29 aprile 2025

"SCOTTISH PRIDE. Dalle origini alla moderna premiership" di Luca Di Lullo & Marco Scialanga (Urbone), 2021

"Scottish Pride" è metaforicamente un pallone di cuoio che vola oltre il Vallo di Adriano e atterra tra le magiche terre delle High e delle Lowlands. Popolo ma non Nazione, in eterno conflitto tra il dire e il fare, gli abitanti della verde Scozia - a sua volta Patria ma non Stato - sopravvivono a loro stessi aggrappandosi all'incrollabile orgoglio per rialzare sempre la testa quando tutto sembra essere ormai perduto, anche sui campi di calcio. Un sottile e prezioso "filo di Scozia" che unisce le gesta di William Wallace alle imprese dei Wembley Wizards capaci di umiliare i maestri inglesi a casa loro, a quelle del Celtic che annienta la grande Inter di Helenio Herrera nel magico pomeriggio dei "Lisbon Lions"; la cavalcata dei Glasgow Rangers che prima strapazzano, quindi rischiano e, infine, gioiscono contro la corazzata sovietica della Dinamo Mosca e lo splendido Aberdeen di Sir Alex Ferguson, che annichilisce niente meno che l'armata Real Madrid. Un divertente viaggio alla scoperta delle squadre che hanno contribuito a scrivere la storia del "Football" in Scozia.

28 aprile 2025

FILATELIA CALCISTICA BRITANNICA (Postage Stamp)
























La filatelia, o per meglio dire il collezionismo dei francobolli, è materia vasta e tanto per cambiare trova le sue radici in Gran Bretagna, quando nel 1840 venne emesso il primo francobollo: il celebre Penny Black, con l'effigie della Regina Vittoria. 
Le prime riunioni di filatelisti avvennero nel 1856, dedicandosi alle raccolte generali o mondiali di bolli, dalle tematiche più svariate. Inizialmente furono recuperati dalla comune corrispondenza e utilizzati a scopo decorativo, poi incollati ai fogli degli album e solo successivamente si riservò maggiore attenzione alla loro conservazione. Nel 1861 ecco la pubblicazione del primo catalogo, ad opera del francese Alfred Potiquet, i collezionisti cercarono così i valori a loro mancanti, denunciando una certa difficoltà nel reperire quelli più ricercati. Grazie al concetto di rarità si concretizzò un mercato finanziario con l'attribuzione di precise quotazioni e nel 1862 venne stampato il primo catalogo inglese: "Hand Catalogue of Postage Stamps" di J.E. Gray, edito a Londra da R. Hardwicke. 
Il 30/10/1919 Percy C. Bishop, membro del London Stamp Club, propose l'istituzione del "Filatelic Order of Merit" per onorare gli scrittori filatelici. Tra i più grandi collezionisti del mondo Thomas Keay Tapling, nato nel 1855 in Inghilterra. Fra i più rinomati cataloghi anglosassoni identifichiamo il "Stanley Gibbons", dedicato a Gran Bretagna e Resto del mondo. Esistono numerosi rami collezionistici specializzati, molto diversi fra loro, uno di essi, molto preminente è quello dedicato alla tematica calcio. Esso ha preso grosso sopravvento negli anni '70, sull'onda dei Campionati Mondiali, aprendo una strada di produzione che ad oggi è inesauribile. In questo ambito esiste un tipo di raccolta comune, estremamente raffinata e fantasiosa che è quella delle buste prime giorno o "First Day Cover". Si tratta di buste speciali prodotte da varie case editrici che presentano il francobollo applicato ed annullato con un timbro speciale celebrativo nel primo giorno di emissione. Da sempre riscuotono enorme successo nel Regno Unito, dando vita ad un filone molto pregiato. I francobolli possono essere collezionati col documento cartaceo su cui sono stati applicati, dando vita ad una "storia postale", in quanto lo scopo è lo studio degli annulli impressi e del percorso effettuato sulla busta. 

