31 agosto 2024

TEMPI MODERNI (part 1).

Si stava meglio quando si stava peggio? 
Non si sa, ma a volte sembra proprio di si: quando c'erano il mistero e il dubbio, quando c'era d'attendere per sapere notizie che oggi ti si sviluppano davanti. Bisognava muoversi, darsi da fare, agitarsi, e spesso non era sufficiente. Fili tesi attraverso una stanza, appoggiati al televisore, tragitti supplementari in autobus e malintesi telefonici, tutto per arrivare a sfiorare qualcosa e a sentirsi coinvolti, anche con modalità postdatata. Oggi accendiamo il televisore al sabato pomeriggio e piombiamo direttamente al Villa Park o ad Highbury (finchè ce lo lasciano), ci appiccichiamo ad Internet e seguiamo la partita controllando ogni aggiornamento in tempo reale, tanto che l'ultimo spettatore allo stadio non si è ancora seduto che noi abbiamo già appreso, dal salotto, autore della rete e modalità. Compri Four Four Two e persino le sicofantesche riviste delle varie società all'edicola in centro, e ti piace e ne godi, ma a volte sembra tutto così facile che non c'è gusto e allora ti chiedi davvero se non si stesse meglio quando si stava peggio, quando andavi all'aeroporto (di Bologna, nel mio caso) alla domenica ora di pranzo, appena arrivava il volo da Londra, sperando che gli addetti della British Airways si impietosissero e ti lasciassero - invece di buttarlo nel bidone - un Sunday Mirror, un Sunday Times, un Sunday qualcosa che ti permettesse di leggere le cronache delle partite nello stesso giorno - mio Dio! - di quando lo potevano fare gli inglesi. A volte andava buca, a volte non ce n'era (ma figurati...) una copia salvabile o decente, a volte arrivava lo straccetto di fogli ed andavi subito a cercare le pagine dello sport, ma se ti capitava l'occhio su qualcos'altro rischiavi di soffermarti lì, tanta era la fame di ambiente britannico. Adesso su Internet si leggono ogni giorno quotidiani inglesi a non finire, nello stesso giorno e nelle stesse ore di lassù, anzi prima perchè alle 2.30 della mattina il The Times è già online e non so quanti londinesi l'abbiano già letto, in quel momento. Ma non è un male, non vogliamo trasformarci in vecchi lamentosi, è l'evoluzione dei tempi, e se abbiamo rimpianti è meglio che ce li teniamo per noi - o su una fanzine, o in un libro - e non rompiamo le scatole a chi ha tutto il diritto di appassionarsi al calcio inglese e rimane incredulo quando gli si racconta cosa si faceva una volta per arrivarci. Si usciva da scuola, alle medie appena oltre metà anni Settanta, ed invece di dirigersi verso la fermata dell'autobus si andava a piedi - dieci minuti, pieno centro ma in zona che per me non esisteva neppure, tutto casa e scuola com'ero - all'unica edicola che forse aveva qualcosa. Qualcosa che poteva essere un quotidiano di cui non ricordo il nome, forse The Times stesso, qualcosa che ogni tanto poteva essere acquistato centellinando i denari, per scorgere i risultati scritti come ancora mi piace tanto, tipo:

Arsenal 2 (1) Tottenham 0 (0)
Sunderland 33 44,578
Price 56

Oppure, ma questa è una storia lunga, si bramava addirittura una rivista, addirittura il mitico Shoot che in realtà era molto infantile ma per me era come un dono dal cielo. Scoprii Shoot un giorno del 1976, credo, arrivato per misteriosi motivi all'edicola di Piazza Maggiore, e mi ci tuffai sopra prima che qualcuno potesse rubarmelo. C'erano addirittura foto a colori, poche, ma quella carta interna tipo giornale aveva un profumo inconfondibile e io l'adoravo. Chiesi all'edicolante come l'avesse e lui - credo, ma mica ricordo le parole - disse che era arrivata per caso, mi disse anche che se la volevo ogni settimana dovevo ordinarla ad un'agenzia e mi diede il numero. Telefonai, sorprendentemente lucido pensai che sarebbe stato meglio farla arrivare alla mia solita edicola vicino alla scuola, e dalla Inter... qualche cosa mi dissero che era possibile, quasi non ci credevo. Dopo tre settimane l'edicolante, quello vicino, delle figurine e non di Piazza Maggiore, mi diede la copia ed il pensiero che io potessi comprare, anche in ritardo di dieci giorni, un settimanale di calcio mi pareva un sogno. Infatti crollò presto: dopo tre numeri non arrivò più nulla, io feci passare qualche giorno - non ho mai avuto un grande coraggio nelle proteste - poi chiamai la Interqualcosa e chiesi docilmente spiegazioni. Caddero dalle nuvole e mi ferirono con la loro antipatia, facendomi probabilmente compiere il mio ingresso nel mondo dei "grandi", della gente che se ne strafrega dei sogni: finsero di non avere mai portato a Bologna alcuna copia di Shoot, ed addirittura il mio interlocutore mi disse "ma guardi che è una rivista porno!", e allora probabilmente le tre copie di Shoot che avevo in casa non le avevo lette bene, perchè io avevo trovato solo il Luton Town e lo Shrewsbury, non qualche donnina che in quel momento - vero, vero - mi interessava certamente di meno. Dopo un paio d'anni a Shoot mi abbonai addirittura, mi facevo inviare ogni fine mese le quattro copie settimanali, tutte assieme per risparmiare, tanto a me bastava leggere e guardare le foto, non certo avere quell'attualità che mi dava la radio, la BBC con il suo World Service, le dirette delle partite rovinate dal fruscio del sabato pomeriggio, una routine che mentre gli altri adolescenti uscivano mi teneva - volentieri - appiccicato al tavolo dalle 15.45 alle 18.30 ed
anche più, con il quaderno dei compiti davanti così non stavo a correre il giorno dopo. Era un'esperienza bellissima e terrificante: bastava che passasse qualcuno e il segnale si indeboliva, ma la radio era in cucina e non potevo certo costringere genitori e fratelli a non frequentarla, mi mettevo la cuffia con le "orecchie" imbottite e speravo di sentire tutto quello che mi serviva, anche se dopo le 18, quando i risultati erano definitivi, il segnale si indeboliva e dovevo spostarmi su un'altra frequenza, a volte incerta, a volte accavallata ad altri linguaggi astrusi che non capivo, a volte sparita del tutto, e allora dovevo attendere le 23.45 (ricordo bene?) per il notiziario definitivo, e lo era sul serio perchè non si giocava alla domenica, sabato alle 18 era tutto finito. E potevo spostare i cartoncini con i simboli delle squadre nel "portaclassifica" che Shoot regalava, e che a fine anno era rovinato dal troppo uso.
Naturalmente, come vadano ora le cose lo sanno tutti, ma era semplicemente una scusa per parlare del passato e gettare sale nelle ferite, le stesse che con il loro dolore permanente - ogni volta che uno stadio inglese viene chiuso, ogni volta che un calciatore mediterraneo veste la maglia di una squadra britannica (gli scandinavi no, loro vanno bene) - ci fanno continuamente chiedere se si stia meglio ora, in diretta da Goodison Park e subito dopo via la linea e spazio alla pallavolo (non è una critica a Tele+, sia chiaro, che sul calcio inglese ha benemerenze infinite), che non una volta, quando c'erano l'ansia della scoperta e il mistero della trasmissione radiofonica. Mi astengo dal giudizio, però, perchè io e gli altri nostalgici non abbiamo alcun diritto di impedire alle nuove leve della passione inglese di avvicinarsi alle partite e alla loro atmosfera attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e i viaggi a basso costo (che belli!): oppure mi trasferisco a fare il cane da slitta in Antartide, così gli uomini della base McMurdo mi fanno leggere il quotidiano solo una volta alla settimana, quando arriva il cargo con i giornali, e la tempesta di neve che fa friggere il segnale di BBC Antarctica mi ricorderà di quando mia mamma passava davanti al forno e faceva sparire il risultato di Carlisle-Hull City.
di Roberto Gotta, da "UK Football please" (dicembre 2002)
continua a leggere la parte seconda.. 

