14 febbraio 2025

STOKE CITY. NON DISPUTANDUM EST…

Le passioni vivono un’esistenza strana, triste ed ingrata. Spesso sono mal riposte, e quando sono corrisposte hanno la perniciosa tendenza a bruciarsi o ad esaurirsi. Esulano da questa sorte le passioni perdenti, che, per quanto difficili da distinguere rispetto alle mal riposte, tendono a durare in eterno per colpa, o merito, della loro naturale inclinazione a non avere valvole di sfogo.
Per questo non credo che vedrò mai affievolirsi la mia insana passione per lo Stoke City FC., in quanto dubito con tutto me stesso che mai i Potters potranno regalarmi la minima soddisfazione. Ho comunque dalla mia la forza della consapevolezza che qualcosa di ancestrale mi ha guidato verso di loro sin da quando, nei primi anni ’80, riviste e televisioni italiane aprivano le prime porte sul meraviglioso mondo del football internazionale
Qualcosa che, scoperto con il passar del tempo, ha fornito il quarto di nobiltà di cui avevo bisogno per giustificarmi agli occhi di chi mi guardava sogghignando, di chi aveva scelto Arsenal, Manchester United, Liverpool e blasoni simili. Figurarsi: ho subito affronti e derisioni persino da parte di fans degli Spurs (!). Ed ho sempre affrontato la grama vita con la massima fierezza, anche con un pizzico di spocchia, potendo vantare, rispetto a tanti altri, l’unicità di una scelta sì perdente, ma comunque esotica, pescata in un contesto molto ampio, oltre i clubs che sempre sono andati per la maggiore. Ho avuto anni per pensare a chi me lo faceva fare, poi, piano piano, tutto m’è apparso! Se ne rida, perché non è molto…ma basta per nobilitare una passione: per poter dire al mondo che la mia è stata una scelta prestigiosa. Sfigata, ma prestigiosa.
Tra l’inizio e i tempi attuali, comunque sia, anni, decenni (tre), di dubbi, complessi e quanto correlato. Pietre miliari da raccontare non ne ho, sofferenze e delusioni sono talmente numerose che andrebbero vagliate, le domande esistenziali si sono sprecate. Ecco una piccola hit-parade:
1)   Perché quel pomeriggio, stagione 1982-83 non sono andato all’oratorio o al cinema? Perché non ero da qualsiasi altra parte tranne che  sul divano ad assistere alla sintesi di Stoke City-Luton Town commentata dal povero Giuseppe Albertini? Perché quella partita si concluse con un insolito e spettacolare 4-4, così diverso dal canone di risultato a cui ci aveva abituato la Serie A?
2)   Postulato: tutto iniziò in quel frangente. Teorema ancora non dimostrato: essendo finita pari, avrei potuto nascere tifoso del Luton Town. Chiosa: forse avrei avuto una vita ancor peggiore.
3)     Lontano dall’era di Internet, alle nostre latitudini, l’unico modo per avere informazioni costanti erano i tabellini proposti settimanalmente dal Guerin Sportivo sui maggiori campionati europei. Nell’85 lo Stoke City lasciò la prima divisione…lasciandomi nel limbo per diverso tempo. Quando il suddetto settimanale cominciò a pubblicare anche i tabellini di Division 2…lo Stoke City finì per tre anni in Division 3! Quale dannata attitudine mi portava a impegolarmi con una squadra così sfuggente?
4)   I clubs fondatori della Football League furono 12 e lo Stoke City F.C. è tra questi. A parte l’Accrington Stanley tutti sono ancora in vita. Se solo mi fossi fatto guidare dal caso, e non da quella partita, avrei comunque avuto più del 90% di possibilità di scegliere, tra le 11, una squadra che non fosse quella con il peggiore palmares di tutto il lotto. Quale indicibile complesso può portare qualcuno a tifare per un club che annovera nella sua bacheca 1 sola Coppa di Lega (1972) affiancata da (prego di trattenere le risate): 1 Autoglass Trophy del 1992, 1 Auto Windscreens Shield del 2000, 1 Watney Cup del 1973 e i tre Fantozziani Trofei dell’Isola di Man (1988, 1992, 1993)?
5)   La storia della FA Cup Ã¨ molto, molto lunga. Nel corso degli anni il trofeo è stato conteso all’atto conclusivo da un cospicuo numero di clubs diversi: possibile che in oltre un secolo questo club non ci sia mai arrivato, rimediando, che so, un umiliante 0-6? Persino il Brighton se l’è giocata e persino il Barnsley, che nella sua storia ha all’attivo un solo anno di Premier League l’ha vinta!
6)    Quale ulteriore e definitiva deviazione mentale mi costringe a sentirmi parte del mondo di un club che annovera, tra le sue milestones, la prima sconfitta in doppia cifra nel campionato più antico del mondo (cosa che fa pensare che il record sia assoluto), stagione 1889-90 a Preston contro il North End che si aggiudicò poi il titolo?

Al perché del punto 4 va inoltre aggiunto che tra i 12 per i primi due anni lo Stoke City ottenne due consecutivi ed inesorabili ultimi posti.
A Stoke-on-Trent, oltretutto, circola una strana e recente leggenda riguardo una presunta e singolare mobilità del Britannia Stadium, il moderno impianto che ha sostituito dal 1997 l’antico Victoria Ground. Sembrerebbe che sia stato costruito sopra i resti di una vecchia miniera, e che il Main Stand, a causa di ciò ed al ritmo di mezzo centimetro l’anno, si stia progressivamente spostando. In quale direzione? Non c’è da chiederselo: si sta allontanando!
Eppure, giunti a questo punto, comincino a squillare le trombe: entra in scena il pre-scritto quarto di nobiltà, che mi si è rivelato in gran parte solo in tempi recenti:
Punto primo: lo Stoke City, nato secondo alcuni come Rovers, è uno dei clubs professionistici più antichi del mondo, secondo soltanto al Notts County (altri che sono messi molto, molto bene…). La caratura del club è quasi sempre stata mediocre, ciò però non ha impedito che due campioni del mondo, Gordon Banks e Geoff Hurst, passassero di qui. 
Punto secondo: (ora prego spellarsi le mani per gli applausi) questo club è stata la culla calcistica di Sir Stanley Matthews, legato poi inesorabilmente agli anni d’oro del Blackpool, sul cui conto è difficile aggiungere argomenti, constatando l’incredibile longevità della carriera, gli infiniti riconoscimenti personali, e la stima di cui egli ancor oggi gode come uno dei più signorili esempi di campione-gentleman di tutti i tempi. E’ qui, tra le altre cose, che in linea con la sua indole, egli tornò a chiudere la carriera, giocando ancora ai vertici tra i 46 e i 50 anni.
Sarà pure poco, rispetto ai canoni di chi può esibire titoli a profusione, ma è falso che nella storia rimanga solo il nome di chi vince. Lo Stoke City non ha mai vinto in un secolo e mezzo, probabile che non vinca mai, ma è il caso di ricordare come anche William Wallace alla fine perì da perdente, e come pure Annibale perse l’unica partita che doveva essere vinta. 
In un modo o nell’altro ci si ricorda ugualmente di tutti loro.
di Dante Cavalli, da "UK Football please"

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