18 settembre 2024

IL GIORNO DEL CAPPELLAIO MATTO.






















Tranquilli amanti del calcio inglese, in questo pezzo non si faranno analisi psicologiche sui personaggi del celebre libro di Carrol “Alice nel paese delle meraviglie”, qui si parla di calcio inglese, di quello un po’ datato, in sostanza di quello che in fine amiamo di più.

Sembra di stare a parlare di epoche lontanissime eppure poco più di 40 fa il nostro amato football viveva una dimensione enormemente diversa rispetto a quella odierna. Il calcio inglese, esiliato dal resto d’Europa dalla vigliacca sentenza post-Heysel che colpi tutto il movimento calcistico di sua maestà e non solo il Liverpool come giustizia avrebbe voluto, era un calcio autarchico snobbato da investitori e campioni esteri e per questo con il livello medio più equilibrato. In questo contesto storico il Luton Town, piccola squadra della cintura londinese, visse il suo moneto di gloria massima. Dicevamo che erano altri tempi, in quei tempi là succedeva che i “cappellai” di Luton ( il soprannome The Hatters era dato dal fatto che il distretto di Luton fin dal diciassettesimo secolo era il maggior produttore di cappelli di paglia e non ) erano da tempo frequentatori dell’allora first division inglese, nella stagione 86/87 addirittura centrarono il settimo posto, e quindi si erano ritagliati una credibilità notevole ma nessuno avrebbe scommesso su una loro vittoria nella finale di Coppa di Lega del 1988.
In un Wembley gremito, di fronte a 96.000 il persone il 24 aprile dell’88 l’Arsenal di George Graham affronta il piccolo Luton Town guidato da Ray Harford. Sulla carta i gunners partono con il favore del pronostico anche se come accennato poco fa negli anni 80 i giant killing erano molto più frequenti, si pensi solamente che due anni prima, nel 1986, la Coppa di Lega fu alzata in cielo dal capitano dell’Oxford United. In campo 22 giocatori di cui 21 inglesi e uno ( il portiere del Luton Dibble ) gallese, erano proprio altri tempi. I Gunners partono forte e menano le danze ma già al 13’ si hanno le avvisaglie che sarà un pomeriggio storico; Brian Stein sfrutta al meglio un assist di Steve Foster e taglia fuori tutta la difesa dell’Arsenal battendo Lukic da pochi metri: 1-0 tra l’incredulità generale. Il club di Highbury si lancia al contrattacco, le giocate di Rocastle, Michael “history man” Thomas, i guizzi del leggendario attaccante Alan Smith sbattono però contro la diga eretta dal Luton a difesa della porta di Andy Dibble. La sensazione generale è quella che una volta trovato il gol del pari l’Arsenal possa far sua la gara. Nel secondo tempo accade ciò che tutti si aspettavano, in soli 5 minuti i gunners ribaltano la situazione:al 71’ gol del pari in mischia di Hayes, subentrato ad uno spento Groves, ed al 74’ il bomber Smith come da prassi timbra il cartellino a seguito di una rocambolesca azione che dimostra come la difesa degli Hatters fosse ancora in tilt dopo il aver subito il gol del pari. A questo punto i Gunners dilagano, Rocastle porta a spasso il pallone in area avversaria, Donaghy ingenuamente lo tocca ( ma forse no, probabilmente stiamo parlando di uno dei primi grandi tuffi in area di rigore che la mia memoria di appassionato di brit-football ricordi ) , rigore. Dal dischetto la leggenda Nigel Winterburn si appresta a dare il colpo di grazia al Luton, succede però che Dibble sventa la minaccia con un gran balzo sulla sua sinistra tenendo in gioco gli Hatters per gli ultimi leggendari dieci minuti. Chi ha letto Febbre a 90 di Hornby sa di cosa sto parlando: arriva puntuale in area Gunners il disastro di Gus Ceasar, centrale non nuovo a leggerezze leggendarie, che cicca il rinvio su retropassaggio di testa di Sansom innescando una azione confusa che dopo tiri e rimpalli porta al gol del pari di Danny Wilson al 82’. Sconcerto tra i gunners, difesa storicamente solida che già aveva in Tony Adams la sua colonna. Lo stesso Adams, già capitano all’epoca, al 90’ stende da par suo Mark Stein, punizione ineccepibile battuta da Danny Wilson, Adams libera di testa ma il nuovo entrato Grimes scodella di nuovo in area, è il 90’, e Brian Stein, ancora lui brucia tutti in anticipo e trasforma il sogno in realtà, 3-2 ed il Luton Town è nella storia. Le parabole dei 2 club saranno opposte, quell’Arsenal sotto la sapiente guida di Graham vincerà il campionato l’anno seguente dopo anni di digiuno e da quel momento inizierà una escalation poderosa mentre il piccolo Luton dopo questo trionfo atteso ben 103 anni arriverà di nuovo in finale di Coppa di Lega l’anno successivo perdendo però contro il Forest 3-1. Dopo questo meraviglioso biennio inizia la lunga caduta all’Inferno dei “cappellai” che culmina con la retrocessione l’anno scorso stagione 2008/09 dalla 4 divisione(a noi vecchi piace ancora chiamarla cosi)alla Conference. Un grande rammarico per il Luton Town sarà non disputare alcuna competizione europea per via del noto bando alle squadre inglesi, rammarico che nel tempo colpirà pure Oxford Utd e Wimbledon ma questa è un’altra pagina di un calcio che non c’è quasi più: il calcio dei piccoli miracoli, dei clamorosi giant-killing, il calcio delle squadre inglesi con giocatori britannici, il calcio dei cari vecchi tempi e a quello spirito ormai quasi scomparso a cui questo piccolo articolo vuol rendere omaggio.
di Charlie Del Buono