19 agosto 2024

Il Leicester City torna in Premier League, ricordiamo la fantastica "favola" del 2016!



🔖Il Leicester City torna a giocare in Premier League dopo un anno di purgatorio in Championship. Quale migliore occasione per ricordare i libri usciti in Italia nel 2016 su quella meravigliosa "favola" delle Foxes di Ranieri & Vardy!

📚"LEICESTER UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ" di AA.VV (Urbone), 2016
📚"MERAVIGLIOSO LEICESTER. La magia di Ranieri, i segreti di un'impresa" di Massimiliano Vitelli (Absolutely Free). 2016
📚"KING CLAUDIO. La straordinaria storia di Ranieri e del suo Leicester" di Stefano Boldrini (Gazzetta), 2016
📚"SE VUOI PROVARCI, FALLO FINO IN FONDO. Claudio Ranieri, storia di un vincente" di Malcom Pagani (Rizzoli), 2016
📚"L’ANNO DELLE VOLPI" di Enzo Palladini (InContropiede), 2016
📚"JAMIE VARDY. Dal nulla, la mia storia" di Jamie Vardy (Bompiani), 2016

12 agosto 2024

Aspettando l'inizio del campionato con Finizio.

 Anni 80', aspettavamo agosto per l'uscita del Guerin Sportivo con la presentazione del campionato, le ultime news.. difficilmente reperibili, ma soprattutto le divise disegnate dal grande Finizio..

10 agosto 2024

HISTORY - Il reale valore del calcio inglese visto attraverso l'incontro Arsenal-Chelsea 4-1 del 1932 (da La Stampa).

L'articolo de "La Stampa" proposto oggi è un chiaro esempio di quanto poteva esser ammirato "il calcio inglese" anche allora, nel lontano 1932 (82 anni fa), prima che la seconda guerra mondiale ponesse fine ai sogni di milioni di persone. L'inviato di allora era Vittorio Pozzo, allenatore della Nazionale Italiana e da li a qualche anno due volte Campione del Mondo. (Max Troiani)





























LA STAMPA - 11 Dicembre 1932 - Il gioco inglese di campionato è cosa differente dal gioco inglese degli incontri internazionali. L'incontro disputatosi oggi sul campo di Highbury fra l'Arsenal e il Chelsea ne è una riprova. L'impianto del gioco è il medesimo. Esso segue cioè la tendenza moderna del lavoro tutto in profondità e tutto mirante a raggiungere lo scopo pratico per la via più breve e del minor tempo possibile. Ma il tono dell'attività è ben differente. Questo tono è il vigore personificato. E' l'uso più schietto e più pieno che si possa immaginare delle energie fisiche che il giocatore ha accumulato in una settimana dì lavoro e di cure. Rispetto alla battaglia odierna fra le due grandi rivali londinesi, l'incontro di mercoledì scorso fra le squadre nazionali di Inghilterra e di Austria fu quasi uno spettacolo all'acqua di rose.

Settantamila spettatori Si inaugurava il nuovo stand al 'campo di Highbury; la grandiosa costruzione a due piani capace di più di 25 mila persone, è costata qualche cosa come 45 mila sterline. Era questa un'opera che giungeva a completamento del programma di riorganizzazione della società calcistica, sull'orlo del fallimento alcuni anni dopo la fine della guerra, e che sì trova ora al primo posto della classìfica del campionato e in testa al movimento calcistico britannico. Ora il campo dell''Arsenal può ospitare 80 mila persone. Assisteva il Principe di Galles ed erano presenti, malgrado la gelida giornata, circa 70 mila persone, dieci o quindici mila di più, cioè di quelle che accorsero all'incontro internazionale con l'Austria.

Viva rivalità locale divide i « rossi » dell'Arsenal, ì « cannonieri », come vengono qui definiti, dagli « azzurri » del Chelsea, i « pensionati », secondo la definizione popolare derivante dall'ospedale militare degli invalidi confinante con il campo della società del West End. Ambiente movimentato quindi. Fu una battaglia delle più aspre e interessanti che possa produrre il gioco del calcio. Al 5' minuto dall'inizio, Arsenal già si trovava in vantaggio. Un tiro dell'ala sinistra, Bastin, aveva battuto a fil di palo e a mezza altezza il portiere del Chelsea. Nel secondo tempo l'ala destra dell'Arsenal aumentava il vantaggio con un tiro da lontano; poi era la volta del Chelsea di segnare a mezzo dell'ala sinistra Brout e, verso la fine} - mentre l'oscurità veniva rapidamente calando, i « cannonieri » mettevano definitivamente al sicuro il risultato, segnando due altri punti per merito del centro Coleman e dell'ala sinistra Bastin. Risultato finale quindi: 4 a 1 a favore dell'Arsenal.

