30 gennaio 2026

"FORZA FLEET. Un anno a Stonebridge road" di Gianfranco Giordano (PhotoCity), 2013

Il sogno cullato da tanti anni. Fare l’abbonamento per una squadra di calcio inglese. Prendere l’aereo due volte la settimana per andare a Londra a vedere una partita di calcio. In questo libro racconto la mia avventura, un misto di passione sportiva e follia. 
La stagione 2011/12 dell’Ebbsfleet United, squadra della Conference National. Nove mesi passati a viaggiare, vedere partite, visitare una grande città, conoscere persone e bere birra.

29 gennaio 2026

"A SHEFFIELD il derby d'acciaio" di Damiano Francesconi



Nel mondo del calcio, da sempre, esiste un connubio che ha aggiunto a questo sport un qualcosa di unico e di magico. Quante volte si è sentito parlare di calcio e lo si è associato ad una questione sociale, nella fattispecie, proletaria?
“Football & Working Class” sono due elementi che riescono a dar vita ad una miscela, senza dubbio, caratteristica che crea un forte senso di appartenenza sia in senso sociale che in senso sociologico. Se ragioniamo con la mentalità del calcio moderno è lecito pensare che un senso di classe operaia non può essere assolutamente associato ai vari magnati e sceicchi che investono miliardi su di un club, perlopiù, per fini di marketing ed immagine; quindi, forse, oggi il calcio moderno, si può affermare, senza ombra di dubbio, che ha preso forti distanze dall'aspetto proletario dal quale questo nacque.
Ci sono posti e luoghi, però, dove l'essenza del proletariato ancora è il cuore pulsante di una città anche sportivamente parlando.
Ci troviamo in Inghilterra precisamente nella regione dello Yorkshire & Humber e, dirigendosi a sud della regione, South Yorkshire, ci si imbatte nella cosiddetta “Città di Acciaio” la protagonista del nostro articolo. Siamo a Sheffield.
Durante il XIX secolo Sheffield diventò famosa a livello internazionale per la produzione dell'acciaio appunto. Proprio lì si svilupparono molte innovazioni, inclusi il crogiolo e l'acciaio inossidabile, che portarono ad un'impennata della popolazione di quasi dieci volte durante la Rivoluzione industriale. Sheffield divenne ufficialmente una città nel 1893, ricevendo il suo statuto municipale. 
La città è cresciuta molto grazie alle sue forti radici industriali e ora si fonda su una base economica più ampia. Sorge su di un terreno di tipo collinare e, per questo motivo, è nota anche con il nome di "the city of seven hills" (la città delle sette colline). Il nome Sheffield lo si deve al fiume che attraversa la città: Sheaf.
Come detto la città ha sempre avuto un'impronta di tipo proletario e proprio questo senso di appartenenza od attitudine sociale è stata portata anche sui campi da calcio delle due squadre locali.
I due club sono lo Sheffield Wednesday, fondato nel 1867, e lo Sheffield United, fondato nel 1889. Il derby tra le due compagini ha il nome caratteristico di “Steel City Derby” proprio richiamando alla produzione d'acciai all'interno delle fabbriche presenti in città. Questo derby è considerato uno dei più affascinati, storici e sentiti di tutto il Regno Unito.
Lo Sheffield Wednesday è il club più antico tra le due compagini ed è caratteristico il suo nome perché quando venne fondato si chiamava “The Wednesday Cricket Club” la cui denominazione era dovuta al giorno in cui la squadra giocava i propri incontri: Mercoledì.
I colori sociali sono storicamente il bianco e blu ed il suo simbolo, il gufo, è dal 1956 lo stemma ufficiale del club da dove prende vita il soprannome: “Owls”.
Le partite casalinghe vengono disputate all'interno del famoso impianto Hillsborough Stadium. Questo divenne l'impianto ufficiale del club a partire dal 1899 quando, il Wednesday, abbandonò l'Olive Grove.

