17 settembre 2024

"LET'S SPEAK FOOTBALL!. Viaggio nel mondo del calcio inglese e il suo gergo" di Claudio Damiani (Ed. indipendente), 2024

Un Viaggio nel Cuore del Calcio Inglese.
Let's Speak Football! non è solo una guida tecnica, ma un viaggio attraverso la cultura, le tradizioni e le complessità del calcio inglese. È pensato per coloro che si avvicinano a questo sport per la prima volta, per chi vuole migliorare il proprio inglese calcistico e per tutti i curiosi che desiderano esplorare il gergo e le usanze delle tifoserie inglesi.Capitoli Dettagliati e Approfonditi

Linguaggio da Campo Il libro inizia con una dettagliata esplorazione del linguaggio da campo. Questo capitolo è fondamentale per comprendere i termini tecnici e le frasi utilizzate durante le partite. Imparerai a conoscere espressioni come "offside" (fuorigioco), "clean sheet" (porta inviolata) e "through ball" (passaggio filtrante), ottenendo una solida base per seguire le partite in inglese.
Strategie e Tattiche Proseguendo, la guida si addentra nelle strategie e nei movimenti tattici. Qui, Damiani esplora le tattiche utilizzate dalle squadre inglesi, dai sistemi di gioco come il 4-4-2 ai termini come "high press" (pressing alto). Questo capitolo è ideale per allenatori, analisti e tifosi che vogliono comprendere meglio le strategie che determinano le partite.
Terminologie da Spogliatoio e Addetti ai Lavori Un altro capitolo chiave è dedicato alla terminologia utilizzata nello spogliatoio e tra gli addetti ai lavori. Imparerai a conoscere i termini e le frasi che definiscono le dinamiche interne di un club, dalle routine pre-partita ai discorsi motivazionali degli allenatori, offrendo una visione privilegiata delle interazioni dietro le quinte.
Gestione e Organigramma dei Club La guida esplora anche la struttura dirigenziale e la gestione finanziaria dei club inglesi. Questo capitolo è cruciale per chi desidera comprendere come vengono gestiti i club, dalle politiche di mercato alle strategie finanziarie. Termini come "financial fair play" e "release clause" (clausola di rilascio) vengono spiegati in modo chiaro e accessibile.
Slang e Usanze delle Tifoserie. Non poteva mancare un capitolo dedicato al gergo e alle tradizioni delle tifoserie. Scopri i canti, i cori e le usanze che rendono unica l’esperienza del calcio inglese. Questo capitolo ti permetterà di immergerti completamente nell’atmosfera degli stadi inglesi e di comprendere meglio la cultura dei tifosi.Perché Leggere Let's Speak Football!
Questo libro è un compagno indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi al calcio inglese con una comprensione più profonda e autentica. Che tu sia un tifoso appassionato, un professionista del settore o semplicemente curioso, Let's Speak Football! ti fornirà gli strumenti e le conoscenze necessarie per apprezzare ogni aspetto di questo sport meraviglioso.
Grazie alla competenza e all’esperienza di Claudio Damiani, la guida non solo ti insegnerà il linguaggio e le tecniche del calcio inglese, ma ti offrirà anche un'immersione nella cultura e nelle tradizioni che rendono il calcio in Inghilterra così speciale. Non perdere l'opportunità di scoprire tutto ciò che c'è da sapere sul calcio inglese con Let's Speak Football!.

