Un titolo così già dovrebbe dare, da solo, quelle linee guida sulla direzione che questo articolo seguirà. Nel Regno Unito l’appartenenza al proprio club ed ai suoi colori sociali è praticamente tutto. Ma, forse, dire “tutto” potrebbe risultare, perfino, riduttivo. Io preferisco, se ai nostri lettori va bene, avvicendare il termine “appartenenza” con “essenza”. Abbiam tirato fuori addirittura una rima baciata, giusto per avere una piacevole “musicalità grammaticale”. Viviamo un calcio moderno dove, ormai da tempo, le grandi società tendono sempre più a prendere le distanze dalle comunità locali. Troppo interessate al profitto od al risultato in tempi brevi. I tifosi fedelissimi che sempre ci sono stati, soprattutto nei momenti più burrascosi, diventano sempre di più la marginalità venendo, spesso, sostituiti da tifosi-clienti da ogni angolo del globo.
Ok, lo so
cosa state pensando: “che cosa hanno a che fare il senso di appartenenza con il
senso di abbandono?”…semplicemente che il tifoso che viene messo in disparte
tende a riorganizzarsi e a creare il suo senso di appartenenza od una comunità
ex novo, nel nostro caso, calcistica.
Sono ormai
diverse oggi le realtà, nelle categorie inferiori della piramide calcistica
inglese, che vivono il club come un vero e proprio Community Football Club. Con
il seguente articolo andremo a parlare di una giovane realtà londinese che
esiste dal 2018 creata dai tifosi, per i tifosi: il Clapton Community Football
Club.
Il Clapton
CFC nacque, come già detto, nel 2018 per il volere di un gruppo di tifosi (Ultras
Clapton) del più antico Clapton FC (1877). I motivi della scissione e della
creazione di una nuova realtà erano dovuti al malcontento venutosi a creare per
via della mala gestione, da parte della presidenza dell'epoca, accusata di
decisioni verticistiche, di marginalizzazione dei soci ma, soprattutto, dell’aumento
dei prezzi dei biglietti. Questa scissione ha portato, nel giro di qualche
anno, ad una situazione in cui il Clapton CFC è arrivato ad avere più
sostenitori al seguito rispetto alla “rimanenza” del Clapton FC.
Ebbene,
come visto, il senso di appartenenza, talvolta, porta a gesti estremi che
conducono, ogni tanto, anche a qualcosa di magico, di puro, di reale ed oserei
aggiungere di geniale. Si, geniale, perché se è vero che il calcio appartiene
ai tifosi, è giusto che siano loro l’epicentro di tutto questo spettacolo che,
ricordiamolo, affonda le sue radici nel proletariato e, da sempre, viene
etichettato come lo sport del popolo. Quindi come vi può essere un magnate
visionario che porta aumento di capitali in un club, vi può essere genitalità
nel riportare il calcio alle sue origini primordiali.
Questo
giovane club ha radici ben radicate in una visione sociale totalmente inclusiva
ed aperta a tutti. I tifosi sono, come già anticipato, a tutti gli effetti la forza
propulsiva e finanziaria del club stesso visto che si basa, il tutto,
sull’azionariato popolare. Oltre ai risultati sul campo (il club milita nella
Essex Senior Football League, livello nove della piramide calcistica inglese)
il club è totalmente impegnato h24 e sette giorni su sette nel sociale e per la
collettività. L’inclusività è il pilastro morale sul quale, tutta la struttura
societaria, si regge. Spesso vengono organizzati banchetti, feste e raccolte
fondi (anche durante le partite sugli spalti) per aiutare le realtà più fragili
ed emarginate, sia che si tratti di emarginazione razziale o che si tratti di
emarginazione a sfondo sessista, nessuno resta indietro in questa comunità
calcistica. La concezione democratica del club prevede che ad ogni socio sia
concessa l’opportunità di esprimere la propria opinione. Un socio può votare
sulle questioni discusse durante le assemblee generali oppure su singoli
argomenti. Per esempio potremmo parlare di spese ingenti non previste nel
bilancio annuale od anche la semplice scelta della nuova divisa da gara.
