5 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 5) - Era moderna fino al 2003.

Il racconto della storia della FA Cup volge ormai alla fine, rimane da raccontare degli anni ’90 e delle ultimissime finali, quelle dell’”esilio” in Galles. Lo scorso decennio è caratterizzato da grandi cambiamenti non solo per questa storica competizione, ma per tutto il movimento del calcio inglese.























Il Taylor Report costringe la stragrande maggioranza dei club ad apportare significativi ammodernamenti ai propri stadi (che in alcuni casi verranno messi in pensione e sostituiti con nuovi impianti); nasce la Premier League; Sky, la televisione del magnate australiano Rupert Murdoch, stipula con la neonata lega contratti multimilionari che permettono l’esborso di cifre fino ad allora impensate per l’acquisto di giocatori; allenatori e campioni (o presunti tali) stranieri imbottiscono le rose delle squadre inglesi. Insomma trionfa, come d’altronde ovunque, quello che molti definiscono, spesso con accezione dispregiativa, il “calcio moderno”. La Coppa d’Inghilterra perde una parte della sua importanza. Vincere la Premier diviene prioritario, quanto meno per le grandi d’oltre Manica. Intendiamoci, la FA Cup non viene proprio snobbata, però c’è un calo degli spettatori (soprattutto negli incontri tra piccole e grandi in casa di queste ultime) e non sempre si schierano le migliori formazioni possibili, pensando agli impegni di campionato (e/o di Champions League, altra novità degli anni ’90).
Nel 1992 si pone anche fine ai replays ad oltranza. Se ne gioca uno solo, in caso di parità si va ai supplementari e poi ai rigori. La prima finale del decennio scorso sembra però voler perpetuare il mito di questa storica competizione. Manchester United e Crystal Palace, all’epoca con Ian Wright al centro dell’attacco, mettono in scena un match vibrante e spettacolare, che termina con un inedito 3-3 che costringe le due squadre alla ripetizione. I tifosi degli Eagles, illusi da una doppietta di Wright, vedono svanire i loro sogni a sette minuti dalla fine, quando Mark Hughes pareggia il match. Nel secondo incontro – finito 1-0 e tra i più brutti della storia delle finali – ci pensa il carneade Lee Martin ad assicurare il primo successo della gestione Ferguson. Per il piccolo Crystal Palace rimane la soddisfazione di aver eliminato il grande Liverpool in semifinale per 4-3 dopo aver perso con gli stessi Reds una partita di campionato per 9-0! Potenza della Coppa d’Inghilterra… 
Nel 1991 tornano a vincere gli Spurs, 2-1 sul Nottingham dopo i supplementari, in quella che sarà la finale delle lacrime di Paul Gascoigne. Lacrime di dolore, visto che il bizzarro campione di Newcastle è costretto ad abbandonare il campo dopo pochi minuti a causa di un (suo) tackle assassino, che gli aveva procurato un grave infortunio al ginocchio. Il 1992 vede invece il ritorno a Wembley di una formazione di Second Division: il Sunderland. Il miracolo non riesce, troppo forte il Liverpool, che si impone 2-0, con il quinto gol di Ian Rush in una finale – gli altri quattro, equamente divisi, li aveva fatti nel 1986 e nel 1989.
L’anno dopo c’è la storia infinita della sfida tra Arsenal e Sheffield Wednesday. Dopo aver sconfitto Waddle e compagni nell’atto conclusivo di League Cup, i Gunners hanno la meglio anche in FA Cup, ma solo al replay (prima gara 1-1) e solo grazie ai miracoli di 10 David Seaman e al gol decisivo di Tony Adams. Segnatura realizzata all’ultimo minuto dei tempi supplementari! Forse quel giorno il Dio del calcio preferì non vedere una finale di Coppa d’Inghilterra decisa dal dischetto. Come dargli torto! Tra il 1994 ed il 1996 è sempre finalista il Manchester United, anche se con alterne fortune. Roboante il 4-0 rifilato al Chelsea nella prima occasione, con doppietta su rigore di Eric Cantona, sorprendente lo 0-1 rimediato contro l’Everton guidato da Paul Rideout l’anno successivo, ultimo successo dei Toffeemen a Wembley.
