14 maggio 2025

GIORGIO CHINAGLIA. Lo Swansea e Wembley

Tanti appassionati di calcio conoscono o hanno sentito nominare Giorgio Chinaglia, indimenticato condottiero della Lazio tricolore del 1974. Molti altri ne avranno sentito parlare a metà degli anni 80, quando divenne presidente del club biancoceleste di Roma e soprattutto quando nel tentativo di acquistare di nuovo la Lazio dall’attuale presidente Lotito è finito nel mirino dei magistrati per presunti affari legati alla camorra. 


Noi in questo articolo racconteremo il Chinaglia delle origini, quelle che in pochi conoscono. Voi ci chiederete cosa c’entri Long John con il calcio anglosassone. Leggete il nostro racconto e lo scoprirete. Agli inizi degli anni 50 il padre di Giorgio Chinaglia, Mario, emigrò in Galles, precisamente a Cardiff, per cercare un lavoro che potesse migliorare le condizioni economiche della sua famiglia in quel di Carrara. Giorgio, tre anni dopo la partenza del padre, all’età di 8 anni, raggiunse i genitori a Cardiff. Gli ci vollero due giorni per arrivare in Galles: da Carrara a Genova, poi a Milano, Calais, Folkestone, Londra e alla fine Cardiff. 
All’età di 11 anni Giorgio si sentiva più gallese che italiano e due anni più tardi, nel 1961, dopo il match tra Inghilterra ed Italia vinto dagli inglesi 3 a 2 all’Olimpico di Roma con rete decisiva del mitico Jimmy Greaves confessò al padre che aveva tifato per la nazionale di Sua Maestà. Mario Chinaglia, ferito nel suo orgoglio di italiano emigrante, per poco non linciò suo figlio, che si rinchiuse in bagno per diverse ore, fino a quando la furia del padre non si placò. In pochi anni Mario Chinaglia, uomo di sani principi e attaccatissimo al suo paese d’origine, divenne, da operaio in un’acciaieria a proprietario di un ristorante. Giorgio in quegli anni frequentava la Lady Mary’s Grammar School di Cardiff

Come molti sanno lo sport nelle scuole anglosassoni è molto considerato e di conseguenza praticato. Giorgio giocava a rugby ma nelle sue vene scorreva il sacro fuoco del calcio. Si trovò di fronte ad una scelta difficile per un ragazzino, seppur sveglio, di 12 anni: o il rugby o il football, oltretutto l’allenatore di rugby della scuola era un tipo tosto, di poche parole, che voleva che il futuro attaccante della Lazio preferisse la palla ovale. Giorgio però era un ribelle e seguì il suo istinto, scegliendo il calcio. I goals gli riuscivano facili già all’epoca sia quando giocava nella Lady Mary’s sia nella Cardiff School, che a volte giocava nello stadio
Ninian Park. Proprio dopo una partita giocata nella casa del Cardiff, in cui fece faville, venne notato da un osservatore del più famoso club gallese, che invitò Giorgio ad effettuare un provino. Alla fine, non se ne fece nulla e Chinaglia accettò le offerte di un'altra persona che aveva assistito a quella partita, un certo Walter Robbins che era l’allenatore dello Swansea Town Club ( che attualmente si chiama Swansea City). 
Dopo il periodo di apprendistato dove Giorgio puliva anche le tribune dello stadio, Chinaglia ebbe un primo anonimo esordio nella serie B della lega calcistica inglese a 15 anni, in un match di Football League contro il Rotherham. Circa un anno dopo venne impiegato nella sua prima partita di campionato, contro il Portsmouth. Il capitano e terzino dei Pompey era il veterano Jimmy Dickinson, che in gioventù era stato uno dei migliori centrocampisti di tutta l’Inghilterra e quel giorno fu messo alle costole del giovane Chinaglia. Nonostante avesse la metà degli anni di Dickinson Giorgio non strusciò un pallone. Non molti sanno che all’epoca l’idolo indiscusso di Chinaglia, così come di tanti ragazzini degli anni 60, era il grande Bobby Charlton. Giorgio voleva diventare come lui e quel giorno, impotente di fronte all’esperienza di Dickinson, la sua corsa subì una brusca frenata. Dopo 6 presenze in prima squadra nella stagione 64/65 l’allora presidente dello Swansea Town, Glen Davis, svincolò il diciannovenne attaccante italiano e quando alcuni addetti ai lavori chiesero a Davis perché lasciasse andare un giovane centravanti che segnava molti goal (seppur nella squadra riserve) senza cercare di venderlo a qualche altro club lui seccato rispose: <<Perché non sarà mai un professionista>>.

