Personalmente ritengo che gli anni ā70 siano stati il periodo ove, piuā di altri,e certamente molto piuā di adesso, il calcio inglese abbia mostrato la quintessenza di se stesso.
Infatti credo che gli elementi piuā tradizionali e caratteristici, che fanno del calcio albionico un universo speciale, ebbero in quel tempo la loro massima purezza, prima della ācontaminazione esternaā in atto ormai da molti anni. Probabilmente il mio giudizio eā fortemente influenzato dal fatto che ho conosciuto e mi sono appassionato a questo mondo proprio in quegli anni. Tuttavia penso che molti altri fattori concorrano allāobiettivitaā della mia opinione.
Tra tutti questi elementi, le spiccate e consistenti personalitaā degli attori principali, leggasi āfootballersā, che hanno calcato i campi della Football League, ne sono forse uno dei motivi principali. Tra le tante e variegate stelle pedatorie del periodo, ho sempre avuto una speciale predilezione per Tony Currie. Forse percheā uno dei pochi che ha preferito tenere un basso profilo (a dispetto dei media) mostrandosi solo attraverso le sue gesta in campo, un atteggiamento nettamente in controtendenza con lāandazzo del tempo, da Best a Bowles, da Keegan a Charlie George, solo per citarne alcuni.
Il fatto che Tony non abbia mai indossato le varie casacche di Manchester United, Arsenal o Liverpool, ma si sia messo in luce con squadre non di primissimo piano (il Leeds di fine anni 70ā non puoā definirsi tale) contribuisce alla splendida e per certi versi affascinante figura del centrocampista dinamico ma tecnico di Edgware.
Nato infatti in quel sobborgo londinese il giorno di capodanno del 1950, il piccolo Tony vive un infanzia non semplice: il padre lasceraā la famiglia dopo pochi anni dalla nascita, e saraā lo zio ad occuparsi di lui. Lo Shed di Stamford Bridge ospita spesso i due, entrambi ammirati dalle prodezze di Jimmy Greaves e Bobby Tambling, icone dei blues di quel periodo. Tony gioca bene al calcio, ma i club professionistici della sua area non se ne accorgono. Saraā il Watford del suo futuro mentore Ken Furphy a proporgli un contratto nellāestate 1967, prima da apprendista e poi da professionista. Furphy, player manager degli Hornets, club di 3Ā° divisione, ne intravede le enormi potenzialitaā: lo plasma e lo educa tatticamente, trovandogli la piuā idonea collocazione in campo per le sue caratteristiche. Currie eā un grande faticatore in mezzo al campo, ma, collocato appena a ridosso dei due attaccanti, riesce a dare il meglio di seā, grazie ad un āultimo passaggioā di classe cristallina ed un tiro dalla distanza mortifero.
Nel suo primo campionato da professionista, a soli 17 anni, con la maglia gialla del Watford sigla 9 reti e colleziona 17 presenze. Arriva immediata e logica conseguenza la proposta di un club di maggiore rilievo, seppur di Second Division: lo Sheffield United. Per Ā£27.500 il diciottenne Tony si trasferisce al Bramall Lane: eā la conferma del suo ingresso nel grande calcio, una proposta irrinunciabile. Currie impersonificheraā la resurrezione del club biancorosso dello Yorkshire, che nel 70-71 centra la promozione in First Division grazie soprattutto alle brillanti e continue prestazioni del biondo centrocampista londinese.
Le stagioni a Sheffield (alla fine saranno 8) maturano il ragazzo e ne risaltano lāacume tattico. Conseguentemente i grandi clubs dellāepoca iniziano a bussare alla porta dello Sheffield United e saraā cosiā per tanti anni.
Ma Tony non approderaā mai ad un grande club, anche se non sempre per propria scelta. Per sua postuma ammissione preferiā sempre sentirsi importante nel proprio club piuttosto che uno dei tanti, cioeā āun pesce grande in una vasca piccolaā. Personalmente ho sempre ammirato questa scelta, sinonimo di personalitĆ e attaccamento alla maglia che si indossa. Currie arriverĆ anche in nazionale (17 caps) indipendentemente dalla maglia di club indossata e saraā per sempre uno degli idoli piuā amati dei fans biancorossi di Sheffield.
Fu ribattezzato il Gunter Netzer inglese per la netta somiglianza di gioco con il grande centrocampista teutonico e per la piuā lieve somiglianza fisica. La sua innata timidezza fuori dai campi di gioco fu tuttavia un piccolo limite per la sua carriera. Molto introverso e taciturno, Tony, al limite del triste, (Bowles, suo compagno in nazionale ricorda che non rideva quasi mai) probabilmente non si rese mai conto pienamente del talento innato che possedeva. Ma in campo si trasformava: ed aveva atteggiamenti nettamente contrastanti con il suo carattere, quasi istrionici. Una sorta di dottor Jekyll e Mr.Hyde. Esempio classico di come il nostro eroe si trovasse molto piuā a suo agio con la palla tra i piedi che in mezzo alla gente. Un altro grande limite di Currie furono i tanti, troppi infortuni che ne limitarono in parte le potenzialitĆ ; ma il suo modo di giocare era troppo generoso per essere immune da incidenti. Il 6Ā° posto del 1974/75 fu il picco piuā alto, sia dello Sheffield Utd, che di Currie, a livello di First Division. La storica partecipazione alla Coppa UEFA svaniā allāultima giornata con uno 0-0 a Birmingham contro il City.
NellāAgosto del 76 Tony approda al vicinissimo Leeds United., ormai squadra lontanissima dai fasti degli anni precedenti, con lā enorme responsabilitĆ di non far rimpiangere i vari Bremner o Giles. Ma in maglia bianca Currie non lasceraā segni tangibili: tre stagioni costellate da infortuni e delusioni, accentuate dal declino lento ma inesorabile del club di Elland Road. Problemi di famiglia e la conseguente necessitĆ di tornare a Londra, lo indussero ad accettare le proposte del Queens Park Rangers di Tommy Docherty, ma anche a Loftus Road, Tony, perseguitato da un malanno ad un ginocchio e da una caviglia in disordine, non riuscirĆ ad offrire il meglio di sĆØ. Tuttavia, pur con una sola gamba, portoā i Rangers alla finale di FA Cup del 1982 contro gli Spurs, ove fu capitano e protagonista sfortunatissimo.
Nella finale, una punizione di Hoddle lo colpiā in barriera e devioā imparabilmente la traiettoria della palla che finiā in rete. Nel replay (1-1 dopo la prima garaā¦bei tempi..) commise il fallo da rigore che sanciā la vittoria del Tottenham. Non sempre, come sappiamo, le carriere degli eroi pedatori, soprattutto in Gran Bretagna, sono giudicate sulla base di vittorie e sconfitte.
Currie eā stato un idolo dei suoi tifosi, indipendentemente dalle vittorie.
di Fabrizio Miccio, da "UK Football please"
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