Dalla strada al titolo Mondiale del 1998, da Les Ulis, dalla banlieue parigina al tetto del mondo. Thierry Henry: solo orizzonti, nessun limite e confine. La sua storia passa dalla povertà e da un padre pressante all’occhio di Arnold Catalano, l’osservatore che lo nota in una partita dove segna tutti i sei gol di un 6-0, a 13 anni. Poi i vari passaggi: al Monaco, quello sbagliato in tempi e modi alla Juventus, la sinfonia britannica all’Arsenal, la cui maglia diventa pelle. Poi al Barcellona fino alla ricerca di una melodia quasi dimenticata, quando va negli States. Vince sempre il calcio, la passione, quel ricominciare ogni volta che un bambino calcia qualcosa per strada, diceva Borges. Nell’eterna arte dell’imprevisto che fa di un ragazzino, un campione per sempre.
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