L’anno successivo al “licenziamento” dallo Swansea, Chinaglia grazie anche all’intervento del padre Mario, ottenne un ingaggio alla Massese, serie C1 italiana. La gente di Massa ricorda ancora l’arrivo di Giorgio nella cittadina toscana: sembrava tutto meno che un italiano, aveva assorbito totalmente la cultura giovanile inglese e il suo modo di vestire con giacche di velluto, pantaloni a tubo attillati e capelli lunghi alla Beatles provocò non pochi commenti tra la gente di Massa. Nel frattempo il Cardiff City si era nuovamente interessato a lui ma ormai era iniziata la sua carriera italiana, che passò per l’Internapoli sempre in C fino a sfociare nella Lazio del calcio totale di Maestrelli che portò a Roma, sponda laziale, il primo storico scudetto.
Chinaglia, nella sua decennale carriera italiana, incrociò pochissime volte i club d’oltremanica, ma in quel suo memorabile 1973 (che poi è l’anno di nascita del sottoscritto) Long John ebbe modo di farsi perdonare una volta per tutte da suo padre Mario risultando decisivo nella storica Inghilterra – Italia 0 a 1 del 14 novembre del 1973. 
Quella sera gli azzurri riuscirono a sconfiggere per la prima volta a Wembley la nazionale inglese allenata all’epoca da Sir Alfred Ramsey, lo stesso che 6 anni prima aveva portato i leoni d’Inghilterra al titolo mondiale. Quella sera Chinaglia, con una devastante azione sulla destra conclusa con un tiro non trattenuto da Peter Shilton, propiziò il famoso goal di Capello a 4 minuti dal termine che fece impazzire di gioia tutti gli emigranti italiani a Londra.
Quella sera di novembre l’Inghilterra perse la sua imbattibilità e fu soprattutto merito dello Swansea Town...
di Christian Cesarini, da "UK Football please"

13 maggio 2025

"LA STANZA DEI SOGNI" di Giampiero Vola (Urbone), 2016


(Prefazione Roberto Gotta)
Il Football, visto, vissuto con gli occhi di un bambino e dei suoi amici, giocato con la fantasia e con i sogni dei ragazzi. Lo sfiorare e il toccare per attimi il calcio importante, quello sognato e ambito. 
Una passione, un fuoco che a tratti scalderà il cuore di noi eterni ragazzini. Noi che amiamo il football, che sappiamo quello che si prova a tirare un calcio a un pallone, noi che abbiamo sognato di diventare dei campioni, di fare gol o di parare tutto quello che ti arriva a tiro. Giorni, mesi, anni vissuti in compagnia del Guerin Sportivo, fino all’incontro con il mondo Inglese e la sua Premier League, prima con le poche immagini rapite dalle tv e poi con le avventure in terra britannica. Una storia di sport, ma non solo, anche ritagli di vita, vissuta a piene mani, le mani di un portiere, una vita che “Non capirai mai se non sei uno di noi”… Un viaggio, sentire, rivedere vecchi e nuovi amici. Ringraziarli! Un Gruppo, Station 936 con al centro del mirino il West Ham, con la voglia di vivere e divertirsi senza se e senza ma!

12 maggio 2025

UP the colors. "RANGERS GLASGOW. BLUE HEAVEN" di Gianfranco Giordano

Mentre il XIX secolo volgeva al termine Glasgow era la seconda città dell’Impero Britannico, grande polo industriale famoso per i cantieri navali e le industrie ferroviarie, oltre che per il suo porto dove transitavano merci in quantità. L’aumento di ricchezza e popolazione contribuì anche all’aumento degli studenti universitari, la University of Glasgow è una delle università più antiche della Gran Bretagna, proprio gli studenti universitari hanno cominciato a giocare a calcio nella seconda metà del secolo in città. 
Nel marzo 1872 un gruppo di appassionati di canottaggio assistette casualmente ad una partita di calcio a Glasgow Green, un parco cittadino, e decise di fondare una squadra. I ragazzi in questione erano i fratelli Moses e Peter McNeil, Peter Campbell e William McBeath, nel maggio dello stesso anno la nuova squadra, denominata Glasgow Argyle, pareggiò 0-0 contro il Callander FC, squadra appena fondata e dalla vita breve. Poco dopo Moses McNeil lesse The English Football Annual scritto da Charles Alcock, uno dei pionieri del calcio britannico e fondatore della FA, la sua attenzione venne attratta dalla squadra di rugby dei lavoratori della Great Western Railway.