I cinque punti segnati da giocatori di ala, ma più che il risultato è il gioco svolto che interessa, il gioco di una velocità e di una robustezza spettacolose. In Inghilterra sono finiti decisamente i tempi del gioco stretto e delle azioni lente e compassate. Sulla scuola del NewCastle United, scuola che dilettò i nostri giorni di studente nell'immediato anteguerra, non lavora ormai più nessuno. Ora tutto è stile aperto, azioni in avanti, movimento a lungo respiro; è cambiata anche la disposizione degli uomini in campo. L'Arsenal passa, a ragione, per il più elastico e il più veloce esponente della nuova teoria di gioco, e gli atteggiamenti tattici che la squadra dei "cannonieri" assume nel corso di una partita meritano in realtà di essere studiati. Passa, la compagine dell'Arsenal, per la squadra dalla disposizione dell'attacco a tipo W, e in realtà le due mezze ali non si vedono quasi mai nello schieramento avanzato. In avanti stanno le due ali e il centro e sono le sole che possono segnare. Ma non è questo solo particolare tattico che abbia carattere di importanza e di interesse. Quello che colpisce l'attenzione in modo maggiore è la formazione della difesa. Il settore estremo déll'undici, e ne tornò ammirato, è formato da tre uomini oltre che dal portiere.

Dai due terzini e dal centro mediano e ciò non in modo vago e approssimativo, ma per disposizione fissa, ferma e costante. Il contro mediano sta per tutto '"incontro alla stessa altezza dei terzini, anzi viene a trovarsi più indietro di essi quando uno dei due avanza. In tutti i 90 minuti di gioco a cui assistetti oggi, il centro della seconda linea dell'Arsenal, Roberts, non abbandonò un istante la sua posizione prettamente difensiva. Restò di guardia al famoso centro avanti Gallacher, conosciuto anche in Italia; egli di lavoro di attacco non ne fece mai e il suo rivale del Chelsea, O'Dowd, si comportò precisamente come lui. Si noti che Roberts e 0' Dowd passano per i due fra i migliori centri mediani che possegga il calcio inglese in questo momento. Due autentici terzini nel senso più esatto della parola. Il gioco dì collegamento e di costruzione lo fanno, sìa l'Arsenal come al Chelsea, le due mezze ali con la loro posizione rientrata e i due mediani laterali i quali di laterali non hanno ormai più che la posizione die assumono quando entrano in campo. Le due mezze ali e i due mediani in questione formano come un quadrato al centro del campo, un quadrato che si sposta e si piega con grande duttilità c mobilità a seconda delle circostanze, ma un quadrato che forma come un blocco in opera difensiva e come Una molla di prepulsione in lavoro costruttivo. Tutte le avanzate partono di qui, tutta la strategìa del gioco pare emanare da, lui. Chiara dimostrazione di bel gioco

E' una delle cose più interessanti, vedere operare in questa disposizione centrale quattro uomini dell'Arsenal di cui abbiamo parlato. Anche perchè di questi quattro uomini due si chiamano Jack e James, due intelligenze del gioco, due uomini di cui non si sa se ammirare maggiormente la finezza tecnica o la facoltà di percepire le situazioni e ritrarne vantaggi tattici. L'incontro disputatosi sul campo dell'Arsenal fu, ripetiamo, una cosa che meritava di essere vista, una dimostrazione pratica di una teoria moderna del gioco. Molti fra i tecnici venuti dal continente per assistere alla partita di mercoledì scorso si erano fermati a Londra per l'occasione e tutti, concordemente, furono dell'opinione che, dal punto di trista di strategìa del gioco e di studio dell'orientamento

In parecchi di quelli che erano a Highbury oggi, noi continentali siamo giunti a conclusioni sul valore e sull'efficienza del calcio inglese attuale che coincidono con quelle del commissario tecnico austriaco. Il calcio inglese va visto in quell'ambiente di campionato in cui è nato e per cui vive. Allora dice qualche cosa di veramente bello e convincente.
di Vittorio Pozzo (Storico Selezionatore della Nazionale Italiana, 2 volte Campione del Mondo)

6 agosto 2024

COMING SOON...🕘 dal 1 settembre 2024!!! Eccoci.. prossimi al nuovo progetto sul⚽️football e cultura britannica!🇬🇧



Quando pensi al calcio inglese, pensi al fascino dei vecchi piccoli stadi, alle pinte nel pub con gli amici, al match programme della partita, alle ends che si muovevano ondeggiando ai goals della propria squadra, il pallone 18 panels rigorosamente bianco, il portiere con la maglia verde ed i pantaloncini come quelli dei compagni, il profumo forte degli hot dog con la cipolla, l'atmosfera unica, irripetibile.. Ecco FIRST Division, un punto di riferimento di chi ha vissuto tutto questo e chi lo sogna..

5 agosto 2024

MEMORABILIA. Football League Tables

In agosto la settimana prima dell'inizio della stagione i famosi settimanali di football in Gran Bretagna Match & Shoot, pubblicavano un poster da completare con tutte le squadre delle 4 divisioni inglesi e delle 2 scozzesi... Che ricordi.

LA STORIA DELLA FA Cup (part 5) - Era moderna fino al 2003.

Il racconto della storia della FA Cup volge ormai alla fine, rimane da raccontare degli anni ’90 e delle ultimissime finali, quelle dell’”esilio” in Galles. Lo scorso decennio è caratterizzato da grandi cambiamenti non solo per questa storica competizione, ma per tutto il movimento del calcio inglese.























