19 giugno 2025

"GERRY HITCHENS. PEL DI CAROTA" di Vincenzo Felici



Gerry Hitchens è uno dei primi giocatori britannici, insieme allo scozzese Denis Law, Joe Baker e Jimmy Greaves, a giocare in Italia.
Centravanti generoso e dalle indiscusse doti atletiche, in patria gioca con il Kidderminster Harriers, il Cardiff City, prima di trasferirsi all'Aston Villa, dove si pone all'attenzione generale. Sir Walter Winterbotton lo fa debuttare nella Nazionale maggiore nel 1961, in Inghilterra-Messico, finita 8-0 (Hitchens va a segno dopo due minuti). Un paio di settimane dopo si ripete segnando due goal a Roma contro l'Italia, il secondo dei quali con la complicità di un clamoroso errore del portiere azzurro Giuseppe Vavassori.

Quelle due segnature stuzzicano le squadre nostrane. È l'Inter a spuntarla. In neroazzurro gioca due stagioni, segnando complessivamente 20 goal. Nel Novembre 1962 si trasferisce al Torino (l'Inter lo scambia con Beniamino Di Giacomo) dove rimane fino al 1965, mettendo a segno complessivamente 37 reti in 113 partite. In seguito gioca nell'Atalanta dove segna 12 reti e nel Cagliari, segnandone 4, prima di far ritorno in patria. 
Con i rossoblu vive anche una esperienza nel Campionato Nordamericano organizzato dalla United Soccer Association e riconosciuto dalla FIFA, in cui i sardi giocano nelle vesti dei Chicago Mustangs, con cui ottiene il terzo posto nella Wester Division. A seguito delle incoraggianti prestazioni americane, il Club sardo decide di ingaggiarlo. Con 239 partite disputate e 73 reti è tuttora il calciatore inglese che ha totalizzato più presenze e reti in Serie A. Conta 7 presenze e 5 reti nella nazionale inglese, con la quale gioca il Mondiale del 1962 in Cile, segnando la rete del provvisorio pareggio nel quarto di finale perso col Brasile, per essere poi escluso dall'avvento in panchina di Alf Ramsey, deciso a non convocare giocatori militanti all'estero. Muore nel 1983 ad Hope, in Galles, stroncato da un infarto durante una partita di beneficienza.

Nel suo palmàres una Coppa del Galles (1955/56), una Coppa di Lega inglese (1960/61), una Football League (1959/60) e uno Scudetto con l'Inter (1962/63). La sua storia viene rivisitata egregiamente dal figlio Marcus e dal suo conterraneo Simon Goodyear nel libro "Centravanti Europeo. La storia di Gerry Hitchens" (176 pagine, anno 2014, Geo Edizioni), in cui è inclusa la prefazione di Gigi Riva. Ma anche il celebre mensile "Intrepido" gli dedica ampio spazio il 15 novembre 1962, raccogliendo il racconto delle sue esperienze in Nazionale. Vengono narrati gustosi aneddoti, tra cui la poderosa cinquina rifilata al Sudafrica, col portiere avversario Cliff Rudman, che onorato dalla sua bravura lo invita a cena. 
O la sua carriera militare, quando un Capitano dell'esercito inglese, furioso, lo mette in punizione per essersi divorato due goal nel corso di una partitella a ranghi misti. O la sua passione per la caccia, praticata soprattutto nel periodo di permanenza ai "Villans", quando porta alla moglie Meriel innumerevoli fagiani da cucinare per cena. 
E infine la sua esperienza in miniera accanto al padre, vissuta anche coi suoi compagni di squadra, curiosi di capire come ci si deve comportare a molti metri di profondità sotto terra. Nonostante la cronica avversione dei giocatori britannici alla Serie A (solo una trentina circa hanno giocato/giocano nel Bel Paese) "Pel di carota" (curioso soprannome affibbiatogli per il suo particolare colore di capelli) si immerge completamente nella nuova esperienza, per quasi un decennio. Costituisce una delle figure sportive dimenticate dal calcio inglese, sicuramente a torto.