Nel 1996 invece la finale contrappone lo United ai rivali storici del Liverpool. L’eroe di una partita bruttina ma combattuta fino alla fine è il grande Eric Cantona, che a quattro minuti dalla fine manda in estasi i suoi tifosi, quell’anno già felici per aver portato a casa il campionato. Sul gol non mancano le responsabilità di “Calamity” James, allora portiere dei Reds. Ma come scordare la magica traiettoria del pallone calciato da Cantona? Difficile, così come, per opposti motivi, è stato difficile per i tifosi del Chelsea e del Middlesbrough dimenticare il primo minuto dell’atto conclusivo del 1997, che vedeva opposte le loro squadre. Forse dovremmo parlare dei primi 42 secondi, tanto bastò infatti a Roberto Di Matteo con un tiro da fuori area per stroncare le speranze del Boro e siglare il gol più veloce della storia delle finali disputate a Wembley. Ruud Gullit diventa il primo manager non britannico a vincere la FA Cup.
Nel 1998 la Toon Army di Newcastle torna a giocare una finale dopo ben 24 anni, ma l’Arsenal nega la gioia del successo ai Geordies, regalandosi un meritato double. Di Overmars ed Anelka le reti dei Gunners. Nuova sconfitta per il Newcastle l’anno dopo, quello del treble del Manchester United, troppo forte per i Geordies, dominati forse al di là del 2-0 finale. Teddy Sheringham, partendo dalla panchina, diventa l’eroe del match, con un gol e ed un assist al bacio per Paul Scholes.





















Eccoci allora al fatidico anno 2000, ovvero all’ultima finale disputata all’ombra delle due torri. Il vecchio Wembley Imperial Stadium chiude i battenti, sarà demolito per far posto 11 ad un nuovo impianto, ultramoderno ed ultracostoso. Il Chelsea liquida l’Aston Villa per 1-0 (nella foto sopra) con un’altra segnatura di Roberto Di Matteo, sfortunato eroe della tifoseria dei Blues, da lì a pochi mesi costretto al ritiro a causa di un grave infortunio. Per l’atto conclusivo del 2001 ci si sposta quindi al bellissimo Millennium Stadium di Cardiff, costruito per i mondiali di Rugby del 1999, che ospiterà la FA Cup fino al 2005.
La prima finale gallese è una vera e propria classica: Liverpool-Arsenal. Vincono i Reds in rimonta, grazie a due splendidi gol di Michael Owen negli ultimi minuti. Ma i Gunners si rifaranno nel 2002, 2-0 al Chelsea, sempre battuto dagli uomini di Wenger nelle ultime edizioni della coppa, e nel 2003, 1-0 al Southampton, che sperava di ripetere l’impresa del 1976.
Da notare che quella dell’anno scorso è stata la prima partita giocata “al chiuso”, ovvero sotto il tetto semovente dello stadio di Cardiff. Il resto è storia dei nostri giorni: l’ennesima semifinale Manchester United-Arsenal vinta dai Red Devils e la sorpresissima Millwall, i “brutti, sporchi e cattivi” del Sud di Londra, dalla bacheca dei trofei miseramente vuota, che si giocano la finale contro la squadra che ha vinto più volte la competizione (dieci successi). Come finirà? Senza scomodare il solito mito di Davide contro Golia, basta ricordare che la storia della FA Cup è ricca di sorprese, anche clamorose…
di Luca Manes, da "UK Football please" (giugno 2004)

4 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 4) - Gli anni '80



Come preannunciato nella precedente puntata della storia della FA Cup, eccoci finalmente arrivati ai miei ricordi personali, quanto meno delle finali degli ultimi venti e passa anni, tutte vissute con dirette televisive. A dir la verità è stato proprio l’ultimo atto di un’edizione della Coppa d’Inghilterra ad avvicinarmi al calcio inglese, al suo fascino e alla sua tradizione ultra centenaria.
