30 ottobre 2026

1976. "OH WHEN THE SAINTS" di Stefano Salerno


La vittoria del Southampton nel 1976 in FA Cup, fu una delle più grandi sorprese della storia del calcio inglese proprio a causa del divario teorico con i giganti della First Division del Manchester United.  I Saints retrocessi dalla massima serie nel 1974, nella stagione 75/76 guidati dal carismatico manager Lawrie McMenemy,si classificarono solamente al 6° posto in Second Division, fallendo la promozione. Il Southampton schierava leggende del calcio inglese arrivate nella serie inferiore per portare esperienza, come Mick Channon e Peter Osgood (ex Chelsea). 
Il calcio inglese del periodo era caratterizzato da terreni pesanti, tackle durissimi e un gioco molto fisico. Le squadre della serie cadetta erano abituate a vere e proprie “battaglie”, fattore che permise al Southampton di non farsi intimorire dal ritmo del Manchester United a Wembley. Un 4-4-2 solido con marcature a uomo in difesa che poggiava sulla leadership del capitano e terzino destro Rodrigues e sulla forza dei centrali Blyth e Steele. Il centrocampo era il motore della squadra.Gli interni, Holmes e Gilchrist, garantivano chilometri e inserimenti continui senza palla. La mente era lo scozzese Jim McCalliog, regista vecchio stampo dotato di grande visione di gioco e Bobby Stokes, l’uomo che sparigliava partendo leggermente più largo (creando un 4-3-3) o inserendosi alle spalle dei due attaccanti, fu l’eroe della finale con il suo gol. 
Davanti due Leggende da accapponare la pelle. Peter Osgood, icona del calcio inglese, arrivata a Southampton a trent’anni passati, fulcro dell’attacco (centravanti boa), l’altra punta un mito, Mick Channon, punta rapida, generosa, letale in contropiede,che svariava su tutto il fronte offensivo sfruttando le sponde di Osgood. Il Southampton del ‘76 non cercava il possesso palla, subiva il gioco dagli avversari più blasonati, per poi colpirli con un gioco verticale e transizioni rapide. Si basava su un blocco difensivo che concedeva pochissimo (4 gol subiti in 8 partite di FA Cup) e la capacità di sfruttare al massimo i duelli aerei e le seconde palle. 
Questi furono gli ingredienti per confezionare un impresa passata alla storia.
dal blog "𝑳𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒂𝒍𝒄𝒊𝒐" di Filippo Galli

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