11 marzo 2026

[UK CINEMA] "RIFF-RAFF. Meglio perderli che trovarli" (1991)


"Riff-Raff" è un piccolo grande gioiello del cinema di Ken Loach, capace di raccontare la realtà degli ultimi senza mai diventare pesante o noioso. Ambientato in un cantiere edile di Londra, il film ci presenta Stevie, un ragazzo scozzese che cerca di sbarcare il lunario in un’Inghilterra segnata dalle politiche della Thatcher. 
La forza della pellicola sta nel suo realismo crudo: non ci sono filtri, si respira la polvere del cantiere e si avverte la precarietà di chi lavora senza garanzie.

Tuttavia, Loach è bravissimo a non cadere nel pietismo. Il film brilla per un umorismo genuino e tagliente che nasce dai dialoghi tra i lavoratori, interpretati spesso da attori non professionisti o da un giovanissimo e bravissimo Robert Carlyle. Questi momenti di "cazzeggio" tra operai rendono i personaggi umani e vicini a noi, facendoci ridere di cuore anche in situazioni difficili.
In mezzo a questo scenario sociale, si sviluppa la storia d'amore tra Stevie e Susan, una ragazza fragile che sogna di fare la cantante. È una relazione imperfetta, fatta di alti e bassi, che riflette perfettamente l'instabilità delle loro vite. In sintesi, "Riff-Raff" è un film che fa riflettere sulle ingiustizie sociali e sulla sicurezza sul lavoro, ma lo fa con il sorriso amaro di chi sa che, nonostante tutto, la dignità e la solidarietà tra poveri diavoli sono le uniche armi rimaste per restare a galla.


Per quanto riguarda le location, il film è stato girato principalmente nel quartiere di Tottenham, a nord di Londra. Il set principale era un vero cantiere edile situato all'interno di un ex ospedale abbandonato, il Prince of Wales Hospital, che all'epoca veniva convertito in appartamenti di lusso. Questa scelta è emblematica: mentre gli operai lavorano in condizioni di povertà, costruiscono case destinate ai ricchi, sottolineando visivamente il divario sociale dell'epoca. 
Altre scene catturano l'essenza della Londra periferica degli anni '90, con i suoi palazzi grigi e le strade affollate, offrendo una fotografia autentica della capitale britannica post-thatcheriana.

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