Era il 1981, rammento di aver visto le due partite tra Spurs e Manchester City (la prima conclusasi sull’1-1, la seconda 3-2) su una TV straniera, quella della svizzera italiana o Capodistria. La cosa che mi colpì di più, oltre allo splendido gol dell’argentino Ricky Villa che decise le sorti della coppa, fu la massa umana dei tifosi sulle gradinate di Wembley, il loro sventolio di bandiere all’entrata in campo delle squadre e la loro esultanza irrefrenabile dopo i gol dei loro eroi. Nei mesi successivi quei match, iniziai timidamente a informarmi, tramite i limitati mezzi allora a mia disposizione, sul mondo così bello e particolare dell’english football. Ovviamente non mi persi la finale del 1982, in un certo modo capendo già allora la sacralità della giornata dell’atto conclusivo della manifestazione e stabilendo che doveva diventare un must anche per me. Vidi un altro successo del Tottenham, a spese di una squadra con un nome altisonante: il Queen’s Park Rangers. Più tardi avrei imparato a chiamare il team di Loftus Road QPR, ma questa è un’altra storia. Gli Spurs ebbero la meglio al replay per 1-0, dopo l’1-1 del primo match. Oramai ero definitivamente conquistato.
Ora ripensando a come ho seguito la FA Cup in questi decenni mi perdo nel mare dei ricordi, delle immagini di partite, sintesi e gol. Fino a pochi anni fa c’erano ancora i replays ad oltranza, uno dei tratti distintivi di questa competizione, che servivano a conferire epicità a sfide apparentemente infinite. In particolare rammento un Everton-Sheffield Wednesday, credo di fine anni ’80, per cui ci vollero quattro partite per decidere chi doveva accedere al turno successivo. Poi poter vedere, almeno in TV, un Giant Killer all’opera aggiungeva un ulteriore tassello all’unicità della competizione. Come non citare allora il piccolo Wrexham che recupera due gol al grande Arsenal ed elimina i Gunners al terzo turno nell’ormai lontano 1992. Che partita ragazzi! Ma torniamo al racconto delle finali, per forza di cose preponderante in questo umile tentativo di rievocare la storia della Coppa d’Inghilterra. Eccoci al 1983. Sfida tra il Manchester United di Bryan Robson ed il Brighton, che quell’anno aveva chiuso all’ultimo posto della vecchia First Division. Partita a senso unico? Beh, sì, ma la seconda, terminata con un roboante 4-0 per i Red Devils. La prima si era dilungata ai supplementari (2-2), su un terreno infame e sotto una pioggia incessante, con il Brighton a divorarsi un’occasione enorme pochi secondi prima del centoventesimo minuto, tra la costernazione del commentatore della BBC, a cui sfuggì un “and Smith must score” in riferimento al giocatore che ebbe la palla della vittoria. 12 L’anno dopo i detentori della coppa finirono ingloriosamente fuori al terzo turno contro il Bournemouth, uno dei risultati più eclatanti degli ultimi decenni.
A succedere allo United fu l’Everton, negando all’ottimo Watford di quei tempi la soddisfazione di portarsi a casa il primo trofeo della sua storia, con il povero Elton John rotto in lacrime di delusione. Sempre l’Everton, uno dei migliori di sempre, arrivò a Wembley nel 1985. Già campione d’Inghilterra e vittorioso in Coppa Coppe, il team di Liverpool perse il treble a causa di uno splendido gol dello sfortunato – perché troppo presto costretto al ritiro – Norman Whiteside del Manchester United. United che giocò in dieci buona parte dell’incontro, terminato ai supplementari, per l’espulsione di Kevin Moran, primo cartellino rosso nella storia delle finali. 1986: terzo anno consecutivo all’ombra delle due torri per i Toffee Man. Questa volta è un derby tra le due superpotenze del calcio inglese degli anni ’80: Everton e Liverpool. 3- 1 per i Reds, che raggiungono il double grazie ad una doppietta di Ian Rush. Con lo stesso Rush, Dalglish, Lawrenson, Neal e Whelan e via discorrendo da una parte e Sharp, Southall, Sheedy, Lineker, Reid e compagnia dall’altra, per gli appassionati di calcio di Liverpool era certo un bel vedere! Poi ci furono due finali storiche, indimenticabili, contraddistinte dal trionfo degli outsider. Nel 1987 il Coventry City, “paria” del calcio inglese, sorprese un Tottenham sicuro di riportare la coppa al White Hart Lane e poi tradito anche dall’inossidabile capitano di mille battaglie Gary Mabbutt, autore di un incredibile auto-gol. Ricordo che la partita mi tenne letteralmente incollato alla poltrona, sebbene all’inizio anch’io dessi ben poco credito agli Sky Blues. E invece finì con l’estasi dei tifosi del Coventry dopo i supplementari che fissarono il risultato sul 3-2. 