Si trattava dello Swindon Rangers, che involontariamente fornì la denominazione al club di Glasgow. Una seconda partita venne giocata nel 1872, roboante vittoria per 11-0 contro una squadra chiamata Clyde, nulla a che vedere con l’attuale Clyde FC, indossando per la prima volta delle maglie blu reale, abbinate a pantaloni bianchi e calzettoni biancoazzurri a righe. Nella stagione 1874/75 i Rangers partecipano alla Scottish Cup, manifestazione nata la stagione precedente, il 10 ottobre 1874 giocano la loro prima partita ufficiale sconfiggendo per 2-0 l’Oxford, squadra di Glasgow, al turno successivo incontrano il Dumbarton e dopo uno 0-0 casalingo vengono battuti ed eliminati perdendo 1-0 nel replay. La stagione successiva la squadra lascia il campo di Glasgow Green e si trasferisce a Burbank Park, campo dei Glasgow Academicals, una delle più vecchie squadre di rugby scozzesi. Nel 1876 i Rangers rilevarono il terreno di Kinning Park dal Clydesdale Cricket Clubs, al tempo il Clydesdale giocava sia a cricket che a calcio, il nuovo campo fu aperto ufficialmente il 2 settembre con un’amichevole contro il Vale of Leven vincendo clamorosamente per 2-1 davanti a 1.500 spettatori. Nel 1877 i Rangers raggiunsero la finale di coppa perdendo con il Vale of Leven, 1-1 e successivo 2-3 nella ripetizione, in questa finale la squadra dei Rangers era composta ragazzini opposti ad una squadra di uomini adulti. In virtù della loro giovane età i ragazzi vennero definiti dai cronisti “Light and speedy” (ovvero leggeri e veloci) per la loro esile figura e per la velocità nei movimenti. Da questa denominazione deriva il soprannome “Light Blues” ancora in uso. Molti pensano erroneamente che “Light Blues” derivi dalla maglia indossata in quella partita ma i Rangers non hanno mai indossato maglie di quel colore. Nel 1879 le due squadre si ritrovarono nuovamente di fronte in finale, ancora un pareggio 1-1 ma i Rangers si rifiutarono di giocare il replay per protesta riguardo una rete a loro annullata nella prima finale. A partire da questa stagione i Gers adottano una maglia a righe orizzontali bianche e azzurre con collo a girocollo chiuso da bottoni mentre il resto della divisa rimane invariato, la scelta si deve al segretario onorario Angus Campbell, un Highlander superstizioso che credeva di aver maggior fortuna con le nuove divise. Le maglie a cerchi non ottennero molto favore tra i soci e a partire dalla stagione 1883/84 si ritornò alla maglia blu reale a tinta unita con collo a girocollo chiuso da bottoni, i pantaloni rimanevano bianchi mentre i calzettoni erano neri. Nel frattempo Kinning Park era diventato troppo piccolo, così il club si trasferì in Paisley Road nel primo Ibrox Park, questo impianto aveva una tribuna centrale lunga 300 piedi e un padiglione d’angolo per una capienza totale di 15.000 spettatori. Il campo venne inaugurato il 20 agosto 1887, ospiti di giornata gli Invincibili del Preston NE che dilagarono vincendo 8-1. Il 28 maggio 1888 si gioca la prima partita tra Rangers e Celtic, un’amichevole che i Biancoverdi vincono 5-2 sul proprio campo, al tempo i rapporti tra i due club erano buoni e la feroce rivalità inizierà più tardi. Nella stagione 1888/89 piccolo cambio stilistico nella maglia, il collo è a camicia sempre chiuso da bottoni. Nell’aprile del 1890 venne fondata la Scottish Football League e il 16 agosto partì il primo campionato scozzese. Il torneo terminò il 12 maggio 1891 con due squadre a pari merito in testa, Rangers e Dumbarton, il 21 maggio venne disputato lo spareggio che terminò in parità con il risultato di 2-2. A quel punto la federazione decise di assegnare il titolo di campione nazionale ex-aequo alle due squadre. Nel 1893 si tornò ad una maglia con collo a girocollo chiuso da bottoni, sempre