Il Taylor Report costringe la stragrande maggioranza dei club ad apportare significativi ammodernamenti ai propri stadi (che in alcuni casi verranno messi in pensione e sostituiti con nuovi impianti); nasce la Premier League; Sky, la televisione del magnate australiano Rupert Murdoch, stipula con la neonata lega contratti multimilionari che permettono l’esborso di cifre fino ad allora impensate per l’acquisto di giocatori; allenatori e campioni (o presunti tali) stranieri imbottiscono le rose delle squadre inglesi. Insomma trionfa, come d’altronde ovunque, quello che molti definiscono, spesso con accezione dispregiativa, il “calcio moderno”. La Coppa d’Inghilterra perde una parte della sua importanza. Vincere la Premier diviene prioritario, quanto meno per le grandi d’oltre Manica. Intendiamoci, la FA Cup non viene proprio snobbata, però c’è un calo degli spettatori (soprattutto negli incontri tra piccole e grandi in casa di queste ultime) e non sempre si schierano le migliori formazioni possibili, pensando agli impegni di campionato (e/o di Champions League, altra novità degli anni ’90).
Nel 1992 si pone anche fine ai replays ad oltranza. Se ne gioca uno solo, in caso di parità si va ai supplementari e poi ai rigori. La prima finale del decennio scorso sembra però voler perpetuare il mito di questa storica competizione. Manchester United e Crystal Palace, all’epoca con Ian Wright al centro dell’attacco, mettono in scena un match vibrante e spettacolare, che termina con un inedito 3-3 che costringe le due squadre alla ripetizione. I tifosi degli Eagles, illusi da una doppietta di Wright, vedono svanire i loro sogni a sette minuti dalla fine, quando Mark Hughes pareggia il match. Nel secondo incontro – finito 1-0 e tra i più brutti della storia delle finali – ci pensa il carneade Lee Martin ad assicurare il primo successo della gestione Ferguson. Per il piccolo Crystal Palace rimane la soddisfazione di aver eliminato il grande Liverpool in semifinale per 4-3 dopo aver perso con gli stessi Reds una partita di campionato per 9-0! Potenza della Coppa d’Inghilterra… 
Nel 1991 tornano a vincere gli Spurs, 2-1 sul Nottingham dopo i supplementari, in quella che sarà la finale delle lacrime di Paul Gascoigne. Lacrime di dolore, visto che il bizzarro campione di Newcastle è costretto ad abbandonare il campo dopo pochi minuti a causa di un (suo) tackle assassino, che gli aveva procurato un grave infortunio al ginocchio. Il 1992 vede invece il ritorno a Wembley di una formazione di Second Division: il Sunderland. Il miracolo non riesce, troppo forte il Liverpool, che si impone 2-0, con il quinto gol di Ian Rush in una finale – gli altri quattro, equamente divisi, li aveva fatti nel 1986 e nel 1989.
L’anno dopo c’è la storia infinita della sfida tra Arsenal e Sheffield Wednesday. Dopo aver sconfitto Waddle e compagni nell’atto conclusivo di League Cup, i Gunners hanno la meglio anche in FA Cup, ma solo al replay (prima gara 1-1) e solo grazie ai miracoli di 10 David Seaman e al gol decisivo di Tony Adams. Segnatura realizzata all’ultimo minuto dei tempi supplementari! Forse quel giorno il Dio del calcio preferì non vedere una finale di Coppa d’Inghilterra decisa dal dischetto. Come dargli torto! Tra il 1994 ed il 1996 è sempre finalista il Manchester United, anche se con alterne fortune. Roboante il 4-0 rifilato al Chelsea nella prima occasione, con doppietta su rigore di Eric Cantona, sorprendente lo 0-1 rimediato contro l’Everton guidato da Paul Rideout l’anno successivo, ultimo successo dei Toffeemen a Wembley.
Nel 1996 invece la finale contrappone lo United ai rivali storici del Liverpool. L’eroe di una partita bruttina ma combattuta fino alla fine è il grande Eric Cantona, che a quattro minuti dalla fine manda in estasi i suoi tifosi, quell’anno già felici per aver portato a casa il campionato. Sul gol non mancano le responsabilità di “Calamity” James, allora portiere dei Reds. Ma come scordare la magica traiettoria del pallone calciato da Cantona? Difficile, così come, per opposti motivi, è stato difficile per i tifosi del Chelsea e del Middlesbrough dimenticare il primo minuto dell’atto conclusivo del 1997, che vedeva opposte le loro squadre. Forse dovremmo parlare dei primi 42 secondi, tanto bastò infatti a Roberto Di Matteo con un tiro da fuori area per stroncare le speranze del Boro e siglare il gol più veloce della storia delle finali disputate a Wembley. Ruud Gullit diventa il primo manager non britannico a vincere la FA Cup.
Nel 1998 la Toon Army di Newcastle torna a giocare una finale dopo ben 24 anni, ma l’Arsenal nega la gioia del successo ai Geordies, regalandosi un meritato double. Di Overmars ed Anelka le reti dei Gunners. Nuova sconfitta per il Newcastle l’anno dopo, quello del treble del Manchester United, troppo forte per i Geordies, dominati forse al di là del 2-0 finale. Teddy Sheringham, partendo dalla panchina, diventa l’eroe del match, con un gol e ed un assist al bacio per Paul Scholes.





















Eccoci allora al fatidico anno 2000, ovvero all’ultima finale disputata all’ombra delle due torri. Il vecchio Wembley Imperial Stadium chiude i battenti, sarà demolito per far posto 11 ad un nuovo impianto, ultramoderno ed ultracostoso. Il Chelsea liquida l’Aston Villa per 1-0 (nella foto sopra) con un’altra segnatura di Roberto Di Matteo, sfortunato eroe della tifoseria dei Blues, da lì a pochi mesi costretto al ritiro a causa di un grave infortunio. Per l’atto conclusivo del 2001 ci si sposta quindi al bellissimo Millennium Stadium di Cardiff, costruito per i mondiali di Rugby del 1999, che ospiterà la FA Cup fino al 2005.
La prima finale gallese è una vera e propria classica: Liverpool-Arsenal. Vincono i Reds in rimonta, grazie a due splendidi gol di Michael Owen negli ultimi minuti. Ma i Gunners si rifaranno nel 2002, 2-0 al Chelsea, sempre battuto dagli uomini di Wenger nelle ultime edizioni della coppa, e nel 2003, 1-0 al Southampton, che sperava di ripetere l’impresa del 1976.
Da notare che quella dell’anno scorso è stata la prima partita giocata “al chiuso”, ovvero sotto il tetto semovente dello stadio di Cardiff. Il resto è storia dei nostri giorni: l’ennesima semifinale Manchester United-Arsenal vinta dai Red Devils e la sorpresissima Millwall, i “brutti, sporchi e cattivi” del Sud di Londra, dalla bacheca dei trofei miseramente vuota, che si giocano la finale contro la squadra che ha vinto più volte la competizione (dieci successi). Come finirà? Senza scomodare il solito mito di Davide contro Golia, basta ricordare che la storia della FA Cup è ricca di sorprese, anche clamorose…
di Luca Manes, da "UK Football please" (giugno 2004)