L’anno dopo arrivò a Wembley la Crazy Gang, come venivano simpaticamente chiamati quei mattacchioni dei giocatori del Wimbledon, che sconfissero nientemeno che il Liverpool! Lawrie Sanchez siglò il gol della vittoria con un bel colpo di testa. Poi nella seconda frazione ci penso Dave Beasant, il portierone dei Dons, ad assicurare la gloria eterna ai gialloblù, parando un rigore a John Aldridge. Anche quello fu un evento storico, dal momento che mai in precedenza erano stati sbagliati dei rigori in finale. Questo forse a testimoniare la paura dei Reds, che tutto avevano da perdere in quella partita. Narrano le cronache che a Wembley i fans doc del Wimbledon furono “aiutati” per la giornata da supporters di altre squadre, che chiaramente parteggiavano tutti per i più deboli. In realtà fu l’intero paese a tifare per il piccolo club di Londra Sud, che fino a pochi anni prima non era nemmeno nell’olimpo dei professionisti.
Anche io fui ben contento di vedere Vinny Jones alzare la coppa, sebbene stentassi a credere ai miei occhi! Tutt’altre sensazioni ebbi per la finale del 1989, quella del dopo Hillsborough. Si giocò il derby della Merseyside più triste della storia, con la città di Liverpool che poche settimane prima si era unita compatta a piangere i propri morti e che ancora non si era riavuta dallo shock. Non credo ci sia bisogno di soffermarsi sui fatti di Sheffield, sulla tragedia che accadde prima della semifinale tra Liverpool e Forest, che causò 95 vittime. Una delle pagine più drammatiche del calcio d’oltremanica, nota a tutti gli appassionati del nostro sport, raccontata in diretta televisiva dalla coppia Bulgarelli-Caputi sull’allora Telemontecarlo. Successivamente il Liverpool arrivò in finale, vincendola per 3-2, con 13 Rush mattatore come tre anni prima. Ma per quella volta i tifosi dell’Everton non furono tanto dispiaciuti di perdere una sfida stracittadina. Ed io non mi scorderò mai l’immagine delle tribune e del campo di Anfield ricoperto di fiori e sciarpe di tutte le squadre del Regno Unito, omaggio silenzioso a chi non c’era più.
Chiudo qui quest’ennesimo capitolo della storia della FA Cup. I tanti ricordi, che ho comunque cercato di sintetizzare il più possibile, mi costringono a scrivere un altro articolo, sebbene sulla fanzine avessimo preannunciato che questa sarebbe stata l’ultima puntata.
di Luca Manes, da "UK Football please" (marzo 2004)

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LA STORIA DELLA FA Cup (part 5) - Era moderna fino al 2003.
 

3 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 3) - dal dopoguerra al 1980.

La gloriosa storia della FA Cup continua dopo la drammatica parentesi della seconda guerra mondiale, foriera di tanti lutti e distruzioni (giocatori morti e stadi distrutti) anche nel mondo del calcio inglese. Con un grosso sforzo organizzativo si mise in piedi l’edizione 1945-46 della Coppa, vinta dal Derby in finale sul Charlton. Da notare che i primi turni si giocarono su partite di andata e ritorno, per cui il Charlton arrivò in finale dopo aver perso una partita, unico caso nella storia. La squadra di The Valley si rifarà l’anno dopo, con una rete segnata ai supplementari contro il Burnley. Quelle stagioni e le successive furono contrassegnate da un ulteriore boom delle presenze di spettatori allo stadio. Tempi duri, in cui il calcio diventava ancor di più una valvola di sfogo per le masse. Il 1948 fece registrare il successo del Manchester United, 4-2 sul Blackpool in una partita spettacolare. L’anno dopo vide una delle classiche favole di cui è ricca la FA Cup. Tra la meraviglia generale arrivò in finale il Leicester City, che però perse con i Wolves. I Foxes giocavano in Second Division e si salvarono dalla retrocessione in Third solo all’ultima giornata!