Per quanto riguarda lo Sheffield United, questo venne fondato, come detto, nel 1889 con il nome di Sheffield United Cricket Club in quanto riuniva anche i club di cricket presenti in città. I colori del club sono il bianco e rosso ed ha come simbolo due spade incrociate dal quale deriva il soprannome del club, The Blades (lame). Le partite casalinghe vengono giocate in un altro storico impianto britannico, Bramall Lane. Questo impianto vanta la notorietà di essere il più antico stadio al mondo ancora in grado di ospitare partite di calcio professionistico.
Per quanto riguardano i palmarès dei due club, ad oggi, lo Sheffield Wednesday può vantare nove trofei in bacheca mentre, i cugini dello United, sono fermi a cinque trofei.
Il primo derby tra le due squadre venne giocato il 15 dicembre del 1890 ad Olve Grove (vecchio impianto degli Owls). 
Fu una partita amichevole dove lo Wednesday si impose sul neonato Sheffield United per 2-1. Il primo vero e competitivo Steel City Derby, invece, venne giocato il 16 ottobre del 1893 durante la stagione di First Division 1893-1894 dove si ebbe, come risultato finale, un pareggio per 1-1. I due club, dalle loro rispettive fondazioni, si sono scontrati spesso tra la prima divisione e la seconda divisone eccetto nelle stagioni 1979–80 e 2011–12 dove le due compagini si scontrarono addirittura nella terza divisione inglese.
Tra le indimenticabili partite tra i due club, la più famosa resta quella giocata a Bramall Lane  l'8 settembre del 1951 dove, lo United, s'impose sullo Wed per 7-3. 
Il Wednesday passò in vantaggio dopo appena novanta secondi con Thomas, ma i gol di Derek Hawksworth e Harold Brook hanno dato, allo United, la possibilità di ribaltare la situazione portandosi in vantaggio di 2 reti a 1 che sarebbe stato maggiore se McIntosh, portiere del Wed, non avesse parato un rigore a Fred Furniss.
Nella ripresa Dennis Woodhead pareggiò per gli Owls dopo sessanta minuti ma, in rapida successione, Alf Ringstead , Hawksworth, Ringstead di nuovo e Fred Smith andarono a segno per lo United. Infine, Woodhead dello Sheffield Wednesday, andò in rete prima del conclusivo settimo goal di Brookha per gli Blades. Dunque, il match, si concluse con un risonante 7–3 e, a fine stagione, nessuna delle due squadre venne promossa in Prima Divisone o retrocesse in Terza Divisione. Comunque sia questa partita rimase indelebile in questa rivalità e viene ricordata, ovviamente, con più piacere dai tifosi biancorossi dello Sheffield United.
Altra battaglia che viene ricordata negli annali di questo derby storico è quella che venne rinominata “The Boxing Day Massacre”
Questa partita venne giocata il 26 dicembre del 1979 e viene ricordata come la più grande e risonante vittoria dello Sheffield Wednesday. Si giocava in quel di Hillsborough (casa del Wed) e i due club militavano, addirittura, in Terza Divisione. Il match fu praticamente a senso unico con i padroni di casa che impartirono, ai rivali cittadini, una lezione di calcio. Grazie alle reti di Ian Mellor , Terry Curran , Mark Smith e Jeff King, gli Owls ebbero ragione sugli avversari per quattro reti a zero. Lo United, all'epoca di quella partita, era in testa alla classifica mentre il Wednesday era al quarto piazzamento in classifica. La vittoria dei bianco blu spinse, gli stessi, alla promozione. E' opinione diffusa pensare che, quella vittoria e quella promozione in Seconda Divisione, abbia plasmato le fortune dei prossimi venti anni per lo Wed, mentre lo United languiva nella Terza Divisione prima di essere retrocesso, addirittura, in Quarta Divisione.
Altro scontro leggendario fu quello giocato precisamente il 24 settembre del 2017. 
In quella stagione lo Sheffield United approdò dalla League One in Championship dove, ad attenderli, c'erano proprio i rivali dello Sheffield Wednesday i quali mancarono la promozione in Premier League perdendo ai play-off nella stagione 2016-2017. Quel giorno si giocava ad Hillsborough e quella stessa partita porta un nome simile a quella giocata il 26 dicembre del 1979. Quella partita viene ricordata come “The Bouncing Day Massacre”