L'IMPERO DEI VILLANS.

Un tributo quello di Danilo Perolini a Gary Shaw e a quella grandissima squadra che arrivò a vincere la Coppa dei Campioni, l'Aston Villa.


Una squadra straordinaria. A 40 anni di distanza non ci sono altri aggettivi per definire l’Aston Villa del biennio 1980-1982.
In due stagioni si prese tutto, Campionato e Coppa Campioni, lasciando dietro di se una scia di onnipotenza che ancora oggi viene celebrata dai tifosi claret and blue con dvd e libri celebrativi. La grandezza di questa squadra si potrebbe misurare con un solo dato statistico.
Vinse il campionato inglese 1980-1981 utilizzando per le 42 partite del torneo solo 14 giocatori, di cui 7 le giocarono tutte. Il Chelsea 2004-2005 per fare un paragone ne utilizzò 30 per diventare campione d’Inghilterra…
La squadra non dispose di campioni di prim’ordine, spesso giocò un calcio ruvido ma efficace. Il risultato prima di tutto. Uno dei principali artefici di quel miracolo fu senz’altro il manager Ron Saunders arrivato alla corte dei villans nel 1973. Un uomo molto duro e dai pochi peli sulla lingua che credeva fortemente nel lavoro quotidiano. Le sue squadre furono sempre le più allenate in Inghilterra, predisposte a durare tutta la stagione senza cali di forma.
C’erano poi il capitano Dennis Mortimer, capelli lunghi e dinamismo straordinario, il fantasista Gordon Cowans (visto poi in Italia nelle file del Bari) grande visione di gioco e tiro da fuori, l’ala sinistra Tony Morley personaggio bizzarro in campo e fuori.

Ma la vera forza di quella squadra furono i due attaccanti.
Il rude Peter Withe, già campione d’Inghilterra con il Nottingham Forest nel 1978, polsini di spugna e grande abilità aerea. Quando non spizzava per i compagni, la spediva direttamente in porta (19 reti quell’anno).

























E Gary Shaw “il Bambino”, 19 anni e capelli a caschetto biondi, cresciuto nelle giovanili dei Villa di cui era tifoso. Si trovò a sostituire il suo idolo Little (danneggiato da parecchi infortuni), segnando la bellezza di 17 gol, molti dei quali nella prima parte della stagione dando la convinzione alla squadra di poter competere per il titolo al cospetto di squadre come Liverpool, Arsenal e Ipswich Town.

Non venne considerata però una squadra simpatica. L’opinione pubblica e i giornali preferivano di gran lunga l’Ipswich Town, squadra allenata da Bobby Robson, che giocava un calcio migliore.
Proprio con l’Ipswich il testa a testa durò fino all’ultima giornata.
I villans, seguiti da 20mila tifosi fino ad Highbury, persero per 2-0 contro l’Arsenal giocando una partita scadente. L’Ipswich due punti indietro ma con una migliore differenza reti non approfittò della situazione pareggiando per 1-1 sul campo del Boro.
La stagione successiva non fu meno leggendaria. Il manager Saunders abbandonò la squadra nel Febbraio del 1982 per gli scarsi risultati ottenuti in campionato. Subentrò il suo assistente Tony Barton che porto la squadra sul tetto d’Europa.
Dopo aver eliminato i tedeschi dell’est della Dinamo Berlino negli ottavi di finale, i villans si sbarazzarono nei quarti e in semifinale della Dinamo Kiev di Blochin e dell’Anderlecht.
Ad aspettare i debuttanti inglesi in finale a Rotterdam si presentò il Bayern Monaco di Rummenigge e Breitner. I tedeschi fecero la partita, sfiorarono più volte il gol ma vennero puniti dal primo vero attacco inglese. Al 67° minuto Morley in contropiede offri sul piatto di Peter White il pallone che valse la Coppa dei Campioni. Fu il sesto successo consecutivo per una squadra inglese. Raggiunto l’apice i villans cominciarono lentamente a perdere colpi.
Nella stagione seguente persero 2-0 dagli uruguaiani del Penarol nella finale di coppa Intercontinentale, si consolarono parzialmente nel Gennaio del 1983 conquistando la Supercoppa Europea ai danni del Barcellona ma il loro dominio europeo fu interrotto dalla Juventus di Platini che nei quarti di finale di Coppa dei Campioni eliminò i villans vincendo sia al Villa Park che al ritorno al Comunale.