Mai nessun club giunto all’ultimo atto della coppa si era piazzato così in basso in campionato. Dopo l’Arsenal, l’albo d’oro ci parla di un dominio del Newcastle, che trionfò nel 1951, 1952 (nella foto il capitano Joe Harvey in trionfo) e 1955. Jackie Milburn e Bobby Mitchell i giocatori più rappresentativi di quel bellissimo gruppo, veri eroi della Toon Army dei tempi. Newcastle che poi fino ai nostri giorni non ha più vinto nulla, diventando la vittima di uno dei giant killers più famosi di sempre: l’Hereford United, impostosi per 2-1 nei primi turni del 1971-72 proprio sulle gazze.
Ma negli anni ’50 la finale più bella, destinata ad avere un posto d’onore nella storia del calcio britannico, fu Blackpool-Bolton Wanderers del 1953. Il Blackpool dalle inconfondibili magliette arancioni guidato da Sir Stanley Matthews, che finalmente mise le mani sulla Coppa dopo essere stato sotto 3-1 a 20 minuti dalla fine! Per la verità ad un paio di minuti dal termine del match si era ancora 3-2, poi Mortensen completò la sua tripletta con altre due perle, una in piena recupero, portando la coppa a Blackpool. Poi tutti a festeggiare l’inossidabile Matthews, che terminerà la sua carriera nel 1965 nello Stoke City, alla tenera età di 50 anni. 
Erano altri tempi. 
Sempre negli anni ’50 si gioca per la prima volta con un pallone tutto bianco e sotto la luce dei riflettori, quelle mastodontiche torri 12 illuminate che si facevano notare da Km di distanza. Dopo WBA (1954), Manchester City (1956) ed Aston Villa (1957) sembra essere venuto il turno dei Busby Babes del Manchester United, già dominanti in campionato. L’8 febbraio 1958 la tragedia di Monaco di Baviera. La squadra decimata, Duncan Edwards, giovane ed intrepido capitano, morto insieme ad altri 7 giocatori. Sir Matt Busby gravemente ferito. Manchester e tutta l’Inghilterra sotto shock. I resti di quel formidabile team, di cui faceva parte un giovanissimo Bobby Charlton, fortunatamente salvatosi, insieme a qualche altro giocatore raccattato qua e là, fecero emozionare ancora una volta il paese raggiungendo la finale di Wembley. Il Bolton uscì vincitore per 2-0, Nat Lofthouse non ebbe pietà segnando una doppietta, ma tutti ricorderanno per sempre l’incredibile cavalcata dei superstiti di Monaco. Terminato il decennio con il trionfo del Forest su un combattivo Luton Town ed iniziati gli anni ’60 con i Wolves trionfanti sui Blackburn Rovers, ecco un altro team da favola. Gli Spurs autori del primo double del ventesimo secolo nel 1961, cui fece seguito il bis in coppa del 1962. Una squadra fortissima, spettacolare, che a White Hart Lane rimpiangono ogni anno di più – viste poi le alterne fortune attuali. Il capitano Danny Blanchflower, John White, Jimmy Greaves e Dave Mackay tra i giocatori più forti di quel Tottenham, forse irripetibile. In seguito John Gilzean riportò la coppa a Londra nord nel 1967, nella prima finale tutta londinese contro il Chelsea di Peter Osgood. 