Appena prese il via la partita, al terzo minuto, lo United si portò in vantaggio grazie alla rete su punizione di Fleck. Al 15' ecco un'altra rete per gli Blades siglata da Clarke che portò tutto Hillsborough in un silenzio assordante eccetto i tifosi biancorossi dello United atti a sbeffeggiare gli avversari. L'orgoglio Owls non si fece attendere ed ecco che, nei minuti di recupero della prima frazione di gara, arrivò il goal di Hooper che accorciò le distanze prima del fischio finale del primo tempo. Nella ripresa, ovviamente, lo Sheffiled Wednesday ha più fame anche perché, il risultato, li vede sotto di una rete. Al 65' arriva il tanto ambito goal del pareggio, siglato dal portoghese Lucas João, che fa letteralmente scoppiare di gioia tutto lo stadio a maggioranza Wed. Il calcio, però, lo sappiamo un attimo ti porta in paradiso per poi farti ripiombare nell'inferno. Mentre i tifosi padroni di casa dello Sheffield Wednesday sono presi dai festeggiamenti, sbeffeggiamenti verso gli avversari e saltelli in ogni settore dell'impianto...arriva la doccia gelata. Al minuto 67, esattamente due minuti dopo il pareggio, su di una verticalizzazione lo United passa nuovamente in vantaggio grazie alla rete di Duffy. Improvvisamente, sopra ad Hillsborough, cala il buio totale il quale, però, dà il via agli sfottò dei tifosi Blades verso i tifosi Owls. Siamo sul 2-3. Dieci minuti più tardi, al minuto 77, la vera esplosione di gioia dei tifosi “away”. Clarke si fa largo con la forza tra i due difensori del Wednsday, Lees e Van Aken, e a tu per tu con Westwood insacca per la rete del definitivo 2-4. I tifosi di casa dello Wednesday non possono far altro che osservare i tifosi rivali atti a sbeffeggiarli con cori di scherno quali: “your not bouncing anymore!” (non salti più!). 
Quella partita viene ricordata con gioia da parte dei tifosi United più che altro per la dinamica del match in sé. Le prese in giro da parte dei Blades arrivarono a tal punto di produrre magliette, felpe, tazze da tè, bottiglie e gadget vari con su scritto, appunto, “The Bouncing Day Massacre”.
L'altra partita che merita di essere ricordata fu quella giocata il 3 aprile del 1993 in occasione della semifinale di FA Cup. La Football Association decise che quel “Steel City Derby” dovesse giocarsi in campo neutro ad Elland Road (lo stadio del Leeds United) mentre, l'altra semifinale tra Arsenal e Tottenham, si dovesse disputare sempre in campo neutro ma a Wembley. 
I tifosi di Sheffield Wednesday e Sheffield United non furono d'accordo con questa decisione, in quanto, non capita tutti i giorni di andare a vedere i propri beniamini all'ombra delle due torri che vi erano nel vecchio Wembley. Grazie alla pressione dei tifosi, spalleggiati dalla rispettive società, alla fine la Football Assosation decise di far giocare la partita a Londra presso Wembley. Il match si concluse con la vittoria per 2-1 dello Sheffield Wednesday nei tempi supplementari. Quel giorno venne raggiunto un record di media spettatori con la cifra 75.364 tifosi presenti sugli spalti dell'impianto per eccellenza del Regno Unito.
Per quanto riguardano schermaglie tra le due tifoserie, va detto, che spesso è capitata qualche scazzottata ma il tutto non ha mai avuto un'ampia cassa di risonanza di episodi clamorosamente violenti. Si dice che le due tifoserie abbiano un tipo di rapporto feroce ma sano come gli stessi rispettivi club. Basti pensare che lo Sheffield Wednesday costituito, ricordiamo, nel 1867, giocava le sue partite a Bramall Lane fino al 1889 abbandonandolo, poi, a causa di una disputa sull'affitto. Per compensare la perdita di entrate, il Comitato Cricket prese la decisione di formare un'altra squadra di calcio, così fu fondato lo Sheffield United diventando, Bramall Lane, la casa di quest'ultimi.
I due club molto spesso hanno collaborato tra di loro in onore della città stessa. 
Nel 2011 presero parte alla conferenza congiunta chiamata “Supporting Sheffield” nella quale venne annunciata una comune sponsorizzazione, da parte dei due club, di aziende produttive locali della città di Sheffield. I due sponsor locali erano Westfield Health (un'organizzazione sanitaria no-profit) ed il Gilder Group (un concessionario di automobili).
Arrivati a questo punto penso sia doveroso fare delle riflessioni conclusive. Probabilmente con il calcio moderno che orbita, ormai, tutto attorno al denaro l'essenza di classe operaia associata al “mondo pallonaro” sta andando sempre più scemando. A Sheffield i tifosi dei due club ancora sono orgogliosi delle loro radici e del loro senso di appartenenza sociale. Questo lo si percepisce sia ad Hillsborough che a Bramall Lane dove, i rispettivi supporters, ogni settimana lavorano nelle fabbriche e nelle acciaierie della città e, quando arriva il weekend, ci sono soltanto gli Owls oppure i Blades. Tutto il resto non conta più. Anche se non sono tra i club più titolati d'Inghilterra, il loro senso di appartenenza, la loro passione, la loro sana rivalità vale, probabilmente, più di qualsiasi fuoriclasse che possa, un giorno magari, approdare ad una delle squadre.