invariato il resto della divisa. Ben presto Ibrox Park divenne troppo piccolo per le ambizioni del club, i Rangers avevano vinto il campionato del 1899, il primo successo assoluto vincendo tutte le 18 partite del campionato, e il 30 dicembre 1899 venne disputata la prima partita nel Nuovo Ibrox. A partire dalla stagione 1904/05 i calzettoni diventano neri con risvolto rosso, sono i colori del Burgh of Govan, la municipalità che ospita lo stadio del club. Nella stagione 1909/10 compare per la prima volta il collo bianco, a girocollo fino al 1915 e poi a camicia fino alla stagione 1919/20. Da questa stagione comincia un periodo d’oro compreso tra i due conflitti mondiali, in vent’anni i Gers vinceranno 17 trofei tra campionato e coppa nazionale. Nella stagione 1920/21 collo di nuovo blu a camicia chiuso da bottoni e la stagione seguente collo a girocollo, sempre blu. A partire dalla stagione 1922/23 maglia blu reale con collo a camicia bianco chiuso da bottoni nascosti, sempre abbinata a pantaloncini bianchi e calzettoni neri con risvolto rosso, questa divisa rimarrà in auge fino alla stagione 1959/60. Nel 1920 Bill Struth divenne manager, fino a quel momento era l’assistente di William Wilton che morì in un incidente in barca. Sotto la guida di Struth, che rimase al comando del club per ben 34 anni, i Rangers divennero una squadra molto forte arrivando a raggiungere e superare il Celtic nel ruolo di club guida del calcio scozzese. Alla ripresa dell’attività agonistica dopo la guerra, 1946/47, venne istituita la Coppa di Lega e i Rangers si aggiudicarono la prima edizione battendo in finale l’Aberdeen per 4-0. La stagione successiva i Gers si aggiudicarono il treble, trionfando in tutte e tre le competizioni nazionali. In questi anni ricchi di successi la forza della squadra era la difesa, conosciuta come “la cortina di ferro”. 
Nel 1954 Bill Struth lascia la panchina che viene affidata a Scot Symon, ex giocatore del club e uno dei pochi ad aver giocato con la nazionale scozzese di calcio, una sola presenza, e di cricket. I Gers si affacciano al grande palcoscenico europeo nella stagione 1959/60 quando approdano alle semifinali di Coppa dei Campioni, vengono eliminati dall’Eintracht Francoforte con un imbarazzante 12-4 complessivo. Nel 1960/61 i Rangers abbandonano la maglia in stile rugby e indossano una casacca più moderna blu reale con collo a V bianco, invariato il resto della divisa, i questa stagione i Gers arrivano all’ultimo atto della Coppa delle Coppe ma vengono sconfitti dalla Fiorentina, perdendo entrambe le partite della finale. Ancora una finale di Coppa delle Coppe nel 1967 e ancora una sconfitta, questa volta 1-0 contro il Bayern Monaco. In questo periodo giocò nei Rangers Alex Ferguson, due stagioni (1967/68 e seguente) senza particolari acuti. Alla partenza della stagione 1968/69 i Rangers si presentano con una maglia blu reale con collo a girocollo, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi con bordi bianchi, per la prima volta compare sul petto il famoso monogramma RFC, il fornitore è la britannica Umbro. Il 2 gennaio 1971 si verificò il disastro di Ibrox (in realtà era il secondo evento del genere, il primo si verificò il 5 aprile 1902 durante una partita tra Scozia e Inghilterra e causò 25 morti e oltre 300 feriti per il crollo di una tribuna di legno) mentre si svolgeva la partita contro il Celtic. Durante il deflusso dallo stadio la folla si accalcò nella scala 13, un bambino cadde a terra causando una reazione a catena. Alla fine si registrarono 66 morti e oltre 200 feriti, molte delle vittime erano bambini. I Rangers raggiungono la gloria europea il 24 maggio 1972 a Barcellona, battendo la Dynamo Mosca in una partita epica. I Rangers passano in vantaggio con Stein