Nel frattempo il Manchester United trovò il primo successo dopo l’incidente aereo (1963), mentre West Ham (1964, l’anno del primo Match of the Day sulla BBC) e Liverpool (1965) si imposero per la prima volta nella loro storia. Il Liverpool di Bill Shankly, altro scozzese di ferro e vincente come Sir Matt Busby! I mitici sixties, quelli dei Beatles, della vittoria nella Coppa del mondo del 1966, delle nuove mode giovanili, del trionfo della terrace culture, poi consolidatasi in maniera definitiva negli anni ‘70 – con tutte le sue implicazioni positive e negative – fecero registrare anche le affermazioni di Everton (1966), WBA (1968) e Manchester City (1969), che all’epoca rivaleggiava per il predominio cittadino e nazionale con lo United. 
Il 1970 vede il primo successo in assoluto del Chelsea in FA Cup. Uno dei team più divertenti del secolo, sicuramente troppo “bello” per vincere in campionato, impostosi in una doppia finale sul Leeds United, forza crescente del football d’oltre manica, vittorioso poi nel 1972 (nella foto sotto). La seconda finale del 1970, dopo il 2-2 di Wembley, si disputò all’Old Trafford e vide i Blues imporsi 2-1 ai supplementari. 120 minuti ci vollero anche per decidere la finale del 1971 tra Arsenal e Liverpool. 




























Pure in quell’occasione ci fu un 2-1 per i Gunners di Charlie George, autore del gol della vittoria, per il quarto double della storia. Dal 1973 al 1980 ci furono tre clamorosi successi di team di Second Division: Sunderland (1973), Southampton (1976), West Ham (1980). E contro fior fior di squadre! Rispettivamente Leeds United, Manchester United e Arsenal. Tutte e tre partite finite 1-0. Inutili sottolineare la gioia ed i festeggiamenti prolungati delle tifoserie di Black Cats, Saints ed Hammers, in quell’occasione veri e propri underdogs, visti con simpatia dai supporter neutrali, capaci di sovvertire le gerarchie calcistiche, sopperire con grinta e determinazione alle deficienze tecniche. Per il West Ham di Trevor Brooking e Billy Bonds ci fu un altro successo, nel 1975 contro il Fulham, con un secco 2-0. Negli anni ’70 ci fu una sola affermazione in FA Cup del Liverpool (1974) dei tanti trofei in Europa 13 ed in campionato, con il suo ineguagliabile alfiere KKK (King Kevin Keegan, of course), a cui il Manchester United negò con sommo piacere il treble nel 1977, imponendosi con un 2-1 ancora maledetto dai tifosi della Kop. Dal 1978 al 1980 l’Arsenal di Liam Brady, Franck Stapleton e David O’Leary raggiunse sempre l’ultimo atto della Coppa. Con alterne fortune, visto che perse inopinatamente con l’Ipswich Town nel 1978 e, come visto, con il West Ham nel 1980. Nel 1979, invece, vinse una delle più emozionanti ed incredibili finali della storia. 3-2 sul Manchester con gli ultimi 5 minuti da urlo, forse i più elettrizzanti di sempre. Da 2-0 per l’Arsenal si passò infatti a 2-2, con due gol del Manchester United a ridosso del novantesimo. Palla al centro, azione ubriacante dell’Arsenal e gol magnifico di Sunderland, tra la costernazione dei tifosi dello United e la gioia, ed il sollievo, di quelli dei Gunners.
di Luca Manes, da "UK Football please" (dicembre 2003).

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LA STORIA DELLA FA Cup (part 4) - Gli anni '80

2 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 2) - Dal 1900 alla seconda guerra mondiale.

Eccoci alla seconda puntata dell’affascinante romanzo della FA Cup, in Italia meglio conosciuta come Coppa d’Inghilterra.
L’inizio del secolo scorso coincise con la fine dell’era vittoriana ma anche con le ultime decadi di splendore dell’impero britannico, e proprio per celebrarne i fasti negli anni venti sorse il mitico stadio di Wembley, indissolubilmente legato alla storia della coppa. Ma andiamo con ordine. Come detto nell’articolo precedente, fino al 1914 il teatro delle finali sarà il Crystal Palace di Londra, eccezion fatta per alcune ripetizioni.