Che sia Sheffield Wednesday o Sheffield United, che sia Owls oppure Blades, che sia bianco blu o bianco rosso...QUESTA E' SHEFFIELD!
di Damiano Francesconi

27 gennaio 2026

"GEORGE BEST. Il Migliore" di Paolo Marcacci (Kenness). 2024

George Best: un nome che non smette di esercitare il suo fascino su ogni appassionato di calcio, anche su quelli che non hanno avuto la fortuna di vederlo giocare. Il migliore dell’epoca che annovera anche Pelé, a giudizio proprio di quest’ultimo e non è un paradosso: è la sintesi di una carriera straordinaria e intensa, nella sua brevità; paradossale nel suo toccare l’apice con la prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra inglese e nell’iniziare, contestualmente, un declino precoce, segnato da un percorso di autodistruzione. Una sorte che fa riflettere sul fatto che due parole come dribbling e drink, in fondo, iniziano allo stesso modo. La storia di un ragazzino timido della Belfast protestante nato con un dono, che lo porterà a bruciare le tappe di un destino irripetibile in tutte le sue accezioni possibili e immaginabili. Dionisiaco dentro come fuori dal terreno di gioco, Best suo malgrado si trovò a incarnare il paradosso di un talento dal quale scaturisce un successo non del tutto gestibile. C'è il respiro dell’epos nellle imprese calcistiche di Best con la maglia del Manchester United, ed emergono profonde riflessioni esistenziali quando si racconta del Best uomo, dei suoi eccessi, e delle sue battaglie – perse in modo anch’esso inimitabile – contro i propri demoni.

26 gennaio 2026

"ROLLS ROYCE" di Giuseppe Lavalle

SE CHIEDI QUANTO COSTA, NON SEI UN CLIENTE ADATTO PER QUESTA VETTURA.
Si sintetizza così il mito elitario ed esclusivo della più lussuosa marca di automobili del mondo, la Rolls Royce. Tutto inizia 4 maggio del 1904, quando ci fu un incontro speciale da cui doveva nascere di qualcosa di molto speciale. In Inghilterra, nella sala da pranzo dell'hotel Midland di Manchester, si incontrarono un ricco giovane dal nome di Charles Stewart Rolls, rampollo di una famiglia d'Inghilterra, e il commerciante di auto Frederick Henry Royce.

I due condividevano la passione per i motori e si intesero subito. Amavano le auto, affascinati dagli orizzonti che il nuovo mezzo dischiudeva al mondo e ai loro occhi. Nell'incontro scoccò la scintilla di un sodalizio che ha dato vita a uno dei nomi più blasonati della storia industriale, in modo particolare dell'automobile. Rolls fino ad allora aveva dimostrato di essere un abile uomo di commercio; Royce aveva fatto fortuna come industriale. Dai progetti un po' visionari dei due nacque la Rolls-Royce che a più di un secolo dalla sua nascita continua a essere vista come il top dei top in tema di auto di prestigio.
Charles Stewart Rolls, nato nel 1877, si appassiona all'automobile fin dagli anni dell'università: già nel 1896 guida una Peugeot Phaeton 3,5 Cv. Piacere personale a parte, la sua innata vocazione per la tecnica e l'ingegneria (a 15 anni aveva dotato la casa della sua famiglia di impianto elettrico) lo guida anche negli studi, portandolo a conseguire un diploma in tale settore. Significativo (e curioso per il suo lignaggio) il soprannome che si guadagna in quegli anni: "Dirty Rolls", Rolls lo sporco, per il suo essere sempre bisunto a causa del suo trafficare attorno alle auto. In breve, l'automobile diventa la sua attività. Nel 1902 crea la C.S. Rolls and Co, società che svolge attività commerciale e di riparazione di autovetture nella zona di Londra.