4 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 4) - Gli anni '80



Come preannunciato nella precedente puntata della storia della FA Cup, eccoci finalmente arrivati ai miei ricordi personali, quanto meno delle finali degli ultimi venti e passa anni, tutte vissute con dirette televisive. A dir la verità è stato proprio l’ultimo atto di un’edizione della Coppa d’Inghilterra ad avvicinarmi al calcio inglese, al suo fascino e alla sua tradizione ultra centenaria.
Era il 1981, rammento di aver visto le due partite tra Spurs e Manchester City (la prima conclusasi sull’1-1, la seconda 3-2) su una TV straniera, quella della svizzera italiana o Capodistria. La cosa che mi colpì di più, oltre allo splendido gol dell’argentino Ricky Villa che decise le sorti della coppa, fu la massa umana dei tifosi sulle gradinate di Wembley, il loro sventolio di bandiere all’entrata in campo delle squadre e la loro esultanza irrefrenabile dopo i gol dei loro eroi. Nei mesi successivi quei match, iniziai timidamente a informarmi, tramite i limitati mezzi allora a mia disposizione, sul mondo così bello e particolare dell’english football. Ovviamente non mi persi la finale del 1982, in un certo modo capendo già allora la sacralità della giornata dell’atto conclusivo della manifestazione e stabilendo che doveva diventare un must anche per me. Vidi un altro successo del Tottenham, a spese di una squadra con un nome altisonante: il Queen’s Park Rangers. Più tardi avrei imparato a chiamare il team di Loftus Road QPR, ma questa è un’altra storia. Gli Spurs ebbero la meglio al replay per 1-0, dopo l’1-1 del primo match. Oramai ero definitivamente conquistato.
Ora ripensando a come ho seguito la FA Cup in questi decenni mi perdo nel mare dei ricordi, delle immagini di partite, sintesi e gol. Fino a pochi anni fa c’erano ancora i replays ad oltranza, uno dei tratti distintivi di questa competizione, che servivano a conferire epicità a sfide apparentemente infinite. In particolare rammento un Everton-Sheffield Wednesday, credo di fine anni ’80, per cui ci vollero quattro partite per decidere chi doveva accedere al turno successivo. Poi poter vedere, almeno in TV, un Giant Killer all’opera aggiungeva un ulteriore tassello all’unicità della competizione. Come non citare allora il piccolo Wrexham che recupera due gol al grande Arsenal ed elimina i Gunners al terzo turno nell’ormai lontano 1992. Che partita ragazzi! Ma torniamo al racconto delle finali, per forza di cose preponderante in questo umile tentativo di rievocare la storia della Coppa d’Inghilterra. Eccoci al 1983. Sfida tra il Manchester United di Bryan Robson ed il Brighton, che quell’anno aveva chiuso all’ultimo posto della vecchia First Division. Partita a senso unico? Beh, sì, ma la seconda, terminata con un roboante 4-0 per i Red Devils. La prima si era dilungata ai supplementari (2-2), su un terreno infame e sotto una pioggia incessante, con il Brighton a divorarsi un’occasione enorme pochi secondi prima del centoventesimo minuto, tra la costernazione del commentatore della BBC, a cui sfuggì un “and Smith must score” in riferimento al giocatore che ebbe la palla della vittoria. 12 L’anno dopo i detentori della coppa finirono ingloriosamente fuori al terzo turno contro il Bournemouth, uno dei risultati più eclatanti degli ultimi decenni.
A succedere allo United fu l’Everton, negando all’ottimo Watford di quei tempi la soddisfazione di portarsi a casa il primo trofeo della sua storia, con il povero Elton John rotto in lacrime di delusione. Sempre l’Everton, uno dei migliori di sempre, arrivò a Wembley nel 1985. Già campione d’Inghilterra e vittorioso in Coppa Coppe, il team di Liverpool perse il treble a causa di uno splendido gol dello sfortunato – perché troppo presto costretto al ritiro – Norman Whiteside del Manchester United. United che giocò in dieci buona parte dell’incontro, terminato ai supplementari, per l’espulsione di Kevin Moran, primo cartellino rosso nella storia delle finali. 1986: terzo anno consecutivo all’ombra delle due torri per i Toffee Man. Questa volta è un derby tra le due superpotenze del calcio inglese degli anni ’80: Everton e Liverpool. 3- 1 per i Reds, che raggiungono il double grazie ad una doppietta di Ian Rush. Con lo stesso Rush, Dalglish, Lawrenson, Neal e Whelan e via discorrendo da una parte e Sharp, Southall, Sheedy, Lineker, Reid e compagnia dall’altra, per gli appassionati di calcio di Liverpool era certo un bel vedere! Poi ci furono due finali storiche, indimenticabili, contraddistinte dal trionfo degli outsider. Nel 1987 il Coventry City, “paria” del calcio inglese, sorprese un Tottenham sicuro di riportare la coppa al White Hart Lane e poi tradito anche dall’inossidabile capitano di mille battaglie Gary Mabbutt, autore di un incredibile auto-gol. Ricordo che la partita mi tenne letteralmente incollato alla poltrona, sebbene all’inizio anch’io dessi ben poco credito agli Sky Blues. E invece finì con l’estasi dei tifosi del Coventry dopo i supplementari che fissarono il risultato sul 3-2. 
L’anno dopo arrivò a Wembley la Crazy Gang, come venivano simpaticamente chiamati quei mattacchioni dei giocatori del Wimbledon, che sconfissero nientemeno che il Liverpool! Lawrie Sanchez siglò il gol della vittoria con un bel colpo di testa. Poi nella seconda frazione ci penso Dave Beasant, il portierone dei Dons, ad assicurare la gloria eterna ai gialloblù, parando un rigore a John Aldridge. Anche quello fu un evento storico, dal momento che mai in precedenza erano stati sbagliati dei rigori in finale. Questo forse a testimoniare la paura dei Reds, che tutto avevano da perdere in quella partita. Narrano le cronache che a Wembley i fans doc del Wimbledon furono “aiutati” per la giornata da supporters di altre squadre, che chiaramente parteggiavano tutti per i più deboli. In realtà fu l’intero paese a tifare per il piccolo club di Londra Sud, che fino a pochi anni prima non era nemmeno nell’olimpo dei professionisti.
Anche io fui ben contento di vedere Vinny Jones alzare la coppa, sebbene stentassi a credere ai miei occhi! Tutt’altre sensazioni ebbi per la finale del 1989, quella del dopo Hillsborough. Si giocò il derby della Merseyside più triste della storia, con la città di Liverpool che poche settimane prima si era unita compatta a piangere i propri morti e che ancora non si era riavuta dallo shock. Non credo ci sia bisogno di soffermarsi sui fatti di Sheffield, sulla tragedia che accadde prima della semifinale tra Liverpool e Forest, che causò 95 vittime. Una delle pagine più drammatiche del calcio d’oltremanica, nota a tutti gli appassionati del nostro sport, raccontata in diretta televisiva dalla coppia Bulgarelli-Caputi sull’allora Telemontecarlo. Successivamente il Liverpool arrivò in finale, vincendola per 3-2, con 13 Rush mattatore come tre anni prima. Ma per quella volta i tifosi dell’Everton non furono tanto dispiaciuti di perdere una sfida stracittadina. Ed io non mi scorderò mai l’immagine delle tribune e del campo di Anfield ricoperto di fiori e sciarpe di tutte le squadre del Regno Unito, omaggio silenzioso a chi non c’era più.
Chiudo qui quest’ennesimo capitolo della storia della FA Cup. I tanti ricordi, che ho comunque cercato di sintetizzare il più possibile, mi costringono a scrivere un altro articolo, sebbene sulla fanzine avessimo preannunciato che questa sarebbe stata l’ultima puntata.
di Luca Manes, da "UK Football please" (marzo 2004)