Il 1901 vide il successo del Tottenham, nella prima finale ripetuta della storia. 2-2 il primo match con lo Sheffield United, 3-1 il replay. Dopo anni di predominio delle squadre del Nord, finalmente un sussulto da parte di una londinese. Il calcio è oramai lo sport del popolo. Tanta è la passione che nel match di Londra – il secondo si disputerà a Bolton – accorrono 104.000 persone. Le affluenze di pubblico sotto le 15.000 unità sono ormai uno sbiadito ricordo, la FA Cup Final è l’appuntamento sportivo dell’anno. Lo è diventato in meno di un quarto di secolo. La vittoria del Tottenham ebbe poi ancor di più il carattere dell’impresa: gli Spurs, infatti, all’epoca non facevano ancora parte della Football League – unica squadra con status non League a riuscire mai a vincere la competizione – e nel primo match il gol del 2-2 dello Sheffield United, a quanto riferiscono le cronache di quel giorno, fu uno dei più grossi errori arbitrali della storia. Una palla deviata sopra la traversa dal portiere del Tottenham fu giudicata in corner dal guardalinee ma non dall’arbitro, che concesse la rete tra lo stupore generale! La superiorità delle squadre del centro e soprattutto delle regioni settentrionali dell’Inghilterra era però destinata a continuare.
Nel 1902 lo Sheffield United si prese la rivincita battendo il Southampton, l’anno dopo il Bury fece registrare il risultato più eclatante della storia, 6-0, contro il Derby. Bury protagonista in coppa e in campionato durante quegli anni, a testimonianza di come un club ora ritenuto minore fosse invece all’epoca una delle fortissime compagini che il Nord del paese riusciva a sfornare senza sosta. Intanto nel 1904 la coppa approdava per la prima volta a Manchester, sponda City. Nella decade dal 1905 al 1915 ecco poi spuntare nel firmamento del calcio inglese una nuova stella: il Newcastle United. I Magpies però in FA Cup non ebbero molta fortuna, ben 5 infatti le finali perse, oltre a clamorose eliminazioni, anche contro team allora non League come il Crystal Palace. E proprio a proposito di questo nome, in relazione però allo stadio, sembrò nascere per il Newcastle una maledizione. I tifosi imputarono le tante sconfitte all’erba troppo alta del campo, che avrebbe penalizzato il gioco dei loro beniamini, basato su una fitta rete di passaggi.
La realtà è che anche allora il condizionamento psicologico contava molto, eccome! Dopo le sconfitte con Aston Villa ed Everton nel 1905 e 1906 e la finale tra Sheffield Wednesday e Everton (2-1) nel 1907, il Newcastle di trovò a dover soccombere addirittura contro una squadra di una divisione 9 inferiore: il Wolverhampton, allora in Second Division, secondo team a riuscire nell’impresa dopo il Notts County nel 1894. Il risultato finale fu netto: 3-1. Dopo la prima vittoria del Manchester United, nei due anni successivi il Newcastle ritornò in finale, pareggiando sempre il primo match. Ma se nel 1911 ad imporsi al replay fu il Bradford, l’anno prima era finalmente riuscito a portare a casa la coppa. Ma non vinse a Londra, bensì al Goodison Park di Liverpool, sconfiggendo il Barnsley per 1-0. La maledizione del Crystal Palace non fu quindi mai sfatata! Nelle quattro edizioni prima del periodo di sospensione a causa della prima guerra mondiale, dal 1916 al 1919, si imposero Barsnley, Aston Villa (davanti a ben 121.000 spettatori), Burnley e Sheffield United. I primi furono una delle più grosse sorprese della storia, militando allora in Second Division. L’ultima finale ante-guerra si giocò all’Old Trafford. La ripresa, dal 1920 al 1922, vide come teatro dell’atto conclusivo della competizione lo Stamford Bridge ed un numero sempre maggiore, oltre 600, di squadre iscritte al torneo, che anche all’epoca prevedeva dei turni preliminari e poi di qualificazione da cui le squadre più forti erano esentate. Aston Villa, Spurs ed Huddersfield portarono a casa il trofeo prima del fatidico 1923. Una delle annate mitiche, e mai aggettivo fu più adatto, della storia della FA Cup. Ci fu infatti la prima finale giocata in quello che era destinato a divenire uno dei templi del calcio mondiale, la vera Mecca del calcio inglese: il Wembley Imperial Stadium. L’impianto, comprese le famosissime due torri, fu completato in circa un anno in occasione della British Empire Exhibition, tenutasi nel 1924, e con lo scopo di diventare lo stadio nazionale inglese, dove tenere le finali della FA Cup. Fu realizzato dagli architetti Sir John Simpson e Maxwell Ayerton, e dall’ingegnere Sir Owen Williams. Il costo complessivo fu di 750.000 sterline dell’epoca.