Henry Royce aveva tutt'altra origine. Nato il 27 marzo 1863, già da ragazzino comincia a lavorare come fattorino per le Poste londinesi. Poi uno zio si fa carico di farlo studiare in una delle più importanti scuole tecniche. Inizia così un cammino dapprima tecnico poi anche imprenditoriale.
Nel 1884 infatti Royce fonda la sua F.H. Royce & Co, produttrice di motori e meccanismi elettrici. La sua prima vettura è una Decauville a due cilindri. In breve nasce in lui il desiderio di qualcosa di più potente, magari concepito e prodotto la lui stesso. E infatti costruisce tre piccole vetture Royce, con motore di due litri di cui gli appassionati dicono un gran bene. 
In questa attività Royce conosce Henry Edmunds che resta entusiasta della vettura prodotta da Royce e ne parla agli amici, tra cui c'è Charles Rolls di cui è buon amico. Proprio Edmunds si convince che dall'incontro tra le due R possono nascere cose importanti e combina il citato appuntamento all'hotel Midland di Manchester.
Dopo qualche Royce, cominciano le vendite della nuova vettura, la Rolls-Royce, il cui marchio era composto da due R rosse, proprio sopra il radiatore, già monumentale sin dagli esordi. Due anni dopo la Rolls-Royce Limited assorbe la società di Rolls e nell'atto di acquisizione si legge l'obiettivo di produrre tutto quanto fosse attinente al trasporto a motore “per terra, aria e mare”. Un obiettivo più che centrato vista la produzione successiva di motori marini e d'aereo. Nel 1906 Rolls vince la corsa del Tourist Trophy, con una Rolls-Royce 20HP. Intanto, proprio in quel periodo Royce mette a punto una vettura molto più potente e più grande: la Silver Ghost, con motore a 6 cilindri di sette litri che sviluppava 48 cavalli a 1200 giri. Elegante, silenziosa, comoda e soprattutto affidabile, nel 1907 uno di questi esemplari compie l'impresa di percorrere 14.371 miglia senza spegnere il motore e quasi senza fermarsi. 
Da allora la storia della Rolls Royce è stata un susseguirsi di modelli sempre più raffinati, eleganti e imponenti. Nel 1910 in un incidente aereo muore Charles Stewart Rolls. 
Due anni prima, in Francia, aveva compiuto il suo primo volo al fianco di Wilburn Wright, uno dei fratelli iniziatori dell'aviazione, e subito Rolls si era innamorato degli aeroplani. Oltre che ad avviare l'attività motoristica col marchio Rolls Royce, diventa subito pilota e proprio in una manifestazione aerea a Bournemouth, il 10 luglio del 1910, perse la vita.

Ma la Rolls Royce non si fermò ed Henry Royce la fece crescere ampliando i settori di attività, sia quello delle auto che quella dei motori da aerei. Pur con l'attività dei motori per aerei (fondamentali per l'industria bellica della prima e seconda guerra mondiale) la Rolls Royce è sempre rimasta la casa automobilistica più prestigiosa con una serie di modelli via via sempre più ricercati e soprattutto con livelli di qualità e affidabilità mitiche. Un mito che la stessa casa sapeva coltivare molto bene. Nel 1931 la Rolls Royce acquista anche la Bentley, potenziandosi così come la maggiore realtà automobilistica per le limousine di rappresentanza e prestigio. Purtroppo in quegli anni viene a mancare anche Henry Royce, che cuore il 22 aprile del 1933, con la sua azienda ormai affermata. Da allora le vicende della Rolls Royce sono proseguite con momenti alti e bassi. Per decenni comunque il gruppo ha compreso sia le auto che i motori di aereo, poi nei primi anni 70 c'è stata la separazione, anticamera della vendita del ramo auto. 
Nel 1980 la Rolls Royce passa al gruppo Vickers e nel 1998 la parte automobilistica approda al gruppo Volkswagen in un accordo che la vedrà poi passare alla Bmw il primo gennaio del 2003. Fra i tanti aneddoti sulla Rolls Royce c'è quello che racconta di un nobile inglese che compie un viaggio in Africa con la sua Rolls-Royce e a un certo punto resta in panne. In modi fortuiti riesce a inviare una richiesta di aiuto alla sede della fabbrica, spiegando che cosa si era rotto. Dopo qualche giorno per vie ancora più fortuite arriva al viaggiatore disperato una cassa contenente il ricambio per la sua Rolls-Royce in panne. Così che il viaggio riprende fino al ritorno a Londra, dove l'automobilista in questione vuole saldare il suo debito e chiede alla Rolls-Royce il conto: "Impossibile: le Rolls Royce non si guastano mai" è la serafica risposta della casa.
di Giuseppe Lavalle, da Fever Pitch
Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità e non può quindi essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/03/2001. L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti che siano lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima. Le foto di questo blog sono pubblicate su Internet e sono state quindi ritenute di pubblico dominio. Se gli autori desiderano chiederne la rimozione, è sufficiente scrivere un'e-mail o un commento al responsabile del sito.