LEGGI la prossima puntata.
LA STORIA DELLA FA Cup (part 5) - Era moderna fino al 2003.
 

3 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 3) - dal dopoguerra al 1980.

La gloriosa storia della FA Cup continua dopo la drammatica parentesi della seconda guerra mondiale, foriera di tanti lutti e distruzioni (giocatori morti e stadi distrutti) anche nel mondo del calcio inglese. Con un grosso sforzo organizzativo si mise in piedi l’edizione 1945-46 della Coppa, vinta dal Derby in finale sul Charlton. Da notare che i primi turni si giocarono su partite di andata e ritorno, per cui il Charlton arrivò in finale dopo aver perso una partita, unico caso nella storia. La squadra di The Valley si rifarà l’anno dopo, con una rete segnata ai supplementari contro il Burnley. Quelle stagioni e le successive furono contrassegnate da un ulteriore boom delle presenze di spettatori allo stadio. Tempi duri, in cui il calcio diventava ancor di più una valvola di sfogo per le masse. Il 1948 fece registrare il successo del Manchester United, 4-2 sul Blackpool in una partita spettacolare. L’anno dopo vide una delle classiche favole di cui è ricca la FA Cup. Tra la meraviglia generale arrivò in finale il Leicester City, che però perse con i Wolves. I Foxes giocavano in Second Division e si salvarono dalla retrocessione in Third solo all’ultima giornata!
Mai nessun club giunto all’ultimo atto della coppa si era piazzato così in basso in campionato. Dopo l’Arsenal, l’albo d’oro ci parla di un dominio del Newcastle, che trionfò nel 1951, 1952 (nella foto il capitano Joe Harvey in trionfo) e 1955. Jackie Milburn e Bobby Mitchell i giocatori più rappresentativi di quel bellissimo gruppo, veri eroi della Toon Army dei tempi. Newcastle che poi fino ai nostri giorni non ha più vinto nulla, diventando la vittima di uno dei giant killers più famosi di sempre: l’Hereford United, impostosi per 2-1 nei primi turni del 1971-72 proprio sulle gazze.
Ma negli anni ’50 la finale più bella, destinata ad avere un posto d’onore nella storia del calcio britannico, fu Blackpool-Bolton Wanderers del 1953. Il Blackpool dalle inconfondibili magliette arancioni guidato da Sir Stanley Matthews, che finalmente mise le mani sulla Coppa dopo essere stato sotto 3-1 a 20 minuti dalla fine! Per la verità ad un paio di minuti dal termine del match si era ancora 3-2, poi Mortensen completò la sua tripletta con altre due perle, una in piena recupero, portando la coppa a Blackpool. Poi tutti a festeggiare l’inossidabile Matthews, che terminerà la sua carriera nel 1965 nello Stoke City, alla tenera età di 50 anni. 
Erano altri tempi. 
Sempre negli anni ’50 si gioca per la prima volta con un pallone tutto bianco e sotto la luce dei riflettori, quelle mastodontiche torri 12 illuminate che si facevano notare da Km di distanza. Dopo WBA (1954), Manchester City (1956) ed Aston Villa (1957) sembra essere venuto il turno dei Busby Babes del Manchester United, già dominanti in campionato. L’8 febbraio 1958 la tragedia di Monaco di Baviera. La squadra decimata, Duncan Edwards, giovane ed intrepido capitano, morto insieme ad altri 7 giocatori. Sir Matt Busby gravemente ferito. Manchester e tutta l’Inghilterra sotto shock. I resti di quel formidabile team, di cui faceva parte un giovanissimo Bobby Charlton, fortunatamente salvatosi, insieme a qualche altro giocatore raccattato qua e là, fecero emozionare ancora una volta il paese raggiungendo la finale di Wembley. Il Bolton uscì vincitore per 2-0, Nat Lofthouse non ebbe pietà segnando una doppietta, ma tutti ricorderanno per sempre l’incredibile cavalcata dei superstiti di Monaco. Terminato il decennio con il trionfo del Forest su un combattivo Luton Town ed iniziati gli anni ’60 con i Wolves trionfanti sui Blackburn Rovers, ecco un altro team da favola. Gli Spurs autori del primo double del ventesimo secolo nel 1961, cui fece seguito il bis in coppa del 1962. Una squadra fortissima, spettacolare, che a White Hart Lane rimpiangono ogni anno di più – viste poi le alterne fortune attuali. Il capitano Danny Blanchflower, John White, Jimmy Greaves e Dave Mackay tra i giocatori più forti di quel Tottenham, forse irripetibile. In seguito John Gilzean riportò la coppa a Londra nord nel 1967, nella prima finale tutta londinese contro il Chelsea di Peter Osgood. 
Nel frattempo il Manchester United trovò il primo successo dopo l’incidente aereo (1963), mentre West Ham (1964, l’anno del primo Match of the Day sulla BBC) e Liverpool (1965) si imposero per la prima volta nella loro storia. Il Liverpool di Bill Shankly, altro scozzese di ferro e vincente come Sir Matt Busby! I mitici sixties, quelli dei Beatles, della vittoria nella Coppa del mondo del 1966, delle nuove mode giovanili, del trionfo della terrace culture, poi consolidatasi in maniera definitiva negli anni ‘70 – con tutte le sue implicazioni positive e negative – fecero registrare anche le affermazioni di Everton (1966), WBA (1968) e Manchester City (1969), che all’epoca rivaleggiava per il predominio cittadino e nazionale con lo United. 
Il 1970 vede il primo successo in assoluto del Chelsea in FA Cup. Uno dei team più divertenti del secolo, sicuramente troppo “bello” per vincere in campionato, impostosi in una doppia finale sul Leeds United, forza crescente del football d’oltre manica, vittorioso poi nel 1972 (nella foto sotto). La seconda finale del 1970, dopo il 2-2 di Wembley, si disputò all’Old Trafford e vide i Blues imporsi 2-1 ai supplementari. 120 minuti ci vollero anche per decidere la finale del 1971 tra Arsenal e Liverpool. 




