La sua
struttura, cosiddetta, piatta fa si che non esista alcuna gerarchia. Ogni socio
può entrare a far parte dei vari comitati responsabili delle proprie
decisioni gestendo autonomamente il proprio budget appartenente al singolo
comitato. In merito a questi “comitati gestionali” vi è quello Organizzativo
Generale dove vi orbitano, attorno, tutti gli altri vari comitati come, ad
esempio, quello incaricato del Matchday, quello per le Giovanili, quello per il
Women Team, quello per il Men Team, quelli dedicati a Marketing, Finanze e Merchandising,
quello per il Welfare fino ad arrivare al Comitato per l’Uguaglianza, Diversità
ed Inclusione (Equality, Diversity & Inclusion Committee). Quest’ultimo si
impegna nel suo obiettivo di dare vita ad un ambiente accogliente per tutti dove
vigono l'uguaglianza e l'inclusione. Ovviamente, la tematica dell'integrazione
di questi principi, deve essere responsabilità di tutti i comitati, i volontari
e i soci del club. A supervisionare che ciò avvenga vi è, appunto, il Comitato
Organizzativo Generale.
E dello
stadio? Ne vogliamo parlare? Come ben sappiamo gli stadi (anche un umile
impianto sportivo) sono l’emblema, in senso strutturale della parola, di quello
che possiamo considerare “Casa”. Il Clapton CFC gioca le sue gare interne
presso l’Old Spotted Dog Ground. Questo impianto vanta una “medaglia sportiva”
tutta sua. Questa struttura rimane, ad oggi, il più antico stadio di calcio
“senior” di Londra. È stato, dal 1888, la casa del più antico Clapton FC ma all’inizio
della stagione 2019-20, a causa dell’impossibilità da parte del club di pagare
l’affitto di locazione, la società fu costretta, dopo 140 anni, ad abbandonare
la struttura come proprio “home ground”. Tempestivamente il giovane Community
Club di Clapton (Clapton CFC) si precipitò per avere il nuovo contratto di locazione
del terreno e venne, così, consentito al nuovo club gestito dai tifosi di
giocarci. Il 24 luglio 2020 avverrà, poi, la vera impresa. Il Clapton CFC
divenne il nuovo proprietario, a tutti gli effetti, dell’impianto e, ad oggi, l’Old
Spotted Dog Ground ha un Trust dedicato per la salvaguardia della storia, la
tutela e la messa sempre in sicurezza dell’impianto.
In
conclusione cos’altro aggiungere? Non entro nel merito dei risultati sportivi
visto che, comunque, parliamo di un giovane community club che milita
nell’umilissima Essex Senior Football League, la nona fascia della piramide
della Football Association. Ma la storia di oggi non mirava affatto a
raccontare grandi gesta sportive, gloriosi trofei alzati, rocambolesche finali
giocate. Nulla di tutto ciò. C’è qualcosa, di tanto in tanto, di più importante
di queste cose appena citate. Il senso di appartenenza, la voglia di ribellione
verso un sistema calcio lontano, ormai, sempre più anni luce dai tifosi, la
volontà di mettere anima e corpo in un qualcosa che faccia bene per la propria,
anche se piccola, comunità locale, una disciplinata volontà nel prendere
posizioni nette riguardo alcune tematiche sociali molto attuali nella nostra
quotidianità quali, per esempio, inclusività, antirazzismo e democrazia.
Sicuramente,
a volte, il fatto di creare un club del tutto nuovo in segno “di protesta”
verso quello che si è sempre tifato fin da bambini può far storcere il naso a
qualcuno. Sul cosiddetto Re-funding, anche io, ancora tendo ad avere qualche
dubbio in quanto (questa è solo la MIA opinione) l’amore e la passione per
determinati colori sociali ti accompagnano fin dalla nascita nonostante le
varie sfaccettature che possono esservi nella storia di un club. La mia rimarrà
più una visione di rivoluzione di coscienza all’interno dello stesso tessuto di
una società, anche ultracentenaria, dove la centralità sia tutta orientata
verso i tifosi mediante magari, per esempio, i cosiddetti Trust e dove il
tifoso stesso possa diventare, a tutti gli effetti, un socio prendendo parte
alle decisioni anche di carattere strategico. Forse è un sogno fin troppo
romantico, nonostante in alcuni paesi (Germania) sia già in atto, ma senza
ombra di dubbio trovo rispettabile anche la propensione a creare un qualcosa di
nuovo originato dai tifosi per i tifosi cercando di mandare un messaggio
importante non solo di “contro” (calcio moderno) ma anche e soprattutto “per”
(le comunità, i tifosi disillusi, gli ultimi ed i più fragili).
Appartenenza,
Solidarietà, Comunità.




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