Non rientrano in tale caso gli annulli "di favore", perchè non effettuati con lo scopo di spedire il documento postale, ma solo a fine meramente collezionistico. Ulteriore modalità è la conservazione di francobolli "su frammento", ottenuto dal ritaglio di una piccola porzione del documento sul quale i valori sono stati applicati. Chi li tratta conserva anche l'annullo presente senza alterarlo. Recentemente ha preso piede il collezionismo di "folder", ossia di speciali confezioni contenenti vari oggetti filatelici preparati dalla struttura emittente. Attorno a tutto ciò si organizza una "storia filatelica" che ricostruisce gli eventi storici, politici e sociali di una nazione attraverso documenti storico-postali e di cui anche l'argomento calcio ne fa parte. Tutti i francobolli possono essere collezionati, in quanto ognuno di essi è vero e proprio frammento di storia unica ed irripetibile, indipendentemente dallo stato di conservazione. Ma in filatelia i pezzi difettosi o in pessimo stato non hanno praticamente valore, ad eccezione di quelli frazionati per uso postale e delle grandi rarità. Nel calcio solamente una piccola parte riveste valore degno di essere considerato ragguardevole. Per francobolli nuovi si intendono quelli che non hanno assolto il loro compito di pagamento verso un servizio postale, mentre gli usati presentano un annullamento. In linea di principio il fattore chiave che ne determina la quotazione ed il relativo prezzo è la rarità, dipendente da vari fattori: durata della validità postale, tiratura, distruzione parziale, data di annullo. Quanto più tali fattori contribuiscono ad aumentare la rarità di un francobollo, tanto più alta sarà la sua quotazione e dunque il prezzo commerciale. Accertata la rarità, il parametro fondamentale per determinarne il valore è la qualità, condizionata dai dentelli, la centratura, la carta, il colore, la gomma e l'annullo. Gli strumenti idonei alla conservazione sono la lente di ingrandimento, le pinzette, l'odontometro, il filigranoscopio, la lampada, gli album e il catalogo. 
Proprio questo ultimo articolo riveste un ruolo fondamentale e quando si parla di football il testo di riferimento è il "Michel", prodotto in Germania e completamente esauriente su tutte le produzioni relative al calcio britannico. Starà poi a un perito filatelico valutare i vostri pezzi attraverso una attività di verifica e controllo scrupolosissima, supportato da pubblicazioni ad hoc di indubbia affidabilità. Il tema pallonaro viene abbracciato sovente da stati minuscoli, poco noti, ma dotati di originalità fuori dal comune. I soggetti più frequentemente riprodotti sono quelli relativi alla vittoria mondiale del 1966 e a figure chiave del panorama anglosassone, come i giocatori più rappresentativi, gli allenatori vincenti, le squadre più titolate, gli stadi più noti e le commemorazioni.
di Vincenzo Felici

25 aprile 2025

NEWCASTLE UNITED. Perchè bianconeri?

A differenza di molti club anche di antica fondazione, il Newcastle ha ininterrottamente vestito il bianconero dal 2 agosto 1894, quando i direttori del club (da poco tempo Newcastle United) decisero di abbandonare i colori originali del Newcastle East End, una delle due metà del calcio dei pionieri in riva al Tyne. Dopo un decennio di aspra rivalità, infatti, gli East Enders avevano sostanzialmente ‘assorbito’ il Newcastle West End e il St. James Park, loro terreno di gioco. Negli anni del dualismo entrambi i club avevano seguito la ‘moda’ del calcio del Nord-est, adottando divise imperniate sul rosso. L’East End aveva addirittura vestito in alcune occasioni la ‘sacrilega’ maglia bianco-rossa in stile Sunderland, mentre i West Enders avevano ‘esplorato’ anche altre tonalità, arrivando ad un nero-azzurro a bande orizzontali. 
A seguito dell’unione, un po’ per marcare la discontinuità rispetto al dualismo precedente, un po’ per eliminare i frequenti conflitti ‘cromatici’ in occasione degli incontri di Second Division (lungi erano ancora i tempi dei colori di riserva…), il club decise di adottare una nuova divisa, con maglia bianca e nera e knickers scuri. Se è abbastanza chiaro il motivo del cambiamento, misteriosa resta la scelta dei nuovi colori. Sull’argomento si sono fatte molte congetture, ma in assenza di riscontri sui registri ufficiali del club e dei testimonianze probanti, tutto resta avvolto in un alone di mito e suggestione. Una prima teoria ruota intorno a Padre Dalmatius Houtmann, un religioso olandese del monastero dei Frati Neri, a due passi dal St. James Park. Assiduo frequentatore dello stadio e dei giocatori, secondo alcuni fu proprio quale segno di devozione e rispetto nei suoi confronti che al momento di cambiare i colori sociali si optò per il bianco e nero dell’abito talare. 
Un’altra storia, di ispirazione più ‘bucolica’, ruota intorno ad un paio di gazze che avevano fatto del vecchio Victorian Stand del St. James Park il loro nido. Leggenda vuole che i giocatori del Newcastle si affezionarono tanto alla loro presenza da riprenderne i colori per le nuove divise e darsi quale nickname proprio quello di Magpies, le Gazze. 
La soluzione più accreditata dagli studiosi della materia è però di tipo storico, e affonda le radici nella Guerra Civile che insanguinò l’Inghilterra del XVII secolo. All’epoca le regioni del Tyneside e del Northumberland erano sotto l’influenza dominate di William Cavendish, duca di Newcastle ed erede di una famiglia di antica e consolidata nobiltà.