Pure in quell’occasione ci fu un 2-1 per i Gunners di Charlie George, autore del gol della vittoria, per il quarto double della storia. Dal 1973 al 1980 ci furono tre clamorosi successi di team di Second Division: Sunderland (1973), Southampton (1976), West Ham (1980). E contro fior fior di squadre! Rispettivamente Leeds United, Manchester United e Arsenal. Tutte e tre partite finite 1-0. Inutili sottolineare la gioia ed i festeggiamenti prolungati delle tifoserie di Black Cats, Saints ed Hammers, in quell’occasione veri e propri underdogs, visti con simpatia dai supporter neutrali, capaci di sovvertire le gerarchie calcistiche, sopperire con grinta e determinazione alle deficienze tecniche. Per il West Ham di Trevor Brooking e Billy Bonds ci fu un altro successo, nel 1975 contro il Fulham, con un secco 2-0. Negli anni ’70 ci fu una sola affermazione in FA Cup del Liverpool (1974) dei tanti trofei in Europa 13 ed in campionato, con il suo ineguagliabile alfiere KKK (King Kevin Keegan, of course), a cui il Manchester United negò con sommo piacere il treble nel 1977, imponendosi con un 2-1 ancora maledetto dai tifosi della Kop. Dal 1978 al 1980 l’Arsenal di Liam Brady, Franck Stapleton e David O’Leary raggiunse sempre l’ultimo atto della Coppa. Con alterne fortune, visto che perse inopinatamente con l’Ipswich Town nel 1978 e, come visto, con il West Ham nel 1980. Nel 1979, invece, vinse una delle più emozionanti ed incredibili finali della storia. 3-2 sul Manchester con gli ultimi 5 minuti da urlo, forse i più elettrizzanti di sempre. Da 2-0 per l’Arsenal si passò infatti a 2-2, con due gol del Manchester United a ridosso del novantesimo. Palla al centro, azione ubriacante dell’Arsenal e gol magnifico di Sunderland, tra la costernazione dei tifosi dello United e la gioia, ed il sollievo, di quelli dei Gunners.
di Luca Manes, da "UK Football please" (dicembre 2003).

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LA STORIA DELLA FA Cup (part 4) - Gli anni '80

2 agosto 2024

LA STORIA DELLA FA Cup (part 2) - Dal 1900 alla seconda guerra mondiale.