Nasce l'8 ottobre 1934 nella città mineraria di Rawnsley, nello Staffordshire, iniziando tardi la carriera calcistica, a causa della incompetenza degli osservatori locali. Questo lo porta a intraprendere l'attività di minatore, giocando con la squadra dell'Higley Miners Welfare. Solo nel 1955, dopo una dura gavetta nelle serie inferiori, Hitchens viene apprezzato per le sue doti e si trasferisce ai "Bluebirds", segnando ben 57 reti in 108 partite ! Nel Dicembre del 1957 l'Aston Villa sborsa ben £22.500 per accaparrarselo e creare una splendida coppia d'attacco con Peter McParland, assieme a cui perfora ripetutamente moltitudini di portieri avversari: 96 goal in quattro anni.

Nel 1959 è persino fautore di una cinquina nell' 11-1 contro il povero Charlton Athletic e anche in Nazionale si comporta egregiamente, segnando il vantaggio dei bianchi sul Messico a soli novanta secondi dal suo esordio assoluto. Le sue prodezze, come accennato, ammaliano l'Inter, che lo acquista, assecondando il suo desiderio di sfidare nuove realtà calcistiche. Inoltre Hitchens è desideroso di provare la vita a diverse latitudini, compiere esperienze nuove. La società milanese viene subito ricompensata con una doppietta e prestazioni lusinghiere, nonostante il difficile ambientamento dello stesso giocatore, che trova nel rossonero Greaves un piacevole compagno di svago.
Le otto stagioni di Hitchens in Italia sono le più lunghe che un calciatore inglese abbia trascorso giocando all'estero e gli hanno conferito uno status iconico in Italia, dove ha realizzato totalmente 59 goal in 200 partite, ma paradossalmente lo hanno reso un uomo dimenticato nella sua terra natia..
di Vincenzo Felici

17 giugno 2025

"CASUALS" di Phil Thornton (Boogaloo Publishing), 2004


Dopo Teds, Mods, Rockers, Hippies, Skinheads, Suedeheads, Punks verso la fine degli anni settanta in Inghilterra apparve un nuovo trend. Gli adepti di questa sottocultura facevano parte delle gangs violente affiliate al football. Si vestivano con abbigliamento sportivo griffato (spesso rubato) facendo apparire come dei dinosauri i bootboys di qualche anno prima. Venivano chiamati Scallies, Perry Boys, Trendies o Dressers ma il nome che rimase fu Casuals. Questo libro non è uno studio semplicistico di firme della moda e teppisti del football ma un'esplorazione di quello che fu un movimento giovanile che per la maggior parte attingeva affiliazioni nella working-class bianca durante un'era caratterizzata da feroci attacchi da parte di un governo di destra determinato a smantellare e cancellare qualsiasi segno di resistenza urbana e da parte dei media, con la lobby Sohocentrica incapace o maldisposta a cogliere quanto stava accadendo intorno al football. Casuals esamina l'evoluzione della scena analizzando tutti i dettagli: i vestiti, naturalmente, ma anche la musica, la politica, le droghe, il crimine. Insomma , tutto quanto avesse a che fare con il quotidiano di uno scally o di un casual. Questa è la storia di un movimento di rivolta culturale, musicale e sartoriale capace di mutare frequentemente e in maniera impercettibile a seconda del dove e del quando.