Nella zona i Cavendish possedevano castelli e possedimenti, e ancora oggi la toponomastica cittadina evoca lo stretto legame della stirpe con il Tyneside: Cavendish Place, Portland Terrace, Devonshire Place, Welbeck Road sono chiari tributi a questo rapporto, e lo stemma bianco e nero del casato fu sicuramente la prima documentata connessione del black’n’white con Newcastle. Allo scoppio della Guerra Civile, Sir Cavendish organizzò un suo esercito, i Newcastle Whitecoats, per difendere le ragioni del Sovrano. 
L’uniforme dei militi, con elmo, pantaloni e stivali neri su camicia bianca (in onore dello stemma di famiglia) divenne l’elemento distintivo della milizia, identificando la prima vera Toon Army della storia. Per la verità il primo bianconero (fino alla Grande Guerra) fu tale solo in parte, visti i pantaloncini blu scuro che completavano la divisa. In quegli anni si videro anche maglie con le classiche bande verticali davanti (molto larghe) e completamente nero dietro. Negli anni ’20 le bande si ‘restrinsero’, assumendo la misura che diventerà quella ‘classica’. Nonostante marginali ritocchi al colletto della maglia e all’alternanza di bianco e nero, infatti, la divisa rimase sostanzialmente immutata fino alla fine degli anni ’50, quando il manager Charlie Mitten decise di rivoluzionare il kit varando una maglia affusolata e aderente, rivoluzionaria per l’epoca. L’esperimento non ebbe grande successo, e a grande richiesta il club tornò all’antico per tutti gli anni ’60, salvo riprendere la ‘visione’ di Mitten quando i nuovi dettami della moda continentale avrebbero invaso anche il Regno Unito alle soglie degli anni ’70. Questo fu anche il decennio in cui il calcio conobbe la sua prima ‘rivoluzione’ in termini di esposizione mediatica e afflusso di denaro, con la comparsa di sponsor e fornitori ufficiali. Nella stagione 1982-83 comparve sulla maglia la celebre stella blu della Newcastle Breweries, primo sponsor ufficiale del club.
di Giacomo Mallano

24 aprile 2025

"FOOTBALL IS COMING HOME" di Luca Manes (BradipoLibri), 2016

Football is coming home è un libro di viaggi nella patria del calcio: Portsmouth, Londra, Ipswich, Birmingham, Wolverhampton, Nottingham, Liverpool, Manchester, Sheffield, Leeds, Newcastle.
Football is coming home è soprattutto un libro sul football, sulle storie del passato e su quelle del presente, su club famosi e meno famosi, sui luoghi della passione, su personaggi che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. È pure la scusa per provare a riflettere sullo stato del calcio nel Paese che lo ha inventato. E non sempre c’è di che essere entusiasti, nonostante l’euforia mediatica che avvolge la Premier League. Per fortuna ci sono i tifosi, che a Portsmouth salvano il club o a Newcastle continuano a stare accanto alla squadra nonostante decenni di fallimenti. 
Questo libro è scritto per loro, per tutti i veri appassionati che contribuiscono ancora a rendere i 90 minuti di una partita un’esperienza unica e impareggiabile.
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