Gli ultimi lavori furono portati a termine solo 4 giorni prima dell’inaugurazione, l’atto finale dell’edizione del 1923 tra Bolton e West Ham United, ovvero la squadra simbolo dell’East End proletario di Londra, i cui tifosi già all’epoca avevano una passione ed un attaccamento particolare per i propri colori.
Ora i dati ufficiali parlano del record assoluto di spettatori per una finale: 126.047, ma si pensa che ad assistere a quella partita ci furono oltre 200.000 persone. Molti tentarono con successo di entrare nello stadio senza biglietto. Il risultato fu che migliaia di persone invasero il perimetro di gioco, in una situazione a dir poco rischiosa. E a quel punto ecco materializzarsi in groppa ad un cavallo bianco l’eroe di quell’incredibile giornata. L’eroe si chiamava Billy, un bobby londinese (nella foto) di cui si seppe sempre e solo il nome, che raggiunse a cavallo il centro del campo, facendo arretrare a fatica ma con successo i tifosi. Così riuscì a riportare un po’ d’ordine e a permettere l’inizio della partita, 40 minuti in ritardo rispetto all’orario previsto, con la gente assiepata a pochi centimetri dalle linee di gioco. Per questa ragione la finale del 1923 sarà sempre ricordata come la White Horse Final.
Ad aggiudicarsela fu il Bolton per 2-0, tra palloni che sparivano tra la folla, tifo alle stelle e la cocente delusione dei tanti eastenders presenti. Nel 1924 il Newcastle vinse finalmente a Londra, successo bissato nel 1932. Wembley non portava male come il Crystal Palace! Intanto nel 1925 arrivava in finale la prima squadra gallese, il Cardiff City, sconfitto dallo Sheffield United. Ma i Bluebirds non si diedero per vinti e, dopo aver assistito ad un altro successo del Bolton sul Manchester 10 City, divennero la prima squadra non inglese a vincere la coppa, battendo 1-0 l’Arsenal. Entrambe le squadre giocavano in First Division, per cui sul campo non si poté parlare di risultato clamoroso, ma certo agli sportivi inglesi fece parecchio effetto veder andare in Galles la coppa! Blackburn e Bolton precedettero il primo successo dell’Arsenal, che nel 1930 lavò l’onta della sconfitta con il Cardiff superando l’Huddersfield per 2-0. Ma quello era destinato ad essere il primo dei tanti trionfi dell’Arsenal di quel periodo, quello della leggenda del manager Herbert Chapman e delle sue stelle James, Drake, Bastin e di tanti altri campioni, dei cinque titoli negli anni trenta, a cui si aggiunse un’altra coppa nel 1936 e della maglietta tutta rossa, un po’ differente dall’attuale. 
Prima della seconda guerra mondiale, oltre a quelle già citate di Newcastle ed Arsenal, sono da registrare anche le vittorie di WBA (1931), Everton (1933, con il grande Dixie Dean al centro dell’attacco), Manchester City (1934), Sheffield Wednesday (1935), Sunderland (1937, nella foto sopra), Preston (1938) e Portsmouth (1939). Nel 1939 si iniziarono i turni preliminari dell’edizione che sarebbe dovuta culminare con la finale nel maggio del 1940. Ma quella partita fu cancellata dall’orrore della guerra che per tanti anni devasterà l’Europa.
di Luca Manes, da "UK Football please" (settembre 2003)

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LA STORIA DELLA FA Cup (part 3) - dal dopoguerra al 1980.
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