-Brady-Sunderland-Stapleton-Price-Rix’, in ordine di numero di maglia che all’epoca aveva un senso, la potrei recitare anche nel sonno, ed era la formazione dell’Arsenal finalista di FA Cup nel 1979, la famosa ‘finale dei cinque minuti’ contro il Manchester United, 3-2, la seconda delle tre consecutive che Young giocò. Difensore centrale deciso e coraggioso, con una statura imponente che utilizzava per intimorire gli avversari, fu protagonista di una lunga serie di episodi tipici della sua epoca, fatta di avventatezza e sregolatezza. Uno, purtroppo, gli costò la nazionale scozzese: era il 3 settembre 1975 si era appena giocata Danimarca-Scozia per le qualificazioni agli Europei 1976, vinta dagli ospiti 1-0 con gol di Joe Harper, e la squadra era tornata a cenare in hotel, a Vedbaek, località 22 chilometri a nord di Copenhagen. I giocatori avevano poi avuto il permesso di uscire, a patto di tornare non oltre l’1 di notte. Così fecero tutti, e lo staff tecnico, guidato dall’allenatore Willie Ormond, se ne andò a dormire. Cinque furbetti, però, uscirono dalle loro stanze e andarono al bar dell’hotel: erano Harper, il leader Billy Bremner e tre membri della Under 23 vittoriosa la sera prima, appunto Young, Pat McCluskey e Arthur Graham, a cui il Ct Jimmy Bonthrone la sera prima aveva inizialmente dato, poi tolto, il permesso di uscire. Young a dire il vero era un po’ incerto, perché Bonthrone era anche il suo allenatore di club, all’Aberdeen, e dunque lo avrebbe rivisto neanche 24 ore dopo il rientro, ma Bremner lo rassicurò dicendo «tranquillo, io qui conto più di lui» (ed era vero).
I cinque versarono un bicchiere di liquore addosso ad una cameriera, Anne Simonsen, che subito (e giustamente) si lamentò con il gestore. La ragazza peraltro aveva commesso due errori fatali, ovviamente del tutto slegati dalla cafonata dei cinque: aveva chiesto di lavorare quella notte, pur non essendo di turno, perché sperava in mance consistenti e di fare pratica con l’inglese, obiettivi utopistici - entrambi - per chi ha a che fare con degli scozzesi (…).
Dopo una mezza rissa con il DJ del locale, che a quanto pare aveva allontanato Graham autore di una richiesta musicale sgradita, era arrivata addirittura la Polizia, che però aveva creduto alle promesse dei cinque di un comportamento migliore. Sì, come no. Tempo mezz’ora e i ‘Copenhagen Five’, come vennero poi chiamati dalla stampa, erano al Bonaparte, la discoteca danese più in voga al momento, dove presto la loro esuberanza (…) cominciò a infastidire alcuni avventori. La situazione peggiorò quando Young, nel tentativo (così disse) di coprire con la manona un faretto che gli impediva di vedere il bancone, lo ruppe: il proprietario gli presentò un conto da 800 sterline e Young rispose «voglio solo pagare la lampadina, non comprare il locale». Poco dopo venne chiamata di nuovo la polizia, che portò fuori un McCluskey ormai malfermo sulle gambe, e rispedì tutti a casa. O meglio in hotel, dove però Bremner decise che si poteva fare nottata mettendo a soqquadro una stanza a caso. Peccato che fosse quella di un certo Jock McDonald, dirigente federale: i racconti di quella notte, che sono arrivati da almeno quattro fonti diverse, qui a mio avviso mancano di qualcosa, perché se in stanza non c’era nessuno non si capisce dove McDonald fosse, alle 4 del mattino, ma quel che pare certo è che quando scoprì l’accaduto diede un pugno in faccia a Bremner. Sei giorni dopo la commissione disciplinare federale escluse i cinque dalla nazionale a tempo indeterminato. La punizione venne successivamente cancellata e Harper e Graham (tra l’altro apparentemente incolpevole per le vicende al Bonaparte) vestirono la maglia della Scozia, mentre Bremner era ormai avanti con gli anni (33), McCluskey subì un calo di forma e Young fu scavalcato da difensori più completi.
C’è poi il celebre episodio della finale di FA Cup 1980: a 3’ dalla fine Paul Allen, centrocampista del West Ham, schivò Graham Rix e si avviò palla al piede verso la porta difesa da Pat Jennings, ma Young con un intervento in scivolata da dietro, senza alcuna speranza di prendere la palla, lo sgambettò. Allen, 17 anni e 256 giorni, era il più giovane giocatore di una finale a Wembley e l’opinione pubblica inorridì nel vedergli negata in quel modo l’opportunità di scrivere un’altra pagina di storia. L’arbitro George Courtney poté solo ammonire Young, considerando che a suo avviso il fallo non era grave (e a quell’epoca per ricevere un cartellino rosso diretto dovevi praticamente ammazzare qualcuno), ma lo sdegno per l’accaduto portò alla ideazione del ‘professional foul’, più o meno fallo da ultimo uomo, che venne adottato due anni dopo, sulla base di raccomandazioni di un comitato di saggi.
Fu poi abolito nel 1985 per essere ripreso e ampliato a livello internazionale nel 1990.
Ma Young è stato tanto altro, tanto. Per chi è abbonato a Sky, ne ho parlato, segnalo però l’episodio in cui affrontò con durezza un attaccante del Falkirk che aveva pestato la mano del portiere dell’Aberdeen, dopo un intervento in scivolata, nel tentativo di fargli perdere la palla. Quell’attaccante reagì con un calcio e fu squalificato per 53 giorni. Quell’attaccante era Alex Ferguson. La sua personalità esuberante, parziamente visibile anche negli ultimi anni danneggiati dalla demenza senile (causata, secondo i medici, dai traumi ripetuti), lo mise spesso nel mirino dei tifosi: diceva, divertito, di essere stato il primo giocatore ad essere contestato sia dai tifosi del Tottenham (per essere passato all’Arsenal) sia, inizialmente, da quelli dell’Arsenal stesso (per un fallaccio sull’attaccante dei Gunners Frank Stapleton).
Facile, banale, scontato dire che la sua scomparsa porta via un pezzo di quel calcio tempestoso e bellissimo a chi ha avuto la fortuna di viverlo, ma lo dico lo stesso.
Nella foto sopra, Young a terra, dopo aver subito un fallo da Steve Archibald del Tottenham. Foto che ho scattato il 30 agosto 1980. Gli altri sono, da sinistra, il terzino sinistro dei Gunners Kenny Sansom, il terzino destro (ma finì poi per giocare più spesso a sinistra, coerentemente con il numero 3) Spurs Chris Hughton, Stapleton, il centrocampista Spurs Glenn Hoddle e, semicoperto, Rix. Quel giorno ad Highbury c’erano 54.045 spettatori, un ricordo per me straordinario. Indelebile. Willie Young (1951-2025).
di Roberto Gotta, da https://misterfootball.substack.com


Nessun commento:
Posta un commento