Eccoci alla seconda puntata dell’affascinante romanzo della FA Cup, in Italia meglio conosciuta come Coppa d’Inghilterra.
L’inizio del secolo scorso coincise con la fine dell’era vittoriana ma anche con le ultime decadi di splendore dell’impero britannico, e proprio per celebrarne i fasti negli anni venti sorse il mitico stadio di Wembley, indissolubilmente legato alla storia della coppa. Ma andiamo con ordine. Come detto nell’articolo precedente, fino al 1914 il teatro delle finali sarà il Crystal Palace di Londra, eccezion fatta per alcune ripetizioni.
Il 1901 vide il successo del Tottenham, nella prima finale ripetuta della storia. 2-2 il primo match con lo Sheffield United, 3-1 il replay. Dopo anni di predominio delle squadre del Nord, finalmente un sussulto da parte di una londinese. Il calcio è oramai lo sport del popolo. Tanta è la passione che nel match di Londra – il secondo si disputerà a Bolton – accorrono 104.000 persone. Le affluenze di pubblico sotto le 15.000 unità sono ormai uno sbiadito ricordo, la FA Cup Final è l’appuntamento sportivo dell’anno. Lo è diventato in meno di un quarto di secolo. La vittoria del Tottenham ebbe poi ancor di più il carattere dell’impresa: gli Spurs, infatti, all’epoca non facevano ancora parte della Football League – unica squadra con status non League a riuscire mai a vincere la competizione – e nel primo match il gol del 2-2 dello Sheffield United, a quanto riferiscono le cronache di quel giorno, fu uno dei più grossi errori arbitrali della storia. Una palla deviata sopra la traversa dal portiere del Tottenham fu giudicata in corner dal guardalinee ma non dall’arbitro, che concesse la rete tra lo stupore generale! La superiorità delle squadre del centro e soprattutto delle regioni settentrionali dell’Inghilterra era però destinata a continuare.
Nel 1902 lo Sheffield United si prese la rivincita battendo il Southampton, l’anno dopo il Bury fece registrare il risultato più eclatante della storia, 6-0, contro il Derby. Bury protagonista in coppa e in campionato durante quegli anni, a testimonianza di come un club ora ritenuto minore fosse invece all’epoca una delle fortissime compagini che il Nord del paese riusciva a sfornare senza sosta. Intanto nel 1904 la coppa approdava per la prima volta a Manchester, sponda City. Nella decade dal 1905 al 1915 ecco poi spuntare nel firmamento del calcio inglese una nuova stella: il Newcastle United. I Magpies però in FA Cup non ebbero molta fortuna, ben 5 infatti le finali perse, oltre a clamorose eliminazioni, anche contro team allora non League come il Crystal Palace. E proprio a proposito di questo nome, in relazione però allo stadio, sembrò nascere per il Newcastle una maledizione. I tifosi imputarono le tante sconfitte all’erba troppo alta del campo, che avrebbe penalizzato il gioco dei loro beniamini, basato su una fitta rete di passaggi.
La realtà è che anche allora il condizionamento psicologico contava molto, eccome! Dopo le sconfitte con Aston Villa ed Everton nel 1905 e 1906 e la finale tra Sheffield Wednesday e Everton (2-1) nel 1907, il Newcastle di trovò a dover soccombere addirittura contro una squadra di una divisione 9 inferiore: il Wolverhampton, allora in Second Division, secondo team a riuscire nell’impresa dopo il Notts County nel 1894. Il risultato finale fu netto: 3-1. Dopo la prima vittoria del Manchester United, nei due anni successivi il Newcastle ritornò in finale, pareggiando sempre il primo match. Ma se nel 1911 ad imporsi al replay fu il Bradford, l’anno prima era finalmente riuscito a portare a casa la coppa. Ma non vinse a Londra, bensì al Goodison Park di Liverpool, sconfiggendo il Barnsley per 1-0. La maledizione del Crystal Palace non fu quindi mai sfatata! Nelle quattro edizioni prima del periodo di sospensione a causa della prima guerra mondiale, dal 1916 al 1919, si imposero Barsnley, Aston Villa (davanti a ben 121.000 spettatori), Burnley e Sheffield United. I primi furono una delle più grosse sorprese della storia, militando allora in Second Division. L’ultima finale ante-guerra si giocò all’Old Trafford. La ripresa, dal 1920 al 1922, vide come teatro dell’atto conclusivo della competizione lo Stamford Bridge ed un numero sempre maggiore, oltre 600, di squadre iscritte al torneo, che anche all’epoca prevedeva dei turni preliminari e poi di qualificazione da cui le squadre più forti erano esentate. Aston Villa, Spurs ed Huddersfield portarono a casa il trofeo prima del fatidico 1923. Una delle annate mitiche, e mai aggettivo fu più adatto, della storia della FA Cup. Ci fu infatti la prima finale giocata in quello che era destinato a divenire uno dei templi del calcio mondiale, la vera Mecca del calcio inglese: il Wembley Imperial Stadium. L’impianto, comprese le famosissime due torri, fu completato in circa un anno in occasione della British Empire Exhibition, tenutasi nel 1924, e con lo scopo di diventare lo stadio nazionale inglese, dove tenere le finali della FA Cup. Fu realizzato dagli architetti Sir John Simpson e Maxwell Ayerton, e dall’ingegnere Sir Owen Williams. Il costo complessivo fu di 750.000 sterline dell’epoca.
Gli ultimi lavori furono portati a termine solo 4 giorni prima dell’inaugurazione, l’atto finale dell’edizione del 1923 tra Bolton e West Ham United, ovvero la squadra simbolo dell’East End proletario di Londra, i cui tifosi già all’epoca avevano una passione ed un attaccamento particolare per i propri colori.
Ora i dati ufficiali parlano del record assoluto di spettatori per una finale: 126.047, ma si pensa che ad assistere a quella partita ci furono oltre 200.000 persone. Molti tentarono con successo di entrare nello stadio senza biglietto. Il risultato fu che migliaia di persone invasero il perimetro di gioco, in una situazione a dir poco rischiosa. E a quel punto ecco materializzarsi in groppa ad un cavallo bianco l’eroe di quell’incredibile giornata. L’eroe si chiamava Billy, un bobby londinese (nella foto) di cui si seppe sempre e solo il nome, che raggiunse a cavallo il centro del campo, facendo arretrare a fatica ma con successo i tifosi. Così riuscì a riportare un po’ d’ordine e a permettere l’inizio della partita, 40 minuti in ritardo rispetto all’orario previsto, con la gente assiepata a pochi centimetri dalle linee di gioco. Per questa ragione la finale del 1923 sarà sempre ricordata come la White Horse Final.
Ad aggiudicarsela fu il Bolton per 2-0, tra palloni che sparivano tra la folla, tifo alle stelle e la cocente delusione dei tanti eastenders presenti. Nel 1924 il Newcastle vinse finalmente a Londra, successo bissato nel 1932. Wembley non portava male come il Crystal Palace! Intanto nel 1925 arrivava in finale la prima squadra gallese, il Cardiff City, sconfitto dallo Sheffield United. Ma i Bluebirds non si diedero per vinti e, dopo aver assistito ad un altro successo del Bolton sul Manchester 10 City, divennero la prima squadra non inglese a vincere la coppa, battendo 1-0 l’Arsenal. Entrambe le squadre giocavano in First Division, per cui sul campo non si poté parlare di risultato clamoroso, ma certo agli sportivi inglesi fece parecchio effetto veder andare in Galles la coppa! Blackburn e Bolton precedettero il primo successo dell’Arsenal, che nel 1930 lavò l’onta della sconfitta con il Cardiff superando l’Huddersfield per 2-0. Ma quello era destinato ad essere il primo dei tanti trionfi dell’Arsenal di quel periodo, quello della leggenda del manager Herbert Chapman e delle sue stelle James, Drake, Bastin e di tanti altri campioni, dei cinque titoli negli anni trenta, a cui si aggiunse un’altra coppa nel 1936 e della maglietta tutta rossa, un po’ differente dall’attuale. 
Prima della seconda guerra mondiale, oltre a quelle già citate di Newcastle ed Arsenal, sono da registrare anche le vittorie di WBA (1931), Everton (1933, con il grande Dixie Dean al centro dell’attacco), Manchester City (1934), Sheffield Wednesday (1935), Sunderland (1937, nella foto sopra), Preston (1938) e Portsmouth (1939). Nel 1939 si iniziarono i turni preliminari dell’edizione che sarebbe dovuta culminare con la finale nel maggio del 1940. Ma quella partita fu cancellata dall’orrore della guerra che per tanti anni devasterà l’Europa.
di Luca Manes, da "UK Football please" (settembre 2003)

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LA STORIA DELLA FA Cup (part 3) - dal dopoguerra al 1980.
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