al 26’ e molti tifosi scozzesi si precipitano in campo per festeggiare con i loro beniamini. La partita riprende e i Gers raddoppiano con Johnston che segnerà ancora in apertura di ripresa, a quel punto gli scozzesi sentono di avere la vittoria in tasca e si rilassano ma la Dynamo ci crede ancora e segna alla mezzora e a tre minuti dalla fine. Quando manca un minuto al triplice fischio i tifosi scozzesi invadono il campo di gioco in maniera definitiva, dalla Scozia sono arrivati 16.000 tifosi che, storditi da birra, caldo ed emozione, sono ormai fuori controllo e si scontrano con la temibile polizia franchista dentro e fuori lo stadio. La partita non riprenderà più, i Rangers riceveranno la coppa negli spogliatoi e la Dynamo presenterà reclamo chiedendo la ripetizione della partita, il reclamo verrà respinto ma i Rangers verranno squalificati per due anni da tutte le competizioni europee, poi la squalifica verrà dimezzata. Negli anni '70 il soprannome di Teddy Bears iniziò a diffondersi per i Rangers. Detto con un forte accento di Glasgow, "Bears" è pronunciato "Berrs" somigliando molto al soprannome "Gers". Nel 1973 ritornano i calzettoni neri con risvolto rosso e nel 1976 compare per la prima volta il logo del fornitore dei materiali, la Umbro. Nella stagione 1978/79 maglia con collo a camicia bianco con inserti rossoazzurri e chiusura azzurra a V, pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri. Nella stagione 1982/83 e seguente la Umbro propone una maglia blu reale con sottili strisce bianche verticali, il collo a V è bianco con inserti rossoazzurri, i calzettoni sono rossi con ampio risvolto bianco con inserti rossoazzurri. Nella stagione 1984/85 maglia blu reale a tinta unita con collo bianco a girocollo con inserti azzurri, per la prima volta compare il logo di uno sponsor commerciale, si tratta della vetreria CR Smith, i calzettoni sono di nuovo neri con risvolto rosso, dopo due stagioni i calzettoni tornano completamente rossi. 
La Umbro firma le ultime tre stagioni degli anni 80 con una maglia blu reale con sfondo a quadretti e collo alla coreana con inserto tricolore. Dalla stagione 1988/89 i Gers infileranno una serie di nove successi consecutivi in campionato (nine in a row), serie interrotta ovviamente dal Celtic nella stagione 1997/98. In questo periodo nei Gers ci sono giocatori del calibro di Wilkins, Souness, Hateley, Woods, Mykhaylychenko, Laudrup e Gascoigne. Per due stagioni e mezza, a partire dal giugno 1998, il capitano della squadra fu Lorenzo Amoruso, primo cattolico ad indossare la fascia. Dagli anni 90 si succederanno diversi fornitori che proporranno nuove maglie ogni biennio prima e poi ogni anno, in ogni caso sempre maglie con inserti biancorossi. In questa varietà si evidenziano due maglie particolari. La divisa della stagione 2002/03 è stata prodotta internamente dal Club e il produttore italiano Diadora ha pagato per apporre il proprio marchio sul kit. Ogni maglia (caratterizzata dal disegno di un leone rampante con un motivo di sfondo punteggiato) era unica in quanto il tessuto veniva tagliato diversamente per ogni esemplare. Nella stagione 2012/13 venne creata una maglia per celebrare i quarant’anni dalla vittoria in Coppa delle Coppe, quindi maglia blu reale a tinta unita con collo a girocollo e logo dello sponsor di piccola misura sotto il monogramma, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi con risvolto bianco. Al termine della stagione 2011/12 i Rangers, già da qualche mese in amministrazione controllata, falliscono e ripartono dalla quarta serie del calcio scozzese, un bagno di umiltà per club e tifosi costretti a girare per i piccoli campi della periferia calcistica scozzese, il ritorno in Premiership avvenne al termine della stagione 2015/16.