16 settembre 2024

BACK TO THE "SIXTIES". dal Charles Buchan’s football Monthly a Shoot di Gianluca Ottone

La rubrica dedicata agli anni 60 tenterà di districarsi tra la carta stampata che in quel periodo era in forma smagliante sottoforma di riviste, annuari e guide.































In quegli anni al tifoso non toccava che l’imbarazzo della scelta quando si avvicinava ad un newsagent; tra pubblicazioni a fumetti (per i più piccoli) e riviste (per i più grandicelli) erano diversi i mezzi di informazione stampata a disposizione degli appassionati ed all’avvicinarsi del Natale ecco le varie guide o annuari che facevano la felicità del tifoso amante dei dati, tabellini e statistiche ma anche di coloro che apprezzavano le meravigliose fotografie in bianco e nero e a colori dei grandi campioni o delle gare più entusiasmanti della stagione.

Partendo dalle testate come The Victor, The Tiger, The Wizard, The Hornet, The Hotspur sino al leggendario Roy Race poi meglio conosciuto come Roy of the Rovers, erano veramente molti i fumetti per il pubblico dei bambini che trattavano storie disegnate con il calcio a farla da padrona.
Avventure che vedevano impegnati giovanissimi campioni in erba che in seguito a tanto impegno e con molta volontà raggiungevano gli obiettivi che si erano preposti.
Tra tanti eroi spiccava Bernard Briggs un giovanotto che si cimentava con successo anche nel cricket, nel rugby, nel nuoto e nella boxe. La diffusione di questi giornalini ebbe poi dei picchi verso l’alto quando soprattutto nella seconda metà del decennio in oggetto, iniziarono ad inserire come omaggio, figurine dei calciatori che si potevano raccogliere in un album dando così vita a raccolte complete; ma del fenomeno figurine e raccolte varie parleremo in un prossimo articolo.
A livello di riviste la più famosa e diffusa fu sicuramente il “Charles Buchan’s football Monthly” che venne pubblicato dal 1951 al 1974. Charles Buchan fu dapprima un apprezzato giocatore a cavallo della prima Guerra Mondiale. Giocò nel Sunderland e nell’Arsenal oltre a vantare diverse apparizioni in Nazionale. Smessa l’attività di giocatore divenne un valido cronista per la BBC e giornalista sportivo per poi darsi alla pubblicazione del suddetto mensile che seguì sino al 1960, anno della sua morte. 
Il CBFM partì con una tiratura di 60.000 copie e toccò il top nel 1961 con ben 130.000 uscite.
Da sempre apprezzato per le tante iniziative che ne arricchivano i contenuti uscì sempre con copertine a colori e nel 1960 fu il primo a proporre la novità dei posters a colori partendo con quello della Nazionale. Nell’ottobre del 1966 altra strenna, ovvero le prime foto a colori. Diffusissimo tra i giovani il CBFM Boys Club che nel 1968 arrivò ad avere ben 100.000 membri.
Ci si iscriveva ricevendo una tessera ed una spilla distintivo e si poteva partecipare a quiz, gare di parole crociate sul calcio ed il vincitore del mese otteneva ambitissimi premi come palloni o scarpe da gioco. Nel CBFM si trovavano rubriche fisse come la posta dei lettori o come il classico sguardo ai tornei delle quattro britanniche e dell’Eire, molte foto, inchieste su determinate squadre e numeri speciali in occasione dell’annuale FA Cup Final o dei mondiali. Anche il CBFM nella seconda metà degli anni sessanta e sino alla sua chiusura diede vita a varie raccolte di cards molto apprezzate da raccogliere negli appositi contenitori.
Altre importanti e piacevoli riviste mensili erano il “ Football Supporter” che uscì dal 1967 al 1970 per poi essere ribattezzato dal 1970 al 1974 “Football Pictorial” che lo sostituì nelle edicole.
Il FS (Football supporter) era l’organo ufficiale della National Football Federation of Supporters Clubs e a differenza del CBFM puntava più sull’aspetto grafico che su quello dei contenuti; infatti dominavano grandi foto a colori di azioni di gioco o di singoli giocatori e il retro della seconda copertina era costituita da foto a colori di vari giocatori che il tifoso poteva ritagliare e collezionare. Solitamente ogni mese veniva anche inserito un mini poster a colori di una squadra e spesso le parti scritte si limitavano all’editoriale ed ai commenti delle varie immagini. Stesso discorso si può fare per l’ancora vivo e vegeto “Shoot” nato nel 1968 e indirizzatosi da subito verso un pubblico di giovani e giovanissimi, quindi molta importanza alle foto, al colore, ai posters ed alle copertine vivaci.
Shoot come il FS limitava i testi all’editoriale e ai tabellini delle gare giocate nel mese. Ottima la produzione di libretti ed album destinati ad accogliere figurine e cards ma soprattutto negli anni 70.