16 giugno 2025

"TOTTENHAM HOTSPUR. And the Spurs go marching on..." di Christian Cesarini

E' il 1882 e alcuni ragazzi d'età compresa tra i 12 e i 14 anni, facenti parte dell’Hotspur Cricket Club e studenti dell’All Hallows Church, si ritrovano in un angolo tra Park Lane e Tottenham High Road sotto la flebile luce di un lampione. 
E' stata convocata un'importante riunione, in cui c'è un problema da risolvere. Il cricket, sport molto diffuso e praticato dai ragazzi da maggio a settembre, non è più sufficiente per la voglia di competizione sportiva degli studenti londinesi. Così come accaduto per la fondazione di altri football club inglesi, i ragazzi decidono di formare una squadra di calcio per tenersi in forma durante i freddi mesi invernali. Proprio davanti al palazzo ancora oggi sede del club, fondano l'Hotspur F.C., scartando l’iniziale e poco fonetico Nurthumberland Rovers. 
Il nome Hotspur, e la naturale abbreviazione Spurs, hanno origine da un celebre personaggio che visse nella zona di Tottenham tra il 1364 e il 1403. Sir Henry Percy, questo il nome del nobile, era chiamato amichevolmente 'Hotspur' (letteralmente sperone caldo) per la sua indole impulsiva. Conte di Northumberland, feudatario della zona nord di Londra e figlio maggiore di Henry Percy (I conte di Northumberland e signore di Alnwick), fu raccontato da William Shakespeare nel dramma storico del 1597 "Enrico IV, Parte I". 
L'appellativo Hotspur fu scelto come nome del club di cricket della scuola All Hallows Church, e ripreso fedelmente dai ragazzi studenti fondatori del football club 'Hotspur' nel 1882, poi rinominato definitivamente Tottenham Hotspur dal 1884.
Perché la rivale storica del Tottenham è l'Arsenal?
Il Tottenham incontra per la prima volta la squadra che diventerà la sua acerrima rivale in un pomeriggio del 19 novembre 1887. Il Royal Arsenal (non ancora denominato Arsenal FC) si presenta all’incontro con oltre un’ora di ritardo; il match comincia e alla fine del 1°tempo gli Spurs sono avanti per 2-1. Alla ripresa delle ostilità avviene il ‘fattaccio’, con l'incontro sospeso su insistenza del capitano del Royal Arsenal, a causa della sopraggiunta oscurità. Risultato: gigantesca rissa e reciproche accuse di scarso fair play. Il primo ‘incidente diplomatico’ tra le due formazioni è così consegnato alla storia. L’odio sportivo definitivo scoppia però alcuni anni più tardi, per ragioni ben più controverse. Nel 1913 l'Arsenal, appena retrocesso, si trasferisce a nord, zona Islington-Highbury, a pochi metri dalla fermata della Piccadilly Line di Gillespie Road (poi ribattezzata Arsenal nel 1932 su grande intuizione del manager Herbert Chapman e ancora oggi unica fermata della Tube londinese dedicata a un football club). All'improvviso quindi, il Tottenham si ritrova un club professionistico di Second Division a poche miglia di distanza. Tra mille difficoltà dovute allo scoppio della Grande Guerra, la stagione 1914-15 si chiude con gli Spurs ultimi in First Division e l’Arsenal solamente quinto in Second Division. Alla cessazione delle ostilità belliche, con la ripresa dei campionati, arriva nella sede del Tottenham la notizia dell’ampliamento della First Division da 20 a 22 club. Al White Hart Lane
la felicità per la 'scontata' permanenza nella massima serie è tale che in poco tempo si organizza un banchetto celebrativo davanti alla sede. Il fondamento per i festeggiamenti sono i rassicuranti precedenti, in cui la Lega ha sempre abbonato le retrocessioni in caso di ampliamento del numero dei club. Gli Spurs però non hanno fatto i conti con il potere politico del businessman Henry Norris, director dell’Arsenal FC. Quando, nel marzo 1919, si svolge la tanto attesa riunione per rimodellare la First Division, il presidente della Lega John McKenna sostiene le ragioni dell’Arsenal, facendo leva sulla maggiore “anzianità di servizio” nel calcio professionistico rispetto al Tottenham. Peccato che, scorrendo la classifica della Second Division di quattro anni prima, sopra ai Gunners ci fosse il Wolverhampton, membro fondatore della Football League. Una scusa poco credibile quella di McKenna, che innesca polemiche e sospetti anche per la nota e intima amicizia proprio con Norris, con tanto di appartenenza comune alla principale loggia massonica britannica. Conclusione: la maggioranza dei presidenti della First Division si allinea al volere di McKenna e vota per la promozione dell’Arsenal, confermando il declassamento del Tottenham in Second Division. Tifosi e dirigenza Spurs segnano il nome Arsenal con un marcato circoletto rosso, giurando vendetta...Nasce così il North London Derby.
Glory Glory Tottenham Hotspur!