Fino all’inizio degli anni 90 le maglie di riserva dei Rangers erano bianche, biancoblù oppure rosse. Con l’avvento del merchandising si sono viste maglia dai colori e accostamenti più vari, a volte anche bizzarri. Nel 2002/03 venne proposta una maglia arancione con inserti blu reale, questa divisa suscitò molte critiche perché i colori venivano visti come un riferimento all’Orange Order protestante, il club ha però sempre affermato che si trattava di una semplice scelta commerciale.

La maglia dei portieri dei Rangers fino alla metà degli anni 90 è sempre stata rossa o gialla, successivamente ci sono stati altri colori pur continuando a usare rosso e giallo con una certa frequenza.

Sulla maglia dei Rangers non è mai comparso lo stemma sociale ma un semplice ed elegante monogramma, RFC. Sulla maglia di casa il monogramma compare per la prima volta nella stagione 1968/69, non andrà più via anche se nel corso degli anni è cambiata la grandezza e la posizione. Negli anni dal 1990 al 1994 il monogramma è stata inserito al centro della denominazione societaria, infine a partire dalla stagione 2003/04 sono state inserite 5 stelle a sormontare il monogramma a ricordare le 50 vittorie in campionato. Il monogramma è comparso sporadicamente sulle maglie da trasferta negli anni tra le due guerre mondiali.

Nel catalogo HW del Subbuteo i Rangers compaiono in due versioni, il numero 2, classica divisa anni 70 composta da maglia blu con pantaloncini bianchi e calzettoni blu, e il numero 53, la divisa di fine anni 70 con la maglia blu con collo biancorosso.
di Gianfranco Giordano, (thank you to https://www.kitclassics.co.uk)

9 maggio 2025

CORREVA L'ANNO 1892, da una costola dell'Everton nacque il Liverpool



“Mi avete stufato, mi prendo la palla e il campo e vado a giocare per conto mio”.
Ormai John Houlding ne aveva le scatole piene dei suoi colleghi del board dell'Everton. L'ennesimo furibondo litigio gli fece prendere la decisione che avrebbe cambiato la storia del football, non solo sulla Merseyside. 
Era il 1892, Liverpool poteva contare su uno dei porti più importanti del Regno Unito e di riflesso del Pianeta; l'Inghilterra vittoriana era il cuore di un impero smisurato.
L'Everton, nato nel 1878, era uno dei 12 membri fondatori della Football League e già nel 1891 si era laureato campione nazionale. Insomma, era senza dubbio una delle realtà di spicco del gioco che in Inghilterra stava appassionando le masse e che per molti esponenti della working class era diventato una professione molto meno alienante di un'occupazione da operaio in una fumosa fabbrica o da scaricatore di porto nei docks.
Dal 1884 i Toffeemen si esibivano presso l'impianto sulla Anfield Road, di proprietà dell'amico di Houlding John Orrell, il quale affittò l'arena al club dell'omonimo quartiere a ridosso del centro di Liverpool.
Houlding era uno dei personaggi più in vista della città. Proprietario di una fabbrica di birra di grande successo, titolare di un seggio in Parlamento, in futuro sarebbe stato anche Lord Mayor, ovvero sindaco di Liverpool. Sembra che per mere questioni economiche – l'aumento degli interessi sul prestito concesso al club in primis – i dissidi tra il parlamentare conservatore e gli altri membri del consiglio dell'Everton raggiunsero un punto di non ritorno, con scontri durissimi con personaggi quali George Mahon, astemio molto “radicale” e per questo inviso al padrone di una delle brewery più importanti del Paese. I Toffeemen decisero di attraversare lo Stanley Park e farsi una nuova casa al Goodison Park, a Houlding rimase l'allora piccolo stadio di Anfield Road, al quale il facoltoso uomo d'affari diede subito un inquilino nuovo di zecca e dalla denominazione molto poco originale: Everton Athletic.
Per decisione delle massime autorità calcistiche, Houlding fu quasi subito costretto a cambiare nome al “secondo” Everton.
Nacque così il Liverpool F.C.
Un club che si rivelò fin dai primi vagiti molto ambizioso. Il braccio destro del presidente, tale John McKenna, fu sguinzagliato a nord del Vallo di Adriano alla ricerca di talenti, che all'epoca in Scozia abbondavano, soprattutto perché lì il calcio non era un fatto di contrasti assassini e anarchia totale, come in Inghilterra, ma di passaggi accurati e dribbling brucianti. Fu così che le grandi scozzesi di fine Diciannovesimo secolo – Dumbarton, Renton e Cambuslang – fornirono il loro tributo di ben 12 giocatori alla compagine non a caso definita “the team of all the Macs”, che era di bianco, blu e azzurro vestita. 
E sì, perché i futuri Reds il rosso cittadino come colore sociale lo adottarono solo nel 1896. Quando avevano già vinto una Lancashire League e due volte la Second Division del calco inglese. Robetta, in confronto alla messe di vittorie degli anni a venire, allorché un personaggio leggendario come Bill Shankly “made the people happy”. Ovvero fece impazzire di gioia la metà rossa di Liverpool.
di Luca Manes
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