Passando agli annuals o yearbooks eccoci di fronte ad altre meraviglie per il collezionista e cultore del football degli anni d’oro. Anche in questo caso vi era una vasta scelta e andrò a selezionare quelli che personalmente ritengo più interessanti. Il sopraccitato mensile CBFM pubblicava il famoso “CBFM Soccer Gift Book” annuario in formato A4 con copertina rigida a colori e con all’interno splendide fotografie in bianco e nero e a colori. Vi si trovavano articoli firmati dai grandi giocatori o managers dell’epoca oltre a pezzi sulle competizioni domestiche dalle coppe ai vari campionati.
Stesso formato e stessa casa editrice (la IPC) per il “Football Star Parade” che oltre ad una valida carrellata di immagini in b/n e a colori vantava un completissimo who’s who di tutti i giocatori della FL dell’annata in questione. In formato pocket size, ovvero tascabile e con copertina non rigida era invece l’altrettanto valido “Park Drive Book of Football” sponsorizzato dalla Gallaher, nota azienda che lavorava il tabacco con sede a Londra e Belfast; infatti Park Drive era la più nota marca di sigarette dell’azienda stessa. Anche qui molti articoli di commento agli avvenimenti dell’annata calcistica erano firmati da Banks piuttosto che da Best o Charlton, un’ottima serie di immagini più un preciso directory di tutti i clubs della FL con dati che andavano dai colori sociali alla rosa della squadra con relative presenze e goals, capacità dello stadio e così via.
La stessa FA pubblicava l’official yearbook che pur pieno di tabellini, dati, indirizzi, commenti alla stagione passata ed a quella in corso mi piace di meno in quanto troppo “tecnico” e con pochissime fotografie; solitamente la parte più bella era la copertina a colori. 
Stesso discorso per il “Playfair Football Annual” secondo me troppo pieno di tabellini, statistiche, rose complete, calendari di tutte le divisioni ma con la totale assenza di immagini eccetto la copertina a colori; sicuramente un ottimo vademecum per chi voleva tenersi informato su tutto ciò che era accaduto e che doveva accadere ma lungi dal catturare la fantasia del tifoso e del collezionista. 
Ovviamente molti altri furono gli annuari pubblicati, considerando che quotidiani nazionali o locali ne producevano una gran quantità ma non giunsero mai ai livelli di quelli sopraccitati. Da segnalare che questi volumi venivano solitamente messi a disposizione del pubblico nel periodo natalizio e quindi rientravano quasi d’obbligo tra i regali che ogni ragazzo sognava ed erano ambiti anno dopo anno.
Sia le riviste che gli annuari sono tuttora discretamente reperibili dai vari collezionisti d’oltre Manica o su internet a prezzi piuttosto abbordabili salvo numeri o annate particolari tipo quelli che coprono la World Cup del 66 più rari e più cari, per cui consiglio vivamente a tutti gli appassionati di provarne almeno qualcuno per potere valutare di persona la bellezza delle immagini fotografiche e tuffarsi nel migliore periodo del beautiful game.
di Gianluca Ottone, da "UK Football please" (settembre 2004)
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