Gli sportivi o tifosi avversari che giungevano al White Hart Lane sentono spesso intonare dai tifosi assediati sugli spalti il coro: "Glory Glory Tottenham Hotspur! And the Spurs go marching on...". Ai nostri giorni in molti credono che la canzone sia 'copiata' dal Manchester United, ma la storia racconta tutt’altro. Nel 1961, usando la classica tattica del "Kick and Run", gli Spurs divennero la prima squadra del XX secolo a realizzare il double (accoppiata F.A.Cup/Campionato), grazie anche a ben 115 goal realizzati. Double fino ad allora riuscito solamente ai leggendari e invincibili giocatori del Preston North End, nella "pioneristica" stagione 1888-89. Il club di White Hart Lane fu anche il primo club britannico a vincere una coppa europea (coppa delle coppe), nel lontano 1963. Tutto questo accadde grazie al grande ed indimenticato manager Sir Billy Nicholson. Fu così che per celebrare quelle grandi vittorie domestiche e continentali fu creato il "Glory Glory Tottenham Hotspur”, che diventò parte integrante della nobile tradizione Spurs. Alla fine di ogni partita vinta si alzava alto nel cielo del nord di Londra il coro: "Glory Glory Tottenham Hotspur! And the Spurs go marching on, on, on!". Ma come divenne questa canzone associata, quasi esclusivamente, al club più blasonato e vincente di Manchester? Alla fine degli anni Sessanta i tifosi mancuniani cambiarono le parole mettendo Man United al posto di Tottenham Hotspur, sulla scia dei trionfali anni di George Best e compagni, quando i Red Devils portarono per la prima volta in Inghilterra la Coppa dei Campioni. Proprio in quel periodo il Tottenham entrò in un lungo anonimato calcistico e in molti dimenticarono che il 'Glory Glory...' nacque a Londra, nel mitico White Hart Lane.
di Christian Cesarini

13 giugno 2025

A MANCHESTER CON GLI SMITHS di Giuseppina Borghese (Perrone Editore), 2023


Sono passati quarant’anni da quella sera del 4 ottobre 1983 in cui, all’Hacienda, iconico club di Manchester, sulle note di Hand In Glove la band esordiva, mentre un giovanissimo Morrissey sbatteva senza pietà un mazzo di narcisi contro il palco nero opaco. Un’immagine che riassume in sé tutte le contraddizioni di questo scorcio del nord ovest dell’Inghilterra, selvaggio e metropolitano, focolaio di storie di abusi e resistenza che ha cambiato la politica del mondo, dalle lotte sindacali al femminismo fino al vegetarianesimo. A Manchester dissenso e musica si sono intrecciati intimamente dando origine a una delle scene musicali più prolifiche del mondo, dagli Hollies ai Joy Division, dai Buzzcocks agli Stone Roses fino agli Oasis. Una passeggiata sentimentale nella città dove rimangono ancora oggi vivide le tracce di una band che ha fatto del proprio personalissimo stile una voce che ha raccontato le complessità della classe operaia degli anni Ottanta, ma è rimasta nell’immaginario mondiale come un luminoso oggetto fuori dal tempo.

Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e non può quindi essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/03/2001. L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti che siano lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima. Le foto di questo blog sono pubblicate su Internet e sono state quindi ritenute di pubblico dominio. Se gli autori desiderano chiederne la rimozione, è sufficiente scrivere un'e-mail o un commento al responsabile del sito.