Una delle prime immagini che ricordo dal settimanale Shoot, quella di Rowell. Con la maestosa, semplice divisa del Sunderland fine anni Settanta, soprattutto con il bellissimo stemma con la petroliera, grande omaggio alla locale tradizione di cantieri e armatori. Rowell, nato a Sunderland e cresciuto a Seaham, pochi chilometri più a sud, è morto di leucemia, a 68 anni, sabato 13 dicembre, esattamente 50 anni dopo il suo debutto con i Rokermen, con cui giocò tra campionato e coppe 293 partite segnando 103 gol, da attaccante puro ma anche da centrocampista offensivo.
Solo il grande Len Shackleton - tra l’altro ex Newcastle, il personaggio che nella sua autobiografia dedicò una pagina a ‘quello che i dirigenti di club sanno di calcio’, lasciandola… vuota - e Kevin Phillips hanno segnato più di Rowell, con la maglia del Sunderland, l’unica da lui indossata con continuità. Frenato presto dai postumi di un infortunio al ginocchio, dopo cinque stagioni, nel 1984, fu lasciato partire nell’ambito di un rivoluzionamento della rosa che fallì miseramente, tanto che il club retrocesse prima in seconda poi in terza serie, poi solo una sessantina di partite in sei stagioni, tra Norwich City, Middlesbrough, Brighton, Dundee e Burnley. Ma è ovviamente a Sunderland che il suo ricordo è vivissimo, anche nel canto «We all live in a Gary Rowell world», ripetuto - su guida dell’altoparlante - prima del derby di domenica. Proprio in un derby, ma al St.James’ Park, Rowell aveva avuto la sua giornata più bella, il 24 febbraio 1979: tripletta e assist in un 4-1 che a lungo dominò i racconti locali. E del resto del Sunderland era anche tifoso: da ragazzo delle giovanili, nel 1973, un giorno si diede malato a scuola per poter partire presto e seguire la squadra, in treno, in una delle trasferte di FA Cup di quell’anno straordinario in cui i Rokermen vinsero il trofeo da squadra di seconda divisione.
di Roberto Gotta, da https://misterfootball.substack.com
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